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Ciance sparse: dallo zaino Londsdale al cellulare aziendale. Di cui non ricordo il pin.


Io mi ricordo. Rimembro. Membro e rimembro.
C’è stata un’epoca della mia vita durante la quale io e la mia migliore amica -la stessa dalla prima media ad oggi, cosa di cui vado molto orgogliosa- parlavamo di cazzate.
Ma cazzate vere e proprie, cose che a ripensarci adesso darei uno schiaffo a me ed uno a lei.

“Ma tu lo prendi lo zaino delle Bratz?”
Perché sì, all’epoca il mondo si divideva in “zaino di qualche cartone” o, se eri più grande e seria, zaino di marca “No io prendo quello della Londsdale nero a brillantini.”

Oggi le nostre conversazioni sono un filino diverse.

“Ma tu quando hai mal di testa prendi il Moment rosa o il Brufen nella scatola blu?”. 
I problemi erano ovviamente altri: “Ho lasciato la lettera d’amore a Piripicchio sotto al banco!!!”
Ora invece “Ho perso il post-it sulla scrivania con il pin del cellulare aziendale!!!”

Poi, mille anni fa, era tutto più facile. “Mia mamma mi ha dato dieci euro, andiamo a comprarci un gelato di quelli con le barzellette sopra!” (sì, ve li ricordate tutti i Cucciolone spero!)
“Oggi è arrivato lo stipendio, sono già in rosso!”

Quindi ora mi domando e chiedo: ma tra vent’anni quali saranno i crucci?
“Dove ho messo l’anca?”
“Oh no per errore ho schiacciato il pulsante “chiama soccorso” mentre mi chinavo a prendere una delle pastiglie che mi erano cadute”?

Chissà.

Per il momento i miei crucci sono divisi in due macro settori: salute e lavoro.

Sì, come sempre, non credo siate sorpresi.

Diciamo che la salute non saluta. Per chi non lo sapesse, sono epilettica. Epilessia focale, quindi dopo un simpatico intervento per rimuovere un inquilino che albergava nel mio cervello ora non ho più le convulsioni quando ho le crisi, però non sono piacevoli e la cosa peggiore è che ormai faccio fatica a capire se sono rincoglionita di mio, se sono i farmaci o se sono i tre centimetri di cervello mancanti a rendere tutto più difficile.

Questo ovviamente si riflette sul lavoro, perché non memorizzo un bel niente.
“Sara questa cosa si fa così.”
“Beh si, ovvio, tutto chiaro.”
Passano due giorni e io non so neanche come si accenda il pc.

Non la sto vivendo benissimo, miei cari spelacchiati. C’è uno stallo alla messicana in ufficio, solo che sto facendo tutto da sola: mi punto due pistole addosso e sto lì ad aspettare che qualcuno mi spari. 
Insomma, come tutte le cose della mia vita, non ha senso. Io non ho senso.
Però direi che ho navigato in acque peggiori e quindi qua si continua a remare.


E voi miei cari Spelacchiati come state? Vi va di narrarmi di come avete gestito situazioni lavorative che vi hanno turbato? O narrarmi di come state in questo periodo, che è sempre bello leggervi!

Hasta la Pasta!

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Autore:

Simpatica come una piaga da decupito e fine come un babbuino che si gratta il sedere. Se vi va di scambiare quattro chiacchiere, mandarmi mail minatorie o proporre una bevuta insieme: pensierispelacchiati@gmail.com

Un pensiero riguardo “Ciance sparse: dallo zaino Londsdale al cellulare aziendale. Di cui non ricordo il pin.

  1. L’importante è continuare a remare anche quando non sembra ci sia un senso. Almeno per non andare a fondo.
    Consolati, ogni lavoro ha le sue angosce e difficoltà. Certamente tu dopo la tua operazione delicata hai ulteriori difficoltà che è inutile negare.
    Però l’alternativa era non averti più qui con noi a sparare cazzate come se piovesse e farci ridere ogni volta…per cui HASTA LA SARETTA SIEMPRE❤️❤️❤️

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