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La solitudine dei numeri due. (ovvero quando nessuno ti risponde e tu impazzisci).

Un attimo sei lì, sdraiata sul letto. Il PC ti sta fondendo i femori, il ventilatore sposta aria calda mista a fiamme e tu non hai programmi per la serata. All’improvviso, senza preavviso, succede: ti senti la persona più sola sulla Terra.
Neanche ET quando era qua si è sentito così.
E la mente fa quel salto logico del tutto irrazionale: “se stasera non ho una cena, un gioco da tavolo o un aperitivo, significa che tutti mi odiano”. Semplice.
Non c’è un motivo, non hai discusso con nessuno. Succede e basta.
Allora prendi il telefono. Rispondi a messaggi vecchi di tre giorni lanciando domande aperte a caso, scrivi a gente che non senti dal 2018, mandi reel su Instagram che non ti fanno manco ridere.

Ma non risponde nessuno.

Perché nessuno risponde in venti secondi, ovviamente; per la tua testa, però, quel silenzio è la prova definitiva: ti hanno dimenticata. Sei nell’oblio dei reietti. Il tuo nome verrà dimenticato per sempre.
L’unica cosa che ti rimane è un lavoro che odi, una vita di sventure e nessuno con cui lamentartene.

Poi, la svolta epica, hai un guizzo di rivalsa: ti dici che devi cambiare vita, trovare un altro lavoro, riappacificarti con quelli che ti hanno ferita nell’era del Cretaceo rubandoti lo stegosauro che avevi puntato tu, andare un Uzbekistan, comprare un emù, dondolarti da una liana a Bali o fare il rodeo su un rinoceronte… Il mondo è pieno di possibilità!
E così sei lì: sudata, in mutande, a valutare se affogare la frustrazione nella Nutella, sprizzando una rabbia stizzita e completamente priva di senso (“Ma sai che c’è? Sticazzi se non mi vogliono!”).

Poi succede.

Bzz. Il telefono vibra.

Arrivano le notifiche. Risposte normalissime. Nessuno ti odia, nessuno si era dimenticato di te. Il tuo stomaco si scioglie, il tempo ricomincia a scorrere e la vita torna a fare un po’ meno schifo.
È durato tutto un’ora.

Ditemi che succede anche a voi o devo direttamente chiamare uno bravo, ma forse anche due bravi.Per non sbagliare, facciamo tre.
Fatemi sapere, miei cari spelacchiati, io intanto rifletto e dubito di me stessa (come ogni giorno).

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Andare al cinema è un’Odissea!

Potreste non averlo notato, ma è uscito un film sull’Odissea.
Mi rendo conto che è passato un po’ in sordina quindi non so se l’avete visto o meno, non vi preoccupate.
Con l’uscita del film le persone si sono trasformate.
Quando era uscito Jurassic Park erano diventati tutti paleontologi esperti di comportamenti di brontosauri e pterodattili. 
Con Mission Impossible erano tutti spie.
Con Il Signore degli Anelli c’erano solo maghi oscuri o hobbit.
E ora abbiamo una popolazione intera di archeologi navali e gente che non ha fatto altro che studiare l’Odissea per tutta la vita, persone che a quanto pare te la sanno decantare in tutti dodicimilacentodieci versi.

MA ANDATE A CAGAREEEEEEE! Ma io mi ricordo le ore di epica, erano quelle durante le quali il più attento era quello che giocava all’impiccato con il compagno di banco! Gli altri infilzavano la gomma con la punta del compasso! 

“Tsk, quegli elmi non sono di stampo greco”
“Eh, si vede lontano sei miglia che quelle navi sono di un’altra epoca”
“L’armatura di Achille non è accurata”
“Le anfore non erano così” 
“I ciclopi erano piu alti”
“Le sirene erano più intonate”
“Odisseo aveva più peli sul culo”

Signori
Signori miei
Non fatemi diventare scurrile per favore.

Io giuro che se qualcun altro mi parla di μῆτις e ὕβρις (con questo esatto tono incomprensibile impazzisco, ma andate a cagare doppiamenteeeeee) prendo una sardina poco storicamente accurata e lo schiaffeggio. Perché proprio una sardina? Non ne ho idea, è il primo pesce che mi è venuto in mente.

Ma solo a me pare che ormai si vada al cinema per trovare gli errori? Tipo “Settimana Enigmistica”, però per persone pallose. Non dovete trovare le differenze, potete rilassarvi!
Oppure hanno tutti questa innata voglia di correggere il regista.
Ma regà, nella mia umile opinione anche Christopher Nolan e il suo staff sanno che cazzo di elmi venivano usati all’epoca.
E gli elmi, e le armi, e le navi, ESTICAZZIIIII! 

Ma io sto guardando un documentario con commento di Piero Angela o sto guardando un film? 
Signori miei, consiglio spassionato da parte di una persona che vive male anche respirare: calmatevi. Prendetevi le goccine. E’ un film.
Che questo film vi piaccia o meno, importa solo a voi, a vostra madre e a qualche amico che farà finta di ascoltarvi.

Che poi per carità se ne può parlare e disquisire tra amici nelle serate estive, è il bello del cinema, ma io non posso ritrovarmi i social invasi di analisi cinematografiche da parte di chiunqueeeeeee non vi sopporto piùùùù! Mi sento come quando Taylor Swift era in tour e trovavo solo video dei suoi live in ogni angolo del mio telefono, anche negli anfratti più oscuri (e il mio telefono è pieno di anfratti oscuri).

Però io una cosa da ridire ce l’ho.
Lo so, ho passato dieci minuti a inveire contro chi corregge i film e poi lo faccio anche io.
Ma io mi rompo le balle per chi fa il sapientino sulle forme dei capitelli, delle scalinate, del piumaggio degli elmi, mica per chi dice che… 

Il cane. Il cane Argo, che è una delle poche cose che mi ricordavo davvero dell’Odissea.

MA TU NON PUOI FARMI VEDERE ULISSE CHE PRENDE UN CUCCIOLO DI COCKER E POI DIRMI CHE E’ DIVENTATO QUEL SACCO DI PULCI RANDAGIOOOOOOOO! MA NON E’ POSSIBILEEEEEEE CHE CAZZO GLI E’ SUCCESSO, HA INCONTRATO PURE LUI CIRCE E L’HA TRASFORMATO!? CHE CAZZO E’ QUELL’AFFAREEEEE?!

Beh insomma, in parole povere, a voi è piaciuto o no “L’Odissea”? Se usate più di cinquanta parole vi elimino il commento, sappiatelo

Hasta la pasta miei cari spelacchiati poco storicamente accurati!

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Alla ricerca del PUK perduto.

Prima mi si è spento il cellulare.

“Esticazzi” direte voi, e avreste pure ragione, a chi non si spegne ogni tanto; l’ho riacceso ed è comparsa la solita schermata: inserisci il pin.

Ho inserito il pin.

Errore. Ancora due tentativi.

Qui cominciavo a sentirmi un po’ come Tom Cruise in qualunque film in cui salva il mondo, ma ho inserito di nuovo quel merda di pin, che è una delle poche cose che mi ricordo nella vita oltre al nome di mia mamma -o almeno l’iniziale del suo nome, perché ho un ciondolo con una “C” incisa che mi impedisce di dimenticarla- e mi ha dato nuovamente errore.
Ero perplessa.
Io nella vita ho tre certezze: Vannacci fa schifo, i mirtilli sono costosi e il mio pin.

Terzo tentativo, game over, compare una richiesta che non vedevo dal 2008: sim bloccata, inserire il puk. 

Avete presente quando per errore cliccate “like” a un profilo di qualcuno che state spiando e per un attimo non vedete più niente perché il vostro cuore è esploso? Ecco. Io poco fa. 
Cosa cazzo significa che devo inserire il puk? E soprattutto, dove diamine lo dovrei trovare il puk!?

Alla fine, dopo mezz’ora di puro delirio in cui ho imprecato così tanto che per poco mia madre non mi ha sciaquato la bocca col sapone, il puk l’ho trovato. Non so come, non so come, però ce l’ho fatto. L’antico puk che andava tratto in salvo è stato tratto.

Però ci sono stati attimi di terrore in cui mi sono chiesta: ma cazzo, questo telefono riconosce le mie impronte, la mia mimica facciale, sa quando mi deve venire il ciclo, probabilmente conosce il mio stato emotivo minuto per minuto… Ma io devo andare a ripescare un codice di dieci cifre altrimenti devo tornare a mandare i messaggi coi piccioni!?

Insomma, ragazzi, morale della favola: tatuatevi pin e puk da qualche parte. 

Non si sa mai. 


E voi avete mai perso le credenziali di qualcosa di fondamentale?!
Hasta la pasta, Spelacchiati!

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​🤸‍♂️​ Allenarsi fa bene. A chi, però?!🤸‍♂️​

Allora, miei prodi, come butta?
Io procedo come una lumaca su una collina, stessa velocità di crociera. Forse anche più piano. 

Posso dire? Avere costanza nella vita è impegnativo. 
Scopro questa amara verità a soli trentuno anni, quando cerco di fare il tapis roulant per tre volte alla settimana. A velocità 2. Per quattro minuti.
​🤸‍♂️​
Già decidere di salire sul tapis roulant è così faticoso che a volte lo faccio in pigiama. Non so perché, quando mi sembra di non avere più dignitità riesco a trovare questi escamotage per abbassarla ulteriormente: perché non sudare nel mio pigiama preferito di Star Wars? Boh, non mi capisco neanche io.
Poi mi avvicino al tapis roulant e lo guardo. Di sottecchi. Gli lancio delle occhiate furtive, per vedere se anche lui mi guarda. Di solito non mi guarda, ma quando lo attacco alla corrente comincia a fare quel ronzio minaccioso di chi sta meditando di partire a velocità 9 mentre io mi sto ancora allacciando le scarpe.
In seguito ci salgo, prima con un piede, poi se sono proprio convinta metto pure l’altro… E lì comincia il dramma.

Sono lì che arranco, sudata come Frodo sulla cima del monte Fato e guardo il timer sperando che i miei venti minuti siano passati: sono ancora al primo minuto, quello di riscaldamento.
La delusione è così cocente che per poco non mi tiro la libreria addosso pur di farla finita.

Alzo la velocità di una tacca e dopo pochi secondi rimpiango ogni scelta di vita che mi abbia portata a quel momento. 

Io non so come sia possibile ma quando sono su quell’affare il tempo rallenta, giuro. I secondi diventano minuti, i minuti ore, e ogni volta che guardo il timer rimango delusa e amareggiata. Mi potete spiegare se capita anche a voi? E’ una cosa proprio dei tapis roulant quella di controllare il tempo? Sarà uno dei prossimi Avengers, al posto di Doctor Strange?

Qui comunque siamo in un blog verità, quindi non dirò che in tre giorni ho visto i miei fianchi assottigliarsi, la mia panza sparire e il mio culetto tirarsi su come se fosse stato sollevato da una gru. Qui vi dico che dopo un mese… Non è cambiato niente. Ma niente niente. Zero totale. Anzi, forse mi è spuntato un altro doppio mento, devo contarli per esserne sicura.
Però una cosa la posso affermare: creare un’abitudine mi sta facendo rivalutare la mia forza di volontà, che pensavo essere pari a meno sette. E effettivamente camminare o fare esercizi con i pesi mi aiuta a sfogare tutta quella rabbia e quel nervosismo che altrimenti sfogherei contro chi mi sta intorno, quindi continuerò anche solo per affetto verso i miei cari.

Quindi, per ora non ci sono risultati di alcun tipo e odio ancora alcuni momenti dell’allenamento perché sudare e fare fatica MI FA SCHIFO, però diciamo che sto prendendo il ritmo. Quasi mi manca allenarmi, se sto troppo ferma.
La nota ancora più dolente è il cibo: mi sono accorta che mangio come una capra, tra un po’ troveranno anche i sassi nel mio stomaco.

In tutto ciò il mio corpo sta continuando a non essere felice di essere su questa Terra, quindi la prossima volta potrei narrarvi di quella che sta diventando ufficialmente un’epopea genitale: il mio pavimento pelvico è in aperta ribellione. Pazzia totale. Cose che non pensavo potessero succedere stanno accadendo, e specialisti mi stanno manipolando e massaggiando in luoghi in cui non vorrei essere manipolata. Tra l’altro sì, se ve lo state chiedendo, è dolorosissimo.

E voi invece come state, miei cari Spelacchiati? Sentite l’aria di primavera? Sentite i pollini dar vita a tutte le allergie possibili e immaginabili? Siete mai riusciti a prendere delle abitudini positive nella vita? E ora con quali attrezzi vi cimentate?

Raccontatemi questo e altro, che sono qua che vi aspetto!

Hasta la pastaaaaaaaa!

​🤸‍♂️​ (Questa è la nuova emoji che mi rappresenta, sappiate che vi risponderò con questa ad ogni commento)

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Cose che mi danno fastidio: persone e piccoli fastidi quotidiani

VAI CAZZOOOOO UN PO’ PIU’ A SINISTRA QUELLA PIETRAAAAA DAI COSIIIIII MISERIAAA!
… Scusate stavo riguardando le partite di curling, sport che amo da millenni e che finalmente sta avendo la risonanza che merita. Dai ditelo che è uno sport pazzescooooo è bellissimo!

Comunque, oggi volevo sfogare della rabbia repressa, e in questi giorni di rabbia (non sempre repressa) ne ho un po’. Un po’ tanta.
Dunque elencherò alcune cose che mi danno fastidio.

Le persone che camminano lentamente sui marciapiedi.
Ma non intendo “lentamente” nel senso umano del termine. Intendo “lentamente” tipo documentario sulla crescita del muschio.
Si piazzano in mezzo al marciapiede come se stessero facendo un mix tra una processione e una gara di Formula 1, non perché sfreccino ma perché non c’è modo di superarli: io tossicchio sommessamente per annunciare la mia presenza: niente.
Metto la freccia: niente.
Gli alito sul collo: niente.
Alla fine mi arrendo e guardo le lumache superarmi a destra.

La gente che manda i vocali in orari impropri.
No. Non posso accettarli, mi fanno incazzare come una rana quando lo stagno comincia ad asciugarsi.
Amica mia, tu conosci non solo gli orari della mia vita ma pure quelli della mia vescica, sai pure quando in che istante mi viene il ciclo, posso sapere perché mi mandi un audio di sette minuti alle dieci di mattina, che io sono in ufficio e non posso ascoltare? E poi, perché cazzo mi mandi un audio di sette minuti!?

Le confezioni che si aprono male.
Quelle con scritto “apertura facilitata” sono le peggiori. Infide. 
Parto col non capire da dove tirare. La confezione del prosciutto o dei formaggi è praticamente un tutt’uno, per mangiare devi chiamare Wolverine. Quando apro i cereali mi esplodono. Le confezioni dei biscotti sono squarciate.
La mia dispensa è un fioccare di mollette e scotch per tenere chiuse confezioni aperte male, e questa cosa mi fa saltare i nervi.

Chi si mangia le unghie in pubblico, nello specifico davanti a me. (Per esempio il Batterino.)
Ma non per il gesto, che me ne frega di quella forma di cannibalismo.
A me infastidisce il suono.
Quel “gngnggngn”, avete presente?
Ti stacco direttamente le falangi, se vuoi. 

Le persone che non scelgono bene gli aneddoti da raccontare.
Sì, lo so, sono una rompipalle, parto già da questo presupposto.
Però cazzoooo cosa mi fai sei ore di preambolo carico di suspance che sembra tu mi stia per raccontare il tuo più grande segreto quando poi devi dirmi che una volta nell’82 hai mangiato una caccola?!

Le persone che “oddio che imbarazzo, mi dispiace per il casino, non farci caso!” quando stai per entrare a casa loro.
E poi ti guardi intorno ed è come essere da Molteni.
Ma vai a cagaaaaaare va!
Che se guardi dove vivo io prima ti prendi qualche stafilococco e poi comunque muori di infarto per il disordine!

E poi mi do fastidio io, che dico “va beh, lasciamo perdere”… e non lascio perdere un cazzo.

Rimugino.
Rifaccio le conversazioni nella mia testa come se potessi sistemarle.
“E se…”
“Ma se poi…”
“Allora forse…”

EH MA ALLORAAAAAA! HAI DETTO BASTA!

Però non basta.

E mi ritrovo a pensare che forse a volte non mi irritano davvero i marciapiedi o i vocali lunghi.
Forse mi irritano altre cose… come tutto quello che resta aperto.
Tutto quello che non riesco a chiudere.

È più facile arrabbiarsi per una confezione di biscotti
che per le battaglie che non ho l’energia di combattere…
E allora me la prendo con le cose piccole.
Almeno lì posso urlare.

*

E a voi, miei cari spelacchiati, cosa irrita fortemente? Cosa vi scatena quel fastidio estremo, interiore, che però non potete esporre?

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Quando vai a comprare: tipi di commessi.

Tipi di commessi

Disclaimer: io vi capisco. Sono stata una di voi. Non so bene che tipo di commessa fossi, ma lo fossi.
Quindi capisco che a volte la voglia di veder entrare una cliente sia un po’ come ricevere una randellata sul ginocchio già scricchiolante. Però potreste almeno fingere di avere un’anima.

Io, cliente, sto già girando come un BayBlade impazzito saltando da un camerino all’altro, sentendomi un tricheco col doppio mento ogni volta che mi guardo allo specchio. E poi devo incontrare…

Lo scazzato.
Classico. Comprensibile, in effetti.
Tu entri nel negozio e lui pensa chiaramente: “macheccazzovuolequesta, che mi ha pure fatto registrare un’entrata dal contapersone”.

Sbuffa. Scuote la testa come fanno i cavalli quando una mosca si appoggia sull’orecchio.
Tu ti avvicini e lui rotea gli occhi, poi fa finta di cliccare qua e là col mouse.

Aspetti un attimo, sperando che smetta di fingere di essere impegnato, ma lui comincia a schiacciare tasti a caso sulla tastiera. Prende penne, fa scarabocchi, le lancia. Corre qua e là. Afferra uno straccio, lo sistema, lo risistema, ci sputa sopra senza motivo, a un certo punto sembra stia preparando un intervento chirurgico.

Ma tu, indomita, rimani lì. Un po’ timida, un po’ preoccupata per la sua salute mentale.

“Mi perdoni, potrei cortesemente chiederle—”
“No.”
“Ma—”
“Non ce l’ho.”
“Ma non sa neanche—”
“È terminato ieri.”

Perfetto. Grazie. Buona vita.

Poi ci sono i chiacchieroni.

Per carità, è bello sapere che nel mondo c’è ancora qualcuno felice e contento di fare il suo lavoro. Ma io sono una procrastinatrice seriale, mi sono ridotta all’ultimo per comprare un regalo e andare a una festa, possiamo andare al sodo?

Chiedo un braccialetto e parte il racconto, l’epopea. Nemmeno Omero narrava così bene.

“Oh sì, ne avevo uno simile che ho acquistato in una boutique nel 1238, era una giornata di sole, me lo ricordo perché avevo messo un vestito giallo a pois viola, i collant color topo ed ero innamorata di Sinbad all’epoca…”

Prima di tutto: che cazzo di gusti ha, signora?
In secundis: ma a me che me ne frega, tu impacchetta tutto.

Poi c’è il passivo-aggressivo.

Lui si comporta come me dopo una lite col Batterino.
Non è apertamente antipatico. Però c’è tensione nell’aria. Astio. Un giudizio silenzioso che ti sfiora come una corrente fredda.

Tu entri e loro sorridono. Ma non è un sorriso. È quello dello Stregatto. Una tagliola di denti.

“Deve proprio provarlo? E va bene, allora venga…”

E si appoggia al muro. Ti fissa. Non per aiutarti. Per punirti.

“Oh sì, questo modello sulle donne incinta è carinissimo!”

E nelle tue orecchie riecheggia il suono del cucchiaio che raschia sul fondo del barattolo di Nutella.
Perché tu non sei incinta. Hai solo la panza.

“Sì, per indossare quello bisogna avere delle cosce che riempano, altrimenti fa un brutto effetto.”

Senta, prenda un coltello e me lo piazzi nel petto, dai. Farebbe meno male di così.

Poi, quando è soddisfatta, se ne esce con un generico:
“Sì, questo modello valorizza molto.”

Ma valorizza cosa?
Cosa stai dicendo?
Sembro un ippogrifo con i leggins, me ne rendo conto da sola.

“Mah, non so, mi sento un po’—”
“Forse una taglia in più le starebbe anche un po’ meglio, sa?”

SO.
GRAZIE MILLE.
LEI NON LO IMMAGINA MA PER ENTRARE HO SMESSO DI RESPIRARE E HO SQUARCIATO LA CUCITURA.

E con l’autostima distrutta e un paio di leggins che non metterai mai esci, ripromettendoti che non mangerai più la Nutella a cucchiaiate.

Ma lo fai appena torni a casa.


E voi, miei cari Spelacchiati, che tipo di commessi siete? Siete malvagi? Gentili? La personificazione del Male assoluto? E quali addetti vendita non sopportate?
Narratemi, orsù dunque, che qua sto annegando tra lavoro, visite mediche e una gran voglia di andarmene in Paraguay! Vi aggiornerò presto, quando avrò qualcosa di sensato da dirvi 💖

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La gente ai prelievi: storie di ordinaria pazzia.

Oggi sclero con una categoria di persone in cui quasi sicuramente rientrate, quindi preparatevi.
La gente ai prelievi.
Per l’amor di Dio.

Io vorrei solamente capire perché, ai prelievi, si presentino tre categorie di persone. Tre. Non quattro. Non cinque. Tre e basta.

I rabbiosi.
Loro non hanno alcun apparente motivo di essere nervosi eppure, dal loro arrivo, litigano con almeno ventidue persone.
Iniziano guardando male le guardie all’ingresso, calciano i totem dei numerini, sfondano la porta girevole non trovando la maniglia, insultano senza alcuna ragione logica gli addetti agli sportelli e concludono picchiando qualcuno in sala d’attesa.
Loro sono rabbiosi.

Quelli che non capiscono un cazzo.
Per carità divina, io rientro in questa categoria eh. Però porca miseria…
Non sanno dov’è l’entrata. Chiedono. La trovano.
Poi non sanno dove devono andare, allora viene loro indicato. Sbagliano strada tre volte ma poi arrivano.
Non sanno come si prende il numerino. Qualcuno lo prende per loro, lo accettano.
Successivamente non sanno a quale sportello andare. Ci arrivano con fatica dopo essere finiti all’Asl di un’altra regione.
E una volta allo sportello… non trovano il codice fiscale. Non trovano le impegnative. Non trovano niente.
Quando finalmente, per grazia divina, hanno finito la parte burocratica gli serve un respiratore, poi iniziano:
“Dove vado a sedermi?”
“Come so quando tocca a me?”
“Ma viene fuori il dottore a chiamarmi o devo infilarmi io dentro a caso urlando “Banzaiiii”?”
“Ma mi siedo?”
“Ma per sedermi devo piegare le ginocchia?”

Risultato: non capiscono quando è il loro cazzo di turno, incasinano tutta la fila e fanno sclerare il team dei rabbiosi che prendono il primo anziano che capita a tiro e glielo lanciano addosso con furia.

Quelli che rovesciano il contenitore dell’urina.
Io non so perché, ma succede sempre.
MA CAZZO.
TU UNA COSA DEVI FARE QUELLA MATTINA, PER UN’ORA: FAR ARRIVARE L’URINA A DESTINAZIONE.
TENERE DRITTA LA PROVETTA.
L’ANTICA URINA ANDAVA PORTATA IN SALVO.

In caso non si fosse capito, stamattina sono andata a rifare gli esami del sangue perché ho il sodio così basso che potrei schiattare. Cioè, letteralmente.
E io che pensavo che il sodio dovesse essere basso.
Cosa cazzo fanno le pubblicità dell’acqua povera di sodio come se fosse una cosa positiva, se poi io devo averne una quantità ragguardevole per restare in vita?

A breve mi verranno prescritte pastiglie di sale come le capre, io non so come commentare questa cosa. La gente mangia le mentine, io pastiglie di sale. Ma poi cosa saranno, tipo zollette? Zollette di sale? Tic Tac di sale? Vado a bermi l’acqua del mare? Boh. Non mi è chiaro. Se c’è un medico spelacchiato tra noi… Non mi dica niente, che forse preferisco l’ignoranza.
La mia vita è una continua barzelletta brutta, di quelle che fanno ridere solo chi la racconta.

E COMUNQUE, PORCA DI QUELLA MISERIA, DIVENTO RABBIOSA PURE IO ORA:
QUANDO SI VA A FARE IL PRELIEVO CI SI TOGLIE IL GIUBBOTTO PRIMA DI ENTRARE, CAZZOOOOOO
COSA ANDATE BARDATI COME SE STESSE ANDANDO A COMBATTERE LE CROCIATE CON LA MAGLIA DI COTTO E VENTI SOPRABITI SOPRA PER POI STARE LÌ VENTI MINUTI A TOGLIERVI STRATO PER STRATOOOOOO.
VI ODIO.

Ehm.
Forse in effetti sono un pochino rabbiosa anche io oggi.

E voi miei cari Spelacchiati come state? Ditemi, sono tutta orecchie: quali sono le cose che vi fanno impazzire completamente quando siete in fila per i prelievi? Tirate fuori episodi, fateci innervosire tutti nei commenti ricordando gente insopportabile!

Ora vado a bermi acqua e sale, Hasta la Pastaaaaaa!


Se volete leggere qualche altro sclero:
Qua ero stata toccata da una blatta
https://pensierispelacchiati.org/2025/07/31/ciance-sparse-sono-sotto-assedio/

Scleri in piscina:
https://pensierispelacchiati.org/2025/06/28/ciance-sparse-decespugliamento-estivo-diario-tragicomico-di-una-pelosa-in-piscina/

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Taylor Swift metal, personal trainer e povertà imminente.

Mmh. 
Qualcuno mi spiega perché sto ascoltando da mezz’ora una cover metal di una canzone di Taylor Swift?
Forse meglio non porsi domande e accettare il caos, come faccio da trentun anni.
Per evitare ulteriori traumi emotivi e danni psicologici infatti chiudo il file di Excel nel quale segno le spese mensili. Perché sì, regà, sto per avere una crisi.
E non epilettica: economica.
Sono sull’orlo del baratro.
Sul lastrico.
E’ la fine. Qualcuno mi porga del cianuro, ve ne prego!

Ebbene sì, è il dieci gennaio ed ho speso metà del mio stipendio. Oddio, chiamarlo “stipendio” è un po’ come chiamare “iceberg” un cubetto di ghiaccio del mojito…

Guardo i numeri e penso: ma cosa stracazzo ho fatto? Sono deficiente?
Non è che per una settimana ho avuto il sogno di andare a vivere sotto a un ponte? Mmh, non credo, perché qua ci sono -6 gradi e ho le stalattiti al posto dei globuli rossi…

Il principale colpevole è palese: è stata Miss Peacock nello studio, con la rivoltella.

Oh, se non avete mai giocato a Cluedo scrivetelo nei commenti così posso insultarvi per favore. O organizzare un mega torneo, perché io amo Cluedoooooooo!

Comunque sì, dicevo, la colpevole è stata la palestra.
Vi ricordate la lista di buoni propositi che avevo scritto l’altra volta? Ecco, mi sono poi iscritta a questa palestrina in cui si fa ginnastica posturale con un personal trainer, ma avevo sottovalutato di molto l’entità economica della cosa.

Dicembre però è stato bellissimo: fare attività fisica mi è addirittura piaciuto, cosa che non succedeva dal ’93 (e io sono nata nel ’94, figuratevi) e ho scoperto di avere muscoli che non pensavo di avere in dotazione! Non solo addominali, ma gli obliqui, addirittura!! Capite?! Io ho gli obliqui! Incredibile. 

Lezione tipo con il mio personal trainer, che è un carinissimo e gentilissimo giovane uomo che non so quale colpa debba espiare avendo me come cliente:

“Dai ora facciamo un minuto di plank.”
Io lo guardo sconvolta.
Lui mi guarda sorridente.
I miei addominali si nascondono dietro al pancreas.
“Dai che ce la fai!”
Secondo 1: divento violacea.
Secondo 2: perdo l’uso del ventricolo destro.
Secondo 3: vedo angeli e sento campane non poi così lontane.
“Bravissima, ancora venti secondi!” 
MA VENTI COSA, CHE STO PER MORIRE QUI DAVANTI A TE! MA POI COME STRACAZZO CONTI, CHE SONO PASSATI ALMENO QUARANTA MINUTI! E POI CHI CAZZO HA INVENTATO QUESTA POSIZIONE, MA QUA SIETE TUTTI PAZZI, IO VI FACCIO CAUSA!
“E…Finito! Bravissima, visto!?”
Io rantolo e rotolo a terra, accasciandomi inerme.

“Ora facciamo la cyclette.”
Io spavalda mi appropinquo a cyclettare. Cosa vuoi che sia, no?
No. Perché dopo venti secondi ho i quadricipiti in fiamme, c’è proprio Canavacciuolo che me li fa flambè.
Odio tutto.

L’altro giorno il trainer, cioè quello che mi traina in palestra, si è presentato con una specie di palla davanti a me e un sorriso smagliante.
“Sali qui sopra.”
A quel punto ho capito tutto.
L’ho guardato con compassione, poggiandogli una mano sulla spalla “Tu sei clinicamente pazzo?”
Lui è scoppiato a ridere “Reagirai così a ogni cosa che ti farò fare, per sempre?”
“Sì, credo di sì.”
“Dai, sali e tieniti qui. Vedrai che dopo un po’ non avrai più bisogno di tenerti.”

Mannaggia.
Aveva ragione.
E io dopo l’intervento avevo avuto grandi problemi di equilibrio, tanto che le mie ginocchia sono tutte sbucciate come quando da ragazzino andavi in bici o a giocare al parco.

E quindi niente, miei cari Spelacchiati, devo dire che fare palestra mi sta piacendo tantissimo. Cazzo. Non è giusto. Non è giusto perché è da tutta la vita che rinnego lo sport, e non è giusto perché non posso permettermi di andarci. Ora dovrò dire al mio trainer che ci vedremo una volta al mese, e questo mi intristisce molto.

Per la prima volta in quattro anni, da quando il mio cervello ha sclerato, mi sono sentita… funzionante
Mi sentivo di nuovo un essere umano, per un’ora alla settimana.
Allenavo muscoli, sentivo la fatica, scoprivo di riuscire a fare cose che non pensavo di riuscire a fare.
Ora la dura realtà è giunta e non posso fare così tante lezioni, dovrò ridurre e cercare di fare un percorso a casa, immagino, ma le sensazioni che ho provato lo scorso mese e mezzo mi danno molta carica e un po’ di dispiacere.

Però vi dò qualche altro aggiornamento visto che intanto ho:

  • smesso di fumare (non so che schiribizzo mi sia preso ma sono quattro mesi che non tocco una sigaretta)
  • fissato con la psicologa il percorso che viste le premesse si chiamerà “lacrime e sangue”
  • Ehm… faccio ancora 4000 passi al giorno, che non sono niente ma ammetterlo pubblicamente almeno mi fa vergognare e magari domani potrei addirittura fare il giro dell’isolato
  • …Bevo un bicchiere d’acqua al giorno, infatti sono praticamente una prugna secca. Schiaffeggiatemi vi prego.

E a lavoro… Faccio cose.
Le faccio bene? No.
Incrocio le dita dei piedi per febbraio, quando si scoprirà il mio destino: indeterminato o sotto un ponte?

E voi, miei carissimi Spelacchiati, come state? Come sono andate le feste (anche se di queste parleremo probabilmente nelle prossime puntate)? Ma soprattutto, come sta andando tutto il resto? Voi fate sport? Bevete acqua o siete come me, cioè dei cretini che devono assolutamente idratare le proprie sinapsi?

Fatemi sapere tutto, raccontatemi cose, spiegatemi come superare la soglia di povertà, organizziamoci per giocare a Cluedo!

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Vita epilettica: visite mediche.“Epilessia, farmaci nuovi e crisi vecchie: diario spelacchiato di un’aggiustata neurologica”Vita epilettica: visite mediche.

Vorrei poter scrivere un post da Wonder Woman, quella bellissima, forte, che combatte i cattivi e lo fa pure con il sorriso e battute… E invece già solo per essere una woman devo impegnarmi molto, perché mi sento proprio un piccolo insetto.
Quindi oggi niente supereroina. Oggi solo Sara, spelacchiata come sempre. 
Sapete, non importa quante persone vi accompagnano a una visita medica.
Quando entri sei solo, e quando esci per un attimo sei sei… sparito. 
Poi respiri e tutto riprende a muoversi, torni ad esistere perché non puoi fare altro.

*

Il neurologo del centro epilessia mi guarda; ormai ci conosciamo da anni, lui mi ha conosciuta nel bizzarro momento in cui ero a metà tra il mondo dei vivi e quell’altro.
Gli racconto come va, ovvero bene ma non proprio alla grande. 
Le crisi persistono, e la situazione si sta facendo un po’ difficile; i miei antiepilettici vanno in contrasto praticamente con qualunque altro farmaco, quindi al momento gli antibiotici non mi fanno effetto e la pillola… Beh, ho il ciclo tre settimane al mese da sei mesi. E quando ho sbalzi ormonali mi vengono le crisi, quindi è tutto un simpatico paradosso.
Penso sia arrivato il momento di cambiare farmaco.”
Io lo guardo annuendo “…E io penso sia arrivato il momento di cambiare neurologo, addio” e me la do a gambe.
Ma lo penso e basta.
Lo guardo “Dobbiamo proprio?”
“Sì, hai ancora tante crisi epilettiche focali. Troppe. E possiamo provare a ridurre cambiando terapia antiepilettica, possiamo provare con qualcosa di più recente. Il tuo farmaco principale è molto vecchio, possiamo provarne uno di nuova generazione.”

Mmh.

Vecchio, nuovo… L’unica differenza per me è che adesso so cosa aspettarmi. 
Va bene, se me lo chiede così come faccio a dirle di no. Però…” lo guardo e poi distolgo lo sguardo “cosa devo aspettarmi?

Lui si appoggia alla sedia “Inizialmente nulla. Partiremo da un dosaggio molto, molto basso e nel giro di qualche mese andremo a salire fino a raggiungere la dose massima; in questi mesi tu dovrai aggiornarmi spesso. Mi scriverai come sta andando, come ti senti fisicamente e psicologicamente, e se noti dei cambiamenti. Chiaro?

Sarà uno scambio epistolare molto avvincente. Posso mettere giù gli aggiornamenti sottoforma di racconto horror?
Cerco di smettere di torcermi le mani. Mi costringo a tenerle ferme in grembo. Ma non ci riesco.
Lui prosegue, come se non stessimo parlando della mia vita per i prossimi mesi “L’effetto collaterale più comune è la sonnolenza. Prenderai questa pastiglia quando sei già a casa, nel letto, in pigiama. La prendi quando vuoi dormire, perché succederà subito, dopo pochi minuti.

Un flash del momento in cui mi hanno fatto l’anestesia totale prima di portarmi in sala operatoria, due anni fa, mi attraversa la mente come un lampo.
Mi addormentavo senza sapere come mi sarei risvegliata. Se mi sarei risvegliata.
La scaccio. 
Ci riprovo.
Guardo il portapenne sulla scrivania.
Capisco che sta aspettando una risposta quindi continuo a guardare il portapenne; non so perché ho il magone. “Non dovrò più ascoltare il Batterino che russa costringendomi a non piazzargli un cuscino sulla faccia, perfetto.”
“Sara… Se non te la senti possiamo aspettare.”
“No, no, facciamolo. Che altro succederà?”
“Un altro effetto collaterale sono i capogiri, per cui attenta quando attraversi la strada, tieniti quando fai le scale e niente camminate da sola nei boschi per un po’.

Cerco di stendere un po’ almeno la punta delle labbra; non mi sta dando notizie terribili, non ha senso piangere, è stupido.
“Mi offende che lei pensi una cosa simile di me. Sono troppo pigra per queste cose, dovrebbe saperlo…
Lui stringe un po’ le labbra in un sorriso un po’ strano e si china in avanti sulla scrivania aggiustandosi un po’ la manica.
Sospiro “Mmh, stiamo per passare alle note dolenti?”
“Un pochino. Potresti diventare più emotiva, più irritabile, più… Instabile.”
Sospiro di nuovo.
“Quanto di più?”
“Se dovesse succedere te ne accorgerai, e anche le persone intorno a te se ne accorgeranno. In quel caso, mi scrivi.

Lui mi scruta mentre io guardo la scrivania senza davvero metterla a fuoco “Va bene, se impazzisco la chiamo. Tutto chiaro.”
Cosa gliene può importare a lui, dopotutto? Sono io che forse cambierò. 

Forse, potrebbe, chissà.

E infine… non è probabile, ma ascoltami bene. Se hai attacchi di panico, crisi d’ansia o -uhm- pensieri brutti, mi devi scrivere subito. Intendo pensieri molto brutti, okay?” mi guarda per capire se ho capito cosa intende e sì, ho capito “In quel caso mi scrivi di notte, di giorno, non importa. E ti dirò come interrompere subito il farmaco. Ci siamo intesi?
Vorrei fare una battuta ma non ci riesco, perché sento che se parlassi in questo momento avrei la voce rotta e non voglio piangere in quello studio.
Annuisco e basta.
Ma probabilmente non succederà niente di tutto questo, okay? Andrà bene. E se siamo fortunati ridurremo le crisi.”
“Va bene. Grazie.”
“Dobbiamo toccare un altro argomento.

Non so cosa aspettarmi.
Tu e il tuo compagno avete in programma di avere figli?”

Ah.

Quello.

No. Non… Non abbiamo intenzione al momento.”
“Ne sei sicura?”
“Sì.”

Non mi chiede se li desidero. Non mi chiede se è per la mia malattia.
Okay. Perché se cominciamo con questo farmaco dovrai assolutamente evitare una gravidanza. Vai a casa e parlane con lui, mi farai sapere.

Ci ho già pensato. 
Ne avevamo già parlato.
Oltre a tutti gli altri motivi, quello che ho avuto io in testa è ereditario. 
Fine del discorso.

Il dottore mi congeda e ci salutiamo, gli prometto di aggiornarlo e gli sorrido prima di uscire.
Cammino fuori dall’edificio e arrivo alla zona con gli alberi; lì, finalmente, appoggio le mani sulle ginocchia e crollo.
Non ci posso fare niente.
Sembra una cosa piccola e stupida aggiungere un farmaco, lo so. Ma è la mia vita che cambia ancora una volta. Non la vita del dottore, non quella del Batterino, non quella di mio padre che mi aspetta nel parcheggio.

E come tutte le altre volte, sarò da sola. Io, me e me stessa, probabilmente in lite.

Come lo ero in ospedale e come lo sono ogni volta che ho una crisi, o che sto male e non posso prendere medicine perché vanno in conflitto coi miei antiepilettici, o come ogni volta che c’è da andare a una visita.

Mi suona il telefono. 

“Ciao Batterino… Sì, ho finito adesso.

“Sara, stai piangendo! Cosa succede?

“Niente, stai tranquillo, adesso ti aggiorno”

*
Quindi miei cari spelacchiati questa è la mia situa al momento, ho giornate di derealizzazione in cui non mi sento nel mio corpo, momenti in cui crollo di sonno all’improvviso per qualche ora, ansia immotivata, nausea, capogiri, insomma un’insalata russa di cose che provo e che succedono. E va bene così. Sono all’inizio, il viaggio per arrivare al dosaggio finale è ancora lungo e per ora qualche crisi sembra essere più leggera! Quindi è tutto positivo per ora. Cioè, fastidioso ma nella norma, tendente al positivo.
Ma vorrei tornare a scrivere cose deficienti, quindi se avete qualche film brutt da consigliarmi.. CONSIGLIATEMI! Ho proprio voglia di arrabbiarmi di nuovo con qualche protagonista. Horror, romantico, commedia, quello che vi viene in mente!
E voi, Spelacchiati, come state? Il gelo è giunto anche da voi?
Hasta la pastaaaaa

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Come rimettere in sesto la vita. Spoiler, non ci riuscirò.

Buongiorno miei cari spelacchiati, oggi io da brava persona epilettica che sta vivendo un momento di crisi mistica ho preso una decisione.
Ho deciso di provare a rimettere in sesto la mia vita. Anche in settimo, se riesco.
Cioè, provarci.
Cioè, iniziare a provarci e vedere cosa succede.
Cioè, iniziare, provarci, distrarmi, dormire, piangere e mandare tutto all’aria.

Ma intanto ho fatto una lista. Una grande e potente lista di obiettivi settimanali.
Li raggiungerò? Ovviamente no. 
Ne raggiungerò almeno la metà? Non credo.
Ma averli scritti mi fa pensare che potrei provarci davvero, questo finché domani non ricorderò quale sia il file e lascerò perdere tutto

Bere come una spugna.
Qualcosa mi dice che bere un bicchiere d’acqua in sette ore d’ufficio non va benissimo.
Mi sento una prugna secca. Un cactus morto. Credo che il mio sangue sia allo stato semisolido ora.
Quindi bere circa due litri potrebbe essere farmi bene. Potrei addirittura scoprire dov’è il bagno dell’ufficio.

Circolazione? Cos’è la circolazione?
Fare tra i cinquemila e gli ottomila passi al giorno.
Sì, non guardatemi così, lo so che dovrebbero essere diecimila ma ehi al momento ne faccio duemila nei giorni attivi e trecento in quelli sedentari quindi partiamo da 5-8000 passi e nessuno si farà male. Credo. 
Ieri sera ho controllato di avere ancora le gambe. Ci sono. Sono come i tentacoli di una medusa. 
Credo mi serva tornare ad avere una circolazione sanguigna.

Tornare dalla psicologa. O è lei a tornare da me?
Lei ogni tanto mi scrive “come va?” sapendo che va male.
Voglio che la sedia davanti al suo studio torni ad avere la forma delle mie chiappe. Voglio finirle i fazzoletti e pagarle le vacanze.

Ginnastica posturale, questa sconosciuta. 
Ho già appuntamento. 
Al momento ho la forma di un punto interrogativo.
Vorrei diventare almeno una virgola.
I miei medici dopo l’intervento mi avevano detto di iniziare un percorso con un trainer. Io avevo iniziato a ignorarli.
Ora sono il figlio illegittimo di Gollum e Quasimodo.

Workout 1-2 volte a settimana. Come le persone normali.
Non me ne frega niente di diventare atletica, vorrei uscire dallo stato di “medusa in decomposizione sulla spiaggia” in cui riverso.
Vorrei avere almeno un muscolo.
Uno.
Non di più.

Skincare. No, non è una parolaccia.
Sulle ciglia ho un grumo di mascara del 1996.
Una chiazza arancione di fondotinta di quando andavo alle medie.
Penso sia giunto il momento di sfrattarli, o quantomeno di cominciare a usare una crema idratante.
Voglio brillare come una lumaca bagnata al chiaro di luna.

E basta. Insomma, non sono cose sconvolgenti, però sicuramente non riuscirò a fare tutto. Cominciamo con le cose più facili, poi vedremo.

Questo perché al momento sono piena di dolori e situazioni mediche complesse, per alcuni non posso farci niente ma vorrei provare ad agire per aiutare il mio corpo a stare meglio. Un pochino.

Insomma, voglio diventare una persona distrutta ma con la pelle pulita, la schiena dritta e il corpo idratato. Se volete il prossimo post sarà un po’ più serio, su questo ultimo periodo.

E voi spelacchiati, come state? Avete liste di obiettivi da (non)raggiungere? Che ne pensate di questi? 

Tifate per me o contro di me?

Hasta la pastaaaa!