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Ciance sparse: vita da promoter

Mi viene difficile dire “buonasera miei cari spelacchiati, come state?” perchè visto il PUTINFERIO di questi giorni credo che nessuno stia bene. Di fronte a certe cose non si può stare bene.
Ma non voglio parlare di questo, stasera voglio solo cianciare sparsamente, sperando che ci sia ancora qualche spelacchiato all’ascolto!

Diciamo che è un periodo intenso e stressante: il mio cane sta male -se succede qualcosa alla mia musona probabilmente mi lancio dal balcone, vi avviso-, quella farsa del mio lavoro mi sta logorando l’anima -a breve ve ne parlo-, il Batterino tra poco si laurea e io sto cercando di organizzargli non una ma ben due feste perché sono pazza, e in tutto ciò il mio malessere da Covid procede e pure la psiche mi sta un po’ abbandonando.
La mia psicologa non è particolarmente contenta di me, in questo periodo. Secondo lei sono di nuovo in fase depressiva, cosa che posso confermare visto che passo la maggior parte del mio tempo a piangere senza apparente ragione, come mi capitava anni fa.

Ma parliamo un attimo del mio lavoro, che definire “lavoro” mi pare veramente esagerato.
Diciamo che al momento faccio il cosplay del fallimento dell’umanità.
Faccio la promoter per una scuola di inglese.
Cosa significa?
Che devo stare in piedi quattro ore ad un banchetto storto -perché non so montarlo- e cercare di accalappiare gente che compili dei coupon con cui avranno diritto a uno sconto sui corsi di lingue.
… non chiedetemi quanto mi pagano perché è troppo imbarazzante. Immaginatevi una paga minima, dopodiché dimezzatela e a quella cifra togliete il 25% della metà.
Insomma regà se mi prendo un caffè al bar mi brucio tre ore di lavoro.

Ma parliamo un attimo del genere umano, che non smette mai di sorprendermi e infastidirmi allo stesso tempo.

Ora voi immaginate me, che sono una misantropa perennemente inviperita verso il genere umano, in piedi, al freddo, che tento di spiegare alle persone che potrebbero avere uno sconto su un corso di inglese e mi sento dire le seguenti cose:


– “Signorina ma lei è bellissima…” *ciance inutili a cui io rispondo con garbo e gentilezza che Buckingham Palace dovrebbe darmi un titolo onorario solo per quello* “io ho un amico che lavora per la tv… tu hai due occhi che parlano, e poi un fisico… senti, se vuoi organizziamo un aperitivo e te lo presento, secondo me come presentatrice o modella ti prenderebbe immediatamente”
Vattelapijanderculo e firma sto coupon, porca la miseria. Poi chiama il tuo amico e fai compilare pure a lui.

– “Signorina ma cosa vende?” con sguardo vacuo da triglia mentre fissa con insistenza i volantini
“Non vendo nulla, se compila questo coupon però ha uno sconto mirabolante su tutti i corsi, ‘na robbba irripetibile, le rubo un secondo solo…”
“Ma le lezioni le fai tu?”
“…No, un insegnante madrelingua qualificato, bravissimo, levissimo, altissimo…”
“Ah allora no. Beh meglio che i corsi non li tenga tu, non starebbe attento nessuno, si innamorerebbero tutti! Eheheh…”
… Mavattelapija E FIRMA STO CAZZO DI COUPON PER L’AMOR DI DIO.


-“ Ma perché vi servono i miei dati?”
“Buongiorno anche a lei neh, guardi ci servono solo il nominativo e l’indirizzo mail, così possiamo mandarle l’informativa di tutti i corsi per farveli conoscere e se poi siete interessati…”
“Io non firmo niente.”
“…Signora è solo per presa visione, se no potrei compilarne duecento a caso con dati falsi…”
“No no allora vado di persona, non mi fido mica.”
Signora, glielo devo dire pure a lei? vadapija.

-“Ciao! Ma non hai freddo qui così?”
“Guardi, ho appena tolto le stalattiti di ghiaccio che mi pendevano dal naso..”
“Eheh… Se vuoi ti offro un caffè, parliamo un po’…”
“Mah, guardi, come se l’avesse fatto. Le interessa un coupon per un corso..?”
“No ma dico davvero, andiamo lì al bar e ci conosciamo un po’, sai, mi hai colpito…”
“Guardi non le dico con cosa vorrei colpirla adesso ma le lascio immaginare, sto lavorando, non posso allontanarmi.”

-“Posso usare l’igienizzante?”
Dipende, io posso darti una randellata sui denti?

-Il simpaticone che “Io so già l’inglese, DE CHET IZ ON DE TAIBOL, ihihih”
Tu. Credo ci sia un girone all’inferno per le persone fastidiose come te.

I ghiv iu a manrovesc iu crep, okay?

-“Buongiornopossolasciarleuncoupon?”
“Sono un avvocato. Sto andando a lavoro. Secondo lei mi interessa?”
Mah, a occhio e croce dovrebbe interessarle togliersi quel palo dall’ano, però chi sono io per dare consigli. Coupon?

“Ciao scusa eh, appoggio un attimo qui lo zaino e le buste della spesa che si stanno rompendo, un attimo solo eh…”
…Ma io le do fuoco, signore, se ne rende conto? Lo legge nei miei occhi che la odio?

E poi questo aneddoto ve lo devo narrare perché io ancora sono basita.
Sabato mattina, arriva una signora non ho neanche dovuto fermarla io, mi dice che è interessata al corso di inglese perché sua figlia abita all’estero e quando va a trovarla è spaesata, bla bla bla, compila il coupon e se ne va allegramente.
Sabato pomeriggio questa figura torna.
“Scusami sai sono un po’ distratta stamattina ti ho dato il numero vecchio, l’ho cambiato da poco, non ci ho proprio pensato… Posso riavere la tua parte del coupon così te lo correggo?”
“…Ma certo signora, voilà.”
E QUESTA PERSONAGGIA PRENDE IL CAZZO DI COUPON E ME LO STRAPPA IN MILLE PEZZI DAVANTI AGLI OCCHI DICENDO “IO I MIEI DATI NON LI LASCIO A NESSUNOOOOOO!” E FUGGE VIA!!!!!!!!

No regà non potete capire.
Io ero troppo sconvolta per reagire ma avrei tanto voluto inseguirla, darle una capocciata e lasciarla a terra coi sui cazzo di dati.

MA CHE ME NE FREGA A ME SE HAI CAMBIATO IDEA, TE LO RIDAVO COMUNQUE IL COUPON COI TUOI PREZIOSISSIMI DATI DI MERDA, MA COSA MINCHIA MI MENTI GUARDANDOMI IN FACCIA? MA SEI DEFICIENTE? MA SCUSAMI!?!?!?

Poi sarà una di quelle che su Facebook mette le foto di casa sua con scritto “oooh ora si va due ore in palestra!” e i quiz “scopri quale testa di cazzo sei”.

Io penso che prima o poi qualcuno lo pesto a sangue.

Oggi ci sono andata molto vicina. Non potete capire la quantità di fischi, commenti sul mio fisico, apprezzamenti vari e volgari mi vengono rivolti ogni volta, è veramente desolante. 

Detto ciò domani ho un colloquio in una gioielleria.
Io non so come possano anche solo avermi presa in considerazione, il mio CV dovrebbe emanare goffaggine e inadeguatezza a qualunque ruolo; dovrò far finta di essere una persona pacata, delicata, raffinata. “Oh sì, il taglio di questa pietra pomice è davvero delizioso, le consiglio anche questo monile con incastonato una pietruzza presa in una strada sterrata qua vicino…”
Insomma… mandatemi delle vibrazioni positive, che qua sono a un passo dal chiudermi come un armadillo e riaprirmi al mondo tra cinque o sei secoli.


E voi invece miei cari spelacchiati come state? Non so se ci sia ancora qualcuno a leggermi visto che ho la costanza di una rana pescatrice rinsecchita, ma mi farebbe molto piacere se mi raccontaste quello che vi va, quello che vi passa per la testa (o per la testuggine), come procedono le vostre vite… Insomma, come sempre avete carta bianca.
Hasta la pasta!

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Ciance sparse: freddo, Mr Batterino ed emotività sparsa

Buongiorno miei cari spelacchiati, come state?
Io sto sbrinando.
Ho le stalattiti di ghiaccio che mi pendono dal naso.

Temperatura odierna: FRIDD.

Non so voi come siate messi (no, non il calciatore, via quelle trombette da stadio) ma qua c’è della neve; più che neve è quella poltiglia di acqua e nevischio bizzarra che crea quella patina scivolosa sulle strade e io ho ovviamente già rischiato di fare una notevole quantità di cadute e spaccate; barcollo, scivolo, incespico, per poco non batto il muso per terra ma non mollo.

Che io sia una persona disordinata è noto al mondo, stavolta sono riuscita a perdere ben tre chili. Non so come, mi saranno caduti mentre camminavo e non me ne sono accorta, boh! O forse è la dieta a base di petto di pollo alla piastra e riso in bianco che da i suoi frutti, chissà.
Fatto sta che io mi vedo sempre grassa allo stesso modo, con l’unica differenza che ora tutti i vestiti mi stanno male.
Pantaloni che fanno rigonfiamenti ovunque, gonne che mi cadono alle caviglie mentre cammino, maglioni in cui navigo… Uno spettacolo aberrante, giuro. L’abominevole donna non delle nevi.

Che poi oltre al mio strato di grassitudine ho scoperto che soffro pure di iperlordosi, il che significa che la mia colonna vertebrale ha una curvatura imbecille che spinge pure in avanti la panza, accentuandola. Tutto meraviglioso, ora mi tocca andare da un fisioterapista due volte al mese per cercare di far tornare la mia schiena in uno stato decente.

Ora passiamo alle note dolenti: sono di nuovo disoccupata. Circa. In realtà non ho capito nemmeno io.
A parte le condizioni abbastanza pietose in cui mi toccava lavorare per sei euro l’ora, l’altro giorno la titolare mi scrive e mi fa “per adesso sei in stand by, ciaoooooo!”.

MA CHE DIAMINE VUOL DIRE?
NON SONO MICA UNA PLASYSTATION, CHE PUOI METTERE IN MODALITA’ RISPARMIO ENERGETICO!
Io sono tutt’ora basita.

In tutto ciò l’altra sera dopo due birre e un limoncello ho avuto un momento di emotività fuori controllo con Mr Batterino e le cose sono andate più o meno così:

Io me ne stavo lì con gli occhi lucidi e gonfi come quelli di un rospo, cercando di non essere pazza e non piangere, con Mr Batterino che non aveva idea di cosa mi stesse prendendo.

“Stai bene?”
Game over, ho dovuto vuotare il sacco “No… Ho paura.”
“Di cosa?”
“Di te.” ho mugugnato contro la sua spalla perché non riuscivo a guardarlo negli occhi “Faccio fatica a fidarmi delle persone e farle entrare nella mia vita… con te è stato tutto sconvolgentemente spontaneo, ma ora hai il potere di ferirmi e questo mi spaventa da morire… E di potere ne hai parecchio, Batterino.”
“Lo stesso vale per me, ma tu di potere ne hai infinito. Non te ne accorgi neanche, o forse non sono bravo ad esprimerlo… Ma stiamo vivendo una cosa bellissima. Non ti so dire come andranno le cose in futuro, ma in ogni caso avremo dei ricordi stupendi di qualcosa di importante.”
Insomma, mi ha detto quello che mi dice sempre la mia psicologa: “Sara, cazzo, vivi il presente, godi a piene mani di quello che hai, immergiti nelle cose belle, trai insegnamento da quelle brutte, ma non metterti a rimuginare sul passato o fare congetture sul futuro: non puoi saperlo, e con le tue tendenze depressive ti immaginerai solo scenari che ti fanno soffrire. Non cadere in questa trappola.”.


Sperando che queste sagge parole possano essere di aiuto a qualcuno ora chiedo a voi come state, miei cari. Come ve la passate? Siete pronti all’incombere del Natale, con tutti i cenoni/pranzoni/aperitivoni/colazioni (..no?) possibili e immaginabili? Io sono ancora in alto mare coi regali, considerando che ho quattro euro penso prenderò i peli del mio cane e ci farò dei cuscini.
“Guarda, questi cuscini contengono una lana pregiatissima, ‘na roba introvabile, l’ho ordinata secoli fa ad un prezzo stratosferico ma ci tenevo tanto che li avessi”. 

Insomma, narratemi quello che vi va, io vi leggo tutti con affetto e affettato (soprattutto affettato, c’ho fame.)

HASTA LA PASTAAAA!

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La storia della mia depresisone: parte 3

Stasera è una di quelle sere in cui mi sembra di aver fatto un salto indietro, ad occhi chiusi, nel buio. Ho così tanti pensieri in testa che non riesco a focalizzarmi nemmeno su uno, rimbalzano nel mio cranio (e di spazio per rimbalzare ne hanno), mi sento agitata e poi vuota e poi triste, in loop.
Speravo che uscire con Mr Batterino mi aiutasse, invece ho solo appesantito anche lui con il mio umore insopportabile.
Quindi stasera andiamo avanti col racconto della mia depressione.

Anche qui, mi sembra doveroso fare un salto temporale indietro. Prima di andare dalla psicologa ho sofferto di insonnia, un’insonnia devastante. Mi capitava di non dormire per più notti di fila, il che mi portava ad essere uno zombie instabile e incapace di fare qualunque cosa. Davo un esame ogni due sessioni perché non riuscivo a concentrarmi su niente, figuriamoci memorizzare qualcosa.
Di notte non dormivo, e quando mi addormentavo mi svegliavo di soprassalto con la sensione terrificante di star soffocando; mi risvegliavo come nei film horror con la bocca spalancata per risucchiare aria, perché non ne avevo letteralmente più.
In due anni ho visto così tanti dottori, e ognuno mi diceva una cosa diversa: epilessia, problemi respiratori, anomalie polmonari, schiribizzi a livello cerebrale… Ogni volta era una cosa diversa e piuttosto spaventosa.
I miei genitori non sapevano più cosa fare.

Alla fine mi hanno ricoverata per dieci giorni al San Raffaele a Milano, e mi hanno rivoltata come un calzino: avevo elettrodi attaccati ovunque (ci ho messo settimane a rimuovere completamente il collante dai miei capelli, ancora penso di averne un po’), monitoravano un po’ tutto quello che mi succedeva.
Finalmente ci abbiamo capito qualcosa: soffro di apnee notturne, il che causava i miei risvegli traumatici e senza fiato durante la notte.
In più il mio piccolissimo cervelletto bislacco non va in fase rem, mai, motivo per cui devo prendere una pastiglia usata per chi soffre di epilessia, serve a tenere sotto controllo le scariche elettriche che turbano le mie notti e che mi impedivano di addormentarmi e riposare in maniera decente.

Insomma, stavo nammerda ragazzi, un rottame pronto per la demolizione.
Tutto ciò ha portato al resto, ovvero il mio viaggio nei meandri della disperazione con quella che Winston Churchill chiamava “il cane nero”, ovvero la depressione.

A distanza di anni mi rendo conto che tutto questo travaglio ha ancora delle ripercussioni su di me, e che quel periodo di assoluta inattività durata parecchi anni mi peserà per sempre.
Mi mancano ancora cinque esami all’università, sto cercando finalmente lavoro, ma tutto quel tempo perso in questo momento mi sembra una voragine che mi rovinerà la vita per sempre.
Mi sento un peso per tutti, Mr Batterino in primis. Come può pensare di costruire una storia seria con una persona come me, con i miei sbalzi di umore, il mio passato burrascoso, la mia assoluta inettitudine economica? Chi glielo fa fare di imbarcarsi davvero in una situazione con una persona di ventisette anni che non ha un centesimo e si sente persa? 

Stasera, miei cari Spelacchiati, va così. Perdonatemi, ogni tanto mi parte il neurone pazzo. 
Hasta la pasta

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Ciance sparse: umore nero e traumi da palcoscenico

Oggi sono lugubre.
Di umore nero pece.
Incatramata e incatramita come la mamma gabbiana di “Storia di una gabbianella e il gatto che le insegnò a volare” di Sepulveda (se non lo avete mai letto fatevi un favore e leggetelo, perché scalda il cuore.)

Non so bene cosa stia succedendo nel mio cervello bislacco e chiaramente menomato, ma oggi è una di quelle giornate in cui mi detesto profondamente e vorrei uscire dalla mia pelle per un po’; il povero Mr Batterista non sa che pesci pigliare, vede che sono strana e taciturna ma non capisce perché.
Come Vasco Rossi anche lui cerca di trovare un senso ma io un senso non ce l’ho e non so come spiegargli che quando sono di questo umore irrazionale e sinceramente imbecille mi odio così tanto che proietto il mio orrore verso me stessa sugli altri e voglio solo isolarmi per non costringerli a vedere il mio brutto muso e avere a che fare con il mio carattere. Il mio testolino bacato è settato in modalità “guarda che ti odiano tutti, fai schifo” e mi sento a disagio a rivolgere la parola a chiunque, Mr Batterista o familiari compresi. Anzi, con loro anche di più, perché mi sento orrenda dentro e fuori e il loro parere sulla mia persona per me vale mille (LABBRA ROSSO COCA COLAAAAAA DIMMI UN SEGRETO ALL’ORECCHIO STASERAAAAAA)

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Detto ciò, giusto perché spero che possa sempre essere utile leggere che ci sono persone che provano queste cose e magari qualcuno si sente meno solo e meno pazzo, ora passerò ad argomenti molto più cretini.
Molto più cretini.

Qualche giorno fa è successa una cosa da cui sto ancora cercando di riprendermi.
Mi sento violata nell’anima.
Credo non riuscirò mai più a tornare la spelacchiata di prima, ho vissuto un’esperienza che mi ha segnata troppo profondamente; una donna cambiata irreparabilmente da ciò che ha vissuto.
Come avrete già capito da molto tempo io sono la persona più inadatta alla vita e alle situazioni sociali del mondo; per farvi capire, probabilmente divento di almeno sette tonalità di rosso anche solo se devo richiamare l’attenzione di un cameriere al bar per chiedere qualcosa.
Se più di due persone mi fissano vorrei sprofondare nell’entroterra e sbucare dall’altra parte del nostro pianeta in rovina.
Quindi voi capirete che per me, che sono un paguro bernardo che vorrebbe solamente stare ritirato nel suo guscio conchiglioso, quello che è successo l’altra sera mi è quasi stato fatale.
Cosa è successo?
Sono dovuta salire su un palco.
Pensavo di morire.

Voi immaginate il mio stato d’animo quando mi hanno chiesto di fare qualche foto dal palco E POI IL GESTORE DEL LOCALE MI HA ACCHIAPPATA E TRASCINATA DAVANTI PER UMILIARMI PUBBLICAMENTEEEEEEEEEEEE! Mi ha presentata come la fidanzata di Mr Batterista, che intanto stava per ribaltarsi dal ridere, QUEL PIRLA INFAME!
No regà mi è stato quasi fatale, pensavo di avere un infarto davanti a tutti. Un finale col botto, e il botto ero io che saltavo in aria dall’imbarazzo.
Avete presente una mentecatta che non ha idea di come stare al mondo? Ecco, sono precisamente io, che in tutto ciò non avevo la minima idea di cosa cazzo fare quindi me ne stavo lì immobile tipo cerbiatto davanti ai fari di un tir mentre quel tizio diceva scemenze e la piccola folla urlava cose a caso.

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Diapositiva di me che volevo solo rientrare nel mio guscetto e perire

Quando sono riuscita a squagliarmela sono rimasta in silenzio per dieci minuti in un angolo a rimuginare su quante possibilità ci fossero che qualcuno mi acciuffasse prima che io potessi raggiungere il Messico a piedi, di corsa.
Non andrò mai più ai concerti di Mr Batterista, nessuno mi vedrà mai più.

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In tutto ciò la mia convivenza con Mr Batterista prosegue, ma siamo quasi all’epilogo.
Quel tonto di mio padre è ancora positivo a sto cazzo di Coviddimmerda ma a quanto pare sono cambiati i regolamenti e da domani sarà un uomo libero nonostante la positività, il che significa che potrò tornare ad avere un tetto sulla capoccia.
Ammetto che sento già che mi mancherà non avere Mr Batterista intorno così tanto, e che stare a studiare tutto il pomeriggio è molto più piacevole sapendo che poi lui entra dalla porta e possiamo stare insieme a pirleggiare.
Credo invece che lui stia facendo il conto alla rovescia con un’impazienza che nemmeno a Capodanno; in camera sua sono comparsi dei segnetti sulla parete come nelle celle dei carcerati, sta contando i giorni di prigionia. Pover’uomo. Ha la pazienza di un santone indiano nonostante io sia un gerbillo cretino la maggior parte del tempo.

E voi miei cari spelacchiati come state? Vi state strappando gli ultimi peli rimasti per cercare di stare più al fresco? Siete su una spiaggia deserta a ingurgitare Mojito e fritto misto? O come me state studiando come dei Giacomo Leopardi dei poveri per cercare di passare mezzo esame a settembre?
Narratemi di tutto e ancora di più, che vi adoro!
Hasta la pasta!

Ps: mi rifiuto di parlare della situazione in Afghanistan su questo piccolo blog indegno, però ieri leggendo certe notizie mi sono messa a piangere. Tutt’ora mi vengono i brividi ogni volta che leggo qualcosa di sempre più agghiacciante.
Dico solo: informiamoci tutti. Non possiamo rimanere ignoranti ad eventi come questi; per quanto lontani da noi e quasi impossibili da credere veri informarsi e fare qualcosa nel nostro piccolo è un dovere.

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Ciance sparse: paturnie notturne e pensieri intrusivi

Aaaaahhh che bello, sono le tre di notte e non c’è traccia di sonno in me. Zero. Renato. Nada de nada. Oserei dire Nadal.
In preda a questa insonnia veramente poco simpatica ho provato a guardarmi un porno e rilassarmi ma non riesco fare neanche quello, dunque ho deciso di condividere con voi le mie tare mentali di questo periodo, perché sono una mentecatta. Sparisco per settimane e poi metto due articoli in una sera, la mia strategia di marketing mi sa che è un po’ una merda.
Non siete costretti a leggere, sarà un flusso di pensieri particolarmente patetico: spelacchiato avvisato mezzo salvato.

Mr Batterista domani andrà in piscina con i suoi amici, e fin qui niente di strano. Mi ha chiesto ripetutamente di andare con lui, ma sono stata irremovibile come un elefante che bruca. (Ma brucano gli elefanti? Come si dice?)
La sola idea di stare in costume con persone che ho visto tre volte mi turba enormemente, e anche lo stare in bikini con Mr Batterista mi turba: un conto è quando mi spoglia e facciamo l’amore, momenti in cui spero non stia a notare tutte le mie migliaia di imperfezioni fisiche, ma stare mezza nuda per una giornata intera sotto i suoi occhi… E’ tutta un’altra cosa.

La settimana scorsa eravamo a casa di questi amici di Mr Batt, e io ero la personificazione del disagio.
Perché?
Perché ero assalita da pensieri veramente inutili, che non riuscivo a scacciare. Erano come una di quelle mosche fastidiosissime che entrano in casa in estate dalle finestre aperte e poi non escono più e continuano a posartisi addosso: non proprio lusinghiero visto dove si appoggiano di solito.
Il mio microscopico encefalo era tormentato:
“Staranno pensando che Mr Batterista è pazzo a stare con me?” “Penseranno che la sua ex era mille volte più simpatica, più bella, più carismatica?” “Staranno pensando che sono antipatica, così taciturna in un angolo?” “E se mi odiassero?”
E così via.
Ero letteralmente assalita da questi pensieri, dall’idea che tutti quanti si rendessero conto che Mr Batterista ha toppato in pieno a stare con me e che lo avrebbero fatto capire anche a lui. Perché diciamocelo, sono una persona un po’ problematica, con un senso dell’umorismo opinabile, un cinismo non da poco, e una notevole quantità di problemi a relazionarmi con il resto del mondo.
Quando sono a disagio divento l’essere più insopportabile del mondo: sto zitta, cerco di farmi piccola piccola e mimetizzarmi con il muro, pensando di essere totalmente inadatta alla vita.
Insomma, una metecatta che non sa avere a che fare con le persone e vorrebbe sparire.

Quando sono a disagio, poi, mi viene naturale concentrarmi sui miei difetti e pensare che tutti stiano guardando quelli.
La mia voce fastidiosa, il mio naso enorme, i denti imperfetti, l’andatura bislacca, il seno mancante all’appello, lo smalto sbeccato, i capelli appiattiti, i peli sfuggiti al radar e alla ceretta…

Bizzarramente tutto ciò non mi succede sempre -grazie a Dio, o chiunque si occupi di queste cose- e con altri amici di Mr Batterista mi trovo incredibilmente bene e riesco a dare sfogo alla mia immane idiozia senza problemi. Non so bene da cosa dipenda, forse vado semplicemente a pelle, un po’ come i cani. Forse dovrei mollare la psicologa e andare da un veterinario, non so.


E quindi che si fa?
BOH!
Per ora mi limito a non rovinare le giornate a Mr Batterista con le mie paturnie imbecilli e lo lascio libero di andare ad abbronzarsi senza di me; suppongo che con i suoi amici mi serva più tempo per lasciarmi andare. Vedremo.
E voi miei cari Spelacchiati cosa mi raccontate? Vi va di narrarmi situazioni in cui vi è capitato di essere a disagio o assaliti da pensieri negativi irrazionali? Come li combattete? Sono aperta ad ogni tipo di consiglio, potrei quasi pagarvi una parcella!
Vi allego una mia foto spiaggiata per tentare di vincere il ribrezzo che provo nei miei confronti, siete pregati di non insultarmi perché potrei effettivamente lanciarmi dal balcone (che non è chissà quanto alto, penso mi romperei un po’ di ossa e basta).
Hasta la pasta!

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La storia della mia depressione pt.2

Buonasera miei cari Spelacchiati. Come state?
Io sto letteralmente ululando dal ridere pensando e ripensando a Morgan che ha pubblicato la versione estesa di “Le brutte intenzioni” e la parte in cui dice testualmente “tu sei cattivo e sembri Mortimer” che mi fa rotolare dalle risate ogni singola volta che lo ascolto.
Come vi avevo già detto non mi aspettavo così tanta comprensione, empatia e così tante risposte alla mia esperienza con la depressione, mi avete davvero riempita di orgoglio spelacchiato e vi assicuro che quando qualcosa mi turba torno subito a leggere i vostri commenti che mi aiutano assai.
Ora andiamo avanti con la seconda parte di quello strano, inquietante periodo della mia vita.

La prima psicologa da cui sono andata era giovane, aveva uno studio asimmetrico e alla parete c’era appeso il quadro di un mare in tempesta; me lo ricordo perché fissavo quello durante le sedute, tutto il tempo. Da mesi non riuscivo a sostenere lo sguardo di nessuno, perché quando mi sentivo osservata il mio cervello andava in tilt, partivano i pensieri ossessivi: “sta guardando lo spazio tra i miei denti” “dev’essere disgustato dal mio naso troppo grosso” “si sarà accorto che ho le occhiaie, le labbra spaccate, la pancia gonfia, le cosce grosse. Sarà infastidito dalla mia voce, da quello che dico. Ora mi starà odiando, e se non mi odia è solo perché gli faccio pena. Voglio andarmene.

Mi sentivo rivoltante e non capivo come la gente riuscisse a sopportare la mia presenza.
Non soltanto mi percepivo fisicamente orribile ma stavo diventando anche una compagnia lagnosa e pesante, quando non ero taciturna e quindi una specie di enorme sasso da portarsi dietro.
Vivevo con la convinzione che i miei amici mi chiedessero di uscire perché facevo loro pena; pensavo che i ragazzi mi offrissero da bere per scommessa. Se qualcuno rideva, davo per scontato stesse ridendo di me.
Mi odiavo da morire.
Mi ricordo che al locale dove andavo di solito c’è uno specchio che occupa un’intera parete e io gli davo sempre le spalle; quando capitava per sbaglio di guardarmi riflessa il mio stomaco si attorcigliava in maniera dolorosa e ammutolivo.
Come fanno a guardarmi?
Voglio smettere di guardarmi

La prima psicologa, dicevo, era giovane e strana. L’avevo scelta completamente a caso, optando per lei solo perché nell’immagine su internet aveva un golden retriever in braccio.
Non mi trovavo bene, con lei; quando le raccontavo come mi sentissi lei si sperticava in espressioni di esagerato dispiacere e mi ascoltava annuendo con aria comprensiva, ma mi sembrava falsa e che fosse
accondiscendente; mi compativa, ma io non volevo compassione, volevo che mi desse una formula magica per smettere di essere pazza. “Scusa, oggi sono particolarmente pazza” era il mio modo di comunicare ai miei amici che quel giorno stavo particolarmente male.

Dopo un mese e mezzo di sedute questa psicologa mi ha fatto una diagnosi spaventosa: bipolarismo. Mi ha scritto qualcosa su un foglietto dicendomi di andare da un suo collega psichiatra che mi avrebbe prescritto il litio.
Spelacchiati miei, non starò qui a dilungarmi su cosa sia il bipolarismo e quanto male possa fare il litio ad un essere umano perché non voglio dirvi cose sbagliate.
Io, comunque, non mi sentivo bipolare. Che poi forse è quello che direbbe ogni bipolare. Però io non avevo episodi di mania ma soltanto di quella che ancora non chiamavo depressione.

Quindi me ne sono sbattuta le natiche del suo biglietto, ho cancellato il suo numero e mi sono rivolta ad uno psichiatra stavolta basandomi sulle stelline di fianco al suo nome.

La scelta migliore della mia vita, probabilmente.

Durante la visita neurologica con lo psichiatra mi sono accorta di non riuscire a fare cose basilari come toccarmi il ginocchio e poi il naso o stare in equilibrio per più di qualche secondo.
La visita è durata poco ma lui mi ha invitata dirgli tutto: ogni cosa, anche quella che mi pareva più insignificante, di come stessi.
E quindi gli spiegai degli attacchi di panico, della repulsione verso me stessa, della fatica, della spossatezza, dei pianti isterici, dell’isolamento, dell’insonnia, del fatto che in alcuni periodi mangiassi tantissimo e in altri pochissimo, dell’irritabilità, del non sentirmi nel mio corpo e una marea di altre cose.

Mi ha prescritto degli antidepressivi, dei farmaci per dormire e della benzodiazepina da prendere durante gli attacchi di panico particolarmente forti, quelli in cui mi si bloccava la lingua in bocca e mi sembrava che mi stesse per esplodere il braccio. In realtà l’avrò preso tre o quattro volte perché avevo paura di assuefarmene. E poi mi sembrava di meritarmi gli attacchi di panico, quindi volevo viverli. Mi sembrava un modo di espiare una colpa.
Alla fine lo psichiatra ha decretato “Non sei bipolare, Sara. Soffri di depressione.”

Mi sentivo ancora più sbagliata. Non era giusto che io stessi così, che io, ragazza privilegiata sotto ogni punto di vista, fossi depressa. 

Credo che sia una cosa normale sentirsi così e lui fosse abituato perché a grandi linee mi ha spiegato che se in quel momento avessimo analizzato il mio encefalo e lo avessimo confrontato con quello di una persona non depressa avremmo visto differenze notevoli. Avevo recettori estremamente inibiti, che mi portavano a sentire tutto molto lontano da me; non producevo abbastanza serotonina e di conseguenza altri enzimi fondamentali.

“Non diresti a una persona col diabete che è colpa sua e di non curarsi. Non colpevolizzeresti qualcuno che si è rotto una gamba o ha una polmonite. Tu hai una malattia: una malattia vera e propria, pericolosa, che non hai scelto tu di avere e che non ti sei in alcun modo procurata.”
Non ero molto convinta.
Mi ha dato il numero di quella che è tutt’ora la mia psicologa, colei che grazie alla terapia mi ha fatta uscire da quella fossa di fango in cui mi sentivo impantanata… ma di lei parlerò nella prossima parte.

Intanto le persone intorno a me non si accorgevano del mio malessere, e quei pochi che se ne accorgevano non lo capivano.

Molte di queste persone hanno detto cose di cui ora si sono dimenticate.
Io non mi dimentico.

Non porto rancore, lo so che non potevano comprendere, però le loro parole hanno fatto male.
“Sara, sei troppo negativa, su con la vita!” “E’ che non ti impegni abbastanza” “Dovresti solo fare un po’ di sport” “Guarda che tutti abbiamo dei problemi, se facessimo come te…” “perché sei così debole?” “il tuo unico problema è che non sei abbastanza forte e decisa” “non hai volontà di cambiare le cose, devi metterti tu in testa che stai bene” “tu non ti sforzi neanche un po’” “ma perché non ti dai una svegliata?” “guarda che non puoi passare la tua vita così eh” “e quelli che muoiono di fame o si spaccano la schiena a lavoro cosa dovrebbero dire?”.

La verità è che io mi sforzavo tantissimo. Mi sforzavo di non cedere a quella parte di me che quando ero sulla banchina ad aspettare il treno mi diceva di buttarmi sui binari. Mi sforzavo di non chiedermi, di notte quando non riuscivo a dormire, quale coltello nel cassetto in cucina avrebbe scivolato meglio sulla mia pelle. Mi sforzavo di non trovare in qualche modo salvifica l’idea di, semplicemente, non esistere più.
Mi sforzavo di tirarmi su al mattino, di rivolgere la parola alle persone, di ascoltare quello che avevano da dirmi. Non stavo muovendo le montagne, ma tutto ciò mi toglieva quel poco di energia che avevo.
Con molti amici ho smesso di parlare e di uscire. Non ce la facevo e loro non avevano voglia di star dietro a una persona così problematica. Non biasimo nessuno di loro: non rispondevo ai messaggi, evitavo le chiamate, davo buca alle uscite quindi starmi dietro era impegnativo.
L’unica persona che vedevo costantemente era quell’uomo che continuava ad occupare gran parte dei miei pensieri e che l’avrebbe fatto ancora per parecchio tempo.

Fine seconda parte

Allora ragazzuoli miei, grazie per essere arrivati fino a qui, siete eroici. Ho sempre abbastanza ansia di risultare noiosa/patetica/troppo prolissa, quindi se avete critiche non siate timidi. Per il resto avete carta bianca nei commenti, adoro vedervi così attivi e partecipi, siete gli Spelacchiati migliori del mondo!
Con tantissimo affetto spelacchiato
Hasta la pasta!