Pubblicato in: GOMBLODDOH, http://schemas.google.com/blogger/2008/kind#post, Marc Marquez, valentino Rossi

Ciarliamo di complotti mistici

Hello from the other siiiiiiiideee
I must have called a thousand timeeeeeeesss
To tell you I’m sorry for everything that I’ve done..


E’ tutto il giorno che ascolto Hello di Adele, ma sono sicura di non essere l’unica… Che pezzo, regà, questo sì che è un signor ritorno.

C’è forse un po’ di autotune che in certi momenti della canzone si sente un po’ troppo ma per il resto è impeccabile; era un sacco di tempo che un ritornello potente non mi dava sensazioni così forti come qhello di questa canzone.

A me piace ricordare questo, che vi devo dire

Va beh va, parliamone. Ciarliamone.
Marquez Rossi.
Lo so che è mercoledì e che già la domenica sera si dovrebbe smettere di parlare del GP, ma stavolta l’internet è implacabile e io detesto un po’ tutti.
Chi dice che Marquez è un escremento di elefante, chi dice che Rossi è Chuck Norris sotto mentite spoglie, chi dipinge Lorenzo come un malvagio cattivone dei cartoni animati…
Io penso che tra calci rotanti, ostruzionismo e sette segrete vadano condannati tutti a morte per lapidazione.
Ci aggiungo anche Pedrosa che non si sa mai, piccolino com’è sembra insospettabile e poi viene fuori che c’è lui dietro tutto questo. Avrà scommesso dieci centimetri che avrebbe vinto Jorge e poi ha pagato Marc per fare danni e intanto incitava Valentino ad arrostire Marquez con il tubo di scappamento.
C’avrei infilato anche papà Marquez nella vicenda ma credo che sia immortale. (mi aspettavo che saltasse in mezzo al circuito e stendesse Rossi con un’onda energetica, sinceramente… Che autocontrollo, quell’uomo. Se Marc fosse stato mio figlio altro che salti furiosi, aspettavo Rossi ai box con una mazza ferrata, qualunque fosse stata la dinamica dei fatti.)

Non c’entra niente ma mi ha fatto un sacco ridere ai tempi, e qua c’è da sdramatizzare

Posso dire una cosa a tutti?
State calmatevi, come dice una mia amica.
Tranzolli. Sciallatevi. CALMA.
Non è tutta una congiura quel che luccica. Anzi, non è tutta una congiura quel che è spagnolo.
Sarò ingenua ma mi piace pensare che la situazione sia ridotta a Marc e Valentino, non che sia una questione di livello mondiale (anche se mi aspetto una chiamata di Obama a Rossi visto come si stanno mettendo le cose).
Un’altra cosa che mi da un fastidio boia sono i VIPPI su twitter e Facebook dicono cose, pensieri astrusi, se mi permettete il termine direi stronzate. Baggianate. Buffonate (non cose dette da Buffon, sia chiaro… Almeno Gigi lasciamolo fuori). 
Vasco? Lo so che avete lo stesso cognome e ti senti in diritto di difendere il buon nome dei Rossi e di tutte le varie tonalità, ma non puoi tornare a bere e drogarti come tutti?
Renzi, ma non hai qualcosa tipo L’ITALIA a cui pensare? Cosa chiami Valentino, cosa? Perché? Chiama anche me quando vengo rimandata ad un esame già che ci sei. 
Alessandro Borghese, seriamente? Inciti Iannone a stendere tutti? Ma what?
Uh ecco.
Iannone.
Iannone il nuovo salvatore, il Messia della MotoGP.
Iannone che fino a uno sputo di secondo fa era un maledetto caprone che ha rubato punti al dio Rossi… 
Iannone fai una cosa tu che puoi: manda tutti a fare in cu.
Tanto gli insulti di gente imbecille ti piovono già addosso, purtroppo.

Già sento persone dire “eh ma tu tanto tifi Lorenzo, babbuina, sei di parte”.
La voglia di dare padellate a destra e a manca mi assale continuamente quando sento queste cose.
Tifare per un pilota non mi rende idiota, sapete? Se vedo nefandezze lo dico claro e tondo. 
E domenica ce ne sono state, hai voja, A fine gara ero così amareggiata che non sono riuscita nemmeno a cominciare il Pagellando, non ci vedevo niente da ridere. Ora sono calma e rilassata e stupida come sempre, ma super buu per la gara pochissimo sportiva da parte di Marc, Valentino, il commissario che sventola bandiere gialle a caso, la Direzione Gara che prende decisioni pescando le sanzioni in versione pesca fortunata, i giornalisti che se la prendono con Lorenzo inventando cose, Jorge che si butta a capofitto in crociate non sue… Che domenica orrida. 

Standing ovation per Pedrosa che nelle ultime gare ha fatto cose incredibili, ma che diamine gli è successo? Super Pedrosa alla riscossa, vai e vinci sto mondiale, questo punto tifo per te.
Se l’anno prossimo Pedrosa rimane con questa grinta la vedo neanche nera, nerissima per tutti, è inacchiappabile!
Oltre ad essere un pilotone è pure quello che da uomo è uscito meglio questa domenica. Okay che era quello più esterno ai fatti, ma le sue risposte sono da incorniciare.

Va beh, se il mio punto di vista non fosse ancora chiaro lascio una gif esplicativa rivolta a tutti quelli che hanno polemizzato qualunque cosa arrivando a dire astrusità di ogni genere:

Ps: l’ipotesi del gombloddoh mi sembra così cretina che preferirei tagliarmi le dita con le forbici piuttosto che scriverci qualcosa riguardo.

Pubblicato in: Danilo Petrucci, http://schemas.google.com/blogger/2008/kind#post, Jorge Lorenzo, Marc Marquez, MotoGP, pagellando la MotoGP, Pagelle, valentino Rossi

Pagellando la MotoGP #Silverstone

Pagellando la MotoGP #Silverstone

ovvero quando la pioggia colpisce ancora


Aaaaalllora cominciamo che ce n’è da dire a sto giro!

Partiamo dall’inizio va, con un misterioso Brad Pitt selvatico che si aggira per il circuito fangirlando come un dodicenne perché ha incontrato Valentino Rossi. Brad, ma con tutti i danari che hai è possibile che tu lo incontri ora per la prima volta? 

Vuoi dirmi che le altre volte non ti hanno fatto entrare? Sei stato in tribuna come i comuni mortali di ceto medio-alto?
E’ oltraggioso. Nessuno mette Brad Pitt in un angolo in tribuna senza fargli incontrare Valentino.

Ma passiamo ai motori, va. Andando un po’ a logica e sapendo che in Inghilterra piove praticamente un giorno sì e l’altro pure, molto saggiamente montano tutti le gomme da asciutto.
E qui proprio mi sono cadute le braccia, le ho raccolte da sotto al divano perché erano rotolate via. Okay che pareva tutto asciutto ma ho proprio in mente le facce di tutti pieni di sconvolgimento, come se lì non piovesse da tre ere geologiche e quello fosse un evento incredibile… Mah.
Con la partenza ritardata di una ventina di minuti riescono tutti a mettere le gomme necessarie (vista la sorpresa generale pensavo non le avessero neanche portate, ohibò) e poi tutti in griglia.
Si spengono i semafori e Jorge si lancia in avanti sperando di andare così veloce da non essere neanche colpito dalle gocce d’acqua, dietro c’è Marquez in modalità francobollo e dietro ancora ci sono Pol Espargaro e Gialli Verdi Rossi.
Polletto passa Marchetto, che viene superato pure da Rossi ma si riprende subbbbbito (letto alla Pippo di Camera Cafè, mi raccomando) la posizione.
Miller centra Crutchlow che anche quest’anno la vede dura finire una gara in sella alla moto.
Marquez e Rossi passano Lorenzo come se non ci fosse un domani, poi lui perde dieci milioni di secondi a giro e Marquez e Rossi filano via cantando sotto la pioggia.
In tutto questo comunque non so bene quando perché nessuno l’ha mostrato prima della fine della gara, Espargaro ha centrato Lorenzo con una motata dritta sul costato.
Nel giro di qualche giro (mamma mia che giochi di parole incredibili) tutti passano Lorenzo, anche Brad Pitt in bicicletta che in un momento di follia ha tentato di raggiungere il suo amore Valentino.

Petrucci intanto è quarto, davanti a Dovizioso, con Jorge che ormai è in Qatar a finire la gara con Melandri.
Battutine a destra e a manca oggi, mamma mia.

Marquez ormai è addosso a Rossi, ancora un po’ e andranno sulla stessa moto, Lorenzo è decimillesimo dietro a Dovizioso, Petrucci e Pedrosa (pure Pedrosa, Jorge? Davvero? Fatti sorpassare da Agostini a piedi, già che ci siamo) e l’ansia sale quando… Marquez cade. Viene sbalzato un po’ via dalla sua moto che si crede un cavallo da rodeo e fa una scivolatona a tutta velocità sulla ghiaia.

Game over per Marc

Lorenzo intanto ha raggiunto il Dovi ma il suo casco tifa Italia quindi gli da forfè e si appanna senza ritegno. Ringrazia che non siano spuntate da dentro due dita per cavarti gli occhi, a questo punto.
Rossi ordunque è al comando da solo con un vuoto di sette secondi dietro di sè.
Ma lo squalo Petrucci è in agguato. Ha messo gli occhi sul 46 e non ha intenzione di lasciarsi scappare l’occasione di salire sul gradino più alto del podio, dunque mette il turbo e parte alla volta del Doctor. E nel giro di pochi minuti fa venire un certo cagotto a tutti i fan di Rossi, che perde qualcosa come mezzo secondo a giro.
L’ansia allo stato brado.
Ho sentito dalla finestra gente che urlava “oddio lo prende, lo prende!”. E’ così che si riconosce chi guarda la MotoGP.

Alla fine comunque nada de nada, Rossi vince di brutto, secondo Petrux e terzo Dovizioso.





Valentino “il surf è il mio mestiere” Rossi: 10 e lodissimo.
E’ riuscito a fare delle qualifiche decenti e già questo è un traguardo. Non partedo dalla decimillesima posizione è riuscito a stare tra i tre davanti già dall’inizio, poi diciamocelo: se partendo nono arrivava secondo partendo quarto era chiaro che sarebbe arrivato con una decina di giri di vantaggio sugli altri. No?

Poi chiaramente il GOMBLODDOH ordito dal mondo intero per farlo vincere ha aiutato.

Danilo “faccio cagare addosso i tifosi di Valentino proprio all’ultimo” Petrucci: 10.
Dieci per la simpatia e per il fatto che ha davvero messo l’ansia a tutti agli ultimi giri, ravvivando un finale che poteva essere noiosissimo invece.
E poi è stato bravissimo, siamo tutti così orgogliosi Petrux!

Andrea “tiè” Dovizioso: 9
Tranquillo tranquillo (si fa per dire) lesto lesto il Dovi si è riaccaparrato il podio. Pensavo lanciasse giù Petrucci per piazzarsi al secondo gradino.
Le Ducati sull’acqua sono pazzesche, complimentozzi a tutto il team! 


Jorge “cataratte venite a me” Lorenzo: 6
Ahh, che fatica, Jorge. Che lui ha lo stesso rapporto che hanno i gatti con l’acqua lo sappiamo, che dopo Assen 2013 abbia sofferto come un cane lo possiamo solo immaginare, che debba cambiare fornitore di casco lo urliamo a pieni polmoni. Ma posso dire una cosa? Una cosetta?
Io non sparerei troppo letame sul mio fornitore di caschi, così come non insulto i camerieri: Jorge non vorrei sputassero nel tuo casco, se capisci cosa intendo. Già stavolta ci hanno alitato sopra… Il passo è breve.

Visto che questa è la gara delle polemiche io vorrei dire un paio di cose. E non perché tifo per lui ma perché vedo tanta mancanza di rispetto.
Parliamo di Lorenzo. Ma voi che guardate le gare dal divano di casa pensate veramente di poter dire “che pirla non ha messo il paranaso” “se l’è cercata” eccetera? Ma seriamente? Ma pensate che un pilota professionista non sappia queste cose, e che se anche se ne dimenticasse il suo super staff non rimedierebbe?
Mah.
La teoria del complotto a favore di Rossi non sto neanche a parlarne: siete matti. E basta, caso chiuso. Veramente leggere certe danno proprio l’irritazione… Staccatevi le dita e usatele come soprammobili, per favore. Basta commenti cretini. 

Per stavolta è tutto, alla prossima amici!

Pubblicato in: figli, film, filmando, http://schemas.google.com/blogger/2008/kind#post, mommy

Filmando #Mommy

Filmando  #Mommy

Ovvero quando essere mamma è un casino

Non so perché ma ultimamente sono un po’ fissata con libri e film che riguardano il rapporto complicato tra madre e figlio.
Sarà che più il tempo passa più il mio essere donna viene fuori e mi rendo conto che prima o poi vorrò (e badate bene: vorrò, non dovrò) avere un pargoletto tutto mio. Ed è spaventoso pensare di mettere al mondo qualcuno, di crescere un essere umano che un giorno andrà in giro, avrà delle idee, esprimerà opinioni sue.
E se sarà malato?
E se crescendo diventasse uno psicopatico, o un serial killer?
E se sarò una pessima madre? Le sue azioni saranno tutte colpa mia.
Ultimamente queste domande me le faccio spesso. A volte crescere fa paura, eh?

Mommy è un film del 2013 di Xavier Dolan ed è un film molto turbolento e molto duro, ed è esattamente quello che cercavo. E’ assolutamente particolare, unico nel suo genere, fonde immagini visivamente forti alla musica a dialoghi volgari, cattivi.
Mi ha turbata.

Diane ha un fliglio, Steve. Lui ha quattordici anni e soffre del decifit di mancanza di attenzioni, è iperattivo e durante le sue crisi diventa violento tanto che la sua stessa madre avrà paura di lui più e più volte.
Scatti d’ira, momenti di gioia irrefrenabile, bisogno di dolcezza, carezze… Steve è una bomba di emozioni e di necessità, dà tanto quanto richiede.
Come gestire una situazione così? Come trovare la forza di andare avanti, di fare bene, di credere in un futuro migliore?
Diane ci prova. Non è una madre perfetta, anzi è ben lontana dall’esserlo. Ma è una donna che ha perso il marito e ha visto il figlio crescere con le sue problematiche.
A loro si unisce la vicina di casa, balbuziente a causa di un recente trauma non spiegato, che riuscirà a conquistare la fiducia di Steve.


C’è un momento straordinario nel film, una scena che secondo me è bellissima: Steve precede Diane e Kyla sullo skateboard, si ferma un attimo, inspira profondamente… E apre l’inquadratura con le mani. I brividi che mi ha dato quel momento.
Inaspettato, magico, da brividi. Per un istante ho avvertito tutto il bisogno di libertà di Steve.
Fino a quel momento infatti il formato era stato 3/4, un’inquadratura stretta, che da spazio ad una sola persona: Steve. Ma quando è tranquillo e sotto controllo c’è spazio per respirare, per mostrare qualche spiraglio attorno a lui.
L”intera scena con Wonderwall in sottofondo è magica.

Nel corso del film l’inquadratura si aprirà e chiuderà più volte, sempre in modo significativo.
Strana la scelta delle canzoni, questo lo ammetto. Lana del Rey, Oasis, Bocelli… Vi consiglio di fare sempre attenzione al testo delle canzoni, è sempre molto azzeccato.

Il film è una continua ricerca di equilibrio, di normalità e di libertà. Steve è prigioniero della sua malattia, Diane dell’essere madre: la continua ricerca di attenzioni del figlio la sfianca, e lei continua ad essere divisa tra l’amore per lui e il bisogno di essere ancora una donna prima che una madre.
Ad un certo punto Steve fa una cosa, un gesto molto violento, e lì ci si chiede ancora “ricerca la libertà o solo attenzioni?”
Menzione d’onore per Antoine Olivier Pilon, l’attore canadese che interpreta Steve: ha solo diciotto anni ma è bravissimo, regge il film quasi da solo.
Questo film lo consiglio a tutti, è fatto benissimo e recitato anche meglio.
Mette ansia, è inquietante, ma è forte in senso positivo.

Saramandra
Pubblicato in: http://schemas.google.com/blogger/2008/kind#post, libri, serie tv, to be

To be read, watched, bought #Agosto


To be… read, watched, bought

ovvero una carrellata di buoni propositi letterari, cinematografici, e shoppingosi


Allora e alla mezz’ora, nuova tipologia di post… O almeno credo.
Io sono una persona che veramente, nonostante tutti gli sforzi, porta a conclusione poche cose. Il corso di tennis abbandonato dopo tre anni, il disegno, l’università… No okay l’università la devo finire perché ormai è una questione di principio.
Comunque sia, essendo una persona così poco incline a portare a termine i suoi impegni (vi sarete resi conto che sono due ore che scrivo sto post e non mi viene mica in mente il vocabolo per descivere la mia categoria di persone) ho pensato “massì, facciamo come tutte le persone organizzate e poniamoci dei paletti”.
I miei paletti di questo mese sono due/tre dal punto di vista libresco:

To be read

  1. La regina dei draghi: quarto librozzo della saga di George “sono malvagio” Martin, sto già cominciando a vacillare. Ma devo finirlo e andare avanti a oltranza. DEVO.
    Mentre la cometa di sangue continua a brillare nel cielo dei Sette Regni, la Guerra dei re prosegue senza esclusione di colpi. Ma, all’estremo Nord, forze oscure e minacciose si fanno sempre piu incombenti. L’esistenza stessa dei Sette Regni e in pericolo.”
  2. In una sola persona by John Irving.
    “Sono i nostri desideri a plasmarci. In un minuto scarso di accese, inconfessabili fantasie ho desiderato di diventare scrittore e di fare sesso con Miss Frost, non necessariamente in quest’ordine.” Quando Billy, a tredici anni, entra per la prima volta nella biblioteca della sua cittadina del Vermont, è in cerca di libri su ragazzi che si sono presi “una cotta per la persona sbagliata”: nel suo caso il futuro patrigno Richard, il crudele compagno di scuola Kittredge e la stessa bibliotecaria Miss Frost, statuaria, con le spalle larghe, i bicipiti robusti e un seno da adolescente. Figlio di un crittografo da cui la madre si era subito separata, cresciuto in una famiglia di uomini eccentrici e donne puritane, circondato da un cast di amici, amiche, amanti, travestiti, transgender che rifiutano di farsi incasellare in una categoria o in uno schema, Billy racconta oltre mezzo secolo di avventure tragicomiche alla ricerca di sé (e del padre). Attraverso le sue parole, John Irving mette in scena una toccante epopea sul terrore di essere diversi, sulla profonda verità delle passioni che ci abitano, sulla felice impossibilità di essere altro da sé.
    Questo l’ho trovato all’IBS nel reparto “libri usati” a metà prezzo, avendo sentito parlre molto bene di Mr Irving l’ho arraffato immediatamente.

  3. Strawberry Fields by Mark Lewisohn
    Non che ci sia una vera e propria trama, seguiamo lo svilupparsi di questo incredibile album e il tour che ne è seguito ma vi lascio la quarta di copertina:
    Scritto dal più autorevole studioso del mondo Beatles è una trafelata corsa da Penny Lane al concerto sul tetto della Apple passando per ragazzine urlanti, anime di gomma, trichechi e campi di fragole per sempre.
    Una favola moderna, un thrilling, un irresistibile bigino per sapere tutto sull’unica vera Band dei quattro”


To be watched
,

 ovvero film e serie tv che voglio guardare in questo mese:

  1. Mommy by Xavier Dolan, datato 2014.
    Diane è una madre si
    ngle, una donna dal look aggressivo, ancora piacente ma poco capace di gestire la propria vita. Sboccata e fumantina, ha scarse capacità di autocontrollo e ne subisce le conseguenze. Suo figlio è come lei ma ad un livello patologico, ha una seria malattia mentale che lo rende spesso ingestibile (specie se sotto stress), vittima di impennate di violenza incontrollabili che lo fanno entrare ed uscire da istituti. Nella loro vita, tra un lavoro perso e un improvviso slancio sentimentale, si inserisce Kyle, la nuova vicina balbuziente e remissiva che in loro sembra trovare un inaspettato complemento.”

  2. Interstellar by Christopher Nolan. Cercando di superare la mia avversione per Matthew McConaughey.
    “Una piaga sta uccidendo
     i raccolti della Terra, da diversi decenni l’umanità è in crisi da cibo e quasi tutti sono diventati agricoltori per supplire a queste esigenze. La scienza è ormai dimenticata e anche ai bambini viene insegnato che l’uomo non è mai andato sulla Luna, si trattava solo di propaganda.
    L’ex astronauta Cooper, mai andato nello spazio e costretto a diventare agricoltore, scopre grazie all’intuito della figlia che la NASA è ancora attiva in gran segreto, che il pianeta Terra non si salverà, che è comparso un warmhole vicino Saturno in grado di condurli in altre galassie e che qualcuno deve andare lì a cercare l’esito di tre diverse missioni partite anni fa. Forse una di quelle tre ha scoperto un pianeta buono per trasferire la razza umana e in quel caso è già pronto un piano di evacuazione. Andare e tornare è l’unico modo che Cooper ha di dare un futuro ai figli.”

  3. Daredevil, 2015, by Netflix

To be bought:
  1. E ora parliamo di Kevin, by Lionel Shriver.
    A 16 anni, Kevin ha preso l’arco con cui si esercitava da tempo e ha ucciso sistematicamente, nella palestra della scuola che frequentava, sette compagni, un inserviente e l’insegnante di algebra. Uccidere, nella sua logica distorta, era il mezzo per uscire dalla massa indistinta e diventare protagonista. E ora lo è, nel carcere minorile in cui è rinchiuso, temuto e rispettato dagli altri giovani reclusi. A raccontarcelo è la madre, Eva Katchadourian, newyorkese di successo, in una serie di lettere al marito assente. Attraverso le sue parole si snoda la storia della famiglia e dei suoi componenti: Eva, con il suo rapporto ambivalente nei confronti della maternità, il marito Frank, sempre pronto a giustificare il figlio in totale contrasto con lei, e lo stesso Kevin, un piccolo genio del male da quando ha aperto gli occhi sul mondo. Lettera dopo lettera, è un susseguirsi di fatti e di episodi che scavano nella vita familiare e ci restituiscono un quadro lacerante, sofferto, filtrato dalla lucida intelligenza e dalla profonda umanità di Eva, che non smette di chiedersi se non sia anche sua, e del rapporto di malcelata ostilità con il figlio, la colpa di quanto è successo”
    Ah, hanno anche tratto un omonimo film dal libro.

    Spero che questa carrellata di titoli non vi abbia annoiato e che, anzi, qualcosa vi abbia incuriosito… Vedremo cosa riesco a combinare in questo (mezzo) mese!

Pubblicato in: adam sandler, commedia, film, filmando, http://schemas.google.com/blogger/2008/kind#post, insieme per forza

Filmando: #Insieme per forza

Filmando: #Insieme per forza
Ovvero quando Adam Sandler e Drew Barrymore tornano a far ridere

Che fare quando si è a casa da soli per una notte, non si ha sonno e si ha passati i giorni precedenti a guardare serie paurose?
Ci si guarda una commedia, sperando che non sia troppo demenziale!
E questa, ragazzi, è la storia di come ho guardat “Insieme per forza”, film del 2014 di Frank Coraci e della durata di quasi due ore.
Jim Friedman è un padre single di tre figlie, vedovo, che da poco ha deciso di provare ad incontrare altre donne. Un amico gli organizza un appuntamento al buio con Lauren Reynolds, madre separata di due bambini. Il loro incontro è un disastro: i due non si piacciono ed entrambi si convincono che sia stata una cattiva idea provare ad incontrare nuove persone. Si reincontrano casualmente in un supermercato, dove si scambiano consigli per compere per i rispettivi figli, e la commessa scambia le rispettive carte di credito. Quando Jim, in seguito, si reca a casa di Lauren per riavere la sua carta, scopre che Jen, miglior amica di Lauren, ha appena litigato con il suo fidanzato, Dick, l’uomo per il quale lavora Jim, rinunciando ad un viaggio romantico per famiglie in Africa con lui. Sia Lauren che Jim hanno la stessa idea: chiedere a Dick, anche lui genitore single, di rivendere loro i suoi biglietti. I due non scoprono di stare per effettuare la stessa vacanza finché non si reincontano in Sudafrica.
Drew Berrymore e Adam Sandler mi piacciono sia singolarmente che assieme, “50 volte il primo bacio” credo sia una delle mie commedie preferite quindi ero abbastanza felice all’idea di guardare questo film… E non mi ha delusa.
Premettendo che non è il mio genere, mi è piaciuto abbastanza. Insomma, era quello che volevo: un film tranquillo, allegro, romantico e con il lieto fine. Quello che mi serviva!

Lui è un personaggio top

L’umorismo non è particolarmente brillante ma un paio di spunti divertenti ci sono, la storia è carina e senza pretese, alcune scene fanno sorridere spontaneamente. 

Durante il film noi vediamo Jim e Lauren passare dall’appuntamento peggiore della loro vita alla vacanza migliore della loro vita, con la quale riusciranno a passare sopra i loro traumi e le loro insicurezze, e sarà proprio grazie ai loro figli che riusciranno a farlo e ad avvicinarsi: Lauren insegnerà alle bambine di Jim quello che solo una donna -una mamma- può insegnare, e Jim farà la stessa cosa con gli ometti di lei. Vestiti, trucchi, ninnna nanne, baseball, corse sugli struzzi… Tutto questo e la super vacanza per avvicinare le coppie non possono far altro che far sbocciare l’amore.
Insomma, film carino, piacevole da guardare, e Adam Sandler e Drew Berrymore sono sempre bravi.
Dategli un’occhiata se vi capita!

Saramandra
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Filmando: #Babdook

Filmando: #Babadook
Ovvero quando un film horror incontra una bella trama
Come credo di aver già detto, io e gli horror abbiamo un rapporto controverso, Facebook lo descriverebbe come “una relazione complicata”.
Il fascino del macabro e dello spaventoso colpisce anche me, ma in generale non è il tipo di film che guardo anche perché sinceramente detesto i film horror-splatter e gli horror-survivor in cui i protagonisti muoiono semplicemente uno dopo l’altro. Gli unici del genere che ho apprezzato sono i primi “Final Destination”, poi mi hanno stufata anche quelli.
Per intenderci, preferisco gli horror tendenti al thriller.
Un giorno però ho visto il trailer di questo film chiamato “
Babadook“, ed è stato un piccolo colpo di fulmine. Mi è sembrato, finalmente, un film horror interessante.
Mi sono quindi mobilitata a rompere le balls a tutti per andare a vederlo al cinema, ma per una serie di motivazioni io e le mie amiche (molto più amanti del genere di me) ci siamo ritrovate a guardarlo a casa, una sera, sole.

Babadook ha una durata complessiva di un’ora e mezza ed è scritto e diretto da Jennifer Kent.

Babadook racconta la storia di Amelia, madre single in quanto rimasta vedova dopo l’incidente d’auto avuto proprio mentre il marito la portava in ospedale per partorire il figlio Samuel.
Il piccolo, che noi conoscermo bambino, è un ragazzino molto particolare, vagamente inquietante e con qualche problema a relazionarsi.

Una sera Samuel trova un libro apparentemente per bambini, intitolato “The Babadook”, e Amelia comincia a leggerglielo finche non si rende conto di quanto sia spaventoso. Samuel ne rimane traumatizzato e da allora la sua missione sarà combattere il mostro e proteggere se stesso e sua madre, che lo ritira dalla scuola in seguito al fatto che lui si sia portato un classe un coltellino artigianale. É in casa che comincia l’incubo.

Questa è la trama senza spoiler, perché sono una brava bambina.
Anche questa volta il casting è notevole.
Noah Wiseman oltre ad essere tenerissimo tanto da avermi fatto rivalutare la mia visione dei bambini (ora voglio un figlio come lui, se no niente) è anche molto, molto bravo. Dava un senso di innocenza, tristezza e paura che mi ha fatto tifare per lui tutto il tempo.

Lui ed
Essie Davis (Amelia) reggono il film completamente da soli, e questo è tutto dire. Lei è bravissima, il suo cambiamento durante il film è riuscitissimo e le sue espressioni sono veramente paurose.

Considerazioni sparse e qualche spoilerino:

Una delle cose che più ho apprezzato di questo film è la praticamente totale mancanza di spargimenti di sangue. Niente dita mozzate o squartamenti vari per una volta, solo un’aurea inquietante per tutto il tempo.
Non è uno di quei film pieni di jumpscare (sapete che non so come tradurlo? intendo i “sobbalzi” che si fanno quando c’è per esempio un mostro che sbuca all’improvviso), anzi, le scene con il Babadook sono lente: tu sai che sta arrivando e lui incombe inarrestabile, e questo fa più paura dello sbucare da un armadio.

Luci tendenti al blu, angoli bui di un nero pestissimo in cui può nascondersi qualunque cosa, una psicologia seria dietro a questo mostro, una morale e soprattutto una trama e un finale che hanno un senso. Non è un horror fine a sè stesso, non è solo un film con un mostro da sconfiggere.

Forse perché Babadook non è solo un mostro, è una metafora.

Perchè ognuno di noi ha un mostro dentro di sè, e non sempre riusciamo a sottometterlo. A volte esce, ci perseguita, ci distrugge se non riusciamo a domarlo. 

Insomma, questo film mi è piaciuto molto proprio perché non ha la solita filosofia spicciola dell’ultimo minuto, ma credo che anche qui la componente “gusto personale” sia molto importante… forse chi è abituato ad altri generi di horror non sarà soddisfatto da questa pellicola, proprio perché si discosta dai soliti filoni. Probabilmente a chi è avvezzo (ragazzi che fatica cercare di non ripetere i termini…) al genere non si sentirà inquietato come lo ero io durante la visione, ma secondo me una possibilità dovrebbe dargliela chiunque.
Fatemi sapere se l’avete visto e cosa ne pensate, mi raccomando, e soprattutto… “Non fatelo entrare, non fatelo entrare!” 
 

Saramandra



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Serialmente parlando #Vicious

Serialmente parlando: #Vicious seconda stagione
Ovvero quando (far) ridere allunga la vita


Sto per dire una cosa sorprendente, che non ha mai detto nessuno: fa caldo.
Schiatto.
A me il caldo fa veramente veramente male, è una cosa insopportabile. Se potessi mi sfascerei sul divano, condizionatore a palla, e mi alzerei a ottobre.
Al caldo aggiungiamo la sessione d’esami, il sentirsi rifiutati e tutte le paranoie fisiche che l’estate porta sempre con sè, direi che la ricetta per sentirsi uno schifo è pronta.
Ma, perché c’è sempre un ma, in questo mare di tristezza ci sono delle gioie.
Vicious seconda stagione.
EPICA.
Sei puntate da venti minuti, Freddie, Stuart, Ash e Violet che danno il meglio di loro stessi, Penelope che con due uscite mi ha spezzata.
Vicious seconda stagione.
In effetti io l’ho guardata in contemporanea con gli Stati Uniti, quindi da qualche mese, ma ve la consiglio oggi perché è un telefilm che mi sembra adatto alle giornate estive.

Che dire, veramente, per me questa serie è una perla. La prima stagione era stata uno spasso, questa è una bomba.
Per chi se lo fosse perso, Vicious è una minissima serie targata BBC (ovviamente un nome una garanzia) che ha come protagonisti Freddie e Stuart, due anzianotti signori che stanno insieme da cinquant’anni e che battibeccano con battute al vetriolo dalla mattina alla sera; a loro due si aggiunge Ash, il giovane nuovo vicino che abita sopra di loro, Violet, amica di lunga data, Penelope che è la vecchietta che se ne esce con delle battute da piegarsi a metà dal ridere e Mason, il fratello di Freddie.

Credo che la puntata che più mi ha fatto ridere è la seconda: fan di Game of Thrones (la serie), adorerete una parte. Ve lo prometto. Io volevo applaudire allo schermo.
Anche in questa stagione ci sono grandi battibecchi e battutacce cattivissime, ma ci sono anche dei momenti seri e commoventi, e scene molto tenere.
E’ veramente una serie carina e piacevole da guardare, e questa stagione ha dei picchi di ilarità divertentissimi, l’unica pecca? La durata! Dateci più Vicious, marrani della BBC!

Insomma, correte a guardare questa serie. Anche solo per vedere Iwan Rheon vestito così.

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(Noiosa) "Storia di una ladra di libri"


Librando: #(noiosa) Storia di una ladra di libri
Ovvero quando un successo mondiale non ti piace




Qualcosa mi dice che questa recensione porterà grande delusione, dunque lo dico subito: questo libro non mi è piaciuto.

Non mi ha fatto schifo, questo no, ma io mi ero aspettata i grandi romanzi, il grande libro del mondo, 

Il romanzo è scritto da un punto di vista moooolto particolare e che all’inizio mi ha fatta rimanere 
un po’ così: O.O

Il punto di vista, regà, è quello della Morte. La Morte a sto giro è una creatura curiosa, misericordiosa, che si china verso noi umanoidi in procinto di trapassare e prende con sè le nostre anime bambine. La Muerte, dunque, segue a suo modo le vicende della protagonista Leslie, acchiappando anime qua e là e dispensandoci frasi dall’aria profonda ogni due per tre.

Meh.

Dico “dall’aria profonda” perché ogni tanto, non so se per la traduzione o erano proprio volutamente così, queste frasi pazzesche mi sembravano vuote e un po’ prive di senso e di quel tocco poetico che invece avrebbero voluto contenere.

La scelta del narratore all’inizo del romanzo non sapevo se a lungo andare mi sarebbe piaciuta o meno, ora posso dire che non mi ha colpita più di tanto; la morte che racconta della seconda guerra mondiale mi fa strano, e soprattutto non credo che offra chissà quale arricchimento alla trama.
Lo so, volete picchiarmi, ma please trattenetevi dal farlo, sono ancora giovane e ho così tanti libri da leggere!
La trama non è male, ma la prima metà del romanzo è stata un’agonia. Scrittura lenta, avvenimenti radi, pochissimi dialoghi e troppo “nulla” in mezzo a tutte quelle righe… Poi, a metà romanzo, la svolta: la storia comincia a prendere, la scrittura si velocizza quel che basta, e le ultime duecento pagine vanno via rapidamente.
La storia di Leslie è triste, la storia delle sue guerre lo è: una è quella per la sopravvivenza. Lei è stata abbandonata dalla madre e viene affidata ad una famiglia nella HimmelstraBe, e la piccola dovrà lottare per smettere di piangere ed andare avanti, costruendosi una vita con la famiglia che la ospita. 

La seconda è ovviamente la guerra mondiale, che le porterà via tutto, poco a poco.
Ma questo romanzo è anche la storia di Max, ebreo perennemente in fuga finché il padre adottivo di 
Leslie non lo accoglie nascondendolo nel seminterrato freddo. La scrittura di Zusak rende molto bene l’atmosfera ansiosa, precaria, di paura dell’uomo e di chiunque abbia a che fare con lui, consapevole del pericolo in cui incorre, ma ci infila sempre troppi ghirigori.

La storia, dunque, è interessante. E’ profonda, anche. Ma c’è qualcosa nello stile di Zusak che veramente non mi prende… Probabilmente va solo a gusti personali, o forse avevo aspettative troppo alte vista la quantità di recensioni super iper mega positivissime che circondano questo libro.

In ogni caso… A voi che è piaciuto, perché è piaciuto? C’è qualcuno che la pensa come me?

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Serialmente parlando #Gotham

Serialmente parlando: #Gotham
Ovvero quando tifi per i cattivi

Quest’oggi si parla di serie tv, una serie che avevo cominciato, poi l’avevo stupidamente accantonata per non so quale motivo, e che ho ripreso e recuperato in tre giorni.
Sto parlando di Gotham, telefilm targato Fox e datato 2014 che, in soldoni, segue le vicende di una Gotham giovane e vediamo cosa spinge i personaggi più famosi del fumetto diventare quello che sappiamo diventeranno.
Ventidue puntate da quarantacinque minuti l’una, ma credetemi: una volta ingranato il ritmo le puntate voleranno.

Di cosa parla Gotham?
I detective del Dipartimento della Polizia di Gotham City, guidati dal capitano Sarah Essen, il giovane James Gordon (detto Jim), e il suo nuovo partner Harvey Bullock, vengono ingaggiati per risolvere uno degli omicidi più sconvolgenti e di alto profilo a cui Gotham abbia mai assistito: l’assassinio di Thomas e Martha Wayne. Durante la sua indagine, Gordon incontrerà il figlio dei Wayne, Bruce, ora sotto la tutela del maggiordomo Alfred Pennyworth, che darà informazioni utili a Gordon per trovare il killer. Lungo il suo cammino da detective, Gordon dovrà confrontarsi con diversi boss della mafia (alcuni dei quali appartenenti alle storyboard originali, come Carmine Falcone e Sal Maroni, altri inventati per la serie come Fish Mooney o Butch Gilzean), e con quelli che saranno i futuri supercattivi dell’universo di Batman, tra i quali Selina Kyle (la futura Catwoman), Oswald Cobblepot(detto Pinguino), Edward NigmaIvy PepperHarvey Dent e Jonathan Crane coloro che, rispettivamente, diverranno l’Enigmista,Poison IvyDue Facce e lo Spaventapasseri.” -cit Wikipedia-


Da qualche parte dovrò partire, quindi inziamo con i personaggi:
Il personaggio super buono e super onesto in questa prima stagione è l’incorruttibile e indefesso detective Gordon, sì, il Gordon che, se siete appassionati di Batman, avete già visto interpretato da Pat Hingle e Gary Oldman sul grande schermo.
Stavolta Gordon è interpretato da Benjamin McKenzie.
In generale quando ritrovo un attore di un’altra serie tv ci metto un po’ ad ingranare con il nuovo personaggio, ma con Benjamin non è andata così: era Gordon dall’inizio della prima puntata alla fine dell’ultima, non ho mai pensato a Ryan Atwood (se non quando gli hanno fatto indossare la canottiera bianca, lì il richiamo era troppo forte).
Il problema, ma a quanto pare sono l’unica a notarlo, è la sua capacità attoriale.

Non è un pessimo attore ma non è neanche un attorone da Oscar immediato… Perché è monoespressivo! E’ un po’ come se lui riuscisse a recitare con il corpo più che con il viso, il che è particolare. 

Chi invece mi ha colpita da morire e per il quale nutro una sorta di rispetto reverenziale in questa serie è Robin Lord Taylor, ovvero Oswald Cobblepot.
Dal primo momento è stato amore. Sarà che amo i cattivi psicopatici e con un’aria triste e un po’ sfigata, sarà che l’espressività di quest uomo è qualcosa di pazzesco, sarà che abbiamo le stesse occhiaie, io sono capitolata alla prima scena.
Se McKenzie recita con il corpo, Robin Taylor recita con ogni singolo muscolo, quindi che il personaggio sia qualcosa di geniale, carismatico e incredibilmente affascinante è solo un surplus. Per tutta la stagione lo vediamo fare il doppio, il triplo, il quadruplo gioco tanto che non si sa mai veramente a chi è fedele questo subdolo e viscido uomo. Bellissima la trasformazione graduale della sua personalità, il suo modo di abbracciare il suo soprannome, il suo rapporto con Jim Gordon.

Un altro personaggio interpretato in maniera incredibile è Nygma, e l’attore è Cory Micheal Smith.
Che dire. Nygma è un ricercatore che lavora al GCPD, adora gli indovinelli, ha una naturale propensione al macabro ed è sicuramente uno “strano”, nella serie “creepy” o “freak”.

Nygma si capisce immediatamente che sarà uno dei cattivi più psicotici della serie, ma la sua è una trasformazione lenta e graduale; la sua follia è un crescendo che vede la sua esplosione solo nell’ultima puntata, con una scena da novanta minuti di applausi.

Di solito gli attori bambini non mi piacciono mai, ma in ultimamente sto trovando parecchie eccezioni -per esempio Noah Wiseman in Babadook– e una di queste è sicuramente David Mazouz che interpreta il giovanissimo Bruce Wayne. Bruce ha assistito all’assassinio dei suoi genitori, spaventato e impotente, e trova conforto non solo nel maggiordomo Alfred ma anche in Gordon, il quale gli promette di continuare a lavorare sul caso dei suoi genitori finché non troverà l’assassino.
Diventa amico della piccola ladra di strada Selina Kyle (interpretata dalla bellissima e particolarissima Camren Bicondova), personaggio che non ho amato particolarmente; troppo strafottente e sicura di sè, fino ad essere irritante… Ha guadagnato punti durante la stagione ma li ha persi tutti nel finale, per me.
Questi sono solo alcuni dei personaggi fissi della serie, a loro si aggiungono i capi mafiosi Falcone e Maroni con tanto di scagnozzi, la bellissima e potente Fish Mooney che ambisce, come Oswald Cobblepot, a diventare il capo di Gotham, Harvey il compagno detective di Gordon, Barbara Kean, l’iniziale ragazza di Gordon, Alfred il padre-maggiordomo…
E non solo, perché in ogni puntata c’è un cattivone diverso. Non so chi abbia gestito i casting, ma meriterebbe una medaglia: tutti bravissimi. Degnissimi di nota sono il mio amato Cameron Monaghan, che interpreta Jerome, il futuro Joker. L’abbiamo visto solo in un episodio, ma tranquilli… Nella seconda stagione (che andrà in onda in America il 17 gennaio) sarà molto più presente.
Uno dei cattivi che più mi ha inquietata però è sicuramente Jason Lennon, il primo vero serial killer della serie, spaventoso e affascinante come un serpente velenoso. Interpretato da Milo Ventimiglia (per intenderci, l’incompreso Jess Mariano di “Una mamma per amica” e Peter Petrelli in “Heroes”) occupa due puntate all’interno della serie e che farà uscire un lato oscuro di un personaggio piuttosto inaspettato… (in realtà io l’avevo capito abbastanza in fretta, ma credo che dipenda dal mio allenamento con tutti i cattivi psicopatici che ho visto in altri telefilm).
Nella serie si scoprono un sacco di cose sui grandi cattivi dell’universo di Gotham: come e perché lo spaventapasseri è diventato lo spaventapasseri, la storia del Joker, come Oswald Cobblepot è diventato Pinguino, come Bruce ha deciso di diventare paladino della giustizia e moooolte altre cose interessanti.

Insomma, se amate i cattivi, se amate Batman, se amate la città di Gotham e i suoi abitanti oppure se volete iniziarvi a questo mondo, questa serie è un must. Io l’ho adorata, le ultime quattro puntate sono incredibili per intensità e ritmo. 
Super consigliata!

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Librando #5 Coppie Letterarie

All you need is love, love is all you need


Do you need me?
Do you think I’m pretty? 

Immagino che a tutti capiti di avere una canzone in testa, impossibile da scrollarsi di dosso… Per me oggi è “Cheerleader” di OMI, fino a poche ore fa a me sconosciutissimo, e ora il ritornello si è impiantato nel mio cervello e va in loop da ore.

Chissà se qualcuno scriverà mai una canzone per me… qualcosa mi dice che ci sarebbero le parole “cretina”, “pigra”, “non si laureerà mai” sparse in giro per il testo. Forse è meglio che nessuno lo faccia.
Ahh, l’amore. Che sentimento del cavolo.
Sì, sto avendo qualche problema di cuore. Cioè, diciamo che il mio cuore è abbastanza sbrindellato al momento…
Non so chi l’abbia deciso, ma su Facebook oggi tutti postavano foto di coppie innamorate dicendo che il 6 Luglio è la giornata del bacio. Mah, va bene. Se lo dite voi, popolo di Facebook.
Dunque dunque ho deciso di stilare una lista di cinque coppie letterarie che amo e che mi hanno fatta sospirare come una quindicenne mentre li leggevo. Anche perché mentre leggevo alcuni di questi avevo davvero quindici anni.

  1. Mr Darcy ed Elizabeth Bennet. Lo so, è banale, ma se penso ad una coppia letteraria sono loro i primi a saltarmi in mente.
    Il burberissimo Darcy e l’agguerrita Elizabeth credo siano una delle prime -se non la prima in assoluto- coppie che mi abbia fatta innamorare in un libro, occupano un posto speciale nel mio cuore.
  2. Aragorn ed Arwen. Più di così, dai. Sarà che Il Signore degli Anelli è una delle mie saghe preferite in assoluto ed ho atteso con ansia e impazienza ogni loro contatto.
    Belli, belli, belli.
    Guardateli, shippateli, e datemi un guerriero.

  3. Jay Gatsby e Daisy. Lei è un’idiota, ma lui la ama abbastanza per tutti e due.
    E per far innamorare anche noi.
    Vecchio mio, molla quella sciacquetta e vieni da me, ti tratterò bene!
  4. Khal Drogo e Daenerys Targaryen. Che belli, che tenerezza… Lui così grande e forte, lei così esile e spaventata, si danno la forza l’un l’altro e grazie a lui il Drago viene fuori. 
    Quante lacrime, sono perfetti.
  5. Jane Eyre ed Edward Rochester. Perché sì, sono una donnetta e amo anche loro, va bene?
    Perché l’amore va oltre l’aspetto fisico! Perché va oltre la classe sociale!
    Almeno nei libri…