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To be read, watched, bought #Agosto


To be… read, watched, bought

ovvero una carrellata di buoni propositi letterari, cinematografici, e shoppingosi


Allora e alla mezz’ora, nuova tipologia di post… O almeno credo.
Io sono una persona che veramente, nonostante tutti gli sforzi, porta a conclusione poche cose. Il corso di tennis abbandonato dopo tre anni, il disegno, l’università… No okay l’università la devo finire perché ormai è una questione di principio.
Comunque sia, essendo una persona così poco incline a portare a termine i suoi impegni (vi sarete resi conto che sono due ore che scrivo sto post e non mi viene mica in mente il vocabolo per descivere la mia categoria di persone) ho pensato “massì, facciamo come tutte le persone organizzate e poniamoci dei paletti”.
I miei paletti di questo mese sono due/tre dal punto di vista libresco:

To be read

  1. La regina dei draghi: quarto librozzo della saga di George “sono malvagio” Martin, sto già cominciando a vacillare. Ma devo finirlo e andare avanti a oltranza. DEVO.
    Mentre la cometa di sangue continua a brillare nel cielo dei Sette Regni, la Guerra dei re prosegue senza esclusione di colpi. Ma, all’estremo Nord, forze oscure e minacciose si fanno sempre piu incombenti. L’esistenza stessa dei Sette Regni e in pericolo.”
  2. In una sola persona by John Irving.
    “Sono i nostri desideri a plasmarci. In un minuto scarso di accese, inconfessabili fantasie ho desiderato di diventare scrittore e di fare sesso con Miss Frost, non necessariamente in quest’ordine.” Quando Billy, a tredici anni, entra per la prima volta nella biblioteca della sua cittadina del Vermont, è in cerca di libri su ragazzi che si sono presi “una cotta per la persona sbagliata”: nel suo caso il futuro patrigno Richard, il crudele compagno di scuola Kittredge e la stessa bibliotecaria Miss Frost, statuaria, con le spalle larghe, i bicipiti robusti e un seno da adolescente. Figlio di un crittografo da cui la madre si era subito separata, cresciuto in una famiglia di uomini eccentrici e donne puritane, circondato da un cast di amici, amiche, amanti, travestiti, transgender che rifiutano di farsi incasellare in una categoria o in uno schema, Billy racconta oltre mezzo secolo di avventure tragicomiche alla ricerca di sé (e del padre). Attraverso le sue parole, John Irving mette in scena una toccante epopea sul terrore di essere diversi, sulla profonda verità delle passioni che ci abitano, sulla felice impossibilità di essere altro da sé.
    Questo l’ho trovato all’IBS nel reparto “libri usati” a metà prezzo, avendo sentito parlre molto bene di Mr Irving l’ho arraffato immediatamente.

  3. Strawberry Fields by Mark Lewisohn
    Non che ci sia una vera e propria trama, seguiamo lo svilupparsi di questo incredibile album e il tour che ne è seguito ma vi lascio la quarta di copertina:
    Scritto dal più autorevole studioso del mondo Beatles è una trafelata corsa da Penny Lane al concerto sul tetto della Apple passando per ragazzine urlanti, anime di gomma, trichechi e campi di fragole per sempre.
    Una favola moderna, un thrilling, un irresistibile bigino per sapere tutto sull’unica vera Band dei quattro”


To be watched
,

 ovvero film e serie tv che voglio guardare in questo mese:

  1. Mommy by Xavier Dolan, datato 2014.
    Diane è una madre si
    ngle, una donna dal look aggressivo, ancora piacente ma poco capace di gestire la propria vita. Sboccata e fumantina, ha scarse capacità di autocontrollo e ne subisce le conseguenze. Suo figlio è come lei ma ad un livello patologico, ha una seria malattia mentale che lo rende spesso ingestibile (specie se sotto stress), vittima di impennate di violenza incontrollabili che lo fanno entrare ed uscire da istituti. Nella loro vita, tra un lavoro perso e un improvviso slancio sentimentale, si inserisce Kyle, la nuova vicina balbuziente e remissiva che in loro sembra trovare un inaspettato complemento.”

  2. Interstellar by Christopher Nolan. Cercando di superare la mia avversione per Matthew McConaughey.
    “Una piaga sta uccidendo
     i raccolti della Terra, da diversi decenni l’umanità è in crisi da cibo e quasi tutti sono diventati agricoltori per supplire a queste esigenze. La scienza è ormai dimenticata e anche ai bambini viene insegnato che l’uomo non è mai andato sulla Luna, si trattava solo di propaganda.
    L’ex astronauta Cooper, mai andato nello spazio e costretto a diventare agricoltore, scopre grazie all’intuito della figlia che la NASA è ancora attiva in gran segreto, che il pianeta Terra non si salverà, che è comparso un warmhole vicino Saturno in grado di condurli in altre galassie e che qualcuno deve andare lì a cercare l’esito di tre diverse missioni partite anni fa. Forse una di quelle tre ha scoperto un pianeta buono per trasferire la razza umana e in quel caso è già pronto un piano di evacuazione. Andare e tornare è l’unico modo che Cooper ha di dare un futuro ai figli.”

  3. Daredevil, 2015, by Netflix

To be bought:
  1. E ora parliamo di Kevin, by Lionel Shriver.
    A 16 anni, Kevin ha preso l’arco con cui si esercitava da tempo e ha ucciso sistematicamente, nella palestra della scuola che frequentava, sette compagni, un inserviente e l’insegnante di algebra. Uccidere, nella sua logica distorta, era il mezzo per uscire dalla massa indistinta e diventare protagonista. E ora lo è, nel carcere minorile in cui è rinchiuso, temuto e rispettato dagli altri giovani reclusi. A raccontarcelo è la madre, Eva Katchadourian, newyorkese di successo, in una serie di lettere al marito assente. Attraverso le sue parole si snoda la storia della famiglia e dei suoi componenti: Eva, con il suo rapporto ambivalente nei confronti della maternità, il marito Frank, sempre pronto a giustificare il figlio in totale contrasto con lei, e lo stesso Kevin, un piccolo genio del male da quando ha aperto gli occhi sul mondo. Lettera dopo lettera, è un susseguirsi di fatti e di episodi che scavano nella vita familiare e ci restituiscono un quadro lacerante, sofferto, filtrato dalla lucida intelligenza e dalla profonda umanità di Eva, che non smette di chiedersi se non sia anche sua, e del rapporto di malcelata ostilità con il figlio, la colpa di quanto è successo”
    Ah, hanno anche tratto un omonimo film dal libro.

    Spero che questa carrellata di titoli non vi abbia annoiato e che, anzi, qualcosa vi abbia incuriosito… Vedremo cosa riesco a combinare in questo (mezzo) mese!

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Randomando #Post depresso

Sarà che vedere film horror turba il mio animo, sarà che non ho niente da fare (perché di studiare non se ne parla), oggi mi sono rimessa a pensare a Babadook e a quello che effetivamente voleva trasmettere quel film: tutti abbiamo dei mostri dentro di noi. E quindi mi sono chiesta quale sia il mio.
Il mio Babadook, il mio mostro personale in questo momento sono delle parole. Parole che non ho assolutamente in coraggio di dire, che vorrei urlare e scrivere sui muri ma rimangono incastrate in gola e mi soffocano.
Non so se vi è mai capitato di voler dire qualcosa così fortemente da rischiare di farlo scivolare in ogni discorso, tra un “mi passi il giornale” e un “buongiorno”.
Parole brevi, corte, facili di sussurrare e far passare per un soffio di vento.
Ma non le dico, le penso. Le penso intensamente, sapendo che non importano, sperando che svaniscano.
Anche perché sono abbastanza certa che le cose andrebbero così:

Buonanotte
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I drammi dell’estate

I drammi dell’estate
Girls edition

Una coraggiosa donna al naturale 

Ahhh l’estate, il sole, le vacanze, gli amici… Le paranoie, la ceretta, che incubo!
E’ in estate che io detesto il genere maschile più del solito. Per voi maschidi è facile.
Vi faccio un esempio pratico.
Ci sono circa quaranta gradi all’ombra, vi state sciogliendo come un ghiacciolo al sole e pensate che probabilmente il vostro corpo verrà trovato in avanzato stadio di essicamento quando all’improvviso arriva un messaggio: “ehi, piscina?”
Ed è in questo momento che si capisce la differenza tra un maschio e una femmina.
Un uomo risponde alzandosi dal divano e mettendosi il costume da bagno alla velocità di Flash, pronto a sguazzare nell’acqua da lì a dieci minuti.
Una donna deve rispondere NO. Perché voi, brutti stronzissimi, non potete chiedere ad una donna di andare in piscina senza darle un periodo di preparazione che varia dai tre ai sette giorni, okay?
Perché anche noi, come voi, abbiamo i peli. Solo che noi, a differenza vostra, dobbiamo gestirli.
Voi li lasciate crescere, li innaffiate, ve ne vantate. Noi dobbiamo indossare i jeans e le maglie a maniche lunghe tra una ceretta e l’altra per farvi dimenticare che anche noi siamo pelomunite. E per andare in piscina o in spiaggia, credetemi, le cose si complicano.

Un altro dramma estivo tipicamente femminile è il trucco, ma qui ci si divide in due sotto problemi.


  1. Si scioglie. Il trucco, con il caldo, cola ovunque.
    Esci di casa che sei pronta per il Red Carpet e due metri dopo il mascara è colato alle ginocchia, il fondotinta è migrato in giro per la faccia creando delle schifosissime macchie di colore, il rossetto ha sbavato facendoti assomigliare più al Joker che ad un essere umano… E’ faticoso, ragazzi. E dispendioso, perché allora bisogna correre ai ripari e comprare qualunque cosa waterproof esista.
  2. Essere struccata.
    Ci sono delle volte in cui purtroppo non ci si può nascondere dietro matite, mascara e fondotinta; ci sono volte in cui devi mostrare al mondo le tue occhiaie da panda senza poterle coprire, le vostra ciglia sfigatine devono restare corte e invisibili, insomma sarete un po’ dei mostriciattoli.
    Non che una si debba piallare ogni giorno, ma per quanto mi riguarda correttore, matita e mascara fanno una differenza incredibile.
    Dunque è un trauma guardarsi allo specchio senza un filo di trucco, ma ci tocca.
    In più in piscina c’è anche il duro colpo della cuffia, che ti appiattisce la testa e te la fa a cucuzzolo. Orribile.

    Capite?

    Insomma, è uno schifo star dietro a tutto questo.
    Ma c’è anche il rovescio della medaglia: voi maschi non proverete mai la sensazione di libertà e orgoglio che solo una ceretta ben riuscita può far vivere, né vi sentirete mai bellissimi dopo essere riusciti a fare un trucco complicato e ad effetto (in inverno, ovviamente), oppure la gioia di mettere un vestitino dopo mesi e mesi di jeans lunghi.
    Sono queste le cose che fanno tirare avanti.
    Queste, e la nutella.

    Saramandra

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Filmando: #Insieme per forza

Filmando: #Insieme per forza
Ovvero quando Adam Sandler e Drew Barrymore tornano a far ridere

Che fare quando si è a casa da soli per una notte, non si ha sonno e si ha passati i giorni precedenti a guardare serie paurose?
Ci si guarda una commedia, sperando che non sia troppo demenziale!
E questa, ragazzi, è la storia di come ho guardat “Insieme per forza”, film del 2014 di Frank Coraci e della durata di quasi due ore.
Jim Friedman è un padre single di tre figlie, vedovo, che da poco ha deciso di provare ad incontrare altre donne. Un amico gli organizza un appuntamento al buio con Lauren Reynolds, madre separata di due bambini. Il loro incontro è un disastro: i due non si piacciono ed entrambi si convincono che sia stata una cattiva idea provare ad incontrare nuove persone. Si reincontrano casualmente in un supermercato, dove si scambiano consigli per compere per i rispettivi figli, e la commessa scambia le rispettive carte di credito. Quando Jim, in seguito, si reca a casa di Lauren per riavere la sua carta, scopre che Jen, miglior amica di Lauren, ha appena litigato con il suo fidanzato, Dick, l’uomo per il quale lavora Jim, rinunciando ad un viaggio romantico per famiglie in Africa con lui. Sia Lauren che Jim hanno la stessa idea: chiedere a Dick, anche lui genitore single, di rivendere loro i suoi biglietti. I due non scoprono di stare per effettuare la stessa vacanza finché non si reincontano in Sudafrica.
Drew Berrymore e Adam Sandler mi piacciono sia singolarmente che assieme, “50 volte il primo bacio” credo sia una delle mie commedie preferite quindi ero abbastanza felice all’idea di guardare questo film… E non mi ha delusa.
Premettendo che non è il mio genere, mi è piaciuto abbastanza. Insomma, era quello che volevo: un film tranquillo, allegro, romantico e con il lieto fine. Quello che mi serviva!

Lui è un personaggio top

L’umorismo non è particolarmente brillante ma un paio di spunti divertenti ci sono, la storia è carina e senza pretese, alcune scene fanno sorridere spontaneamente. 

Durante il film noi vediamo Jim e Lauren passare dall’appuntamento peggiore della loro vita alla vacanza migliore della loro vita, con la quale riusciranno a passare sopra i loro traumi e le loro insicurezze, e sarà proprio grazie ai loro figli che riusciranno a farlo e ad avvicinarsi: Lauren insegnerà alle bambine di Jim quello che solo una donna -una mamma- può insegnare, e Jim farà la stessa cosa con gli ometti di lei. Vestiti, trucchi, ninnna nanne, baseball, corse sugli struzzi… Tutto questo e la super vacanza per avvicinare le coppie non possono far altro che far sbocciare l’amore.
Insomma, film carino, piacevole da guardare, e Adam Sandler e Drew Berrymore sono sempre bravi.
Dategli un’occhiata se vi capita!

Saramandra
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Filmando: #Babdook

Filmando: #Babadook
Ovvero quando un film horror incontra una bella trama
Come credo di aver già detto, io e gli horror abbiamo un rapporto controverso, Facebook lo descriverebbe come “una relazione complicata”.
Il fascino del macabro e dello spaventoso colpisce anche me, ma in generale non è il tipo di film che guardo anche perché sinceramente detesto i film horror-splatter e gli horror-survivor in cui i protagonisti muoiono semplicemente uno dopo l’altro. Gli unici del genere che ho apprezzato sono i primi “Final Destination”, poi mi hanno stufata anche quelli.
Per intenderci, preferisco gli horror tendenti al thriller.
Un giorno però ho visto il trailer di questo film chiamato “
Babadook“, ed è stato un piccolo colpo di fulmine. Mi è sembrato, finalmente, un film horror interessante.
Mi sono quindi mobilitata a rompere le balls a tutti per andare a vederlo al cinema, ma per una serie di motivazioni io e le mie amiche (molto più amanti del genere di me) ci siamo ritrovate a guardarlo a casa, una sera, sole.

Babadook ha una durata complessiva di un’ora e mezza ed è scritto e diretto da Jennifer Kent.

Babadook racconta la storia di Amelia, madre single in quanto rimasta vedova dopo l’incidente d’auto avuto proprio mentre il marito la portava in ospedale per partorire il figlio Samuel.
Il piccolo, che noi conoscermo bambino, è un ragazzino molto particolare, vagamente inquietante e con qualche problema a relazionarsi.

Una sera Samuel trova un libro apparentemente per bambini, intitolato “The Babadook”, e Amelia comincia a leggerglielo finche non si rende conto di quanto sia spaventoso. Samuel ne rimane traumatizzato e da allora la sua missione sarà combattere il mostro e proteggere se stesso e sua madre, che lo ritira dalla scuola in seguito al fatto che lui si sia portato un classe un coltellino artigianale. É in casa che comincia l’incubo.

Questa è la trama senza spoiler, perché sono una brava bambina.
Anche questa volta il casting è notevole.
Noah Wiseman oltre ad essere tenerissimo tanto da avermi fatto rivalutare la mia visione dei bambini (ora voglio un figlio come lui, se no niente) è anche molto, molto bravo. Dava un senso di innocenza, tristezza e paura che mi ha fatto tifare per lui tutto il tempo.

Lui ed
Essie Davis (Amelia) reggono il film completamente da soli, e questo è tutto dire. Lei è bravissima, il suo cambiamento durante il film è riuscitissimo e le sue espressioni sono veramente paurose.

Considerazioni sparse e qualche spoilerino:

Una delle cose che più ho apprezzato di questo film è la praticamente totale mancanza di spargimenti di sangue. Niente dita mozzate o squartamenti vari per una volta, solo un’aurea inquietante per tutto il tempo.
Non è uno di quei film pieni di jumpscare (sapete che non so come tradurlo? intendo i “sobbalzi” che si fanno quando c’è per esempio un mostro che sbuca all’improvviso), anzi, le scene con il Babadook sono lente: tu sai che sta arrivando e lui incombe inarrestabile, e questo fa più paura dello sbucare da un armadio.

Luci tendenti al blu, angoli bui di un nero pestissimo in cui può nascondersi qualunque cosa, una psicologia seria dietro a questo mostro, una morale e soprattutto una trama e un finale che hanno un senso. Non è un horror fine a sè stesso, non è solo un film con un mostro da sconfiggere.

Forse perché Babadook non è solo un mostro, è una metafora.

Perchè ognuno di noi ha un mostro dentro di sè, e non sempre riusciamo a sottometterlo. A volte esce, ci perseguita, ci distrugge se non riusciamo a domarlo. 

Insomma, questo film mi è piaciuto molto proprio perché non ha la solita filosofia spicciola dell’ultimo minuto, ma credo che anche qui la componente “gusto personale” sia molto importante… forse chi è abituato ad altri generi di horror non sarà soddisfatto da questa pellicola, proprio perché si discosta dai soliti filoni. Probabilmente a chi è avvezzo (ragazzi che fatica cercare di non ripetere i termini…) al genere non si sentirà inquietato come lo ero io durante la visione, ma secondo me una possibilità dovrebbe dargliela chiunque.
Fatemi sapere se l’avete visto e cosa ne pensate, mi raccomando, e soprattutto… “Non fatelo entrare, non fatelo entrare!” 
 

Saramandra



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Serialmente parlando #Vicious

Serialmente parlando: #Vicious seconda stagione
Ovvero quando (far) ridere allunga la vita


Sto per dire una cosa sorprendente, che non ha mai detto nessuno: fa caldo.
Schiatto.
A me il caldo fa veramente veramente male, è una cosa insopportabile. Se potessi mi sfascerei sul divano, condizionatore a palla, e mi alzerei a ottobre.
Al caldo aggiungiamo la sessione d’esami, il sentirsi rifiutati e tutte le paranoie fisiche che l’estate porta sempre con sè, direi che la ricetta per sentirsi uno schifo è pronta.
Ma, perché c’è sempre un ma, in questo mare di tristezza ci sono delle gioie.
Vicious seconda stagione.
EPICA.
Sei puntate da venti minuti, Freddie, Stuart, Ash e Violet che danno il meglio di loro stessi, Penelope che con due uscite mi ha spezzata.
Vicious seconda stagione.
In effetti io l’ho guardata in contemporanea con gli Stati Uniti, quindi da qualche mese, ma ve la consiglio oggi perché è un telefilm che mi sembra adatto alle giornate estive.

Che dire, veramente, per me questa serie è una perla. La prima stagione era stata uno spasso, questa è una bomba.
Per chi se lo fosse perso, Vicious è una minissima serie targata BBC (ovviamente un nome una garanzia) che ha come protagonisti Freddie e Stuart, due anzianotti signori che stanno insieme da cinquant’anni e che battibeccano con battute al vetriolo dalla mattina alla sera; a loro due si aggiunge Ash, il giovane nuovo vicino che abita sopra di loro, Violet, amica di lunga data, Penelope che è la vecchietta che se ne esce con delle battute da piegarsi a metà dal ridere e Mason, il fratello di Freddie.

Credo che la puntata che più mi ha fatto ridere è la seconda: fan di Game of Thrones (la serie), adorerete una parte. Ve lo prometto. Io volevo applaudire allo schermo.
Anche in questa stagione ci sono grandi battibecchi e battutacce cattivissime, ma ci sono anche dei momenti seri e commoventi, e scene molto tenere.
E’ veramente una serie carina e piacevole da guardare, e questa stagione ha dei picchi di ilarità divertentissimi, l’unica pecca? La durata! Dateci più Vicious, marrani della BBC!

Insomma, correte a guardare questa serie. Anche solo per vedere Iwan Rheon vestito così.

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(Noiosa) "Storia di una ladra di libri"


Librando: #(noiosa) Storia di una ladra di libri
Ovvero quando un successo mondiale non ti piace




Qualcosa mi dice che questa recensione porterà grande delusione, dunque lo dico subito: questo libro non mi è piaciuto.

Non mi ha fatto schifo, questo no, ma io mi ero aspettata i grandi romanzi, il grande libro del mondo, 

Il romanzo è scritto da un punto di vista moooolto particolare e che all’inizio mi ha fatta rimanere 
un po’ così: O.O

Il punto di vista, regà, è quello della Morte. La Morte a sto giro è una creatura curiosa, misericordiosa, che si china verso noi umanoidi in procinto di trapassare e prende con sè le nostre anime bambine. La Muerte, dunque, segue a suo modo le vicende della protagonista Leslie, acchiappando anime qua e là e dispensandoci frasi dall’aria profonda ogni due per tre.

Meh.

Dico “dall’aria profonda” perché ogni tanto, non so se per la traduzione o erano proprio volutamente così, queste frasi pazzesche mi sembravano vuote e un po’ prive di senso e di quel tocco poetico che invece avrebbero voluto contenere.

La scelta del narratore all’inizo del romanzo non sapevo se a lungo andare mi sarebbe piaciuta o meno, ora posso dire che non mi ha colpita più di tanto; la morte che racconta della seconda guerra mondiale mi fa strano, e soprattutto non credo che offra chissà quale arricchimento alla trama.
Lo so, volete picchiarmi, ma please trattenetevi dal farlo, sono ancora giovane e ho così tanti libri da leggere!
La trama non è male, ma la prima metà del romanzo è stata un’agonia. Scrittura lenta, avvenimenti radi, pochissimi dialoghi e troppo “nulla” in mezzo a tutte quelle righe… Poi, a metà romanzo, la svolta: la storia comincia a prendere, la scrittura si velocizza quel che basta, e le ultime duecento pagine vanno via rapidamente.
La storia di Leslie è triste, la storia delle sue guerre lo è: una è quella per la sopravvivenza. Lei è stata abbandonata dalla madre e viene affidata ad una famiglia nella HimmelstraBe, e la piccola dovrà lottare per smettere di piangere ed andare avanti, costruendosi una vita con la famiglia che la ospita. 

La seconda è ovviamente la guerra mondiale, che le porterà via tutto, poco a poco.
Ma questo romanzo è anche la storia di Max, ebreo perennemente in fuga finché il padre adottivo di 
Leslie non lo accoglie nascondendolo nel seminterrato freddo. La scrittura di Zusak rende molto bene l’atmosfera ansiosa, precaria, di paura dell’uomo e di chiunque abbia a che fare con lui, consapevole del pericolo in cui incorre, ma ci infila sempre troppi ghirigori.

La storia, dunque, è interessante. E’ profonda, anche. Ma c’è qualcosa nello stile di Zusak che veramente non mi prende… Probabilmente va solo a gusti personali, o forse avevo aspettative troppo alte vista la quantità di recensioni super iper mega positivissime che circondano questo libro.

In ogni caso… A voi che è piaciuto, perché è piaciuto? C’è qualcuno che la pensa come me?

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Serialmente parlando #Gotham

Serialmente parlando: #Gotham
Ovvero quando tifi per i cattivi

Quest’oggi si parla di serie tv, una serie che avevo cominciato, poi l’avevo stupidamente accantonata per non so quale motivo, e che ho ripreso e recuperato in tre giorni.
Sto parlando di Gotham, telefilm targato Fox e datato 2014 che, in soldoni, segue le vicende di una Gotham giovane e vediamo cosa spinge i personaggi più famosi del fumetto diventare quello che sappiamo diventeranno.
Ventidue puntate da quarantacinque minuti l’una, ma credetemi: una volta ingranato il ritmo le puntate voleranno.

Di cosa parla Gotham?
I detective del Dipartimento della Polizia di Gotham City, guidati dal capitano Sarah Essen, il giovane James Gordon (detto Jim), e il suo nuovo partner Harvey Bullock, vengono ingaggiati per risolvere uno degli omicidi più sconvolgenti e di alto profilo a cui Gotham abbia mai assistito: l’assassinio di Thomas e Martha Wayne. Durante la sua indagine, Gordon incontrerà il figlio dei Wayne, Bruce, ora sotto la tutela del maggiordomo Alfred Pennyworth, che darà informazioni utili a Gordon per trovare il killer. Lungo il suo cammino da detective, Gordon dovrà confrontarsi con diversi boss della mafia (alcuni dei quali appartenenti alle storyboard originali, come Carmine Falcone e Sal Maroni, altri inventati per la serie come Fish Mooney o Butch Gilzean), e con quelli che saranno i futuri supercattivi dell’universo di Batman, tra i quali Selina Kyle (la futura Catwoman), Oswald Cobblepot(detto Pinguino), Edward NigmaIvy PepperHarvey Dent e Jonathan Crane coloro che, rispettivamente, diverranno l’Enigmista,Poison IvyDue Facce e lo Spaventapasseri.” -cit Wikipedia-


Da qualche parte dovrò partire, quindi inziamo con i personaggi:
Il personaggio super buono e super onesto in questa prima stagione è l’incorruttibile e indefesso detective Gordon, sì, il Gordon che, se siete appassionati di Batman, avete già visto interpretato da Pat Hingle e Gary Oldman sul grande schermo.
Stavolta Gordon è interpretato da Benjamin McKenzie.
In generale quando ritrovo un attore di un’altra serie tv ci metto un po’ ad ingranare con il nuovo personaggio, ma con Benjamin non è andata così: era Gordon dall’inizio della prima puntata alla fine dell’ultima, non ho mai pensato a Ryan Atwood (se non quando gli hanno fatto indossare la canottiera bianca, lì il richiamo era troppo forte).
Il problema, ma a quanto pare sono l’unica a notarlo, è la sua capacità attoriale.

Non è un pessimo attore ma non è neanche un attorone da Oscar immediato… Perché è monoespressivo! E’ un po’ come se lui riuscisse a recitare con il corpo più che con il viso, il che è particolare. 

Chi invece mi ha colpita da morire e per il quale nutro una sorta di rispetto reverenziale in questa serie è Robin Lord Taylor, ovvero Oswald Cobblepot.
Dal primo momento è stato amore. Sarà che amo i cattivi psicopatici e con un’aria triste e un po’ sfigata, sarà che l’espressività di quest uomo è qualcosa di pazzesco, sarà che abbiamo le stesse occhiaie, io sono capitolata alla prima scena.
Se McKenzie recita con il corpo, Robin Taylor recita con ogni singolo muscolo, quindi che il personaggio sia qualcosa di geniale, carismatico e incredibilmente affascinante è solo un surplus. Per tutta la stagione lo vediamo fare il doppio, il triplo, il quadruplo gioco tanto che non si sa mai veramente a chi è fedele questo subdolo e viscido uomo. Bellissima la trasformazione graduale della sua personalità, il suo modo di abbracciare il suo soprannome, il suo rapporto con Jim Gordon.

Un altro personaggio interpretato in maniera incredibile è Nygma, e l’attore è Cory Micheal Smith.
Che dire. Nygma è un ricercatore che lavora al GCPD, adora gli indovinelli, ha una naturale propensione al macabro ed è sicuramente uno “strano”, nella serie “creepy” o “freak”.

Nygma si capisce immediatamente che sarà uno dei cattivi più psicotici della serie, ma la sua è una trasformazione lenta e graduale; la sua follia è un crescendo che vede la sua esplosione solo nell’ultima puntata, con una scena da novanta minuti di applausi.

Di solito gli attori bambini non mi piacciono mai, ma in ultimamente sto trovando parecchie eccezioni -per esempio Noah Wiseman in Babadook– e una di queste è sicuramente David Mazouz che interpreta il giovanissimo Bruce Wayne. Bruce ha assistito all’assassinio dei suoi genitori, spaventato e impotente, e trova conforto non solo nel maggiordomo Alfred ma anche in Gordon, il quale gli promette di continuare a lavorare sul caso dei suoi genitori finché non troverà l’assassino.
Diventa amico della piccola ladra di strada Selina Kyle (interpretata dalla bellissima e particolarissima Camren Bicondova), personaggio che non ho amato particolarmente; troppo strafottente e sicura di sè, fino ad essere irritante… Ha guadagnato punti durante la stagione ma li ha persi tutti nel finale, per me.
Questi sono solo alcuni dei personaggi fissi della serie, a loro si aggiungono i capi mafiosi Falcone e Maroni con tanto di scagnozzi, la bellissima e potente Fish Mooney che ambisce, come Oswald Cobblepot, a diventare il capo di Gotham, Harvey il compagno detective di Gordon, Barbara Kean, l’iniziale ragazza di Gordon, Alfred il padre-maggiordomo…
E non solo, perché in ogni puntata c’è un cattivone diverso. Non so chi abbia gestito i casting, ma meriterebbe una medaglia: tutti bravissimi. Degnissimi di nota sono il mio amato Cameron Monaghan, che interpreta Jerome, il futuro Joker. L’abbiamo visto solo in un episodio, ma tranquilli… Nella seconda stagione (che andrà in onda in America il 17 gennaio) sarà molto più presente.
Uno dei cattivi che più mi ha inquietata però è sicuramente Jason Lennon, il primo vero serial killer della serie, spaventoso e affascinante come un serpente velenoso. Interpretato da Milo Ventimiglia (per intenderci, l’incompreso Jess Mariano di “Una mamma per amica” e Peter Petrelli in “Heroes”) occupa due puntate all’interno della serie e che farà uscire un lato oscuro di un personaggio piuttosto inaspettato… (in realtà io l’avevo capito abbastanza in fretta, ma credo che dipenda dal mio allenamento con tutti i cattivi psicopatici che ho visto in altri telefilm).
Nella serie si scoprono un sacco di cose sui grandi cattivi dell’universo di Gotham: come e perché lo spaventapasseri è diventato lo spaventapasseri, la storia del Joker, come Oswald Cobblepot è diventato Pinguino, come Bruce ha deciso di diventare paladino della giustizia e moooolte altre cose interessanti.

Insomma, se amate i cattivi, se amate Batman, se amate la città di Gotham e i suoi abitanti oppure se volete iniziarvi a questo mondo, questa serie è un must. Io l’ho adorata, le ultime quattro puntate sono incredibili per intensità e ritmo. 
Super consigliata!

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#Universitaria in crisi

Aah, che bello.
E’ il 26 luglio, è domenica, è notte e io sto studiando.
Va beh, “studiando” è un parolone, ma ho i fogli fotocopiati davanti e li sto fissando intensamente.
Non so se avete presente, tra l’altro, la meravigliosa sensazione di ansia mista ad angoscia pura tipica di quando sapete di non aver fatto un cazzo per prepararvi all’imminente esame e continuate imperterriti a non fare un cazzo.
Per dire, io dovrei ancora guardarmi un film e leggere circa novanta pagine di un libro di testo. La notte è ancora lunga.
Vi prego se mi capite ditemelo. Scrivetemi che non sono l’unica umanamente incapace di organizzarsi.
Sarà un esame divertente quello di domani… E come se non bastasse è orale!
Mentre scrivo qua sto anche mettendo a caricare lo streaming di “Uccellacci e Uccellini” di Pasolini, che è uno dei film che devo vedere… MEEEEH.
Va bene, finamola qui con questo post inutile. Non sono sparita. Più o meno. Da domani libertà, comunque vada l’esame.

Pubblicato in: acquisti, bare minerals, benefit, bottega verde, erase concealer, random, randomizzando

Random #Acquisti folli

Ancora una volta un post per sole ragazze (o anche per i ragazzi a cui piace truccarsi) perché si tratta di shopping.
Shopping ossessivo compulsivo.

Shopping apocalittico, ho speso un patrimonio.
Prima tappa: Sephora.

Più o meno i soldi spesi oggi

E già li son partiti i big money.
Poi giretto da Tezenis, che con i saldi non partono i big money ma sempre money partono. Ma ho un reggiseno di un colore stupendo e tre canottiere carinissime, quindi va bene così. I soldi sono fatti per essere spesi.
Infine Bottega VerdeCAD, che è la mia fonte primaria di trucchi della Maybelline e Rimmel. Capirete, dunque, che sono ormai oltre la soglia di povertà.
Infine per non farmi mancare niente mi sono sparata tre vestiti fichissimi da un negozio sconosciuto, due lunghi e uno corto, rosso fuoco.
Credo di essere a posto per la vita,

Da Sephora, per il modico prezzo di 28 euro, ho comprato un correttore. “Minchia!” direte voi, e l’ho quasi detto anche io lì nel negozio, “28 euro per un correttore? Mai nella vita!” però, people che mi giudicate, forse voi non soffrite di insonnia. Forse voi al mattino, quando vi guardate allo specchio, non sembrate una persona reduce da una rissa persa miseramente. Forse non assomigliate più ad un panda che ad un essere umano.
Io sì. E vi assicuro che ho provato decine di correttori anti occhiaie, alcuni anche buoni eh, ma non avete idea di quante volte sono uscita la sera per una cena e poi magari dopo qualche ora con uno sguardo allo specchio mi sono accorta che ero tornata ad essere un gibbone con gli occhi pesti.
Uno schifo, e con il caldo e il sudore sembro perennemente in crisi d’astinenza.

Comunque sia oggi mi sono fatta consigliare da una commessa gentilissima che mi ha piazzata sulla sedia e mi ha spalmato la faccia di roba finché non ho trovato quello che cercavo: la Erease Paste di Benefit.
Il mio primo acquisto di Benefit, sono quasi commossa. A quanto pare è l’anti-occhiaie più a lunga durata del mondo con la coprenza maggiore, quindi speriamo sia la fine della mia odissea occhiaiosa… Vedremo, lo testerò già domani. In caso non dovesse soddisfarmi potrei quasi lanciarmi da un ponte visto quanto l’ho pagato.


Altro acquisto truccoso è il famoserrimo fondotinta della Bare Minerals, il fondotinta minerale in polvere libera che spero mi dia un’aria sana e uniforme coprendo le varie imperfezioni da ciclo. Anche questo ha un costo non indifferente, 31 euro di polvere, ma non volevo niente di liquido nè siliconi a manetta per una volta.
Per compensare comunque ho comprato anche il fondotinta in mousse della Rimmel, lo Stay Matte, per vedere come va, e quello di siliconi ne contiene a palate.

Da Bottega verde invece ho preso un po’ tutto quello che avevano in offerta al cocco, quindi olio secco, crema corpo, bagnodoccia… Più un gloss davvero davvero fico che hanno in offerta in questi giorni. Non so come si chiamino ma io ho la colorazione più rossa possibile, “Rubino”, e l’ho messo a casa prima di cena per provarlo e dopo cena era ancora li! Certo, niente più effetto bagnato, ma le labbra erano ancora colorate dibbrutto!

Pant, pant, ragazzi non capite che fatica allineare tutte queste immagini. Righe su, immagini giù, parole sparse per la pagina… Perché sono incapace?
Al CAD comunque ho preso anche una sobria fascia per capelli di colore azzurro elettrico, azzurro convulsioni immediate ecco. Perché mi serviva e perché mi piaceva.

Ora vedo di mettermi a pagellare la gara di domenica, che è sicuramente più divertente che pensare alle mie spese folli. Vedremo come va con ‘sti prodottuzzi.
E voi? Avete fatto acquisti pazzi o non pazzi? Avete provato qualcuno di questi prodotti? Spendereste mai quasi trenta euro per un correttore?
Fatemi sapere di tutto e di più!

Saramandra