Per un po’ abbandoniamo i toni seri e parliamo di qualcosa di stupido e vediamo di dare qualche consigliozzo di lettura e di visione, che questo blog sta diventando troppo serio.
Direi di partire dal mio sabato sera, quando ho avuto un incontro ravvicinato del terzo tipo. Un alieno? No. Peggio. Un fantasma? Mah. Quasi. Un mio ex. Zan zaaan zaaaaaan!
E’ andata proprio così la scena
In realtà ero stata avvertita della sua presenza visto che dovevamo entrambi assistere allo spettacolo teatrale di un’amica comune, ma è stato comunque strano vederlo dal vivo considerando che da quando ci eravamo mollati non ci eravamo mai rivisti.
Scena: Io lo vedo. Lui mi vede. GHIACCIO. Entrambi giriamo la testa dall’altra parte così in fretta che io ho ancora un torcicollo terribile quindi spero che a lui sia quantomeno uscita una vertebra dal collo. Con affetto lo dico, eh. (Nel senso che vorrei affettarlo, esatto.)
Caso ha voluto che fossimo entrambi nella stessa fila, ai due estremi opposti. Ho minacciato degli amici ignari di tutto pur di farli sedere accanto al padre di lui, piuttosto mi sarei messa a roteare su me stessa fino a consumare il pavimento e sparire in Cina. Comunque lo spettacolo è andato (due balle quadrate, a essere sinceri) e io pensavo “okay, a posto”. E INVECE NO. Mi giro e me lo trovo lì, appoggiato alla parete, con quella faccia da pirla che un po’ mi mancava, siamo onesti. Imbarazzati come due deficienti il massimo che siamo riusciti a fare è stato un cenno con la testa, poi io molto disinvoltamente (secondo me almeno, voglio immaginare di essere stata disinvolta) ho ruotato di centottanta gradi per parlare con i miei amici e farlo tornare nel dimenticatoio da cui era uscito momentaneamente, anche perché lui si stava avvicinando (suppongo per parlarmi. E si sa come si dice: se non hai niente di carino da dire, non dire niente.)
Che voi ci crediate o no vederlo non mi ha turbata minimamente. Cioè magari minimamente, ma era più un “a’ stronzo, hai fatto le tue stronzate ora gira al largo, thanks“. Sarà che ho ben altro a farmi stare male al momento maledetti uomini.
Ma passiamo a qualche consigliozzo, approfittando del fatto che sto uscendo dalla mia impasse.
Sto finalmente leggendo qualcosa di Philip Roth e ho deciso di partire dall’inizio -o quasi- ovvero il suo terzo romanzo: Lamento di Portnoy, del 1969io ce l’ho dell’edizione Bompiani. In questo romanzo seguiamo il lunghissimo (300 pagine!) monologo più o meno interiore di Alex Portnoy, il nostro esilarante, disperato protagonista che deve cominciare la terapia con lo psicologo, il Dottor Spielvogel. E nel suo monologo parla di tutto: parla dei genitori, parla di seghe, parla di vagine, parla di donne e di uomini e di tutto quello che può starci intorno. Alex è nevrotico e leggerlo è un bellissimo viaggio.
Invece su Netflix ho cominciato a guardare Requiem, che non sembra affatto male (anche se ho visto solo due episodi, quindi posso ancora alzare la cloche e cambiare o confermare il risultato). Gli specchi inquietanti? Ci sono. I suicidi? Ci sono. Una protagonista stramba? C’è. La campagna inglese, che piace sempre a tutti? Eccola lì. Una ragazzina sparita anni e anni fa? C’è anche lei, cosa volete di più?! (Se qualcuno ha sentito il bisogno di rispondere “un lucano” si dia cortesemente uno schiaffetto, grazie) Ne parlerò meglio una volta finita, per ora ho paura di sbilanciarmi e poi dover ritrattare tutto in caso i prossimi episodi facciano schifo.
Per ora se vi capita uno o l’altro sottomano vi direi di buttarvici, poi mal che vada venite qui a parlarne male con me, io sono più che a disposizione.
A presto, spelacchiati!
The Open House, un film che più ci penso più mi perplime. Di una tristezza involontaria quasi drammatica oserei dire. Ritroviamo Dylan Minette, che a mio modesto parere sta diventando un bel fieu e anche un buon buon buon attore, spero non si perda strada facendo. Per ribadire il fatto che io di cinema non ci capisco una mazza vi avverto che a me è piaciucchiato e al resto del mondo ha fatto schifo come poche altre cose, quindi non fidatevi di me. E attenti agli spoiler, che dico di tutto e di più come sempre. Vi chiedo già scusa per la lunghezza del post, sarò meno prolissa in futuro.
Aluuuura, il film inizia col botto, nel senso letterale del termine: c’è una famigliola (in)felice in super difficoltà economiche e padre e figlio vanno al supermercato; tempo un minuto e mezzo e siamo già alla prima morte: un’auto travolge Mr Papà nel parcheggio, stecchendolo sotto gli occhietti miopi di Logan.
Madre e figlio si trasferiscono dunque nella casa di montagna più grande del mondo che appartiene alla sorella di lei, e fanno conoscenza fin da subito di Martha, la vicina di casa super inquietante che praticamente ha più denti che capelli e sta cavalcando gloriosamente verso l’alzheimer. Che poi la guardi e pensi “capelli rossi, una vecchia giacca di seconda mano… devi essere una Weasley“.
Madre e figlio cominciano ad ambientarsi in questa villa che ogni domenica ospita un gruppo di persone le quali vogliono vedere la casa per comprarla, e i nostri due sfigatini protagonisti devono starsene fuori dai piedi… ma siamo sicuri che i visitatori se ne siano andati tutti?
Cominciano a succedere cose bizzarre che più che altro sembrano dispettini di un bimbo di dieci anni: la ciotola dei cereali passa dalla stanza da letto alla cucina, gli oggetti si spostano o spariscono, la caldaia continua a spegnersi mentre La Mamma si lava, si sentono tonfi provenire dalla cantina a Logan sparisce il cellulare… e già qui troviamo la cosa più irreale del mondo: lui se ne frega. Se a me sparisce il telefono piuttosto ribalto la casa dalle fondamenta, la scoperchio, di certo non faccio spallucce dicendo “boh, lo ritroverò”. Io sono abbastanza convinta che dopo ventiquattr’ore di assenza di cellulare avvertirei le forze dell’ordine della scomparsa, dopo quarantotto arriverei al decesso.
Quindi uno si comincia a chiedere: ma sono dementi loro? C’è uno spiritello scemo in casa? Lo Yeti? Riccioli d’Oro? Ve lo dico già adesso: no. E’ un uomo. Un essere umano chiaramente deficiente che si diverte con pochissimo, in poche parole un pirla. Ma chi è? Boh. Perché lo fa? Doppio boh. Perché per i primi cinquanta minuti non succede assolutamente nulla se non inquadrature di angoli della casa vuoti, anfratti da cui non sbuca nulla e ‘sto tizio non si palesa? TRIPLO AXEL DI BOH.
Questa escalation di puttanate cose strane si conclude con loro due che una sera tornano a casa e trovano la tavola apparecchiata con tanto di candela; ammetto che questo un po’ di ansia a me la metterebbe, onestamente. Prenderei i miei quattro panni di persona povera e andrei a contemplare il mio futuro sotto un ponte, immediatamente… Col cazzo che rimango in una casa in cui qualcuno ha apparecchiato per me senza essere stato pagato per farlo. Ma la madre è scema, povera creatura, e dice che non hanno soldi per un albergo; pure i poliziotti dicono di stare scialli che saranno stati dei bambini (ma che bambini avete lì? Che si intrufolano nelle case degli altri e apparecchiano le tavole? Sono tutti filippini?!) ordunque rimangono li in attesa di essere maciullati, noi lo sappiamo.
Logan che pensa chiaramente “che madre stupida”.
Comunque come ho già detto per un’ora non succede una ramazza, poi accade un casino della miseria nell’ultima mezz’ora. Millemila minuti di pellicola in cui noi capiamo dalle inquadrature che questi due vermi solitari non sono poi così solitari, ma niente di più finche non arriviamo a un quarto d’ora dalla fine; un po’ inquietato dall’ultimo avvenimento Logan chiama un tizio che fa la corte a sua madre e gli chiede di passare lì la notte perché se la stanno facendo sotto, ma vi dico solo che questo qui ènero, quindi RUSPA e ormai sappiamo tutti che fine fanno i neri negli horror (e in America in generale; se poi incontrano un poliziotto non ne parliamo neanche. Peggio che incontrare Freddy Krueger)
Tempo due scene e infatti ce lo ritroviamo sgozzato come un capretto (con una quantità minima di sangue, come se si fosse tolto una pellicina da un dito) e il nostro povero Logan viene messo k.o nel vialetto di casa e successivamente inondato d’acqua fredda e lasciato fuori a morire congelato, anche perché è quasi Natale. Il tizio pazzo intanto va dalla madre, precedentemente legata come un cotechino, e non sapendo bene che fare decide di torturarla un po’; prima le fa sentire tutta la discografia di Dolcenera, poi le fa guardare tre puntate di Peppa Pig e infine le spiezza le dita una ad una. Una scena deliziosa. Squisita. Grazie. Logan si ripiglia, prende un coltello, si mette a cercare madre e pazzoide e in un attimo di concitata follia -che non ha il minimo senso in qualunque modo guardi la scena- uccide la madre. In pratica lui sta tenendo in mano sto coltello e la madre gli corre addosso urlando e autoimpalandosi. Mah.
Poi lei, ormai morente, lo guarda negli occhi con amore e gli dice dice… “Ma i Marò?” Non è vero, gli sussurra di scappare perché dietro di lei c’è il mega-pazzo. Per la prima volta in un film horror il protagonista fa esattamente quello che avrei fatto io: comincia a correre urlando come un matto in preda al panico. Siamo agli sgoccioli, il nostro eroe cade, il cattivo gli piomba addosso come una pantegana sul formaggio e in una scena un po’ schifida gli toglie le lenti a contatto e gli dice prorprio “scappa adesso, pirla“. (Capite che sto killer è scemo? Sarà diventato killer per corrispondenza, non ha idea di come fare.) Logan, cieco come una talpa, fugge nel bosco e continua a correre e correre come un cavallo al Palio di Siena. Ricordiamoci anche che è ancora bagnato fradicio e ci saranno meno mille gradi, poverino. Io sono di una pigrizia allucinante e al suo posto mi sarei sdraiata ad attendere il mio triste destino. Credo sia la prima volta che mi dispiaccio per un personaggio di un horror. Comunque sia ultimi tre minuti di film: è mattina, Logan si sveglia e va ad abbeverarsi al fiume come un animaletto selvatico quando uno stivale gli piomba di fianco e lui comincia a implorare per la sua vita a priori, senza neanche guardare chi è. Come finisce? Con il pazzoide che lo strangola e lo lascia lì, muerto stecchito, per tornare in auto e andare alla prossima casa aperta per le visite. Alias verso un’altra Open House.
…Miiiinchia che pesantezza di finale. Cioè di solito mi piacciono quelli in cui muoiono i protagonisti, ma stavolta tifavo davvero per Logan perché è un personaggio un po’ diverso dai soliti cliché che vediamo e speravo che una gioia gliela si potesse dare.
Passando alla parte detective, ho letto millemila teorie su chi fosse sto benedetto killer. Io continuo a restare della mia idea, ovvero che sia stato l’idraulico. Le battute “Sono già venuto qui” “Vengo qui quasi ogni giorno” mi erano sembrate piuttosto compromettenti. Non credo di essere arguta e scaltra come la Signora in Giallo però è lui anche a “ritrovare” il cellulare di Logan.
Permettetemi di fare un piccolo recap: a questo poveraccio muore il padre sotto gli occhi, cambia scuola per trasferirsi in una casa isolata dal mondo in cui succedono cose strane, perde il cellulare, uccide sua madre , scappa come un leprotto terrorizzato e infine quando pensa di essersi salvato le brache viene trovato al killer e strangolato. Così non solo è muerto, ma tutti penseranno che è stato lui a uccidere sua mamma e poi morire assiderato nel bosco. ORA DITEMI DOV’E’ LA GIUSTIZIA, personaggi completamente del cazzo vivono, sopravvivono e si riproducono pure e lui che era quasi una persona normale viene ucciso così malamente dopo una vita infame!?
Per concludere direi che questo film è da guardare quando uno è triste e pensa che la sua vita faccia schifo. A confronto con quella di Logan siamo tutti dei privilegiati, non mi lamenterò mai piu di niente.
Tirando le somme a me questo film non è dispiaciuto anche se non è niente di elaborato da nessun punto di vista, ne di trama ne di regia ne di nulla; si fa guardare, ecco. Sarà che ultimamente ho visto cose di qualità infima… Il problema principale di questo film a parte la noia è che non ha nè capo nè coda. Se qualcuno ha voglia di spiegarmi la scena con l’assistente dell’agente immobiliare gliene sarei estremamente grata. C’è semplicemente lui che sbuca da una stanza una domenica molto tardi, quindi il gruppo di gente se n’era già andato da un pezzo, dice un paio di scuse e se ne va, sembrando spaventato. Sapeva che qualcuno era rimasto in casa? Ha avuto un incontro ravvicinato del terzo tipo con il killer? E’ solamente cretino? Boh. Non ho capito. Delucidatemi, please.
Insomma, guardatelo e fatemi sapere cosa ne pensate perché io sono confusa
La mia pizza preferita è con salame piccante e patatine fritte. YOLO.
Potendo scegliere passerei tutto il mio tempo con degli animali piuttosto che con le persone [a meno che le “persone” non siano DiCaprio e TomHiddleston, (anche contemporaneamente)]
Adoro i rossetti, credo di possederne più di cento al momento. Lo so, devo entrare in una comunità.
Il mio genere cinematografico preferito è il thriller, ma se la gioca con il drammatico. Ma il dramma serio, quello peso, che ti fa stare male per giorni e giorni.
Quando ero piccola mi dicevano “ma come sei matura per la tua età, Sara”. Ora mi dicono “ma tu crescere mai?”
Mi sono innamorata una sola volta ed è finita malissimo. Da allora vivo solo drammi sentimentali e amori non corrisposti che rischiano di portarmi al tracollo. (Se qualcuno volesse candidarsi come mio fidanzato prego, mandate una mail e allegate il vostro CS: curriculumsentimentae)
Non ho mai sciato quindi, indovinate? Non so sciare.
Non riesco neanche a guardare in tv sport come il ciclismo o l’arrampicata perché mi danno un senso di “ommioddio quanto è stancante” insopportabile. Mi sento male per gli atleti.
Ho un cane che non mi vuole bene.
Seguo la MotoGP e il mio pilota preferito è Lorenzo ❤
Ho riletto la saga di Harry Potter almeno sei volte, e “L’Ordine della Fenice” più di dieci.
Quando sento una canzone in un’altra lingua ho l’impellente necessità di cercare il testo.
Soffro il mal d’auto ma non lo dico mai a nessuno, così quando mi chiedono di mandare un messaggio o cercare qualcosa obbedisco reprimendo la nausea. Sono una persona stoica.
Ho pianto ogni mattina per cinque anni quando dovevo andare a scuola, alle elementari. Ogni mattina, cinque giorni su sette.
Voglio farmi tantissimi tatuaggi, ma tutti piccolissimi.
Se io fossi un animale sarei un pinguino: goffo, bruttino, un uccello che non può volare e che solo nel suo ambiente naturale sorprende tutti con un’agilità incredibile. Ecco, io però non ho un ambiente naturale e soprattutto non ho agilità.
Non vado in bicicletta da almeno cinque anni, dite che sarò ancora in grado?
Gli insetti mi fanno schifo. Tutti, indistintamente, anche quelli considerati “carini” come le farfalle o le coccinelle; l’idea di tutte quelle zampette e delle antenne mi rivolta lo stomaco.
Ciononostante non ho mai ucciso un insetto, mi dispiacerebbe troppo togliergli la vita. Preferisco chiamare qualcuno e farli buttare fuori di casa assistendo da lontano all’operazione.
Quando si tratta di cibo ho un pessimo autocontrollo. Diciamo pure che non ce l’ho proprio, mangerei un barattolo di Nutella in dieci minuti se fosse per me.
Sto studiando lingue straniere all’università.
Non ho ancora la patente ma giuro che ci sto lavorando.
Sono riuscita a prendere 1 di matematica più volte al liceo. UNO.
Voglio diventare vegetariana
Ho avuto una cotta per Kovu di “Il re leone 2”. Shh. Non giudicatemi.
Era giusto postare qualcosa di totalmente futile e assolutamente non richiesto, dai. Fatemi sapere qualche random fact su di voi, sono curiosa!
Okay, questo post è un po’ una prova per me. Questa è una di quelle sere, quindi devo trovare qualcosa da fare per distrarmi e visto che l’altro post è stato apprezzato e leggere i vostri commenti mi ha fatto sentire tanto bene ho deciso di riprovare a parlarne. Che poi anche in questo momento mi rendo conto che c’è gente che è messa peggio di me, pensate quella povera donna che sta con Salvini… Se ce la fa lei a tirare avanti lo posso fare anche io. Per sdrammatizzare questo post ho deciso di inserire gif a mio parere divertenti qua e là senza alcuna logica.
Una delle cose che mi è stata più detta dalla mia famiglia e dai miei amici è stata: “Ma non sembri avere un problema.” Ecco. Lo so che non sembra. Lo so che è orribile pensare di non conoscere nemmeno tua figlia. Lo so, e mi dispiace tanto.
Quando sono con altre persone è come se si attivasse un meccanismo di difesa che mi rende ancora più scema. Non parlo mai di me, i miei problemi non esistono. Ascolto tanto, un po’ perché mi piace e un po’ perché egoisticamente parlando ascoltare altri mi distrae dal buco nero che a volte sembra aprirsi dentro di me risucchiando tutte le cose belle e anche quelle decenti. Insomma, è più facile ascoltare. Ma allo stesso tempo rendermi conto che nessuno si sia mai accorto di come stessi realmente mi ha fatta sentire sola al mondo.
Ho cominciato a pensare di avere un problema molto tardi, ci ho messo veramente un sacco ad accettare anche solo l’idea di avere qualcosa che non va a livello mentale. Aspettare non ha aiutato, quindi io ve lo dico spassionatamente: se non vi sentite bene agite subito. Se poi è davvero solo un periodo del cazzo meglio ancora, ma non aspettate. Si dice “non c’è peggior sordo di chi non vuol sentire” e in effetti io non volevo sentire nè vedere, piuttosto mi sarei ascoltata Justin Bieber a manetta ininterrottamente per una settimana. Però succedevano cose e in reazione io sentivo cose, pensavo cose e di fare cose, e non andava bene. Piangevo ovunque, praticamente ogni volta fossi sola. Sul treno di ritorno dall’università, in centro mentre tornavo a casa, in libreria, nell’ascensore per andare dal marmocchio a cui dò ripetizioni… Ovunque. Spessissimo. C’erano settimane in cui succedeva ogni giorno, altre in cui stavo benissimo e mi dicevo “Okay Sara non fare la deficiente, era un momento no. Succede, è passato.” Ma no, non passava proprio per niente, dopo un mese ero di nuovo in bagno col mascara sbavato e il naso rossissimo mentre gli altri mangiavano totalmente ignari del mio disagio.
Insomma, non andava bene. E io così ho passato non mesi ma anni; su e giù, solo che ogni momento giù era sempre peggio di quello precedente. Poi nell’ultimo anno sono successe veramente un sacco di cose che mi hanno destabilizzata; c’è stata un’escalation di persone e situazioni che mi hanno fatta esplodere come un candelotto di dinamite in un episodio di Willy Coyote e mia sorella ha scoperto che effettivamente la sua sorellina scemetta ha un lato nascosto non poi così piacevole.
Parlarne ad alta voce con qualcuno ha finalmente smosso qualcosa, è come se l’avesse reso più reale, quindi il giorno dopo averne parlato con lei ho chiamato e preso appuntamento da un esperto. Vorrei dire che da quel momento le cose sono cambiate radicalmente e che ora sono una persona felice che sgambetta nei prati come Heidi, che sto bene, che non penso più di voler semplicemente non esistere in una vita che non ho scelto io di vivere… Vorrei dire tutto questo, ma non sarebbe vero per niente. Sicuramente parlare con un’esperta mi sta aiutando a mettere a fuoco certe cose della mia vita e sapere di star facendo qualcosa per cercare di mettere a posto quello che c’è da aggiustare mi da un minimo di speranza. Però poi ci sono serate come questa e niente può farle cambiare.Devo aspettare che passino da sole, come un temporale di disperazione senza senso che deve fare il suo corso.
Ordunque per stasera basta ammorbarvi con queste cose, spero che il vostro sabato sera stia andando molto meglio del mio.
Ho un po’ paura a scrivere questo articolo, mi aspetto orde di fan inferocite che mi manderanno maledizioni e sciagure inenarrabili… però oh, a me ‘sto film non è piaciuto proprio, devo essere sincera. Tredici nomination agli Oscar mi fanno capire che sono io a non aver colto un pene di The Shape of Water , ne sono abbastanza consapevole.
Guillermo Del Toro comunque ha creato un film visivamente molto bello con atmosfere piuttosto fighe, rendendo omaggio a “Il mostro della laguna nera” (che io vidi millenni fa e di cui mi ricordo onestamente pochissimo) con la sua rivisitazione in chiave fiabesca e romantica. Proprio il genere che odio, insomma, però ne hanno parlato tutti così tanto che ho dovuto guardarlo.
Vi avviso che spoilero tutto a manetta, se avete intenzione di guardarlo state molto lontani da questo post.
Il film si apre con una suadente voce fuori campo che sta lì a monologare e porsi domande tipo “di cosa dovrei raccontarvi?” Ma non lo so, vedi tu, io ho pagato il biglietto quindi qualcosa devi pur narrarlo.
Poi passiamo alla protagonista, “la principessa senza voce” perché muta. Muta come un pesce. Ba dum tsss. La vediamo nella sua routine quotidiana fatta di niente con un po’ di nulla di contorno.(Ormai lo sapete, io faccio caso a dettagli inutili: ma c’è bisogno di riempire la vasca da bagno fino all’orlo, che appena infili unalluce straripa come l’Arno nel ’96? Figuratevi quando si mette a toccarsi, allaga l’appartamento. Due volte.) Comunque noi la seguiamo a lavoro dove -diciamocelo- fa un po’ la sottona; okay che non può parlare, ma nessuno le impedisce di sventolare alto un dito medio. Lei si occupa delle pulizie in un laboratorio ultra segreto dove avvengono esperimenti vari di cui non ci è dato sapere nulla e qui c’è la sua migliore amica, Zelda, un’afroamericana chiacchierosissima che la difende dalle colleghe antipatiche. Qui arriva il boss malvagio che emana proprio cattiveria da ogni lineamento durissimo e dagli zigomi super marcati; il cattivissimo è un razzistello sessista un filino sociopatico che si occupa della sicurezza dopo aver portato la nuova “risorsa” al laboratorio, ovvero un anfibio umanoide (che ha più fascino e carisma di molti esseri con cui sono uscita io) da studiare per battere i Russi visto che siamo in piena Guerra Fredda.
La nostra protagonista un po’ inetta non si sa per quale ragione si ritrova da subito ammaliata da questo essere strano (fascino animale o fascino anfibio?) nonostante questo abbia staccato due dita al Cattivone quasi davanti a lei.
Cucù
Gli porta le uova, gli porta la musica, minchiazza meno male che è un posto super all’avanguardia e quel coso è da controllare attentamente! Questa entra ed esce come le pare portando dischi, pollai, sta lì seduta a cincischiare in mutese, balla, fa quel che le pare come Marquez in Argentina e nessuno si accorge di nulla… Mah. Sono più sorvegliata io al call center.
Il Cattivissimo Mascalzone insiste per vivisezionare la povera creatura quindi Elisa entra in modalità Wonder Woman e con l’aiuto del suo amico Giles e della sua amica Zelda –entrambi considerati “reietti” dalla società proprio come lei, uno perché omosessuale l’altra perché nera- salvano il Magicarp portandolo a casa di lei, che lo molla nella vasca da bagno con un po’ di sale e una strana polvere. Lo lascia a mantecare insomma. Elisa, io per i prodotti bagno ti consiglio la Lush, poi vedi tu.
Il rapporto tra i due si intensifica tanto che questi due scemuniti arrivano a fare sesso. Colpo di scena (anzi, colpo di scema, questa ha salvato una creatura completamente a caso e ora ci va a letto… o per essere pignoli ci va a vasca da bagno).
Mah.
Il fatto che lui poi abbia un pene estraibile nascosto mi ha un po’ turbata.
Grazie Elisa, molto delicata
Poi ci sono scene di violenza assolutamente non necessaria che effettivamente mi hanno sconvolta perché non me le aspettavo affatto. Per chi l’ha visto dico solo: “guancia del dottore” e “dita”.
Alla fine dopo tantiiiiissime scene inutili Elisa porta Pescetto al fiume e -proprio come me quando andavo a pescare e mi sentivo in colpissima dopo aver preso qualcosa- lo vuole ributtare in acqua; solo che arriva Cattivik che spara qua e là colpendo sia lei che lui, il quale si incazza come solo un essere branchiato sa fare e gli molla un’artigliata che Wolverine levate che me fai ombra. Quindi acchiappa Elisa morente e se la porta in fondo al mar usando i suoi poteri da stramboide per farle spuntare le branchie.
E VISSERO PER SEMPRE ANFIBI E CONTENTI.
Guillermo del Toro non si smentisce mai e continua a costruire dialoghi e situazioni che a me non dicono proprio nulla. È probabilmente un mio limite, ho una sensibilità diversa, di una capra più o meno, però a me due ore di sto pesce che non si sa come impara il linguaggio dei segni e fa sesso con Elisa non ha intrigato. E’ stato come vedere tanti avvenimenti uno di seguito all’altro senza un briciolo di emozione.
A me la mancanza di introspezione in questo genere di film disturba sempre tantissimo. L’attrazione di questa donna per il “mostro” non è giustificabile, il loro “innamoramento” non ha proprio senso! Non si approfondisce niente!!!
Capisco il fascino del simbolismo presente, però a me il tema della diversità trattato così non piace granché. No, gente, non è “come la Bella e la Bestia” per una semplice ragione: qui sono tutti e due reietti “stramboidi” isolati e senza praticamente nessuno al mondo. Non c’è lei che supera il pregiudizio e va oltre l’aspetto fisico, c’è lei che riconosce in lui la sua stessa solitudine e dice “Oh, sola io, sola tu, stiamo soli insieme”, che non è un messaggio che apprezzo particolarmente. Sì sì, i veri mostri sono altri, l’animo delicato vince sempre, bla bla bla… Cose viste, riviste e straviste a cui questo film non aggiunge nulla di chè. E poi se proprio devo rompere i coglioni fino in fondo… Lei non decide proprio niente nel finale. Non è lei che lo segue in acqua, è lui che per salvarle la vita la trasforma senza chiedere nessun parere, magari lei preferiva schiattare piuttosto che diventare uno strano essere acquatico.
Ma come ho gia detto sono io che sono limitata, se l’avete visto vi prego fatemi sapere se e perché vi è piaciuto!
L’unico personaggio che mi è piaciuto assai è Giles: “Sono nato troppo presto o troppo tardi per la mia vita”.
Qualifiche: Q1 Piove.
Pioviggina.
Conoscendo la storica avversione per Jorge alla pioggia io sono nervosa come una tigre in gabbia, praticamente ruggisco pure. Alle Q1 Dovizioso fa un girissimo e si prende la prima posizione, Jorge si accaparra la seconda e poi per dieci minuti non succede niente e si mantiene una velocità di crociera stabile per tutti finché alla fine QUELL’INFAME DI ESPARGARO FA UN TEMPACCIO ATOMICO E SOFFIA IL POSTO AL MIO JORGE! INVESTILO, Jorge, INVESTILO! Che tu sia maledetto, Aleix, tu e la tua famiglia.
Jorge, sei stato un po’ pirletto però, lasciatelo dire. Fidati dei tuoi meccanici, non vengono pagati solo per alitarti sul caschetto per lucidarlo, anche se -per dare a Cesare quel che è di Cesare- è una cosa che fanno molto bene.
Ma la cosa che ha fatto più ridere di queste qualifiche è stata la fine.Gente, you had one job: inquadrare i piloti.
E invece si sono persi Miller. Sanchini ha pure detto “mah,sarà tornato ai box” e invece tutto solo e senza che nessuno se lo filasse di striscio HA FATTO LA POLE!!!
Va beh dai, andiamo in griglia. C’è agitazione nell’aria, sono tutti col naso all’insù per fiutare la pioggia e capire se ha smesso di venire giù o no.
Questa è la griglia più pazza del mondo, la prova ufficiale che quando qualcuno più saggio di me disse “gli ultimi saranno i primi” effettivamente aveva ragione: Miller, Pedrosa, Zarco, Rabat, Rins… Ma chi li conosce questi? Come se non bastasse tutti hanno messo le gomme da pioggia tranne lo scaltro Miller che, poveraccio, è l’unico a rimanere in pista come da regolamento mentre gli altri sbattendosene alla grandissima delle regole tornano ai box per cambiarle a due minuti dall’inizio. Avete presente “Anarchy, la notte del giudizio“? Ecco. Stesso livello di “faccioquelchemipare“, mancavano solo le maschere inquietanti.
La direzione gara, che in queste situazioni mantiene sempre la calma e prende decisioni sensate, decide di farli partire tutti cinquanta metri indietro rispetto a Miller. Totalmente a caso. A Marquez per di più si spegne la moto quindi lui prima fa per uscire dalla pista, poi con una culata riesce a farla ripartire e decidendo di fare quello che gli viene meglio –ovvero il cazzo che gli pare– fa inversione e torna al suo posto, pronto a partire. E la direzione MUTA.
Ma prenderlo di peso e portarlo fuori, tipo? E’ alto un metro e una sottiletta, peserà venti chili. Al massimo vi da una testata col casco.
Sorvolando queste strane politiche Miller si ritrova come una volpe nel giorno di battuta di caccia e cerca di filarsela fin da subito inseguito da una mandria di piloti imbizzarriti; Pedrosa gli sta dietro seguito da Marquez, Rossi è nono (con una sola n anche se l’età per essere nonno in effetti non è lontana), Lorenzo è ancora una volta sperduto nella valle dei canguri. Ultimo. Volevo sotterrarmi, vi prego di non infierire.
Zarco intanto si lancia abombazza su Pedrosa, stendendolo come un lenzuolo appena uscito dalla lavatrice; Marquez supera Miller come se nulla fosse, per un paio di giri non succede nulla di che fino all’annuncio: la Ferragni ha partorito a Marquez viene detto che visto che in griglia ha ignorato gli ordini, è andato contromano e se n’è sbattuto le natiche del buonsenso deve farsi il ride through a velocità di lumaca. E’ aperto il sondaggio: quanti santi avrà tirato giu? Incazzato nero, anzi nerissimo, comincia una rimonta forsennata, come se la sua vita dipendesse da essa. Sicuramente la vita degli altri sì, visto che prende a sportellate chiunque pur di passare, il tutto mentre fa roteare una scimitarra sulla testa urlando “banzaiii!”.
Lorenzo è ancora ultimo, Rossi ancora nono, Miller ancora primo e Marc da ultramillesimo sta cercando di tornare in una posizione decente, peccato che ci siano delle altre moto in pista, cosa che a lui non pare piacere molto tanto che si butta su Espargaro come un leone si avventa su una gazzella. Aleix rimane a galla per miracolo e Marquez continua a cercare di infrangere il muro del suono.
Davanti se la giocano Miller, Rins e Crutchlow e poi succede il PATATRAC: Di Maio si allea con Berlusconi. Scherzone, state calmi. E’ successo di peggio: Marquez, pensando di potersi restringere a suo piacimento come il Nottetempo di Harry Potter, si butta a kamikaze in quello che è un millimetro scarso di spazio tra Rossi e la linea, carenando l’ignaro Rossiccio che finisce fuori traiettoria e che quando tocca l’erba si spiattella al suolo. Per una volta anche io devo stare dalla parte di Valentino Gialli: Marc, nun c’era proprio spazio, che melma ti è saltato in mente?
In tutto questo marasma di imprecazioni e attacchi cardiaci (ho dovuto usare il defibrillatore su mio padre, che ama Rossi più di chiunque altro al mondo) Miller fa un errore e da primissimissimo finisce quarto.
Jack, CAZZO, a pochi giri dalla fine?!
E la guerra per il podio è di nuovo aperta, con Crutchlow, Rins e Zarco che fanno a pugni per la vittoria.
Alla fine è Cal a spuntarla: cosa non si fa per avere lo champagne.
Pagellame:
Jack “primo della classe” Miller: 8 L’espressione “vincitore morale” non mi ha mai entusiasmata, però in questo caso il povero Jackino lo è dai. Era stato l’unico ad aver azzeccato le gomme (puro culo o incredibile giudizio? Ai posteri l’ardua sentenza) e a rispettare tutte le regole, purtroppo i due errorini finali gli sono costati un podio meritatissimo.
Crutchlow, Rins e Zarco: 9 Ma che bravini, voi sì che avete tenuto alto l’onore della Motogp questo weekend. Ebbravo Cal, che per una volta non si è impanato come un bastoncino Findus e si è pure accaparrato il posto più alto del podio dando una piccola gioia alla Honda. Good job!
Marc “YOLO” Marquez: 10 per lo spettacolo, 1 per tutto il resto La sua gara è un grosso, mastodontico MAH. A partire da quando gli si è spenta la moto e lui ha saltato qua e là su e giù dalla sella come un canguro riportandola a posto: ma che forza ha in quelle braccine ossute da venticinquenne? Roba che Braccio di Ferro gli fa una pippa, gente. Dopo il ride through gli è partito l’embolo e ha sdato completamente decidendo che se doveva andare a fondo almeno avrebbe portato con sè tutti quelli che poteva. Marc, non andrà sempre così bene. Prima o poi qualcuno si fa male, oppure ti aspettano fuori dai box e ti saccagnano di mazzate. In ogni caso: CALMATI.
Vale “ipocritino” Rossi: 6 in pista, 4 fuori Fino alla sua intervista post gara ero dalla sua parte, poi ho ascoltato le sue parole e mi è venuto il latte -parzialmente scremato- alle ginocchia. Ancora con la storia del 2015, addirittura “ha paura in pista”… Immagino. Un uomo terrorizzato. Anni di psicanalisi per colpa di Marquez. Ciò detto ha ragione, Marc ha straesagerato stavolta, però lui non è che sia stato il massimo della correttezza nei suoi millemila anni di gare, e quando qualcuno si lamentava lui rispondeva che “non è uno sport per femminucce, queste sono le gare, specchio riflesso buttati nel cesso, vado a farmi una piadina”.
Jorge “solo et pensoso” Lorenzo: 2, solo perché mi è simpatico … Sigh. Sob. Sgrunt. Non pervenuto. Ultimo, penultimo, alla fine ha chiuso sedicesimo. Che lui sia poco socievole si sa, però starsene addirittura in disparte là in fondo è un po’ esagerato.
La prossima volta io propongo un arpione da agganciare a Marc.
Ahh, che fatica. A volte essere vivi è una fatica pazzesca, vorrei essere uno degli zombie di The Walking Dead o meglio ancora il Night King del Trono di Spade.
La mia psicologa mi ha definita “un cubetto di ghiaccio sofisticato“, il che mi ha fatto ridere finché non mi sono accorta di quanto calzasse il paragone.
Allora ho riso ancora di più.Ogni tanto penso sia giusto ricordare anche su questo blog che esistono disturbi mentali, disturbi dell’umore, disturbi in generale (e poi ci sono disturbatori, tipo Salvini o Adinolfi, ma quella è un’altra cosa) perché ogni tanto leggendo i miei post cretini qualcuno mi scrive che sono super simpatica (ma quando mai) o super forte (men che meno) o che devo essere una persona spassosissima da avere intorno.
Ecco, no. Sono un gatto attaccato alle balle la maggior parte del tempo, chiedete ai miei amici.
E anche loro sanno solo un decimo di tutto il marasma che ho dentro, e vi assicuro che è un marasma molto confusionario. Un momento sprizzo gioia da ogni poro dilatato che mi ritrovo, quello dopo sono sdraiata per terra a fissare il soffitto pensando che l’universo dovrebbe soltanto inghiottirmi e porre fine alla mia esistenza; poi sono di nuovo allegra e spensierata e dopo mi sto guardando i video di Berlusconi al Parlamento Europeo piangendo disperatamente (sicuramente le due cose sono legate, devo ancora capire come). A volte sono iperattiva e poi passo mesi senza guardare nulla, leggere nulla, ascoltare nulla, perché l’idea di concentrarmi su qualcosa per piu di dieci secondi mi snerva al punto di farmi quasi impazzire.
Che poi io sia già pazza di mio è un altro discorso, non fate i puntigliosi.
E’ bello quando qualcuno parla così seriamente di problemi veri, eh? In realtà ogni tanto porto a galla questo discorso perché penso che sia giusto dare un po’ di visibilità alle cose. Se una scema scrive boiate semi-divertenti non vuol dire che sia necessariamente una persona felice, così come una persona che voi vedete ridere e sorridere tutto il giorno non è detto non abbia demoni interiori che lo stanno smaciullando come il Demagorgeon di Stranger Things ha fatto con Barb. Ops.
Mi rendo conto che addirittura per i miei amici è difficile capire. Lo vedo in prima persona, dal modo in cui mi guardano e mi rispondono quando racconto loro dei miei momenti più bui. Loro mi guardano e vedono la Sara Cretina, quella che fa battute sceme, che beve come una spugna, e poi quella che piange; ma finisce lì.
Per loro non esiste la Sara Depressa, è una cosa che non hanno mai visto.
Ne sentono parlare, di questa fantomatica Sara Depressa, ma non l’hanno mai conosciuta quindi è facile pensare che non esista. Me la sono inventata. Esagero. E va bene così, da una parte è giusto che per loro sia una cosa così lontana da risultare inesistente. Però quella Sara c’è, a volte si sfoga scrivendo puttanate, a volte non riesce ad alzarsi dal letto per giorni, a volte è così intrattabile che deve isolarsi da tutto e da tutti. A volte vuole solo smettere di esistere, a volte si sente così vuota da farsi quasi paura. Insomma, evidentemente una persona è difficile da conoscere davvero, motivo per cui io tendo a farmi i cazzi miei e non dare giudizi su nessuno.
La Sara Depressa stasera era di un umore così cupo che Meredith Grey in confronto è una persona felice e amante della vita. Ora va vagamente meglio, non vi preoccupate. Il codice bordeaux è rientrato, ora siamo solo in codice arancione scuro. Non come domenica -Pasqua- quando sono arrivata al pronto soccorso in codice verde passando la giornata lì rovinando le feste al parentame… ma anche questa è un’altra -triste- storia.
Penso di poter finire qui questo post un po’ sconclusionato, scusate se è stato diverso dalle solite castronerie, sentivo di dover dire qualcosa su questa tematica e probabilmente lo farò anche in futuro, sporadicamente.
E voi come ve la passate? Riuscite a prendere “seriamente” i disturbi mentali o è una di quelle cose che vi spaventa o vi mette a disagio? (no perché a me tutt’ora spaventa e mette a disagio, quindi figuriamoci…). In ogni caso stay strong, stay spelacchiati. Alla prossima!
Altro film altro post. Stavolta ero partita carica, a bombazza. Avevo gia i brividi prima di mettere “play”, brividi preventivi.
Sinister (perché diciamocelo, “Destrer” non era un titolo poi così inquietante) è un film del 2012 di Scott Derrickson, e mi è stato consigliato da un sacco di gente. Perché? Perché effettivamente rispetto alla media è un horror che fa il suo sporco lavoro, ovvero spaventare, però non mi ha fatta impazzire lo stesso. Ho gia ammesso di essere una rompipalle astronomica? Ecco.
Premettiamo che io tra una settimana rimango a casa da sola per qualche giorno e avrò una paura mostruosa dopo tutti questi film, stavolta parliamo di una pellicola non proprio brut ma solo bruttin. Perche fa paurina, ho fatto degli zompi sul divano che quasi mi attaccavo al lampadario come un gatto, però MEH tutto il resto, anche perchè dura quasi due ore. Due ore di clichè, bambini inquietanti, un protagonista cretino, una lentezza pallosissima…
Basta vi lascio alle mie ciance sul film, aspettatevi spoiler in ogni dove e qualche battuta un po’ scema.
Ellison Oswalt è uno scrittore diventato celebre dopo aver scritto un romanzo su un caso di cronaca nera in Kentucky un decennio prima e, alla ricerca di ispirazione, si trasferisce con la famiglia -a loro insaputa- nella casa in cui un anno prima è avvenuto un omicidio di cui lui vorrebbe scrivere.
Ebbravo pirla.
Già qui si spalanca un quesito di fondamentale importanza: ma perché i protagonisti dei film horror devono sempre avere nomi del cazzo? Ellison? Quale madre chiama suo figlio Ellison, con la “E” per di piu? Non solo è un nome da donna, ma è pure scritto come si pronuncia, a prova di imbecille.
Qui sta facendo “la Magnum” di Zoolander
Ma poi quanto sei capra se ti trasferisci nel luogo più lugubre del mondo dopo il castello di Dracula senza dirlo a nessuno perché pensi di poter indagare meglio di tutti? Vedi che ti meriti una morte lenta e dolorosa, da parte di tua moglie però? Un mattarello in fronte, ecco cosa ti devi beccare. Ripetutamente, finché non metti un po’ di sale in zucca.
Comunque sia in soffitta trova delle cassette in formato super8 e visto che farsi gli affari propri è passato di moda se le guarda, scoprendo che si tratta di cinque omicidi ripresi proprio dall’assassino, avvenuti nell’arco di una quarantina d’anni in luoghi diversi. Gli omicidi sono multipli e hanno in comune il fatto che il membro piu giovane della famiglia sia poi risultato scomparso. E qui io comincio a pensare che Ellison sia imparentato con quella demente del film “Reversal la fuga è solo l’inizio”, perché indovinate cosa NON fa? Esatto, NON dice niente alla pula. Nulla. Nada. Perchè secondo lui gli sbirri sono inutili e non fa che parlare della loro inettitudine nei suoi romanzi. Ha parlato l’oracolo. Il grande e supremo guru dei casi irrisolti, Ellison Oswalt. Ma vai a cagare
Insomma, ha tra le mani i video inediti di omicidi orridi e se li tiene per sé pensando di essere il nuovo detective Conan dei poveri e che potrà risolvere il caso vendendo poi la storia e facendosi un sacco di crana. Vedete, quando uno è mosso dai nobili fini…
Comunque sti filmini sono inquietantissimi e mi hanno fatto passare la voglia di fare e avere qualunque cosa.
No piscina in giardino, no macchina, no tagliaerba, no alberi a cui poter essere amorevolmente legata per il collo con un cappio… Voglio vivere la mia vita lontana da qualunque cosa possa anche solo rischiare lontanamente di farmi fare una brutta fine.
Il film va avanti con una certa snervante lentezza, cose inquietanti, lui coglie dettagli che lo avvicinano al caso, ci sono scene inquietantissime del figlio che in preda a terrori notturni terrorizza noi sbucando tutto accartocciato da scatoloni sparsi e da cespugli bui… (Minchia, se mio figlio facesse una roba del genere quella sarebbe l’ultima volta che mi vede; salgo in macchina e mi fermo solo quando arrivo a Honolulu da Mago Merlino. Faccio sparire le mie tracce, neanche quelli di Chi l’ha visto potrebbero trovarmi.)
Ellison comincia ad avere visioni ed esperienze sempre piu inquietanti, sia perché ha un figlio pazzo sia perché una strana presenza comincia a perseguitarlo. La stessa strana presenza che lui zoommando nei filmini intravede in ognuna delle cinque cassettine. Giustamente si da all’alcol -come se uno avesse bisogno di essere perseguitato da un demone per bere-, dorme malissimo e inizia a vedere bambini scorrazzare per la casa; come se non bastasse pure la figlioletta comincia a fare cose strane tipo parlare con ragazzine che non esistono, chiedersi perché gli immigrati abbiano tutti il cellulare e disegnare impiccagioni sui muri. Beh ci sono bambini che partecipano a gare di spelling, altri che giocano a basket e poi ci sono quelli che vengono contattati dagli spiriti per fare una strage, va un po’ a fortuna.
E poi ci sono questi che mi spaventano più di qualsiasi horror possibile.
Il nostro intrepido (ma non perché coraggioso, è intrepido solo perchè è troppo cretino per avere paura. E’ come un insetto, non sa quello che fa) ammette finalmente alla moglie che stanno vivendo nella casa dove sono morte delle persone e lei, piuttosto giustamente, sclera. Ma sclera anche poco rispetto a quello che avrei fatto io, che nell’ordine gli avrei dato un manrovescio di quelli potenti -così che magari qualche impulso elettrico arrivasse al suo microscopico cervellino- avrei preso la figlia sottobraccio, il figlio inquietante l’avrei chiuso da qualche parte e me la sarei squagliata chiamando un avvocato divorzista di quelli super cattivi. Roba da lasciarlo in mutande, quel cretino.
Vi lascio una gif della moglie incazzata
Alla fine viene tirato in ballo il professorone di turno che spiega al nostro Ellison (più scrivo il suo nome più lo trovo ridicolo) che a spingere qualcuno a compiere gli omicidi è stato uno spirito malvagio babilonese. Ora. Io non so perche, però non riesco proprio a prendere seriamente uno spirito babilonese. E’ un mio limite. I babilonesi li associo agli Assiri e alle lezioni di storia alle elementari, che ci devo fare. C’era bisogno di ripescarlo da lì? Poi lo spirito è uno strano essere a metà tra il protagonista de “Il Corvo” e uno dei Kiss, quando compariva sullo schermo mi aspettavo si mettesse a cantare a squarciagola “AND AAAAAAAI WANNA ROCK AND ROOOOLL ALL NIIIIIIIGHT! AND PARTY EVERYDAY!“
Infine il Demente Colombo ha un incontro ravvicinato col demone e in barba alla sua filosofia del “non credo al paranormale, sono un figo” se la fa sotto quindi da fuoco alle cassette e, come Flash nei suoi momenti migliori, prende moglie e figli e se la da a gambe in un’altra contea.
Che scaltro, che genio. Guardate un attimo in cielo, lo vedete? E’ proprio lì che brilla nel firmamento delle teste di cazzo. Oswalt parliamoci un attimo chiaro… Ma secondo te puoi davvero seminare uno spirito? Pensi davvero che cambiare abitazione salvi le tue chiappette?
Come volevasi dimostrare infatti scopre solo dopo essersi trasferito che abbandonando la casa ha dato inizio alla fine, perché tutto quello che le famiglie trucidate avevano in comune era aver vissuto per un po’ nella casa in cui era avvenuto l’omicidio precedente.
QUINDI BRAVO PIRLA, COMPLIMENTI, MENO MALE CHE TU DOVEVI ESSERE PIU SVEGLIO DEI PIEDIPIATTI, DEFICIENTE!!!
Scusate, ho avuto un impeto d’odio incontrollabile. Questo fa il figo per un’ora e mezza e poi gli sfugge il dettaglio fondamentale che lo fa finire sbriciolato.
Non fa in tempo a scoprire questo dettaglio insignificante che sbam sbaaam la figlioletta armata di ascia dopo aver visto tutti quei programmi di cucina su Sky decide di fare uno spezzatino di genitori con ragù di fratello, sotto indicazione del babilonese che poi se la porta nel suo mondo parallelo per magnarsela.
Tutto è bene quel che finisce bene, no?
Posso dire che l’unica per cui mi dispiace è la moglie? ‘Sta poveraccia ha la sola colpa di aver sposato un idiota.
Diciamo che se fosse stato un thriller e invece dello spirito ci fosse stato un serial killer, un maniaco o qualunque altra cosa terrena probabilmente mi sarebbe piaciuto molto di più; trovo sempre che la vena sovrannaturale rompa qualcosa alla fine degli horror.
Mi è piaciuto il finale però, tosto, cinico, finalmente vediamo i cretini fare una finaccia.
Bene, per oggi concludo qui. Spero che la nuova grafica del blog vi piaccia, io sentivo di dover cambiare qualcosina in questo spazio e “blue is the new black”.
Se avete visto questo film fatemi sapere cosa ne pensate, so che tanti lo hanno apprezzato molto io a fine visione avevo due balle così *allarga le braccia più che può*.
Hasta Luego!
Io ho un problema: sono una rompicoglioni di natura, il 99% delle volte rimango delusissima dai film, in particolare dagli horror, però non riesco a smettere di guardarne alla ricerca di uno che sia finalmente fico.
A sto giro mi sfogo spoilerandovi tutto lo spoilerabile di “IlMai Nato”, film horror (non sto esagerando, è così brutto da risultare horror) del 2009. Mi aveva ispirata il fatto che ci fosse Gary Oldman ma ho proprio fallito nella scelta. Gary? Gary sei in ascolto? Ma che fai?
Se nell’altro (Reversal:la fuga è solo l’inizio) la sciura era una copia di Jennifer Lawrence questa volta abbiamo una copia un po’ sbiadita e molto meno capace di recitare di Megan Fox (che diciamocelo, già lei non brilla nel firmamento degli attori più pazzeschi del mondo).
proprio così
Il film si apre con la nostra protagonista -Casey non Stoner– che scorrazza come un alpaca nelle praterie,spensierata e frizzante come solo una cretina di prima categoria può essere. Trova un guanto per terra, si gira e alle sue spalle c’è il bambino più inquietante del mondo, a metà tra uno zombie e un alcolizzato, dalle dimensioni di Brunetta, che tempo mezzo secondo si trasforma in un cane con la maschera di un bambino. Ora, io credo di aver già ammesso di essere una persona codarda, ma io me la sarei data a gambe così velocemente che l’intero globo terrestre avrebbe aumentato la sua velocità di rotazione grazie alla mia fuga. Un momento sono qui quello dopo sono in Cina. E lei invece, che ha i neuroni in mutua, cosa fa? Quello che fanno tutte le protagoniste dementi, ovvero si avvicina e lo segue nel boschetto. MA LO VEDI CHE TE LE CERCHI? LO VEDI CHE MERITI DI FINIRE STECCHITA?
Comunque questa scena di per sè è inutile e non succede niente quindi procediamo con Casey a casa dei vicini che fa da babysitter (ma se non sai badare a te stessa chi cazzo ti affida i figli?) e il piccolino di cinque anni a un certo punto comincia a sussurrare cose inquietanti tipo “prima gli italiani”, “Corona è in carcere per quattro foto”, “domani hai un esame” e poi “Jumby vuole nascere adesso“. La nostra cretina protagonista comicia ad avere allucinazioni orribili con insetti che sbucano qua e là, bagni che esplodono, Salvini Premier, e intanto i suoi occhi cominciano a cambiare colore, cosa completamente inutile che serve solo a farci sapere che è una cosa che succede ai gemelli (e non ai capricorno o agli ariete, sia chiaro) così lei scopre di aver avuto un fratello che non è mai nato perché, come un pokémon troppo confuso, si era colpito da solo e si era arrotolato il cordone ombelicale al collo, morendo. Secondo me più che altro aveva già capito della coglionaggine della sorella quindi ha detto “parbleau, una vita con questa? No grazie, addio“. Come dargli torto. Casey scopre quindi che “Jumby” era il nomignolo dato al marmocchietto mai nato (e qui capiamo che la deficienza è genetica e i genitori di lei sono portatori sani di stupidità. ma che razza di soprannome è? Ma che problemi avete? ...) e le cose cominciano ad andare sempre peggio. Succedono cose, lei parla con una vecchia sopravvissuta ad Aushwitz (e qui non vorrei fare la moralista eh, però a me ste cose tirate in ballo tanto per fare scena infastidiscono un pochetto) e scopre che *rullo di tamburi* la vecchiarda è sua nonna! La vecchietta aveva un gemello e i nazisti hanno fatto esperimenti su di loro, finendo con l’uccidere il piccolo gemellino che però è poi tornato in vita posseduto da uno spirito che vagava qua e là perché impossibilitato a entrare in Paradiso e lei l’ha ucciso di nuovo rimandandolo nel limbo ma ora evidentemente is back. Insomma gente avrete capito che è pieno di cose super pallose che ammazzano quel poco di tensione che le scene inquietanti di mostriciattoli striscianti avevano creato. Se voglio uno spiegone cerco Alberto Angela, che almeno è anche un bel fieu.
La cretina più cretina del west si reca dunque da un rabbino chiedendo un esorcismo come io chiedo del pane arabo al panettiere. Sembra quasi una barzelletta: una cretina, un rabbino e un demone entrano in una chiesa…
Per sto cazzo di esorcismo ci vogliono dieci persone che noi non abbiamo idea di dove raccattino, fatto sta che si radunano in una chiesa e all’improvviso sembra di essere ad un raduno di esorcisti anonimi. Tutti in cerchio intorno a lei “Ciao, sono Mark, non faccio un esorcismo da due mesi..” e via con gli applausi. Continuano a succedere cose, il demone si ribella, muore gente a caso, Vettel vince la gara di Formula Uno, sembra di essere in una puntata brutta di Supernatural e questa oca padovana non fa che scappare da una parte all’altra seminando cadaveri; alla fine il demone si impossessa del suo fidanzato e lei, che è una capra assoluta, finisce l’esorcismo col rabbino (che a quanto pare è immortale) e il povero Mark finisce stecchito. Poi lei è li che piagne, lui le chiede “ora finirò nel limbo anche io?” E LEI NON DICE NIENTE! MA MENTI!!!!! DIGLI DI NO, CHE ANDRA IN PARADISO DA BEATRICE INSIEME A DANTE, QUALUNQUE COSAAAAA! FALLO MORIRE IN PACE SAPENDO CHE AVRA UNETERNITA DI MERDA PER COLPA TUA!!!
Che infame. Infine abbiamo la risposta alla domanda “siamo soli nell’universo? perchè devo pagare ogni volta che prelevo col bancomat? Perchè sto demone ha cominciato a rompere le balle proprio ora?” e la risposta è… Vi lascio un attimo per pensarci, la cosa è così ovvia che volevo vomitare. Ci siete arrivati? Secondo me sì. La demente è incinta. Indovinate? Di due gemelli. BRAVA. B-R-A-V-A. Ma sparati, cretina. Solo la Ferragni può avere figli ormai. Sei bionda? Sei ricca? Stai con Fedez? Non credo, quindi vedi di darti una regolata.
Insomma, questo film non mi ha fatto paura, non mi è piaciuta la trama, non mi è piaciuta la recitazione (questa qui poverina ha una sola espressione possibile, che vitaccia. Non si sa mai se è triste, spaventata, se ha visto un demone o peggio se ha visto Barbara D’Urso senza tutti quei faretti puntati in faccia… BOH.)
Io vi avverto che questa serie sui film brutti e principalmente horror potrebbe andare avanti a lungo, almeno finché non finisco tutti gli horror di Netflix. Se volete darmi consigli su film del genere vagamente interessanti io sono qua (per dirne tre che in generale mi sono piaciuti: Hoculus, The Conjuring e The Ring)
Forse sono una persona che si accontenta di poco, forse sono una sognatrice… Ma io credo che ci siano poche cose al mondo in grado di farti sentire bene quanto mangiare una piadina all’una di notte accompagnata da una quantità spropositata (e pochissimo sana) di maionese e la puntata di una serie tv. Ditemi, mi sbaglio?
Stanotte la serie tv è qualcosa di semi-sconosciuto che io sto amando: The Marvelous Mrs Maisel, che potete trovare su Amazon Video se anche voi siete abbonati a Prime.
Non è del mio solito genere drammone-strambo-pesantozzo, è una serie leggerissima, che praticamente vola come se avesse bevuto una Redbull, ma è veramente un piccolo gioiellino.
I produttori sono i coniugi Sherman-Palladino (sentite anche voi una sigla familiare in lontananza? “Where you leeead, I will follooooow… Anywheeeere!”) ovvero gli stessi di Gilmore Girls, quindi dai, sapete gia cosa aspettarvi: risate, atmosfera allegra, battute spesso sceme e quel tocco di serietà che non guasta mai per tendere una comedy una serie bella.
La protagonista indiscussa è Miriam (Midge) Masel, una donna solare che sprizza gioia e vitalità da ogni poro, che prende le misure della vita e delle caviglie ogni sera perché non vuole cambiare di un millimetro dal giorno del suo matrimonio, madre di due marmocchietti e sposata con Joel, un uomo d’affari (come lui stesso ammette non sa neanche lui cosa fa, quindi non pretendete che ve lo possa dire io) e aspirante cabarettista. Peccato faccia ridere quanto un pugno di sabbia dritto negli occhi, o quanto Berlusconi al Parlamento Europeo.
La sua vita è quella di una tipica donna degli anni ’50: vive per il marito, per lui cucina, accudisce i figli e prepara manicaretti con cui corrompere i gestori del Gaslight -il buco locale dove chi vuole può avere il palco per mettersi alla prova- per fargli avere l’orario con più pubblico. Il suo mondo però si sgretola quando, dopo una serata andata particolarmente male al Gaslight, Joel decide di punto in bianco di mollarla per la sua segretaria. ‘Sto stronzo infame maledetto. Lui infatti una sera torna a casa, infila i suoi vestiti nella valigia di Midge e se ne va.
Da qui comincia il viaggio di Miriam, un viaggio esilarante, triste, divertente e a tratti profondissimo che la porterà fuori dal suo ruolo a cui il matrimonio l’ha relegata; un viaggio che ci farà ridere tantissimo, commuovere un bel po’ e tifare per lei come delle cheerleader impazzite. Lei cercherà di ritagliarsi un posto tutto suo nel mondo, scoprendo nel cabaret un talento e in Susie Mayers, colei che gestiste il Gaslight, una manager ma soprattutto un’amica. Scoprirà poi che gli uomini sono sessisti anche in quel campo, che “una donna bella non può essere divertente“, che le femmine non possono parlare di sesso altrimenti sono considerate sgualdrine e che affermarsi è difficile e spesso le donne devono nascondersi dietro personaggi completamente diversi e lontani da loro per potersi affermare. Lei stessa, puntata dopo puntata, userà pseudonimi diversi ogni volta che dovrà salire sul palco. Solo alla fine della stagione e del suo viaggio si presenterà al pubblico come Miriam Maisel indossando un vestito bellissimo e un sorriso radioso.
Miriam non è l’unico personaggio speciale di questa serie, però. Io ho adorato suo padre, professore di matematica molto più sveglio di quello che vuole farcredere per preservare la sua amata tranquillità. E’ interpretato da Tony Shalhoub… Il detective Monk! Vi prego ditemi che anche voi guardavate quella serie, faceva spaccare dal ridere.
Lui e sua moglie vivono la separazione di Joel e Midge quasi peggio di loro. La signora infatti è preoccupatissima per la figlia, ora sola al mondo con due bambini, che dovrà addirittura trovarsi un lavoro. Joel è il personaggio più MEH della serie. Uno stronzo inizialmente, man mano farà sempre più pena/tenerezza perché si renderà conto da solo di aver fatto ‘na strunzata e che Midge era la cosa migliore che gli fosse mai capitata. Era addirittura troppo, come lui stesso ammette, tanto da farlo sentire in soggezione. Infatti la sua segretaria era così stupida da non saper temperare una matita con il temperino elettrico.
Menzione d’onore a due elementi di questa serie tv: la colonna sonora BELLISSIMA e i costumi STUPENDI. Desidero ogni singolo vestito indossato da Midge. Ah, se solo avessi il suo vitino da vespa… Nel caso non si fosse ancora capito consiglio e straconsiglio questa serie, soprattutto se siete in un periodo un po’ giu di morale. Guardare una donna che affronta un momento devastante e riesce a farlo con dignità, ironia e tanta, tanta forza fa sempre un bell’effetto.
E sì, gente, noi donne possiamo parlare di sesso e sesso orale quanto voi siete liberi di parlare di calcio e di politica. Almeno noi sappiamo quello di cui stiamo parlando.
Ora datemi la seconda stagione e nessuno si farà male.