Quella mattina era iniziata come tutte le altre, l’unica differenza è che a un certo punto la gatta, che notoriamente mi detesta come io detesto i carciofi, mi è saltata in braccio.
Così, dal nulla, mi si è appollaiata in grembo e non voleva più muoversi. Mai successo in cinque anni.
Col senno del poi posso dire… ‘Sta infame, poteva darmi qualche segnale d’allarme un po’ più comprensibile.
D’ora in poi se un gatto mi chiede coccole farò il segno della croce.
Sono giunta in università dove lavoravo all’epoca, ero un po’ un’addetta alla sicurezza e un po’ una tuttofare: informazioni, aiutare i professori nelle cose tecnologiche complesse tipo accendere i pc, controllare che gli studenti non si sfracellassero la capoccia correndo qua e là, controllavo i green pass perché c’erano molti allievi e insegnanti malati di Covid.
Quel giorno era una giornata di lauree, quindi io e le mie colleghe eravamo in prima linea a difenderci da genitori armati fino ai denti di coriandoli e fumogeni (sì, fumogeni, la gente è sciroccata).
Sembrava una giornata normalissima.
Poi a un certo punto qualcosa è cambiato.
Ho cominciato ad avere caldo, poi freddo, poi sudare. Avevo la nausea, mi sentivo debole.
Sono andata in bagno pensando di dover vomitare, ho dato la colpa al caffè preso poche ore prima; “chissà che miscela hanno usato, sarà stato concime?”.
E poi mi sono accasciata per terra. Mi tenevo alla tazza del water ma non riuscivo a fare niente.
Non vomitavo, non svenivo, non mi muovevo.
Non so dopo quanto tempo siano venuti a cercarmi, ma a un certo punto una collega bussa e mi urla “Sara? Stai bene?!”
“No.”
Mi fanno sedere su una sedia con le rotelle, quelle da ufficio, e mi spingono in corridoio. Sembravo normale. Rispondevo, ero piuttosto lucida, ridevo e sdrammatizzavo pure, ma non stavo bene. Stavo incomprensibilmente male.
“Vuoi andare a casa?”
“Non c’è nessuno a casa, ma non ho la forza di prendere il bus. Posso restare qui? Se mi riprendo ricomincio a lavorare. Magari passa in fretta.”
Che stakanovista, eh? Quanto ottimismo.
Ma qualcosa non li convinceva.
“Dammi il cellulare. Chi posso chiamare?”
Ci penso. Chi disturbare per una cosa così stupida? Ero solo debole. Ero solo stanca. Forse avevo dormito peggio del solito, una cosa da niente.
“Il Batterino… Non so se è libero, potete provare a chiamarlo?”
Non so cosa gli abbiano detto, ma poco dopo era lì.
Mi ha guardata in faccia per un lunghissimo istante.
“Ha la faccia storta, cazzo! Avete chiamato l’ambulanza? Chiamate subito l’ambulanza!”
E così sono arrivata in pronto soccorso.
Si dice “se senti rumore di zoccoli pensa ai cavalli, non alle zebre”.
Io ero giovane, 27 anni, con insonnia cronica, episodi di attacchi di panico, in cura psicologica; sì, insomma, ero un cavallo.
Mi hanno messa su una barella con una bacinella “stia tranquilla signorina”. Codice verde.
Di recente ho parlato con una persona che era lì quella sera, si ricorda di me perché ci conoscevamo di vista; “Sara, tu ti alzavi, andavi in bagno a vomitare, tornavi sulla barella e svenivi. In continuazione.”
Non vi dico per quante ore ho continuato così perché se ci penso la fiducia immensa che ho negli ospedali vacilla un pochino; ma ero solo un cavallo, dopotutto, o forse addirittura un mulo. Non ero prioritaria.
Diciamo che ho passato lì così tanto tempo che avrei fatto in tempo a laurearmi in medicina e autodiagnosticarmi qualcosa.
Alla fine, dopo ore, vengo visitata.
Non mi ricordo molto della visita, diciamo che non mi ricordo quasi niente; ma mi ricordo che a un certo punto qualcosa è cambiato. L’atmosfera è cambiata.
Erano arrivati i risultati della mia tac.
In men che non si dica sfrecciavo sulla barella verso una stanza, la stanza libera più vicina, e mi attaccavano un enorme flacone di mannitolo alla flebo.
Il mannitolo serve per ridurre il gonfiore intracranico. Serve per non far gonfiare il cervello quando c’è troppa pressione. Insomma, serve a non farti fare la fine degli alieni di Mars Attacks.
Ancora mi chiedo come l’abbiano detto ai miei familiari.
Come abbiano reagito loro.
“Vostra figlia sta avendo un’emorragia cerebrale, se peggiora dovremo portarla in sala operatoria. Dovete cercare di stare calmi, vi daremo notizie appena avremo aggiornamenti.”
Così ho capito di non essere un cavallo.
Ero uno gnu.

*
E questa, miei cari Spelacchiati, è la storia di come questo gnu ha iniziato la sua epopea; se vi interessa posso fare anche le parti successive, e pure i prequel, visto che è una storia contorta quanto un film di Nolan.
Ma vorrei chiudere il post con qualche consiglio serio: non abbiate paura di andare in pronto soccorso. Io ora mi sento al sicuro solo quando sono lì o in ospedale, praticamente!
E non sottovalutate i vostri sintomi.
Se all’improvviso avete problemi a formulare parole, sorridere, alzare le braccia o la vostra faccia diventa “storta”… Chiamate l’ambulanza. Non fate come questo gnu, che sarebbe rimasto a lavoro tutto il giorno.
Imparate dai miei errori.
E voi, che animali siete? I vostri animali vi hanno mai avvisati di qualcosa?
E se vi va di raccontare qualcosa di più personale qui nei commenti… vi chiedo di raccontare aneddoti positivi, spelacchiati! Non voglio che questo post diventi un luogo in cui farsi venire l’ansia leggendo bollettini di guerra, ma in cui ci raccontiamo e supportiamo a vicenda… Magari anche sorridendo nel raccontare qualcosa di orrendo. Insomma, siate più spelacchiati che potete!
Hasta la pasta, miei cari!

Opossum
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Bellissimooooooo! Inaspettato, approfondirò le caratteristiche degli opossum 😂
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un grande animaletto
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mmm e tu e tu? Giraffa? Pony (express)?
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Comunque anche lo Gnu ha il suo perché, non fosse che mi diventi Free 🙂
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Scriverò il racconto Lo gnu e l’opossum, che dici?
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In quelle condizioni mi domando con che criterio ti abbiano appioppato solo un codice verde.
Comunque anch’io ho vissuto quallcosa del genere: una collega continuava a venire in ufficio : per due giorni c’è venuta con un sorriso ebete stampato e dei modi di fare che, se non l’avessi conosciuta, si sarebbero detti normali. Sta di fatto che già dal primo giorno si è avvisato marito e figlia. Ma questa il giorno dopo era di nuovo alla sua scrivania. Si che al terzo giorno si è quasi imposto alla famiglia di provare a portarla in ps. E finalmente ci hanno accontentato: emorragia cerebrale.
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Visto che hai chiesto esperienza non drammatiche, ti mando questo
Hasta il pirla ( che poi sarei io)
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Io ho forse avuto la fortuna di fare un paio di corsi di primo soccorso, quindi so come interfacciarmi con chi c’è all’accoglienza e usare una terminologia che a loro risulti immediatamente chiara.
Quando sono caduto in bici ho spiegato la mattina dopo che avvertivo un dolore alla costola dopo la caduta: codice giallo e subito radiografia, declassato a verde quando la radiografia ha mostrato che la costola era intera e non c’era rischio di perforazione del polmone.
Quando mi madre si è distrutta una rotula ho spiegato che il problema era la gamba e che non poteva camminare: codice verde e subito radiografia, poi abbiamo aspettato dodici ore prima che la ricoverassero perché c’era stato un incidente e ortopedia era intasata dai codici rossi. In ogni caso hanno fatto di tutto per farla stare il più comoda possibile.
Quindi consiglio a tutti di fare un’infarinatura di primo soccorso: serve a valutare i sintomi in maniera lucida e a capire se quello che vi sta davanti ne sa o se è lì per scaldare la sedia…
In ogni caso, il mio totem è da sempre il Lupo: bello, coccoloso, ma non farlo incazzare se non ti stacca un braccio con un morso.
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Se te la senti, e non ti deprime farlo, sì, penso sarebbe molto utile e interessante sapere anche delle altre tue avventure “salutari”. Io invece non mi fido quasi per niente dei medici, e ho motivi molto validi…
Questo è l’epilogo di un certo libro che ho pubblicato. Questa parte è praticamente autobiografica…
Per quanto riguarda gli animali, credo mi sia successo più di una volta che dei cani in qualche modo, consapevoli del mio stato di salute molto precario, cercassero di coccolarmi in certi momenti specifici in cui io sapevo che stavo male, ma gli altri umani no. 😉
Adoro i cani. ❤
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Ho avuto solo una corsa in pronto soccorso, molti anni fa, si parla di 2011-12, perché il mio sangue non aveva intenzione di restare nel suo contenitore originale e si ostinava a voler uscire insieme a ciò che si suppone invece esca da un corpo umano. Mi hanno dato subito codice arancione e sono stato visitato quasi subito: alla fine della fiera era un polipo nel rene che faceva tutto questo casino, e il problema si è risolto da solo.
Invece una cosa molto più leggera è successa quest’estate. Anche io soffro ciclicamente di insonnia, ed era una di quelle notti in cui sembra che proprio non ci sia verso. Mi giro e mi rigiro. A un certo punto mi ricordo di avere, in bagno, delle gocce di alcune piante che dovrebbero avere un effetto rilassante e conciliare il sonno; non so se sia tutto effetto placebo, ma hanno sempre funzionato. Mi alzo, prendo il flacone, vado in cucina e ne bevo una decina di gocce con un po’ acqua.
A quel punto penso: chissà quando scade.
Guardo l’etichetta: è scaduto quasi tre anni fa.
Panico!
Cerco su internet (che per i maschi adulti è il corrispettivo di chiedere alla mamma) se i rimedi omeopatici scaduti da anni fanno male, e la risposta è che sicuramente non fanno bene, non è detto che siano veleno ma nel dubbio non berlo, cretino!
Cosa fare? Aspetto? Vado al pronto soccorso? E se non è niente e mi ridono dietro? E se non faccio niente e poi è grave? Rimango a tormentarmi con il telefono in mano vedendo la Signora con la falce lì ad aspettarmi, poi faccio la mossa tipica dell’uomo adulto: non faccio niente sperando che passi da solo.
Torno a letto, anche se ormai, chiaramente, dormire non è più tra le opzioni contemplabili.
Alla fine sono ancora qui, per cui, effettivamente, veleno non era. Però ho imparato a controllare le date di scadenza prima di mettere in bocca qualcosa.
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Le scadenze dei produtti farmaceutici sono una invenzione dei produttori.
Forse i prodotti omeopatici fanno eccezione ma comunque di veleno ce ne sonministrano a volontà in tutti gli alimenti che acquistiamo in GDO.
Conservanti, coloranti, stabilizzanti, etc.etc. sono sicuramente più dannosi di una aspirina scaduta da 10 anni. 😁
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La mia esperienza al Pronto soccorso è stata molto meno drammatica, grazie al cielo, ma in ogni caso qualcosa da imparare l’ho trovata lo stesso! https://wp.me/p3V5TZ-cI
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Cara Sara, hai una capacità straordinaria di ironizzare su situazioni drammatiche e paradossali.
Ma quello che hai passato indubbiamente avrebbe affossato chiunque. Quindi sei proprio forte !!!
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Sono vivo, e dal fatto che scrivo si intuisce che non mento
Operato inutilmente.
Sono stati tutti gentil al pronto soccorso i anche il chirurgo che mi ha operato dopo neanche mezz’ora dalla prima visita. Operato inutilmente, mettendo lui si a rischio la mia vita
Ma non era ancora il mio momento .
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Di recente ho rischiato di doverci andare al PS perché sono caduta dalla cyclette. E tu mi dirai, ma come hai fatto, devi solo pedalare sul posto! Ebbene, è una vecchia cyclette (più che maggiorenne) e io ci sono salita fiduciosa per controllare che fosse ancora funzionante. Contenta di poter pedale, ho iniziato a inquietarmi solo quando il sellino è andato giù di una tacca. Ho pensato: parbleu, meglio scend…. SDENG!!! Il sellino ha ceduto di colpo e sono caduta all’indietro sbattendo le chiappe di brutto (eseguendo gesti atletici con le braccia nel tentativo di aggrapparmi a qualcosa). Sono rimasta tipo dieci secondi immobile, poi ho iniziato a muovermi per quantificare il danno: niente, a parte un delizioso livido viola su una chiappa. Coccige salvo. Sellino in riparazione dal biciclettaio. Morale della favola: anche le cyclette sono pericolose.
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Veramente cadere dalla cyclette batte di dieci lunghezze le mie più auree figuredim… e dire che ne ho collezionate! Hai tutta la mia stima Baylee 😀
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Complimenti per aver trovato la forza di raccontare con toni da commedia quella che ha tutta l’aria d’avere sostanza di tragedia… anche se le tragedie finiscono col morto e se tu sei qui a raccontarla, evidentemente non sei ancora al terzo atto 😀 Esperienze positive al PS non ne ricordo 😀 L’unica volta che ci sono andato, almeno negli ultimi 20 anni, m’ero aperto un dito con una sega anche bella piuttosto grossa, e mi colpì la calma con cui il tizio del triage mi ha messo un poco di nastro e garza e mi ha chiesto di attendere lì, tipo 9 ore… mentre io ero sicuro che sarei morto dissanguato. Evidentemente ne sapeva più lui di me 😀
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Anni fa dovevo fare un raschiamento, che però una volta arrivati in sala operatoria subito prima dell’anestesia non si è rivelato necessario. Io continuavo a scusarmi per aver programmato tutto per niente, la caposala invece tutta giuliva “ma no, ci ha svoltato la giornata, andiamo a pranzo prima!”.
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un post molto importante, qualcuno potrebbe riconoscere in se i sintomi
io invece sono notoriamente un gatto nero
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