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Ciance sparse: umore nero e traumi da palcoscenico


Oggi sono lugubre.
Di umore nero pece.
Incatramata e incatramita come la mamma gabbiana di “Storia di una gabbianella e il gatto che le insegnò a volare” di Sepulveda (se non lo avete mai letto fatevi un favore e leggetelo, perché scalda il cuore.)

Non so bene cosa stia succedendo nel mio cervello bislacco e chiaramente menomato, ma oggi è una di quelle giornate in cui mi detesto profondamente e vorrei uscire dalla mia pelle per un po’; il povero Mr Batterista non sa che pesci pigliare, vede che sono strana e taciturna ma non capisce perché.
Come Vasco Rossi anche lui cerca di trovare un senso ma io un senso non ce l’ho e non so come spiegargli che quando sono di questo umore irrazionale e sinceramente imbecille mi odio così tanto che proietto il mio orrore verso me stessa sugli altri e voglio solo isolarmi per non costringerli a vedere il mio brutto muso e avere a che fare con il mio carattere. Il mio testolino bacato è settato in modalità “guarda che ti odiano tutti, fai schifo” e mi sento a disagio a rivolgere la parola a chiunque, Mr Batterista o familiari compresi. Anzi, con loro anche di più, perché mi sento orrenda dentro e fuori e il loro parere sulla mia persona per me vale mille (LABBRA ROSSO COCA COLAAAAAA DIMMI UN SEGRETO ALL’ORECCHIO STASERAAAAAA)

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Detto ciò, giusto perché spero che possa sempre essere utile leggere che ci sono persone che provano queste cose e magari qualcuno si sente meno solo e meno pazzo, ora passerò ad argomenti molto più cretini.
Molto più cretini.

Qualche giorno fa è successa una cosa da cui sto ancora cercando di riprendermi.
Mi sento violata nell’anima.
Credo non riuscirò mai più a tornare la spelacchiata di prima, ho vissuto un’esperienza che mi ha segnata troppo profondamente; una donna cambiata irreparabilmente da ciò che ha vissuto.
Come avrete già capito da molto tempo io sono la persona più inadatta alla vita e alle situazioni sociali del mondo; per farvi capire, probabilmente divento di almeno sette tonalità di rosso anche solo se devo richiamare l’attenzione di un cameriere al bar per chiedere qualcosa.
Se più di due persone mi fissano vorrei sprofondare nell’entroterra e sbucare dall’altra parte del nostro pianeta in rovina.
Quindi voi capirete che per me, che sono un paguro bernardo che vorrebbe solamente stare ritirato nel suo guscio conchiglioso, quello che è successo l’altra sera mi è quasi stato fatale.
Cosa è successo?
Sono dovuta salire su un palco.
Pensavo di morire.

Voi immaginate il mio stato d’animo quando mi hanno chiesto di fare qualche foto dal palco E POI IL GESTORE DEL LOCALE MI HA ACCHIAPPATA E TRASCINATA DAVANTI PER UMILIARMI PUBBLICAMENTEEEEEEEEEEEE! Mi ha presentata come la fidanzata di Mr Batterista, che intanto stava per ribaltarsi dal ridere, QUEL PIRLA INFAME!
No regà mi è stato quasi fatale, pensavo di avere un infarto davanti a tutti. Un finale col botto, e il botto ero io che saltavo in aria dall’imbarazzo.
Avete presente una mentecatta che non ha idea di come stare al mondo? Ecco, sono precisamente io, che in tutto ciò non avevo la minima idea di cosa cazzo fare quindi me ne stavo lì immobile tipo cerbiatto davanti ai fari di un tir mentre quel tizio diceva scemenze e la piccola folla urlava cose a caso.

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Diapositiva di me che volevo solo rientrare nel mio guscetto e perire

Quando sono riuscita a squagliarmela sono rimasta in silenzio per dieci minuti in un angolo a rimuginare su quante possibilità ci fossero che qualcuno mi acciuffasse prima che io potessi raggiungere il Messico a piedi, di corsa.
Non andrò mai più ai concerti di Mr Batterista, nessuno mi vedrà mai più.

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In tutto ciò la mia convivenza con Mr Batterista prosegue, ma siamo quasi all’epilogo.
Quel tonto di mio padre è ancora positivo a sto cazzo di Coviddimmerda ma a quanto pare sono cambiati i regolamenti e da domani sarà un uomo libero nonostante la positività, il che significa che potrò tornare ad avere un tetto sulla capoccia.
Ammetto che sento già che mi mancherà non avere Mr Batterista intorno così tanto, e che stare a studiare tutto il pomeriggio è molto più piacevole sapendo che poi lui entra dalla porta e possiamo stare insieme a pirleggiare.
Credo invece che lui stia facendo il conto alla rovescia con un’impazienza che nemmeno a Capodanno; in camera sua sono comparsi dei segnetti sulla parete come nelle celle dei carcerati, sta contando i giorni di prigionia. Pover’uomo. Ha la pazienza di un santone indiano nonostante io sia un gerbillo cretino la maggior parte del tempo.

E voi miei cari spelacchiati come state? Vi state strappando gli ultimi peli rimasti per cercare di stare più al fresco? Siete su una spiaggia deserta a ingurgitare Mojito e fritto misto? O come me state studiando come dei Giacomo Leopardi dei poveri per cercare di passare mezzo esame a settembre?
Narratemi di tutto e ancora di più, che vi adoro!
Hasta la pasta!

Ps: mi rifiuto di parlare della situazione in Afghanistan su questo piccolo blog indegno, però ieri leggendo certe notizie mi sono messa a piangere. Tutt’ora mi vengono i brividi ogni volta che leggo qualcosa di sempre più agghiacciante.
Dico solo: informiamoci tutti. Non possiamo rimanere ignoranti ad eventi come questi; per quanto lontani da noi e quasi impossibili da credere veri informarsi e fare qualcosa nel nostro piccolo è un dovere.

Autore:

Simpatica come una piaga da decupito e fine come un babbuino che si gratta il sedere. Se vi va di scambiare quattro chiacchiere, mandarmi mail minatorie o proporre una bevuta insieme: pensierispelacchiati@gmail.com

16 pensieri riguardo “Ciance sparse: umore nero e traumi da palcoscenico

  1. Se ho capito bene cosa sta succedendo in Afghanistan, adesso la categoria più a rischio è quella delle donne giovani, belle e pure istruite. Quindi suggerirei di aprire un ponte aereo per farle venire tutte in Italia, e poi organizzare un casting per sistemarle.

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  2. Non sei folle, perlomeno non sei sola. Ti capisco e mi ritrovo nella fastidiosa antipatia lasciatemi stare mollatemi che caldo che palle Dio che fastidio..
    Di solito mi metto tranquilla, faccio il punto e riparto.
    Credo tu sia stata bellissima sul palco.
    Tuo papà ancora positivo????.
    😚

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  3. Capisco anche io in parte il tuo stato d’ animo…..purtroppo , spessissimo ultimamente anche io entro in modalità ” ACTHUNG ASOCIALE ” passando buona parte del tempo libero a dormire e studiare il modo meno doloroso e

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  4. E plateale per passare a miglior vita…….ho immaginato la scena di te sul palco contro il tuo volere e, nonostante tu mi abbia fatto sorridere,mi sarebbe piaciuto essere là per darti una pacca sulle spalle e dirti” ehy ma che te frega!!? Mica dovrai spartire ualcosa con sta’ gente??”Ti trovo simpaticissima e spezzo una lancia lunga km in tuo favore…..La tua maniera coloratissima di descrivere eventi quotidiani mi stra- piace e ricorda molto anche la mia maniera di vivere e non – vivere…..perciò ribadisco……non cambiare la maniera in cui sei,sei una grande e avanti così!!!PS:spiace dirlo,ma io so o ancora più bislacca,spelacchiata e PROFUGA DI TE!!!😂😂😂😉😘

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  5. MADONNA L’ODIO DI QUANDO TI TRASCINANO SOTTO LE LUCI DEI RIFLETTORI SENZA CHE TU LO VOGLIA.
    Io sono quel tipo di persona che: cazzo, se devo fare il fenomeno da baraccone, o per meglio dire il pirla, almeno decido io quando esserlo e se mi sento a mio agio abbastanza per farlo.
    Disse quello che IN TEORIA ha una vaga idea di come si sta su un palco e IN TEORIA è abituato alla pressione di un pubblico stimato attorno alle 200 persone che ti guarda.
    E invece cazzi. Fossi stato in te, avrei preso il gestore del locale e in mondovisione lo avrei mandato al creatore trasformandomi nell’Hulk Hogan di turno e saccagnandolo di cazzotti.

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  6. Al solito, consiglio non richiesto, però io ho risolto le situazioni di mutismo e odio totale spiegando che esistono e che in quelle circostanze bisogna lasciarmi in pace, poi mi faccio viva io, lasciate un messaggio dopo il segnale acustico.
    Ma c’è davvero qualcuno che sa comportarsi quando viene chiamato a sorpresa su un palco?

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  7. Odio anche io stare sotto i riflettori, quindi immagino come ti sia sentita prelevata e piazzata a forza su un palco. Però quello che ho capito con il tempo è che queste situazioni non sono poi così tragiche, ci rimuginiamo sopra per giorni, ma la verità è che le persone che hanno assistito hanno già iniziato a pensare ad altro nelle ore successive.
    Sull’Afghanistan, dico solo che è stato uno shock tornare da una bella giornata di Ferragosto passata a giocare in compagnia, per scoprire che dall’altra parte del mondo stava succedendo l’inferno. Le immagini di chi sta cercando disperatamente di fuggire parlano da sole.

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  8. Capisco benissimo che ti senta violata nell’anima per essere stata presa e portata sul palco, ma dai, ci sono cose peggiori, che se ti succedesse a sto punto ti scaveresti la fossa con le tue mani….
    Come perdere un figlio per esempio, o avere una malattia degenerativa o che ne so, essere bullizzata a tal punto di non riuscire a guardarti allo specchio non tanto per i lividi in faccia xke magari in faccia non ne hai e non si vede nulla, ma per i lividi dell’anima.

    Scusa se sono cosi crudele, e non ti riesco a consolare per come ti sei sentita salire su quel palco, ma volevo farti capire che non è così grave, alla fine se ti hanno chiamata sul palco è xkè sapevano che te la saresti cavata benissimo….

    X quanto riguarda l’afghanistan non so nulla, sono in vacanza e la mia vita è già abbastanza dolorosa per seguire notiziari di distruzione violenza bombe ecc…

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  9. Presa e messa di fronte a un pubblico senza avere la possibilità di protestare… Povera…
    Ecco perché io tengo sempre in saccoccia una bomba fumogena in grado di ricoprire l’intero stadio di S. Siro, non si sa mai!!! XD
    Un abbraccione e stai vicina al tuo Mr. batterista, che da quando tornerai a casa tua sono sicuro che si aggirerà per le stanze come se avesse perso le sue bacchette porta fortuna! 🙂

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  10. Vedo il tuo blog oggi, per la prima volta. La cosa sarebbe abbastanza divertente, ma ci sono momenti di sconvolgimento nel leggere una così svelata presenza di sé. Anche io lo faccio, ma in incognito o per interposto personaggio, al quale faccio fare e dire tutto ciò di cui non ho coraggio io. Bon, ciao

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