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Ciance sparse: Lavoro e Cavernoma, qualcuno mi salvi


Buonasera miei cari spelacchiati, come state?
Io sto… seduta.
Un po’ sbilenca, pendo da un lato perchè ho una spalla incriccata.

Non volendo fare la Wonder Woman della situazione ed essendo sempre onesta qui sul blog vi dico che sono state settimane abbastanza dure per me; iniziare un nuovo lavoro da una parte mi ha distratta ma dall’altra ha tirato fuori tutte quelle ansie da prestazione e da “non sono abbastanza intelligente/sveglia/capace” che sono sempre in agguato, pronte a farmi attorcigliare lo stomaco come se non ci fosse un domani.
Ma ovviamente il problema più grande resta Anselmo e l’idea dell’intervento.

Giorni fa ho avuto dei sintomi un po’ bizzarri e chiedendo consiglio alla mia neurochirurga sono andata in pronto soccorso perché potevo star avendo un’altra emorragia cerebrale, dunque urgeva una tac; stare cinque ore sulla barella in attesa che mi visitassero mi ha risvegliato tutte quelle sensazioni che avevo cercato di chiudere in un cassettino della mia mente. Mi ha ricordato tutta la paura e il dolore provati nelle settimane che ho passato ricoverata, e a ripensarci adesso non augurerei a nessuno quello che mi è capitato. ‘Sto cazzo di Anselmo oh.

Per fortuna è stato un falso allarme e in pronto soccorso sono stati tutti gentilissimi con me, che a un certo punto ero solo presa da sensi di colpa e al mio “scusate se vi ho fatto perdere tempo!” mi hanno risposto che non ho fatto perdere tempo a nessuno e ogni volta che avrò dei sintomi simili dovrò andare e farmi fare una tac.

Questo mi ha gettata nello sconforto per un po’. Sembra non finire mai questa attesa, e ora anche l’attesa fa paura, e allora tra un po’ mi tatuo in fronte “FANCULOOOOOO” e basta.

Passando a note più cretine, il lavoro procede.

Vi giuro, se qualcuno venisse lì con una telecamera potrebbe girare un documentario intitolato “l’orso nella gioielleria”.
Sono goffa, ingombrante, non distinguo una fede martellata da una francesina, lo zircone per me è una vitamina, i diamanti per quanto mi riguarda nascono dal letame e non da macchinose lavorazioni, se qualcuno mi chiede di fare un’incisione su un gioiello piuttosto mi strappo le mani e passo la maggior parte del tempo a chiedere qualunque cosa a chiunque mi capiti a tiro.

Breve carrellata di aneddoti degli ultimi giorni:

  • Signora di una notevole età che entra baldanzosa perchè vuole comprarsi un anello; ne sceglie uno ma, parbleau, non le entra. “Ma non è possibile, questa è la mia taglia, non ho mica le dita cicciotte” e con una forza sovraumana si infila l’anello a forza, così prepotentemente che ancora un po’ le arrivava al gomito.
    Indovinate chi ha passato MEZZ’ORA a cospargersi la mano di igienizzante per cercare di levarsi quel cazzo di anello, e chi invece ha pensato “ommioddio devo tagliarle il dito, non vedo altre soluzioni”.
    Ero già lì pronta con le forbici.
  • Una ragazza mi chiede di vedere una collana esposta dunque io con tutto l’ottimismo del mondo e un sorriso falso stampato in faccia infilo la chiave nella serratura della vetrina, giro, E LA STRACAZZO DI SERRATURA MI RIMANE LETTERALMENTE IN MANO.
    Penso di aver fissato con orrore la chiave e la serratura che mi erano rimaste in mano per almeno cinque secondi.
    Pure la cliente era sconvolta.
    Strillo per chiamare la mia collega che si piega in due dal ridere per il mio sconvolgimento e mi tranquillizza dicendo che succede sempre. Qualcuno deve ancora riattivarmi il cuore però.
  • Ragazzo estremamente carino, quel che si suol dire un bel fieu, vuole comprarsi un orologio della Madonna ma è indeciso.
    Io sfodero tutte le mie armi per convincerlo, dal sorriso smagliante allo sciorinare le caratteristiche del più fico degli orologi, il tutto con la mia solita cretinaggine ovviamente…
    Alla fine il ragazzo non voleva più l’orologio, ma il mio numero.
  • Cliente che prova più o meno tutto il negozio ma non gli va bene un cazzo di niente perchè “questo orologio ha il quadrante troppo piccolo, questo non ha abbastanza diamanti, questa catena non è da abbastanza carati…” alla fine se ne esce con “ma qui vendete bigiotteria! Tesoro, io sono stato in tutto il mondo, ho visto gioielli che qua non avrete mai”.
    … Ma te lo scrivo su un foglietto così ti rimane il memo o te lo dico direttamente? VAFFANCULOOOOOOOOO

E niente, questa è la mia vita per ora. Sono un ammasso di ansie un po’ contorte e ritorte su loro stesse, vado avanti per lo più per inerzia.
Voi come state invece? Raccontatemi, narratemi, sfogatevi, fate quello che volete!
Hasta la Pastaaaaaaaahhhhh!

Autore:

Simpatica come una piaga da decupito e fine come un babbuino che si gratta il sedere. Se vi va di scambiare quattro chiacchiere, mandarmi mail minatorie o proporre una bevuta insieme: pensierispelacchiati@gmail.com

17 pensieri riguardo “Ciance sparse: Lavoro e Cavernoma, qualcuno mi salvi

  1. Oddio, finalmente sei tornata, stavo in pensiero.
    Mi hai fatta sorridere un sacco con le tue disavventure nel mondo dei gioielli.
    Se potessi ti abbraccerei ❤️
    Hai fatto bene ad andare al pronto soccorso. Una spera sempre bene🤞🏻 però sai che c’è, meglio avere la certezza che non fosse nulla di grave.
    Capisco tutte le tue ansie, è normale, Anselmo non è mica una fettina di prosciutto sul panino ammuffito che puoi buttare via, purtroppo sta lì(mortacci sua) e finché non va via(si spera presto e senza causare altri problemi) non ti sentirai mai leggera.
    Per il resto la vita è sempre la stessa e le speranze sempre uguali e affollate. Nel mio cervello fanno tutte a botte per quella che deve realizzarsi per prima.
    Non affaticarti troppo e nutriti bene ❤️

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    1. Ma che carineria 🥺
      Hai capito perfettamente come mi sento, è proprio un periodino del cavolino 😂
      Daje che avere tante speranze e idee secondo me è una grandissima cosa, io faccio il tifo per te e che tu riesca a realizzare quello che ti fa stare meglio 🤩
      A presto cara, grazie mille ❤️

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  2. “questo non ha abbastanza diamanti”: cioè, del tipo, ciao povevy!
    Mi hai ricordato di quando ho lavorato in un negozio di intimo e merceria, e della prima volta che ho dovuto vendere un reggiseno senza avere la minima idea di quale fosse la differenza tra uno e l’altro. Adesso ci rido tanto, allora mi sarei seppellito lì in mezzo al negozio.
    Mi fa piacere che, nonostante tutto, tu stia bene. E poi, oh! Hai pure fatto colpo sul bel fieu! Grande!

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  3. “Alla fine il ragazzo non voleva più l’orologio, ma il mio numero.” Morto, punto! Grandissima! Comunque benvenuta nel club di chi deve soddisfare le richieste bizzarre dei clienti. Il mio unico vantaggio è che, in genere, le richieste avvengono via mail, così posso prima sbottare senza problemi, poi rispondere con diplomazia. Un caro saluto e un super abbraccio!

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    1. Mannaggia io ci tenevo a vendere quell’orologiooooo 😂 😂 😂
      Vorrei troppo vederti sclerare davanti alle mail deficienti dei clienti, io penso finirei con lo spaccare il tasto “cancella” dopo aver scritto i peggio insulti 😂
      Un abbraccio 💓

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  4. Non frequento le gioiellerie, ma mi sembrano proprio il negozio che tende a raccogliere il tipo di fauna dalla quale mi tengo alla larga. E sono molto sconcertata dal fatto che una gioielleria abbia una serratura difettosa: me le immagino tipo caveau della banca e invece…
    Meno male che Anselmo sta ancora buono, mi raccomando vai subito al ps a farti fare tutte le tac necessarie se hai sintomi strani, anche se è brutto, traumatico e ti sembra di rompere le balle a tuttз. Un abbraccio, Sara!🧡

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    1. Fai benissimo a stare alla larga dalle gioiellerie, tra sciure completamente fuori come dei balconi e ricconi stronzi è un delirio 😂
      Guarda, non so come sia possibile ma sono TUTTE difettose e chiudere quelle dannate vetrine è il mio incubo: una mi rimane in mano, l’altra ha il vetro che esce dai binari, prima o poi mi derubano sotto al naso 😂
      Un abbraccio fortissimo cara 💓

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  5. i miei problemi al momento sono abbastanza inutili e noiosi, ma mi sono consolata con grande piacere con le tue ‘sfighe sul lavoro’, nella parte del ragazzo ero piegata in due dal ridere! invece mi dispiace molto per quanto riguarda Anselmo, per fortuna stavolta non era nulla di grave. un abbraccio gigante e hasta la pasta

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