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Test cognitivi ed epilessia: cosa succede quando il risultato è “deficit” (e ti senti deficiente)


Sono giunti i risultati dei test cognitivi.

Beh.

Che dire signori, io ed il mio cervellino non siamo proprio in formissima. Siamo in forma un po’ strana, ecco. Ovoidale, tipo. Con un po’ di spigoli. Non saprei descriverlo bene, è un po’ bizzarro.

Quello che è ancora più bizzarro però sono le reazioni delle persone intorno a me quando dico che ho dei problemi cognitivi: improvvisamente tutti si sperticano in “ma non è veeeeeero” “ma magari eri staaaaaanca” “ma a me non seeeeeembra”. Ma proprio così eh, allungano le vocali in mezzo senza alcuna ragione.

E io lì ad annuire e consolarli, gli faccio “pat pat” sulla spalla, perché evidentemente realizzare che la loro figlia/amica/fidanzata è invalida e con risorse cognitive ridotte è qualcosa di tremendo che non sono pronti ad ammettere.

Per l’amor del cielo eh, nemmeno io sono pronta ad ammetterlo.

Ho guardato quei fogli per cinque minuti. Ho letto riga per riga, poi una riga sì e una no, poi leggendo una parola ogni tanto. Non ho capito niente, quindi ho dovuto ricominciare riga per riga.

E poi una volta effettivamente capito cosa ci fosse scritto… ho pianto. Siamo al terzo anno di test cognitivi: il primo anno “sono stata operata al cervello da pochi mesi, è normale che ci siano problemi, migliorerà.”; il secondo anno “è ancora troppo presto, me l’hanno detto tutti, si devono ricreare i percorsi neuronali e la ferita interna è fresca. Migliorerà.”; quest’anno guardo quelle parole, “defici” e ripenso a quando io e mia sorella usavamo la parola “deficit” sottovoce invece di “deficiente” per insultarci senza essere menate da nostro padre, che comunque un po’ voleva menarci lo stesso.

Insomma, sono ancora deficitaria sotto molti aspetti e proprio deficiente sotto altri, e onestamente non so bene cosa ne penso, nè cosa sento. Mi sono un po’ anestetizzata ora, devo aspettare un paio di giorni per uscire da questo “freeze”. E’ strano dover consolare gli altri per qualcosa che ho io, ed è strano dover spiegare agli altri che no, non è che ero solo un po’ stanca in quel momento: il mio cervello è così, punto. Difficilmente riprenderà le normali funzioni, nonostante io parli, cammini, scherzi e scriva addirittura un blog.

La verità è che la prima a non credere molto in tutto questo sono io, perché credere ai test vorrebbe dire accettare davvero l’invalidità, e sono due anni e mezzo che io ci provo ma non ci riesco. Ci vado vicino, all’accettazione: prendo il numerino, mi metto in coda, poi quando è il mio turno mi avvicino ma alla fine me ne vado. Sarà per un altra volta.

Se questo argomento vi interessa miei cari spelacchiati da scrivere ne ho a bizzeffe, cose più cretine e cose più serie, fatemi sapere! Voi invece avete cose che faticate ad accettare, per quanto vi sforziate?

E intanto… Avete qualche Film Brutt da consigliare?? Che qua la rubrica manca da un po’ troppo tempo!

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Simpatica come una piaga da decupito e fine come un babbuino che si gratta il sedere. Se vi va di scambiare quattro chiacchiere, mandarmi mail minatorie o proporre una bevuta insieme: pensierispelacchiati@gmail.com

3 pensieri riguardo “Test cognitivi ed epilessia: cosa succede quando il risultato è “deficit” (e ti senti deficiente)”

  1. Ma ciaaaaaaaoooo😂
    Secondo me, il fatto che tu scriva con tanta ironia dei tuoi problemi cognitivi post operazione dimostra che, nel peggiore dei casi, sei ancora molto ma molto più ben messa di tanta gente che conosco e che viene catalogata “normale”.
    Ti mando un forte abbraccio e ti ricordo con affetto e simpatia (tantissima).
    🙏❤️

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  2. Ma… se hai dei deficit cognitivi e riesci a scrivere così bene, cosa si potrà mai dire di tutti quelli che sono detti senza deficit cognitivi, ma scrivono come neanche un maialino da latte?
    Buonanotte

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