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Ciance sparse: insetti e tagliuzzamenti

Ma buonasera miei indomiti Spelacchiati, come state? Vi state guardando “House of the Dragon” e siete innamorati persi di Daemon, proprio come me? Mi auguro di sì, se invece avete altri manzi da consigliarmi fate pure un elenco che qua ho bisogno di distrarmi.

Ora vi narrerò del mio pomeriggio molto traumatico.

Ero sul balcone a studiarmi i meccanismi degli orologi, perché non so una cippa e non avete idea dei clienti rompi balls che arrivano in negozio ogni volta…
“Ma questo con che orologio è sincronizzato?” … Non lo so signora, con che cazzo di orologio dev’essere sincronizzato? Col Big Ben? Sa che può regolarlo lei, sì?
“Ma che movimento ha?”

“Ha presente ‘movimento lento’ di Vasco Rossi? Ecco, lo ha scritto pensando a questo orologio”.
MA CHE COSA VUOI SAPERE? COSA? LE VEDI LE LANCETTE CHE SI MUOVONO IN SENSO ORARIO? ECCO, QUELLO E’ IL MOVIMENTO.

Beh, inutile dirvi che no, non è proprio così che stanno le cose, ma cosa ne so io dannazione.

Comunque, dicevo, me ne stavo lì a cercare di capirci qualcosa quando a un certo punto STONK! Una cimice si schianta a velocità folle contro lo schermo del mio pc e io
per poco non mi ribalto dalla sedia.

Io e gli insetti non andiamo esattamente d’accordo, diciamo pure che mi fanno rivoltare lo stomachino e se posso me la squaglio il più velocemente possibile lasciando all’eventuale mostriciattolo tutti i miei averi. 

Comunque raccimolo tutto il coraggio possibile e lancio via la cimice con un foglio, mi rimetto lì a leggere come minchia è stato creato il primo orologio Maserati, quando sento un rumore di eliche e penso “ehllamadò, dov’è ‘sto elicottero? Che ci fa vicino a casa mia?”
MA ALTRO CHE ELICOTTERO ED ELICOTTERO

ERA UN INSETTO

ANZI, ALTRO CHE INSETTO

ERA UN MOSTRO, NON SO COME ALTRO DEFINIRLO

DI DIMENSIONI ESAGERATE, AVEVA UN REATTORE SOTTO AL CULINO PELOSO, SFRECCIAVA CHE NEMMENO UN CACCIA BOMBARDIERE, VE LO GIUROOOOO! RATATATATAAAAA COME CANTAVA GIANNI MORANDI

E OVVIAMENTE DOVE HA DECISO DI PLANARE QUEL COSO ORRIPILANTE? SUL TAVOLO ACCANTO AL MIO PC!

E lì niente, regà, ho abbandonato tutti i miei averi e sono corsa in casa così velocemente che per poco non mi spiaccicavo contro al vetro della porta-finestra, dunque ho fatto l’unica cosa che qualunque essere umano nella mia situazione avrebbe fatto: ho chiamato mia mamma.

E lei, con il coraggio indomito che solo una madre che deve difendere la prole riesce a tirare fuori, ha preso una scopa e ha mandato via quell’essere mutante che io ancora mi chiedo cosa stracazzo fosse. Da quale laboratorio è uscito? Ma è fuggito dall’isola di Jurassik Park? Ma scherziamo? Quello non era un insetto, era un drago di Daenerys Targaryen, eccheccazzo.
Secondo me non aveva un pungiglione, quello quando vuole punzecchiare qualcuno sguaina la spada e lo sfida a duello. Sciabola tutto, tipo Sandokhan.
Ovviamente ho raccattato le mie quattro cose e sono andata a chiudermi in camera mia, penso di non voler uscire di casa mai più dopo aver visto che genere di esseri popolano questa terra.

Intanto sono bombardata su duemila fronti con consigli e pareri che mi stanno solo facendo sprofondare nell’ansia.
“Ma dov’è che ti fai operare? Qui?? Nooo ma io ho sentito che qua per aprire le persone usano l’apriscatole!”
“Nooo a Milano? Ma lì un mio amico è andato per un’ernia ed è uscito senza la trachea!”
“A Londra?! Ma sei pazza?! Lì ti danno una botta in testa, un calcio nello stomaco e se poi ancora non sei schiattata ti affettano con l’affettatrice dei prosciutti!”
E qua mi infilano nel tritarifiuti, là mi asportano le dita dei piedi, lì mi spatasciano, laggiù mi friggono nell’olio delle patatine del McDonald…
Oooohhh ma che cazzoooooo allora ditemi voi dove andare, che se no ho io in mente  un posticino in cui mandare tutti quanti.
A breve fonderò una rivista: Ansiella Duemila.

Sto considerando l’idea di farmi pungere dall’insetto mostruoso, almeno la facciamo finita in maniera frizzantina.
E voi come state, miei cari? Siete anche voi invasi dalle cimici come me che ormai me le trovo pure nei cassetti? Settembre vi sta provando mentalmente e fisicamente o siete forti come delle rocce e carichi come delle mine?
Narratemi, suvvia, che vi voglio bene.
Hasta la Pastaaaa!

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Ciance Sparse: Gita a Villa Pallavicino

Ahhhhhhh fa caldo.
Una zanzara mi ha punta sulla punta dell’indice. Scusate la ripetizione di parole ma questa cosa mi ha innervosita così tanto che sto sragionando, sto considerando l’idea di tagliarmi una falange.
Ma zanzara infame figlia di malandrina, ma io dico, pungimi in un posto normale no? Già devi scassare o’razz, almeno fallo come le altre e punzecchiami un braccio, una gamba, cosa vai sulla punta dell’indice?

Oggi vorrei non lamentarmi di niente, quindi vi faccio vedere qualcuna delle foto che ho fatto al parco di Villa Pallavicino, un bellissimo parco faunistico che si trova a Stresa, così magari se non sapete cosa fare e siete nei dintorni vi ispiro a fare una gitarella che personalmente ho trovato molto carina.

Piccola nota di colore: Il Batterino ha passato più o meno bestemmiando pensando che non avrebbe mai trovato parcheggio da nessuna parte e che avrebbe dovuto mollarmi all’entrata del parco per poi andare a cercare parcheggio. Beh, regà, non è così OVVIAMENTE, proprio di fronte al parco c’è un parcheggio proprio per i visitatori, quindi Batterino porca di quella vacca rilassati che se no ti metto il valium nel caffè. Anzi, lo polverizzo e lo spargo sulle pelli della batteria così ogni volta che ci batte una bacchettata inala un po’ di calmante.

La cosa ovviamente più carina per me che ho la maturità di una capra è la zona fattoria, dove ci sono daini, caprette, lama, alpaca in totale libertà che puoi inseguire per braccarli in un angolo e coccolarli quanto vuoi. Cioè, io ho fatto così, altri si limitavano ad avvicinarsi cautamente e dare qualche carezzina alle capocce pelose e cornute.

Un’altra cosa bellissima di questo posto è che ospita solo animali che a causa di incidenti o di una vita passata in cattività non possono essere re-immessi in natura perché non sopravviverebbero. Quindi c’è una meravigliosa aquila che è stata trovata con una spalla da operare e ora è incapace di volare, una volpe a cui hanno dovuto amputare una zampa in seguito ad un incidente, una giovanissima volpe abbandonata dalla madre quando era piccolissima… Tutti loro non avrebbero speranze, da soli. Altri invece giungono da zoo, ovviamente anche loro impossibili di re-immettere in natura.

Davanti a tantissime gabbie poi troverete dei fiocchetti rosa o azzurri: sono nati dei piccoli! Noi abbiamo visto una piccola zebra, un gufo reale di dieci mesi, qualche capretta minuscola e sicuramente mi sto dimenticando qualcosa!

Il parco è di una bellezza incredibile, ci sono alberi giganteschi di specie molto particolari, i fiori sono di una bellezza disarmante e tutto è così curato e così bello che ci avrei passato le ore, lì a girovagare nel verde.

Insomma questa è stata la mia giornata fuori porta col Batterino. Avevamo entrambi bisogno di staccare un attimo da tutto anche solo per un pomeriggio, e ci ha aiutati a rimetterci un attimo in carreggiata. Io mi stavo lasciando prendere dalla rabbia, dallo sconforto e dal senso di colpa che provo perché il mio problema -il fatto che verrò operata al cervello- sembra fagocitare tutto, come se gli altri non avessero più problemi perché io ne ho uno importante. Questo mi turba molto.
Il Batterino invece ha avuto degli impegni lavorativi belli tosti che lo hanno assorbito e stressato tantissimo, e ovviamente essendo entrambi sclerati l’atmosfera tra di noi non era la solita.
Ora abbiamo parlato, ci siamo confrontati, io ovviamente ho pianto perché è la mia reazione naturale a qualunque cosa in questo periodo, e devo dire che ora siamo ancora più cretini ed uniti. Sicuramente mi attendono mesi un po’ complessi: il Batterino a Settembre inizierà un lavoro molto fico che lo impegnerà tantissimo, io avendo cominciato a lavorare avrò turni bizzarri quindi dovremmo fare un tetris di impegni per vederci, insomma vedremo come vivrò io questo tipo di situazioni.

Bon, per oggi ho finito. Voi come state? Siete riusciti a farvi almeno una gitarella da qualche parte? Siete già tornati a sgobbare?
Narratemi tutto, che stasera sono un po’ giù di morale e voi siete bravissimi a tirarmi su. Vi voglio molto bene.
Hasta la pasta!

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Ciance sparse: vacanze cavernoma cerebrale e sudore

Buongiorno miei adorabili spelacchiati, come state? Io sono cotta, frullata col mini pimmer, sto caldo mi sta smolecolando.

Ieri altro giro di visite da un altro neurochirurgo, la cui diagnosi è stata molto meno rosea di quello di Milano: Anselmo is back, o meglio è sempre lì, due centimetri di profondità nell’emisfero destro del mio piccolo cervellino, ed è da rimuovere. Nuovo giro di pianto sulla spalla del Batterino.

Ma parliamo di cose stupide, perché se no Anselmo si monta la testa se parlo sempre di lui. Possiamo tutti insieme sdoganare una cosa? Il sudore in punti beceri. Io dopo quattro secondi al sole ho la zona baffetti che gocciola, le sopracciglia se le strizzo esce almeno mezzo litro di sudore, il coppino che ormai è disciolto ma soprattutto IL SENO PER L’AMOR DI DIO QUALCUNO FACCIA QUALCOSA PER IL SUDORE TRA I SENI. Miseria ladra, possiamo nel 2022 essere vittime di questa tortura? Che poi a me vengono eritemi della Madonna, prudo ovunque, mi gratterei come l’orso Baloo contro i tronchi d’albero.

Però ho passato una notte in Monferrato con il Batterino del mio cuore, in un posto veramente super carino; si chiama Cascina Manu, è una villa con sole cinque stanze di cui una direttamente sulla piscina ed è quella capitata a noi: c a r i n i s s i m a. Tra l’altro è l’unica con l’aria condizionata, quindi super contenti.

Abbiamo mangiato, nuotato, salvato coccinelle dall’annegamento, abbiamo riso di me che mi mettevo in piscina in posizione squat tenendo le mani a pinza e mi muovevo solo lateralmente come un granchio, ho quasi decapitato il Batterino quando al mio urlo stridulo da “ommioddio mi è cascata una cimice addosso” ha risposto con “massi, non ti fa niente, lasciala lì”. Batterino, patti chiari amicizia lunga: se un insetto mi cade addosso tu ti precipiti ad acciuffarlo e lanciarlo delicatamente fuori dalla finestra, OKAY?

Infine oggi ho fatto un colloquio di lavoro, perché i pochi soldi che avevo da parte stanno finendo e io non posso vivere da parassita fino a novembre, quando avrò la nuova risonanza magnetica e si deciderà se aprirmi con l’apriscatole. Mi faranno sapere settimana prossima. Incrocio le dita dei piedi.

Queste sono le incredibili news del bollettino “una spelacchiata sempre più stressata”. Spero che la vostra estate proceda bene, priva di Anselmi vari ed eventuali. Io ammetto di essere demoralizzata al momento, ma noi spelacchiati mica ci lasciamo abbattere così. Suvvia lascio la parola a voi e la smetto di cianciare!

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Ciance sparse: periodo bizzarro

Aaaah che bello, Spelacchiati miei.
Non so voi, ma io apro Instagram e vedo le foto di mia sorella in Sicilia con le chiappe al sole, mia cugina a Timbuctu che non so nemmeno dove si trovi sulla cartina, il fratello del fornaio a Ibiza perché è un pacchiano, il carpentiere spaparanzato alle Hawaii, il tagliaerba che fino a ieri mi scassava lu cazzo facendomi venire un’allergia indegna abbarbicato all’Himalaya… E io?
Io sto a casa, a prendermi una miriade di gocce e pastiglie, con un cappello di paglia sulla capoccia ogni volta che esco di casa.

Cioè, ragazzi miei, capite la situazione..? ho dovuto comprare un cappello di paglia.
Io.

IO, UN CAPPELLO DI PAGLIA

MA STIAMO SCHERZANDO?

Sembro un ignobile mix tra Sampei e Guendalina Bla Bla, l’oca degli Aristogatti. 

‘Na roba atroce, paro ancora più scema del solito, e vi assicuro che già di solito sembro molto scema.

Un cappello di paglia… Ma vaffanculo, Anselmo, non solo alberghi nella mia capoccia ma mi fai pure comprare cose che minano la mia bellezza. Oddio, minano la mia bellezza… minano quel che c’è, dai.
Che forse ora che ci penso una cosa che mi copre un po’ la faccia non può che abbellirmi.

Come avrete forse intuito da questo flusso di incoscienza sto un po’ uscendo di senno (di seno no, già non ce n’è, se ne esco pure è la fine) perché il pensiero che possa cogliermi un’emorragia cerebrale da un momento all’altro un po’ mi turba e un po’ mi condiziona, ma non come il condizionatore in sala che almeno mi da delle gioie, mi condiziona in negativo facendomi evitare un sacco di cose e di situazioni.
Oh sia chiaro, Anselmo o non Anselmo, operazione o non operazione io a luglio andrò al concerto di Harry Styles e chiunque provi a fermarmi pagherà con la vita. O con la Visa, che sarebbe pure meglio visto che sono povera come la mierda.

Però me la passo bene. Cioè sto facendo la vita da pensionata a ventisette anni, quindi un sogno, suppongo.

A parte tutti gli intrugli che devo prendere, cerco di fare quaranta minuti al giorno di ginnastica blanda, e io vi chiedo: non vi viene proprio in mente la vecchiaia a sentire il termine “ginnastica blanda”? Che poi la mia neurochirurga deve dirmi che cazzo è la ginnastica blanda, ma blanda cosa, chi, come che razza di aggettivo è?
Orblando Bloom. Così, a caso, solo per scrivere scemenze.
Quindi niente, cammino sul posto e agito le braccia come un gabbiano un po’ monco nella speranza che basti a non farmi diventare un tricheco in questo periodo allucinante di attesa in cui non posso fare molto.

Il 13 luglio farò nuovamente la risonanza magnetica e l’angiografia, il che significa che dovrò passare una notte in ospedale perché, per chi non lo sapesse, per farmi l’angiografia devono infilarmi una cannuccetta nell’arteria della coscia e poi devo starmene 24 ore ferma immobile perché c’è il rischio che mi si riapra il foro.
Tutto molto bello e interessante, neh?

Pensate un mese e mezzo fa la mia gioia nel dover usare la padella per la prima volta nella mia vita per fare pipì, pensavo di spargere urina ovunque, una sensazione stranissima.
Tra l’altro in tutto ciò visto che sono stata ricoverata all’improvviso la situazione peluria nella zona inguinale ve la lascio immaginare, non so come abbiano fatto a non usare le cesoie per farsi strada tra i peli.
Maròòòò regà ma quanto vi sto disgustando con questo post? Se vedo che calano i followers saprò di essermelo meritata.

E niente, in tutto ciò io e il Batterino stiamo benissimo, lui è l’unica persona con cui riesco a piangere pensando alla mia situazione e tutte le incertezze del futuro e lui ha la pazienza e la forza di sopportarmi e farmi sentire meglio.
Per contro io mi ascolto giornalmente le sue crisi di nervi legate al lavoro, quindi secondo me siamo abbastanza pari.

Scusate questo post sconclusionato, sono un po’ esagitata in questo periodo. Passo dall’euforia alla stanchezza mortale in due secondi, il prossimo post giusto sarà più strutturato e penso parlerò di un po’ di prodotti e libri che mi stanno tenendo compagnia in questi giorni.

Voi come ve la passate? Cosa combinerete quest’estate? Vi state già grigliando al sole? Fatemi sapere, così anche se io non potrò andare da nessuna parte sognerò i vostri viaggi!
Hasta la pasta

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Ciance sparse: vita da promoter

Mi viene difficile dire “buonasera miei cari spelacchiati, come state?” perchè visto il PUTINFERIO di questi giorni credo che nessuno stia bene. Di fronte a certe cose non si può stare bene.
Ma non voglio parlare di questo, stasera voglio solo cianciare sparsamente, sperando che ci sia ancora qualche spelacchiato all’ascolto!

Diciamo che è un periodo intenso e stressante: il mio cane sta male -se succede qualcosa alla mia musona probabilmente mi lancio dal balcone, vi avviso-, quella farsa del mio lavoro mi sta logorando l’anima -a breve ve ne parlo-, il Batterino tra poco si laurea e io sto cercando di organizzargli non una ma ben due feste perché sono pazza, e in tutto ciò il mio malessere da Covid procede e pure la psiche mi sta un po’ abbandonando.
La mia psicologa non è particolarmente contenta di me, in questo periodo. Secondo lei sono di nuovo in fase depressiva, cosa che posso confermare visto che passo la maggior parte del mio tempo a piangere senza apparente ragione, come mi capitava anni fa.

Ma parliamo un attimo del mio lavoro, che definire “lavoro” mi pare veramente esagerato.
Diciamo che al momento faccio il cosplay del fallimento dell’umanità.
Faccio la promoter per una scuola di inglese.
Cosa significa?
Che devo stare in piedi quattro ore ad un banchetto storto -perché non so montarlo- e cercare di accalappiare gente che compili dei coupon con cui avranno diritto a uno sconto sui corsi di lingue.
… non chiedetemi quanto mi pagano perché è troppo imbarazzante. Immaginatevi una paga minima, dopodiché dimezzatela e a quella cifra togliete il 25% della metà.
Insomma regà se mi prendo un caffè al bar mi brucio tre ore di lavoro.

Ma parliamo un attimo del genere umano, che non smette mai di sorprendermi e infastidirmi allo stesso tempo.

Ora voi immaginate me, che sono una misantropa perennemente inviperita verso il genere umano, in piedi, al freddo, che tento di spiegare alle persone che potrebbero avere uno sconto su un corso di inglese e mi sento dire le seguenti cose:


– “Signorina ma lei è bellissima…” *ciance inutili a cui io rispondo con garbo e gentilezza che Buckingham Palace dovrebbe darmi un titolo onorario solo per quello* “io ho un amico che lavora per la tv… tu hai due occhi che parlano, e poi un fisico… senti, se vuoi organizziamo un aperitivo e te lo presento, secondo me come presentatrice o modella ti prenderebbe immediatamente”
Vattelapijanderculo e firma sto coupon, porca la miseria. Poi chiama il tuo amico e fai compilare pure a lui.

– “Signorina ma cosa vende?” con sguardo vacuo da triglia mentre fissa con insistenza i volantini
“Non vendo nulla, se compila questo coupon però ha uno sconto mirabolante su tutti i corsi, ‘na robbba irripetibile, le rubo un secondo solo…”
“Ma le lezioni le fai tu?”
“…No, un insegnante madrelingua qualificato, bravissimo, levissimo, altissimo…”
“Ah allora no. Beh meglio che i corsi non li tenga tu, non starebbe attento nessuno, si innamorerebbero tutti! Eheheh…”
… Mavattelapija E FIRMA STO CAZZO DI COUPON PER L’AMOR DI DIO.


-“ Ma perché vi servono i miei dati?”
“Buongiorno anche a lei neh, guardi ci servono solo il nominativo e l’indirizzo mail, così possiamo mandarle l’informativa di tutti i corsi per farveli conoscere e se poi siete interessati…”
“Io non firmo niente.”
“…Signora è solo per presa visione, se no potrei compilarne duecento a caso con dati falsi…”
“No no allora vado di persona, non mi fido mica.”
Signora, glielo devo dire pure a lei? vadapija.

-“Ciao! Ma non hai freddo qui così?”
“Guardi, ho appena tolto le stalattiti di ghiaccio che mi pendevano dal naso..”
“Eheh… Se vuoi ti offro un caffè, parliamo un po’…”
“Mah, guardi, come se l’avesse fatto. Le interessa un coupon per un corso..?”
“No ma dico davvero, andiamo lì al bar e ci conosciamo un po’, sai, mi hai colpito…”
“Guardi non le dico con cosa vorrei colpirla adesso ma le lascio immaginare, sto lavorando, non posso allontanarmi.”

-“Posso usare l’igienizzante?”
Dipende, io posso darti una randellata sui denti?

-Il simpaticone che “Io so già l’inglese, DE CHET IZ ON DE TAIBOL, ihihih”
Tu. Credo ci sia un girone all’inferno per le persone fastidiose come te.

I ghiv iu a manrovesc iu crep, okay?

-“Buongiornopossolasciarleuncoupon?”
“Sono un avvocato. Sto andando a lavoro. Secondo lei mi interessa?”
Mah, a occhio e croce dovrebbe interessarle togliersi quel palo dall’ano, però chi sono io per dare consigli. Coupon?

“Ciao scusa eh, appoggio un attimo qui lo zaino e le buste della spesa che si stanno rompendo, un attimo solo eh…”
…Ma io le do fuoco, signore, se ne rende conto? Lo legge nei miei occhi che la odio?

E poi questo aneddoto ve lo devo narrare perché io ancora sono basita.
Sabato mattina, arriva una signora non ho neanche dovuto fermarla io, mi dice che è interessata al corso di inglese perché sua figlia abita all’estero e quando va a trovarla è spaesata, bla bla bla, compila il coupon e se ne va allegramente.
Sabato pomeriggio questa figura torna.
“Scusami sai sono un po’ distratta stamattina ti ho dato il numero vecchio, l’ho cambiato da poco, non ci ho proprio pensato… Posso riavere la tua parte del coupon così te lo correggo?”
“…Ma certo signora, voilà.”
E QUESTA PERSONAGGIA PRENDE IL CAZZO DI COUPON E ME LO STRAPPA IN MILLE PEZZI DAVANTI AGLI OCCHI DICENDO “IO I MIEI DATI NON LI LASCIO A NESSUNOOOOOO!” E FUGGE VIA!!!!!!!!

No regà non potete capire.
Io ero troppo sconvolta per reagire ma avrei tanto voluto inseguirla, darle una capocciata e lasciarla a terra coi sui cazzo di dati.

MA CHE ME NE FREGA A ME SE HAI CAMBIATO IDEA, TE LO RIDAVO COMUNQUE IL COUPON COI TUOI PREZIOSISSIMI DATI DI MERDA, MA COSA MINCHIA MI MENTI GUARDANDOMI IN FACCIA? MA SEI DEFICIENTE? MA SCUSAMI!?!?!?

Poi sarà una di quelle che su Facebook mette le foto di casa sua con scritto “oooh ora si va due ore in palestra!” e i quiz “scopri quale testa di cazzo sei”.

Io penso che prima o poi qualcuno lo pesto a sangue.

Oggi ci sono andata molto vicina. Non potete capire la quantità di fischi, commenti sul mio fisico, apprezzamenti vari e volgari mi vengono rivolti ogni volta, è veramente desolante. 

Detto ciò domani ho un colloquio in una gioielleria.
Io non so come possano anche solo avermi presa in considerazione, il mio CV dovrebbe emanare goffaggine e inadeguatezza a qualunque ruolo; dovrò far finta di essere una persona pacata, delicata, raffinata. “Oh sì, il taglio di questa pietra pomice è davvero delizioso, le consiglio anche questo monile con incastonato una pietruzza presa in una strada sterrata qua vicino…”
Insomma… mandatemi delle vibrazioni positive, che qua sono a un passo dal chiudermi come un armadillo e riaprirmi al mondo tra cinque o sei secoli.


E voi invece miei cari spelacchiati come state? Non so se ci sia ancora qualcuno a leggermi visto che ho la costanza di una rana pescatrice rinsecchita, ma mi farebbe molto piacere se mi raccontaste quello che vi va, quello che vi passa per la testa (o per la testuggine), come procedono le vostre vite… Insomma, come sempre avete carta bianca.
Hasta la pasta!

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Ciance sparse: chiacchiere casalinghe

Ebbene sì, miei prodi Spelacchiati, il mio piano malvagio sta funzionando, fila come l’olio. Io sto ingrassando quindi più che altro mi sto espandendo a macchia d’olio, ma questo è un altro paio di maniche (ma se vi vengono in mente altri modi di dire con l’olio scriveteli, che mi sono accorta ora che sono bizzarri).
Dicevo: il piano procede.
Ho un cassetto.
Mi sono accaparrata in cassetto a casa Batterino.
E non ho neanche dovuto impormi, chiederglielo o appropriarmene a sua insaputa! Un giorno mentre cercavo di ricacciare tutti i miei vestiti nello zaino per tornarmene a casa il Batterino mi guarda e fa “ma lasciali qui, no? L’ultimo cassetto è vuoto, l’ho lasciato apposta per te!”.
Poi ha dovuto raccogliermi col cucchiaino perché mi ero sciolta sul pavimento.
(Avrebbe anche potuto dirmelo prima, eh, però non facciamo i puntigliosi)

Intanto prosegue la mia lotta contro la casa.
A parte il fatto che sono ancora in quella fase in cui piuttosto che andare in bagno quando c’è il Batterino nell’appartamento me la trattengo fino ad esplodere, quindi ogni volta che lui va in studio io lo saluto con tutta la grazia e l’eleganza di cui sono capace (quindi pochissime) e appena lo sento chiudere la porta del palazzo parte la mia corsa sfrenata verso il water, dove sono finalmente libera di espletare i miei bisogni fisiologici.

Madò, venti parole quando basterebbe dire “defecare”.
Poi mi dicono che sono volgare, ma guarda te… una lady.

Dicevo, comunque… l’altro giorno ho iniziato la battaglia contro i vetri.
Armata fino ai denti di Vetril e panno -non in microfibra perchè che cazzo ne so io che cambia qualcosa, un panno vale l’altro, userei pure la carta igienica per quel che mi riguarda- mi sono cimentata nell’antica arte di pulire le superfici trasparenti di tutta la casa, ottenendo come risultato sì, il pulirli, ma riempendoli di aloni e di pelucchi di quello stracazzo di pannetto sfilacciato.
Idem col tavolino di vetro, ovviamente.

Poi ho deciso di lavare i pavimenti.
“Ma sì, da qualche parte avrà secchiello e mocio, no?”
Ecco, sì, ce l’ha, ma evidentemente non veniva usato dal 1800 considerando il suo stato.
Ho passato più tempo a pulire i quattro fili rimasti al mocio che i pavimenti, CHE COMUNQUE HANNO DECISO DI RIVOLTARSI CONTRO DI ME E RIEMPIRSI DI ALONI INFAMI.
Quindi li ho rilavati.
Finalmente sono decenti.
Io giuro che non mi arrenderò, però mi sento un po’ oltraggiata dal comportamento di questa casa.

Non che dai miei abbia fatto chissà che lavori eh, però mi rendo conto che quella santa donna di Madre Superiora col tempo si è infurbita e ha comprato dei prodotti della Madonna.
“MAMMA PERCHE’ E’ TUTTO UN DISASTRO NON SO FARE LE COSE AIUTAMIIII! STAVO PURE PER VOLARE GIU’ DAL BALCONE PER PULIRE I VETRI DALL’ESTERNOOOO!”
“Allora, prima di tutto: hai usato il panno in microfibra?”
“… Credo che quello che ho usato fosse una camicia, un tempo. Tipo nel Milleduecento. Poi è stata fatta a pezzi.”
“MA NON TI HO INSEGNATO NIENTE? Non puoi usare quella roba lì, se no perde pelucchi che rimangono tutti impaciugati.”
“Scusi, Madre Superiora, por non averti mai ascoltata quando mi spiegavi le cose.”
“E poi che hai usato, spero non il Vetril che è una robaccia…”
“…Nooooo, io, il vetril?? Ma figurati…”
MA COME PUOI CHIAMARE “VETRIL” UNA ROBA CHE POI NON LAVA BENE I VETRI, ALLORA CHIAMALO “COSIL” che pulisce un po’ a cazzo…
“E per i pavimenti la cosa migliore è mezzo secchio d’acqua con mezzo bicchiere di ammoniaca, che così ti toglie odori e batteri…”
“E se si sbaglia e invece dei batteri mi toglie il Batterino?”
“Parlare con te è sempre più difficile.”
“Lo so, ne sono piuttosto orgogliosa.”
“Per il legno, per carità non usare prodotti a caso sul legno. Lo rovini. Guarda, senti, se volete un giorno vengo io…”
“Ma non ci pensare neanche, Madre Superiora! Faccio io. Cioè, faccio uno sconquasso probabilmente, ma lo faccio io. Ma tipo, per lavare i fornelli e il lavandino… E il forno… E le piastrelle del terrazzo… Cioè… Va beh, lascia perdere, ho capito tutto. Sono giunta a una conclusione.”
“Cioè?”
“Mollo il Batterino.”
“Ma vai a farti friggere, cretina. Ho già capito, ora ti preparo una lista di prodotti per la casa e le istruzioni.”
“Sei una donna meravigliosa. Straordinaria. Hai presente il film “La leggenda degli uomin straordinari”? Ecco, dovrebbero fare un film su di te “La leggenda della donna straordinaria.”
“Sì, con una figlia straordinariamente cretina.”

Niente, alla fine ho gettato la spugna.
Letteralmente, nel lavandino.

Scusate tutti ‘sti post caserecci&casalinghi ma al momento la mia salute fa pena, passo le mie giornate trascinandomi da una parte all’altra come un’anima in pena.
Poi non starò qua ad ammorbarvi con la mia epopea Covid+Green Pass che scade+terza dose di vaccino sconsigliata visto come sto= dal 1 febbraio non posso più fare nulla, ma sto un po’ diventando isterica.

E voi, miei piccoli prodi spelacchiati come state? Narratemi qualcosa di bello, di brutto, di così così… Quello che vi pare.
Tra l’altro invece di film brutt mi sono guardata Encanto e mi è piaciuto TANTISSIMO, finalmente un cartone bellino! (Unpopular opinion: FROZEN CARTONE DISNEY PIU’ BRUTTO DELLA STORIA, ODIO TUTTI E TUTTO, AAAHHHHH!).

Giuro che i prossimi post non riguarderanno il lavare cose, che se no qua passo per una brava massaia con cui non è così terribile vivere, ma vi assicuro che lo è.
Hasta la pastaaaaaa!
 

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Ciance sparse: dialoghi veri e immaginari con Madre Superiora e La Pina

Ebbene sì, habemus diagnosi di long coviddimmerda il che significa niente terza dose per ora, tremila analisi del sangue, delle urine, devo prendere un po’ di integratori, cortisone per i miei bronchi malandati e se tra un mesetto sto ancora così rx ai polmoni e visita cardiologica.
Insomma, tutto alla grande.
COVIDDIMMERDA. Se non dovessi sopravvivere, vi prego di vegliare sul Batterino e accertarvi che non frequenti mai più nessuna donna dopo di me, devo rimanere la sola e unica. Sarei gelosa pure nell’aldilà.

L’altro giorno stavo parlando con la Madre Superiora (mia mamma), stavamo disquisendo proprio di Mr Batterino e delle mie incredibili capacità di trovare partner e soprattutto vivere bene le rotture.

“Eh, è che tu sei come l’edera: dove ti attacchi muori.”
“Ehllamadonna, madre. Pensavo volessi dirmi che ho un color verdognolo invidiabile o che il mio fogliame è bellissimo. Poi i miei peli ultimemente sono così rigogliosi da sembrare rametti… O magari intendevi che sono brava ad arrampicarmi…”
“Ma se l’unica volta in cui hai provato ad arrampicarti da qualche parte avevi quattro anni e ti sei aperta una gamba, dove vuoi andare…”
“Scusa se non sono Spiderman, signora mamma. Va che tutti i miei difetti e le mie incapacità sono genetiche, tu e padre vi smezzate le colpe. Dovreste pure risarcirmi, ora che ci penso.”
“Ma taci e passami il tagliere. Dico solo che devi fare attenzione, no? Non è che tu sia un asso delle relazioni.”
“Ma come no, non ti ricordi come mi sono strutta –voce del verbo struggere, spesso usato come riflessivo struggersi- per circa ventisei dei miei ventisette anni? Se non è segno di relazioni incredibili quello non so cosa sia.”
“Ecco, appunto. Vorrei evitare di rivederti in giro con gli occhiali da sole di notte per non far vedere che piangevi.”
“Non era solo per quello, era anche stile. Chiara Ferragni mi ha aperto un mondo.”
A questo punto Madre voleva lanciarmi un coltello quindi mi sono nascosta sotto al tavolo.

“Poi tu te li sei sempre scelta bene, gli uomini. Una tragedia dopo l’altra.”
“Su questo non posso darti torto. Oddio, tragedia non so, mi sembravano più dei drammi scritti male…”
“Speriamo ti siano serviti a qualcosa, almeno. Che poi conoscendoti sei anche capace di stufarti te e mollare il Batterino un giorno a caso se qualcosa ti turba.”
“Prima di tutto non si dice “stufarti te”, per l’amor d’Iddio. E poi non so come tu possa conoscermi da tutta la vita e pensare questo, però in effetti anche la psicologa mi ha detto una roba simile. Ma vi siete bevute il cervello, probabilmente, chi volete che molli io? Al massimo mollo una puzzetta, altrochè.”
Madre Superiora ha interrotto le comunicazioni.
Non so darmi una motivazione.

Poi sono uscita con la mia musona, la mia pannocchia, la mia Pippi, ovvero Wendy: il mio cane, che per tutti è La Pina.
Età anagrafica: dieci anni.
Età mentale: tra i tre mesi e i duecento anni a seconda dei momenti.
Razza: mah essendo giallognola direi asiatica.
Caratteristiche: è un cane strano. Si dice che i canidi somiglino ai padronidi (ahah sono esilarante, lo so, qualcuno mi spari) e lei effettivamente ha preso il peggio da me: è assolutamente indifferente ad ogni altro essere canino, se i maschi ci provicchiano con lei ringhia e se ne va, vorrebbe passare le sue giornate mangiando biscottini e prendendo coccole da tutti ed è veramente poco espansiva nei confronti di noi familiari. Con amici e parenti invece ancora un po’ e fa le capriole. Infametta.

Citrulla ma perché ti ostini a portarmi in campagna, che mi fa schifo? Non possiamo andare a prenderci un caffè al bar?”
“No, musona, perché hai una certa età e devi camminare.”
“Questo è quello che dici guardandoti allo specchio…”
“Vuoi che ti tolga i biscottini al merluzzo per una settimana, per caso?”
“No, no, volevo dire… E’ che vorrei portarti a socializzare. Ti farebbe bene.”
“Guarda che sei tu che dovresti socializzare, io sono un essere umano perfettamente integrato nella società.”
“…”
“Va beh, perfettamente integrato forse no, però non vado in giro ad ammazzare gente con una mannaia. Mi sembra già un risultato degno di nota.”
“Mah, a me sembra che ringhi ancora alle persone…”
“Solo quelle che meritano di essere ringhiate. Tipo chiunque mi guardi, mi parli, incroci la mia strada… Ma poi cosa vuoi oh, ora ho il mio Batterino, prova di grande socialità.”
“Sì, sempre che esista davvero e non sia frutto della tua immaginazione…”
“Ma!”
“No, per dire… I tuoi amici l’hanno mai visto?”
“Certo!”
“Mah…”
“Ma l’hai conosciuto pure tu, cretina, gli hai fatto delle feste che a me non hai fatto nemmeno quando sono tornata dai due mesi in Germania!”
“Mmh. Allora non capisco come tu abbia fatto. Era drogato?”
“Eh?”
“No, dico, come hai fatto ad accalappiartelo? Era svenuto e gli hai fatto sottoscrivere un patto col sangue? Hai in ostaggio sua madre?”
“Io ti abbandono.”
“Ma smettila, che poi cosa fai senza di me. Una donna persa. Ma davvero dobbiamo camminare ancora? Andiamo al bar?”
“Senti, io sto praticamente deambulando, il Coviddimmerda mi ha tolto quel briciolo di vitalità che avevo quindi ora camminiamo e tu stai pronta ad intervenire come i veri Golden Retriever, quelli che fanno soccorso. Se vedi che barcollo, mi schianto a terra e annaspo sei pregata di intervenire.”
“Sì, vado al bar a chiamare i soccorsi.”

“Ti darei una capocciata ma in questo momento farei fatica pure ad abbassarmi, ti va di lusso. Comunque Wendy grazie… Non so se te l’ho mai detto ma ci stavo pensando in questi giorni, quando ho cominciato a stare male anni fa senza sapere perché e scoppiavo a piangere senza ragione tu venivi sempre accanto a me.”
“Sì, beh, se fossi muerta chi mi avrebbe dato da mangiare?”
“E anche quando soffrivo per amore e tornavo la notte distrutta emotivamente e tu mezza addormentata venivi a controllare come stessi…”
“Certo, mi davi sempre un biscottino.”
“E anche adesso, che sono poco a casa e facciamo pochissime passeggiate insieme quando torno e scodinzoli muovendo di addirittura tre millimetri la coda mi riempi di gioia.”
“Non so come rispondere in modo cinico a questa cosa. Diciamo che forse un pochino di bene te ne voglio, stramboide umana.”
“Anche io, cane bislacco. Dai senti, io i miei quindici passi giornalieri li ho fatti, andiamo al bar che ti do un biscotto al merluzzo.”

Miei cari spelacchiati, non è particolarmente sensato questo post ma mi è venuto così.
Volevo ringraziarvi per l’ennesima volta perché -non so come sia possibile- abbiamo raggiunto quota duemila spelacchiati. Siete tantissimi, è sconvolgente, potessi vi darei un bacetto uno ad uno.
Hasta la pasta!

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Ciance sparse: lavoro, impiastri e disastri

Buongiorno miei cari spelacchiati, come state?
Io vivo e vegeto, ma più che altro vegeto. Sto immobile come una pianta secca.
Il mio primo regalo del calendario dell’avvento è stata una bustina di Moment, quello rosa per noi donnine ciclanti e ciclabili.
Insomma, noi che abbiamo l’innominabile infame: er ciclo.

Infatti io sto sdraiata ad occhi chiusi, questo post sarà pieno di errori di battitura perché sto muovendo le dita sulla tastiera completamente ad cazzum, non ho davvero idea di dove si trovino le lettere.
Diciamo che tra il mal di testa, i crampi al basso ventre e un veramente fastidioso dolore alle ovaie si è aggiunta anche una ragguardevole dose di ansia perché domani inizio ufficialmente a lavurà nel salone della parrucchiera di cui vi ho parlato, e dopo una giornata di prova sono giunta ad una conclusione piuttosto allarmante: non so fare una minchia.
Scusate il linguaggio sempre molto altolocato, è il Moment che ho sniffato a parlare.

Insomma, giorno di prova in cui sono successe le seguenti patetiche scene:

  • “Okay Sara allora prepara la nostra CicciaPasticcia con asciugamano e mantellina”.
    Okay, mi dico, che ci vuole.
    Mi appropinquo alla cliente con suddetta mantellina tutta piegata, cerco di sgrovigliarla ma è peggio dei sacchetti biodegradabili del supermercato, ci litigo sotto gli occhi basiti della cliente e poi alla fine ce la faccio e per poco non la strozzo facendo il nodo alla mantellina. Penso di essere sembrata una mentecatta stellare.
  • Okay allora prendi appuntamento per la signora Sottolapancalacapracampa alle ore 11:15”.
    Signorsì signora, io scattante come un felino, furba come una volpe acchiappo il tablet degli appuntamenti in cui basta cliccare sul foglio dell’agenda per fissare ‘sti appuntamenti… E mi appare “ore 11:30, aggiungi servizio?
    Ma no, parbleau, 11:15 ho detto, e clicco di nuovo.
    11:45, aggiungi servizio??
    MA HO DETTO DI NO, 11:15, PORCA MISERIA!
    “20:05, aggiungi ‘sti cazzo di servizi?”
    Alla fine mi hanno detto che a volte si impalla e devo uscire dall’app e rientrare.
    Penso che se avessero aspettato anche solo venti secondi in più lo avrei lanciato via.
  • Allora Sara, fai pagare la signora PimperepettennusaPimperepettepppà
    “…”
    Cosa?”
    “…Non so come si usi il registratore di cassa. Sono un verme verminoso, abbi pietà.”
    Ma… Uhm. Beh. Basta che schiacci qui, aggiungi lì, REPduemilasette, punto zero zero se no non te li conta, repcentoquattro come quella che serve a te, poi schiacchi qui, premi là e hai finito. Dai, le prossime le fai tu.”
    … vi lascio immaginare. Un macaco con una pulsantiera.
  • Anche solo per igienizzare le poltroncine a un certo punto mi sono quasi igienizzata il cristallino puntandomi lo spruzzino inavvertitamente dritto negli occhi.
  • Ho fatto cadere una caterva di tubetti di cose colorate mentre cercavo di metterle in ordine numerico. Quindi oltre ad essere tutti ammaccati ora quei cosi sono pure in ordine sparso, esatto.

E niente regà, io dovrei solo vergognarmi di me stessa ma oltre a quello -che faccio già su base giornaliera, non temete- spero che leggere i miei disastri possa far sentire meno imbecille qualcuno che deve fare per la prima volta qualcosa di nuovo, che sia lavorativo o meno.
Cioè, diciamocelo proprio chiaramente, peggio di me NESSUNO può fare. Sono un impiastro. Inciampo, sbaraglio cose, faccio cadere tutto, mi impappino, non so schiacciare nemmeno il touchscreen del tablet per gli appuntamenti PER DIO!
Credo mi assuma solo per pietà nei miei confronti, ma visto che mi servono soldi e non ho una dignità mi va benissimo così.

Ecco, miei prodi spelacchiati, se qualcuno volesse condividere nei commenti la propria esperienza di persona che fa disastri imparando nuove cose sarebbe bellissimo e mi fareste sentire meno sola. Avete mai fatto un paciocco incredibile a lavoro? Come ne siete usciti? Io penso che potrei effettivamente lapidarmi se dovessi sfracellare qualcosa. In più tra le mie mansioni ci sarà il preparare pacchetti e cestini, vi lascio immaginare la mia incredibile manualità quale grandi impacchettamenti tirerà fuori.
Sì, sto pensando di bermi della cicuta prima di domani.

In più visto che io sono un orso solitario ma voi siete degli indomiti spelacchiati vi chiedo un consiglio: ma se io e Mr Batterino volessimo farci un paio di giorni sulla neve, tipo in Valle d’Aosta… sapreste consigliarmi qualche bel posticino? Una baitina, una cosetta accogliente e caldina… Insomma, vogliamo essere come Heidi e Peter, se ci fosse pure un pony sarei la persona più felice del mondo.

Vi voglio tanto bene, forse troppo, ora che ci penso.
Hasta la pastaaaa

Ps: Regà sto avendo una marea di problemi a rispondere ai commenti, non so perchè ma il mio pc non mi fa aprire il blog, sto cercando di risolvere. Abbiate pazienza, scusatemi!

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Ciance sparse: domande da adulti, pasta e vigilanza

Buongiorno miei spelacchiatissimi bipedi, come state?

Mr Batterino è ufficialmente andato a vivere da solo e stiamo scoprendo insieme i grandi quesiti delle persone adulte.
Cose come:
-“ma la pasta Barilla è davvero più buona o è solo un costrutto sociale e posso prendere la Badabungada a quattro centesimi”?
-“perché il tonno in scatola costa cosi tanto?”
-“ma se uso il vetril per lavare i pavimenti cosa succede?”
-“ma il polistirolo dove diamine si butta?”
-“lo scopettino del wc come si lava?”
-“posso rubare lo zerbino figo dei vicini?”

L’altro giorno abbiamo pulito tutto da cima a fondo, e con “abbiamo” intendo che lui ha pulito e io ho passato il tempo a dire idiozie. Il mio apporto è riassumibile nel momento clou in cui il mio cervello ha dato forfait e senza alcuna ragione logica ho buttato il non recuperabile nella plastica.
Non so come abboa fatto a non mettermi la testa nel forno, che pazienza che ha Mr Batterino!
Anche perché per il momento l’unica cosa che faccio è sbavargli sul cuscino ogni notte – quando va bene, quando va male si ritrova la mia saliva sul braccio-. Non oso immaginare che spettacolo raccapricciante sia guardarmi dormire.

Per quanto riguarda me sto continuando il mio lavoro da paladina della giustizia, vigilo l’università come fa Batman a Gotham City. Mettere la sveglia alle sei e mezza comunque mi uccide ogni volta, la mia unica ragione di vita è la colazione al bar.

E voi miei prodi come state? Quanto è stato traumatico per voi passare nel mondo degli adulti? Vi prego preparatemi alle prossime sfide e domande che dovremo affrontare io e Mr Batterino, e se avete consigli salva vita su cose da comprare indispensabili per la casa ditemi, che riferisco!

Narratemi di tutto e di piu, a presto!
Hasta la pastaaaa

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Ciance sparse: fibbie gigantesche e pantaloni con le ali

Buongiorno miei indomiti Spelacchiati, come state?
Dopo una settimana di umore immotivatamente nero, con me piangevo ogni tre per due senza alcun motivo e volevo solo dormire ora mi sento meglio. Alè.

Mr Batterino è andato a vivere da solo, altro super alè! Ora siamo nella fase in cui tutti si aspettano che io e lui andiamo a convivere e noi non lo faremo, quindi stiamo spezzando cuori a destra e a manca, tutti quelli che ci conoscono ci chiedono quando mi trasferirò lì.
Okay, l’idea di stare nel suo appartamento un sacco di tempo mi piace tanto tanto, ma una convivenza vera ed effettiva… Mi mette un po’ di ansia. Stiamo insieme da troppo poco.
CALMA CAZZO, NON COMINCIATE A REGALARCI LA SALIERA E LA ZUCCHERIERA COI NOSTRI NOMI CHE POI MI VIENE LA FIFA E FUGGO VIA.

I miei giorni da paladina della giustizia non mascherata continuano: essere una vigilante in università non fa poi così schifo, è solo piuttosto noioso; avendo quindi del tempo per riflettere sui grandi quesiti dell’umanità sono giunta ad analizzare un argomento estremamente serio.

Vorrei dunque lanciare un grido di denuncia su un argomento che mi preme.

CHI MI RIPAGHERA’ PER GLI ANNI IN CUI MI SONO VESTITA DI MERDA PER ANDARE A SCUOLA?
No regà non potete capire, ora che vedo ogni giorno come si vestono i giovini mi sento morire ogni volta; le ragazze vengono tutte con pantaloni a vita alta che valorizzano il fondoschiena, scelgono quei colori tenui super belli, si truccano in maniera decente… E IO??? IO MI RICORDO COME ANDAVAMO VESTITI ALLE MEDIE E AL LICEO, PORCA VACCA, E QUALCUNO DOVRA’ RISPONDERNE!
Io non so quanti anni abbiate voi spelacchiati ma vi ricordate I PANTALONI A VITA BASSA? Madonna mia.
Perché?
Chi?
Com’è potuto succedere?
Che ai ragazzi si vedevano quei cazzo di elastici delle mutande di colori improponibili e noi femminucce dovevamo stare a tirarci su le braghe ogni quattro secondi netti se no ce li trovavamo alle caviglie.
Ma poi che pantaloni indegni che usavamo… Ditemi che non sono l’unica traumatizzata a vita da quelli della Angel&Devil, che avevano le ali che ti andavano dalle chiappe alle ginocchia.
‘Na roba oscena.
Oppure quelli della Richmond con la scritta “rich” sulle chiappette.
Ho i brividi.

Non che ai maschi andasse meglio eh. Senza offesa, ma ho stampate a fuoco le immagini dei miei coetanei che oltre ad avere le mutande di fuori usavano le fibbie per le cinture più brutte che il Creato abbia mai visto.
Patacche di ferro e plastica grandi quanto un macigno, con le peggio fantasie; se andava bene era la sempreverde foglia di marijuana su sfondo nero, se andava male erano delle oscenità brillantinate con gli stemmi dei grandi marchi.

Ma poi chi cazzo ci aveva insegnato ad abbinare i colori?
Soprattutto i maschi, ma che diamine… I pantaloni della tuta viola e la felpa gialla.
La t-shirt gialla e i pantaloni blu.
I maglioni verdi e i pantaloni arancioni.
Cose che solo a guardarli veniva un attacco epilettico.

Io poi ero già una miserabile misantropa quindi mi vestivo abbastanza basilarmente: magliette orrende, jeans vomitevoli e la mia cintura era come quella di Avril Lavigne: nera con le borchie, pronta a frustare chiunque mi parlasse.

Ma parliamo del makeup?
Sette chili di matita nera al giorno. Sulla palpebra, nella rima inferiore, pure nella cornea ancora un po’.
Fondotinta di sedici tonalità più scure e arancioni del necessario, blush che sembrava ci avessero appena prese a schiaffi… Inguardabili.

Ora quando al mattino alle sette salgo sul bus per andare a lavoro vedo queste mandrie di pischelletti vestiti meravigliosamente.
Trench color cammello sopra maglioncini dai colori pastello tipo rosino, beigiolino, marroncino caldo, pantaloni chiari e scarpe bianche… I ragazzi con cappotti lunghi, jeans scuri, t-shirt e felpe che non ti fanno venire voglia di piantarti un punteruolo negli occhi…
Sono molto invidiosa.
Poi in università non ne parliamo, le giovani donne vengono vestite con un’eleganza che mi manda ai pazzi. Mettono addirittura i tacchi, io mi ammazzerei dopo ventidue secondi.

Insomma, dopo tante ciance così serie penso di potervi lasciare andare, spero passiate un mercoledì sera accettabile! Io andrò dal mio Batterino preferito, come ho già detto prima voglio invadere casa sua in sordina, un pochino alla volta, finché non si sa come all’improvviso tutta la mia roba sarà nei suoi armadi e sarà troppo tardi per cacciarmi via.
Vi prego tirate fuori tutti i ricordi più beceri delle mode passate, io sono andata a riguardarmi certe foto e stavo per morire dal ridere! E soprattutto narratemi del VOSTRO stile sicuramente terrificante in qualche fase della vostra vita spelacchiata!

Hasta la pasta!