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Random: di ex, Philip Roth e Netflix

Per un po’ abbandoniamo i toni seri e parliamo di qualcosa di stupido e vediamo di dare qualche consigliozzo di lettura e di visione, che questo blog sta diventando troppo serio. 

Direi di partire dal mio sabato sera, quando ho avuto un incontro ravvicinato del terzo tipo.
Un alieno? No. Peggio.
Un fantasma? Mah. Quasi.
Un mio ex. 
Zan zaaan zaaaaaan!

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E’ andata proprio così la scena

In realtà ero stata avvertita della sua presenza visto che dovevamo entrambi assistere allo spettacolo teatrale di un’amica comune, ma è stato comunque strano vederlo dal vivo considerando che da quando ci eravamo mollati non ci eravamo mai rivisti.

Scena:
Io lo vedo.
Lui mi vede.
GHIACCIO.
Entrambi giriamo la testa dall’altra parte così in fretta che io ho ancora un torcicollo terribile quindi spero che a lui sia quantomeno uscita una vertebra dal collo.
Con affetto lo dico, eh. 
(Nel senso che vorrei affettarlo, esatto.)

Risultati immagini per cut gifCaso ha voluto che fossimo entrambi nella stessa fila, ai due estremi opposti. Ho minacciato degli amici ignari di tutto pur di farli sedere accanto al padre di lui, piuttosto mi sarei messa a roteare su me stessa fino a consumare il pavimento e sparire in Cina.
Comunque lo spettacolo è andato (due balle quadrate, a essere sinceri) e io pensavo “okay, a posto”.
E INVECE NO. 
Mi giro e me lo trovo lì, appoggiato alla parete, con quella faccia da pirla che un po’ mi mancava, siamo onesti. 
Imbarazzati come due deficienti il massimo che siamo riusciti a fare è stato un cenno con la testa, poi io molto disinvoltamente (secondo me almeno, voglio immaginare di essere stata disinvolta) ho ruotato di centottanta gradi per parlare con i miei amici e farlo tornare nel dimenticatoio da cui era uscito momentaneamente, anche perché lui si stava avvicinando (suppongo per parlarmi. E si sa come si dice: se non hai niente di carino da dire, non dire niente.)

Che voi ci crediate o no vederlo non mi ha turbata minimamente. Cioè magari minimamente, ma era più un “a’ stronzo, hai fatto le tue stronzate ora gira al largo, thanks“. Sarà che ho ben altro a farmi stare male al momento maledetti uomini.

Ma passiamo a qualche consigliozzo, approfittando del fatto che sto uscendo dalla mia impasse.

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Sto finalmente leggendo qualcosa di Philip Roth e ho deciso di partire dall’inizio -o quasi- ovvero il suo terzo romanzo: Lamento di Portnoy, del 1969 io ce l’ho dell’edizione Bompiani
In questo romanzo seguiamo il lunghissimo (300 pagine!) monologo più o meno interiore di Alex Portnoy, il nostro esilarante, disperato protagonista che deve cominciare la terapia con lo psicologo, il Dottor Spielvogel. 
E nel suo monologo parla di tutto: parla dei genitori, parla di seghe, parla di vagine, parla di donne e di uomini e di tutto quello che può starci intorno. Alex è nevrotico e leggerlo è un bellissimo viaggio. 

 

Invece su Netflix ho cominciato a guardare Requiem, che non sembra affatto male (anche se ho visto solo due episodi, quindi posso ancora alzare la cloche e cambiare o confermare il risultato).
Gli specchi inquietanti? Ci sono.

I suicidi? Ci sono.
Una protagonista stramba? C’è.
La campagna inglese, che piace sempre a tutti? Eccola lì.
Una ragazzina sparita anni e anni fa? C’è anche lei, cosa volete di più?! (Se qualcuno ha sentito il bisogno di rispondere “un lucano” si dia cortesemente uno schiaffetto, grazie) 
Ne parlerò meglio una volta finita, per ora ho paura di sbilanciarmi e poi dover ritrattare tutto in caso i prossimi episodi facciano schifo. Risultati immagini per requiem netflix

Per ora se vi capita uno o l’altro sottomano vi direi di buttarvici, poi mal che vada venite qui a parlarne male con me, io sono più che a disposizione.
A presto, spelacchiati!

 

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Serialmente Parlando: The Marvelous Mrs Maisel

Risultati immagini per gif foodForse sono una persona che si accontenta di poco, forse sono una sognatrice… Ma io credo che ci siano poche cose al mondo in grado di farti sentire bene quanto mangiare una piadina all’una di notte accompagnata da una quantità spropositata (e pochissimo sana) di maionese e la puntata di una serie tv.
Ditemi, mi sbaglio?

Stanotte la serie tv è qualcosa di semi-sconosciuto che io sto amando: The Marvelous Mrs Maisel, che potete trovare su Amazon Video se anche voi siete abbonati a Prime.
Non è del mio solito genere drammone-strambo-pesantozzo, è una serie leggerissima, che praticamente vola come se avesse bevuto una Redbull, ma è veramente un piccolo gioiellino.

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I produttori sono i coniugi Sherman-Palladino (sentite anche voi una sigla familiare in lontananza? “Where you leeead, I will follooooow… Anywheeeere!”) ovvero gli stessi di Gilmore Girls, quindi dai, sapete gia cosa aspettarvi: risate, atmosfera allegra, battute spesso sceme e quel tocco di serietà che non guasta mai per tendere una comedy una serie bella.

La protagonista indiscussa è Miriam (Midge) Masel, una donna solare che sprizza gioia e vitalità da ogni poro, che prende le misure della vita e delle caviglie ogni sera perché non vuole cambiare di un millimetro dal giorno del suo matrimonio, madre di due marmocchietti e sposata con Joel, un uomo d’affari (come lui stesso ammette non sa neanche lui cosa fa, quindi non pretendete che ve lo possa dire io) e aspirante cabarettista. Peccato faccia ridere quanto un pugno di sabbia dritto negli occhi, o quanto Berlusconi al Parlamento Europeo.

La sua vita è quella di una tipica donna degli anni ’50: vive per il marito, per lui cucina, accudisce i figli e prepara manicaretti con cui corrompere i gestori del Gaslight -il buco locale dove chi vuole può avere il palco per mettersi alla prova- per fargli avere l’orario con più pubblico.
Il suo mondo però si sgretola quando, dopo una serata andata particolarmente male al Gaslight, Joel decide di punto in bianco di mollarla per la sua segretaria.
‘Sto stronzo infame maledetto.
Lui infatti una sera torna a casa, infila i suoi vestiti nella valigia di Midge e se ne va.

Da qui comincia il viaggio di Miriam, un viaggio esilarante, triste, divertente e a tratti profondissimo che la porterà fuori dal suo ruolo a cui il matrimonio l’ha relegata;Risultati immagini per mrs maisel gif un viaggio che ci farà ridere tantissimo, commuovere un bel po’ e tifare per lei come delle cheerleader impazzite.
Lei cercherà di ritagliarsi un posto tutto suo nel mondo, scoprendo nel cabaret un talento e in Susie Mayers, colei che gestiste il Gaslight, una manager ma soprattutto un’amica.
Scoprirà poi che gli uomini sono sessisti anche in quel campo, che “una donna bella non può essere divertente“, che le femmine non possono parlare di sesso altrimenti sono considerate sgualdrine e che affermarsi è difficile e spesso le donne devono nascondersi dietro personaggi completamente diversi e lontani da loro per potersi affermare. Lei stessa, puntata dopo puntata, userà pseudonimi diversi ogni volta che dovrà salire sul palco.
Solo alla fine della stagione e del suo viaggio si presenterà al pubblico come Miriam Maisel indossando un vestito bellissimo e un sorriso radioso.Risultati immagini per mrs maisel gif

Miriam non è l’unico personaggio speciale di questa serie, però. Io ho adorato suo padre, professore di matematica molto più sveglio di quello che vuole farcredere per preservare la sua amata tranquillità. E’ interpretato da Tony Shalhoub… Il detective Monk! Vi prego ditemi che anche voi guardavate quella serie, faceva spaccare dal ridere.

Lui e sua moglie vivono la separazione di Joel e Midge quasi peggio di loro. La signora infatti è preoccupatissima per la figlia, ora sola al mondo con due bambini, che dovrà addirittura trovarsi un lavoro.
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Joel è il personaggio più MEH della serie. Uno stronzo inizialmente, man mano farà sempre più pena/tenerezza perché si renderà conto da solo di aver fatto ‘na strunzata e che Midge era la cosa migliore che gli fosse mai capitata. Era addirittura troppo, come lui stesso ammette, tanto da farlo sentire in soggezione.
Infatti la sua segretaria era così stupida da non saper temperare una matita con il temperino elettrico. 

Menzione d’onore a due elementi di questa serie tv: la colonna sonora BELLISSIMA e i costumi STUPENDI.
Desidero ogni singolo vestito indossato da Midge. Ah, se solo avessi il suo vitino da vespa…
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Nel caso non si fosse ancora capito consiglio e straconsiglio questa serie, soprattutto se siete in un periodo un po’ giu di morale. Guardare una donna che affronta un momento devastante e riesce a farlo con dignità, ironia e tanta, tanta forza fa sempre un bell’effetto.

E sì, gente, noi donne possiamo parlare di sesso e sesso orale quanto voi siete liberi di parlare di calcio e di politica.
Almeno noi sappiamo quello di cui stiamo parlando.

Ora datemi la seconda stagione e nessuno si farà male.

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*Sospira in maniera plateale*

Sanremo.
Zan zaaaan.
Berlu che torna in scena e con un colpo di reni dà vita alla unholy trinity (che per chi ha visto Glee vuol dire qualcosa).
Zan zaaaan zaaaaaaaannnnn
Io che comincio ad andare da una psicologa da me rinominata ufficialmente Psycho.
Questo e molto altro
ZAAAAAAANNNNN!

Così magari riesco a portare di nuovo qualcosa di vagamente simpy su questo blog, ma anche qualcosa di lontanamente utile per qualcun altro.

Intanto facciamo un breve recap delle cose viste/lette ultimamente, che si sa mai che a qualcuno di molto annoiato possa interessare:

Filmazzi visti recentemente:

Dunkirk ovvero quando la noia corre sul filo:
Maggio, 1940. Sulla spiaggia di Dunkirk 400.000 soldati inglesi si ritrovano accerchiati dall’esercito tedesco. Colpiti da terra, da cielo e da mare, i britannici organizzano una rocambolesca operazione di ripiegamento. Il piano di evacuazione coinvolge anche le imbarcazioni civili, requisite per rimpatriare il contingente e continuare la guerra contro il Terzo Reich.

Mamma mia CHE PALLE. Io adoro Nolan, ho rotto le balls a tutti con questo film, ero carica come una molla, esaltata come un levriero prima della gara di velocità. Quindi la caduta per me è stata dolorosissima. Non l’ho proprio capito quel film. PERDONAMI CHRISTOPHER TI LOVVO LO STESSO, LO GIURO.
Ps: Harry Styles è proprio bellino e non è neanche un cane a recitare ❤

IT, ovvero il palloncino rosso più famoso del mondo:
 “ Il palloncino rosso che galleggia a mezz’aria è il biglietto da visita di una misteriosa entità demoniaca che tormenta i ragazzini di Derry, attirandoli in una trappola mortale senza vie di scampo. Nell’immaginaria cittadina del Maine dove la gente scompare senza motivo, l’ennesima vittima è un bambino di sette anni di nome George, risucchiato in un tombino durante un temporale. Un gruppo di ragazzini perseguitati dai bulli per diverse ragioni, si riunisce sotto la denominazione di Club dei Perdenti per indagare sul mistero della morte di George e degli altri ragazzi scomparsi.”

BELLO. Bello bello bello. Poco horror, anzi pochissimo. E’ più adventure che altro a dirla tutta ma mi è piaciuto tantissimo. Potrebbe addirittura essere uno di quei rari casi in cui il film è bello quanto il libro, anche perché hanno sapientemente tagliato le cose che del libro mi avevano un attimo lasciata allibita e hanno lasciato le cose importanti. Bravi, bello, date un abbraccio a Finn Wolfhard (Mike di Stranger Things) che nel ruolo di spalla comica è FANTASTICO e una cascata di premi a Bill Skasgard.

Seriozze tv:

Mindhunter, ovvero Johnathan Groff è sempre più fico:
Nel 1977 Holden Ford, negoziatore frustrato dell’FBI, trova un’improbabile collaborazione nel navigato agente Bill Tench del reparto scienze comportamentali e nella professoressa Wendy Carr, con cui inizia a studiare una nuova tipologia di assassino, il cosiddetto “serial killer” e un nuovo metodo di indagine ed identificazione del colpevole chiamato “profilazione”, andando in varie prigioni degli Stati Uniti ad intervistare tutti i maggiori e famosi pluriomicidi che stanno scontando la loro pena.mi sta piacendo un sacco.”

Sarà che c’è Johnathan Groff, sarà che i serial killer visti così da vicino sono qualcosa di super interessante, sarà che è scritta veramente bene… Io la straconsiglio. E’ un po’ lenta ma prende assai.

Peaky Blinders, ovvero non ho ancora nulla di simpatico da dire perché sono all’inizissimo:
“La storia inizia nel 1919 nella povertà della Birmingham del primo dopoguerra dove tutti lottano per sopravvivere ad un periodo particolarmente difficile dal punto di vista storico ed economico. La storia è ambientata nel quartiere di Small Heath e si focalizza particolarmente sulla famiglia Shelby, il cui capofamiglia è anche il boss della gang detta “Peaky Blinders”, dall’usanza di nascondere una lametta nel risvolto dei cappelli, in modo tale da poterla utilizzare anche come arma.”
sono all’inzio ma già mi sembra una bomba. Già si vede dalla prima puntata che la qualità c’è e che la classe non è acqua e un cast cazzuto fa la differenza già da subito.

Stranger Things 2, ovvero il nulla totale per cinque puntate: Questa stagione per me è un grande, immenso MEH. Scene troppo lunghe, puntate troppo lente, pochi eventi e tanta teoria… Una grossa differenza rispetto alla prima stagione. Hanno voluto puntare sull’introspezione ma per quello che mi è arrivato non sono soddisfattissima. Le scene di Eleven però sono sempre belle, dalla prima all’ultima puntata.

The end of the fucking world, ovvero CHE BRUTTA SERIE MA QUALE CAPOLAVORO SIETE PAZZI NON HO NEANCHE VOGLIA DI FARE UN COMMENTO PERCHE’ E’ BRUTTA BRUTTA BRUTTA. 

Librozzi:

Sto andando avanti con “Il trono di spade che avevo accantonato per mesi e che ora mi richiama a gran voce. Sono appena arrivata all’uccisione più orribile del mondo, ovvero quella per mano della Montagna al duello per la sentenza di Tyrion. Che aaaansia. Braccia che volano, teste qua e là che rotolano… Per il resto però è sempre molto fico e non vedo l’ora di andare avanti.
I miei commenti per ora sono:
“Daenery nun fa’ cazzate e stai calmina”
“Qualcuno uccida Sansa Stark”
“Gli Stark sono tutti imbecilli, dal primo all’ultimo MERITANO LA MORTE”
“Nooo Joeffrey nooo”
“Tyrion dai fuoco a tutti sti stronzi ingrati”.

Castelli di rabbia, di Baricco:
Non male. Baricco ha uno stile un po’ pesante, un po’ retorico, quasi renziano: parla, fa voli pindarici, scrive per pagine e pagine senza punteggiatura ma alla fine non ha detto niente se non tante belle parole che suonano incredibilmente bene. Ma forse è proprio questo il suo fascino.

Per il resto posso dire che sto davvero affinando la tecnica dell’infilarmi in situazioni bizzarre e dalle quali non ho idea di come uscire, ho una specie di talento. Così come ho un talento nello sviluppare interesse sentimentale per persone che non lo ricambieranno mai, ma questa è un’altra (triste) storia.
Non sono per niente immune alle rotture di cuore però, anzi. Sembra che ogni volta faccia più male. Se potessi dare un po’ di Xanax ai miei sentimenti sarebbe tutto più facile.

In tutto questo marasma di cose mi sono improvvisata fotografa ad un battesimo e le foto non fanno neanche troppo schifo. Oddio, non sono niente di che, però io c’ho provato e sono contenta di averlo fatto. Ho anche fatto le foto all’interno di una casa e oggi ho dato un esame preparato in due notti perchè quelle teste di cactus della segreteria non avevano pubblicato l’appello dello scritto ma solo dell’orale quindi ero convinta di avere ancora due settimane di tempo.
E voi come state? Cosa avete visto, letto, scritto, qualunquecosato in questo lungo periodo di mia assenza? Spero siate sempre molto più sentimentalmente oculati di me, miei cari ragazzi, perché qua marca sempre peggio. SEMPRE PEGGIO.
Hasta Luego amici, a presto.

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Serialmente parlando: Chiamatemi Anna. Ovvero Anna dai capelli rossi secondo Netflix

Mentre scrivo sono in treno con un signore uguale spiaccicato a Ghedini. L’avvocato, non quello di Masterchef. Che faccio, gli dico di salutarmi il Berlu? Gli consiglio un parrucchino?

Lasciamoci alle spalle film horror molto brutti e torniamo un attimo indietro nel tempo di circa dieci anni, quando io ero una giovane adolescente orribile e nerdeggiante e al mattino, prima di andare a scuola, mi piazzavo in cucina con una mega tazza di latte e nesquick, accendevo la tele e…

Anna dai capelli rossi va
vola e va come una rondine
però un nido non ce l’ha
non ha una mamma né un papà!

Eh. Che vi devo dire, questo passava il convento alle sette di mattina.
Parliamoci chiaro chiaro papale papale... Gli anime giapponesi di solito sono belli. Ma belli belli. Anna dai capelli rossi però era brutto, una vera e propria lagna: un cartone lento, con principi bigotti (volontariamente perche poi cambiano durante le puntate eh ma… chi ci arriva a quelle puntate, uno si taglia le vene molto prima), personaggi insopportabili e melodrammatici oltre l’inverosimile e senza alcuna ragione.
Sinceramente mi dava sui nervi.
Ora su internet abbondano i meme di Hannah Baker di 13 che incide cassette per chiunque, ma la regina degli psicodrammi è lei: Anne Shirley del cartone, colei che per un nonnulla andava a sfracellarsi sul letto piangendo tutte le sue lacrime, oppure Diana Berry, una ragazzina con l’encefalo di un gamberetto, e infatti erano migliori amiche. 

Sto rievocando questi ricordi per farvi capire con che stato mentale ho iniziato la nuovissima serie tv di Netflix proprio su questa sbarbatella coi capelli rossi, ovvero “Chiamatemi Anna“.

Rullo di tamburi… Mi è piaciuta, e anche parecchio. Ho binge-watchato le sette puntate, guardandole in due giorni mangiando una dose spropositata di yogurt al cocco. Shh.

La trama è quella che tutti noi già conosciamo:
Dopo aver trascorso la propria infanzia in diversi orfanotrofi, la giovane Anna viene mandata per errore a vivere con gli anziani fratelli Marilla e Matthew Cuthbert. Dopo un’iniziale diffidenza nei confronti di Anna, i due fratelli cominceranno a conoscerla meglio, e la bambina cambierà per sempre le loro vite.

La ragazzina che interpreta Anne Shirley è Amybeth McNulty che oltre ad essere perfetta per il ruolo è anche bravissima; ha due occhioni blu super espressivi e sembra nata per il personaggio super melodrammatico ed enfatico di Anne. I suoi lunghissimi monologhi sparati a velocità stellare sono divertenti, drammatici, esilaranti o strazianti a seconda dei casi, l’enfasi che ci mette è straordinaria: sembra che le parole le sgorghino direttamente fuori dal cuore.ANNE_101_Day5_0452.nef

I fratelli Cuthberth, coprotagonisti, mi hanno invece lasciata un po’ freddina.
Carino e apprezzabile Lucas Jade Zumann, che interpreta il giovane quasi inter344e8abc6aa5ebd10db95a64c13c87faesse amoroso di Anna: Gilbert Blythe. L’unico che riesce a tenerle testa a scuola in fatto di spelling e di risposte esatte è carino, gentile ed evidentemente stracotto dalla prima volta che vede Anne, in più anche lui si trova in una situazione difficile.
Posso dire che è anche il mio interesse amoroso? No perchè lo so che è piccolino eh, ma l’attore ha superato i diciottanni quindi è tutto lecito e legale, quindi qualcuno mi porti Lucas e nessuno si farà male.

La cosa che mi è piaciuta di più in assoluto di questa serie è il fatto che mostra il passato di violenze, abusi e soprusi di Anne dando finalmente una spiegazione alla sua personalità e alla sua fervida immaginazione; si sa che chi è vittima di violenza (di qualsiasi tipo) cerca una via di uscita in una dimensione lontana dalla sua, e così Anna chiude gli occhi e diventa la bellissima principessa Cordelia, da un nome a qualunque cosa bella, inventa storie su oggetti inanimati. E tira avanti, cercando di essere ottimista anche nei momenti più bui.
Durante il suo primo viaggio a Green Gable infatti dice “preferisco immaginare che ricordare”, e presto si scopre il perché.

Altra cosa secondo me perfettamente riuscita è la sceneggiatura: dialoghi fatti di monologhi spesso assurdi non risultano mai noiosi o banali o esagerati, le interazioni tra i personaggi sono realistiche e spesso commoventi; la fotografia, i paesaggi, le inquadrature, tutto è pensato e studiato… Insomma, è proprio targato Netflix. 

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Per chi l’avesse già visto… A me è piaciuta tanto la scena della goccia d’acqua sulla mano di Gilbert.

Passando a quello che non mi è piaciuto… Direi la seconda puntata. Quasi in toto. Noiosa e fondamentalmente inutile se non per qualche flashback del passato di Anne. 
Per il resto a parte un paio di scene con Diana che mi hanno effettivamente fatto roteare gli occhi direi che non ho altro da dire.

Bella, bella e ancora una volta bella. La storia di partenza è quella (ahimè) ma questa versione merita una possibilità, tenendo conto del genere di telefilm che si sta per guardare.

E voi l’avete vista? Vi è piaciuta? Quanto era brutto il cartone?? 
Fatemi sapere tutto quello che volete, vado a pensare a Gilbert ancora un po’.

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Serialmente parlando: Dirk Gently -Agenzia di investigazione olistica.

*Lei vive!*

Okay, sì, ho resistito alla tentazione di lanciarmi da diversi ponti e sotto diversi treni e sono ancora qua. Purtroppo per voi. Sarà per la prossima disavventura, non disperate!

Visto che non era proprio il momento più adatto a guardare una serie su una donna cornuta e mazziata (I feel you, sister) ho momentaneamente abbandonato The Good Wife – che continuo a consigliare eh, solo che per me non è il momento giusto- mi sono messa a spulciare il catalogo di Netflix alla ricerca di qualcosa di fresco, poco impegnativo, possibilmente divertente. Perché io ho due modalità per gestire la tristezza immane: o mi butto su canzoni depresse, film super pesi e serie tv drammaticissime, oppure tutto il contrario. A sto giro ho preferito tutto il contrario, perché davvero non ne sarei più uscita se no, quindi la decisione è ricaduta su Dirk Gently.

Non l’avevo mai sentita nominare ma è davvero carina, un mix vincente tra Doctor Who e Stranger Things, con una buona dose di umorismo, mistero, scene divertenti, momenti seri e toccanti e colpi di scena.dirk_gently-620x412

Ma andiamo con ordine: investigazione olistica. Cosa vuol dire?
Wikipedia, scelgo te! *lancia una sfera poké*
L’olismo è una posizione teorica basata sull’idea che le proprietà di un sistema non possono essere spiegate esclusivamente tramite le sue componenti. Un tipico esempio di struttura olistica è l’organismo biologico: un essere vivente, in quanto tale, va considerato sempre come un’unità-totalità non esprimibile con l’insieme delle parti che lo costituiscono

Più chiaro? Immagino di no, ma vi assicuro che una volta vista questa serie lo sarà. Quello che Dirk sostiene è che tutto succede per una ragione, tutto è collegato e, per sfatare un aforisma famoso, nessun uomo è un isola: siamo tutti legati da qualcosa di più grande di tutti noi. L’universo è la chiave di tutto ed è l’universo a muovere Dirk facendolo trovare nelle situazioni più disparate, senza che lui possa farci niente se non seguire il flusso.

Trama:
Dirk Gently – Agenzia di investigazione olistica è un thriller comico che segue le bizzarre avventure dell’eccentrico detective “olistico” Dirk Gently e del suo riluttante assistente Todd, mentre affrontano un grande e apparentemente insensato mistero, attraversando percorsi improbabili con uno stuolo di personaggi selvaggi e a volte pericolosi, mentre ogni episodio li porta sempre più vicini alla verità.

E’ una serie sicuramente particolare e bizzarra, che segue degli schemi tutti suoi. Ma ehi, è tratta dall’omonima serie di libri di Douglas Adam, e se lo conoscete anche solo di fama sapete cosa aspettarvi. (Per farvi intendere, è colui che ha scritto “Guida galattica per autostoppisti”. Detto questo detto tutto!)

Dirk Gently è un personaggio strano, strampalato, a tratti pazzoide e a tratti profondo. Costretto da una forza più grande a trovarsi al posto giusto al momento giusto (o al posto sbagliato al momento sbagliato? O un mix di queste cose?) lui è parte del tutto ed è una parte fondamentale: ci sono misteri che solamente lui può risolvere e casini che solo lui può creare e sbrogliare. Dirk Gently _ Season 1, Episode 1 - Photo Credit: Bettina Strauss/BBCA
Dirk è il bravissimo Samuel Barnett che riesce a interpretare questo personaggio sicuramente fuori dalle righe con una dolcezza che mi piace molto; è esilarante, sgangherato, ma lo è in modo soave, gentle, come il suo cognome.
Credo che con un ruolo del genere il rischio di strafare sia dietro l’angolo: esagerare nel tentativo di enfatizzare un personaggio stramboide come questo è molto facile, il confine tra un personaggio riuscito e uno troppo calcato è sottile… ma Samuel Barnett è bravissimo e Dirk trasmette tantissimo. Tanta dolcezza, tanta solitudine, tanta stramboidezza.

Todd invece è uno sfigatino la cui vita viene completamente stravolta dall’arrivo di Dirk, un tornado potentissimo di stranezze e buon umore, che gli farà capire tante cose sull’universo e su sè stesso.dirk1
Su Elijah Wood ho veramente pochissimo da dire. Ero rimasta impressionata dalla sua bravura ne “Il signore degli Anelli” e sono tutt’ora impressionata dalla naturalezza con cui gli sembri venire recitare. (Se non avete mai visto “Maniac” io ve lo consiglio, ma solo ed esclusivamente in lingua originale. Doppiato vi giuro che fa veramente pena, sembra un altro film)
Che dire… lo adoro. Non ho idea di come faccia a non essere quasi cambiato di una virgola da quando interpretava Frodo. Sarà che è altro un metro a esagerare e che con quegli occhioni potrebbe fare qualunque cosa, ma lo trovo sempre di una certa adorabilità.

Elijah, te la butto lì… io sono single…

Altro personaggio che mi piace tantissimo è Amanda, la sorella di Todd, affetta da una malattia terribile che la costringe a casa e che le fa avere terrificanti allucinazioni incontrollabili che solo i farmaci riescono a farle passare.

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Altra coppia di personaggi davvero ben fatta è formata da Bart Curlish, assassina olistica i-n-q-u-i-e-t-a-n-t-i-s-s-i-m-a fermamente convinta che sia l’universo a volere che lei uccida e che la mette in condizione di uccidere, e Ken, giovane hacker che si trova per sua (s)fortuna sulla strada di Bart, ma a quanto pare l’universo ha qualcosa di diverso dalla morte in serbo per lui. Cosa? Chissà.

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Insomma, cast strepitoso, serie divertente con scene esilaranti e momenti profondi, tanti colpi di scena, tante domande, poche risposte. Una parola? CONSIGLIATISSIMA. Fate girare la voce, plis, che qua non la conosce nessuno e se venisse cancellata mi lancerei direttamente nel Sesia di testa.

Ah io ho la febbre, per questo sono a casa di venerdì sera a mezzanotte a scribacchiare su una serie tv tanto tanto carina! Giusto per non farmi mancare niente in questo periodo anche la febbre a 39… Voi spelacchiati vedete di stare a riparo! 
Vi prego se qualcuno ha visto questa serie mi faccia un segno, batta un colpo, faccia quel che vuole per farmelo sapere perché fin’ora nessuno che conosco l’ha vista ed è molto ingiusto! In ogni caso fatemi sapere se vi ha incuriosito, se la guarderete in nome dell’antica cotta per Elijah Wood (non ero mica solo io ad essere stracotta, no? NO??) o di Samuel Barnett. 
Buona serata e alle prossime ciarle spelacchiate!

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Ciarlando di Sanremo e Serialmente parlando: prime impressioni di The Good Wife

Lo so che il 90 percento degli italiani questa settimana si è sparato il Festival di Sanremo ogni sera tifando come neanche ai mondiali del ’94, ma io gna posso fare a guardarlo. Mi irrita. Mi irrita a priori eh, perché la maggior parte del pubblico presente andrebbe presa a schiaffi da adesso alla fine del mondo, ma quest’anno anche di più perché. Okay che hanno fatto un passo avanti scegliendo finalmente un conduttore nero… Come? Carlo Conti non è nordafricano? Ops. cbc52o

Va beh dai una battuta sul Carlone dovevo farla, per quanto banale.
Ve l’aspettavate anche voi, dai. 

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RUSPA!!!


Comunque tra Carlo che è simpatico quanto la mia prof di matematica delle superiori (che, per farvi capire, è un po’ meno simpatica della Umbridge) e Maria che si limona tutti a destra e a manca (come darle torto, finalmente vede uomini con il collo e sbarella. Ma Maurizio Costanzo riesce ad alzare la testa? Quell’uomo ha mai guardato il cielo? Mah. I misteri) son riuscita a reggere due minuti di Festival poi ho spento. 

 

Ma poi dopo quelle stracazzo di pubblicità ORRIDE con gli alieni che ballano, i bambini nei pancioni che cantano (anni di terapia dopo averla vista, ANNI DI TERAPIA) e GLI animali canterini io avrei boicottato il festival a priori.
Avrei anche lanciato un hashtag nazionale: #NESSUNOGUARDASANREMO.
Tiè.

Poi va beh, fosse per me l’unico cantante italiano che dovrebbe vincere tutto, ogni premio possibile e immaginabile è Zucchero. Fine della questione.

Insomma, mentre tutti guardavano Sanremo io mi chiedevo “guardare o non guardare, questo è il dilemma” con il computer tra le mani come se fosse stato un teschio.
Ho provato “Santa Clarita Diet“, nuova serie Netflix con Drew Barrymore, ma non ho finito neanche la prima puntata: AGGHIACCIANTE da quanto non fa ridere.
Ho provato ad andare avanti con “The man in the High Castle” ma meeeh non è periodo. E’ una bella serie, ma per me non è il momento giusto per guardarla.

Alla fine ho avuto un’illuminazione e mi è venuto in mente che qualcuno mi aveva parlato benino di “The Good Wife” e quindi via così, perché non iniziare una serie da sette stagioni con ventitrè puntate l’una? 

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Trama:

Quando viene coinvolto in uno scandalo sessuale e accusato di corruzione, il procuratore Peter Florrick viene incarcerato e la moglie Alicia si ritrova a dover badare alla famiglia da sola. Per riuscire a far fronte alle spese decide di tornare, dopo un decennio di assenza dalle aule di tribunale, a lavorare come avvocato, professione abbandonata in seguito al matrimonio. L’amico del college Will Gardner la assume nel suo studio legale “Stern, Lockhart & Gardner”, dove Alicia conosce Diane Lockhart, socia alla pari di Will, Cary Agos, giovane avvocato in competizione con Alicia, e Kalinda Sharma, un’investigatrice di origini indiane che aveva precedentemente lavorato con Peter Florrick.

Per ora ho guardato solo tre puntate, per questo non è una vera e propria recensione ma più che altro “prime impressioni”. E le prime impressioni sono positive. 

Prima di tutto l’attrice principale, Julianna Marguilies, è assai brava e mi piace il suo personaggio.
Alicia è una donna forte che sta passando un momento -un momento molto lungo, per essere sinceri- veramente duro. Ha un palco di corna che neanche il papà di Bambi si ritrova, è stata umiliata pubblicamente ma è costretta ad essere forte e prima ancora di pensare a sè stessa pensa a proteggere i suoi figli. Nonostante la sua vita si sia sgretolata prende in mano la situazione e si reinventa tornando a fare il lavoro per qui aveva studiato ma che aveva abbandonato dopo il matrimonio e comincia a farsi strada nonostante i pregiudizi, il sessismo, e tutte le difficoltà che incontra una donna in carriera. 

452634_originalPersonalmente ho avuto un piccolo shock quando ho visto l’attore che interpreta Cary Agos.
La mia prima reazione è stata quasi strozzarmi con la coca cola che mi è andata di traverso, poi ho mentalmente urlato “Logan Huntzberger!Tu non sei Cary Agos, sei Logan!“. Perché no, questo non è Cary Agos e l’attore non ha un nome. Lui è Logan di Una mamma per amica, punto. 
Boiate a parte per ora mi sembra un subdolo avvocatino ma potrebbe diventare un personaggio interessante col tempo, è da tenere d’occhio. 

Kalinda poi è una strafiga, vai così sorella. 

La cosa che più mi piace di questa serie per ora è che non è troppo. Non è troppo seria, non è troppo drammatica, ma non è neanche leggera. E’ esattamente il mix perfetto che serve a far volare le puntate. 

Insomma, per ora giudizio positivo, voglio andare avanti infatti sto scrivendo il post in fretta per potermi riattaccare a Netflix come una sanguisuga. Che belle immagini mentali che evoco, eh? Credo sia un dono.

E voi? Avete visto Sanremo? Vi piace? E The Good Wife? Oppure ancora, cosa state guardando? Se avete serie da consigliarmi fatelo adesso o (non) tacete per sempre, che io sono sempre a caccia di nuovi telefilm da guardare. 

Fatemi sapere, alla prossima, spelacchiati! 

 

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Serialmente parlando: #Stranger Things.

 

 

In questo momento sono a metà tra la commozione e l’estasi.
Ho appena finito di guardare l’ultima puntata di “Stranger Things”, serie tv approdata su Netflix il 15 luglio e che io ho guardato in una giornata sparandomi una puntata dopo l’altra, incapace di smettere.

Stranger Things is the new Black, altrochè. 

Questo dovrebbe farvi capire che quando una serie prende -e questa cavolo se prende- non ci si può staccare un attimo.

Trama:
“Il 6 novembre 1983 ad Hawkins, Indiana, il dodicenne Will Byers sparisce in circostanze misteriose. La polizia, la madre di Will e i suoi amici si mettono sulle sue tracce. Il giorno dopo una misteriosa bambina dotata di strani poteri arriva in città, dando il via a una serie di eventi che rischiano di mettere in pericolo l’intera città.”

Questa è la trama in via molto generale, le sottotrame si snodano e si intersecano tra loro per tutte le otto puntate incastrandosi così bene e in modi così inaspettati che non si può veramente smettere di guardarla; per fortuna, in più, ci sono continui colpi di scena che rendono la visione avvincente, non come alcune trame che, alla seconda puntata, hai già capito tutto e passi il resto del tempo ad annoiarti e a prendertela con l’incompetenza dei protagonisti.

Ci sono la madre ed il fratello di Will che una volta capito che qualcosa non va con la sparizione del bambino non si arrendono, muovendo mari e monti per trovarlo. Ci sono i bambini che avendo capito che Eleven è l’unica che può aiutarli a ritrovare Will continuano le ricerche per conto loro, stando ben attenti che “gli uomini cattivi” non li trovino.
La sorella di Mike, Nancy, si ritrova in un triangolo amoroso: da una parte il suo ragazzo, Steve, diversissimo da lei che però prova un sentimento sincero, e Jonathan, il ragazzo strano, il ragazzo emarginato, con il quale si ritroverà ad indagare arrivando ad andare con lui “a caccia di mostri”.
C’è poi lo sceriffo triste, che ha visto sua figlia morire di cancro e che è stato lasciato dalla moglie, ci sono i genitori assenti di Mike, ci sono “gli uomini cattivi” e il loro inquietante laboratorio…

Quello che rende così bella e nostalgica la serie è sicuramente l’atmosfera degli anni ’80 e, ovviamente, i continui richiami e citazioni che qui abbondano ma mai in modo pretenzioso o fastidioso: non fanno mai pensare ad una serie citazionistica che di suo non mette nulla. I gli ideatori, Matt e Ross Duffer, sono riusciti a fare un lavoro splendino mixando idee originali con momenti che, chi gli anni ’80 li ha vissuti e chi li ha soltanto amati, non può non apprezzare.

Tantissimi sono i riferimenti a Stephen King e alle sue opere. Sarà che sto leggendo IT proprio in questo periodo, ma i riferimenti ai clown all’interno di questa serie per me si riferivano tutti al caro Pennywise! La ragazzina con i super poteri invece mi sembra a metà tra Charlie (L’incendiaria) e Carrie (dell’omonimo romanzo): entrambe coraggiose, forti, che cercano una vita in un mondo che le ha sempre prese a schiaffi, e ovviamente tutte e tre hanno poteri incontrollati e incontrollabili.

Altri riferimenti sono a Stephen Spielberg e in particolare al film sull’extraterrestre più famoso e piu adorabile del mondo: E.T. Dalle corse in bicicletta alle parrucche bionde fatte indossare per i travestimenti, non si può non pensare all’alieno almeno una volta durante la visione.

I ragazzini protagonisti si riuniscono continuamente per dare vita a campagne epiche con il gioco da tavolo Dungeon’s and Dragons, e durante le loro partite vengono menzionati personaggi da “Il signore degli Anelli” e “Lo Hobbit”, mentre quando parlano di Eleven e dei suoi poteri fanno continui riferimenti agli X-Men.
I protagonisti, poi,  sono i tipici ragazzini da trama classica: c’è il grassottello saggio e tenerissimo, Dustin, chiamato odiosamente “sdentato” dai bulletti della scuola, c’è il ragazzino nero divertente e agitatissimo, Lucas, un po’ testa calda del gruppo, e c’è Mike, il il capo banda, un ragazzino normalissimo dal cuore buono. 

(Ci sarebbe anche Will, ma di lui non si sa una mazza!)

Ci sono delle menzioni d’onore da fare qui, okay? Okay.

Prima tra tutte Wynona Rider che è perfetta per questo ruolo di madre single un po’ hippie e un po’ pazzoide che dopo la scomparsa del figlio diventa -comprensibilmente- isterica. Personaggio bellissimo il suo, una madre che non si arrende, non cede a entità piu grandi di lei che cercano di ingannarla e di farla desistere dal cercare ulteriormente il suo bambino.

Altra menzione d’onore va a Millie Brown, la ragazzina che interpreta Eleven. All’inizio non mi aveva colpita particolarmente, anche perché nelle prime puntate dirà due parole in croce, (a parlare sono i suoi occhi, sempre), ma poi non può che esserci amore nei suoi confronti.

E poi mi piace molto il triangolo Nancy-Steve-Johnathan. Non sono assolutamente personaggi approfonditi per ora (spero nella seconda stagione) ma le loro scene sono comunque tra le mie preferite della serie. Perché sono una romantica inside. Tral’altro #teamJohnathan tutta la vita ma se Steve bussasse alla mia porta non ci resterei male. Tutt’altro. 

Se niente di tutto questo vi ha convinti sappiate che la colonna sonora è molto bella e molto curata, così come lo sono le luci, la fotografia, i cambi scene… Tutto, insomma. Tutto riporta agli anni ’80, resi splendidamente anche grazie a tutte le tecnologie che sono stati in grado di usare per rendere al meglio le atmosfere.

E poi vengono citati i Clash, e si sa che se vengono citati i Clash in una serie, quella serie è bella.
E’ una regola, una legge dell’universo.
C’è chi mette in discussione la sfericità della Terra, ma nessuno metterà mai in discussione il binomio Clash-Bella Serie. Mai. Nessuno.

Correte a guardare Stranger Things, prima che un Demagorgon esca dal muro di casa vostra e trascini in una dimensione parallela.

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Penny Dreadful: piangnisteo per una serie perfetta

*prende un respiro profondo*

Cercherò di non inondare il Mac di lacrime mentre scrivo questo post, ma se ci saranno più errori di battitura del solito sappiate che, con ogni probabilità, saranno dovuti agli occhi appannati e alla tastiera annacquata.

Se seguite il blog da abbastanza tempo saprete che una delle mie serie tv preferite è Penny Dreadful, che è finita sabato scorso.

Con una maratona incredibile in due giorni di malattia ho recuperato le nove puntate della terza stagione e ora ho un senso di vuoto alla bocca dello stomaco: cosa ne sarà di me ora che Vanessa Ives e tutta la combriccola sono usciti dalla mia vita?

Ma smettiamo di fare i melodrammatici e parliamo di questa stagione. Gli spoiler ci saranno, eccome se ci saranno, ma nella seconda parte del post, ben avvisati.

La terza stagione si apre con Vanessa Ives che si sta lasciando andare alla disperazione più cupa; non mangia, non esce di casa, quasi non esiste. Distrutta dalla partenza di Ethan e abbandonata anche dal signor Malcolm, la donna si sta chiudendo sempre più in sè stessa. Sarà il signor Lyle a farla tornare alla vita consigliandole una specialista, che effettivamente la aiuterà nel suo percorso di ricerca della felicità. O qualcosa di simile. Sappiamo che per Vanessa la felicità è un’utopia.

Nel frattempo seguiamo anche Ethan, in viaggio con l’ispettore verso il Messico dove verrà giudicato. O dove si ricongiungerà con il padre, a seconda degli eventi. Non sa che seguirlo a distanza ravvicinata c’è una vecchia conoscenza, la stregha Achathe, che ancora non si sa se gli sarà amica o nemica.

Il signor Malcolm, invece, è di ritorno dall’Africa dove ha finalmente seppellito suo figlio, e sulla nave incontra un vecchio Apache che molto elegantemente gli fa capire di aver bisogno di lui: puntandogli una pistola contro gli dice infatti di aver bisogno di aiuto per cercare Ethan.

Altro giro altro personagio ci spostiamo di nuovo a Londra, dove Victor ormai ha sviluppato una certa dipendenza dalla droga tanto che le sue occhiaie sono anche più evidenti che nelle precedenti stagioni. Chiede quindi aiuto al suo amico ed ex compagno di studi, il Dottor Jekyll. Zan zan.

Sotto lo stesso cielo ci sono anche Dorian e Lily, che palesemente hanno idee molte diverse per quanto riguarda il regnare sul mondo e bla bla bla.

Infine, uno dei personaggi migliori di sempre: John Clare. Non riesco a chiamarlo “La Creatura” perché è molto più umano di qualunque personaggio abbia mai visto. Un umano meraviglioso. Tornato dall’Antartide decide di cercare la sua famiglia: sua moglie, suo figlio Jack malato di tosse.

Queste sono le basi della stagione, da qui si districano le storyline di ogni personaggio che finiranno con l’intrecciarsi l’un l’altra in maniera sempre originale.

La terza stagione è senza dubbio la più cupa delle tre. I protagonisti ne hanno vissute abbastanza da essere disillusi riguardo la vita, l’amore, la morte, e questo si avverte ogni secondo. Sono infelici, sono soli e sono separati, sempre più vicini all’oscurità e lontani da Dio.

SPOILER SPOILER SPOILER COME SE PIOVESSERO

Smettete di leggere tra:

tre

due

uno

Addio.

Non posso dirmi effettivamente sorpresa perché, diciamocelo, da Penny Dreadful non ci si poteva aspettare un lieto fine, men che meno per Vanessa Ives, un personaggio tanto complesso quanto meraviglioso. In costante bilico tra bene e male, amata dai demoni e apparentemente ripudiata da Dio, è fin dall’inizio il personaggio più straordinario: non importa quanto sia infelice, lei è il collante che unisce tutti gli altri personaggi, che da gioia e speranza anche ai più disperati.

Non posso dirmi sorpresa, ma sono profondamente addolorata.

E la scena della sua morte, “with a kiss, with love” è perfetta.Immagine di penny dreadful, vanessa ives, and ethan chandler

Victor. Victor è stato uno dei miei personaggi preferiti, forse perché l’attore è quello che tra tutti i bei manzi presenti mi ha colpita di più: lo trovo perfetto come dottor Frankenstein.
Incapace di rassegnarsi all’idea di aver perso l’amore della sua vita, rende quell’amore la sua ossessione trasformando e distorcendo il sentimento più puro in qualcosa di sbagliato, di rotto come è rotto lui stesso. Solo alla fine si renderà conto che Lily è rotta quanto lui, e che sono tutte le crepe a renderli quello che sono, e non potrebbero rinunciare a nessuna di esse.
E farà la scelta giusta, la scelta umana, dimostrando di non essere un mostro.

Lily è un personaggio a tratti insopportabile a tratti da amare. Lei vuole iniziare una crociata contro il genere maschile arruolando tutte le donne picchiate, violentate, abusate da parte di uomini vili e senza cuore. Il perché però lo si scopre solamente alla fine, in quella che è una delle scene migliori di tutta la serie, con un’interpretazione di Billie Piper incredibile. Lily racconta di Sarah, la sua bambina. La sua bambina morta troppo piccola, troppo sola, troppo lontana dalla sua mamma.

E solo dopo averne parlato con Victor lei riesce ad andare avanti, abbandonare Dorian e cercare qualcosa di meglio per sè stessa.

Dorian… Nella sua ultima scena ho pianto. Perché il senso di solitudine che ha trasmesso è così forte che era veramente impossibile per me trattenersi.
Incapace di provare più alcun sentimento, Dorian è, come dice lui stesso, “atrofizzato”. Ha visto la sua famiglia e i suoi amanti invecchiare e morire, ha perso la concezione del tempo e ora che pensava di aver finalmente trovato qualcuno con cui condividere l’eternità, questa lo abbandona.

E ancora una volta è solo con i suoi ritratti. Per sempre.

Ethan e Malcolm mi hanno fatto tenerezza. Uno ha perso il padre e l’amore della sua vita, l’altro ha perso l’ultima figlia che gli era rimasta. In questi tre anni però uno ha guadagnato un nuovo padre, l’altro un figlio.
SIETE BELLINI ❤ E nella loro neonata famiglia credo proprio ci sarà spazio per Victor (l’abbraccio con Ethan quanto è stato carino?) e per tutti quelli che hanno avuto l’onore di incontrare Vanessa.

Di Mr Clare mi rifiuto di parlare perché la sua storia mi addolora troppo.
Che personaggio stupendo, che attore “mostruoso”.
Quello a cui va peggio è sicuramente lui, lui che ha perso tutto: la sua umanità, la sua famiglia e ora anche la sua unica vera amica, destinato a vivere per sempre nell’infelicità più sconfinata. L’ultima scena di questa serie gli spetta di diritto: solo e senza speranze si inginocchia davanti alla tomba di Vanessa regalandoci un’ultima meravigliosa poesia.

“Where are now, the glory and the dream?”

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Serialmente parlando: Penny Dreadful!

Una donna con una relazione straordinaria con il mondo dei demoni, un lupo mannaro, un vecchio con una figlia rapita dai vampiri e come se non bastasse Frankenstein e Dorian Grey.

Di cosa sto parlando?

Di Penny Dreadful, meravigliosa serie tv cominciata nel 2014 su Showtime, scritta e creata da John Logan (che ha scritto moltissimi film di successo, da “Il Gladiatore” a “Sweeney Todd”).

Descrivere questa serie scritta e diretta magistralmente è difficile.

Penny Dreadful è gotica, grottesca, a tratti horror ma comunque capace di trasmettere una dolcezza quasi dolorosa in più e più scene; l’amore, sempre presente nonostante tutto, di qualunque amore si tratti -non corrisposto, impossibile, a distanza- ma sempre infelice è ritratto con una delicatezza totale, soffice, dolce. 
Eppure a prevalere sono atmosfere lugubri, demoniache presenza da combattere e azione. 

Nella prima stagione infatti la poco allegra combriccola dovrà fronteggiare un nemico senza tempo: il capo dei vampiri e la sua immensa famiglia, rei di aver rapito la figlia del signor Malcolm, Mina, migliore amica di Vanessa Ives. A loro si aggiungeranno il Dottor Frankenstein -che intanto deve fronteggiare la sua coscienza dopo aver creato ed abbandonato la sua Creatura-, il signor Ethan, americano misterioso che dovrà difenderli e Sambene, il servitore africano del signor Malcolm.
Nel corso delle puntate facciamo conoscenza di un giovane aristocratico dalla pelle perfetta, modi perfetti e perfetti occhi azzurri. Elegante e cortese, con una casa enorme le cui pareti sono interamente tappezzate di ritratti, lo scopriamo essere Dorian Grey.

I personaggi sono sicuramente il punto forte della serie. Complessi, con luci molto luminose ed ombre molto, molto oscure, cercano di stare a galla in una vita che invece tenta di trascinarli a fondo; infelici cronici, incurabili forse, che non si arrendono nemmeno a Lucifero in persona.
Dialoghi incredibilmente forti si mischiano a momenti più leggeri creando questo mix da cui è impossibile staccarsi.

La fotografia è un’altro grande punto a favore del telefilm: mai banale riesce a trovare sempre spunti interessanti puntata dopo puntata, e l’attenzione ai dettagli fa sicuramente la differenza. Per quei cinquanta minuti noi spettatori siamo catapultati interamente nella Londra vittoriana, senza errori.

E poi le scene sono di un impatto visivo ed emotivo molto forte, sia nella prima che nella seconda stagione: il ballo insanguinato mi resterà nella mente per molto tempo.

Coloro a cui non è piaciuta sostengono che sia troppo lenta e noiosa. Che sia lenta, è lenta. Concordo. In dieci puntate si arriva a piccoli passi dove si deve arrivare, quindi se cercate una serie “tutto e subito” allora forse potrebbe non piacervi troppo. 

Una menzione d’onore per me va ad Eva Green che in questo ruolo è semplicemente magistrale. I suoi ringhi sono qualcosa di agghiacciante e spaventoso, la sua espressione quasi perennemente corrucciata fa trasparire tutta la complessità del suo personaggio e
quei rari sorrisi a viso disteso sono una boccata d’aria fresca dalla sensazione quasi oppressiva che talvolta si prova durante la visione. Deve vincere tutto. EVA GREEN FOR PRESIDENT.

Poi beh, che dire, Josh Hartnett e i suoi muscolazzi sono sempre un bel vedere, questo dovrebbe già farvi propendere verso la visione.

Insomma, se siete stufi di tutta l’accozzaglia Young Adult che ci propinano e cercate una serie ben fatta, ben recitata, ben qualunque cosa e non vi fate impressionare da sangue o vampiri inquietanti allora Penny Dreadful fa per voi!

Saluti spelacchiati!

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Serialmente parlado: #Fortysomething

Serialmente parlando #Fortysomething


Ovvero quando tutti i tuoi attori preferiti si riuniscono

Anno: 2003
Stagioni: 1
Episodi: 6
Durata: 50 minuti
Hugh Laurie, Benedict Cumberbatch e Peter Capaldi entrano in una serie tv: sbaaam!

Siparietto cretino a parte, sto parlando di Fortysomething, serie comica di sole sei puntate da cinquanta minuti l’una. 

Direi che è la durata giusta per questa serie, nè troppo nè troppo poco, la vicenda ha il giusto tempo di svilupparsi.

Che bellini!

Di che si parla in questa serie tv? 

E’ presto detto! Si parla di Paul Slippery, quarantaequalcosa anni e in crisi di mezz’età. E’ convinto di sentire i pensieri della gente, non si ricorda l’ultima volta in cui ha fatto l’amore con sua moglie (Anna Chancellor) ed è vagamente paranoico: un ruolo perfetto per Hugh Laurie.

Ah, è un dottore.
E c’è Peter Capaldi. Che fa il dottore suo collega. 
A buon intenditore poche parole.


Crossover futuri a parte, questa serie è veramente carina.
E’ divertente, ironica, interpretata alla stragrande, l’unica pecca è che ci mette un po’ a ingranare; il primo episodio infatti è quello più debole, come spesso accade con le serie tv, perché serve a presentare tutti i personaggi. Superata la prima puntata io sono andata avanti come un treno, trovando sul mio cammino scenette divertenti, eventi tanto assurdi da sembrare reali, battute grandiose e momenti quasi tristi. 

Insomma, c’è di tutto.

Ammetto che ogni tanto i sessanta minuti hanno avuto il loro peso, qualcosina in meno sarebbe stato perfetto, ma in generale io riesco a seguire più volentieri le serie da quarantacinque minuti quindi può essere solo un problema mio.

E voi l’avete vista? Progettate di guardarla? Avete altre serie tv di nicchia da consigliarmi?