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Gente che sclera: Oscar edition

DOPO IERI SERA PARASITE MI HA ROTTO I COGLIONI E IL PRIMO CHE ME LO NOMINA VERRA’ MALMENATO, LEGATO A UNA SEDIA E COSTRETTO A GUARDARE QUELLA DISGRAZIA CINEMATOGRAFICA CHIAMATA “PICCOLE DONNE” PER DUE GIORNI DI FILA, IN LOOP.

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Scusate, questi Oscar mi hanno provata fisicamente ed emotivamente.
Capitemi, ho fatto la diretta a casa del mio pirlissimo miglior amico e abbiamo bevuto, mangiato e zabettato tutta la notte, per concludere alle cinque con me idrofoba perché insoddisfattissima delle vittorie assegnate.

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“Para paraaa parasite” famosa canzone dei Coldplay


Ora, a me “Parasite” di Bong Joon-ho (che per comodità io chiamo Ching Chong Chung, anche se forse potreste tacciarmi di razzismo…e avreste ragione) è piaciuto. E’ un film figo, con una trama originale, un’ambientazione semplice ma super efficace -come una mossa di Pikachu-, che riesce a far salire piano piano un’ansia assurda… PERO’ QUATTRO CAZZO DI OSCAR COSI’ IMPORTANTI MA MORTACCI VOSTRI SONO TROPPI!
Come cantavano i Backstreet Boys: tell me why. Qualcuno mi dica perché.
Miglior film straniero, miglior film, miglior sceneggiatura originale e miglior regia.
Vuoi anche una miglior fetta di chiappe o siamo a posto così, Ching Chong?
(Ammetto che lui mi ha fatto riderissimo, fa schiattare, sembra super simpa).

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Sarà che mi sono piaciuti troppi film quest’anno, che vi devo dire…
Tipo “1917“, che ha diviso il pubblico ma oh, a me è piaciuto tantissimo e pensavo che nessun film di guerra potesse mai piacermi in codesta maniera.
La trama è banale: due soldati che devono andare da un punto A ad un punto B attraversando il territorio nemico per evitare un massacro, ma è raccontato così bene, con un lavoro così ENORME dietro, con un sonore incredibile… Madò.
Per chi non lo sapesse, “1917” è girato in modo da sembrare un unico piano sequenza (ovvero un film che sembri girato con uno solo “take”, una sola ripresa senza tagli) quindi le scene girate erano lunge dai cinque ai sette minuti e ogni movimento era calcolato alla perfezione… Se vi interessano queste cose andate su youtube che io ci ho passato i giorni ad ascoltare il regista e guardare i backstage, pazzeschi.
Poi oh a me ha emozionato proprio… Quando lui alla fine comincia a correre e si fa quei trecento metri alla Usain Bolt avevo i brividi.
Insomma. regà, su dieci Oscar a cui era candidato se ne è presi tre, tutti tecnici, e per di più quello agli effetti speciali non l’avrei dato a lui ma a…

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The Irishman.
Ammetto che non avevo voglia di guardarlo, ‘sto uomo irlandese. Nonostante il cast stellare e la regia di Scorsese ogni volta che mi dicevo “dai, stasera te lo spari, Sara” poi cominciavo a cincischiare, cercavo scuse, insomma mi mettevo a cazzeggiare al pc perché l’idea di tre ore e mezza di film mi turbavano l’anima.
Poi io con i film sulla mala non è che vada proprio a braccetto… Eppure a me è piaciuto pure questo. Non so, forse sto impazzendo, non mi riconosco più.
Dicevo che gli avrei dato a mani basse il premio per i migliori effetti speciali perché nel film tu vedi ‘sti attoroni in tutte le salse: vecchissimi, giovanissimi, di mezza età, con un piede nella fossa, praticamente in fasce… E io pensavo fosse un mega lavoro pazzeschissimo dei makeup artist, ma mi sbagliavo: le trasformazioni sono tutte in digitale, e per non rompere er cazzo agli attori mettendogli i sensori in faccia hanno lavorato solo sulle immagini, girando con due telecamere di cui una a infrarossi.
Assurdo.
Anche qui, io spiego tutto un po’ ad cazzum ma se volete documentarvi trovate tutto sul grande e meraviglioso internet.

Ora attenti che qua mi incazzo di nuovo, sento già la pressione salirmi. Devo inalare dello xanax.
MA QUALCUNO MI SPIEGA PERCHE’ CAZZO HA VINTO LAURA DERN? E SOPRATTUTTO CHI MINCHIA E’ LAURA DERN?
Ora, con tutto il rispetto perché a me la sua parte in “A marriage story” è piaciuta e ho trovato i monologhi molto intelligenti… QUINDI AL MASSIMO OSCAR ALLA SCENEGGIATURA! Quanto sarà stata in scena lei, venti minuti?
Sono perplessa.
Mi sono persa qualcosa? Perchè diamine è così acclamata questa donna in questo periodo? Qualcuno mi illumini di immenso, che ‘sta vittoria mi brucia come se avesse soffiato la statuetta dorata a me medesima in persona.
Io tifavo Scarlet Johansson senza alcun pudore, vaffambagno. In JoJo Rabbit mi è piaciuta TANTISSIMO, per me ha vinto lei, caso chiuso, ciao.

Di Joaquin Phoenix non ho nulla da dire se non che se avessero dato il premio a qualcun altro avrei comprato istantaneamente il biglietto aereo e sarei andata a picchettare al Dolby Theater.
Sì, potrei essere innamorata di lui.
Send Help.
(Se sei Joaquin Phoenix e stai leggendo: send nudes.)

A marriage story” come ho già ampiamente detto qui sul blog mi è piaciuto tantissimo soprattutto per l’interpretazione di Adam Driver che è stato incredibile, anche il modo in cui gli si gonfiavano le vene nelle scene di incazzature sembrava perfetto.
Non so perché ma ogni tanto torno a guardare la scena della loro litigata epica e ogni volta c’è un gesto, un cambiamento di tono, un qualcosa nel modo di recitare di quel quaglioncello che mi fa pensare “miiiiinghia, che bravo”.
Vi lascio il link del video, va.

https://www.youtube.com/watch?v=FDFdroN7d0w

Joker
Anche qui mi è dispiaciuto assai che abbia ricevuto solo due statuette anche se mi rendo conto che non avrebbe potuto vincere altro… Però per quello che mi ha trasmesso gli darei un premio speciale. E’ comunque diventato iconico nel momento in cui è uscito in sala quindi chissenefrega di sti ometti dorati alla fine.

Concludo questo post con un’opinione che potrebbe farmi linciare: Brad Pitt non meritava l’Oscar.
Bon, l’ho detto, ora fuggo in Messico.
Insomma, è bellissimo e non è proprio un cane a recitare, ma da qui ad avere un Oscar ne passa di acqua sotto i ponti… Ha lo stesso numero di statuette di DiCaprio, dico solo questo.

Credo dunque di aver finito, in caso scleriamo tutti insieme nei commenti perché ora DEVO sapere voi cosa ne pensate di questi film e di questi Oscar: siete soddisfatti? avete vinto il toto-statuette? Quale film vi è piaciuto di più e quale di meno? Anche voi alla quarta vittoria di Parasite stavate per scagliarvi contro il televisore urlando improperi?
Fatemi sapere di tutto e di più che qua la questione è calda.

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Filmozzo da Oscarozzo: Storia di un Matrimonio

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Non so voi ma a me il periodo degli Oscar emoziona sempre assai. Che vi devo dire, il cinema è una delle mie passioni e per quanto a volte gli Academy Awards siano deludenti, ingiusti e chi più ne ha più ne metta offrono sempre una lunga lista di film meritevoli.
In questi giorni io mi sto buttando nella maratona “film da Oscar”, e devo dire che sta andando alla grande: questo 2020 i film sono davvero belli. Curati, dettagliati, con un lavoro dietro che lo percepisci in ogni frame quanto si siano fatti il mazzo tutti quanti per fare ‘sto film.
Ed è proprio emozionante rendersi conto di queste cose. Intuire o almeno in parte cogliere i ragionamenti dietro ad alcuni movimenti di camera, di alcune scelte cromatiche, di certe inquadrature, di determinate scelte attoriali e soprattutto è bellissimo guardare le performances di attori pazzeschissimi.
Insomma, è come se mi stessi reinnamorando del cinema, quindi temo sarò ancora più cattiva con i film brutt.

Allooooooora, di che parla questo filmozzo bellozzo chiamato “Storia di un matrimonio”, di Noah Baumbach?
E’ presto detto.
Non aspettatevi chissà che tramona incredibile eh, è bello proprio perché è una storia spaventosamente normale, quasi banale… se un divorzio potrà mai essere definito banale. 

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Charlie e Nicole, Nicole e Charlie.
Il film si apre con entrambi che tessono le lodi l’uno dell’altro.
Nicole è incredibile, pazzesca, indomabile, divertente, buona d’animo che Madre Teresa in confronto era una strega, e poi è un’Avenger quindi di che stiamo parlando?
E lei pure, fa una sviolinata che nemmeno Tchaikovski “Lui è il padre migliore dell’universo, è indipendente, coraggioso, fa sentire tutti a loro agio, è un direttore teatrale stellare, e c’ha anche una nave spaziale. E poi sa usare la spada laser, tiè.”
Queste sdolcinatezze sono cose che i due non si diranno mai poiché sono lettere che hanno scritto come compito per la loro seduta dal consulente che li segue nella separazione.

Il film prosegue facendoci capire perché effettivamente la coppia non funzioni: lei è un Avenger, lui è un supercattivone che vuole conquistare galassie… ah no, scusate.
Uno dei problemi è che lei era un’attrice piuttosto famosa prima di sposare lui e andare a lavorare per la sua compagnia teatrale: la sua carriera e la sua celebrità sono andati piuttosto bellamente a farsi friggere mentre la notorietà di lui è esplosa fragorosamente. In più Nicole è diventata non solo moglie ma anche mamma, due ruoli che hanno preso il sopravvento nella sua vita facendole chiedere che cos’altro fosse lei un tempo, prima di tutto questo. Si sente persa, confusa, e i suoi desideri le sembra vengano sempre messi da parte.
Charlie invece ha avuto un’infanzia difficile, è cresciuto praticamente da solo e grazie al suo talento si è guadagnato una reputazione di “genio” della drammaturgia, alimentando il suo ego e il suo attaccamento al lavoro.
C’è un cattivo in tutto questo? No. Sono due esseri umani imperfetti come chiunque altro, che si scontrano con la normalissima problematica del non comunicare abbastanza, il che li allontana sempre di più.

Ci sono parecchie scene toccanti -dal monologo di sei ore di Nicole con una Scarlet Johansson struccata, sull’orlo del pianto, che racconta la storia della sua vita e del suo matrimonio alla scena finale di Charlie che si commuove e ci fa piangere tutti- ma quella più famosa e più bella è sicuramente quella del litigio furioso tra Charlie e Nicole.
Stanno cercando di accordarsi tra loro in modo civile perché hanno capito che i loro avvocati li faranno scannare senza pietà, ma la loro calma conversazione diventa un litigio isterico, con due interpretazioni p a z z e s c h e.
“Tu sei un infame, pallone gonfiato, fai schifo e puzzi pure!”
“E tu sei una capra, fallita, fai cagare e piuttosto che stare con te mi limono un cactus!”
Insomma, cattiverie di una certa levatura.

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Non vi dirò come finisce il film, furbetti, andate su Netflix e ve lo guardate, dopodiché venite qui e mi dite se vi è piaciuto o no.
Io devo dire che avevo aspettative un po’ bassette, tipo bassethound, però mi sono ricreduta assai. Ammetto che Adam Driver in Star Wars mi faceva abbastanza caaaa, però minchia, mi devo fustigare perché è proprio bravo. E’ uno di quegli attori che recita con tutto il corpo ed è un piacere guardare e riguardare le sue scene per cogliere ogni gesto e ogni sfumatura che riesce a dare. Non che Scarlett Johansson sia da meno, 

Ora posso tornare alla mia ossessione: Joaquin Phoenix. L’ho sempre amato ma non mi ero mai voluta fissare come invece sto facendo in questo periodo, che recupero interviste e film appena ho due minuti liberi. Che vi devo dire: over 40, problematico, misantropo, difficile. E’ proprio il tipo di uomo che piace a me, e il tipo di attore che entra così tanto nel personaggio da diventare il personaggio.
Lo dico, quest’anno ci sono film e attori davvero bravissimi, ma il mio cuore è con Joker e Phoenix.

E voi state seguendo le nomination agli Oscar di quest’anno? Avete dei favoriti? O ve ne sbattete altamente le natiche di questi Academy Award (che ammetto sono sempre più una farsa con troppa “politica” dietro, ma tant’è)?
Quali sono le vostre cotte Hollywoodiane?
Narratemi tutto, che io ho la febbre e domani ho un esame terrificante (linguistica tedesca) e devo distrarmi!

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Soluzioni alternative a regali che non so fare

Codice rosso, allarme, sos: devo fare circa duemila regali di natale e non ho i soldi manco per piangere, come razzo faccio? (Che maga della censura che sono, neh? Cosi fine, educata, children friendly…)

Ora innanzi a me vedo solo tre opzioni:

1) litigare con tutti i miei amici entro il 23 Dicembre in modo tale da piazzarla nel culetto a tutti quelli che aspettavano con ansia un mio regalo (ma chi mai si aspetta un regalo da me poi, ma che tristezza). Sono già sulla buona strada direi, sfracello un paio di coppie, faccio qualche scenata e i regali di natale -e gli amici- saranno un lontano ricordo. Per i familiari è diverso… potrei direttamente ucciderli.

2) Con magheggi incredibili e un’organizzazione da manuale delle giovani marmotte creo una catena di “dare-ricevere regali” che mi consenta di prendere il regalo appena ricevuto dall’amica A e rifilarlo all’amica B, cosi il regalo di B andrà a C e cosi via finché non finisce l’alfabeto. Non so se ho l’intelligenza necessaria a un piano tanto subdolo però, finirei col fare un casino e ridare i regali a chi me li ha appena dati.

3) spaccio cose inutili per regali incredibili. Una manciata di sabbia del gatto diventa incredibile terreno lunare preso nella mia recente gita nell’iperspazio, uno scarabocchio di mio nonno diviene un personalissimo autografo di attore/cantante X che tanto piace a mia cugina, una sciarpa su cui ha dormito il mio gatto verrà spacciata come colletto di visone.

Oppure insceno la mia morte, alla Il fu Mattia Pascal. Ella fu Sara non Pascal, potremmo dire.
Voi siete pronti, carichi per il Natale?
Io no. Zero. Zero virgola zero zero nada. Il Natale per la mia famigghia è sempre un disastro epocale, è come essere sul Titanic ogni anno: sappiamo che ci saranno pianti, litigate, strilli vari, ma ci raduniamo lo stesso, dritti verso l’iceberg.
Penso che stavolta mi porterò scialuppa di salvataggio e salvagente per sicurezza.

E poi voglio aprire una parentesi: ma i messaggi che ricevi a Natale da quelle persone che ti scrivono solo alle feste comandate? A me fan schiattare.

Non fa in tempo a scattare la mezzanotte che DRRRRR il cellulare vibra; parbleau, chissara mai? Quel figo che tanto mi piace e a cui sto dietro dal seimila avanti cristo? Quel rachitico del mio ex che ancora rompe le balle? Quantomeno mia sorella?

No.

Numero sconosciuto.

“Sono Luisella Luisana. Buon Natale a te e famiglia. :)”

E tu guardi lo schermo e pensi “ma chi minchia è Luisella Luisana?”, poi capisci: è l’amica della cugina del fratello della tua amica di secondo grado, vista una volta di sfuggita in ascensore per quattro secondi netti.
Poi sale lo sconvolgimento perché capisci che la persona che ti vuole più bene al momento, al punto di farti gli auguri allo scoccare della mezzanotte, è Luisella Luisana. Una sconosciuta.

Voi Spelacchiati come passerete le feste? Come sono i rapporti con i vostri parenti? Andrete a pranzoni e cenoni armati fino ai denti pronti a sbudellare qualche parente o siete tra quei fortunati con una famiglia normale che riesce a stare ore insieme senza drammi epici?
E soprattutto, come siete messi con i regali!? Ditemi che non sono l’unica messa così male!

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Sbagli, viaggi, cose

Penso di essere stata bandita dal mio bar di fiducia, ora mi sento senza patria. Lo accetto, però ora devo trovarmi un nuovo nido. O sbattermene altamente le natiche e continuare ad andarci anche se penso che la barista mi sputerà nel bicchiere ogni volta -o mi picchi, dipende da come le gira- dunque sono spaesata. Voi siete mai stati banditi da qualche parte? Narratemi, che mi sento sola e stupida. 

Oggi vorrei parlare di cose. Di viaggi. Di persone. Di errori.

Ultimamente sto sbagliando tanto, forse troppo, magari tutto, eppure mi sento bene come se sbagliare ogni tanto fosse la cosa giusta. E’ difficile da spiegare, magari riuscite a capirmi, magari mi giudicherete malamente e nessuno leggerà più questo blog, chissà.
Ho fatto una cosa sbagliata, con molte attenuanti ma comunque sbagliata.
Se qualcuno ti presenta il ragazzo dicendo “siamo una coppia apertissima, io sono stata con altri mentre stavo con lui e sono prontissima a rifarlo quindi lui può andare con chi vuole, amore libero, viva la libertè” e poi si incazza mortalmente se lui sta con me, possiamo dire che è davvero tutta colpa mia?
Forse sto solo cercando scuse e avrei dovuto evitare e basta, ma sono un essere umano.
Sbaglio, ho sbagliato, sbaglierò in futuro.
Spero solo che imparerò a sbagliare meglio. 

Ora mi merito il ban, lo so, però non sono pentita di nulla, o quasi. Sono stata bene, sono stata umana, mi sono sentita viva come non mi capitava da decisamente tanto tempo.

A volte sentirsi desiderati e quel fuoco dentro che solo la passione sa accendere fa bene all’anima. A volte no, a volte è difficile.

Sbagliando si impara.
Io ho imparato sicuramente una cosa: devo fare più spesso quello che mi fa stare bene, perché non mi sentivo così rilassata, calma, quasi serena da davvero tanto tempo. 

Sabato sono stata a una serata in un locale, il tema era “Into the wild” e oltre ad una tribute band dei Pearl Jam (adoro!) hanno proiettato il film, che non avevo mai visto; ora ho una voglia incredibile di mollare tutto, tutti e partire.
La mia meta dei sogni è la Nuova Zelanda -la gente mi guarda in modo strano quando lo dico, ancora di più quando dico che gli Stati Uniti non mi attirano per niente nonostante legga un sacco di autori statunitensi- ma vista la mia avversione per il caldo, le spiagge e la gente altri posti che mi piacerebbe tanto visitare sono la Svezia, l’Islanda e la Norvegia.
In Danimarca c’è un mio ex, quindi mi terrò a distanza dall’intero paese per sicurezza.

Voi avete una meta dei sogni?
Una coppia di amici andrà in viaggio di nozze in Sudafrica, che sembra straordinaria.
Io sto pensando di farmi qualche mese di vacanza studio in Germania, il mio tedesco lo necessita e io ho bisogno di farmi un viaggio e di staccare un attimo. Devo rendermi conto -di nuovo- che posso sopravvivere da sola. 

In realtà quando ero stata in Germania tre mesi avevo perso un sacco di chili perché cucinavo una volta a settimana e per il resto mi nutrivo a caso, di bacche e semi, quindi non so se è classificabile come “cavarsela da sola”, però sono dettagli.

Dai, per oggi ho parlato abbastanza, mi sono aperta più che abbastanza, ora sta a voi dirmi qualcosa. Insulti, incoraggiamenti, storie, un po’ quello che vi va, sono pronta a tutto.
Buona giornata, Spelacchiati

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Stralci da una seduta.

“Allora Sara, come andiamo?”
“Onestamente? Non lo so. Non benissimo. Neanche malissimo, credo.”
La dottoressa mi guarda. Secondo me era una risposta piuttosto positiva, ma la psicologa non sono io.
“Ti senti ancora annoiata, apatica?”
Annuisco, guardo in giro. Faccio ancora fatica a guardarla negli occhi in certi casi.
“Mi sembra davvero di oscillare tra la noia e il dolore, con pochissime pause piacevoli in mezzo.”


*


“Parlami degli incubi.”
Mi agito sulla sedia, guardo fuori dalla finestra: vorrei essere da un’altra parte e allo stesso tempo da nessun’altra parte.
“Non saprei… variano. Però ci sono delle costanti. Spesso devo scappare. Non so da cosa, non so perché, so solo che qualcosa minaccia di uccidermi e io devo scappare. E ci sono delle scale, quasi sempre. Devo scendere o salire infinite rampe di scale.”
“E tu che visuale hai, nel sogno? Ti vedi?”
“No, è come se fosse in prima persona.”
“Quindi non sai quanti anni hai, nel sogno?”
“No. Non saprei proprio.”


*

“Ormai ti conosco da un anno, Sara, e credo che il problema sia che tu stai bene solo quando stai male. Sembra una frase fatta ma gli stimoli che ti servono per sentirti coinvolta dalle situazioni devono essere così particolari e così forti che solo circostanze negative ti sanno fornire. Dobbiamo capire perché, se è un tratto della tua personalità o se è successo qualcosa nella tua vita che ha dato inizio a questa apatia.”
“Non è così per tutte le persone che soffrono di depressione?”
Lei scuote la testa “Come ogni cosa per ognuno è diverso. Alcune persone vanno a periodi, ma tu sei così da quando abbiamo cominciato a vederci un anno e mezzo fa. La vita ti scorre addosso e cerchi le situazioni che ti fanno stare male.”
E’ strano sentirsi dire quello che effettivamente hai sempre saputo.
“Prendiamo l’ultimo esempio, questo uomo -qui sul blog lo chiamerò Chuck-; è fidanzato. Vi piacete a vicenda, tu ti continui a tirare indietro quando lui vuole diventare fisico con te, e così sei dilaniata tra il tuo desiderio e la tua moralità.”
“E se fosse single non mi piacerebbe, probabilmente…” aggiungo, sospirando.
“Esatto. Perché cerchi gli amori impossibili, le situazioni complicate, per uscire da quel limbo di apatia e noia che ti intrappola. Dobbiamo lavorarci.”
*
Niente, Spelacchiati, stasera va così, post serietto e sincero perché la seduta di stamattina mi ha completamente svuotata, turbata, spossata. La psico vuole ricominciare a vedermi ogni settimana perché marco male ultimamente.
E’ da stamattina che vorrei soltanto raggomitolarmi sotto una coperta e dormire, ma anche stasera credo che dormire sarà un’impresa.
Domani andrà meglio per tutti, daje.

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“IO SONO GIORGIA” BookTag

Sono viva! Un po’ malridotta ma viva, tra la febbre e la mia incredibile goffaggine -sono riuscita a inciampare e cadere sbattendo il ginocchio contro lo spigolo del marciapiede aprendomi il suddetto ginocchio- diciamo che sono abbastanza viva. Comunque me le merito tutte queste sfighe, mi sto cacciando in situazioni molto del cazzo quindi qualcuno doveva punirmi… Ho capito, Dio, ho ricevuto il messaggio. Mi chiudo in casa per il resto dei miei giorni.

Penso di avervi già parlato di Matteo Fumagalli che secondo me è un genio, e sul suo canale (vi ho lasciato il link, vi basta cliccare sul suo nome!) ho trovato questo booktag bellissimo ispirato dall’ormai celeberrimo “io sono Giorgia! Sono una donna! Sono una madre! Sono cristiana!” della Giorgiona Melona. Non commenterò nemmeno il suo discorso perché non voglio essere troppo scurrile.

Cominciamo!

IO SONO GIORGIA = Un libro che tratta di identità 

“4,3,2,1” di Paul Auster. Un libro, quattro versioni dello stesso personaggio che rimane sempre riconoscibile nonostante i cambiamenti di infanzia, vita, preferenze sessuali, lavoro e chi più ne ha più ne metta… Ne ho già parlato forse fin troppo ma ho amato questo romanzo.
Una delle letture più belle di quest’anno!

SONO UNA DONNA = Un libro con una protagonista femminile forte

A scuola mi ero innamorata del personaggio di Didone, in tutte le varie trasposizioni letterarie. Fortissima, innamoratissima, senza speranzissima (un po’ come me in ogni mia vicenda sentimentale, io e la Dido ci capiamo.)

E poi più o meno qualunque personaggio femminile in “Il trono di spade”, sono una più pazzesca (e stronza) dell’altra! Daenerys, Brienne, Arya, Cersei… tutte stra-toste, ben caratterizzate, facili da amare od odiare a seconda dei casi.

SONO UNA MADRE = Un libro che parla di famiglia

Qui non si tratta di famiglia vera e propria ma quando si parla di madri oltre alla Giorgiona Melona a me viene sempre istantaneamente in mente Fantine de “I Miserabili”. Una donna che per amore della sua bambina, che non vede nemmeno perché ha affidato alle cure di un’altra famiglia, vende il suo corpo, i suoi capelli, i suoi denti, la sua identità e la sua vita… Personaggio struggente che dimostra l’infinito amore che una donna può provare per la sua creatura.

SONO CRISTIANA = Un libro dalle tematiche esistenziali e/o spirituali

Siddharta, by Herman Hesse.
Un po’ una rottura di coglioni eh, sarà che l’ho letto per un esame, però è un grande classico… almeno una volta nella vita va letto. Un mio amico dice che “gli ha cambiato l’esistenza”.
A me ha solo annoiato quasi a morte, ma sono punti di vista.

GENITORE 1 = Uno dei primi libri che hai letto

Allora.
Io me lo ricordo bene, questo libretto per bambini.

“Il mio primo libro delle cose blu”, o una cosa del genere, con dentro disegnati una balena, un serpente e dell’uva.
Tutte che che non sono assolutamente blu, la mia esistenza è sempre stata una menzogna.

GENITORE 2= Il libro che ti ha spinto all’amore della lettura

Risposta banale ma sempreverde: Harry Potter. Senza di lui non so dove sarei, probabilmente mi sarei data alla droga e alla prostituizione.
(Quindi sì, Harry Potter mi ha rovinato la vita)

SIAMO LGBT = Un libro a tema LGBT

“Pasta al burro a fine mese. Una città hard rock come Bari. La faida dello zerbino con la famiglia del secondo piano. Andrea “Cespuglio” Magli è uno studente con la sindrome del criceto. Ludovico, dark e fascinoso, sembrerebbe l’ideale per toglierlo dalla gabbia, se non fosse un vampiro pericolosamente bisex e per giunta nel mirino del racket.”

Allora, questo non l’ho mai letto ma ce l’ho in wish list da almeno tre anni. Si chiama “Porcaccia, un Vampiro!”, di Giusy De Nicolo. Ragazzi, se avete dei soldi e non sapete cosa farvene me ne regalate una copia, per piacere? Non c’ho danari manco per respirare, i libri li vedo col binocolo.

Però mi ispira un sacchissimo, secondo me vale la pena comprarlo, mi sembra proprio carino!

DIFENDIAMO LA NOSTRA IDENTITÀ = Un libro che spicca per la sua unicità

Regà qua vado un po’ fuori tema e vi tiro fuori un’altra perla del mio passato. Per me questo è unico perché è il solo che mi abbia mai fatta ridere così tanto: “Quella vacca di Nonna Papera” di Claudio Bisio.
Ragazzi, ridevo ad alta voce ogni volta, non importa che sapessi a memoria i brani.
Quando mia mamma ha avuto l’infarto qualche mese fa gliel’ho portato in ospedale per farle passare il tempo, ancora mi ringrazia e ne parla perché anche se era super demoralizzata per la situazione quel libro è riuscito a distrarla e farla ridere.
Stra consigliato come regalo per chiunque sia un po’ giu di morale.

Se vi va di rispondere alle domande potete farlo qui nei commenti o nei vostri blog, ditemelo che passo volentierissimo a dare un’occhiata!
Come sempre grazie mille per tutti i commentini, Spelacchiati del mio cuore, anche se non rispondo sempre vi leggo, rileggo e adoro.

Ora andrò a zoppicare verso l’università cantando “Io sono Giorgiaaa! Genitore 1, Genitore 2!”

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Film Bellin: Eden Lake

Quale criterio seguo per scegliere che film guardare? Molto semplice, mi pongo la domanda “c’è almeno un attore molto figo?” Se la risposta è “si” lo guardo, altrimenti thank you, next.

A sto giro il manzone è niente popodimeno che Micheal Fassbender, il quale è -per chi non lo sapesse- è uno gnoccazzo di livello Super Sayan oltre che un attore molto bravo. (Perché va bene essere bellini, ma se uno non sa recitare per quanto mi riguarda ha zero zero fascino.)

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Il film comincia e ci sono Steve e Jenny, innamoratini tutti pucci pucci, che partono: salgono in macchina e vanno verso l’infinito e oltre, destinazione paradiso (cioè, letteralmente, anche se loro non lo sanno.)
Arrivano all’ostello e già si capisce che c’è un problema di mentecattezza tra genitori e figli del posto: marmocchi che urlano e corrono a tarda notte, madri che fanno volare ceffoni come se non ci fosse un domani, ragazzini odiosi da prendere a mazzate…

Ottimo.

Il giorno dopo Jenny e Steve vanno al lago, un posto super romantico, e incontrano prima di tutto un ragazzino tutto solo che cattura insetti ed è indifferente alla vita, e poi un gruppo di bulletti simpatici quanto la sabbia nelle mutande, che io avrei preso a padellate in faccia già dopo mezzo secondo. 

Il cane di ‘sti citrulli va ad abbaiare addosso a Jenny, a mezzo centimetro dalla sua faccia, mentre i ragazzi tengono il volume della musica altissimo; allora Steve si gonfia tutto, come un tacchino da combatimento, e va a dirgli “oh bimbiminchia delle mie scarpe, ci date un taglio?” ma viene deriso malamente.
Ora, io un po’ li capisco, quelli lì. C’è Fassbender alla tua stessa spiaggia, è ovvio che uno fa di tutto per farlo avvicinare! Però hanno sbagliato tattica. Io avrei tentato la strategia “mi incollo a te come una cozza allo scoglio, dovranno usare uno sturalavandini per staccarmi da te”.

Poi i ragazzi si mettono a spiare con il binocolo la povera biondina. 

Inspiegabile.

C’è lì un figo della miseria e voi guardate la ragazza? Si vede proprio che avete dei problemi mentali.

Jenny e Steve fanno sessissimo tutta la notte e al mattino dopo quando mettono in moto la macchina PEPEM, esplode una gomma perché quei simpaticissimi pischelletti avevano piazzato un chiodo. A Steve si chiude un po’ una vena e cerca di stirarli con l’auto una volta tornati in città, ma non lo fa. 

Vanno di nuovo al lago e mentre sono impegnati a fare i cretini in acqua qualcuno gli ruba la borsa da spiaggia e visto che c’erano dentro le chiavi dell’auto gli rubano pure quella. Bravi, ammettiamo che siete un pochino pirli però. 

Steve allora parte alla riscossa, trova i ragazzini, gli chiede le chiavi, non gliele danno, partono le botte e nella collutazione Steve prende il coltello di uno dei ragazzi e accoltella per sbaglio il cane del capetto psicopatico.

Scappano in macchina ma i ragazzetti lanciano pietre contro di loro e sfasciano il parabrezza, cosìcchè Steve -non vedendo un cazzo di niente- si schianti con l’auto contro un albero.
Lei se la squaglia come un leprotto inseguito dai cani lasciando il feritissimo Steve ai ragazzi, che lo raggiungono, lo acchiappano e lo legano ad un albero e quindi cominciano a tagliuzzarlo, a intagliarlo come se fosse una zucca di Halloween.
Ora, forse non ci siamo capiti, marmocchi pezzi di fango. GIU LE MANI DA FASSBENDER, PICCOLI FIGLI DI UNA GRANDISSIMA PUT-

Insomma, io vi avverto, torcetegli un solo capello rossiccio e io vi affumico come il salmone. 

Purtroppo questi piccoli hiji de puta non mi danno retta e fanno un sashimi di figo, e io ero lì che auguravo a ‘sti maldidi le peggiori sofferenze. Tipo picchiare il mignolo contro il comodino o togliersi una pellicina dal dito troppo in fondo.

Quella poveraccia di Jenny, che per tutto il film mantiene i neuroni attivi a differenza di tanti protagonisti nei film del genere, fa una mezza vaccata: prova a chiamare la pula con il bluetooth ma essendo a mezzo metro dai teppistelli psicotici quelli dicono “parbleau, la bionda è qua in giro!” e partono all’inseguimento come Willy Coyote con Beep Beep, inforcano le bici e partono a razzo ma lei ha un guizzo di figaggine e acchiappa un bastone gigante, si apposta sotto a una discesa e glielo pianta tra i raggi: capitombolano tutti a terra e lei fugge come Tarzan nella foresta.


Ci sono altre scene abbastanza fighe che mi hanno messo un’angoscia che solo gli inseguimenti fatti bene sanno mettere, mi stavo squagliando dall’apprensione. Steve e Jenny si riunisscono perché lui intanto tipo McGiver è riuscito a liberarsi ma è ferito praticamente a morte quindi è tutto molto straziante e ansiogeno perché sarà una foresta di millemila metri quadri, ma quei bastarderos gli stanno alle calcagna ogni volta.

Alla fine i ragazzi decidono di pranzare e farsi una grigliata, il menu prevede Jenny e Steve arrosto: sti mentecatti vogliono bruciarli in un rogo. Steve ormai è già bello che andato perché l’avevano bucherellato come un colabrodo, lei però in un altro guizzo geniale si libera e comincia di nuovo a scappare zigzagando nell’erba alta.

Insegui di qua, insegui di là. arrostiscono pure il ragazzino che lei aveva incontrato all’inizio del film, quello che catturava gli insetti. Adam Pigliamosche, se qualcuno coglie la semi-cit vince un bacino. E con bacino intendo proprio osso sacro, coccige ecc.

Va beh, tagliamo un po’ corto che qua si sta facendo notte: Jenny nella fuga ammazza uno dei ragazzini, quello più inutile che non voleva prendere parte alle sevizie ed è stato più o meno costretto (ingiustificabile comunque, però avesse piantato un vetro nel cuore del più stronzo sarebbe stato molto meglio) e poi ruba una macchina e investe pure l’unica ragazza del gruppo, una stronza insopportabile.
Alla fine arriva all’ostello dove avevano alloggiato e… qui cazzo se avete intenzione di guardare il film smettete di leggere perchè è un finale molto originale (dico davvero, niente ironia stavolta) e non voglio rovinarvelo.
3

2

1

SPOILER del finale TIME

I genitori di quegli esseri ignobili che mi hanno ammazzato il Fassbender all’inizio la aiutano, cercano di capire cosa le sia successo eccetera, poi ricevono una chiamata: vengono a sapere della morte di alcuni dei loro figli, e il bulletto capo arriva e dice che è stata lei a uccidere tutti e che è pazza e crudele.
Bon, disperazione, rabbia, urla, calci volanti, e Jenny passa da un calvario a un altro.
Il film si chiude con il pischello pazzo supremo che va in camera sua mentre di sotto suo padre e gli altri genitori uccidono Jenny.

T O T A L E. Mi ha lasciato una sensazione orribilissima addosso, questa fugge da tutte le parti come una pazza per poi essere fatta fuori dagli stronzissimi genitori degli stronzissimi figli!? Ma! Inaccettabile. Figo. Interessante.

Conoscevate già questo film, Spelacchiatini miei? Io no ma Fassbender a parte l’ho trovato abbastanza valido, senza i clichè fastidiosi dei soliti film di questo genere; in più è recitato bene e hanno avuto delle idee interessanti, e l’ansia era sempre very alta durante tutto il film… Se lo guardate o lo avete già visto fatemi sapere la vostra opinione!

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Gente che sclera: marmocchi a ripetizioni, genitori edition

Argh, ergh, irgh, orgh e anche urgh.
Si percepisce il mio scompiglio interiore? Sono tutta un acciacco e in più penso di aver raggiunto un record mondiale: sono la donna più rifiutata al mondo.
Dovevo andare al cinema con un ragazzo, ci stavamo mettendo d’accordo per il giorno e…Puf! Scomparso. Dissolto nell’aere. Sparito dalla faccia della terra come Renzi negli ultimi tempi.
Posso dire una cosa? Una sola.
Mavvaaaaaffanculo!
Bastava dire di no al cinema e amici come prima, cos’è questa maturità da duenne

Mah.

Ho capito, devo appendere la vagina al chiodo, io e il genere maschile non siamo compatibili. 

Ma passiamo al punto di questo post, ovvero parlare (male) dei genitori dei marmocchi a cui do ripetizioni, avere a che fare con loro è piacevole quasi quanto darsi una martellata sull’alluce.

La mamma gufo

Lei ci fissa.
Tutto il tempo, come in un film horror.
Io e il marmocchio siamo in camera a fare lezione e lei si siede sul letto, immobile, apparentemente in stato vegetativo.
Stato vegetativo-comatoso che però dura più o meno due minuti, dopodiché comincia “Pargoletto, stai seduto bene.” “Pargoletto, ascolta, hai capito cos’ha detto?” “Pargoletto, se hai domande fagliele” “Pargoletto, fai il bravo.”
“Signora, eccheccazzo, ci lascia lavurà?”
No.
Lei rimane lì, stoica, a dare ordini, chiedere cose, in poche parole a scassare la min-
“Signora, se ha da fare non c’è problema, ce la caviamo benissimo da soli…”
“No, no, così guardo cosa fa.”
Tre secondi dopo è di nuovo lì “Pargoletto, scrivi bene! Stai composto! Fai bene i calcoli!”
SIGNORA LA ACCOLTELLO SE NON SE NE VA, CHIARO?

La Mamma del Genio

Lei è orgogliosissima di suo figlio.
Che lui non sappia fare due più due è un insignificante dettaglio, secondo il suo parere suo figlio è un genio incompreso e siamo tutti dei mentecatti a non capirlo.
Lo ha iscritto a nuoto, karate, pianoforte, teatro, batteria, corso sciamano di rilassamento, preventivamente alla patente, potesse lo manderebbe sulla Luna.
“Eh sì lui sa fare tantissime cose, ha un sacco di passioni.”
Io la guardo.
Guardo il bambino.
Un mocciosino di otto anni che ha come unico scopo nella vita giocare ai videogame, ha a malapena la capacità di camminare e respirare contemporaneamente e la verve di una spugna di mare.
Ovviamente è un piccolo saccente fastidiosissimo perché i suoi genitori l’hanno caricato come non so che roba, quindi lui guarda tutti dall’alto del suo metro e cinque e della sua genialità.
Ma se è così scaltro com’è che è insufficiente in tre materie?
“Eh, sono le maestre il problema…”
Sicuramente signora.
Sicuramente.

I genitori Pablo Escobar

Loro sono come il crimine: non pagano.
Mai.
“Eh te li do tutti insieme a fine mese!”
E a fine mese “La prossima volta!”
E così via finché non entro in modalità “esattore delle tasse” e gli sto addosso come un segugio.
Signora, cazzo, se per non darmi otto euro fugge pure in Messico abbiamo un problema. Che poi vivono nell’oro praticamente, credo abbiano un deposito come Paperon de Paperoni da qualche parte, è solo infinita tirchiaggine la loro.
Maledetti, sganciate i miei spicci che devo comprarmi un vodka tonic se no a vostro figlio insegno tutto sbagliato.

Il genitore incazzoso e incazzato

Storia molto recente.
“Sara, ha preso quattro!! Com’è possibile!!?!”
“Ehm, signora, mi avete chiamata il giorno prima della verifica con sei argomenti da fare, e sua figlia non brilla proprio di guizzo matematico… L’anno scorso eravamo riuscite ad evitare gli esami di riparazione perché ci vedevamo una volta a settimana, dovremmo fare così anche quest’anno per restare al passo col programma.”
Visualizza il messaggio.
Non risponde.
Non mi ha mai più chiamata.
Commento?
Mavvaaaaaffanculo pure te.

Santa pazienza… Che poi in effetti i marmocchietti mi danno anche qualche soddisfazione ogni tanto, tutti sempre promossi con bei voti grazie a moi anche se nessuno si prende la briga di riconoscere il mio merito. “Eh ma lui è bravo, è intelligente”.
Certo, non prende otto perché io rischio la sanità mentale a spiegargli le cose ogni settimana, figurati.

Mi raccomando, se siete genitori, non siate mamme gufo o padri Escobar, che poi ci scappano le botte.
Voi che dite, sono peggio i bambini o i genitori? Io sono indecisa, per non far torti a nessuno li odio indistintamente.

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Gente che sclera: marmocchi a ripetizioni

Oommmm….
Sì, sto cercando di meditare perché sono un po’ isterica. Vagamente idrofoba. Potenzialmente killer.

Dovete sapere che do ripetizioni a una manciata di marmocchi, ma ultimamente mi stanno chiamando fuori dalla grazia.
Io e i bambini non andiamo d’accordo, siamo come i gatti e l’acqua.
Vi farò un breve elenco dei marmocchi con cui ho a che fare per esorcizzare il nervosismo che ho in corpo.

Il Marmocchio saputello
Questo è il fastidio fatto a metro e venti. Puffo Quatrocchi, praticamente.
Sa tutto lui, non gli servono ripetizioni e deve addirittura essere lui a fare la lezione a me.
“Allora, per risolvere un’equazione di primo grado devi-“
Mi interrompe immediatamente “Questo si fa così, cosà, cosù, lo so già!”
Ma cosa straminchia dici, non ha senso quello che stai facendo, taci e lasciami spiegare!

Il Marmocchio Sempre in Piedi.
Lui è agitato. Shackerato, forse. Una molla. Tu lo metti seduto e quello schizza in piedi dopo nove secondi.
Perché?
Non ci è dato sapere. So solo che comincia a trafficare con lo zaino, quasi ci sparisce dentro, poi va alla credenza, in sala, in Cambogia, e alla fine torna come se nulla fosse.
“Dai, Satanino, vediamo che compiti dobbiamo fare oggi…”
E lui si siede.
Abbasso gli occhi per guardare i compiti, li rialzo e lui è in piedi sulla poltrona. Perché? Non si sa.
“Vado un attimo di là a prendere una cosa!”
Non fai in tempo a dire “non ci provare che prendo la sparachiodi e ti inchiodo alla sedia” che lui è già sparito, dissolto nell’etere.
Argh.

La Rompiballe.

Lei sbuffa.
Tutto il tempo.
Quasi incessantemente, non so neanche dove prenda tutta quell’aria, è una vaporiera a due gambe.
Appoggia la penna sul foglio e sbuffa, scrive la data e sbuffa, sbuffa e sbuffa. Oh zia, non è che io mi stia divertendo chissà quanto a farti fare delle cavolo di operazioni, preferirei starmene a casa a guardare Peaky Blinders onestamente, ma la vita fa schifo per tutti.
“Dai Capretta Tibetana, sei per quattro?”
Sguardo carico di sommo disprezzo “Ventidue.”
“Eeee. Errore. Riprova, dai.”
Mi guarda e lo vedi proprio che pensa io sia stupida “Ma si che fa ventidue, guarda. Fallo con la calcolatrice e vedi.”
“Capretta Tibetana, no, non fa ventidue. Rifai il calcolo, please”.
Lei mi guarda, incaponita “Ma si che fa ventidue!” ormai rasenta l’isteria il suo tono e io mi gratto le mani per non lanciare per aria la scrivania.
“Parola di lupetto, non fa ventidue, ora puoi, cortesemente, rifare il conto prima che io prenda e mi lanci direttamente giù dalla finestra?”
Lei sbuffa -ovviamente- prende carta e penna e rifà ‘sto cazzo di calcolo pronta a dimostrarmi che sono io l’ignorante che non sa fare sei per quattro.
Passano i secondi, le ore, le ere geologiche.
Fissa il foglio.
Poi fissa me.
Poi di nuovo il foglio.
“Ventiquattro.”
“Esatto, bravissima” falsa come Giuda le faccio pure i complimenti per averci messo mezz’ora a fare una moltiplicazione “dai, ora facciamo quello dopo. Nove per sette?”
“Settantacinque.”
“Uhm, no. Riproviamo.”
“Ma sì che fa settantacinque!!!”

DUE ORE COSI.
D U E O R E O G N I V O L T A.

Per fortuna mi vogliono abbastanza bene e quando vedono che comincio ad alterarmi diventano degli angioletti. Grazie a me hanno pure la media dell’otto quindi il minimo che possano fare è non farmi lanciare di testa dalla finestra, suppongo.

Potrei aprire una parentesi sui genitori ma il discorso non finirebbe più, sarà per un’altra puntata.


Voi come state, spelacchiatini miei? Avete notato quanto sono simpatica nello scegliere i titoli delle rubriche?
Ma soprattutto: che rapporto avete con i bambini? Li amate, li odiate, li tenete a distanza con un repellente?
Fatemi sapere di tuttoe  di più!
Hasta Luego!

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Cronache da un esame e ciance sul mangiare

Sono in aula in attesa del professore per fare l’esame e, per fare una delle mie citazioni preferite, “ci stiamo cacando sotto. Cosa? CI STIAMO CACANDO SOTTO!!”
Ho un’ansia… quasi due ansie, direi.
Mi esce linguistica inglese anche dalle orecchie, non è un bello spettacolo.

L’unica cosa positiva degli esami è quel senso di cameratismo furbetto che si instaura tra noi studenti: in quelle due ore siamo tutti amici, compagni d’armi, fratelli, compatrioti e tanti altri aggettivi a caso.
Poi esci da lì e si torna ad essere estranei (con tanto di Night King, per chi capisce).

*due ore dopo*

Bon, esame finito, voglio solo squagliarmela il più rapidamente possibile da questo luogo ameno e ostile alla mia persona. Avete presente Beep Beep che corre lasciandosi dietro una scia di polvere? Ecco, io in questo momento. Via alla velocità della luce, cavalco verso l’orizzonte.

Sono abbastanza sicura di aver scritto sia cose sensate che castronerie incredibili all’esame. Una risposta l’ho completamente inventata andando a sentimento, non so neanche io dove o perché abbia tirato fuori certe cose, giuro che non centravano NIENTE con la domanda.
Forse sarebbe stato meglio lasciarla in bianco… era la disperazione a parlare (anzi, a scrivere) capite? Perché lasciare in bianco mi sembrava brutto. Magari il professore un quarto di punto me lo da per pietà, chissà. La speranza è l’ultima a morire in questi casi.

Ora sono al bar, mi sto magnando una pizza e sono gia riuscita a farmi cadere un tocco di pomodoro sui jeans.
No comment.
Anzi, si, comment.
Avete presente quelle ragazze che nei film mangiano in modo sofisticato, super sexy, tanto che pensi “vorrei proprio essere quel burrito ripieno”?
Ecco… dimenticatevele. Io non sono per niente cosi. Io sono lontana anni luce da quelle creature, appartengo proprio a un’altra razza; quando mangio sono uno spettacolo orribile: briciole ovunque, smorfie, spatrugnamenti vari… però mastico a bocca chiusa. Almeno quello lo faccio e ne vado fiera visto che ogni volta che sono a pranzo con qualcuno mi sembra di essere uscita con una pecora o un qualche altro tipo di ruminante. Sgrink, sgronk, ma ooooh se volevo vedere qualcosa di orrido mi cercavo una foto di Feltri o di Ferrara, non ci tengo a vedere il tuo cibo masticato. Ancora uno sgranocchio a fauci spalancate e te la incollo la bocca, tu compris? Tu kapish?

Ecco.

Ora vado a prendere il treno, poi vedrò di spiaggiarmi sul divano e andare in letargo fino a nuovo ordine.

Voi come state? Come vanno le cose? Avete mai inventato risposte in preda ad un raptus di disperata creatività?
Narratemi, ‘o spelacchiati, che io sto guardando Logan-The Wolverine in tv e mi sto sciogliendo dal piangere (‘fanculoooo non guarderò mai più saghe mi affeziono troppo ai personaggi, mananggia alla miserietta).