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Vi presento Anselmo, il mio cavernoma

Buonasera miei cari spelacchiati, come state?
Per me è un periodo turbolento. Che poi che razza di parola è “turbolento”? O ha il turbo o è lento, no?
Ma lasciamo perdere e procediamo, che sarà un lungo post molto strano.

Stasera voglio farvi conoscere Anselmo.
Anselmo è con me da parecchio tempo, solo che io non lo sapevo; lui mi avrà guardata combinare ogni vaccata possibile e immaginabile fino ad averne le balle piene, tanto che un mese fa è esploso.
Anselmo è il mio cavernoma cerebrale, colui che mi ha provocato l’emorragia e mi sta facendo vivere una vita molto bizzarra da un mese e mezzo a questa parte.


Per colpa di Anselmo non posso prendere il sole, non posso viaggiare in aereo, non posso fare sforzi fisici e non posso nemmeno emozionarmi troppo, perché lui è un tipo tranquillo e queste cose lo disturbano, e credetemi non voglio disturbarlo mai più.

Anselmo, poi, è un tipetto bizzarro. Diciamo che è un po’ imprevedibile, potrebbe andare su tutte le furie e decidere di esplodere di nuovo da un momento all’altro, e allora sarebbe mio compito correre in pronto soccorso dove stavolta, vedendo i miei trascorsi, non mi farebbero stare dieci ore ad aspettare ma mi darebbero subito qualcosa per placare la sua ira funesta.

Io ho provato a convincerlo: “Anselmo, eddai, possiamo vivere un sacco di cose belle insieme, il mio amico ha già fatto i biglietti aerei nominativi per la Sicilia… E poi potremmo andare in Sardegna col Batterino… O in montagna, sai, al fresco…
Niente, non vuole saperne.
Potremmo diventare a-a-abbronzatissimi, dei fichi incredibili, sai quel bel colorito di chi sta dieci ore in piscina con un cocktail ghiacciato sotto al sole” ma niente, nemmeno quello lo convince molto.

Temo che le nostre strade dovranno dividersi.
E’ probabile che tra un mesetto, dopo un’altra angiografia ed un’altra risonanza magnetica, un team di medici dovranno farmi un foro nel cervello e tirar fuori Anselmo cercando di non fare danni nel mentre, passando qua e là nella mia materia grigia. Non che ce ne sia molta, lo so, però è comunque un’operazione delicata, Anselmo non è mica uno che si arrende facilmente, e dei rischi ci saranno. Insomma, non siamo felicissimi di separarci ma ormai è chiaro che lui non voglia più stare nel mio cranio, ha assistito a troppe mie scemenze. Lo capisco.

Beh miei cari spelacchiati, cerco di prenderla a ridere però ogni giorno una decina di minuti di pianto patetico sulla spalla del Batterino mi scappa perché c’ho ‘na fifa incredibile. Non fosse per il mio Batterino non so bene cosa farei in questa situazione, è incredibile quanto stia facendo per me.
Non ho mai subito operazioni quindi partire con una al cervello direi che mi temprerà come il fuoco di mille battaglie, tipo Xena Principessa Guerriera.
In più ho questa sensazione di essere un peso per tutti, perché da quando sono tornata a casa i miei amici vengono quasi ogni giorno a turno a tenermi compagnia e giocare a giochi scemi per non farmi pensare troppo, sapendo che quando io penso è la fine, e mi sento in colpa nei loro confronti per essere così bisognosa.

Ovviamente per mesi e mesi a venire non potrò lavorare, il che mi pone in una situazione piuttosto di cacca economicamente parlando: non c’ho una lira, ma per stare al passo coi tempi dico che non c’ho un euro.
Sono sempre sotto calmanti quindi pure studiare è un’impresa titanica, direi che sta andando tutto alla grande.

Insomma questi sono i miei aggiornamenti per ora, spero che voi ve la passiate un pochetto meglio di me che tra un po’ mi ritroverò con metà testa rasata e penso sarà uno spettacolo agghiacciante perché mi si vedrà ancora di più la faccia, che io cerco sempre di nascondere coi capelli tipo Samara. A volte vorrei pure vivere dentro un pozzo.

Basta ammorbarvi, vi saluto con un bacione calorosissimo da parte mia e di Anselmo, che sotto sotto è un bravino.
Voi raccontatemi tutto quello che volete, così mi distraggo un po’, e giuro che risponderò ad ogni singolo commento perché vi trascuro troppo quando in realtà vi voglio bene e mi state vicini come degli amici in carne ed ossa.
HASTA LA PASTA!

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SARAbanda: traduciamo canzoni! “Strangers like me”, di Phil Collins

Ragazzuoli miei in questi giorni di demenza e degenza me ne sono uscita con un’idea forse un po’ bislacca.
Sarà che stare col Batterino mi fa pensare alla musica ancora più di quanto io faccia di mio, che comunque è parecchio, ma mi piacerebbe inaugurare una rubrichina in cui traduco personalmente testi di canzoni che mi piacciono particolarmente e dare una piccola spiegazione della canzone, specificando se sono solo mie illazioni o se ho trovato notizie convalidate sul signor internet.

Ho deciso di partire col botto, con una canzone che conosciamo tutti o che almeno secondo me tutti dovrebbero conoscere:
Strangers Like Me, di quel genio malato di Phil Collins, (concerto del 2019 MERAVIGLIOSO, ‘NA ROBA PAZZESCA PURE SE LUI E’ TUTTO ACCIACCATO COME MIO NONNO DI NOVANTADUE ANNI) che ha composto la colonna sonora del cartone animato Disney Tarzan, uno dei miei preferiti in assoluto.
Questa canzone mi da una sensazione di libertà, di novità che non so nemmeno spiegare.
Qui trovate la versione in italiano, alla fine vi lascerò quella in inglese.

Per chi non lo avesse mai visto (MA RAGAZZI DI COSA STIAMO PARLANDO ANDATE TUTTI A GUARDARE TARZAN PORCA MISERIA E’ UN CARTONE MERAVIGLIOSO CON LA COLONNA SONORA PIU’ BELLA DI TUTTE URLOOOOOOOO) il cartone narra di un cucciolo d’uomo che viene allevato da un branco di gorilla.
Per come mi comporto io sembro un cucciolo d’uomo che è stato cresciuto da quelle scimmie che si lanciano la cacca, eppure non è così, giuro.

Tarzan, dopo aver vissuto come un gorilla per tutta la vita, a un certo punto verrà in contatto con tre esseri umani: il cacciatore Clayton -una puzzetta umana, la cattiveria fatta ad essere muscoloso, insomma un infame-, il Professor Porter partito per una spedizione su questa isola misteriosa, e sua figlia Jane, colei che farà il primo incontro con Tarzanone e dopo aver visto i suoi pettorali e i suoi deltoidi tutti da leccare perderà la testa.
Insomma, i due si incontrano e quando si salutano parte questa meraviglia di canzone, la cui traduzione si discosta un po’ dal testo originale:

Qualunque cosa tu faccia
la farò anche io
Fammi vedere di tutto e spiegami qualunque cosa
Perchè tutto questo vuol dire qualcosa per me
ma allo stesso tempo non vuol dire niente

Capisco che c’è così tanto da imparare
è tutto così vicino e lontano allo stesso tempo!
Io mi vedo come mi vedono gli altri
Ma ora so che c’è qualcosa di più grande la fuori!

Ora voglio sapere, puoi mostrarmi il resto?
Voglio sapere tutto di questi sconosciuti uguali a me!
Dimmi di più, ti prego, mostrami di più!
C’è qualcosa di familiare in questi sconosciuti così simili a me…

Ogni gesto, ogni sua mossa
mi fa sentire in un modo in cui non mi sono mai sentito
perché dentro di me c’è questo bisogno di stare con lei?

Ooh, queste emozioni non le ho mai provate
sono di un un altro mondo, molto lontano da qui
Adesso oltre agli alberi, sopra le nuvole
mi si apre un orizzonte tutto nuovo!

Ora voglio sapere, puoi mostrarmi il resto?
Voglio sapere tutto di questi sconosciuti uguali a me!
Dimmi di più, ti prego, mostrami di più!
C’è qualcosa di familiare in questi sconosciuti così simili a me…

Vieni con me ora, vieni a vedere il mio mondo
dove c’è una bellezza che non puoi immaginare
riesci a provare quello che sto provando io, adesso, con te?
prendimi per mano
c’è un mondo intero che ho bisogno di conoscere

Voglio sapere, puoi mostrarmi il resto?
Voglio sapere tutto di questi sconosciuti uguali a me!
Dimmi di più, ti prego, mostrami di più!
C’è qualcosa di familiare in questi sconosciuti così simili a me…
Voglio sapere

Questa è la mia personalissima traduzione, che forse fa pure un po’ pena, però mi sembrava rendesse giustizia a quelli che possono essere i sentimenti di una persona che dopo una vita si rende conto che tutto quello che credeva fosse la normalità è una bugia, e ha il fuoco dentro per scoprire di più su tutto quanto.

 


Se questo bizzarro e forse inutile format vi piaciucchia vi prego di farmelo sapere, a me diverte molto e unisce la mia passione per le lingue (in cui dovrei prima o poi laurearmi) a quella per la musica, quindi ci sguazzo. Magari riesco a farvi conoscere qualche canzone carina, chissà! Ovviamente accetto suggerimenti e richieste, se avete canzoni di cui volete sapere il significato!
Insomma, ditemi cosa ne pensate io ora vado a prendermi i miei sedativi, ci sentiamo presto… HASTA LA PASTAAAAAAA!

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Ciance sparse: di umori miserabili e letture intriganti

Buonasera miei spelacchiati lettori, come state?
Io sono di pessimo umore in questi giorni, sarà il ciclo, sarà la disoccupazione, sarà che non ho passato l’esame di tedesco… Qua parte e parte subito il Tiziano Ferro molesto SARA’ IL VENTO, SARA’ IL TEMPO, SARA’ IL FUOCOOOOOO E SCUSA SE NON PARLOOO PIANOOO MA SE NON URLOOO MUOIOOOO
Scusate, la smetto, depongo la stupidità.
Che poi detta così sembra che io sia una gallina che invece di fare le uova depone la stupidità.
No niente, non ce la faccio, vi beccate un post cretino e lamentoso allo stesso tempo, che ci devo fà.

Vi aggiorno un po’ sulla mia salute traballante, che continua a traballare come la famoserrima trottola del finale di Inception: cadrà o non cadrà?!

Inception: il finale con la trottola spiegato da Christopher Nolan

Continuo a non riuscire a fare una rampa di scale senza dovermi piegare sulle ginocchia ansimando come un maniaco al telefono; il mio cardiofrequenzimetro (detto così sembra una figata, in realtà è il dato di un orribile orologio tecnologico che mi è stato regalato anni fa e che non ho mai usato) mi segna dei picchi incredibili con battiti che scendono a 42 in certi momenti e schizzano a 160 in altri.

Schopenhauer diceva che la vita è un pendolo che oscilla tra il dolore e la noia, verissimo eh per carità, ma io oscillo tra l’avere le gambe molli e l’avere la tachicardia.
Insomma, ‘sto ‘na crema.
Ho già fissato visite varie: rx toracica, elettrocardiogramma, visita cardiologica e pneumologica, giusto per capire com’è la situazione. Mi sto lentamente decomponendo, lo siento.

In tutto ciò non ho passato lo stracazzo di esame di tedesco e la mia ricerca di lavoro è in un momento di stallo, anche perché non ho la capacità fisica di trovarmi un lavoro vero dunque da venerdì farò la promoter per una scuola di inglese, il che significa che dovrò stare a un banchetto quattro ore al giorno per cinque euro l’ora cercando di raccimolare delle iscrizioni.

Anche la vita sentimentale al momento mi sembra traballare. Il Batterino è sempre straordinario e meraviglioso, sono io ad essere fuori come un balcone. Diciamo che quando lui è nervoso o stressato io riesco a tirar fuori la parte idiota e tirarlo su di morale, ma quando ad essere schizzata sono io lui non riesce ad aiutarmi più di tanto. Che poi non è nemmeno una sua responsabilità, ovviamente, solo che io di mio tendo ad isolarmi e vorrei che mi leggesse nel pensiero e mi stesse più vicino.
Poi quando sono di questo umore mi si chiude la vena e penso “tanto mi lascerà quest’estate perché dovrà andare in tour o a fare date con duemila ragazze, a cosa serve aspettare? Chiudo tutto ora sperando di soffrire di meno”.
Che vi devo dire, la mia pazzia ogni tanto torna a farsi sentire. Ma il Batterino non lo mollo, ormai sono ancorata a lui come una cozza allo scoglio. Puzzo pure, come una cozza.

Cozza di bouchot
Mi sono fatta un selfie

Vorrei stare a letto tutto il giorno. Vorrei vegetare e aspettare che tutto passi o sparisca, il che non è particolarmente sano e infatti ho scritto alla mia psicologa “signora, la prego, possiamo anticipare la seduta che sento i miei neuroni friggersi incessantemente?”. Lei sempre sul pezzo, domani seduta che mi tirerà fuori probabilmente le budella.

E niente, questa è la mia situazione attuale. Scusate il mega sfogo, vorrei essere io ad allietare le vostre giornate e invece ancora una volta siete voi che, anche solo leggendomi, mi fate sentire meglio.

Siete degli spelacchiati pazzeski.


Letture in corso: “Se per un anno, una lettrice” di Nina Sankovitch. Storia autobiografica di Nina che si trova a dover affrontare un lutto tremendo: sua sorella muore di cancro, e lei dopo tre anni decide di prendersi trecentosessantacinque giorni tutti per sè rifugiandosi nei libri. Decide infatti di leggere un libro al giorno sulla sua poltrona viola.

Amazon.it: Se per un anno una lettrice - Sankovitch Nina - Libri

“Zia Mame” di Patrick Dennis: sto amando alla follia Zia Mame, che personaggio meraviglioso. Anche qui storia semi-autobiografica in cui l’undicenne Patrick rimane orfano e viene mandato da questa zia a lui sconosciuta ma che amerà molto presto perché resistere a zia Mame è impossibile: eccentrica, straricca, divertentissima e fuori di testa. 

Insomma spelacchiati, vi auguro una buonanotte che qua ormai è quasi l’una, e lancio la palla a voi: come state? Come ve la passate? Vi va di farmi un bonifico? Narratemi di tutto e di più che se no mi chiudo come un armadillo e mi abbandono a pensieri nefasti.
Hasta la pasta!

Ps: ora farò come le influencer vere.
Se volete contattarmi scrivete a pensierispelacchiati@gmail.com
E se voleste offrirmi un caffè virtuale ma molto caldo e amaro cliccate qui

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Ciance sparse: litigi, regali romantici e idiozia varia&avariata

Buonasera miei cari spelacchiati! Più che sera è notte, io sono pur sempre un animaletto notturno che non ha la minima idea di come si gestisca un blog e quindi pubblico post agli orari più improbabili.

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L’altra sera ero a cena dalla mamma del mio Batterino, solo che invece di essere in tre eravamo in cinque: io, Mr Batterino, sua mamma e i miei capezzoli che hanno deciso di unirsi alla serata sbucando dal mio maglione visto che ho l’abitudine di non indossare mai il reggiseno. Ma chissenefregaaaa eddai oh sono capezzoli, chi non li ha? Tra l’altro posso dire “capezzoli” o mi si oscura tutto il blog per contenuti non adatti ai minori? BOH, lo scopriremo solo scrivendo (scemenze).

Aneddoti imbarazzanti a parte, finalmente io e Mr Batterino abbiamo discusso. Dopo un anno e mezzo di quasi totale quiete finalmente abbiamo battibeccato.
Niente di che eh, lui mi ha risposto in modo brusco (bruschetta, oserei dire, anche se mancavano i pomodorini), io mi sono stizzita e per dieci minuti ci siamo dati risposte fastidiose a vicenda.
Il problema è che poi lui è tornato allegro come un fringuello in primavera in un nanosecondo, io sono rimasta nervosa come un gatto bagnato per un sacco di tempo.
Ma come diamine fa, un attimo prima ero convinta volesse lanciarmi tutte le carte di scala quaranta in un occhio, proprio una ad una, quello dopo è tutto picci picci cretino.
MA OH, MA LASCIAMI ESSERE INCAZZATA, NO? Se fino a un secondo fa volevo darti una serie di schicchere sul coppino ci vorrà più di una frazione di attimo per farmi placare.
La verità è che siamo entrambi nervosetti in questo periodo, lui per il lavoro (e la mancanza di lavoro), io perchè ho la salute in modalità idiota, sono in sessione di esami e mi sono resa conto che a giugno compirò ventotto anni.
Ventotto anni di imbecillità, capite? Non so perché ma avverto il peso della mia età tutta all’improvviso. 

Comunque l’abbiamo gestita bene e sono piuttosto soddisfatta di come sono andate le cose, alla fine ho bollito il Batterino dopo averlo fatto a pezzettini molto piccoli e ora sta tutto in freezer.

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Non è vero, non è vero, sto a scherzà, è ancora tutto intero, anche se a me ci vuole un po’ più tempo a calmarmi quando mi innervosisco poi è andato tutto a posto e secondo me siamo stati anche abbastanza bravini nel gestire il nervosismo.

In tutto ciò visto che ora passo parecchio tempo a casa del Batterino e spesso lui torna a casa giusto per mangiare e poi schizza di nuovo in studio a dare lezioni o fare le sue cosette da batterino (tipo agitare le bacchette in aria e accarezzare le pelli dei rullanti) ho deciso di darmi alla cucina.
Sì, ho percepito il vostro singulto.
Giustamente anche voi avete i brividi al pensiero, mica solo Blanco e Mamhood. 

Visto che io a cucinare sono una capra totale, di quelle con la barbetta ispida per di più, mi sono selezionata una decina di ricette “facili e veloci” (o almeno così cita Giallo Zafferano) che propinerò a quel povero disgraziato che tornerà a casa pensando “dai che anche oggi si mangia pasta col burro” e invece si ritroverà la ragazza arrostita in una nuvola di fumo grigio.

Vi farò sapere. Se le cose prendono una piega abbastanza divertente potrei iniziare la rubrica “Cucina Spelacchiata” in cui dico cose tipo: “ora che avete tritato finemente il prezzemolo e pure le vostre dita che erano di impaccio dovete lavare il tagliere cercando di non lasciare antiestetiche macchie di sangue; dunque si prosegue lanciando la pasta nella pentola facendo attenzione a schizzarvi con l’acqua bollente dritta in faccia. Mezzi acciecati e ustionati poi proseguite con l’acchiappare alla cieca la passata di pomodoro, che ovviamente vi cadrà di mano perché non avete più le dita…”

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Concludo questa carrellata di inutilità dicendovi che per la prima volta nella mia miserabile esistenza ho cercato di fare un regalo romantico per San Valentino ma mi è costato così tanto impegno che non lo farò mai più.
Ho acquistato un album in cui appiccicare un po’ di foto mie e di quel piccolo Batterino che mi ritrovo, peccato che io abbia le velleità artistiche di una vongola e le capacità manuali di un lombrico -morto- dunque ho incollato le foto tutte storte e ho scritto qualche scemenza qua e là in una grafia assolutamente incomprensibile.

Spero che il musichino apprezzi l’impegno, perché il risultato non è sicuramente apprezzabile.

Voi come state, miei prodi? Quale canzone di Sanremo volenti o nolenti state ascoltando a ripetizione?(io sto ancora in fissa per il fisico di Rkomi).
Che programmi avete per San Valentino? Ma soprattutto se avete ricette a prova di idiota da consigliarmi questo è il momento giusto per farlo, ve ne sarei eternamente grata! Ma anche aneddoti culinari imbarazzanti sono ben accetti.
Hasta la pastaaaa

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Ciance sparse: Coviddimmerda e orecchini perduti

Ahhhh miei cari spelacchiati, che palle sto periodo, qualcuno mandi avanti veloce col telecomando per favore. Facciamo che ci rivediamo a giugno 2025, per star tranquilli?

Visto che siete così carini a preoccuparvi per la mia salute vi aggiorno; continuo a non stare bene, in maniera abbastanza fastidiosa ed evidente adesso.

Sono giorni che ho un senso di affaticamento e spossatezza abbastanza fuori dal comune pure per me che sono un mollusco sedentario e privo di qualsiasi capacità motoria; io e il Batterino siamo andati al bar a piedi, un’incredibile camminata di circa due minuti, ho dovuto fare due pause e al ritorno sono quasi svenuta.
Ho sistemato un po’ l’appartamento di Mr Batterino e nuovo giro di tachicardia e fiato corto, mi sono dovuta sdraiare e mi sono addormentata di botto per due ore (dormire di pomeriggio di solito mi è impossibile).
Fare una rampa di scale in questo momento mi mette a durissima prova, arrivo su che mi devo piegare sulle ginocchia come i vecchi e rifiatare.

Insomma sono come un pokèmon esausto che ha bisogno dell’infermiera Joy, quindi venerdì visita dalla doctor sperando mi dia qualche soluzione miracolosa o ponga direttamente fine alle mie sofferenze con una padellata in testa.

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Intanto l’altra sera si è consumato un dramma che non ha niente a che fare con la mia salute.
Per Natale quel pazzo di un Batterino mi ha inondata di gioiellini: un anello, una collana e un orecchino. Io che sono una gazza ladra sono impazzita di gioia.

Ieri sera a cena il Batterino mi fa “Ma l’orecchino?”
Io, scema come una biglia, tiro indietro i capelli e comincio ad agitare la testa per far sbrilluccicare il suddetto orecchino.
Mr Batterino mi fissa come se fossi deficiente, cosa che in effetti sono, quindi niente di strano.
“Ma te lo sei tolto?”
Panico.
No che non me lo sono tolto, ce l’ho su da quando me l’ha regalato!
Mi ficco una mano sull’orecchio: niente.
Mi infilo un dito nell’orecchio fino al cervello: NULLA.

Partono le spedizioni di salvataggio, chiamo i sommozzatori, avvio una battuta di ricerca che nemmeno il padre di Nemo mi fa concorrenza: NADA.

Quindi ho fatto quello che chiunque sia pazzo quanto me avrebbe fatto: sono scoppiata a piangere per circa due ore, alternando i singhiozzi a frasi tipo “NON MI MERITO I TUOI REGALI NON PRENDERMI MAI PIU’ NIENTE SONO UNA CACCA UMANA!”
Insomma una cosa così sciocca ha scatenato in me una reazione fortissima, ovviamente legata a tutte le mie paturnie mentali di cui vi ho già parlato tantissimo; mi sentivo irrispettosa nei suoi confronti, di averlo deluso, di non aver dato abbastanza importanza al suo regalo e altre duemila cose, mannaggia.

Mr Batterino basito ma super dolcino mi consolava. Più che dolcino era dolcissimo, praticamente fatto di marzapane.
Mi verrebbe da dire marzapene senza alcuna ragione, solo perché mi fa ridere, ma forse evito. O forse no e lo pubblico così, chissà.

Alla fine l’indomani ho fatto l’unica cosa che andava fatta: ho chiamato la sola, l’unica, l’incredibile MADRE SUPERIORA, che è il nome con cui ho salvato in rubrica il numero di mia mamma.
“MAMMA SONO DISPERATA HO PERSO L’ORECCHINO AIUTAMIIIII GUARDA SE E’ A CASAAAAAAAA TI PREGOOOOOOOOOO SE NO DOVRO’ AMPUTARMI L’ORECCHIO COME VAN GOGH E POI SARO’ ASIMMETRICA E PENDERO’ DA UN LATO, CADRO’ SEMPRE A SINISTRA, UNA VITA ROVINATAAAAAA”
Mia mamma ha fatto un sospiro di circa venti minuti, praticamente è andata in apnea; perché dovete sapere che almeno sei o sette volte al giorno io non trovo qualcosa e chiedo a lei, che con il suo superpotere riesce a risalire a qualunque oggetto, vestito o cianfrusaglia.

E anche stavolta il suo superpotere non ha fallito.

“Testa di razzo, era sulla tua scrivania, DEFICIENTE.”
“…Ah. Batterino, puoi ancora ricoprirmi di regali, allarme rientrato, merito di tutto e di più.”

Sì insomma, una serata terribile.
Il commento del Batterino a un certo punto è stato “non pensavo l’avrei mai detto ma preferisco quando mi bagni il cuscino di bava che di lacrime.”

Ora me ne vado a cena con due mie amiche, serata giro pizza quindi conto di prendere almeno nove chili in una mangiata sola. L’orecchino mi sa che lo lascio a casa.
E voi come state, miei prodissimi? Vi è mai capitato di perdere un regalo o qualcosa a cui tenevate tanto? Spero abbiate reagito in modo meno pazzo di me, ma narratemi tutto!
Hasta la pastaaaaaa!

Allego foto dei regalini bellissimi:

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Ciance sparse: Buon Merdale, ops volevo dire Natale

Lunedì 20 Dicembre 2021


Allora regà, qui lo dico e qui lo sottoscrivo, se nei prossimi giorni dirò di essermi ammalata voglio che qualcuno mi prenda la capoccia e mi dia una testata dritta in mezzo agli occhi perché ho ben presente il momento in cui mi sono presa una bronchite: mentre aspettavo fuori dallo studio della psicologa per mezz’ora perché non volevo citofonare e interrompere la seduta, essendo io arrivata prima.
Giuro che avevo le dita delle mani che non si muovevano più, ero come un pupazzo di Lego con la mano a C. 

Martedì 21 Dicembre 2021


Eccallà, lo sapevo, ma che cazzo di fastidio alla gola… Ma posso passarmi il Natale con l’influenza, porca miseria, fammi mettere la mascherina…

“Sara, così, per curiosità, che cazzo stai facendo?”
“Senti mamma, ho fatto una cazzata ieri e ho accumulato così tanto freddo che penso potrete usarmi come ghiacciolo che emana frescura per le prossime ventidue estati, però ora lasciami isolare che non voglio passarvi niente per le feste.”
“Si ma perchè hai cinque mascherine addosso?”
“MAMMA HO DETTO CHE NON VOGLIO CONTAGIARVI VAI VIA!”
“Sì, vado a dire a tuo padre che sei diventata scema, ecco dove vado…”


Mercoledì 22 Dicembre 2021

“Pronto?”
“Pronto Dottoressa buonasera, sono Pensierispelacchiati, ho un quesito… io mi sono trincerata in camera eh, non ho contatti col mondo esterno e mi passano il cibo come ai carcerati lasciandomelo fuori dalla porta, però vorrei sapere secondo lei se mi sono solo raffreddata o se c’è la possibilità che sia Coviddimmerda…”
*Le spiego la situazione*

“Allora Sara, hai la tosse secca? O hai del catarro?”
“Mah, se permette penso di essere fatta della stessa sotanza del catarro, al momento. Di secco non ho proprio nulla…”
“E allora vai tra, non è Covid. Ora scusami ma devo andare a Honolulu, ci sentiamo dopo le feste, addioossssss!”
E c’ha anche ragione, povera donna, cosa la chiamo a due giorni da Natale…

Giovedì 23 Dicembre 2021


“Sara, per la miseria, pure la Dottoressa ti ha detto di non rompere le balle, toglierti quelle mascherine e venire fuori da camera tua!”
“LASCIAMIIIII NON VOGLIO INFETTARE NESSUNOOOOOOO”

E niente ormai ero in sbattimento, ero convinta di non avere il Covid ma comunque avevo più catarro che acqua in corpo e volevo evitare di passarlo ai miei.

Mia sorella dunque torna a casa con un tampone fai da te e me lo sbatte in faccia “dai, fai sto coso così almeno siamo tutti sicuri che sia solo influenza e ce ne sbattiamo.”

Indovinate?
Due trattini.

Positiva come non so che roba, forse addirittura radiattiva.

E da lì è iniziata tutta la trafila e io vorrei soltanto spararmi a un piede in questo momento.

In camera mia si è creato un ecosistema tutto suo, sto chiusa qua dentro da cinque giorni e credo si sia creato un microclima a sé stante; io passo dal letto alla sedia e dalla sedia al letto senza fare assolutamente un cazzo.
A Natale sono stata in videoconferenza con i miei che erano al piano di sotto e abbiamo giocato a tombola; ho vinto ventidue euro.
Posso dire “grazie al cazzo” o passo per persona scurrile?

Penso di aver bestemmiato senza sosta per almeno sei ore di fila, poi effettivamente avevo finito la salivazione e allora ho continuato a imprecare ma solo mentalmente.
Io volevo soltanto passarmi le feste con il mio Batterino preferito, dargli i suoi regalini, pigliarmi i suoi di regalini e possibilmente ancorarmi a lui come un koala al suo eucalipto e non lasciarlo andare almeno fino alla befana.

E invece sono sola come un cane in una stanzetta disordinata, con il terrore di aver contagiato mia mamma che è cardiopatica. In quel caso penso mi darei direttamente fuoco, miei cari.

Qualcuno dei miei conoscenti ha avuto la brillante idea di dirmi una roba tipo “eh vedi, tu che difendevi tanto i vaccini, hai cambiato idea adesso? Eh? Sfigata?”

Ora.
Io non ti uccido perché non ho la forza fisica necessaria ma credimi che se avessi a disposizione una pistola tu saresti già dall’altra parte; ma io già sono incazzata nera, puoi farmi prendere pure una tonalità in più? Cosa devo fare, venire personalmente a dirti che il tram per andare a fare in chiul passa ogni cinque minuti?
MA ALLORA COSA VIENI A GONGOLARE DA ME, PEZZENTE INVERECONDO?
Che i vaccini ti rendano immune al Coviddimmmmmerda non l’ha mai detto nessuno, nel momento in cui mi sono vaccinata per ben due volte ero ben conscia che avrei comunque potuto pigliarmelo ma in maniera lieve e -speriamo- molto meno duratura. E infatti non ho bisogno di cure, non ho bisogno di niente se non di una playstation per passare il tempo, e onestamente sono solo felice di essere vaccinata. Ora, se cortesemente mi negativizzassi in maniera rapida così che non debba lasciare il mio Batterino solo a capodanno in mezzo alle sgallettate mannare apprezzerei molto, ecco.

Insomma miei cari… che vi devo dire, questa è la situa. Si tiene botta. Non vedo l’ora di uscire e sbaciucchiare il mio Batterino preferito (e soprattutto di aprire i suoi regali! Tra l’altro si apre il totoscommesse, secondo voi cosa mi ha regalato quel tonto?) e ubriacarmi come avrei voluto fare in questi giorni.
Voi invece come avete passato il Natale e la Vigilia? Cosa avete magnato senza ritegno alcuno? Siete ancora brilli?
Narratemi i peggiori aneddoti familiari che avete in serbo, vi prego, così mi fate ridere e mi tenete compagnia!
A presto cari Spelacchiati, vi lovvo!
Hasta la pasta!

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Ciance sparse: freddo, Mr Batterino ed emotività sparsa

Buongiorno miei cari spelacchiati, come state?
Io sto sbrinando.
Ho le stalattiti di ghiaccio che mi pendono dal naso.

Temperatura odierna: FRIDD.

Non so voi come siate messi (no, non il calciatore, via quelle trombette da stadio) ma qua c’è della neve; più che neve è quella poltiglia di acqua e nevischio bizzarra che crea quella patina scivolosa sulle strade e io ho ovviamente già rischiato di fare una notevole quantità di cadute e spaccate; barcollo, scivolo, incespico, per poco non batto il muso per terra ma non mollo.

Che io sia una persona disordinata è noto al mondo, stavolta sono riuscita a perdere ben tre chili. Non so come, mi saranno caduti mentre camminavo e non me ne sono accorta, boh! O forse è la dieta a base di petto di pollo alla piastra e riso in bianco che da i suoi frutti, chissà.
Fatto sta che io mi vedo sempre grassa allo stesso modo, con l’unica differenza che ora tutti i vestiti mi stanno male.
Pantaloni che fanno rigonfiamenti ovunque, gonne che mi cadono alle caviglie mentre cammino, maglioni in cui navigo… Uno spettacolo aberrante, giuro. L’abominevole donna non delle nevi.

Che poi oltre al mio strato di grassitudine ho scoperto che soffro pure di iperlordosi, il che significa che la mia colonna vertebrale ha una curvatura imbecille che spinge pure in avanti la panza, accentuandola. Tutto meraviglioso, ora mi tocca andare da un fisioterapista due volte al mese per cercare di far tornare la mia schiena in uno stato decente.

Ora passiamo alle note dolenti: sono di nuovo disoccupata. Circa. In realtà non ho capito nemmeno io.
A parte le condizioni abbastanza pietose in cui mi toccava lavorare per sei euro l’ora, l’altro giorno la titolare mi scrive e mi fa “per adesso sei in stand by, ciaoooooo!”.

MA CHE DIAMINE VUOL DIRE?
NON SONO MICA UNA PLASYSTATION, CHE PUOI METTERE IN MODALITA’ RISPARMIO ENERGETICO!
Io sono tutt’ora basita.

In tutto ciò l’altra sera dopo due birre e un limoncello ho avuto un momento di emotività fuori controllo con Mr Batterino e le cose sono andate più o meno così:

Io me ne stavo lì con gli occhi lucidi e gonfi come quelli di un rospo, cercando di non essere pazza e non piangere, con Mr Batterino che non aveva idea di cosa mi stesse prendendo.

“Stai bene?”
Game over, ho dovuto vuotare il sacco “No… Ho paura.”
“Di cosa?”
“Di te.” ho mugugnato contro la sua spalla perché non riuscivo a guardarlo negli occhi “Faccio fatica a fidarmi delle persone e farle entrare nella mia vita… con te è stato tutto sconvolgentemente spontaneo, ma ora hai il potere di ferirmi e questo mi spaventa da morire… E di potere ne hai parecchio, Batterino.”
“Lo stesso vale per me, ma tu di potere ne hai infinito. Non te ne accorgi neanche, o forse non sono bravo ad esprimerlo… Ma stiamo vivendo una cosa bellissima. Non ti so dire come andranno le cose in futuro, ma in ogni caso avremo dei ricordi stupendi di qualcosa di importante.”
Insomma, mi ha detto quello che mi dice sempre la mia psicologa: “Sara, cazzo, vivi il presente, godi a piene mani di quello che hai, immergiti nelle cose belle, trai insegnamento da quelle brutte, ma non metterti a rimuginare sul passato o fare congetture sul futuro: non puoi saperlo, e con le tue tendenze depressive ti immaginerai solo scenari che ti fanno soffrire. Non cadere in questa trappola.”.


Sperando che queste sagge parole possano essere di aiuto a qualcuno ora chiedo a voi come state, miei cari. Come ve la passate? Siete pronti all’incombere del Natale, con tutti i cenoni/pranzoni/aperitivoni/colazioni (..no?) possibili e immaginabili? Io sono ancora in alto mare coi regali, considerando che ho quattro euro penso prenderò i peli del mio cane e ci farò dei cuscini.
“Guarda, questi cuscini contengono una lana pregiatissima, ‘na roba introvabile, l’ho ordinata secoli fa ad un prezzo stratosferico ma ci tenevo tanto che li avessi”. 

Insomma, narratemi quello che vi va, io vi leggo tutti con affetto e affettato (soprattutto affettato, c’ho fame.)

HASTA LA PASTAAAA!

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Ciance sparse: venerdì 17 infame

VENERDì 17 DI MERDA!
Eccheccazzo, che giornata penosa, ma vaffanculoooo io non ci credo nemmeno a ‘ste cose, ma oggi è stata veramente una giornata indegna.

Allora.

La mia stupida tartaruga -intendo proprio l’anfibio, OVVIAMENTE, mica gli addominali, non so neanche se nel mio corpo esistono i muscoli addominali- stamattina alle quattro ha deciso di suicidarsi trascinando in giro per la sua tanica di merda il motore di ricambio dell’acqua, CHE SI E’ BRUCIATO!
Sono arrivata in bagno mezza addormentata, con gli occhi ridotti a due fessure minuscole, mi sono bruciata la retina con la luce, non capivo letteralmente un cazzo ma sentivo un odore di bruciato immondo, ho guardato nella vaschetta e Arthur era lì, immobile… Ho pensato “minchia, si è fulminata la tartaruga!”.
Ho staccato tutto alla velocità della luce e l’ho toccato con una matita: non ha gradito. Si è un po’ inkazzeto, quindi sta bene.

Oddio, bene non so se lo è mai stato, è un essere veramente bizzarro e abbastanza raccapricciante, mi spaventa parecchio…
Quindi Sara al salvataggio ho acchiappato una bacinella gigante, l’ho riempita d’acqua (tiepida, perché il signorino ha pure bisogno di 21 gradi centigradi… MA L’IDROMASSAGGIO NO, PICCOLO ESSERE RUGOSO? MA COSA TI STO DIETRO, IO? Ma vaffanculo, Arthur) e ci ho lanciato dentro Arthur. Ora gli devo cambiare l’acqua ogni due ore perché si raffredda rapidamente.

Arthur

Odio tutto.

L’altro giorno mentre ero a zonzo con Mr Batterino abbiamo incontrato la sua ex storica.
Posso dire?
ZAN ZAN ZAAAAN.
Niente, ‘sto imparanoiata come un gerbillo impazzito.
Potete immaginare.
“E se lei ora gli scrive? E se torna da lui in ginocchio? E se torna da lui in ginocchio proponendogli attività ricreative che richiedono proprio lo stare in ginocchio? E se lui non aspettasse altro? E se a lui ripartissero i sentimenti ad cazzum?”
Niente, regà, sono fuori di testa (ma diversa da loro).
Sicuramente sono diversa da lei, che è una figa paurosa mentre io sono un rospo col gargarozzo rigonfio.

Proverò a gracidare in faccia a qualcuno, secondo me mi darebbe soddisfazione e appagamento.

Infine, nota che ha del tragico e del dolente e che mi sta facendo piangere a intermittenza da ore, il mio gatto non torna a casa da ieri e nella mia testa ci sono solo scenari orribili.
Io vivo in periferia, in una strada con zero traffico e la campagna/bosco davanti, di solito lei se ne sta lì ben visibile oppure si apposta sul vialetto di casa per farsi accarezzare da tutti… E torna sempre almeno una volta al giorno a casa.
Prima ho passato quaranta minuti in giro per il quartiere con Wendy (la mia cagnona) urlando “Sophiiiiiieeeeeeee!” a destra e a manca, ma nulla da fare…
Mi sto sentendo male, basta. 

Insomma, stasera c’è dello scazzo quindi apro le gabbie: SFOGATEVI A RUOTA LIBERA PER QUALUNQUE COSAAAA! Tirate fuori la furia che tenete dentro, il fastidio che vi cresce nel petto quando al supermercato la vecchia si piazza col carrello davanti allo scaffale che ti serve e sta lì due ore non si sa bene perché, cavate tutto il risentimento che sicuramente covate come galline e diamoci manforte.
Hasta la pastaaaaaa e non solo, che tra un po’ si torna alla paniscia qua in piemonte!