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“IO SONO GIORGIA” BookTag

Sono viva! Un po’ malridotta ma viva, tra la febbre e la mia incredibile goffaggine -sono riuscita a inciampare e cadere sbattendo il ginocchio contro lo spigolo del marciapiede aprendomi il suddetto ginocchio- diciamo che sono abbastanza viva. Comunque me le merito tutte queste sfighe, mi sto cacciando in situazioni molto del cazzo quindi qualcuno doveva punirmi… Ho capito, Dio, ho ricevuto il messaggio. Mi chiudo in casa per il resto dei miei giorni.

Penso di avervi già parlato di Matteo Fumagalli che secondo me è un genio, e sul suo canale (vi ho lasciato il link, vi basta cliccare sul suo nome!) ho trovato questo booktag bellissimo ispirato dall’ormai celeberrimo “io sono Giorgia! Sono una donna! Sono una madre! Sono cristiana!” della Giorgiona Melona. Non commenterò nemmeno il suo discorso perché non voglio essere troppo scurrile.

Cominciamo!

IO SONO GIORGIA = Un libro che tratta di identità 

“4,3,2,1” di Paul Auster. Un libro, quattro versioni dello stesso personaggio che rimane sempre riconoscibile nonostante i cambiamenti di infanzia, vita, preferenze sessuali, lavoro e chi più ne ha più ne metta… Ne ho già parlato forse fin troppo ma ho amato questo romanzo.
Una delle letture più belle di quest’anno!

SONO UNA DONNA = Un libro con una protagonista femminile forte

A scuola mi ero innamorata del personaggio di Didone, in tutte le varie trasposizioni letterarie. Fortissima, innamoratissima, senza speranzissima (un po’ come me in ogni mia vicenda sentimentale, io e la Dido ci capiamo.)

E poi più o meno qualunque personaggio femminile in “Il trono di spade”, sono una più pazzesca (e stronza) dell’altra! Daenerys, Brienne, Arya, Cersei… tutte stra-toste, ben caratterizzate, facili da amare od odiare a seconda dei casi.

SONO UNA MADRE = Un libro che parla di famiglia

Qui non si tratta di famiglia vera e propria ma quando si parla di madri oltre alla Giorgiona Melona a me viene sempre istantaneamente in mente Fantine de “I Miserabili”. Una donna che per amore della sua bambina, che non vede nemmeno perché ha affidato alle cure di un’altra famiglia, vende il suo corpo, i suoi capelli, i suoi denti, la sua identità e la sua vita… Personaggio struggente che dimostra l’infinito amore che una donna può provare per la sua creatura.

SONO CRISTIANA = Un libro dalle tematiche esistenziali e/o spirituali

Siddharta, by Herman Hesse.
Un po’ una rottura di coglioni eh, sarà che l’ho letto per un esame, però è un grande classico… almeno una volta nella vita va letto. Un mio amico dice che “gli ha cambiato l’esistenza”.
A me ha solo annoiato quasi a morte, ma sono punti di vista.

GENITORE 1 = Uno dei primi libri che hai letto

Allora.
Io me lo ricordo bene, questo libretto per bambini.

“Il mio primo libro delle cose blu”, o una cosa del genere, con dentro disegnati una balena, un serpente e dell’uva.
Tutte che che non sono assolutamente blu, la mia esistenza è sempre stata una menzogna.

GENITORE 2= Il libro che ti ha spinto all’amore della lettura

Risposta banale ma sempreverde: Harry Potter. Senza di lui non so dove sarei, probabilmente mi sarei data alla droga e alla prostituizione.
(Quindi sì, Harry Potter mi ha rovinato la vita)

SIAMO LGBT = Un libro a tema LGBT

“Pasta al burro a fine mese. Una città hard rock come Bari. La faida dello zerbino con la famiglia del secondo piano. Andrea “Cespuglio” Magli è uno studente con la sindrome del criceto. Ludovico, dark e fascinoso, sembrerebbe l’ideale per toglierlo dalla gabbia, se non fosse un vampiro pericolosamente bisex e per giunta nel mirino del racket.”

Allora, questo non l’ho mai letto ma ce l’ho in wish list da almeno tre anni. Si chiama “Porcaccia, un Vampiro!”, di Giusy De Nicolo. Ragazzi, se avete dei soldi e non sapete cosa farvene me ne regalate una copia, per piacere? Non c’ho danari manco per respirare, i libri li vedo col binocolo.

Però mi ispira un sacchissimo, secondo me vale la pena comprarlo, mi sembra proprio carino!

DIFENDIAMO LA NOSTRA IDENTITÀ = Un libro che spicca per la sua unicità

Regà qua vado un po’ fuori tema e vi tiro fuori un’altra perla del mio passato. Per me questo è unico perché è il solo che mi abbia mai fatta ridere così tanto: “Quella vacca di Nonna Papera” di Claudio Bisio.
Ragazzi, ridevo ad alta voce ogni volta, non importa che sapessi a memoria i brani.
Quando mia mamma ha avuto l’infarto qualche mese fa gliel’ho portato in ospedale per farle passare il tempo, ancora mi ringrazia e ne parla perché anche se era super demoralizzata per la situazione quel libro è riuscito a distrarla e farla ridere.
Stra consigliato come regalo per chiunque sia un po’ giu di morale.

Se vi va di rispondere alle domande potete farlo qui nei commenti o nei vostri blog, ditemelo che passo volentierissimo a dare un’occhiata!
Come sempre grazie mille per tutti i commentini, Spelacchiati del mio cuore, anche se non rispondo sempre vi leggo, rileggo e adoro.

Ora andrò a zoppicare verso l’università cantando “Io sono Giorgiaaa! Genitore 1, Genitore 2!”

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Autoregali libreschi

Bom, ve la butto qui così questa foto delle mie zampette ricoperte da libri fighi.
Sono quattro autoregali che mi sono fatta per il mio compleanno, libri che volevo da una vita e che e che al momento (fino al 30 giugno) saranno disponibili -insieme a tutto il catalogo tascabili- col 25% di sconto in tutte le librerie che vendono Einaudi.
BUTTATEVI A CAPOFITTO, MIEI PRODI, e soprattutto fatemi sapere cosa comprerete!

  • Infinite Jest, di David Foster Wallace:
    Sono a pagina 50, è un libro stranissimo. Non avevo mai letto nulla di Wallace, ho voluto iniziare col botto: devo abituarmi perché è destabilizzante, ma mi sta stregando.
    “In un futuro non troppo remoto e che somiglia in modo preoccupante al nostro presente, la merce, l’intrattenimento e la pubblicità hanno ormai occupato anche gli interstizi della vita quotidiana. Le droghe sono diffuse ovunque, come una panacea alla noia e alla disperazione. Finché sulla scena irrompe un misterioso film, Infinite Jest, cosí appassionante e ipnotico da cancellare in un istante ogni desiderio se non quello di guardarne le immagini all’infinito, fino alla morte. Nella caccia che si scatena attorno a questa che è la droga perfetta finiscono coinvolti i residenti di una casa di recupero per tossicodipendenti e gli studenti di un’Accademia del Tennis; e ancora imbroglioni, travestiti, artisti falliti, giocatori di football professionistico, medici, bibliofili, studiosi di cinema, cospiratori.”

  • L’Arminuta, di Donatella di Pietrantonio:
    Ragazzi, l’ho finito in un giorno e mezzo.
    Adoro il modo in cui è scritto, come la Pietrantonio accosta le parole nelle frasi riuscendo a evocare tanto con poco.
    Ci sono romanzi che toccano corde così profonde, originarie, che sembrano chiamarci per nome. È quello che accade con “L’Arminuta” fin dalla prima pagina, quando la protagonista, con una valigia in mano e una sacca di scarpe nell’altra, suona a una porta sconosciuta. Ad aprirle, sua sorella Adriana, gli occhi stropicciati, le trecce sfatte: non si sono mai viste prima. Inizia così questa storia dirompente e ammaliatrice: con una ragazzina che da un giorno all’altro perde tutto – una casa confortevole, le amiche più care, l’affetto incondizionato dei genitori. O meglio, di quelli che credeva i suoi genitori. Per «l’Arminuta» (la ritornata), come la chiamano i compagni, comincia una nuova e diversissima vita. La casa è piccola, buia, ci sono fratelli dappertutto e poco cibo sul tavolo. Ma c’è Adriana, che condivide il letto con lei. E c’è Vincenzo, che la guarda come fosse già una donna. E in quello sguardo irrequieto, smaliziato, lei può forse perdersi per cominciare a ritrovarsi. L’accettazione di un doppio abbandono è possibile solo tornando alla fonte a se stessi. “
  • 4,3,2,1 di Paul Auster:
    “A volte per raccontare una vita non basta una sola storia. Il 3 marzo 1947, a Newark, nasce il primo e unico figlio di Rose e Stanley: Archie Ferguson. Da questo punto si dipanano quattro sentieri, le quattro vite possibili, eppure reali, di Archie. Campione dello sport o inquieto giornalista, attivista o scrittore vagabondo, le sue traiettorie sono diverse ma tutte, misteriosamente, incrociano lei, Amy. Paul Auster ha scritto una sinfonia maestosa suonando i tasti del destino e del caso: un libro che mette d’accordo Borges e Dickens, un’avventura vertiginosa e scatenata, unica e molteplice come la vita di ognuno. “
  • Walden, Vita nei Boschi, di Henry David Toureau:
    “Nel luglio 1845 Henry Thoreau, a ventotto anni, lascia la sua città natale e va a vivere sulle rive del lago Walden, in una capanna da lui stesso costruita, e vi rimane oltre due anni. Nella quiete dei boschi coltiva il suo orto, legge, osserva gli animali, passeggia nella natura o fino a qualche villaggio vicino, scrive, fa piccoli lavori in casa, nuota. Thoreau vuole “marciare al suono di un tamburo diverso” e cerca la libertà immergendosi nei ritmi della natura. Testo seminale della consapevolezza ambientalista e caposaldo della controcultura americana, “Walden” è il resoconto autobiografico di questo esperimento di vita solitaria, la cronaca quotidiana di un ritorno alla semplicità, una dichiarazione d’indipendenza dalla pochezza morale di una società dedita all’accumulazione di ricchezza.”

E per chi cerca smalti che non costino un patrimonio ma che durino parecchio senza sbeccarsi alla prima occasione io mi sto trovando alla grande con quelli di Naj Oleari: 8 euro, colori classici e bellini più qualche colore pazzerello, e siamo a posto per l’estate.

Voi cosa state leggendo invece, ragazzuoli miei?

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Consigli sparsi (per terra)

Argh.
Il mio indiano di fiducia ha cambiato gestione; da quando ho ricevuto il volantino che lo annunciava riverso in uno stato di panico e profonda tristezza: chi mi cucinerà il mio amato pollo al curry? E quello alla salsa cocco, zafferano e mandorle? Dove intingerò il naan al formaggio, se il mio indiano ha cambiato cuoco e non fa più quella straordinaria salsa piccante?

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Basta, devo distrarmi se no altro che depressione, finiscon cerchiamo di rendere questo blog anche vagamente utile a qualcuno, che ormai sarete stufi di leggere solo boiate… Quindi vi butto lì qualche titolo che ultimamente mi sono letta o guardata.
Cioè non ho letto solo il titolo ovviamente.

Libri:

  • La campana non suona per te“, di Charles Bukowski, aka “Il vecchio sporcaccione”. Ecco, io Bukowski lo sto scoprendo solo adesso, in età avanzata, ma lo sto amando da morire. Errori di battitura, nottate di sesso con donne a volte bellissime e a volte bruttissime, orge, masturbazione, politica… Lui parla di tutto in una maniera che mi lascia senza parole: unisce umorismo a cinismo e momenti di riflessioni spaventose in maniera assolutamente naturale, come se per lui scrivere in questo modo straordinario venisse facile come respirare. Quanto vorrei prendermi un gin tonic con lui, cazzo.
  • American Gods” di Neil Gaiman. Io Neil lo adoro, credo sia una mente geniale. Mi piace tutto del suo modo di scrivere: i dialoghi che fanno sempre morire dal ridere, le trame pazze, gli intrecci inaspettati… Chi dice che Gaiman è solo un autore per ragazzi ha delle pigne secche nella testa al posto dei neuroni. Se poi volete fare le cose per bene recuperate qualunque fumetto/graphic novel a cui lui abbia partecipato (primo tra tutti “Sandman”, che è qualcosa di stratosferico).
  • Le ceneri di Angela“, di Frank McCourt. Qui cambiamo completamente genere. Storia vera di una famiglia irlandese: padre alcolizzato, madre in trappola che cerca di portare avanti la sua famiglia sempre meno numerosa, e il protagonista -Frankie- che racconta tutto, dalle tragedie agli episodi più divertenti con delicatezza e ironia di un bambino che cresce, guarda e impara. Riflessioni sulla religione molto interessanti, tra l’altro.

Netflix

  • “Afterlife”, di e con Ricky Gervais. Se non conoscete Ricky Gervais direi che qui c’è un piccolo mix di tutto quello che è lui, e lo racconta facendoci vedere Tony, neo vedovo che ancora non si fa una ragione del lutto; è perso, depresso, pensa continuamente al suicidio e tiene lontano chiunque cerchi di aiutarlo. Fa delle battute cattive, del black humor e del cinismo la sua armatura e questa serie fa ridere e piangere allo stesso tempo. Ricky Gervais è il mio animale guida.
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  • “Bojack Horseman”, di Raphael Bob-Waksberg. Hollywood: il cavallo-umanoide Bojack, star di una serie tv anni ’90, ora è invecchiato, depresso, scontroso e che cerca di tornare sulla cresta dell’onda, il tutto mentre interagisce con altri pazzissimi personaggi. Divertente, graffiante, satirica su tutto quello che è il mondo del cinema e sulla solitudine, mi piace tantissimo. Siamo tutti un po’ Bojack. Io, almeno, lo sono di sicuro.
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Per ora basta così, di carne al fuoco ne ho messa un pochino e a minuti mi verranno a prendere (no, non quelli della neuro ma i miei amici.) e andrò a farmi un gin tonic carico di frustrazioni e odio per la vita. Sono una persona simpatica, neh?
L’altro giorno ho guardato Hereditary. Ancora non so se mi è piaciuto o meno, ma penso ci scriverò una recensioncina stupidina come sempre.
Hasta luego, spelacchiatos!

Ps: questo editor nuovo non mi sconfinfera, non lo capisco e mi fa sentire vecchia. Sono come mia madre che ancora non capisce una mazza di whatsapp, facebook, instagram e compagnia cantante. Perdonatemi.

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Librando: L’incubo di Hill House, Shirley Jackson

Bene, penso mi trasferirò a Torino in pianta stabile. 
Potete già chiamarmi Sara Ronaldo, conto di accaparrarmelo nel giro di sei mesi di stalking selvaggio. Sarò la sua ombra.
Per chi si fosse perso la notizia visto che ne hanno parlato solamente tutti i giornali, telegiornali e praticamente ogni persona sulla faccia della Terra, Cristiano Ronaldo è passato alla Juventus.
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Io preparo le ovaie.

Parlando di cose vagamente più serie&interessanti… Libri. Anzi uno solo, di libro.
Era da tantissimo che non finivo un libro in due giorni netti. ShirleyJack.jpgSì, avrei dovuto studiare come una pazza in questi due giorni netti (ciao Linguistica Inglese B) e invece ho passato ore e ore a Hill House ad ascoltare risatine sommesse, fruscii nel bosco e porte che nel cuore della notte sbattono come se qualcuno stessecercando di buttarle giù.
Di cosa sto parlando? Del romanzo di Shirley Jackson, il famoso “L’incubo di Hill House“.

Trama:
Chiunque abbia visto qualche film del terrore con al centro una costruzione abitata da sinistre presenze si sarà trovato a chiedersi almeno una volta perché le vittime di turno non optino, prima che sia troppo tardi, per la soluzione più semplice – e cioè non escano dalla stessa porta dalla quale sono entrati, allontanandosi senza voltarsi indietro. A tale domanda, meno oziosa di quanto potrebbe parere, questo romanzo fornisce una risposta. Non è infatti la fragile e indifesa Eleanor Vance a scegliere la Casa, prolungando l’esperimento paranormale in cui l’ha coinvolta l’inquietante professor Montague.
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Io di romanzi horror, mi duole ammetterlo, ne ho letti pochini per ora. Un po’ di Stephen King, un po’ di Lovecraft, qualcosina di Wulf Dorne (che non mi piace per niente), e qualche romanzo dimenticabile regalatomi di tanto in tanto; già con la mia scarsa conoscenza però posso dire he questo romanzo è molto diverso dagli horror più comuni.
Le persone a cui L’incubo di Hill House non è piaciuto dicono “non fa paura, non succede niente”. E hanno ragione, succede ben poco di terrificante. Quasi niente sangue, zero scene cruente, niente mostri né apparizioni improvvise.

Ma ugualmente io, per citare Aldo, Giovanni e Giacomo, “mi stavo cacando sotto.”

“Cosa?”

“Mi stavo cacando sotto!!”

Lo leggevo con l’ansia addosso, come se fossi anche io in quella casa dagli angoli storti, le pareri impercettibilmente inclinate, zone in cui fa cosi freddo che Pingu levate, in quella casa che ti osserva, ti segue e rimane in attesa, pronta a colpire. È un libro basato sulle atmosfere: porte che lasci aperte con mobili a tenerle ferme e ritrovi chiuse, rumori lugubri, una domestica che definire inquietante è un mero eufemismo… Insomma, di cose per fare pauricchia ci sono, ma penso che moltissimo faccia anche la scrittura della Jackson che con un lessico torbido e uno stile non troppo arzigogolato riesce a fare miracoli.

Per dire quanto mi abbia coinvolta vi dico che l’altro giorno me ne stavo sdraiata sul divano immersa nella lettura quando il mio stupido cane ha fatto cadere la scopa all’improvviso: ho fatto un balzo di almeno venti centimetri, ancora un po’ e finivo attaccata al soffitto come Spiderman.
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Arresto cardiaco sventato per miracolo.

Mi ha ricordato un po’ “Annientamento” perché  per tutto il romanzo noi seguiamo Eleonor e la sua percezione della realtà, percezione che però sembra diventare sempre meno affidabile man mano che la casa si manifesta, un po’ come la ricercatrice della trilogia X.

Passiamo ad un po’ di spoiler cosi chi l’ha letto può dirmi la sua.

A me il finale è piaciuto TANTISSIMO.
So che ci sono diverse interpretazioni, ma quella che mi piace di piu e a cui sono arrivata da sola, quindi la piu naturale per me, è che Eleonor sia lo spirito della casa, lo sia sempre stato e sempre lo sarà. Una Eleonor a-temporale, murata viva come suora in passato e murata viva adesso -metaforicamente- in casa con la madre malata, fuori dal mondo, incapace si adattarsi alla vita con altre persone. Strana, infetta anche lei, condannata a quella casa e salvata da quella casa che le offre finalmente un posto tutto suo.

Theodora e Luke premio “persone più fastidiose del mondo” edizione 2018. Lei è una roba insostenibile. Corre, ridacchia, strilla, fa battute deficienti… Ma un valium? Un po’ di xanax? Un cappio al collo e un saltino giù dalla torre?

Non mi è ben chiaro il ruolo della domestica in tutto questo. Perché è così fissata con gli orari? Perché parla solo con la moglie del professor Montague? Perché rabbrividisce nel sonno quando succedono cose a Hill House? 

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Bene, vado a cercare casa a Torino, alla prossima, spelacchiati! Voi fatemi sapere se l’avete letto, se l’avete divano, se volete leggerlo o se avete altro della Jackson, io credo che alla prima occasione mi comprerò Lizzie e La Lotteria.

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Breve aggiornamento e libro in lettura!

Ma quanto è bello stare in casa in biancheria intima con il condizionatore a mille mentre fuori fa così caldo che anche il sole sta sudando? Posso passare così tutta l’estate?
Stasera invece dovrò vestirmi, e anche decentemente perché -rullo di tamburi- ho un appuntamento. Un quinto appuntamento, per la precisione. Con la stessa persona, ovviamente.
Andremo in un ristorante super elegante, se sentite qualcuno urlare “ansia” a squarciagola correndo su e giù per la strada… sarò io. 

Va beh. Terrò per me tutte le paranoie che mi stanno assalendo e condividerò con voi la mia lettura del momento, invece: “La cena” di Herman Koch. Esatto, finalmente lo sto leggendo! Tra l’altro per il mio compleanno me l’hanno regalato due persone diverse quindi ora ho due copie, entrambe con una dedica super carina quindi nope, non ne venderò una. 
Mi sta piacendo tanto, è scritto moooolto bene e il modo in cui si sente la tensione salire pagina dopo pagina mentre ci si avvicina al clou del romanzo fa capire quanto la sua scrittura sia stata studiata al dettaglio. E bravo Ermanno!
Ah, se volete leggerlo… NON LEGGETE LA TRAMA DA NESSUNA PARTE, MEN CHE MENO IN QUARTA DI COPERTINA. Fossi nel signor Koch mi incazzerei a bestia perché spoilerano tutto in due righe.
Limitatevi a sapere questo: “Due coppie sono a cena in un ristorante di lusso. Chiacchierano piacevolmente, si raccontano i film che hanno visto di recente, i progetti per le vacanze. Ma non hanno il coraggio di affrontare l’argomento per il quale si sono incontrati: il futuro dei loro figli.

Basta, torno a studiare tedesco come se non ci sia un domani perché l’esame si avvicina galoppando e io ancora non so come minchiazza declinare gli aggettivi. 

Hasta la vista!

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Consigli libreschi: Jim Carroll, Jonathan Carroll e Thomas Ligotti.

Sto combattendo contro una gran voglia di chiamare JustEat e farmi portare una vagonata di arancini da un posto in centro che fa solo arancini di tutte le dimensioni e di tutti i gusti + 1. 

L’unica cosa che mi ferma è la mia panza che sta lievitando. Ho pure preso un chilo nonostante la palestra, misteri della (non) fede. Voglio illudermi che sia un chilo di massa muscolare, ma la verità è un’altra: la parte più sincera e profonda di me lo sa. E’ tutta nutella. 

Parlando di cose che potrebbero forse interessarvi, oggi mi sono messa a chiacchierare con il bibliotecario -un uomo che è un’antologia umana e che è un appassionato sfegatato di letteratura gotica e di musica scream metal- che mi ha consigliato un po’ di robina che potrebbe essere interessante. 

Io ero andata lì a cercare qualcos’altro di Neil Gaiman e appena gliel’ho detto mi ha suggerito un autore a me sconosciuto, Jonathan Carroll, statunitense, scrittore principalmente horror e fantasy e dall’aria un po’ inquietante.

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Tra i vari titoli ne ho scelti due, il primo è “Gli artigli degli angeli“:
Una notte Ian McGann incontra in sogno la Morte e la sua vita cambia per sempre. La Morte risponderà a qualsiasi domanda vorrà porgli, ma ogni volta che lui non comprende il significato nascosto delle sue risposte, sarà punito con crudeltà efferata. La celebre e bellissima attrice Arlen Ford, malgrado lo straordinario successo conquistato a Hollywood, comprende che il mondo del cinema ha svuotato la sua vita di ogni significato e abbandona tutto per scappare in Austria, dove si ritira in un’incantevole villa sul Danubio e incontra l’uomo che aspetta da tutta la vita, un misterioso corrispondente di guerra slavo, di cui si innamora perdutamente. Wyatt Leonard, ex conduttore di un famoso programma televisivo per bambini, è malato di leucemia e sa di dover morire presto, ma accetta di seguire l’amica Sophie a Vienna in cerca del fratello Jesse, scomparso senza lasciare traccia. Anche Wyatt, malgrado voglia dimenticarsene, ha un conto aperto con la Morte.

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Altro autore dal nome assai simile è Jim Carroll (non ho idea se siano parenti) che è stato non solo uno scrittore ma anche un musicista: ha fondato la Jim Carroll Band, famosetta.
Il suo romanzo più celebre è “Jim entra nel campo da basket“, romanzo autobiografico da cui hanno pure tratto un film con il mio amato DiCaprio e che è stata la mia scelta.

Dalla quarta di copertina: 
“A soli tredici anni, Jim Carroll scrive meglio dell’89 per cento degli autori di romanzi attualmente in attività”. Questo il parere che Jack Kerouac espresse alla prima lettura delle pagine di diario da cui nasce “Jim entra nel campo di basket”: un memoir che all’epoca della sua pubblicazione, nel 1978, fece immediatamente scalpore e che da allora è sempre rimasto un libro di culto per gli amanti delle figure letterarie più “irregolari” e ribelli. Nel 1995 ne è stato tratto un film (Ritorno dal nulla), in cui Carroll era interpretato da Leonardo DiCaprio. È il racconto di un’adolescenza newyorkese fra l’autunno del 1963 e l’estate del 1966, fatta in parte della normalità delle aule scolastiche e dei campetti di basket, ma nutrita soprattutto di scorribande per le strade, sperimentazioni con l’eroina e l’LSD, scoperta del sesso, contatti di volta in volta illuminanti o violenti con l’umanità più varia: preti, spacciatori, poliziotti, tossici, pervertiti, attivisti marxisti e piccoli campioni di pallacanestro, il tutto raccontato con la vitalità trascinante e l’ironia sferzante del miglior punk.”

Questo mi incuriosisce molto, sembra proprio il tipo di romanzo “da me”. A leggere opinioni in giro è delirante, assurdo, folgorante. 
Vedremo.

Infine, chiacchierando di autori che ci piacciono, ho fatto il nome dell’intramontabile Lovecraft e il bibliotecario ha annuito saggiamente, poi su un foglietto mi ha scritto un nome: Thomas Ligotti. A sua detta è un Lovecraft contemporaneo dalla penna straordinaria. E io ci credo: è lui ad aver scritto i dialoghi del personaggio interpretato Matthew McConaughey in True Detective, facendomelo quasi apprezzare. E credetemi, a me mr McConaughey sta proprio antipatico. 

E voi come state? Come butta? Cosa state leggendo? Conoscete qualcuno dei titoli o degli autori di questo post? 
Fatemi sapere!

 

 

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Prossime letture: Neil Gaiman e Philip Roth!

Ahh le belle giornate. E le belle serate. Il sole, il cibo, gli alcolici, i giochi da tavolo, le amicizie finite perché hai comprato Parco della Vittoria, il reggere la testa della tua migliore amica che ha bevuto decisamente troppo…

A parte questo credo ci sia un qualche movimento astrale in atto perché non so spiegare il miracolo per il quale io ho passato due esami su due. Pa-pam! Non tedesco, quello non lo passerò mai, ma almeno mi sono levata altri due esami dal groppone.

Visto che ho comunque passato un’altra giornata in biblioteca perché voglio lanciarmi in un’impresa titanica a giugno e dare dieci miliardi di esami ne ho approfittato per prendere due libri:

  • “Pastorale Americana” -Philip Roth- : “Seymour Levov è un ricco americano di pastorale-americana1-665x1024successo: al liceo lo chiamano “lo Svedese”. Ciò che pare attenderlo negli anni Cinquanta è una vita di successi professionali e gioie familiari. Finché le contraddizioni del conflitto in Vietnam non coinvolgono anche lui e l’adorata figlia
    Merry, decisa a portare la guerra in casa, letteralmente. Un libro sull’amore e sull’odio per l’America, sul desiderio di appartenere a un sogno di pace, prosperità e ordine, sul rifiuto dell’ipocrisia e della falsità celate in quello stesso sogno.”
    Non l’ho ancora letto ma ne ho sentito parlare, anche perché ne hanno fatto un film di recente. Un padre che cerca di tenere uniti i cocci di una famiglia in frantumi quando la figlia compie un attentato terroristico per poi fuggire.

    La storia mi piace tantissimo, è il mio primo approccio a Roth… Vediamo se saprà conquistarmi. Voi l’avete già letto o avete letto qualcos’altro di suo?
  • “Cose Fragili” -Neil Gaiman-: Un circo misterioso terrorizza il pubblico con una performance straordi5577606_290739naria prima di svanire nella notte, portando con sé uno spettatore… Due anni dopo American Gods, Shadow va a visitare una vecchia villa scozzese e si trova intrappolato in un gioco pericoloso di mostri e omicidi… In un’Inghilterra vittoriana appena un po’ alterata, Sherlock Holmes si trova alle prese con il più inquietante delitto della corona mai registrato dalla storia… Due ragazzini si intrufolano in una festa e incontrano le ragazze dei loro sogni e dei loro incubi… I membri di un esclusivo club epicureo si lamentano perché hanno ingerito qualsiasi cosa gli fosse possibile ingerire, tranne il leggendario, rarissimo ed eccezionalmente pericoloso uccello d’Egitto… Un incalzante succedersi di invenzioni – compresa un’avventura ambientata nel mondo di Matrix – affolla questa raccolta che contiene esattamente il tipo di storie che ci si aspetta da Neil Gaiman: brillanti, originali, fantasiose, capaci di fare un salto dall’horror al gotico, di mettere un piede tra i fantasmi e le paure dell’infanzia.”
    Sarò sincera, l’ho preso quasi a occhi chiusi questo. Neil Gaiman è un autore che semplicemente adoro. E’ bravissimo nello scrivere romanzi per ragazzi e ancora di più a scrivere sceneggiature. I suoi romanzi in generale hanno un’ironia e una profondità… E soprattutto Sandman, il fumetto scritto da lui che è qualcosa di meraviglioso. Non sono molto ferrata in materia fumetti, ma davvero… Leggetelo. Non ve ne pentirete.

    Tornando a “Cose Fragili” mi sono bastate due cose per prenderlo: l’autore -un nome una garanzia- e il titolo. Perché mi sento una cosa fragile anche io al momento.

Io torno ad aspettare con impazienza il pacchetto di Mulac, perché non ho resistito e mi sono comprata un po’ di rossetti: Hocus Pocus (viola metallizzato), Satisfaction (che credo sia un amaranto-ciliegia) e Vintage (rosa-marroncino metallizzato). Sono in fibrillazione, se non mi arriva domani credo mi impegnerò a intercettare il pacchetto ovunque esso sia e accaparrarmelo. 

Fatemi sapere voi che letture state facendo, come sta andando la vostra vituzza, aggiornatemi come una pagina di google. 

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Librando: Io e Mabel, e chiacchiere varie

Ommmmmioddio, sono tornata in palestra dopo due settimane di inattività (lo so, faccio schifo e merito i risvoltini forzati) e stavo per morire, collassare lì con i miei due pesetti da dieci grammi.
Ho visto la luce e ho sentito proprio cori di angeli risuonare qua e là, credo di essere stata ad un soffio dal raggiungere il Creatore. Avete presente in The Sims quando arriva il Tristo Mietitore e ci si gioca la vita a scacchi? Ecco, chiunque abbia giocato per me ha vinto ma c’è mancato poco.
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Puttanate a parte, finito l’allenamento ero distrutta. Disintegrata nel corpo e nella mente. MAMMA MIA CHE FLACCIDUME UNICO, credo di non avere dei polmoni ma delle minuscole sacche d’aria come i passerotti. Non ho fiato. Se soffio per fare le bolle di sapone finisco in rianimazione.

A parte che l’allenatore (ancora  non ho capito come chiamarlo, se ne sta lì a chiacchiere con tutti e ogni tanto mi lancia occhiate di disprezzo) mi ha cazziata come se non ci fosse un domani. E’ stato inutile pigolare “ma…gli esami… sessione primaverile…”, mi ha fatta sentire una cacchetta di chiuaua.

In ogni caso è una questione di priorità e personalmente vorrei laurearmi entro i quarant’anni; se questo significa saltare sessioni in palestra e diventare un metro e settantatrè di altezza per due di larghezza va bene così, vuol dire che rotolerò in giro risparmiando sulla benzina.

Ho intanto finito Io e Mabel, e devo dire che mi è piaciucchiato. Si parte da un lutto e si arriva molto lontano tra battiti d’ali, beccate dolorose, cadute e risalite. La protagonista 6720950_1265978si aggrappa alle ali di Mabel nel tentativo di uscire dalla depressione in cui è caduta, arrivando ad avere un rapporto quasi morboso con l’animale, chiudendosi in un microuniverso in cui esistono solo lei il suo astore. Impara ad essere meno umana e racconta di T.H White (autore delle storie di Merlino narrate ne “La spada nella roccia”) e della sua omosessualità repressa, racconta di come si è chiusa sempre di più allontanando il mondo intero che non capiva il suo dolore. E poi parlra di come è riuscita a riaprirsi alla vita e a donarla anche a Mabel.
Un po’ pesantino, un po’ lentino (e non un polentino, fate attenzione), le parti su White mi sono interessanti ma di una pesantezza disumana, i pesi che sollevo in palestra non sono nulla in confronto, ma in generale è stata una bella lettura.
Sto evitando accuratamente di fare battute sugli uccelli, dico solo che me ne sono venute in mente dodici fin’ora.

A me le storie con gli animali turbano sempre emotivamente, sono un’animo sensibile, quindi ora il mio unico desiderio è darmi alla falconeria; già mi ci vedo a farmi fare a fettine le braccia dagli artigli di un astore.

Non riesco proprio a scrivere un post serio oggi, scusatemi. Sarà l’esame di didattica che mi ha risucchiato i neuroni e li tiene in ostaggio, non so. L’idea di essermelo tolta per sempre mi riempie di gioia.

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io dopo l’esame

Perché di cose da dire su questo libro ce ne sarebbero, e anche parecchie: la grande metafora dell’accettazione e del superamento del lutto, il legame unico che si può instaurare con un animale, l’accettare l’ineluttabilità della vita… Come vedete anche io so parole difficili come “ineluttabilità”, siete sorpresi eh? Conosco anche parole di tante sillabe, checchè voi pensiate. Tsk.

Ora ho lì sul comodino a fissarmi “Generazione Perduta”, credo lo comincerò a breve anche se mi spaventa un po’ e mi irrita molto l’impaginazione. Okay, sarò pazza, me ne rendo conto, ma hanno lasciato tipo mille centimetri di margine da ogni parte come nei libri per ragazzini e la cosa mi altera molto.

E voi cosa state leggendo? Ditemi, che ora che ho di nuovo la tessera della biblioteca mi sembra di avere le chiavi del mondo. 

Alla prossima, spelacchiati!

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Pubblicato in: Librando, libri, Senza categoria

The social media book tag!

Buonasera spelacchiati e spelacchiate del grande mondo, come butta? Io butto decentemente, diciamo che sopravvivo. A tutto quello già raccontato finora si aggiunge l’avvicinarsi della sessione di esami, quindi io sto pensando di lanciarmi nel Sesia.
Comunque sia, oggi Book Tag, un tag che ho visto con molto piacere sul canale del già citato Matteo Fumagalli.Risultati immagini per ghirigori per blog

TWITTER: Il tuo racconto breve preferito
Mmh. Non leggo tantissimi racconti, ho da breve comprato una raccolta di Lovecraft che non vedo l’ora di cominciare ma per ora cito “La Gabbianella e il Gatto“, che è il racconto che associo alla mia infanzia, che occupa un posticino importante nel mio cuore da lettrice e che consiglio e straconsiglio a tutti, grandi e piccini, gabbianelle e gatti. 

FACEBOOK: Un libro che ti hanno insistentemente consigliato di leggere
Mah… me ne sono stati consigliati parecchi -Divergent e Colpa delle Stelle con particolare veemenza ma no way-. Io prima di te di JoJo Moyes, mi hanno parlato di questo libro in tutti i modi, in tutti i luoghi e in tutti i laghi quindi ho ceduto (in realtà partivo con l’idea molto arrogante di smontarlo, pensavo non mi sarebbe piaciuto) e invece l’ho apprezzato e mi sono pure commossa. Maledetto.

TUMBLR: Un libro che hai letto prima che diventasse un fenomeno
Qua c’è da tornare un po’ indietro negli anni ma sono stata una precursora di Twilight all’epoca. Lo avevo adocchiato in biblioteca e me l’ero portata a casa pensando che era un’idea originale quella della storia d’amore tra un vampiro e un’umana. 
Se solo avessi saputo…
MYSPACE: Un libro che non ti ricordi se ti sia piaciuto o meno

Come ho già detto altre volte la mia memoria fa abbastanza pena, spesso non ricordo le trame dei libri letti neanche troppo tempo fa, ma mi ricordo sempre se un libro mi è piaciuto o no. Un sacco di volte mi sentirete dire “non ho idea di cosa parli questo romanzo ma mi ricordo che mi è piaciuto un sacco”, per esempio “La ragazza con l’orecchino di perla” o “Il giovane Holden” (sono una capra, lo so! Al più presto una rilettura per rinfrescarmi la memoria, giuro)

INSTAGRAM: Un libro così bello che hai dovuto pubblicarne la foto su instagram
In ritardo sui tempi come mio solito sto scoprendo in questo periodo la passione per Instagram, e per lo più metto foto del mio cane… L’unico libro che ho instagrammato è stato “In una sola persona” di John Irving; ho scattato una foto al titolo di un capitolo, “cotte per le persone sbagliate”, e la mia simpatica caption è stata “più che cotte i miei sono proprio abbrustolimenti”. E non sapevo ancora quanto effettivamente sarei rimasta scottata, sciocca me! 

YOUTUBE: Un libro che speri divenga un film
Sto per fare la rompiballs, ve lo dico. 
Nessuno.
Se un libro mi piace tantissimo l’ultima cosa che spero è che diventi un film, per due ragioni: una è che sono di quella corrente di pensiero che sostiene che “il film è sempre peggio del libro” (a parte rarissimi casi ne sono fermamente convinta), la seconda è che detesto quando qualcosa che apprezzo diventa mainstream. Lo so, sono una persona brutta e una brutta persona. Sorry -cit Justin Bieber-

GOODREADS: Un libro che consiglieresti a tutti
Qua sarò banale, abbiate pietà della mia anima innamorata follemente de “I Miserabili” di Hugo. Lo avrò citato in ogni post, non posso farci niente… Lo adoro. A presto una rilettura.
In alternativa Harry Potter, che per me resta una saga imperdibile che insegna e dona tantissimo… Diffidate da chi dice che “è per bambini, gnè gnè“. Allontanate queste persone dalla vostra vita.

Bene, il tag è finito e spero vi sia piaciuto! Chiunque abbia voglia di rispondere a queste domande può farlo nei commenti (mi farebbe molto piacere leggervi!) o linkarmi i post al tag nei vostri blog, è sempre un piacere leggervi e scoprirvi!
Alla prossima 

 

 

 

 

 

Pubblicato in: http://schemas.google.com/blogger/2008/kind#post, libri, serie tv, to be

To be read, watched, bought #Agosto


To be… read, watched, bought

ovvero una carrellata di buoni propositi letterari, cinematografici, e shoppingosi


Allora e alla mezz’ora, nuova tipologia di post… O almeno credo.
Io sono una persona che veramente, nonostante tutti gli sforzi, porta a conclusione poche cose. Il corso di tennis abbandonato dopo tre anni, il disegno, l’università… No okay l’università la devo finire perché ormai è una questione di principio.
Comunque sia, essendo una persona così poco incline a portare a termine i suoi impegni (vi sarete resi conto che sono due ore che scrivo sto post e non mi viene mica in mente il vocabolo per descivere la mia categoria di persone) ho pensato “massì, facciamo come tutte le persone organizzate e poniamoci dei paletti”.
I miei paletti di questo mese sono due/tre dal punto di vista libresco:

To be read

  1. La regina dei draghi: quarto librozzo della saga di George “sono malvagio” Martin, sto già cominciando a vacillare. Ma devo finirlo e andare avanti a oltranza. DEVO.
    Mentre la cometa di sangue continua a brillare nel cielo dei Sette Regni, la Guerra dei re prosegue senza esclusione di colpi. Ma, all’estremo Nord, forze oscure e minacciose si fanno sempre piu incombenti. L’esistenza stessa dei Sette Regni e in pericolo.”
  2. In una sola persona by John Irving.
    “Sono i nostri desideri a plasmarci. In un minuto scarso di accese, inconfessabili fantasie ho desiderato di diventare scrittore e di fare sesso con Miss Frost, non necessariamente in quest’ordine.” Quando Billy, a tredici anni, entra per la prima volta nella biblioteca della sua cittadina del Vermont, è in cerca di libri su ragazzi che si sono presi “una cotta per la persona sbagliata”: nel suo caso il futuro patrigno Richard, il crudele compagno di scuola Kittredge e la stessa bibliotecaria Miss Frost, statuaria, con le spalle larghe, i bicipiti robusti e un seno da adolescente. Figlio di un crittografo da cui la madre si era subito separata, cresciuto in una famiglia di uomini eccentrici e donne puritane, circondato da un cast di amici, amiche, amanti, travestiti, transgender che rifiutano di farsi incasellare in una categoria o in uno schema, Billy racconta oltre mezzo secolo di avventure tragicomiche alla ricerca di sé (e del padre). Attraverso le sue parole, John Irving mette in scena una toccante epopea sul terrore di essere diversi, sulla profonda verità delle passioni che ci abitano, sulla felice impossibilità di essere altro da sé.
    Questo l’ho trovato all’IBS nel reparto “libri usati” a metà prezzo, avendo sentito parlre molto bene di Mr Irving l’ho arraffato immediatamente.

  3. Strawberry Fields by Mark Lewisohn
    Non che ci sia una vera e propria trama, seguiamo lo svilupparsi di questo incredibile album e il tour che ne è seguito ma vi lascio la quarta di copertina:
    Scritto dal più autorevole studioso del mondo Beatles è una trafelata corsa da Penny Lane al concerto sul tetto della Apple passando per ragazzine urlanti, anime di gomma, trichechi e campi di fragole per sempre.
    Una favola moderna, un thrilling, un irresistibile bigino per sapere tutto sull’unica vera Band dei quattro”


To be watched
,

 ovvero film e serie tv che voglio guardare in questo mese:

  1. Mommy by Xavier Dolan, datato 2014.
    Diane è una madre si
    ngle, una donna dal look aggressivo, ancora piacente ma poco capace di gestire la propria vita. Sboccata e fumantina, ha scarse capacità di autocontrollo e ne subisce le conseguenze. Suo figlio è come lei ma ad un livello patologico, ha una seria malattia mentale che lo rende spesso ingestibile (specie se sotto stress), vittima di impennate di violenza incontrollabili che lo fanno entrare ed uscire da istituti. Nella loro vita, tra un lavoro perso e un improvviso slancio sentimentale, si inserisce Kyle, la nuova vicina balbuziente e remissiva che in loro sembra trovare un inaspettato complemento.”

  2. Interstellar by Christopher Nolan. Cercando di superare la mia avversione per Matthew McConaughey.
    “Una piaga sta uccidendo
     i raccolti della Terra, da diversi decenni l’umanità è in crisi da cibo e quasi tutti sono diventati agricoltori per supplire a queste esigenze. La scienza è ormai dimenticata e anche ai bambini viene insegnato che l’uomo non è mai andato sulla Luna, si trattava solo di propaganda.
    L’ex astronauta Cooper, mai andato nello spazio e costretto a diventare agricoltore, scopre grazie all’intuito della figlia che la NASA è ancora attiva in gran segreto, che il pianeta Terra non si salverà, che è comparso un warmhole vicino Saturno in grado di condurli in altre galassie e che qualcuno deve andare lì a cercare l’esito di tre diverse missioni partite anni fa. Forse una di quelle tre ha scoperto un pianeta buono per trasferire la razza umana e in quel caso è già pronto un piano di evacuazione. Andare e tornare è l’unico modo che Cooper ha di dare un futuro ai figli.”

  3. Daredevil, 2015, by Netflix

To be bought:
  1. E ora parliamo di Kevin, by Lionel Shriver.
    A 16 anni, Kevin ha preso l’arco con cui si esercitava da tempo e ha ucciso sistematicamente, nella palestra della scuola che frequentava, sette compagni, un inserviente e l’insegnante di algebra. Uccidere, nella sua logica distorta, era il mezzo per uscire dalla massa indistinta e diventare protagonista. E ora lo è, nel carcere minorile in cui è rinchiuso, temuto e rispettato dagli altri giovani reclusi. A raccontarcelo è la madre, Eva Katchadourian, newyorkese di successo, in una serie di lettere al marito assente. Attraverso le sue parole si snoda la storia della famiglia e dei suoi componenti: Eva, con il suo rapporto ambivalente nei confronti della maternità, il marito Frank, sempre pronto a giustificare il figlio in totale contrasto con lei, e lo stesso Kevin, un piccolo genio del male da quando ha aperto gli occhi sul mondo. Lettera dopo lettera, è un susseguirsi di fatti e di episodi che scavano nella vita familiare e ci restituiscono un quadro lacerante, sofferto, filtrato dalla lucida intelligenza e dalla profonda umanità di Eva, che non smette di chiedersi se non sia anche sua, e del rapporto di malcelata ostilità con il figlio, la colpa di quanto è successo”
    Ah, hanno anche tratto un omonimo film dal libro.

    Spero che questa carrellata di titoli non vi abbia annoiato e che, anzi, qualcosa vi abbia incuriosito… Vedremo cosa riesco a combinare in questo (mezzo) mese!