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Filmozzo da Oscarozzo: Storia di un Matrimonio

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Non so voi ma a me il periodo degli Oscar emoziona sempre assai. Che vi devo dire, il cinema è una delle mie passioni e per quanto a volte gli Academy Awards siano deludenti, ingiusti e chi più ne ha più ne metta offrono sempre una lunga lista di film meritevoli.
In questi giorni io mi sto buttando nella maratona “film da Oscar”, e devo dire che sta andando alla grande: questo 2020 i film sono davvero belli. Curati, dettagliati, con un lavoro dietro che lo percepisci in ogni frame quanto si siano fatti il mazzo tutti quanti per fare ‘sto film.
Ed è proprio emozionante rendersi conto di queste cose. Intuire o almeno in parte cogliere i ragionamenti dietro ad alcuni movimenti di camera, di alcune scelte cromatiche, di certe inquadrature, di determinate scelte attoriali e soprattutto è bellissimo guardare le performances di attori pazzeschissimi.
Insomma, è come se mi stessi reinnamorando del cinema, quindi temo sarò ancora più cattiva con i film brutt.

Allooooooora, di che parla questo filmozzo bellozzo chiamato “Storia di un matrimonio”, di Noah Baumbach?
E’ presto detto.
Non aspettatevi chissà che tramona incredibile eh, è bello proprio perché è una storia spaventosamente normale, quasi banale… se un divorzio potrà mai essere definito banale. 

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Charlie e Nicole, Nicole e Charlie.
Il film si apre con entrambi che tessono le lodi l’uno dell’altro.
Nicole è incredibile, pazzesca, indomabile, divertente, buona d’animo che Madre Teresa in confronto era una strega, e poi è un’Avenger quindi di che stiamo parlando?
E lei pure, fa una sviolinata che nemmeno Tchaikovski “Lui è il padre migliore dell’universo, è indipendente, coraggioso, fa sentire tutti a loro agio, è un direttore teatrale stellare, e c’ha anche una nave spaziale. E poi sa usare la spada laser, tiè.”
Queste sdolcinatezze sono cose che i due non si diranno mai poiché sono lettere che hanno scritto come compito per la loro seduta dal consulente che li segue nella separazione.

Il film prosegue facendoci capire perché effettivamente la coppia non funzioni: lei è un Avenger, lui è un supercattivone che vuole conquistare galassie… ah no, scusate.
Uno dei problemi è che lei era un’attrice piuttosto famosa prima di sposare lui e andare a lavorare per la sua compagnia teatrale: la sua carriera e la sua celebrità sono andati piuttosto bellamente a farsi friggere mentre la notorietà di lui è esplosa fragorosamente. In più Nicole è diventata non solo moglie ma anche mamma, due ruoli che hanno preso il sopravvento nella sua vita facendole chiedere che cos’altro fosse lei un tempo, prima di tutto questo. Si sente persa, confusa, e i suoi desideri le sembra vengano sempre messi da parte.
Charlie invece ha avuto un’infanzia difficile, è cresciuto praticamente da solo e grazie al suo talento si è guadagnato una reputazione di “genio” della drammaturgia, alimentando il suo ego e il suo attaccamento al lavoro.
C’è un cattivo in tutto questo? No. Sono due esseri umani imperfetti come chiunque altro, che si scontrano con la normalissima problematica del non comunicare abbastanza, il che li allontana sempre di più.

Ci sono parecchie scene toccanti -dal monologo di sei ore di Nicole con una Scarlet Johansson struccata, sull’orlo del pianto, che racconta la storia della sua vita e del suo matrimonio alla scena finale di Charlie che si commuove e ci fa piangere tutti- ma quella più famosa e più bella è sicuramente quella del litigio furioso tra Charlie e Nicole.
Stanno cercando di accordarsi tra loro in modo civile perché hanno capito che i loro avvocati li faranno scannare senza pietà, ma la loro calma conversazione diventa un litigio isterico, con due interpretazioni p a z z e s c h e.
“Tu sei un infame, pallone gonfiato, fai schifo e puzzi pure!”
“E tu sei una capra, fallita, fai cagare e piuttosto che stare con te mi limono un cactus!”
Insomma, cattiverie di una certa levatura.

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Non vi dirò come finisce il film, furbetti, andate su Netflix e ve lo guardate, dopodiché venite qui e mi dite se vi è piaciuto o no.
Io devo dire che avevo aspettative un po’ bassette, tipo bassethound, però mi sono ricreduta assai. Ammetto che Adam Driver in Star Wars mi faceva abbastanza caaaa, però minchia, mi devo fustigare perché è proprio bravo. E’ uno di quegli attori che recita con tutto il corpo ed è un piacere guardare e riguardare le sue scene per cogliere ogni gesto e ogni sfumatura che riesce a dare. Non che Scarlett Johansson sia da meno, 

Ora posso tornare alla mia ossessione: Joaquin Phoenix. L’ho sempre amato ma non mi ero mai voluta fissare come invece sto facendo in questo periodo, che recupero interviste e film appena ho due minuti liberi. Che vi devo dire: over 40, problematico, misantropo, difficile. E’ proprio il tipo di uomo che piace a me, e il tipo di attore che entra così tanto nel personaggio da diventare il personaggio.
Lo dico, quest’anno ci sono film e attori davvero bravissimi, ma il mio cuore è con Joker e Phoenix.

E voi state seguendo le nomination agli Oscar di quest’anno? Avete dei favoriti? O ve ne sbattete altamente le natiche di questi Academy Award (che ammetto sono sempre più una farsa con troppa “politica” dietro, ma tant’è)?
Quali sono le vostre cotte Hollywoodiane?
Narratemi tutto, che io ho la febbre e domani ho un esame terrificante (linguistica tedesca) e devo distrarmi!

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Opinioni pacate: The Witcher, Dracula, Midsommar

Visto che sono settimane che latito qui sul blog ho deciso che questo post lo inizierò pacatamente, cauta, in punta di piedi, per tornare un po’ di soppiatto come un ninja.

NESSUNO CAPISCE UN CAZZO.

Abbastanza calma e pacata, che dite?
C’è da dire che queste feste mi hanno tirato fuori una quantità di acido -gastrico e non solo- che potrei riempirci una cisterna e che ora riverserò verso chiunque mi capiti a tiro.

Poi lo ammetto, sono in biblioteca a studiare e pur di smettere di fare esercizi di tedesco mi metterei anche ad amputarmi le dita dei piedi, ma questo è un altro discorso.
Ora vi farò una carrellata di scleri su un po’ di film e serie tv, brace yourselves.

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Partiamo col botto: The Witcher,
Allora, non posso dire che non mi sia piaciuta per niente, però secondo la mia immodesta opinione è un grande, enorme MEH.

Allora.
Io capisco che voi, produttori di The Witcher, abbiate circa cinquanta centesimi di budget perché avete usato tutto il resto del grano per acchiapparvi Henry Cavill (E AVETE FATTO STRABENE MA QUANTO E’ FIGO MIO DIO DATEMI HENRY CAVILL SUBITO) però cazzo… ma che minchia di costumi sono quelli? Ma che è? Delle robe oscene che neanche dai cinesi IN SALDO si trovano, con uno stile che non ha minimamente senso.
Opinioni pacate e oggettive Sara, brava.
Scusate, mi calmo.
La versione edulcorata del mio pensiero è: ma che costumi bruttini, perdindirindina.

Non so bene perché, di solito non mi fisso così tanto sui vestiti, ma in questa serie mi saltavano particolarmente all’occhio per la loro bruttezza e per quello che non mi trasmettevano. Sarà che Game of Thrones (ultime stagioni) ci ha abituati a costumi pazzeschi, studiati in ogni minimo dettaglio, sarà che ultimamente sto guardando tanti film in cui colori, tessuti, forme hanno importanza quindi mi viene più immediato soffermarmi si queste cose, sarà che sono una rompi balle incredibile…però per me erano inaccettabili. Colori che sembravano associarsi a determinati personaggi (il blu per le maghe, per esempio) che poi si perdono completamente, stoffe bruttissime, colori inadeguati…
Tipo le tizie della foresta che hanno chiaramente dei tubini verdi con qualche foglia qua e là, il re che è vestito come un pezzente, Yennefer che se non mostra le tettazze (pazzesche) che si ritrova non è felice, i soldati che hanno le corazze di cartapesta… Ma oooooh datemi il Witcher nudo e basta così siamo tutti contenti!

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Passiamo a un’altra cosa: le linee temporali.
Posso dirlo papale papale, anche vista la violenza del Papozzo ultimamente?
Non si capisce un cazzo.
Sì, lo so, ho il quoziente intellettivo di una rana se non capisco e comunque era tutto voluto quel “ma chissà quando è successo questo che si intreccia con quello” per poi far capire le cose dopo puntate e puntate… però che palle! C’era bisogno di tutto sto mistero sulla successione degli eventi? Non mi è chiaro perché abbiano fatto ‘sta scelta, ma forse sono tarda io.

Tra l’altro un sacco di miei amici mi hanno detto che assomiglio a Yennefer. Suppongo volessero velatamente dirmi che sono gobba, deforme e tutta storta.
Grazie amici, vi voglio bene anche io.

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Una serie che a me è piaciuta UN SACCO ma ha fatto ca… a quasi tutti è Dracula della BBC, con il riconoscibilissimo tocco di mr Moffat e Gatiss (produttori di Sherlock!).
Oh, che vi devo dire, è trash in maniera perfetta.
Alla fine se non può essere trash una serie che tratta di un vampiro millenario che se ne sbatte il cazzo di tutto e di tutti e fa quello che vuole, quando vuole, come vuole, con battute cretine (che ho amato) e tanta teatralità…
Poi ho amato l’interpretazione di John Haffeman (Johnatan Harker nella serie) che mi ha messo i brividi nel finale della prima puntata. Inquietantissimo. Pazzesco. E pure Claes Bang a me è piaciuto molto, in barba a tutti quelli che dicono assomigli a Little Tony.

Ho deciso di non pronunciarmi su Pet Semetary (2019) perché non ho molto da dire se non “che noia”. Bruttino, inutile, dimenticabilissimo.

Ve l’ho detto, oggi solo opinioni pacate.

Chiudo il post con una menzione speciale ad un film che invece mi è piaciuto tanto tanto:

 “Midsommar” di Ari Aster, il regista di “Hereditary”… Bello. Curatissimo, finalmente un horror originale sotto molti punti di vista, che riesce ad essere inquietante senza ricorrere ai soliti espedienti del genere. Anche in questo film quello che fa davvero paura sono le relazioni umane.
Poi beh, trovarsi in una comune in Svezia dove sembra tutto idilliaco, bellissimo, naturale, per poi scoprire che le cose non stanno proprio così e non rispettare le regole della comune e mancare di rispetto alle credenze del posto può costarti parecchio… Beh, rende tutto effettivamente spaventoso. 

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Bello. Adoro la cura nella scelta dei colori, delle inquadrature, dei dettagli, del simbolismo e soprattutto del sottotesto riguardante le relazioni tossiche e della ricerca di libertà, che la protagonista riesce ad ottenere in maniera molto poco ortodossa.

Detto ciò, spero voi abbiate i miei stessi gusti e vi sia piaciuto tutto quello che è piaciuto a me, altrimenti riverserò la mia cattiveria anche su di voi.
Nah, scherzo, vi voglio bene in ogni caso. Forse. Non so.
Che cosa avete guardato voi in queste feste natalizie, capodannesche e befanose? Avete qualche consiglio da darmi su cose da vedere in un prossimo futuro? O avete da sconsigliarmi qualcosa che vi ha fatto proprio schifo?
Fatemi sapere, che qua voglio tornare attiva come non mai.
A presto, Spelacchiati!


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Soluzioni alternative a regali che non so fare

Codice rosso, allarme, sos: devo fare circa duemila regali di natale e non ho i soldi manco per piangere, come razzo faccio? (Che maga della censura che sono, neh? Cosi fine, educata, children friendly…)

Ora innanzi a me vedo solo tre opzioni:

1) litigare con tutti i miei amici entro il 23 Dicembre in modo tale da piazzarla nel culetto a tutti quelli che aspettavano con ansia un mio regalo (ma chi mai si aspetta un regalo da me poi, ma che tristezza). Sono già sulla buona strada direi, sfracello un paio di coppie, faccio qualche scenata e i regali di natale -e gli amici- saranno un lontano ricordo. Per i familiari è diverso… potrei direttamente ucciderli.

2) Con magheggi incredibili e un’organizzazione da manuale delle giovani marmotte creo una catena di “dare-ricevere regali” che mi consenta di prendere il regalo appena ricevuto dall’amica A e rifilarlo all’amica B, cosi il regalo di B andrà a C e cosi via finché non finisce l’alfabeto. Non so se ho l’intelligenza necessaria a un piano tanto subdolo però, finirei col fare un casino e ridare i regali a chi me li ha appena dati.

3) spaccio cose inutili per regali incredibili. Una manciata di sabbia del gatto diventa incredibile terreno lunare preso nella mia recente gita nell’iperspazio, uno scarabocchio di mio nonno diviene un personalissimo autografo di attore/cantante X che tanto piace a mia cugina, una sciarpa su cui ha dormito il mio gatto verrà spacciata come colletto di visone.

Oppure insceno la mia morte, alla Il fu Mattia Pascal. Ella fu Sara non Pascal, potremmo dire.
Voi siete pronti, carichi per il Natale?
Io no. Zero. Zero virgola zero zero nada. Il Natale per la mia famigghia è sempre un disastro epocale, è come essere sul Titanic ogni anno: sappiamo che ci saranno pianti, litigate, strilli vari, ma ci raduniamo lo stesso, dritti verso l’iceberg.
Penso che stavolta mi porterò scialuppa di salvataggio e salvagente per sicurezza.

E poi voglio aprire una parentesi: ma i messaggi che ricevi a Natale da quelle persone che ti scrivono solo alle feste comandate? A me fan schiattare.

Non fa in tempo a scattare la mezzanotte che DRRRRR il cellulare vibra; parbleau, chissara mai? Quel figo che tanto mi piace e a cui sto dietro dal seimila avanti cristo? Quel rachitico del mio ex che ancora rompe le balle? Quantomeno mia sorella?

No.

Numero sconosciuto.

“Sono Luisella Luisana. Buon Natale a te e famiglia. :)”

E tu guardi lo schermo e pensi “ma chi minchia è Luisella Luisana?”, poi capisci: è l’amica della cugina del fratello della tua amica di secondo grado, vista una volta di sfuggita in ascensore per quattro secondi netti.
Poi sale lo sconvolgimento perché capisci che la persona che ti vuole più bene al momento, al punto di farti gli auguri allo scoccare della mezzanotte, è Luisella Luisana. Una sconosciuta.

Voi Spelacchiati come passerete le feste? Come sono i rapporti con i vostri parenti? Andrete a pranzoni e cenoni armati fino ai denti pronti a sbudellare qualche parente o siete tra quei fortunati con una famiglia normale che riesce a stare ore insieme senza drammi epici?
E soprattutto, come siete messi con i regali!? Ditemi che non sono l’unica messa così male!

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Sbagli, viaggi, cose

Penso di essere stata bandita dal mio bar di fiducia, ora mi sento senza patria. Lo accetto, però ora devo trovarmi un nuovo nido. O sbattermene altamente le natiche e continuare ad andarci anche se penso che la barista mi sputerà nel bicchiere ogni volta -o mi picchi, dipende da come le gira- dunque sono spaesata. Voi siete mai stati banditi da qualche parte? Narratemi, che mi sento sola e stupida. 

Oggi vorrei parlare di cose. Di viaggi. Di persone. Di errori.

Ultimamente sto sbagliando tanto, forse troppo, magari tutto, eppure mi sento bene come se sbagliare ogni tanto fosse la cosa giusta. E’ difficile da spiegare, magari riuscite a capirmi, magari mi giudicherete malamente e nessuno leggerà più questo blog, chissà.
Ho fatto una cosa sbagliata, con molte attenuanti ma comunque sbagliata.
Se qualcuno ti presenta il ragazzo dicendo “siamo una coppia apertissima, io sono stata con altri mentre stavo con lui e sono prontissima a rifarlo quindi lui può andare con chi vuole, amore libero, viva la libertè” e poi si incazza mortalmente se lui sta con me, possiamo dire che è davvero tutta colpa mia?
Forse sto solo cercando scuse e avrei dovuto evitare e basta, ma sono un essere umano.
Sbaglio, ho sbagliato, sbaglierò in futuro.
Spero solo che imparerò a sbagliare meglio. 

Ora mi merito il ban, lo so, però non sono pentita di nulla, o quasi. Sono stata bene, sono stata umana, mi sono sentita viva come non mi capitava da decisamente tanto tempo.

A volte sentirsi desiderati e quel fuoco dentro che solo la passione sa accendere fa bene all’anima. A volte no, a volte è difficile.

Sbagliando si impara.
Io ho imparato sicuramente una cosa: devo fare più spesso quello che mi fa stare bene, perché non mi sentivo così rilassata, calma, quasi serena da davvero tanto tempo. 

Sabato sono stata a una serata in un locale, il tema era “Into the wild” e oltre ad una tribute band dei Pearl Jam (adoro!) hanno proiettato il film, che non avevo mai visto; ora ho una voglia incredibile di mollare tutto, tutti e partire.
La mia meta dei sogni è la Nuova Zelanda -la gente mi guarda in modo strano quando lo dico, ancora di più quando dico che gli Stati Uniti non mi attirano per niente nonostante legga un sacco di autori statunitensi- ma vista la mia avversione per il caldo, le spiagge e la gente altri posti che mi piacerebbe tanto visitare sono la Svezia, l’Islanda e la Norvegia.
In Danimarca c’è un mio ex, quindi mi terrò a distanza dall’intero paese per sicurezza.

Voi avete una meta dei sogni?
Una coppia di amici andrà in viaggio di nozze in Sudafrica, che sembra straordinaria.
Io sto pensando di farmi qualche mese di vacanza studio in Germania, il mio tedesco lo necessita e io ho bisogno di farmi un viaggio e di staccare un attimo. Devo rendermi conto -di nuovo- che posso sopravvivere da sola. 

In realtà quando ero stata in Germania tre mesi avevo perso un sacco di chili perché cucinavo una volta a settimana e per il resto mi nutrivo a caso, di bacche e semi, quindi non so se è classificabile come “cavarsela da sola”, però sono dettagli.

Dai, per oggi ho parlato abbastanza, mi sono aperta più che abbastanza, ora sta a voi dirmi qualcosa. Insulti, incoraggiamenti, storie, un po’ quello che vi va, sono pronta a tutto.
Buona giornata, Spelacchiati

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Stralci da una seduta.

“Allora Sara, come andiamo?”
“Onestamente? Non lo so. Non benissimo. Neanche malissimo, credo.”
La dottoressa mi guarda. Secondo me era una risposta piuttosto positiva, ma la psicologa non sono io.
“Ti senti ancora annoiata, apatica?”
Annuisco, guardo in giro. Faccio ancora fatica a guardarla negli occhi in certi casi.
“Mi sembra davvero di oscillare tra la noia e il dolore, con pochissime pause piacevoli in mezzo.”


*


“Parlami degli incubi.”
Mi agito sulla sedia, guardo fuori dalla finestra: vorrei essere da un’altra parte e allo stesso tempo da nessun’altra parte.
“Non saprei… variano. Però ci sono delle costanti. Spesso devo scappare. Non so da cosa, non so perché, so solo che qualcosa minaccia di uccidermi e io devo scappare. E ci sono delle scale, quasi sempre. Devo scendere o salire infinite rampe di scale.”
“E tu che visuale hai, nel sogno? Ti vedi?”
“No, è come se fosse in prima persona.”
“Quindi non sai quanti anni hai, nel sogno?”
“No. Non saprei proprio.”


*

“Ormai ti conosco da un anno, Sara, e credo che il problema sia che tu stai bene solo quando stai male. Sembra una frase fatta ma gli stimoli che ti servono per sentirti coinvolta dalle situazioni devono essere così particolari e così forti che solo circostanze negative ti sanno fornire. Dobbiamo capire perché, se è un tratto della tua personalità o se è successo qualcosa nella tua vita che ha dato inizio a questa apatia.”
“Non è così per tutte le persone che soffrono di depressione?”
Lei scuote la testa “Come ogni cosa per ognuno è diverso. Alcune persone vanno a periodi, ma tu sei così da quando abbiamo cominciato a vederci un anno e mezzo fa. La vita ti scorre addosso e cerchi le situazioni che ti fanno stare male.”
E’ strano sentirsi dire quello che effettivamente hai sempre saputo.
“Prendiamo l’ultimo esempio, questo uomo -qui sul blog lo chiamerò Chuck-; è fidanzato. Vi piacete a vicenda, tu ti continui a tirare indietro quando lui vuole diventare fisico con te, e così sei dilaniata tra il tuo desiderio e la tua moralità.”
“E se fosse single non mi piacerebbe, probabilmente…” aggiungo, sospirando.
“Esatto. Perché cerchi gli amori impossibili, le situazioni complicate, per uscire da quel limbo di apatia e noia che ti intrappola. Dobbiamo lavorarci.”
*
Niente, Spelacchiati, stasera va così, post serietto e sincero perché la seduta di stamattina mi ha completamente svuotata, turbata, spossata. La psico vuole ricominciare a vedermi ogni settimana perché marco male ultimamente.
E’ da stamattina che vorrei soltanto raggomitolarmi sotto una coperta e dormire, ma anche stasera credo che dormire sarà un’impresa.
Domani andrà meglio per tutti, daje.

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Gente che sclera: marmocchi a ripetizioni, genitori edition

Argh, ergh, irgh, orgh e anche urgh.
Si percepisce il mio scompiglio interiore? Sono tutta un acciacco e in più penso di aver raggiunto un record mondiale: sono la donna più rifiutata al mondo.
Dovevo andare al cinema con un ragazzo, ci stavamo mettendo d’accordo per il giorno e…Puf! Scomparso. Dissolto nell’aere. Sparito dalla faccia della terra come Renzi negli ultimi tempi.
Posso dire una cosa? Una sola.
Mavvaaaaaffanculo!
Bastava dire di no al cinema e amici come prima, cos’è questa maturità da duenne

Mah.

Ho capito, devo appendere la vagina al chiodo, io e il genere maschile non siamo compatibili. 

Ma passiamo al punto di questo post, ovvero parlare (male) dei genitori dei marmocchi a cui do ripetizioni, avere a che fare con loro è piacevole quasi quanto darsi una martellata sull’alluce.

La mamma gufo

Lei ci fissa.
Tutto il tempo, come in un film horror.
Io e il marmocchio siamo in camera a fare lezione e lei si siede sul letto, immobile, apparentemente in stato vegetativo.
Stato vegetativo-comatoso che però dura più o meno due minuti, dopodiché comincia “Pargoletto, stai seduto bene.” “Pargoletto, ascolta, hai capito cos’ha detto?” “Pargoletto, se hai domande fagliele” “Pargoletto, fai il bravo.”
“Signora, eccheccazzo, ci lascia lavurà?”
No.
Lei rimane lì, stoica, a dare ordini, chiedere cose, in poche parole a scassare la min-
“Signora, se ha da fare non c’è problema, ce la caviamo benissimo da soli…”
“No, no, così guardo cosa fa.”
Tre secondi dopo è di nuovo lì “Pargoletto, scrivi bene! Stai composto! Fai bene i calcoli!”
SIGNORA LA ACCOLTELLO SE NON SE NE VA, CHIARO?

La Mamma del Genio

Lei è orgogliosissima di suo figlio.
Che lui non sappia fare due più due è un insignificante dettaglio, secondo il suo parere suo figlio è un genio incompreso e siamo tutti dei mentecatti a non capirlo.
Lo ha iscritto a nuoto, karate, pianoforte, teatro, batteria, corso sciamano di rilassamento, preventivamente alla patente, potesse lo manderebbe sulla Luna.
“Eh sì lui sa fare tantissime cose, ha un sacco di passioni.”
Io la guardo.
Guardo il bambino.
Un mocciosino di otto anni che ha come unico scopo nella vita giocare ai videogame, ha a malapena la capacità di camminare e respirare contemporaneamente e la verve di una spugna di mare.
Ovviamente è un piccolo saccente fastidiosissimo perché i suoi genitori l’hanno caricato come non so che roba, quindi lui guarda tutti dall’alto del suo metro e cinque e della sua genialità.
Ma se è così scaltro com’è che è insufficiente in tre materie?
“Eh, sono le maestre il problema…”
Sicuramente signora.
Sicuramente.

I genitori Pablo Escobar

Loro sono come il crimine: non pagano.
Mai.
“Eh te li do tutti insieme a fine mese!”
E a fine mese “La prossima volta!”
E così via finché non entro in modalità “esattore delle tasse” e gli sto addosso come un segugio.
Signora, cazzo, se per non darmi otto euro fugge pure in Messico abbiamo un problema. Che poi vivono nell’oro praticamente, credo abbiano un deposito come Paperon de Paperoni da qualche parte, è solo infinita tirchiaggine la loro.
Maledetti, sganciate i miei spicci che devo comprarmi un vodka tonic se no a vostro figlio insegno tutto sbagliato.

Il genitore incazzoso e incazzato

Storia molto recente.
“Sara, ha preso quattro!! Com’è possibile!!?!”
“Ehm, signora, mi avete chiamata il giorno prima della verifica con sei argomenti da fare, e sua figlia non brilla proprio di guizzo matematico… L’anno scorso eravamo riuscite ad evitare gli esami di riparazione perché ci vedevamo una volta a settimana, dovremmo fare così anche quest’anno per restare al passo col programma.”
Visualizza il messaggio.
Non risponde.
Non mi ha mai più chiamata.
Commento?
Mavvaaaaaffanculo pure te.

Santa pazienza… Che poi in effetti i marmocchietti mi danno anche qualche soddisfazione ogni tanto, tutti sempre promossi con bei voti grazie a moi anche se nessuno si prende la briga di riconoscere il mio merito. “Eh ma lui è bravo, è intelligente”.
Certo, non prende otto perché io rischio la sanità mentale a spiegargli le cose ogni settimana, figurati.

Mi raccomando, se siete genitori, non siate mamme gufo o padri Escobar, che poi ci scappano le botte.
Voi che dite, sono peggio i bambini o i genitori? Io sono indecisa, per non far torti a nessuno li odio indistintamente.

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Gente che sclera: marmocchi a ripetizioni

Oommmm….
Sì, sto cercando di meditare perché sono un po’ isterica. Vagamente idrofoba. Potenzialmente killer.

Dovete sapere che do ripetizioni a una manciata di marmocchi, ma ultimamente mi stanno chiamando fuori dalla grazia.
Io e i bambini non andiamo d’accordo, siamo come i gatti e l’acqua.
Vi farò un breve elenco dei marmocchi con cui ho a che fare per esorcizzare il nervosismo che ho in corpo.

Il Marmocchio saputello
Questo è il fastidio fatto a metro e venti. Puffo Quatrocchi, praticamente.
Sa tutto lui, non gli servono ripetizioni e deve addirittura essere lui a fare la lezione a me.
“Allora, per risolvere un’equazione di primo grado devi-“
Mi interrompe immediatamente “Questo si fa così, cosà, cosù, lo so già!”
Ma cosa straminchia dici, non ha senso quello che stai facendo, taci e lasciami spiegare!

Il Marmocchio Sempre in Piedi.
Lui è agitato. Shackerato, forse. Una molla. Tu lo metti seduto e quello schizza in piedi dopo nove secondi.
Perché?
Non ci è dato sapere. So solo che comincia a trafficare con lo zaino, quasi ci sparisce dentro, poi va alla credenza, in sala, in Cambogia, e alla fine torna come se nulla fosse.
“Dai, Satanino, vediamo che compiti dobbiamo fare oggi…”
E lui si siede.
Abbasso gli occhi per guardare i compiti, li rialzo e lui è in piedi sulla poltrona. Perché? Non si sa.
“Vado un attimo di là a prendere una cosa!”
Non fai in tempo a dire “non ci provare che prendo la sparachiodi e ti inchiodo alla sedia” che lui è già sparito, dissolto nell’etere.
Argh.

La Rompiballe.

Lei sbuffa.
Tutto il tempo.
Quasi incessantemente, non so neanche dove prenda tutta quell’aria, è una vaporiera a due gambe.
Appoggia la penna sul foglio e sbuffa, scrive la data e sbuffa, sbuffa e sbuffa. Oh zia, non è che io mi stia divertendo chissà quanto a farti fare delle cavolo di operazioni, preferirei starmene a casa a guardare Peaky Blinders onestamente, ma la vita fa schifo per tutti.
“Dai Capretta Tibetana, sei per quattro?”
Sguardo carico di sommo disprezzo “Ventidue.”
“Eeee. Errore. Riprova, dai.”
Mi guarda e lo vedi proprio che pensa io sia stupida “Ma si che fa ventidue, guarda. Fallo con la calcolatrice e vedi.”
“Capretta Tibetana, no, non fa ventidue. Rifai il calcolo, please”.
Lei mi guarda, incaponita “Ma si che fa ventidue!” ormai rasenta l’isteria il suo tono e io mi gratto le mani per non lanciare per aria la scrivania.
“Parola di lupetto, non fa ventidue, ora puoi, cortesemente, rifare il conto prima che io prenda e mi lanci direttamente giù dalla finestra?”
Lei sbuffa -ovviamente- prende carta e penna e rifà ‘sto cazzo di calcolo pronta a dimostrarmi che sono io l’ignorante che non sa fare sei per quattro.
Passano i secondi, le ore, le ere geologiche.
Fissa il foglio.
Poi fissa me.
Poi di nuovo il foglio.
“Ventiquattro.”
“Esatto, bravissima” falsa come Giuda le faccio pure i complimenti per averci messo mezz’ora a fare una moltiplicazione “dai, ora facciamo quello dopo. Nove per sette?”
“Settantacinque.”
“Uhm, no. Riproviamo.”
“Ma sì che fa settantacinque!!!”

DUE ORE COSI.
D U E O R E O G N I V O L T A.

Per fortuna mi vogliono abbastanza bene e quando vedono che comincio ad alterarmi diventano degli angioletti. Grazie a me hanno pure la media dell’otto quindi il minimo che possano fare è non farmi lanciare di testa dalla finestra, suppongo.

Potrei aprire una parentesi sui genitori ma il discorso non finirebbe più, sarà per un’altra puntata.


Voi come state, spelacchiatini miei? Avete notato quanto sono simpatica nello scegliere i titoli delle rubriche?
Ma soprattutto: che rapporto avete con i bambini? Li amate, li odiate, li tenete a distanza con un repellente?
Fatemi sapere di tuttoe  di più!
Hasta Luego!

Pubblicato in: random, Senza categoria

Cronache da un esame e ciance sul mangiare

Sono in aula in attesa del professore per fare l’esame e, per fare una delle mie citazioni preferite, “ci stiamo cacando sotto. Cosa? CI STIAMO CACANDO SOTTO!!”
Ho un’ansia… quasi due ansie, direi.
Mi esce linguistica inglese anche dalle orecchie, non è un bello spettacolo.

L’unica cosa positiva degli esami è quel senso di cameratismo furbetto che si instaura tra noi studenti: in quelle due ore siamo tutti amici, compagni d’armi, fratelli, compatrioti e tanti altri aggettivi a caso.
Poi esci da lì e si torna ad essere estranei (con tanto di Night King, per chi capisce).

*due ore dopo*

Bon, esame finito, voglio solo squagliarmela il più rapidamente possibile da questo luogo ameno e ostile alla mia persona. Avete presente Beep Beep che corre lasciandosi dietro una scia di polvere? Ecco, io in questo momento. Via alla velocità della luce, cavalco verso l’orizzonte.

Sono abbastanza sicura di aver scritto sia cose sensate che castronerie incredibili all’esame. Una risposta l’ho completamente inventata andando a sentimento, non so neanche io dove o perché abbia tirato fuori certe cose, giuro che non centravano NIENTE con la domanda.
Forse sarebbe stato meglio lasciarla in bianco… era la disperazione a parlare (anzi, a scrivere) capite? Perché lasciare in bianco mi sembrava brutto. Magari il professore un quarto di punto me lo da per pietà, chissà. La speranza è l’ultima a morire in questi casi.

Ora sono al bar, mi sto magnando una pizza e sono gia riuscita a farmi cadere un tocco di pomodoro sui jeans.
No comment.
Anzi, si, comment.
Avete presente quelle ragazze che nei film mangiano in modo sofisticato, super sexy, tanto che pensi “vorrei proprio essere quel burrito ripieno”?
Ecco… dimenticatevele. Io non sono per niente cosi. Io sono lontana anni luce da quelle creature, appartengo proprio a un’altra razza; quando mangio sono uno spettacolo orribile: briciole ovunque, smorfie, spatrugnamenti vari… però mastico a bocca chiusa. Almeno quello lo faccio e ne vado fiera visto che ogni volta che sono a pranzo con qualcuno mi sembra di essere uscita con una pecora o un qualche altro tipo di ruminante. Sgrink, sgronk, ma ooooh se volevo vedere qualcosa di orrido mi cercavo una foto di Feltri o di Ferrara, non ci tengo a vedere il tuo cibo masticato. Ancora uno sgranocchio a fauci spalancate e te la incollo la bocca, tu compris? Tu kapish?

Ecco.

Ora vado a prendere il treno, poi vedrò di spiaggiarmi sul divano e andare in letargo fino a nuovo ordine.

Voi come state? Come vanno le cose? Avete mai inventato risposte in preda ad un raptus di disperata creatività?
Narratemi, ‘o spelacchiati, che io sto guardando Logan-The Wolverine in tv e mi sto sciogliendo dal piangere (‘fanculoooo non guarderò mai più saghe mi affeziono troppo ai personaggi, mananggia alla miserietta).

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Ciciarando: mal di schiena, esami e domande (non) esistenziali

Ragazzi ho un mal di schiena così maloso che sto per togliermi la spina dorsale. Me la sfilo dal naso, se serve, poi la uso come frusta. Voi come state, come ve la passate, spalacchiatini miei?

Oggi ho delle domande esistenziali, dei quesiti che nemmeno alla NASA si pongono. Preparatevi a rispondere a ogni mio dubbio (e ad offendervi, probabilmente.)

Allora.
Qualcuno mi può cortesemente spiegare a perchè diavolo esiste la birra analcolica? Mi da sui nervi. Cosa vuol dire, a cosa serve, chi l’ha inventata?
E il caffè decaffeinato? E il tè deteinato? Che altro avremo poi? Il pollo spollato? Il brodo sbrodolato? Il cazzo scazzato?
Scusate, finisco sempre nella volgarità, è più forte di me. Non che ci voglia molto ad essere piu forti di me, comunque, la mia forza è pari a quella di una formica, forse anche inferiore.

Altra categoria a me incomprensibile: le ragazze che mettono le collane con scritto il proprio nome (e l’equivalente maschile, ovvero i ragazzi coi braccialetti)? Ma cos’è, tipo medaglietta per cani? Allora scrivete pure indirizzo e numero di telefono così almeno chiamo qualcuno che venga a prendervi.

Lo stesso vale per i tatuaggi.
Ma perché dovrei tatuarmi “SARA” con tutti gli schiribizzi intorno? Cosa sono, la protagonista di Memento? (Tra l’altro film bellissimo.)Non capisco. Non comprendo. Che poi dopo venticinque anni dovrei essere abituata a non capire niente, però ancora mi stizzisco, che ci devo fare.

Ultimo argomento del giorno: oggi ho reincontrato un mio compagno del liceo.
Commento?
MINCHIA.
No, dico. Me lo ricordavo gracilino e spelacchiato, ora invece è un ometto. Un ometto interessante. Alla faccia del bicarbonato di sodio.
Io sono rimasta la triglia di dieci anni fa però, com’è sta storia? Cambia solo che mi so truccare un po’ meglio (mamma mia regà, che orrore, ma come uscivo di casa? Chilate di matita nera, fondotinta arancionino… Boh, qualcuno avrebbe dovuto porre fine alla mia esistenza con un proiettile ben piazzato.)
Insomma, traumatico rendersi conto che la gente è andata avanti molto meglio di me nella vita, non voglio incontrare mai più nessuno del mio passato, mai più.
“Oh organizziamo una rimpatriata?” mi fa.
“Ehm, certo. dai, sentiamo gli altri”.
Io non sento nessuno del liceo da almeno cinque anni.
N e s s u n o.

Detto ciò, io vado a nanna che domani ho un esame per il quale sto studiando come una sciroccata, se non dovessi passarlo sarebbe abbastanza tragico. 

Voi che farete in questa tiepida serata settembrina? qualcuno mi tiri su di morale dicendomi che anche se ci sto mettendo una vita a finire l’università non sono un fallimento totale, vi prego.

A presto!

Pubblicato in: random, randomizzando

Scleri: La gente al supermercato deve morire

No, allora, qui sclero, preparatevi.
LA GENTE AL SUPERMERCATO, MA CHE CAZZO DI PROBLEMI HA?

Ma questi pensano che per prendere il carrello all’entrata devono lasciare i neuroni in cambio? Qualcuno può informarli che non funziona così, che quella poca materia grigia che hanno in testa se la devono tenere ben stretta perché se no gliela apro, quella testa di cavolino, a suon di schiaffi?

Ma andiamo con calma; entro all’esselunga e mi sembra di entrare in un formicaio.
Chi corre da una parte, chi dall’altra, persone che si urlano cose da una parte all’altra del supermercato, bambini che zigzagano qua e là fuori controllo, anziani che si mettono in formazione 4-4-2 per bloccare tutta la corsia… OOOOOOHHH!?!

Ma posso andare a fare la spesa e uscire isterica? Uno deve arrivare armato,

Quelli che abbandonano il carrello o il cestino nei punti più improponibili chiaramente con il solo scopo di rompere le balle a tutti, quelli che si fermano a chiacchierare occupando metà corsia così che se tu devi prendere qualcosa -e cerchi di farlo in modo educato- succede questo:
Persona Becera: “Eh sì perché il Giovannino si è lasciato con la Luisa, la Luisa figlia della Paola, hai presente?”
Tu, povero tapino: “Ehm, mi scusi, dovrei prendere…”
Persona Becera senza neanche guardarti, alzando per di più la voce: “E il mio cane oggi non voleva mangiare, le ho dato solo sette scatolette stamattina e a pranzo non voleva nulla, che strano!”
Tu: “Signora, mi perdoni, devo passare”
Persona Becera: “FRATELLI D’ITAAALIA L’ITAAALIA S’E DESTAAAA DELL’ELMO DI SCIPIOOOO S’E CINTAAA LA TESTAAA! “
Tu, ormai idrofobo, con la bava alla bocca e una crisi isterica in avvicinamento rapido: “SIGNORA, PORCA PUTTANA, PUO’ LEVARE QUELLA PORTAEREI DEL SUO CULO DA QUI CHE DEVO PRENDERE IL TONNO, ECCHECCAZZO?!”
E poi parte il coro di “ma i ragazzi di oggi come sono maleducati”…
Ma voi non avete visto niente, vecchi di fango che non siete altro. La maleducazione ve la tiro in testa sottoforma di lattine di lenticchie, belle pesanti.

Poi arrivi alla cassa dopo quello che è sembrato il viaggio della speranza, sei praticamente una persona nuova dopo questa esperienza, anni di terapia necessari dopo un’ora di supermercato… arrivi alla cassa, dicevo, e visto che sei una persona vagamente normale cerchi di essere gentile con la cassiera di turno (anche perché diciamocelo, il fatto che tutti i cassieri del mondo non abbiano ancora fatto strage nei posti di lavoro è davvero ammirevole, io al primo vecchio che mi contesta un prezzo prendo e faccio detonare l’edificio) quindi sorridi, saluti.
“Buongiorno, salve…”
“Ce l’hai la fidelity card? Eh?” e non è che te lo chiede, te lo abbaia. Ringhia, praticamente.
“No, l’ho lasciat-“
“E allora niente sconti.”
“Sì, lo so, non import-“
“NON SI LEGGE IL CODICE A BARRE QUI VAI A PRENDERNE UN ALTRO!”
E tu schizzi, un po’ terrorizzato un po’ scazzato, a prendere un altro yogurt zero zero zero sette grassi, bianco, dal sapore di cartapesta ma che almeno non ti fa ingrassare, e torni alla velocità della luce.
La cassiera ti fulmina, ti maledice, ti fucila con lo sguardo e ricomincia a passare i pezzi.
Tu allora piano piano ti schiarisci la voce e pigoli “Mi perdoni, vossignoria, potrebbe per cortesia, dall’alto del suo buoncuore darmi un sacchet-“
Non fai in tempo a finire che ti sbatte uno di quei sacchetti sottili come uno strato di epidermide sul muso.
“Sonoventisetteeuroessantaquattrocentesimi, midialemonetegiuste!”
“Ehm, scusi?”
Lo vedi, glielo leggi negli occhi che sta pensando a come bollirti vivo “Ventisette. Euro. E. Sessantaquattro. Centesimi.” scandisce come se fossi deficiente.
“Oh, sì. Ecco. Aspetti che guardo se ho la moneta…” e in quel momento, con la cassiera che ticchetta con le dita sul poggia-resto, andresti pure a rubare in chiesa pur di darle quei cazzo di sessantaquattro centesimi.
“…Non li ho, vanno bene settanta?”
Lei sbuffa. Digrigna i denti. Stringe i pugni, per poco non ti ammazza lì, in piedi dove sei. Potesse ti fucilerebbe.
Vergognandoti come un vermetto le passi quei settanta centesimi e lei si mette ad armeggiare con la moneta.
“Grazie mille, buona giornata” dici tu, che ormai vuoi solo uscire da quel girone infernale.
Lei non ti risponde. Non ti guarda. Ma dentro di te lo sai che ti sta mandando mentalmente affanculo.

Allora, Spelacchiatini miei, io al supermercato non voglio più metterci una zampetta. Neanche una. Neanche per mezzo istante.
Poi sia chiaro, io ho un profondissimo rispetto per tutti quelli che lavorano nei supermercati, dai magazzinieri agli scaffalisti ai cassieri, io uscirei di testa dopo dieci minuti ad avere a che fare con questo tipo di pubblico. Ma a volte mi hanno trattata proprio male i cassieri e sono abbastanza sicura sia successo a parecchia gente.
Quindi, spelacchiati e spelacchiate, narratemi tutte le vostre esperienze positive, negative, neutre, da cliente, da cassiera, da passante che avete vissuto al supermercato! Io sono tutta orecchie, come un elefante.