Pubblicato in: depressione

La storia della mia depresisone: parte 3


Stasera è una di quelle sere in cui mi sembra di aver fatto un salto indietro, ad occhi chiusi, nel buio. Ho così tanti pensieri in testa che non riesco a focalizzarmi nemmeno su uno, rimbalzano nel mio cranio (e di spazio per rimbalzare ne hanno), mi sento agitata e poi vuota e poi triste, in loop.
Speravo che uscire con Mr Batterino mi aiutasse, invece ho solo appesantito anche lui con il mio umore insopportabile.
Quindi stasera andiamo avanti col racconto della mia depressione.

Anche qui, mi sembra doveroso fare un salto temporale indietro. Prima di andare dalla psicologa ho sofferto di insonnia, un’insonnia devastante. Mi capitava di non dormire per più notti di fila, il che mi portava ad essere uno zombie instabile e incapace di fare qualunque cosa. Davo un esame ogni due sessioni perché non riuscivo a concentrarmi su niente, figuriamoci memorizzare qualcosa.
Di notte non dormivo, e quando mi addormentavo mi svegliavo di soprassalto con la sensione terrificante di star soffocando; mi risvegliavo come nei film horror con la bocca spalancata per risucchiare aria, perché non ne avevo letteralmente più.
In due anni ho visto così tanti dottori, e ognuno mi diceva una cosa diversa: epilessia, problemi respiratori, anomalie polmonari, schiribizzi a livello cerebrale… Ogni volta era una cosa diversa e piuttosto spaventosa.
I miei genitori non sapevano più cosa fare.

Alla fine mi hanno ricoverata per dieci giorni al San Raffaele a Milano, e mi hanno rivoltata come un calzino: avevo elettrodi attaccati ovunque (ci ho messo settimane a rimuovere completamente il collante dai miei capelli, ancora penso di averne un po’), monitoravano un po’ tutto quello che mi succedeva.
Finalmente ci abbiamo capito qualcosa: soffro di apnee notturne, il che causava i miei risvegli traumatici e senza fiato durante la notte.
In più il mio piccolissimo cervelletto bislacco non va in fase rem, mai, motivo per cui devo prendere una pastiglia usata per chi soffre di epilessia, serve a tenere sotto controllo le scariche elettriche che turbano le mie notti e che mi impedivano di addormentarmi e riposare in maniera decente.

Insomma, stavo nammerda ragazzi, un rottame pronto per la demolizione.
Tutto ciò ha portato al resto, ovvero il mio viaggio nei meandri della disperazione con quella che Winston Churchill chiamava “il cane nero”, ovvero la depressione.

A distanza di anni mi rendo conto che tutto questo travaglio ha ancora delle ripercussioni su di me, e che quel periodo di assoluta inattività durata parecchi anni mi peserà per sempre.
Mi mancano ancora cinque esami all’università, sto cercando finalmente lavoro, ma tutto quel tempo perso in questo momento mi sembra una voragine che mi rovinerà la vita per sempre.
Mi sento un peso per tutti, Mr Batterino in primis. Come può pensare di costruire una storia seria con una persona come me, con i miei sbalzi di umore, il mio passato burrascoso, la mia assoluta inettitudine economica? Chi glielo fa fare di imbarcarsi davvero in una situazione con una persona di ventisette anni che non ha un centesimo e si sente persa? 

Stasera, miei cari Spelacchiati, va così. Perdonatemi, ogni tanto mi parte il neurone pazzo. 
Hasta la pasta

Autore:

Simpatica come una piaga da decupito e fine come un babbuino che si gratta il sedere. Se vi va di scambiare quattro chiacchiere, mandarmi mail minatorie o proporre una bevuta insieme: pensierispelacchiati@gmail.com

16 pensieri riguardo “La storia della mia depresisone: parte 3

  1. Per me non sei affatto un peso. Aspetto sempre di ricevere la notifica via email che mi ricorda la pubblicazione di un tuo post. Alle volte comprendo poco sul perché tu debba usare parole colorite, ma poi mi dico sei tu e lo accetto. Quando avevo meno di 30 anni mi dicevano che avrei avuto una vita davanti. Oggi a 46 anni mi dicono che finalmente iniziò a vivere. Quindi armati di pazienza perché hai ancora 18 anni davanti prima di cominciare a vivere! Nel frattempo continua a scrivere, io sono qui che aspetto di leggerti

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  2. La normalità è decisamente relativa quindi stai serena e vivi ciò che accade come un’esperienza e scrivine per chi magari cerca risposte ad altre domande magari simili alle tue. Forza e coraggio sempre e in bocca al lupo per il lavoro! 🙂

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  3. Posso solo immaginare quello che hai passato, anche perché io ho la benedizione di addormentarmi come un sasso in appena 0,2 secondi da quando assumo posizione orizzontale… Guardando quello che hai passato da un punto di vista “positivo”: sei sopravvissuta a un trauma che avrebbe distrutto i più. Al momento stai ancora guarendo, quindi qualche piccolo sbalzo è comprensibile, ma leggendo i tuoi articoli trovo in te tanta voglia di vivere, di ridere e di divertirti. Questo fa di te un bellissimo esempio positivo per molte persone che soffrono dello stesso male che hai provato sulla tua pelle. Da esponente dell’universo maschile, sono sicuro che Mr. Batterino ti apprezza per come sei, luci e ombre, e spero (per lui) che il suo più grande desiderio sia camminare al tuo fianco, fermandosi se hai bisogno di un momento di pausa, correndo se ti va di andare avanti senza voltarti indietro. Riguardo all’università e al lavoro posso solo augurarti in bocca al lupo, ma vedrai che andrà tutto bene 🙂 Un forte abbraccio strizzacostole e buon inizio settimana, aspetto i prossimi articoli!

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  4. Non devi farti fregare dalla storia del tempo sprecato: è assolutamente relativa e soggettiva. E allora che dovrebbe dire uno che va in crisi a 40 anni e magari con quella crisi perde tutto? Uno vive come può. Uno attraversa periodi diversi della propria vita. Alcuni buoni e altri cattivi. Ma la cosa che dovrebbe confortarti è che anche i periodi brutti prima o poi possono benissimo finire. Non è che se nasci sfigata lo devi essere per sempre, non sta scritto da nessuna parte. Sii fiduciosa nel tuo ragazzo: ha visto del bene in te. Credici. Se sei la prima a non credere in te o nei suoi sentimenti potresti essere la prima a darsi la zappa sui piedi, e questo non si fa…
    Stati tranquilla che le cose stanno andando bene, meglio di prima, e in seguito potrebbero andare anche meglio, pensa un po’… 😉

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  5. Salite e discese.
    Non c’è alternativa.
    Ad un periodo brutto ne corrisponde sempre uno bello.
    È solo la lunghezza della salita o della discesa a fare la differenza.
    E il passo, con cui affrontiamo il dislivello.
    Essi veloce nelle discese e lentissima nelle salite.
    Tutto qui !!!

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  6. Solidarietà. Rispetto. Ammirazione. 😍Resisti Sara, un giorno alla volta, senza caricarti troppi pesi sulle spalle. Curati e amati splendido fiore, e ti consoli il pensiero che anche se venisse l’inverno, il dolce ricordo dei tuoi giorni d’estate nessuno, mai, potrà portartelo via. ☀️

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  7. eppure, malgrado il cospicuo elenco di motivi che dovrebbero tenere lontana l’umanità intera da te e tanto più un innamorato… così non è! ti tocca di fartene una ragione, le evidenze sono schiaccianti e tutte contro al tua depre!

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  8. Brutta storia quando stai male e nessuno ti capisce vero? Mille pareri e tante sentenze. Ma alla fine sai su cosa lavorare, non è facile sicuramente però ne vale sempre la pena. Io sposterei tutta l’attenzione su te stessa, tra le righe si legge che sei una persona di compagnia, interessante. Chi ti ama ti segue, anche se ti vedi complicata e problematica.

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  9. Uno dei primi passi è cercare di rimediare all’inceppo immenso di pensare di essere rotta…
    La cacchiata «Come può pensare di costruire una storia seria con una persona come me, con i miei sbalzi di umore, il mio passato burrascoso, la mia assoluta inettitudine economica» è una bruttissima bestia, perché è quella la vera oppressione e il vero ente inficiante su ogni cosa…
    Poiché di quella cacchiata, probabilmente, sei convinta da anni, allora quella cacchiata, quasi con sindrome di Stoccolma, ti sembra l’unica vera cosa “consolante” e “a te confacente”: e finisce che rinunci a tutti pur di non rinunciare a quella cacchiata… e ti attacchi a quella cacchiata così tanto perfino da mettere alla prova quelli che ti stanno attorno proprio per *confermare* quella cacchiata: della serie: «sì, con questa persona va bene [e non si parla sono di relazioni sentimentali ma di tutte le relazioni tout court, dall’amicizia alla fiducia del fruttivendolo], ma certamente questa persona non potrà eludere il mio sentirmi inferiore, perché, infatti, se questa persona la tratterò malissimo, vuoi vedere che sarà proprio quella persona a dirmi che sono inferiore!» [e Grazia Alcazzo!]…
    E così all’infinito…
    in un loop vizioso di pregiudizio di conferma e di profezia che si autoavvera…
    Perciò, io non ti conosco, non ho alcuna esperienza sanitaria a riguardo, ma ti direi (e sono ovviamente idiozie quelle che dicono, non avendo, ripeto, nessuna esperienza), di cominciare a parlare, con chi vuoi tu, tra professioni, amici e magari diretti interessati, di quella cacchiata, al fine, magari, nel peggiore dei casi, o di stemperarla (forse anche nel “mal comune, mezzo gaudio”, visto che tutti siamo le medesime teste di cazzo che si sentono inferiori o brutte o pessime o cattive: è un qualcosa connaturato nell’essere umano, certamente l’animale più deficiente che esista in Natura!), o di renderla mattoncino per agire («il tuo diploma in fallimento è una laurea per reagire») invece che stare lì a subirla, e subirla solo perché te la sei imposta tu da te e solo per te…
    [in «Labyrinth» è Jareth che sembra dominare la povera Sarah, ma invece è Sarah che ha voluto Jareth, se l’è creato per elaborare le sue paure, e difatti riuscirà, alla fine, a dirgli «You have no power over me!»… e io preferisco quella innata positività fiabesca anni ’80 al nichilismo di oggi di roba come, che ne so, «Una vita come tante» di Yanagihara, perché, se diamo retta a Yanagihara si farebbe certamente tutti prima a buttarsi dalla prima rupe che troviamo, come fanno i lemming (e come diceva anche Schopenhauer centinaia di anni fa!, ma almeno lo diceva con spirito cosmico, non in senso “emo”!)]

    Detto questo, sono stato anche troppo diretto, aggressivo e assertivo, e quindi meriterei solo e soltanto di essere mandato a quel paese!

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  10. Ehi ❤
    Se è vero che non avrai indietro il tempo "divorato" (è quello che sento io per l'episodio accaduto a me) dalla depressione, però puoi dire che stai facendo grandi passanti per allontanarti dal cane nero e che ora hai più strumenti per affrontarlo. Le persone che ci circondano capiscono, anzi, è più facile per loro se conoscono quello che hai attraversato e stai attraversando; non sei un peso, è solo un momento no che prima o poi passa.
    Grazie per aver condiviso la tua esperienza!

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  11. Sapendo come ci si sente e avendo sofferto anche io di sintomi simili (motivo per cui andrò in terapia il prima possibile), capisco come ti senti. E’ una sensazione di smarrimento orribile e ci si sente inutili al mondo.

    Ma credi a me: aver sofferto di una patologia del genere e subirne conseguenze a lungo termine non sminuisce il valore intrinseco di una persona, anzi.
    Non pensare nemmeno per un momento che le persone che ripongono in te speranze sul futuro stiano commettendo uno sbaglio, perchè tu, come qualunque altra persona, meriti affetto a profusione, e la depressione non va vista come una maledizione.

    La depressione è una bugiarda. Punto.
    Una convincente bugiarda, ma sempre bugiarda è. Ed è la principale responsabile della mancanza di fiducia in sè stessi e negli altri.

    Ma la realtà è che non sei un peso.
    Come me e come tantissimi altri che hanno avuto a che fare con questo problema, sei semplicemente un’anima ferita che ha solo bisogno delle persone giuste per uscire dal baratro, e una è già accanto a te.

    Big abbracci. ❤

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    1. Brava belle parole, io vi capisco e a te sara ti fa onore aver avuto le palle (scusa il termine) di parlare della tua depressione.
      Pensa che a volte rischio di piangere ancora adesso se dico perche sono finita in depressione e alle volte lo sono ancora.
      Quindi sara non mollare! Piangi se hai bisogno, scrivi, corri ascolta la musica, ma sii te stessa che nella vita c’è sempre qualcuno che ti vuole bene e ti accetta così come sei nei bene e nel male, felice o triste.
      Ti abbraccio con affetto isa.
      Ps, mi hai dato lo spunto, scrivo anche io x condividere parte della mia depressione.

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  12. Se posso lasciare una piccola testimonianza che arriva da fuori, ti posso solo dire che amare una persona che ne ha passate tante come te è possibilissimo. Fidati. Te lo dico perchè non conosco te, ma conosco una ragazza come te, e le voglio tutto il bene che si può volere a una persona. Per cui non farti mai domande su questo. Non è essere perfetti che rende amabili ❤

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  13. Sai, Sara, penso che ognunǝ di noi ha perso del tempo durante la vita: chi per un motivo, chi per un altro e probabilmente ogni singola persona, ogni volta che ci ripensa, si sente una merda, unǝ scemǝ e chi più ne ha più ne metta. Perdere tempo – o sentire di averlo perso – dispiace sempre perché abbiamo una vita sola e non è che ci si possa sentire furbз a sprecarla. Però è anche vero che non si può sempre andare avanti con il piede sull’acceleratore: ci sono le curve, le vecchiette che attraversano senza guardare, gli incroci, il navigatore che si blocca. Ci sta che ti pesi aver perso quegli anni, ma è anche vero che hai avuto dei problemi di salute, per molto tempo non diagnosticati e non curati a dovere. È brutto, ma quel brutto periodo non è tutto quello che sei e che puoi fare e, se anche hai perso delle occasioni, te ne stai creando altre. Cinque esami alla laurea e in cerca di lavoro, daje! Un abbraccio forte!🧡

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