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Quando vai a comprare: tipi di commessi.


Tipi di commessi

Disclaimer: io vi capisco. Sono stata una di voi. Non so bene che tipo di commessa fossi, ma lo fossi.
Quindi capisco che a volte la voglia di veder entrare una cliente sia un po’ come ricevere una randellata sul ginocchio già scricchiolante. Però potreste almeno fingere di avere un’anima.

Io, cliente, sto già girando come un BayBlade impazzito saltando da un camerino all’altro, sentendomi un tricheco col doppio mento ogni volta che mi guardo allo specchio. E poi devo incontrare…

Lo scazzato.
Classico. Comprensibile, in effetti.
Tu entri nel negozio e lui pensa chiaramente: “macheccazzovuolequesta, che mi ha pure fatto registrare un’entrata dal contapersone”.

Sbuffa. Scuote la testa come fanno i cavalli quando una mosca si appoggia sull’orecchio.
Tu ti avvicini e lui rotea gli occhi, poi fa finta di cliccare qua e là col mouse.

Aspetti un attimo, sperando che smetta di fingere di essere impegnato, ma lui comincia a schiacciare tasti a caso sulla tastiera. Prende penne, fa scarabocchi, le lancia. Corre qua e là. Afferra uno straccio, lo sistema, lo risistema, ci sputa sopra senza motivo, a un certo punto sembra stia preparando un intervento chirurgico.

Ma tu, indomita, rimani lì. Un po’ timida, un po’ preoccupata per la sua salute mentale.

“Mi perdoni, potrei cortesemente chiederle—”
“No.”
“Ma—”
“Non ce l’ho.”
“Ma non sa neanche—”
“È terminato ieri.”

Perfetto. Grazie. Buona vita.

Poi ci sono i chiacchieroni.

Per carità, è bello sapere che nel mondo c’è ancora qualcuno felice e contento di fare il suo lavoro. Ma io sono una procrastinatrice seriale, mi sono ridotta all’ultimo per comprare un regalo e andare a una festa, possiamo andare al sodo?

Chiedo un braccialetto e parte il racconto, l’epopea. Nemmeno Omero narrava così bene.

“Oh sì, ne avevo uno simile che ho acquistato in una boutique nel 1238, era una giornata di sole, me lo ricordo perché avevo messo un vestito giallo a pois viola, i collant color topo ed ero innamorata di Sinbad all’epoca…”

Prima di tutto: che cazzo di gusti ha, signora?
In secundis: ma a me che me ne frega, tu impacchetta tutto.

Poi c’è il passivo-aggressivo.

Lui si comporta come me dopo una lite col Batterino.
Non è apertamente antipatico. Però c’è tensione nell’aria. Astio. Un giudizio silenzioso che ti sfiora come una corrente fredda.

Tu entri e loro sorridono. Ma non è un sorriso. È quello dello Stregatto. Una tagliola di denti.

“Deve proprio provarlo? E va bene, allora venga…”

E si appoggia al muro. Ti fissa. Non per aiutarti. Per punirti.

“Oh sì, questo modello sulle donne incinta è carinissimo!”

E nelle tue orecchie riecheggia il suono del cucchiaio che raschia sul fondo del barattolo di Nutella.
Perché tu non sei incinta. Hai solo la panza.

“Sì, per indossare quello bisogna avere delle cosce che riempano, altrimenti fa un brutto effetto.”

Senta, prenda un coltello e me lo piazzi nel petto, dai. Farebbe meno male di così.

Poi, quando è soddisfatta, se ne esce con un generico:
“Sì, questo modello valorizza molto.”

Ma valorizza cosa?
Cosa stai dicendo?
Sembro un ippogrifo con i leggins, me ne rendo conto da sola.

“Mah, non so, mi sento un po’—”
“Forse una taglia in più le starebbe anche un po’ meglio, sa?”

SO.
GRAZIE MILLE.
LEI NON LO IMMAGINA MA PER ENTRARE HO SMESSO DI RESPIRARE E HO SQUARCIATO LA CUCITURA.

E con l’autostima distrutta e un paio di leggins che non metterai mai esci, ripromettendoti che non mangerai più la Nutella a cucchiaiate.

Ma lo fai appena torni a casa.


E voi, miei cari Spelacchiati, che tipo di commessi siete? Siete malvagi? Gentili? La personificazione del Male assoluto? E quali addetti vendita non sopportate?
Narratemi, orsù dunque, che qua sto annegando tra lavoro, visite mediche e una gran voglia di andarmene in Paraguay! Vi aggiornerò presto, quando avrò qualcosa di sensato da dirvi 💖

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Autore:

Simpatica come una piaga da decupito e fine come un babbuino che si gratta il sedere. Se vi va di scambiare quattro chiacchiere, mandarmi mail minatorie o proporre una bevuta insieme: pensierispelacchiati@gmail.com

15 pensieri riguardo “Quando vai a comprare: tipi di commessi.

  1. Tra tutti quelli descritti la chiacchierona è quella che mi ha fatto ridere di più 😂
    Io da uomo evito negozi e commessi come Superman la cryptonite…
    Grazie e auguri🤗🥰

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  2. Io non sopporto quelli che non hanno quello che cerco e mi propongono mezzo negozio, anche se non si avvicina per niente a quello di cui ho bisogno. Capisco che è il loro lavoro cercare di vendere, ma c’è un limite a tutto. Mi provocano reazioni del tipo “qui non ci vengo più nemmeno se dovesse rimanere l’ultimo negozio sulla faccia della terra”.

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  3. Un lavoro che non farei mai.
    Primo perché ti prosti e ti “fracchizzi” per un padrone, quasi sempre assente (o magari in vacanza).
    Secondo perché incassi soldi non tuoi e devi pure ringraziare.
    Terzo perché sei vittima di un mercato sempre più ignorante, cafone, volgare e a volte anche violento.
    Il tutto molto spesso per stipendi da fame (o giù di lì).
    Commessi con laurea, specializzati, con master, con esperienza di anni, che si piegano (per fame) a spiegare calzini, canotte e mutande di cotone … buono naturalmente!!!
    A cosa ci hanno portato … mortaccixxxxxxxxxxxxx…..

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  4. Ho fatto il commesso. Per anni.. AGGRATIS perché era una bottega del mondo del commercio equo e solidale. Dopo tanti anni, credo di essere del tipo “sadico”: ti accolgo con un sorriso, anche se mancano cinque minuti alla chiusura e, nonostante tu abbia detto di voler dare “solo un’occhiata” mi stai facendo tirare fuori dal magazzino le cose che non vedevo dal Natale del ’95 e poi dovrò sistemare tutto quanto. Capisco quale è il tuo problema: nemmeno tu sai che cavolo vuoi, non solo da comprare, ma anche dalla tua vita e dalla mia. Però non faccio come il “passivo-aggressivo”: non ti giudico, non mi intrometto a sproposito; ti ascolto e resto a disposizione, defilato, come un assassino appostato nell’ombra. Non mi vedi, ma percepisci la mia presenza inquietante. E, alla fine, colpisco: ti servo ESATTAMENTE quello che vuoi, te lo vendo e ti accompagno all’uscita. Solo quando sei fuori, ti assalgono i dubbi: se quella cosa ti serve davvero, se era il momento giusto per comprarla, se, magari, rientrando un momento…
    Troppo tardi: la porta è chiusa, il negozio ha già spento le luci, il posto sembra abbandonato da anni… Solo, in sottofondo, senti una sadica risata…
    Il tipo di commessi che non sopporto, invece, sono i maleducati: quelli che ti servono e non ti guardano nemmeno negli occhi, ti trattano come se fossi una blatta che passa sul loro immacolato pavimento… E, allora, io raddoppio la gentilezza con loro, li faccio sentire a disagio, perché sarò forse l’unico cliente gentile della giornata, li faccio sentire in colpa e, quando lo realizzano, io sono già andato via…
    Lo so: sono malvagio, mai detto il contrario.
    Un saluto!

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  5. Mah, io da brava introversa cerco di scansare chiunque non sia alla cassa, dove pago, saluto e me ne vado. Il mio incubo è quel cavolo di “ha bisogno, signora?”: no, ma chi ti vuole, ma chi ti ha chiesto nulla, torna pure a cazzeggiare con il telefono, faccio da sola, grazie.

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