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Ciance sparse: uno sfogo randomico

Se avete sentito qualcuno imprecare e maledire ogni singolo santo cristiano o pagano, tutti gli déi e le dee dei Sette Regni, tutto ciò che di magico ci fosse nella Contea degli Hobbit, Mago Merlino, Albus Silente, Sauron e chi più ne ha più ne metta, beh sappiate che ero io, porca di quella *inserite epiteto a vostra scelta, più è colorito meglio è*.

Minchia.

Scusate, avevo bisogno di imprecare ancora un attimo.

Partiamo da domenica, va.
Già dover andare a votare in quella che è stata la mia scuola elementare per me è una fonte inimmaginabile DI MADONNE VOLANTI perché è un ricettacolo di ricordi tremendi e vorrei tanto venisse rasa al suolo possibilmente da una mina antiuomo calpestata da Putin, ma ho pure dovuto fare a pugni con quel cazzo di libretto elettorale che richiuderlo porca di una vacca è un’impresa che alla fine era tutto stropicciato, E IN TUTTO CIO’ SAPEVO PERFETTAMENTE COME SAREBBERO ANDATE LE COSE, OVVERO DIMMMERDA!

E infatti quella donna dagli occhi ranocchiosi mi spunta da tutte le parti ricordandomi che tutto quello in cui NON credo ora mi dovrebbe rappresentare.

Lunedì vado a lavorare e la prima cliente della giornata già setta il mood di tutto il resto del giorno:
Mi scusi ma posso andare un attimo fuori con questi orecchini di perle per vederle alla luce del sole? Giuro che ci metto un secondo, vado qui nel parcheggio e torno!

SIGNORA MIA MA ORA LEI MI DICA
MI SPIEGHI

COSA E’ ANDATO STORTO NEL SUO ALBERO GENIALOGICO, QUALE TURBA CHE CHIARAMENTE VI TRAMANDATE DA GENERAZIONI E GENERAZIONI LA SPINGE A CHIEDERMI SE PUO’ USCIRE DAL NEGOZIO CON CIRCA MILLEDUECENTO EURO DI PERLE ADDOSSO, NON SAPENDO SE LEI FARA’ MAI RITORNO?
NO MA VADA, MI RACCOMANDO, IO INTANTO STO QUA DA SOLA AD ASPETTARLA E INTANTO MI TATUO LA PAROLA “IMBECILLE” SULLA FRONTE COSì CHE TUTTI SAPPIANO QUANTO SONO DEFICIENTE APPENA MI VEDONO.


Che poi la domanda è: ho perso una vendita da milleduecento euro o ho evitato di essere derubata di due perle?
Non ne ho idea.

Come volevasi dimostrare il resto della giornata è andato così:
– signore dall’aspetto veramente bislacco che viene in negozio, mi chiede di vedere i ciondoli a forma di croce, se ne va, ritorna chiedendomi la stessa cosa, se ne va, ritorna per la terza volta chiedendomi cosa, secondo voi? LA STESSA COSA

SE NE VA 

POI TORNA

MANDO LA MIA COLLEGA PERCHE’ SE NO GLI AVREI  INFILATO UNA CROCE SU PER IL NASO

LO VEDO ANDARSENE 

CHIEDO “MA HA COMPRATO QUALCOSA QUELLO LI O VUOLE VEDERE QUANTO CI METTO A TRASFORMARMI IN SERIAL KILLER?”
“NO SARA, HA DETTO CHE TORNA DOPO”

HA FATTO COSI’ TUTTO IL GIORNO MIO DIO CHE VOGLIA DI PICCHIARLO, COME SE NON SAPESSI CHE HA FATTO IL GIRO DI TUTTE LE GIOIELLERIE DEL CENTRO COMMERCIALEEEEE DIOOOOOOOOOO

  • signora completamente isterica che pretende che le cambiamo un orologio dal valore piuttosto alticcio perché a quanto pare mentre camminava le si è staccato dal polso e si è sfracellato a terra.
    “Eh ma signora mi dispiace tanto ma la garanzia copre solo i difetti di movimento, insomma, le parti meccaniche. Se è caduto e si è rotto posso mandarlo in riparazione, ma deve pagarla…”
    Regà, vi giuro, è impazzita.
    Sembrava posseduta.
    Una matta.
    “E ALLORA COSA DITE CHE LA GARANZIA DURA DUE ANNIIIII MA COME VI PERMETTETEEEEE IO NON COMPRERO MAI PIU DA VOIIIII MI AVETE TRUFFATAAAAAHHHHHHH IO LO AVEVO ALLACCIATO PERFETTAMENTE, SI E’ ROTTO, NON L’HO FATTO CADERE IO!”
    Io e la mia collega eravamo basite, poi la capa ha preso in mano la situazione e per poco non l’ha sfanculata. Alla fine si è tenuta l’orologio rotto. Io boh.

Per concludere in bellezza dopo due giornate di lavoro allucinanti in cui è stato palesato l’astio della capa nei miei confronti, io torno a casa e cosa succede? Cosa?
Che mio papà si fa il tampone ed è, per la terza volta dal duemilacazzoventi POSITIVO AL COVID.

Ora voi ditemi almeno una motivazione per la quale non dovrei quantomeno prendere a testate il muro.

Il tutto condito con una litigata col Batterino, che alla mia richiesta di asilo politico in quanto se mi piglio il Covid può essere che ci rimanga secca (visto che Anselmo è ancora lì nel mio cervello a rompere er cazzo) è andato in stress, si è chiuso come un armadillo e mi ha urlato al telefono per dieci minuti proponendomi di pagarmi un albergo ma che andare da lui era una cosa stupida perchè ha troppi impegni di lavoro e non può rischiare di incoronirsi.


Insomma, va tutto alla grande, ora vado a bermi dell’acido muriatico.

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Ciance sparse: Lavoro e Cavernoma, qualcuno mi salvi

Buonasera miei cari spelacchiati, come state?
Io sto… seduta.
Un po’ sbilenca, pendo da un lato perchè ho una spalla incriccata.

Non volendo fare la Wonder Woman della situazione ed essendo sempre onesta qui sul blog vi dico che sono state settimane abbastanza dure per me; iniziare un nuovo lavoro da una parte mi ha distratta ma dall’altra ha tirato fuori tutte quelle ansie da prestazione e da “non sono abbastanza intelligente/sveglia/capace” che sono sempre in agguato, pronte a farmi attorcigliare lo stomaco come se non ci fosse un domani.
Ma ovviamente il problema più grande resta Anselmo e l’idea dell’intervento.

Giorni fa ho avuto dei sintomi un po’ bizzarri e chiedendo consiglio alla mia neurochirurga sono andata in pronto soccorso perché potevo star avendo un’altra emorragia cerebrale, dunque urgeva una tac; stare cinque ore sulla barella in attesa che mi visitassero mi ha risvegliato tutte quelle sensazioni che avevo cercato di chiudere in un cassettino della mia mente. Mi ha ricordato tutta la paura e il dolore provati nelle settimane che ho passato ricoverata, e a ripensarci adesso non augurerei a nessuno quello che mi è capitato. ‘Sto cazzo di Anselmo oh.

Per fortuna è stato un falso allarme e in pronto soccorso sono stati tutti gentilissimi con me, che a un certo punto ero solo presa da sensi di colpa e al mio “scusate se vi ho fatto perdere tempo!” mi hanno risposto che non ho fatto perdere tempo a nessuno e ogni volta che avrò dei sintomi simili dovrò andare e farmi fare una tac.

Questo mi ha gettata nello sconforto per un po’. Sembra non finire mai questa attesa, e ora anche l’attesa fa paura, e allora tra un po’ mi tatuo in fronte “FANCULOOOOOO” e basta.

Passando a note più cretine, il lavoro procede.

Vi giuro, se qualcuno venisse lì con una telecamera potrebbe girare un documentario intitolato “l’orso nella gioielleria”.
Sono goffa, ingombrante, non distinguo una fede martellata da una francesina, lo zircone per me è una vitamina, i diamanti per quanto mi riguarda nascono dal letame e non da macchinose lavorazioni, se qualcuno mi chiede di fare un’incisione su un gioiello piuttosto mi strappo le mani e passo la maggior parte del tempo a chiedere qualunque cosa a chiunque mi capiti a tiro.

Breve carrellata di aneddoti degli ultimi giorni:

  • Signora di una notevole età che entra baldanzosa perchè vuole comprarsi un anello; ne sceglie uno ma, parbleau, non le entra. “Ma non è possibile, questa è la mia taglia, non ho mica le dita cicciotte” e con una forza sovraumana si infila l’anello a forza, così prepotentemente che ancora un po’ le arrivava al gomito.
    Indovinate chi ha passato MEZZ’ORA a cospargersi la mano di igienizzante per cercare di levarsi quel cazzo di anello, e chi invece ha pensato “ommioddio devo tagliarle il dito, non vedo altre soluzioni”.
    Ero già lì pronta con le forbici.
  • Una ragazza mi chiede di vedere una collana esposta dunque io con tutto l’ottimismo del mondo e un sorriso falso stampato in faccia infilo la chiave nella serratura della vetrina, giro, E LA STRACAZZO DI SERRATURA MI RIMANE LETTERALMENTE IN MANO.
    Penso di aver fissato con orrore la chiave e la serratura che mi erano rimaste in mano per almeno cinque secondi.
    Pure la cliente era sconvolta.
    Strillo per chiamare la mia collega che si piega in due dal ridere per il mio sconvolgimento e mi tranquillizza dicendo che succede sempre. Qualcuno deve ancora riattivarmi il cuore però.
  • Ragazzo estremamente carino, quel che si suol dire un bel fieu, vuole comprarsi un orologio della Madonna ma è indeciso.
    Io sfodero tutte le mie armi per convincerlo, dal sorriso smagliante allo sciorinare le caratteristiche del più fico degli orologi, il tutto con la mia solita cretinaggine ovviamente…
    Alla fine il ragazzo non voleva più l’orologio, ma il mio numero.
  • Cliente che prova più o meno tutto il negozio ma non gli va bene un cazzo di niente perchè “questo orologio ha il quadrante troppo piccolo, questo non ha abbastanza diamanti, questa catena non è da abbastanza carati…” alla fine se ne esce con “ma qui vendete bigiotteria! Tesoro, io sono stato in tutto il mondo, ho visto gioielli che qua non avrete mai”.
    … Ma te lo scrivo su un foglietto così ti rimane il memo o te lo dico direttamente? VAFFANCULOOOOOOOOO

E niente, questa è la mia vita per ora. Sono un ammasso di ansie un po’ contorte e ritorte su loro stesse, vado avanti per lo più per inerzia.
Voi come state invece? Raccontatemi, narratemi, sfogatevi, fate quello che volete!
Hasta la Pastaaaaaaaahhhhh!

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Ciance sparse: vacanze cavernoma cerebrale e sudore

Buongiorno miei adorabili spelacchiati, come state? Io sono cotta, frullata col mini pimmer, sto caldo mi sta smolecolando.

Ieri altro giro di visite da un altro neurochirurgo, la cui diagnosi è stata molto meno rosea di quello di Milano: Anselmo is back, o meglio è sempre lì, due centimetri di profondità nell’emisfero destro del mio piccolo cervellino, ed è da rimuovere. Nuovo giro di pianto sulla spalla del Batterino.

Ma parliamo di cose stupide, perché se no Anselmo si monta la testa se parlo sempre di lui. Possiamo tutti insieme sdoganare una cosa? Il sudore in punti beceri. Io dopo quattro secondi al sole ho la zona baffetti che gocciola, le sopracciglia se le strizzo esce almeno mezzo litro di sudore, il coppino che ormai è disciolto ma soprattutto IL SENO PER L’AMOR DI DIO QUALCUNO FACCIA QUALCOSA PER IL SUDORE TRA I SENI. Miseria ladra, possiamo nel 2022 essere vittime di questa tortura? Che poi a me vengono eritemi della Madonna, prudo ovunque, mi gratterei come l’orso Baloo contro i tronchi d’albero.

Però ho passato una notte in Monferrato con il Batterino del mio cuore, in un posto veramente super carino; si chiama Cascina Manu, è una villa con sole cinque stanze di cui una direttamente sulla piscina ed è quella capitata a noi: c a r i n i s s i m a. Tra l’altro è l’unica con l’aria condizionata, quindi super contenti.

Abbiamo mangiato, nuotato, salvato coccinelle dall’annegamento, abbiamo riso di me che mi mettevo in piscina in posizione squat tenendo le mani a pinza e mi muovevo solo lateralmente come un granchio, ho quasi decapitato il Batterino quando al mio urlo stridulo da “ommioddio mi è cascata una cimice addosso” ha risposto con “massi, non ti fa niente, lasciala lì”. Batterino, patti chiari amicizia lunga: se un insetto mi cade addosso tu ti precipiti ad acciuffarlo e lanciarlo delicatamente fuori dalla finestra, OKAY?

Infine oggi ho fatto un colloquio di lavoro, perché i pochi soldi che avevo da parte stanno finendo e io non posso vivere da parassita fino a novembre, quando avrò la nuova risonanza magnetica e si deciderà se aprirmi con l’apriscatole. Mi faranno sapere settimana prossima. Incrocio le dita dei piedi.

Queste sono le incredibili news del bollettino “una spelacchiata sempre più stressata”. Spero che la vostra estate proceda bene, priva di Anselmi vari ed eventuali. Io ammetto di essere demoralizzata al momento, ma noi spelacchiati mica ci lasciamo abbattere così. Suvvia lascio la parola a voi e la smetto di cianciare!

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Vi presento Anselmo, il mio cavernoma

Buonasera miei cari spelacchiati, come state?
Per me è un periodo turbolento. Che poi che razza di parola è “turbolento”? O ha il turbo o è lento, no?
Ma lasciamo perdere e procediamo, che sarà un lungo post molto strano.

Stasera voglio farvi conoscere Anselmo.
Anselmo è con me da parecchio tempo, solo che io non lo sapevo; lui mi avrà guardata combinare ogni vaccata possibile e immaginabile fino ad averne le balle piene, tanto che un mese fa è esploso.
Anselmo è il mio cavernoma cerebrale, colui che mi ha provocato l’emorragia e mi sta facendo vivere una vita molto bizzarra da un mese e mezzo a questa parte.


Per colpa di Anselmo non posso prendere il sole, non posso viaggiare in aereo, non posso fare sforzi fisici e non posso nemmeno emozionarmi troppo, perché lui è un tipo tranquillo e queste cose lo disturbano, e credetemi non voglio disturbarlo mai più.

Anselmo, poi, è un tipetto bizzarro. Diciamo che è un po’ imprevedibile, potrebbe andare su tutte le furie e decidere di esplodere di nuovo da un momento all’altro, e allora sarebbe mio compito correre in pronto soccorso dove stavolta, vedendo i miei trascorsi, non mi farebbero stare dieci ore ad aspettare ma mi darebbero subito qualcosa per placare la sua ira funesta.

Io ho provato a convincerlo: “Anselmo, eddai, possiamo vivere un sacco di cose belle insieme, il mio amico ha già fatto i biglietti aerei nominativi per la Sicilia… E poi potremmo andare in Sardegna col Batterino… O in montagna, sai, al fresco…
Niente, non vuole saperne.
Potremmo diventare a-a-abbronzatissimi, dei fichi incredibili, sai quel bel colorito di chi sta dieci ore in piscina con un cocktail ghiacciato sotto al sole” ma niente, nemmeno quello lo convince molto.

Temo che le nostre strade dovranno dividersi.
E’ probabile che tra un mesetto, dopo un’altra angiografia ed un’altra risonanza magnetica, un team di medici dovranno farmi un foro nel cervello e tirar fuori Anselmo cercando di non fare danni nel mentre, passando qua e là nella mia materia grigia. Non che ce ne sia molta, lo so, però è comunque un’operazione delicata, Anselmo non è mica uno che si arrende facilmente, e dei rischi ci saranno. Insomma, non siamo felicissimi di separarci ma ormai è chiaro che lui non voglia più stare nel mio cranio, ha assistito a troppe mie scemenze. Lo capisco.

Beh miei cari spelacchiati, cerco di prenderla a ridere però ogni giorno una decina di minuti di pianto patetico sulla spalla del Batterino mi scappa perché c’ho ‘na fifa incredibile. Non fosse per il mio Batterino non so bene cosa farei in questa situazione, è incredibile quanto stia facendo per me.
Non ho mai subito operazioni quindi partire con una al cervello direi che mi temprerà come il fuoco di mille battaglie, tipo Xena Principessa Guerriera.
In più ho questa sensazione di essere un peso per tutti, perché da quando sono tornata a casa i miei amici vengono quasi ogni giorno a turno a tenermi compagnia e giocare a giochi scemi per non farmi pensare troppo, sapendo che quando io penso è la fine, e mi sento in colpa nei loro confronti per essere così bisognosa.

Ovviamente per mesi e mesi a venire non potrò lavorare, il che mi pone in una situazione piuttosto di cacca economicamente parlando: non c’ho una lira, ma per stare al passo coi tempi dico che non c’ho un euro.
Sono sempre sotto calmanti quindi pure studiare è un’impresa titanica, direi che sta andando tutto alla grande.

Insomma questi sono i miei aggiornamenti per ora, spero che voi ve la passiate un pochetto meglio di me che tra un po’ mi ritroverò con metà testa rasata e penso sarà uno spettacolo agghiacciante perché mi si vedrà ancora di più la faccia, che io cerco sempre di nascondere coi capelli tipo Samara. A volte vorrei pure vivere dentro un pozzo.

Basta ammorbarvi, vi saluto con un bacione calorosissimo da parte mia e di Anselmo, che sotto sotto è un bravino.
Voi raccontatemi tutto quello che volete, così mi distraggo un po’, e giuro che risponderò ad ogni singolo commento perché vi trascuro troppo quando in realtà vi voglio bene e mi state vicini come degli amici in carne ed ossa.
HASTA LA PASTA!

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La storia della mia depresisone: parte 3

Stasera è una di quelle sere in cui mi sembra di aver fatto un salto indietro, ad occhi chiusi, nel buio. Ho così tanti pensieri in testa che non riesco a focalizzarmi nemmeno su uno, rimbalzano nel mio cranio (e di spazio per rimbalzare ne hanno), mi sento agitata e poi vuota e poi triste, in loop.
Speravo che uscire con Mr Batterino mi aiutasse, invece ho solo appesantito anche lui con il mio umore insopportabile.
Quindi stasera andiamo avanti col racconto della mia depressione.

Anche qui, mi sembra doveroso fare un salto temporale indietro. Prima di andare dalla psicologa ho sofferto di insonnia, un’insonnia devastante. Mi capitava di non dormire per più notti di fila, il che mi portava ad essere uno zombie instabile e incapace di fare qualunque cosa. Davo un esame ogni due sessioni perché non riuscivo a concentrarmi su niente, figuriamoci memorizzare qualcosa.
Di notte non dormivo, e quando mi addormentavo mi svegliavo di soprassalto con la sensione terrificante di star soffocando; mi risvegliavo come nei film horror con la bocca spalancata per risucchiare aria, perché non ne avevo letteralmente più.
In due anni ho visto così tanti dottori, e ognuno mi diceva una cosa diversa: epilessia, problemi respiratori, anomalie polmonari, schiribizzi a livello cerebrale… Ogni volta era una cosa diversa e piuttosto spaventosa.
I miei genitori non sapevano più cosa fare.

Alla fine mi hanno ricoverata per dieci giorni al San Raffaele a Milano, e mi hanno rivoltata come un calzino: avevo elettrodi attaccati ovunque (ci ho messo settimane a rimuovere completamente il collante dai miei capelli, ancora penso di averne un po’), monitoravano un po’ tutto quello che mi succedeva.
Finalmente ci abbiamo capito qualcosa: soffro di apnee notturne, il che causava i miei risvegli traumatici e senza fiato durante la notte.
In più il mio piccolissimo cervelletto bislacco non va in fase rem, mai, motivo per cui devo prendere una pastiglia usata per chi soffre di epilessia, serve a tenere sotto controllo le scariche elettriche che turbano le mie notti e che mi impedivano di addormentarmi e riposare in maniera decente.

Insomma, stavo nammerda ragazzi, un rottame pronto per la demolizione.
Tutto ciò ha portato al resto, ovvero il mio viaggio nei meandri della disperazione con quella che Winston Churchill chiamava “il cane nero”, ovvero la depressione.

A distanza di anni mi rendo conto che tutto questo travaglio ha ancora delle ripercussioni su di me, e che quel periodo di assoluta inattività durata parecchi anni mi peserà per sempre.
Mi mancano ancora cinque esami all’università, sto cercando finalmente lavoro, ma tutto quel tempo perso in questo momento mi sembra una voragine che mi rovinerà la vita per sempre.
Mi sento un peso per tutti, Mr Batterino in primis. Come può pensare di costruire una storia seria con una persona come me, con i miei sbalzi di umore, il mio passato burrascoso, la mia assoluta inettitudine economica? Chi glielo fa fare di imbarcarsi davvero in una situazione con una persona di ventisette anni che non ha un centesimo e si sente persa? 

Stasera, miei cari Spelacchiati, va così. Perdonatemi, ogni tanto mi parte il neurone pazzo. 
Hasta la pasta

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Ciance sparse: paturnie notturne e pensieri intrusivi

Aaaaahhh che bello, sono le tre di notte e non c’è traccia di sonno in me. Zero. Renato. Nada de nada. Oserei dire Nadal.
In preda a questa insonnia veramente poco simpatica ho provato a guardarmi un porno e rilassarmi ma non riesco fare neanche quello, dunque ho deciso di condividere con voi le mie tare mentali di questo periodo, perché sono una mentecatta. Sparisco per settimane e poi metto due articoli in una sera, la mia strategia di marketing mi sa che è un po’ una merda.
Non siete costretti a leggere, sarà un flusso di pensieri particolarmente patetico: spelacchiato avvisato mezzo salvato.

Mr Batterista domani andrà in piscina con i suoi amici, e fin qui niente di strano. Mi ha chiesto ripetutamente di andare con lui, ma sono stata irremovibile come un elefante che bruca. (Ma brucano gli elefanti? Come si dice?)
La sola idea di stare in costume con persone che ho visto tre volte mi turba enormemente, e anche lo stare in bikini con Mr Batterista mi turba: un conto è quando mi spoglia e facciamo l’amore, momenti in cui spero non stia a notare tutte le mie migliaia di imperfezioni fisiche, ma stare mezza nuda per una giornata intera sotto i suoi occhi… E’ tutta un’altra cosa.

La settimana scorsa eravamo a casa di questi amici di Mr Batt, e io ero la personificazione del disagio.
Perché?
Perché ero assalita da pensieri veramente inutili, che non riuscivo a scacciare. Erano come una di quelle mosche fastidiosissime che entrano in casa in estate dalle finestre aperte e poi non escono più e continuano a posartisi addosso: non proprio lusinghiero visto dove si appoggiano di solito.
Il mio microscopico encefalo era tormentato:
“Staranno pensando che Mr Batterista è pazzo a stare con me?” “Penseranno che la sua ex era mille volte più simpatica, più bella, più carismatica?” “Staranno pensando che sono antipatica, così taciturna in un angolo?” “E se mi odiassero?”
E così via.
Ero letteralmente assalita da questi pensieri, dall’idea che tutti quanti si rendessero conto che Mr Batterista ha toppato in pieno a stare con me e che lo avrebbero fatto capire anche a lui. Perché diciamocelo, sono una persona un po’ problematica, con un senso dell’umorismo opinabile, un cinismo non da poco, e una notevole quantità di problemi a relazionarmi con il resto del mondo.
Quando sono a disagio divento l’essere più insopportabile del mondo: sto zitta, cerco di farmi piccola piccola e mimetizzarmi con il muro, pensando di essere totalmente inadatta alla vita.
Insomma, una metecatta che non sa avere a che fare con le persone e vorrebbe sparire.

Quando sono a disagio, poi, mi viene naturale concentrarmi sui miei difetti e pensare che tutti stiano guardando quelli.
La mia voce fastidiosa, il mio naso enorme, i denti imperfetti, l’andatura bislacca, il seno mancante all’appello, lo smalto sbeccato, i capelli appiattiti, i peli sfuggiti al radar e alla ceretta…

Bizzarramente tutto ciò non mi succede sempre -grazie a Dio, o chiunque si occupi di queste cose- e con altri amici di Mr Batterista mi trovo incredibilmente bene e riesco a dare sfogo alla mia immane idiozia senza problemi. Non so bene da cosa dipenda, forse vado semplicemente a pelle, un po’ come i cani. Forse dovrei mollare la psicologa e andare da un veterinario, non so.


E quindi che si fa?
BOH!
Per ora mi limito a non rovinare le giornate a Mr Batterista con le mie paturnie imbecilli e lo lascio libero di andare ad abbronzarsi senza di me; suppongo che con i suoi amici mi serva più tempo per lasciarmi andare. Vedremo.
E voi miei cari Spelacchiati cosa mi raccontate? Vi va di narrarmi situazioni in cui vi è capitato di essere a disagio o assaliti da pensieri negativi irrazionali? Come li combattete? Sono aperta ad ogni tipo di consiglio, potrei quasi pagarvi una parcella!
Vi allego una mia foto spiaggiata per tentare di vincere il ribrezzo che provo nei miei confronti, siete pregati di non insultarmi perché potrei effettivamente lanciarmi dal balcone (che non è chissà quanto alto, penso mi romperei un po’ di ossa e basta).
Hasta la pasta!

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Serie Brutt: Panic 1×02

Ahhhh che bella la vecchiaia che mi alita addosso come un ramarro con l’alitosi.
Oggi è il mio 27esimo compleanano e io mi sento ancora più scema e infantile del solito, dite che è normale? Posso mettermi a giocare coi regoli e attaccare le figurine dei Pokémon in giro?

Il giorno del mio compleanno non è mai stato tra i miei preferiti; io che rifuggo le attenzioni come Beep Beep scappa da Willy il Coyote non amo particolarmente le persone che mi festeggiano. Anche perché non ho fatto niente di meritevole di festeggiamenti, mica ho deciso io di venire al mondo a complicare l’esistenza di tutti gli sfortunati che sono entrati in contatto con me.
In più essendo un esserino piuttosto patetico c’è una componente di autostima che mi fa pensare continuamente “non merito affetto/regali/squilli di trombe”, ma questo è solo per ricordarvi che per quanto io sia cretina c’è una parte per niente simpatica che alberga in me.

Ma passiamo all’argomento del giorno, che non è la mia vecchiaia ma la seconda puntata di “Panic”.

Panic stagione 1, la recensione della serie tv di Amazon Prime Video

Credo che sia una prerogativa di questa serie iniziare con il nonsense assoluto.
Heather parte col monologo e fa “ognuno di noi ha qualcosa da nascondere…” e inquadrano Natalie che si liscia i capelli “abitudini segrete” e inquadrano Dodge che si allena in garage COME SE ALLENARSI FOSSE UN’ABITUDINE SEGRETA, NON E’ CHE SI NASCONDE COSA C’E’ DI SEGRETO?

Secret GIFs | Tenor


Natalie, l’amica della protagonista, è incazzata come una biscia con Heather perché quella cretina ha deciso di partecipare a Panic, il che significa che dovranno gareggiare l’una contro l’altra, e non so perché questo dovrebbe farla arrabbiare ma è così. Non è che può partecipare solo lei, che cazzo di gara sarebbe? Ma tutto a posto?
Comunque le due cretine fanno pace e fanno un patto: si alleano (ma poi allearsi cosa che sono prove individuali?) e se una delle due vince divide i soldi con l’altra.

Io davo per scontato che dividersi i soldi fosse in qualche modo vietato, MA PERCHE’ NON FANNO TUTTI COSI ALLORA? MA CHE PROBLEMI HANNO? E QUESTE PENSANO DI ESSERE DUE GENI AD ESSERE GIUNTE A QUESTO PATTO, MAMMA MIA CHE MENTI BRILLANTI, EINSTEIN GLI FA UNA PIPPA AL SUGO IN CONFRONTO!
Tra l’altro Natalie appeso in camera ha un cartellone con tutte le foto dei partecipanti a Panic -una roba proprio normalissima neh?- e suo padre che è un poliziotto non se ne accorge. Okaaaay.

Intanto Heather cerca lavoro e pensate un po’ la casualità, una vecchia cerca proprio qualcuno che la aiuti nella sua fattoria di settecentomila acri.
Allora, io lo so che mi fisso sulle cose sbagliate e sono puntigliosa, però cazzo UNA DONNA ANZIANA CHE CERCA AIUTO PER LA SUA FATTORIA E ASSUME UNA RAGAZZINA? CIOE’, SERIAMENTE? NON UN BRACCIANTE, NON UNA PERSONA CON ESPERIENZA CON GLI ANIMALI, NO, PRENDIAMO UNA LICEALE DEFICIENTE, CHE OTTIMA IDEA!
MA CHE AIUTO VUOI CHE TI DIA QUELLA MENTECATTA, AL MASSIMO SI METTE A MANGIARE IL BECCHIME INSIEME AI POLLI!

Basta, vado avanti.
Arriviamo alla seconda prova, che è probabilmente la più seria di tutte quelle che vedremo ma comunque non ha senso niente e odio tutti ormai: i concorrenti devono arrampicarsi su sto cazzo di granaio e percorrere una passerella strettissima con l’ovvio rischio di cadere di sotto e sfracellarsi.
Ricordo che fanno queste cose non per gloria o per idiozia, cose che sarebbero più sensate visto che si parla di adolescenti, ma per una barcata di soldi che hanno versato loro stessi durante l’anno.
Comunque.
Va bene tutto eh, però se c’è un casino incredibile perché l’anno precedente sono morti due tizi è mai possibile che una prova preveda una cosa del genere? Ma perché siete così MONONEURONALI da partecipare? E perché nessuno del pubblico chiama la pula?
Ve lo dico io perché: PERCHE’ SONO TUTTI DEI PIRLI!

Effettivamente mi è venuto da chiedermi io come mi sarei comportata davanti ad una prova così, e l’unica opzione per me sarebbe raggomitolarmi e piangere perché col cazzo che mi faccio dieci metri a un’altezza superiore ai tre centimetri da terra.

Comunque passa il primo, poi va Ray che è un figo incredibile e tutto spavaldo zompetta su quella passerella come se fosse stata larga trenta metri, e poi purtroppo per noi tocca a quella piaga sociale che è Heather.

Equilibrista GIF | Gfycat

Natalie, quel genio, le da un consiglio incredibile prima che lei si inerpichi lassù:
“Vai,ricordati solo una cosa:non guardare giù.”
E tu ricordati solo una cosa: non essere così cretina.
Ma che razza di consiglio è, cosa dovrebbe guardare? In su, così precipita nel vuoto in zero due secondi?
Comunque lei va, è terrorizzata come me di fronte ad un’equazione di secondo grado, comincia a zampettare sulla passerella ma non si sa bene come cade in ginocchio e rimane paralizzata dalla fifa; dunque Ray, che era rimasto alla fine della passerella per guardarla e che è chiaramente innamorato cotto di lei, comincia a dirle cose a caso un po’ per fare il figo ma soprattutto per distrarla dal panico e farle finire sta cavolo di prova.
Ray, se vuoi venire a incoraggiare anche me a fare qualunque basta dirlo. Tvb.

Who Is Ray Nicholson From Panic Amazon Prime? – Meet Him On Instagram -  Wiki Project

Poi tocca a Dodge ma mentre è a metà percorso quel fijodena (che sta per “fijo de na mignotta”, soprannome rubato a Claudiodibiagio) di Ray lo acceca con un puntatore laser e quello per poco non cade; rimane appeso alla passerella come un macaco su una liana (non so se i macachi si appendano alle liane, lasciate correre) e con l’agilità di una persona agile si rimette in piedi e finisce anche lui la sfida.

Giustamente Dodge quando scende da lì è incazzato nero, blu, verde, insomma è di tutti i colori e va a pestare quel deficiente di Ray, dunque scatta la rissa ma proprio in quel momento arriva la pula; dopo diverse scene di una noia veramente soporifera infatti i poliziotti sono riusciti a decifrare i simboli con la data e il luogo della sfida (una roba che non ho minimamente capito, c’entrano i numeri romani e le lettere latine… Ma che è, ma ‘sti zoticoni sono andati tutti al classico? Ce li vedo proprio ‘sti texani col Rocci) e cercano di arrestare un po’ tutti.

Dodge, Heather e Natalie se la squagliano e quella sgallettata di Natalie ci prova immediatamente con il baldo giovine mentre Heather… Niente, lei è scema e completamente inutile senza prospettiva di miglioramento. Anzi, diventerà sempre più fastidiosa col passare del tempo, è come un vino al contrario: invece di migliorare diventa sempre più capra.

Il poliziotto Jimmy Cortez torna a casa da sua moglie Melanie che è praticamente me: si sta fumando una sigaretta in salotto con un bicchiere di vino rosso in mano; Melanie è tutta strana da giorni e sul suo pc Jimmy trova i video di loro figlio, Jimmy, e la sua fidanzata Abby; si, quelli schiattati l’anno prima a Panic.

Ha senso qualcosa? No.
E’ tutto molto noioso? Sì.
Vado avanti a guardare ‘sta roba? Mah.

Insomma miei cari Spelacchiati, qua sono le due di notte e io sono vispa come un grillo in mezzo all’erba, dunque se qualcuno è sveglio lo prego di commentare immediatamente così mi sento meno sola.
Voi come state? Come vivete il giorno del vostro compleanno? Sono solo io la pazza o anche voi lo odiate e vi da un misto di tristezza, senso di fallimento assoluto e totale imbarazzo?
E per quanto riguarda Panic… Non so neanche cosa chiedervi, se l’avete visto mi dispiace per voi, se non l’avete visto BRAVI, statene lontanissimi!
Hasta la Pasta!

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Film Bellin: Eden Lake

Quale criterio seguo per scegliere che film guardare? Molto semplice, mi pongo la domanda “c’è almeno un attore molto figo?” Se la risposta è “si” lo guardo, altrimenti thank you, next.

A sto giro il manzone è niente popodimeno che Micheal Fassbender, il quale è -per chi non lo sapesse- è uno gnoccazzo di livello Super Sayan oltre che un attore molto bravo. (Perché va bene essere bellini, ma se uno non sa recitare per quanto mi riguarda ha zero zero fascino.)

Risultati immagini per fassbender

Il film comincia e ci sono Steve e Jenny, innamoratini tutti pucci pucci, che partono: salgono in macchina e vanno verso l’infinito e oltre, destinazione paradiso (cioè, letteralmente, anche se loro non lo sanno.)
Arrivano all’ostello e già si capisce che c’è un problema di mentecattezza tra genitori e figli del posto: marmocchi che urlano e corrono a tarda notte, madri che fanno volare ceffoni come se non ci fosse un domani, ragazzini odiosi da prendere a mazzate…

Ottimo.

Il giorno dopo Jenny e Steve vanno al lago, un posto super romantico, e incontrano prima di tutto un ragazzino tutto solo che cattura insetti ed è indifferente alla vita, e poi un gruppo di bulletti simpatici quanto la sabbia nelle mutande, che io avrei preso a padellate in faccia già dopo mezzo secondo. 

Il cane di ‘sti citrulli va ad abbaiare addosso a Jenny, a mezzo centimetro dalla sua faccia, mentre i ragazzi tengono il volume della musica altissimo; allora Steve si gonfia tutto, come un tacchino da combatimento, e va a dirgli “oh bimbiminchia delle mie scarpe, ci date un taglio?” ma viene deriso malamente.
Ora, io un po’ li capisco, quelli lì. C’è Fassbender alla tua stessa spiaggia, è ovvio che uno fa di tutto per farlo avvicinare! Però hanno sbagliato tattica. Io avrei tentato la strategia “mi incollo a te come una cozza allo scoglio, dovranno usare uno sturalavandini per staccarmi da te”.

Poi i ragazzi si mettono a spiare con il binocolo la povera biondina. 

Inspiegabile.

C’è lì un figo della miseria e voi guardate la ragazza? Si vede proprio che avete dei problemi mentali.

Jenny e Steve fanno sessissimo tutta la notte e al mattino dopo quando mettono in moto la macchina PEPEM, esplode una gomma perché quei simpaticissimi pischelletti avevano piazzato un chiodo. A Steve si chiude un po’ una vena e cerca di stirarli con l’auto una volta tornati in città, ma non lo fa. 

Vanno di nuovo al lago e mentre sono impegnati a fare i cretini in acqua qualcuno gli ruba la borsa da spiaggia e visto che c’erano dentro le chiavi dell’auto gli rubano pure quella. Bravi, ammettiamo che siete un pochino pirli però. 

Steve allora parte alla riscossa, trova i ragazzini, gli chiede le chiavi, non gliele danno, partono le botte e nella collutazione Steve prende il coltello di uno dei ragazzi e accoltella per sbaglio il cane del capetto psicopatico.

Scappano in macchina ma i ragazzetti lanciano pietre contro di loro e sfasciano il parabrezza, cosìcchè Steve -non vedendo un cazzo di niente- si schianti con l’auto contro un albero.
Lei se la squaglia come un leprotto inseguito dai cani lasciando il feritissimo Steve ai ragazzi, che lo raggiungono, lo acchiappano e lo legano ad un albero e quindi cominciano a tagliuzzarlo, a intagliarlo come se fosse una zucca di Halloween.
Ora, forse non ci siamo capiti, marmocchi pezzi di fango. GIU LE MANI DA FASSBENDER, PICCOLI FIGLI DI UNA GRANDISSIMA PUT-

Insomma, io vi avverto, torcetegli un solo capello rossiccio e io vi affumico come il salmone. 

Purtroppo questi piccoli hiji de puta non mi danno retta e fanno un sashimi di figo, e io ero lì che auguravo a ‘sti maldidi le peggiori sofferenze. Tipo picchiare il mignolo contro il comodino o togliersi una pellicina dal dito troppo in fondo.

Quella poveraccia di Jenny, che per tutto il film mantiene i neuroni attivi a differenza di tanti protagonisti nei film del genere, fa una mezza vaccata: prova a chiamare la pula con il bluetooth ma essendo a mezzo metro dai teppistelli psicotici quelli dicono “parbleau, la bionda è qua in giro!” e partono all’inseguimento come Willy Coyote con Beep Beep, inforcano le bici e partono a razzo ma lei ha un guizzo di figaggine e acchiappa un bastone gigante, si apposta sotto a una discesa e glielo pianta tra i raggi: capitombolano tutti a terra e lei fugge come Tarzan nella foresta.


Ci sono altre scene abbastanza fighe che mi hanno messo un’angoscia che solo gli inseguimenti fatti bene sanno mettere, mi stavo squagliando dall’apprensione. Steve e Jenny si riunisscono perché lui intanto tipo McGiver è riuscito a liberarsi ma è ferito praticamente a morte quindi è tutto molto straziante e ansiogeno perché sarà una foresta di millemila metri quadri, ma quei bastarderos gli stanno alle calcagna ogni volta.

Alla fine i ragazzi decidono di pranzare e farsi una grigliata, il menu prevede Jenny e Steve arrosto: sti mentecatti vogliono bruciarli in un rogo. Steve ormai è già bello che andato perché l’avevano bucherellato come un colabrodo, lei però in un altro guizzo geniale si libera e comincia di nuovo a scappare zigzagando nell’erba alta.

Insegui di qua, insegui di là. arrostiscono pure il ragazzino che lei aveva incontrato all’inizio del film, quello che catturava gli insetti. Adam Pigliamosche, se qualcuno coglie la semi-cit vince un bacino. E con bacino intendo proprio osso sacro, coccige ecc.

Va beh, tagliamo un po’ corto che qua si sta facendo notte: Jenny nella fuga ammazza uno dei ragazzini, quello più inutile che non voleva prendere parte alle sevizie ed è stato più o meno costretto (ingiustificabile comunque, però avesse piantato un vetro nel cuore del più stronzo sarebbe stato molto meglio) e poi ruba una macchina e investe pure l’unica ragazza del gruppo, una stronza insopportabile.
Alla fine arriva all’ostello dove avevano alloggiato e… qui cazzo se avete intenzione di guardare il film smettete di leggere perchè è un finale molto originale (dico davvero, niente ironia stavolta) e non voglio rovinarvelo.
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SPOILER del finale TIME

I genitori di quegli esseri ignobili che mi hanno ammazzato il Fassbender all’inizio la aiutano, cercano di capire cosa le sia successo eccetera, poi ricevono una chiamata: vengono a sapere della morte di alcuni dei loro figli, e il bulletto capo arriva e dice che è stata lei a uccidere tutti e che è pazza e crudele.
Bon, disperazione, rabbia, urla, calci volanti, e Jenny passa da un calvario a un altro.
Il film si chiude con il pischello pazzo supremo che va in camera sua mentre di sotto suo padre e gli altri genitori uccidono Jenny.

T O T A L E. Mi ha lasciato una sensazione orribilissima addosso, questa fugge da tutte le parti come una pazza per poi essere fatta fuori dagli stronzissimi genitori degli stronzissimi figli!? Ma! Inaccettabile. Figo. Interessante.

Conoscevate già questo film, Spelacchiatini miei? Io no ma Fassbender a parte l’ho trovato abbastanza valido, senza i clichè fastidiosi dei soliti film di questo genere; in più è recitato bene e hanno avuto delle idee interessanti, e l’ansia era sempre very alta durante tutto il film… Se lo guardate o lo avete già visto fatemi sapere la vostra opinione!

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Di suicidio, Pirli e depressione

La prima volta che c’ho pensato seriamente ero in Germania in vacanza studio in un piccolo paese pieno di verde e di cose da fare.

Ero lì da un paio di settimane, mi ricordo che ero di pessimo umore. Avevo pensato che cambiare aria, fare un viaggio, iniziare una cosa del genere mi avrebbe fatta sentire molto meglio. Erano già mesi (forse anni) che  stavo male senza sapere perché, scoppiavo a piangere a dirotto nei momenti più impensabili, mi sentivo all’improvviso al colmo della disperazione e volevo soltanto passare le mie giornate sdraiata per terra a fissare il soffitto. 
Rendermi conto che neanche cambiare aria e andare in Germania aveva aiutato il mio stato di salute mentale mi ha fatta stare ancora peggio.

Il mio coinquilino era un cuoco e in cucina c’erano dozzine di coltelli di tutte le forme e dimensioni, manco fosse Chef Tony della Miracle blade.
Come quelli dei film horror, coltelli grossi quanto un mio avambraccio mi guardavano mentre io ero seduta sulla poltrona di fronte a loro; quella sera ero in una specie di trance, passava il tempo ma io non riuscivo a fare niente. Sono rimasta seduta per ore.
In quel periodo, prima degli psicofarmaci quindi, mi capitava molto spesso di sentirmi estraniata dal mondo, come se tutto succedesse in una galassia lontana lontana da me. So che è molto difficile da capire, non credo ci siano parole per descrivere quella sensazione di totale annullamento; mi sembrava di non poter provare più niente, e il dolore fisico pareva mille volte meglio di quello spaventoso nulla che mi pervadeva -e che tutt’ora a volte mi pervade-.

Penso me la ricorderò per sempre, quella sera; sono rimasta per ore a immaginarmi la scena.
Il sangue. Il sollievo. 

Una cosa che cambia molto in base alle fasi della mia depressione è appunto il mio pensiero verso la morte. Ora, per esempio, mi fa paura, vorrei non succedesse mai.
Durante le crisi depressive invece sembra davvero un grandissimo favore, un jolly, un “okay, okay, per quanto vada male c’è quella via di uscita, non disperarti perché c’è un modo per non stare più così”.

Fino a quel momento il suicidio era stato parte dei miei pensieri in maniera molto più marginale; seducente, ma mai così vivido.
Da quel giorno in poi invece è diventato un pensiero fisso, quasi ossessivo.

Ho cominciato a pensarci ogni singolo giorno, quasi senza interruzioni. 
Non vi darò i dettagli più crudi e più distorti dei miei pensieri.

Ma torniamo a noi; dopo due mesi sono tornata in Italia e ho conosciuto il Pirla, il famoso Pirla. Mi ha stravolta. Mi faceva stare bene, uscivo con lui e mi sentivo per la prima volta da anni viva ed euforica e quando tornavo a casa pensavo soltanto al weekend successivo, quando lo avrei rivisto. Avevo di nuovo un motivo per aspettare un domani.

Anche adesso è così, in effetti, forse per questo non riesco proprio a lasciarlo andare, questo maledetto Pirla che amo così male.

In ogni caso, il sollievo grazie a lui è stato solo momentaneo e tra una cosa e l’altra ormai i miei pensieri erano spesso e volentieri in caduta libera; pensavo alla morte e stavo seduta sotto alla doccia per ore, piangendo da sola, e alla fine la mia parte più razionale ha preso il sopravvento: non stavo bene, mi serviva una mano.

Sono passati quasi due anni da quella sera in Germania, io sto meglio -non bene ma meglio è già tanto!- le mie crisi sono molto più sporadiche. Capitano tutt’ora periodi in cui è proprio una guerra alzarmi dal letto e smettere di piangere e mettere a tacere quella sensazione orribile di vuoto che si espande dentro di me e mi fa sentire lontana da tutto e da tutti, come se fossi in una trasparente, inavvicinabile cella di isolamento che tutti ignorano. Capitano, ma va meglio. Li gestisco meglio.
So che passano, quei momenti, quindi sì a volte rimango immobile giorni interi aspettando che passino, altre volte riesco a costringermi a fare qualcosa, tenermi impegnata, muovermi.

Spero, spelacchiatini miei, di non avervi intristiti o turbati con questo post nato totalmente a caso, non era quella l’intenzione.  Penso sia importante parlare di queste cose, per quanto sia difficile mettere in parole quello che penso e che provo a riguardo… E’ quasi esasperante cercare di descrivere una cosa del genere, abbiate pazienza con me e con chiunque vicino a voi abbia di questi problemi. 
Fatemi sapere se vi ho ammorbato fin troppo con questi post o se per voi può essere in qualche modo interessante.
Per me è sicuramente terapeutico, mi sento già un po’ più leggera adesso.

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Film brut (ma non tant): The Open House

The Open House, un film che più ci penso più mi perplime. Di una tristezza involontaria quasi drammatica oserei dire.
Ritroviamo Dylan Minette, che a mio modesto parere sta diventando un bel fieu e anche un buon buon buon attore, spero non si perda strada facendo.
Per ribadire il fatto che io di cinema non ci capisco una mazza vi avverto che a me è piaciucchiato e al resto del mondo ha fatto schifo come poche altre cose, quindi non fidatevi di me. 
E attenti agli spoiler, che dico di tutto e di più come sempre. Vi chiedo già scusa per la lunghezza del post, sarò meno prolissa in futuro.
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Aluuuura, il film inizia col botto, nel senso letterale del termine: c’è una famigliola (in)felice in super difficoltà economiche e padre e figlio vanno al supermercato; tempo un minuto e mezzo e siamo già alla prima morte: un’auto travolge Mr Papà nel parcheggio, stecchendolo sotto gli occhietti miopi di Logan.

Madre e figlio si trasferiscono dunque nella casa di montagna più grande del mondo che appartiene alla sorella di lei, e fanno conoscenza fin da subito di Martha, la vicina di casa super inquietante che praticamente ha più denti che capelli e sta cavalcando gloriosamente verso l’alzheimer.
Che poi la guardi e pensi “capelli rossi, una vecchia giacca di seconda mano… devi essere una Weasley“.Risultati immagini per the open house martha

Madre e figlio cominciano ad ambientarsi in questa villa che ogni domenica ospita un gruppo di persone le quali vogliono vedere la casa per comprarla, e i nostri due sfigatini protagonisti devono starsene fuori dai piedi… ma siamo sicuri che i visitatori se ne siano andati tutti?

Cominciano a succedere cose bizzarre che più che altro sembrano dispettini di un bimbo di dieci anni: la ciotola dei cereali passa dalla stanza da letto alla cucina, gli oggetti si spostano o spariscono, la caldaia continua a spegnersi mentre La Mamma si lava, si sentono tonfi provenire dalla cantina a Logan sparisce il cellulare… e già qui troviamo  la cosRisultati immagini per the open house gif dylan minnettea più irreale del mondo: lui se ne frega. Se a me sparisce il telefono piuttosto ribalto la casa dalle fondamenta, la scoperchio, di certo non faccio spallucce dicendo “boh, lo ritroverò”. Io sono abbastanza convinta che dopo ventiquattr’ore di assenza di cellulare avvertirei le forze dell’ordine della scomparsa, dopo quarantotto arriverei al decesso.

Quindi uno si comincia a chiedere: ma sono dementi loro? C’è uno spiritello scemo in casa? Lo Yeti? Riccioli d’Oro? 
Ve lo dico già adesso: no. E’ un uomo. Un essere umano chiaramente deficiente che si diverte con pochissimo, in poche parole un pirla.
Ma chi è? Boh.
Perché lo fa? Doppio boh.
Perché per i primi cinquanta minuti non succede assolutamente nulla se non inquadrature di angoli della casa vuoti, anfratti da cui non sbuca nulla e ‘sto tizio non si palesa? TRIPLO AXEL DI BOH.
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Questa escalation di puttanate cose strane si conclude con loro due che una sera tornano a casa e trovano la tavola apparecchiata con tanto di candela; ammetto che questo un po’ di ansia a me la metterebbe, onestamente. Prenderei i miei quattro panni di persona povera e andrei a contemplare il mio futuro sotto un ponte, immediatamente… Col cazzo che rimango in una casa in cui qualcuno ha apparecchiato per me senza essere stato pagato per farlo.
Ma la madre è scema, povera creatura, e dice che non hanno soldi per un albergo; pure i poliziotti dicono di stare scialli che saranno stati dei bambini (ma che bambini avete lì? Che si intrufolano nelle case degli altri e apparecchiano le tavole? Sono tutti filippini?!) ordunque rimangono li in attesa di essere maciullati, noi lo sappiamo.

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Logan che pensa chiaramente “che madre stupida”.

Comunque come ho già detto per un’ora non succede una ramazza, poi accade un casino della miseria nell’ultima mezz’ora. Millemila minuti di pellicola in cui noi capiamo dalle inquadrature che questi due vermi solitari non sono poi così solitari, ma niente di più finche non arriviamo a un quarto d’ora dalla fine; un po’ inquietato dall’ultimo avvenimento Logan chiama un tizio che fa la corte a sua madre e gli chiede di passare lì la notte perché se la stanno facendo sotto, ma vi dico solo che questo qui è nero, quindi RUSPA e ormai sappiamo tutti che fine fanno i neri negli horror (e in America in generale; se poi incontrano un poliziotto non ne parliamo neanche. Peggio che incontrare Freddy Krueger)

Tempo due scene e infatti ce lo ritroviamo sgozzato come un capretto (con una quantità  minima di sangue, come se si fosse tolto una pellicina da un dito) e il nostro povero Logan viene messo k.o nel vialetto di casa e successivamente inondato d’acqua fredda e lasciato fuori a morire congelato, anche perché è quasi Natale.
Il tizio pazzo intanto va dalla madre, precedentemente legata come un cotechino, e non sapendo bene che fare decide di torturarla un po’; prima le fa sentire tutta la discografia di Dolcenera, poi le fa guardare tre puntate di Peppa Pig e infine le spiezza le dita una ad una.
Una scena deliziosa. Squisita. Grazie.
Logan si ripiglia, prende un coltello, si mette a cercare madre e pazzoide e in un attimo di concitata follia -che non ha il minimo senso in qualunque modo guardi la scena- uccide la madre.
In pratica lui sta tenendo in mano sto coltello e la madre gli corre addosso urlando e autoimpalandosi. Mah. 

Poi lei, ormai morente, lo guarda negli occhi con amore e gli dice dice… “Ma i Marò?”
Non è vero, gli sussurra di scappare perché dietro di lei c’è il mega-pazzo.Risultati immagini per run forrest run gif
Per la prima volta in un film horror il protagonista fa esattamente quello che avrei fatto io: comincia a correre urlando come un matto in preda al panico.
Siamo agli sgoccioli, il nostro eroe cade, il cattivo gli piomba addosso come una pantegana sul formaggio e in una scena un po’ schifida gli toglie le lenti a contatto e gli dice prorprio “scappa adesso, pirla“. (Capite che sto killer è scemo? Sarà diventato killer per corrispondenza, non ha idea di come fare.)
Logan, cieco come una talpa, fugge nel bosco e continua a correre e correre come un cavallo al Palio di Siena. Ricordiamoci anche che è ancora bagnato fradicio e ci saranno meno mille gradi, poverino. Io sono di una pigrizia allucinante e al suo posto mi sarei sdraiata ad attendere il mio triste destino.
Credo sia la prima volta che mi dispiaccio per un personaggio di un horror.
Comunque sia ultimi tre minuti di film: è mattina, Logan si sveglia e va ad abbeverarsi al fiume come un animaletto selvatico quando uno stivale gli piomba di fianco e lui comincia a implorare per la sua vita a priori, senza neanche guardare chi è.
Come finisce? Con il pazzoide che lo strangola e lo lascia lì, muerto stecchito, per tornare in auto e andare alla prossima casa aperta per le visite. Alias verso un’altra Open House.

…Miiiinchia che pesantezza di finale. Cioè di solito mi piacciono quelli in cui muoiono i protagonisti, ma stavolta tifavo davvero per Logan perché è un personaggio un po’ diverso dai soliti cliché che vediamo e speravo che una gioia gliela si potesse dare.

Passando alla parte detective, ho letto millemila teorie su chi fosse sto benedetto killer. Io continuo a restare della mia idea, ovvero che sia stato l’idraulico.Risultati immagini per gif idraulico
Le battute “Sono già venuto qui” “Vengo qui quasi ogni giorno” mi erano sembrate piuttosto compromettenti. Non credo di essere arguta e scaltra come la Signora in Giallo però è lui anche a “ritrovare” il cellulare di Logan.

Permettetemi di fare un piccolo recap: a questo poveraccio muore il padre sotto gli occhi, cambia scuola per trasferirsi in una casa isolata dal mondo in cui succedono cose strane, perde il cellulare, uccide sua madre , scappa come un leprotto terrorizzato e infine quando pensa di essersi salvato le brache viene trovato al killer e strangolato. Così non solo è muerto, ma tutti penseranno che è stato lui a uccidere sua mamma e poi morire assiderato nel bosco.
ORA DITEMI DOV’E’ LA GIUSTIZIA, personaggi completamente del cazzo vivono, sopravvivono e si riproducono pure e lui che era quasi una persona normale viene ucciso così malamente dopo una vita infame!?

Per concludere direi che questo film è da guardare quando uno è triste e pensa che la sua vita faccia schifo. A confronto con quella di Logan siamo tutti dei privilegiati, non mi lamenterò mai piu di niente.

Tirando le somme a me questo film non è dispiaciuto anche se non è niente di elaborato da nessun punto di vista, ne di trama ne di regia ne di nulla; si fa guardare, ecco. Sarà che ultimamente ho visto cose di qualità infima… Il problema principale di questo film aRisultati immagini per what gif parte la noia è che non ha nè capo nè coda. Se qualcuno ha voglia di spiegarmi la scena con l’assistente dell’agente immobiliare gliene sarei estremamente grata. C’è semplicemente lui che sbuca da una stanza una domenica molto tardi, quindi il gruppo di gente se n’era già andato da un pezzo, dice un paio di scuse e se ne va, sembrando spaventato.
Sapeva che qualcuno era rimasto in casa? Ha avuto un incontro ravvicinato del terzo tipo con il killer? E’ solamente cretino? Boh. Non ho capito. Delucidatemi, please.

Insomma, guardatelo e fatemi sapere cosa ne pensate perché io sono confusaRisultati immagini per confused gif