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Ciance sparse: Colloqui di lavoro e convivenza

“Bene, Sara… Ti sei mai occupata di contabilità?”
“Ehm… No.”
“Ti sei diplomata in un istituto di ragioneria?”
“No…”
“… Sai usare le tabelle di calcolo di Excel?”
“…Ehm… So scrivere le cose nei rettangolini…”
“… Sara… Quanto fa tre più due?”
“…Sette?”

“Raccontami di una volta in cui hai sbagliato qualcosa.”
“Beh circa ventinove anni fa, quando sono venuta al mondo. E’ stato un grave errore.”
“…”
“Ehm… Una volta ho ordinato un cappuccino normale invece che col latte di soia, Dio solo sa cosa ha visto il bagno quel giorno… Un errore madornale direi, mai più.”
“. . . “
“… Vuole sapere di quando anni fa mi sono distratta ed è scappato il cane?”

“Come gestisci le liti con i colleghi?”
“Beh prima di tutto cerco di mantenere la calma ed essere aperta al dialogo in modo da risolvere la questione come persone adulte, mature e responsabili.”
“Molto bene.”
“Poi se non basta e quello fa l’arrogante prendo la capoccia di quell’imbecille e gliela fracasso sulla scrivania urlando “SEI UNA CAPRA IGNORANTEEEEEE! TI ODIOOOOO! NON TI PERMETTERE MAI PIU’ DI TRATTARMI MALEEEEE” fino a che non sviene, dopodiché gli disegno dei peni sulla fronte con il pennarello indelebile.”
“…”

“Quanto vorresti guadagnare?”
“Ehm, è una domanda un po’ a trabocchetto questa, vero? Cioè io vorrei guadagnare più o meno quanto Bill Gates, diciamo che non vorrei scendere sotto i trecento milioni l’anno, ecco. Però va bene anche lo stipendio di Elon Musk, sono una che si accontenta.” 

“Come lavori sotto pressione?”
“Male. Malissimo. Al minimo inconveniente mi viene un attacco di panico e mi trovate raggomitolata sotto a uno scaffale in preda ai singhiozzi. Una volta ho provato a chiudermi dentro la cassaforte fino alla fine della settimana.”

“Dimmi come motivi il resto del team.”
“Beh gli dico “sentite teste di cazzo, qua c’è da raggiungere il target altrimenti andiamo tutti a casa e moriamo di stenti quindi vedete di vendere quelle cazzo di cose e se vi sento lamentarvi vi tiro una testata fortissima.”

“Come mai vorresti lavorare proprio con noi?”
“Mah guardi per me un posto vale l’altro, spero che voi paghiate un po’ più di Pinuccio che mi darebbe tre euro al giorno per lavorare in pizzeria.”
“… Non ti piace la nostra azienda?”
“Manco so cosa vendete, e comunque probabilmente non mi piacerebbe lo stesso. Non è una questione personale, io odio lavorare.”

“Allora Sara, dimmi un po’, se tu ti trasformassi all’improvviso in un rettile velenoso, con sei zampe, due ali giganti e tre teste, cosa faresti come prima cosa?”
“Beh, decollerei all’istante e andrei in volo fino alle Hawaii, mi farei un po’ di ore al sole come una lucertola, poi tornerei qua e andrei a da fuoco alla macchina del mio ex che mi ha lasciata dicendomi che non ero abbastanza per lui… Ma abbastanza cosa? EH? COSA? ANCORA ME LO CHIEDO DI NOTTE QUANDO MI SENTO SOLA E TRISTE INGLOBATA DALL’OSCURITA’, NON SONO ABBASTANZA COSA!?

“Benissimo Sara, raccontami qualcosa di te.”
“Ehm, beh, ho ventinove anni, ho avuto un’emorragia cerebrale, soffro di epilessia, mi hanno operata al cervello, non so cosa fare della mia vita e principalmente provo due emozioni: disperazione e voglia di piangere. Vado in terapia da sei anni ma evidentemente non sta funzionando visto che contemplo l’idea di lanciarmi da un ponte un giorno sì e l’altro anche, prendo circa duecento pastiglie al giorno per tenere sotto controllo tutti i miei problemi di salute, mi è venuta una contrattura alla spalla destra ma non ho i soldi per il fisioterapista.”
“… Le faremo sapere.”

Insomma ragazzi, questa è la mia miserabile esistenza in questo momento. Diciamo che dopo l’intervento alla cucuzza mi ero presa un periodo di pausa e non volevo neanche saperne di cercare lavoro, ero concentrata sul non farmi riaprire la capoccia, però ora temo sia giunto il momento di tornare in pista.

Sono contenta di farlo? No, neanche un po’, ho l’ansia, non mi sento capace a fare nulla, non ho alcuna abilità di nessun tipo e al massimo posso portare i caffè ma uno alla volta perché se no li rovescio e mi ustiono. 

Anche perché… Mr Batterino parla di convivenza. Con me.
Cioè io e lui.
In una casa.
Da soli.
Insieme.

Credo abbia picchiato un po’ troppo forte quelle bacchette, si dev’essere rincoglionito all’improvviso. 

Ma come gli viene in mente di andare a vivere con me? Con me proprio, che sono la persona più strampalata, bislacca, disordinata e incapace di fare alcunché di tutto il mondo? Temo per la sua salute psicologica, qualcosa dev’essere andato storto in lui. 
Eppure è così, mi parla di convivenza, di starcene da soli in un posticino tutto nostro… E sono contenta, sia chiaro, però mi caco addosso dall’ansia e dal terrore perché non mi sento in grado. 

Prima di tutto il mio casino con il tumore avevamo praticamente vissuto insieme per un bel po’ di mesi, ma era stato tutto così facile e naturale in quel momento… Dopo l’intervento non mi sento più in grado di fare nulla, nemmeno vivere con lui, è come se si fosse creato un varco temporale: il “prima” e il “dopo”, e in questo “dopo” sono persa come un pinguino in un’astronave: fuori posto e non senza idea di come io sia arrivata qui!

Dunque mie piccoli spelacchiati, voi come state? Vi va di narrarmi un po’ del vostro lavoro o dei periodi in cui doveva trovare lavoro ed era tutto un marasma di cose? Avete consigli per una povera Spelacchiata come me?

E poi… CONVIVENZA SERIA, OMG COME SI FA RAGAZZI AIUTO DITEMI COSA SUCCEDEEE COME SI FAAAA COME SI GESTISCE UNA CASA, COSA DEVO FAREEEEE VADO A VIVERE DA LUI E POI?! Troppi cambiamenti, ora farò i bagagli e andrò a vivere da sola su un monte isolato dall’umanità e vivrò di bacche, perchè è così che risolvo le cose io che sono una persona seria e matura.
Bene ora mi calmo e vado a leggere tutti i vostri commentini allo scorso post, vi voglio sempre molto bene e in questi giorni mi metterò a rispondere a tutti voi perché vi voglio molto bene!
Hasta la pastaaaa

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Ciance sparse: reminescenze di una commessa perplessa

Buonasera miei piccoli, bislacchi Spelacchiati, come state? Come butta? Yo!
…Sembro giovane e giovanile? No perché qua ormai sono tutta incartapecorita, mi sembra di avere duecentotrentadue anni. Sarà che nella mia fetida città sono tornati ad esserci quattro gradi, piove, c’è umidità e vorrei solo andare in letargo, non so.
Oggi stavo guardando per la seicentesima volta il telefono in attesa del messaggio dall’Inps in cui mi dicono che mi è arrivata la Naspi, e invece niente. Neanche mia madre che mi manda un messaggio così, per salutarmi. Nada. Il vuoto cosmico. Un cellulare di una tristezza agghiacciante.
E mentre aspetto la Naspi ormai da mesi mi è venuto da ripensare a quando io ero una persona normale e lavoravo, ero una cittadina produttiva e utile alla società.

Perché io me le ricordo, quelle clienti.
Quelle che trasudavano ricchezza. 
Un’aurea di riccaggine, la emanavano proprio dai pori della pelle. 
Io emanavo esaurimento nervoso e psicosi invece.
Arrivavano lì e cominciavano a stendere il collo all’insù, ma tantissimo, reclinando anche un po’ la testa all’indietro per far vedere benissimo orecchini e collana. 
Una posa completamente innaturale che ti veniva da chiedere “signora, ma sta bene? Ha una paralisi? Vuole un massaggio?” perché stendevano sto cazzo di collo fino all’inverosimile, su, sempre più su, fin dove osano le acquile.

Chissà se qualche uccello si è mai posato loro sul naso.

Ma cosa dovrà mai vedere da lì?
Beh loro erano le clienti-brontosauro. 

I Colli Lunghi. 

Dall’alto della loro stesura, che ancora un po’ e cadevano all’indietro, si aggiravano imperiosamente per il negozio guardando solo i cartellini dei prezzi. Sotto i duecentomiliardi di euro non andava bene niente.
“Io voglio solo il meglio.”
“Ahh caspita, noi vendiamo solo il peggio del peggio, pensi un po’, dovrà andare altrove. Ci impegnamo proprio per vendere la merda.”

Però sono anche quelle che dopo aver provato le cose più costose, quelle che tiri fuori dalla vetrina una volta all’anno e preghi che un granello di polvere non si posi proprio lì sopra, allora dicevano “non mi piace, ma già che ci sono compro una cosina per mia figlia” e si pigliavano la bassa bigiotteria. Neanche l’acciaio o l’argento, proprio quelle tre robe orride che avevamo in negozio.

Poi c’erano i Raptor.
Signore che non si capisce bene quali tesori dovesse contenere la loro borsetta a mano ma se la stringevano al petto con così tanta forza che sembrava che avessero delle piccole ali ripiegate al posto delle braccia.
Signora, giuro che non le ruberò la crema idratante per le mani.
Poi cominciavano a correre qua e là per il negozio e saltare sui banconi per cercare noi che ci eravamo raggomitolate lì sotto al riparo…

Poi va beh, loro.

Gli infaticabili simpaticoni.
Ma lei è in vendita?” e giù di grasse risate.
Guardi, io sorrido gentilmente perché non è legale staccarle una falange a morsi, ma se potessi… Se solo potessi….
COGLIONE

I mariti sono una categoria a sé.
Non importa se debbano fare un regalo alla fidanzata per l’anniversario o alla moglie per il centocinquantesimo compleanno, loro non sanno niente.
Non sanno chi sia la loro compagna. Penso non ne conoscano nemmeno il nome, a sto punto.
Benissimo mi dica, cosa stiamo cercando come regalo?”
“Eh, non so… Non saprei mica…”
“Beh ma sua moglie di solito indossa oro giallo? Oro bianco? Possono piacerle delle pietre preziose?”
E ti guardano, spauriti, come se tu avessi parlato in un’antica lingua del diavolo.
Non so proprio…
Okay andiamo per gradi, indossa di più le collane, gli anelli o gli orecchini?”

Occhi vuoti, vacui, stanno rivivendo il Vietnam che non hanno manco vissuto.
“… Andiamo sul sicuro e prendiamo una collanina d’oro con un ciondolo che piace a lei? Sicuramente apprezzerà. Oppure possiamo stare su un sempreverde punto luce, magari una parure collana e orecchini.”
Ormai sono persi, non sanno più cosa stai dicendo, cos’è l’oro? Cosa sono le pietre preziose? Cos’è questo negozio, come ci sono finito?

Categoria a sé la fanno gli anziani
“Signorinaaaaahhh!”
“Un secondo e sono da lei!”
“Signorinaaaaaaaaaaaaaahhhh!”
“Arrivo subito, faccio pagare la signor-“
SIGNORINAAAAAAAAAAAAAAHHHHH

Al che molli l’intera cassa al cliente precedente perché ne hai già pieni i maroni e ti dirigi da ‘sto anziano signore che “devo fare un pensierino per mio nipote, avete qualcosa sotto i sei euro e venti?”
E vorresti solo picchiarlo. Solo quello chiedi alla vita. Ma non potendo farlo ti dai all’autolesionismo.
Regà come credete mi sia venuto tutto quel casino al cervello? Così, cercando di uccidermi dopo una conversazione del genere sbattendo la capoccia contro un bancone.

Ma poi “signorina” cosa, cosa cazzo vuoi, COSA C’EEEEEEE? Oppure, peggio ancora, quelli che per chiamarti fischiano. Io non ho mai avuto l’ardore di farlo ma mi sono sempre ripromessa “al prossimo che fischia io canto e vediamo che bel duetto viene fuori.”

Va beh non terrò conto dei genitori con prole al seguito che se ne sbattono altamente le natiche di cercare di dare un’educazione ai marmocchi quindi lasciano che quelli spiaccichino completamente la faccia sui vetri, li lecchino, tocchino ogni vetrina possibile -tanto mica deve pulire lei DOVE HO PULITO TRENTA SECONDI FA– e ficchino pure le mani nelle vetrine appena le apro.

Ma piccoli lestofanti, volete vedere come si rimane monchi? Così, fallo di nuovo, metti quella tua manina qua dentro e prova a prendere un anello mentre servo la signora, PROVACI DI NUOVO. P R O V A C I. 
“Eh sono un po’ vivaci!”
Eh lei è un po’ una testa di cazzo, chissà da chi hanno preso! Ma tranquilla che ci penso io, un solo gesto secco e via un po’ di ossa del metatarso, lasci fare.

Insomma, questi meravigliosi ricordi me li porterò con me nella tomba, penso che non potrei mai dimenticarmi il nervoso che la clientela riusciva a farmi salire; e infatti ho avuto una crisi epilettica a lavoro, chissà come mai. CHISSA’.
E voi invece? Nuovi avvincenti racconti su clienti deficienti o altamente bislacchi ne avete? Narratemi tutto che mi fate schiattare con i vostri commenti, mi ribalto ogni volta; se sono con Mr Batterino mi guarda un po’ stranito e ormai mi chiede “è il blog?” e io annuisco solamente. Tra l’altro Mr Batterino sa dell’esistenza di questo blog ma nient’altro, non ha accesso a questo luogo di perdizione in cui mi sento libera come un fringuello di dire scemenze. Nessuno saprà mai di questo posto meraviglioso, è il mio luogo segreto di benessere.
Bene ragazzi, lascio la palla a voi e come sempre
HASTA LA PASTAAAAAAAA

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Ciance sparse: Emorroidi, piante morenti e stupidità

Buonasera miei cari, piccoli Spelacchiati! Come state?

Oggi altro giro di ciance sparse, ma molto sparse quindi tenetevi forte.

Parto con un momento triste ma poi vedrete che scadiamo nella stupidità più acuta, quindi non preoccupatevi.

Il terzo giorno dopo il mio intervento al cervelluzzo (minchia, diciotto punti al mio cranio, quando ho visto la ferita ho pensato di sbattere la testa al muro, poi ho capito che non era la migliore delle mie idee) c’è stato un momento in cui le infermiere per il giro di farmaci erano in ritardo. Ritardo di ore. Io ero in preda ad un dolore allucinante, sembrava che la mia testa fasciata si stesse sfasciando, una roba atroce. Quando dopo quattro ore è arrivata l’infermiera a darmi la morfina l’avrei baciata, se ne avessi avuto le forze.

Comunque, pensavo che il dolore di quel giorno fosse il più forte che io potessi mai provare nella vita… Beh. Il destino crudele mi ha fatta ricredere.

L’altro giorno… mi sono venute le emorroidi.

Momento di silenzio per questa cosa, please.
Io pensavo che le emorroidi venissero agli anziani e fossero una cosa che si augura ai nemici, tipo un tizio ti taglia la strada in macchina e tu urli “che ti vengano le emorridi, deficiente!”.

309 foto e immagini di Emorroidi - Getty Images

E invece no, vengono anche alle persone più giovani. 
Ma posso dire che cazzo di maleeeeee
Credo che Dio stia cercando di dirmi qualcosa, qualcosa di brutto.
Forse mi sta proprio mandando affanculo.

Dio, ho recepito il messaggio, è arrivato forte e chiaro. E anche doloroso.
Ora penso che sacrificherò qualcosa in suo onore perché se mi vengono di nuovo temo che mi farò direttamente amputare il sedere, completamente.

Tutto quanto.

Emorroidi – Farmamica

Avete presente quando si dice “cosa vuoi, una fetta di culo?” ecco, io la smercerò. 
Fette di chiappe a destra e a manca. 
Mi terrò solo le ossa del bacino.
Ma poi ragazzi… Non so se a qualcuno è mai capitato di averle e non so se sapete come si curano… Ma bisogna infilarsi una pomata proprio lì. 
Capite?

Nell’ano. 

Con un’apposito strumento, cioè un beccuccio che si infila a una pomata così tu strizzi la pomata e ti rilascia tutto… Nel sedere.
A me fa ribaltare dal ridere tutto ciò perché ho il senso dell’umorismo di un bambino di otto anni, sono scema come una biglia. Rido già solo a scriverlo.
Solo che è a un certo punto è successa una cosa, diciamo che c’è stato un incidente di percorso.

Affinchè ‘sta pomata funzioni, bisogna infilarla bene. Cioè proprio bene. Non so come dirlo, a fondo.

E io ero lì che tergiversavo i primi giorni, “ma no, ma non serve, ma passeranno da sole magicamente…” quando ho capito che non era così e non riuscivo manco più a sedermi mi sono fatta coraggio. Mi sono tutta arruffata, come Lady Cocca di Robin Hood, e mi sono detta “dai Sara, hai fatto cose ben peggiori, non fare la pavida.”
E io per non fare la pavida mi sono inficcata quello stupido tubetto nel sederino… Però… Un po’ troppo.
Si è staccato dalla pomata.

C’era questo beccuccio che vagava per il mio ano mentre io non sapevo se ridere o disperarmi quindi facevo entrambe le cose; alla fine mi sono dovuta contorcere in posizioni che non saprei mai rifare, penso sia così che si allenano i contorsionisti, e ho vittoriosamente riacciuffato il fuggiasco.

Una deficiente, capite?
Alla fine ho mandato affanculo tutto quanto, le emorroidi, il tubetto, pure il mio sedere.
Beh comunque poi ho imparato e non ci sono più stati incidenti, ora sono tornata ad avere un sederino normale e posso sedermi e camminare senza dolore alcuno. Grazie al cielo, o forse grazie al tubetto.

In compenso mi è comparsa una ciste su una natica.

Poi tra emorroidi e ciste ero già li a cercare su internet cose orride tipo che avrebbero dovuto operarmi il culo, ma non esiste! Piuttosto non mi muovo più divento un vegetale.

E a proposito di vegetali, la piantina che ho regalato a Mr Batterino sta morendo! qualcuno ci aiuti, siamo nella disperazione più profondaaaaaa
Ho fatto le foto alle foglie di ‘sta povera pianta e l’ho fatta vedere a un veterinario di piante (cioè sono andata in una specie di serra e ho chiesto a uno che lavora lì cosa fare. Capite che comunque non è normale fare foto alle foglie di una pianta e farle vedere a un esperto di piante?) comunque questo tizio ha fatto una faccia sconvolta e ha cominciato a scuotere la testa mestamente, mentre io ero lì col cuore in gola “Cosa, cosa succede, mi dica?

Eh…” ha risposto come se mi stesse dicendo che mi rimanevano due giorni di vita “Le avete dato troppa acqua” ha detto con una serietà estrema, io credo di aver sentito uno di quei suoni inquietanti che mettono nei film horror nelle scene brutte. 

“Da quanto è così?” ha chiesto con una serietà ancora più estrema, come se dovesse risucchiare tutta la felicità dal mondo. Che comunque minchia stai calmo, che ansia.

“Non lo so, qualche giorno credo, si sono formate queste macchiette e poi è peggiorata…”

Lui ha continuato a scuotere la capoccia come quei pupazzetti che si mettono in macchina, credevo si fosse impallato.

“Eh… E’ grave.”

“Cosa possiamo fare, cosa possiamo fareeeeeee?” ho cominciato a chiedere correndo qua e là per la serra prendendo prodotti a caso e lanciandoli via in preda alla follia.
Ha detto che c’è poco da fare. 
Dobbiamo darle un antibiotico.
Beh sempre meglio che doverle mettere una pomata nel culo, ho pensato.

Ma ce la farà?”

“Eh… Non glielo posso assicurare.”

Penso mi sognerò il suo “eh…” per anni.
Ma scusatemi tanto.
Si chiama PACHIRA ACQUATICA.  (Va beh noi l’abbiamo rinominata Shakira Acquatica).
Io cosa dovrei pensare, di metterla nella savana?
Ci eravamo informati eh, non è che facciamo cose a caso, però il Batterino doveva andare via quattro giorni quindi gli ha dato un po’ più d’acqua del solito e questa si è offesa enormemente facendosi venire un fungo.
Ora io e il Batterino, disperati e dilaniati dal dolore, siamo lì a cospargere le foglie una ad una con i cotton fioc imbevuti di un bizzarro sciroppo per piante sperando che serva a qualcosa.
Anche perché il Batterino, che all’inizio quando io avevo comprato ‘sta povera pianta aveva detto “io non voglio niente in casaaaaaa la faccio volare dal balconeeeee non me ne so prendere curaaaaaa” ora praticamente piange ogni volta che pensa che la Pachira stia male. 

Penso potrebbe effettivamente bucare la pelle di un rullante per la disperazione, e credetemi vuol dire tutto. Neanche per il mio intervento ha fatto una cosa del genere. 

Beh dopo avervi parlato del mio sedere e di una povera pianta direi che posso smettere di ciarlare, se avete consigli di qualunque tipo (soprattutto per sta povera pianta, io sarò esagerata ma se dovesse morire so già che piangerei, è bizzarro come ci si possa affezionare a un essere vivente che non può comunicare!) ditemi pure. Se avete avuto malattie bizzarre qua siete in un posto sicuro in cui parlarne, poi peggio di me che mi infilo cose non penso potreste aver fatto (sento di star perdendo l’uso dei verbi ma lascerò tutto così in modo che possiate deridermi). 
Insomma narratemi quello che volete, deridetemi come merito, datemi pure delle capocciate se trovate il modo.

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Ciance sparse: rieccomi! Tarzan e cose a caso

Buonasera miei piccoli, amati Spelacchiati! Come state?

Io sono in una fase di recupero post-operatoria abbastanza del menga, ho sintomi bizzarri, alcuni pesantini altri sono delle scemenze, in generale trascino avanti le mie stanche membra come una lumaca. Vorrei almeno avere un guscio bello bello, tutto intarsiato e lavorato, ma mi sa che mi devo accontentare di un guscetto brutto e pesante.
Almeno sbavo solo quando dormo, ma quello lo faccio da sempre.

In questi giorni -non so per quale assurda ragione, giuro- mi sono fissata e sto ascoltando a ripetizioni una canzone. 

Volete sapere quale?

Ve lo dico, però ricordate tutte quelle volte in cui vi dicevo che non ero mica tanto a posto? Ecco, mi sa che qua mi direte “okay Sara sei fuori come una tegola”.

Sto ascoltando praticamente in loop la canzone di Tarzan (dai su, la più famosa, Son of a Man) in versione rock/metal.

Io provo a domandarmi cosa sia andato storto con me (tante cose, in effetti) però capite che c’è della follia? Cioè io un giorno dal nulla mi sono messa al pc, ho aperto youtube e ho digitato “son of a man, metal version”.

Ma così, dal nulla. 

Se volete mettervi in fila per picchiarvi vi do anche i numerini, così almeno viene fuori una cosa ordinata.

Detto questo, stavo pensando di tornare a guardarmi una quantità spropositata di Film Brutt visto che ora avrò del tempo libero da occupare in qualche modo, e i modi meno proficui sono ovviamente i miei preferiti. Voi che ne pensate? Preferite i Ciance Sparse, quindi sproloqui a caso, o i Film Brutt, in cui mi incazzo come una biscia a cui pestano la coda?

Fatemi sapere così vedo di darmi una regolata e tornare attiva su questo blog, perchè è un po’ strano da dire e sembra una frase fatta ma mi mancate. A volte penso ai vostri nickname e mi vengono fuori giochi di parole cretine che forse un giorno vi dirò, per ora non lo faccio per rispetto. Insomma regà, mi mancate e vorrei tornare a interagire e leggervi, quindi preparatevi e visto che mi troverete di nuovo qua tanto vale che mi diciate le vostre preferenze dai!

Ora vi lascio la versione di Tarzan che mi sta rubando le notti a furia di ascoltarla, ditemi se non è super accattivanteeeeeeee! (Ma chissà se riuscirò davvero a fare questa cosa, ormai sono come quelle anziane signore che non capiscono cosa sia Whatsapp e pensano che Facebook manda direttamente a loro le cose. Fatemi sapere se si vede il video)

Per il resto ditemi pure quello che volete, narratemi delle vostre vite, come state, come va il lavoro, lo studio, il vostro animale domestico? 

Anche voi avete avuto delle fisse di cui un po’ andate fieri e vorreste condividere ma un po’ vi vergognate? Fatevi avanti, fatemi scoprire cose bizzarre! 

Detto questo per ora vi saluto, ma mi rileggerete presto. Può essere intesa come una minaccia o come una promessa, vedete voi!

Vi voglio molto bene, hasta la pasta!!

Sara

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Ciance sparse: insetti e tagliuzzamenti

Ma buonasera miei indomiti Spelacchiati, come state? Vi state guardando “House of the Dragon” e siete innamorati persi di Daemon, proprio come me? Mi auguro di sì, se invece avete altri manzi da consigliarmi fate pure un elenco che qua ho bisogno di distrarmi.

Ora vi narrerò del mio pomeriggio molto traumatico.

Ero sul balcone a studiarmi i meccanismi degli orologi, perché non so una cippa e non avete idea dei clienti rompi balls che arrivano in negozio ogni volta…
“Ma questo con che orologio è sincronizzato?” … Non lo so signora, con che cazzo di orologio dev’essere sincronizzato? Col Big Ben? Sa che può regolarlo lei, sì?
“Ma che movimento ha?”

“Ha presente ‘movimento lento’ di Vasco Rossi? Ecco, lo ha scritto pensando a questo orologio”.
MA CHE COSA VUOI SAPERE? COSA? LE VEDI LE LANCETTE CHE SI MUOVONO IN SENSO ORARIO? ECCO, QUELLO E’ IL MOVIMENTO.

Beh, inutile dirvi che no, non è proprio così che stanno le cose, ma cosa ne so io dannazione.

Comunque, dicevo, me ne stavo lì a cercare di capirci qualcosa quando a un certo punto STONK! Una cimice si schianta a velocità folle contro lo schermo del mio pc e io
per poco non mi ribalto dalla sedia.

Io e gli insetti non andiamo esattamente d’accordo, diciamo pure che mi fanno rivoltare lo stomachino e se posso me la squaglio il più velocemente possibile lasciando all’eventuale mostriciattolo tutti i miei averi. 

Comunque raccimolo tutto il coraggio possibile e lancio via la cimice con un foglio, mi rimetto lì a leggere come minchia è stato creato il primo orologio Maserati, quando sento un rumore di eliche e penso “ehllamadò, dov’è ‘sto elicottero? Che ci fa vicino a casa mia?”
MA ALTRO CHE ELICOTTERO ED ELICOTTERO

ERA UN INSETTO

ANZI, ALTRO CHE INSETTO

ERA UN MOSTRO, NON SO COME ALTRO DEFINIRLO

DI DIMENSIONI ESAGERATE, AVEVA UN REATTORE SOTTO AL CULINO PELOSO, SFRECCIAVA CHE NEMMENO UN CACCIA BOMBARDIERE, VE LO GIUROOOOO! RATATATATAAAAA COME CANTAVA GIANNI MORANDI

E OVVIAMENTE DOVE HA DECISO DI PLANARE QUEL COSO ORRIPILANTE? SUL TAVOLO ACCANTO AL MIO PC!

E lì niente, regà, ho abbandonato tutti i miei averi e sono corsa in casa così velocemente che per poco non mi spiaccicavo contro al vetro della porta-finestra, dunque ho fatto l’unica cosa che qualunque essere umano nella mia situazione avrebbe fatto: ho chiamato mia mamma.

E lei, con il coraggio indomito che solo una madre che deve difendere la prole riesce a tirare fuori, ha preso una scopa e ha mandato via quell’essere mutante che io ancora mi chiedo cosa stracazzo fosse. Da quale laboratorio è uscito? Ma è fuggito dall’isola di Jurassik Park? Ma scherziamo? Quello non era un insetto, era un drago di Daenerys Targaryen, eccheccazzo.
Secondo me non aveva un pungiglione, quello quando vuole punzecchiare qualcuno sguaina la spada e lo sfida a duello. Sciabola tutto, tipo Sandokhan.
Ovviamente ho raccattato le mie quattro cose e sono andata a chiudermi in camera mia, penso di non voler uscire di casa mai più dopo aver visto che genere di esseri popolano questa terra.

Intanto sono bombardata su duemila fronti con consigli e pareri che mi stanno solo facendo sprofondare nell’ansia.
“Ma dov’è che ti fai operare? Qui?? Nooo ma io ho sentito che qua per aprire le persone usano l’apriscatole!”
“Nooo a Milano? Ma lì un mio amico è andato per un’ernia ed è uscito senza la trachea!”
“A Londra?! Ma sei pazza?! Lì ti danno una botta in testa, un calcio nello stomaco e se poi ancora non sei schiattata ti affettano con l’affettatrice dei prosciutti!”
E qua mi infilano nel tritarifiuti, là mi asportano le dita dei piedi, lì mi spatasciano, laggiù mi friggono nell’olio delle patatine del McDonald…
Oooohhh ma che cazzoooooo allora ditemi voi dove andare, che se no ho io in mente  un posticino in cui mandare tutti quanti.
A breve fonderò una rivista: Ansiella Duemila.

Sto considerando l’idea di farmi pungere dall’insetto mostruoso, almeno la facciamo finita in maniera frizzantina.
E voi come state, miei cari? Siete anche voi invasi dalle cimici come me che ormai me le trovo pure nei cassetti? Settembre vi sta provando mentalmente e fisicamente o siete forti come delle rocce e carichi come delle mine?
Narratemi, suvvia, che vi voglio bene.
Hasta la Pastaaaa!

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Ciance sparse: chiacchiere casalinghe

Ebbene sì, miei prodi Spelacchiati, il mio piano malvagio sta funzionando, fila come l’olio. Io sto ingrassando quindi più che altro mi sto espandendo a macchia d’olio, ma questo è un altro paio di maniche (ma se vi vengono in mente altri modi di dire con l’olio scriveteli, che mi sono accorta ora che sono bizzarri).
Dicevo: il piano procede.
Ho un cassetto.
Mi sono accaparrata in cassetto a casa Batterino.
E non ho neanche dovuto impormi, chiederglielo o appropriarmene a sua insaputa! Un giorno mentre cercavo di ricacciare tutti i miei vestiti nello zaino per tornarmene a casa il Batterino mi guarda e fa “ma lasciali qui, no? L’ultimo cassetto è vuoto, l’ho lasciato apposta per te!”.
Poi ha dovuto raccogliermi col cucchiaino perché mi ero sciolta sul pavimento.
(Avrebbe anche potuto dirmelo prima, eh, però non facciamo i puntigliosi)

Intanto prosegue la mia lotta contro la casa.
A parte il fatto che sono ancora in quella fase in cui piuttosto che andare in bagno quando c’è il Batterino nell’appartamento me la trattengo fino ad esplodere, quindi ogni volta che lui va in studio io lo saluto con tutta la grazia e l’eleganza di cui sono capace (quindi pochissime) e appena lo sento chiudere la porta del palazzo parte la mia corsa sfrenata verso il water, dove sono finalmente libera di espletare i miei bisogni fisiologici.

Madò, venti parole quando basterebbe dire “defecare”.
Poi mi dicono che sono volgare, ma guarda te… una lady.

Dicevo, comunque… l’altro giorno ho iniziato la battaglia contro i vetri.
Armata fino ai denti di Vetril e panno -non in microfibra perchè che cazzo ne so io che cambia qualcosa, un panno vale l’altro, userei pure la carta igienica per quel che mi riguarda- mi sono cimentata nell’antica arte di pulire le superfici trasparenti di tutta la casa, ottenendo come risultato sì, il pulirli, ma riempendoli di aloni e di pelucchi di quello stracazzo di pannetto sfilacciato.
Idem col tavolino di vetro, ovviamente.

Poi ho deciso di lavare i pavimenti.
“Ma sì, da qualche parte avrà secchiello e mocio, no?”
Ecco, sì, ce l’ha, ma evidentemente non veniva usato dal 1800 considerando il suo stato.
Ho passato più tempo a pulire i quattro fili rimasti al mocio che i pavimenti, CHE COMUNQUE HANNO DECISO DI RIVOLTARSI CONTRO DI ME E RIEMPIRSI DI ALONI INFAMI.
Quindi li ho rilavati.
Finalmente sono decenti.
Io giuro che non mi arrenderò, però mi sento un po’ oltraggiata dal comportamento di questa casa.

Non che dai miei abbia fatto chissà che lavori eh, però mi rendo conto che quella santa donna di Madre Superiora col tempo si è infurbita e ha comprato dei prodotti della Madonna.
“MAMMA PERCHE’ E’ TUTTO UN DISASTRO NON SO FARE LE COSE AIUTAMIIII! STAVO PURE PER VOLARE GIU’ DAL BALCONE PER PULIRE I VETRI DALL’ESTERNOOOO!”
“Allora, prima di tutto: hai usato il panno in microfibra?”
“… Credo che quello che ho usato fosse una camicia, un tempo. Tipo nel Milleduecento. Poi è stata fatta a pezzi.”
“MA NON TI HO INSEGNATO NIENTE? Non puoi usare quella roba lì, se no perde pelucchi che rimangono tutti impaciugati.”
“Scusi, Madre Superiora, por non averti mai ascoltata quando mi spiegavi le cose.”
“E poi che hai usato, spero non il Vetril che è una robaccia…”
“…Nooooo, io, il vetril?? Ma figurati…”
MA COME PUOI CHIAMARE “VETRIL” UNA ROBA CHE POI NON LAVA BENE I VETRI, ALLORA CHIAMALO “COSIL” che pulisce un po’ a cazzo…
“E per i pavimenti la cosa migliore è mezzo secchio d’acqua con mezzo bicchiere di ammoniaca, che così ti toglie odori e batteri…”
“E se si sbaglia e invece dei batteri mi toglie il Batterino?”
“Parlare con te è sempre più difficile.”
“Lo so, ne sono piuttosto orgogliosa.”
“Per il legno, per carità non usare prodotti a caso sul legno. Lo rovini. Guarda, senti, se volete un giorno vengo io…”
“Ma non ci pensare neanche, Madre Superiora! Faccio io. Cioè, faccio uno sconquasso probabilmente, ma lo faccio io. Ma tipo, per lavare i fornelli e il lavandino… E il forno… E le piastrelle del terrazzo… Cioè… Va beh, lascia perdere, ho capito tutto. Sono giunta a una conclusione.”
“Cioè?”
“Mollo il Batterino.”
“Ma vai a farti friggere, cretina. Ho già capito, ora ti preparo una lista di prodotti per la casa e le istruzioni.”
“Sei una donna meravigliosa. Straordinaria. Hai presente il film “La leggenda degli uomin straordinari”? Ecco, dovrebbero fare un film su di te “La leggenda della donna straordinaria.”
“Sì, con una figlia straordinariamente cretina.”

Niente, alla fine ho gettato la spugna.
Letteralmente, nel lavandino.

Scusate tutti ‘sti post caserecci&casalinghi ma al momento la mia salute fa pena, passo le mie giornate trascinandomi da una parte all’altra come un’anima in pena.
Poi non starò qua ad ammorbarvi con la mia epopea Covid+Green Pass che scade+terza dose di vaccino sconsigliata visto come sto= dal 1 febbraio non posso più fare nulla, ma sto un po’ diventando isterica.

E voi, miei piccoli prodi spelacchiati come state? Narratemi qualcosa di bello, di brutto, di così così… Quello che vi pare.
Tra l’altro invece di film brutt mi sono guardata Encanto e mi è piaciuto TANTISSIMO, finalmente un cartone bellino! (Unpopular opinion: FROZEN CARTONE DISNEY PIU’ BRUTTO DELLA STORIA, ODIO TUTTI E TUTTO, AAAHHHHH!).

Giuro che i prossimi post non riguarderanno il lavare cose, che se no qua passo per una brava massaia con cui non è così terribile vivere, ma vi assicuro che lo è.
Hasta la pastaaaaaa!
 

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Ciance sparse: domande da adulti, pasta e vigilanza

Buongiorno miei spelacchiatissimi bipedi, come state?

Mr Batterino è ufficialmente andato a vivere da solo e stiamo scoprendo insieme i grandi quesiti delle persone adulte.
Cose come:
-“ma la pasta Barilla è davvero più buona o è solo un costrutto sociale e posso prendere la Badabungada a quattro centesimi”?
-“perché il tonno in scatola costa cosi tanto?”
-“ma se uso il vetril per lavare i pavimenti cosa succede?”
-“ma il polistirolo dove diamine si butta?”
-“lo scopettino del wc come si lava?”
-“posso rubare lo zerbino figo dei vicini?”

L’altro giorno abbiamo pulito tutto da cima a fondo, e con “abbiamo” intendo che lui ha pulito e io ho passato il tempo a dire idiozie. Il mio apporto è riassumibile nel momento clou in cui il mio cervello ha dato forfait e senza alcuna ragione logica ho buttato il non recuperabile nella plastica.
Non so come abboa fatto a non mettermi la testa nel forno, che pazienza che ha Mr Batterino!
Anche perché per il momento l’unica cosa che faccio è sbavargli sul cuscino ogni notte – quando va bene, quando va male si ritrova la mia saliva sul braccio-. Non oso immaginare che spettacolo raccapricciante sia guardarmi dormire.

Per quanto riguarda me sto continuando il mio lavoro da paladina della giustizia, vigilo l’università come fa Batman a Gotham City. Mettere la sveglia alle sei e mezza comunque mi uccide ogni volta, la mia unica ragione di vita è la colazione al bar.

E voi miei prodi come state? Quanto è stato traumatico per voi passare nel mondo degli adulti? Vi prego preparatemi alle prossime sfide e domande che dovremo affrontare io e Mr Batterino, e se avete consigli salva vita su cose da comprare indispensabili per la casa ditemi, che riferisco!

Narratemi di tutto e di piu, a presto!
Hasta la pastaaaa

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Ciance sparse: matrimoni e orecchini incastrati

Buongiorno miei amatissimi Spelacchiati, come state?
Io sono appena sopravvissuta ad una caduta dalle scale di casa mia. Potete immaginare la grazia, la leggiadria e l’eleganza di un ippopotamo morente che per poco non si sfracella il muso sul pavimento.

Sono state due settimane piene di eventi, con alti e bassi di cui alti molto alti e bassi molto, molto, davvero molto bassi. Da cosa partiamo?
Dal basso, direi.
Preparatevi a deridermi per il resto della mia miserabile esistenza come hanno in programma di fare tutti i miei amici, perché sono dovuta andare in pronto soccorso.

Ho passato sei ore su una scomodissima sedia, con l’ansia di incoronirmi, perché… mi era entrato un orecchino nel lobo.
Letteralmente, la capocchia di sto stracazzo di orecchino aveva deciso di ritrarsi nel mio orecchio come un gamberetto in un anfratto marino ed era stato inglobato, adieu. Mi hanno dovuta incidere -senza anestesia- e tirarlo fuori, ‘sto bastardo. 

Ma vi pare una cosa normale? Ma come cazzo è possibile che io sia così sfigata? Mi sentivo anche una capra assoluta a rubare tempo ed energie in pronto soccorso per una cosa così imbecille quando c’erano persone che stavano davvero male…

Altra sera, altra corsa.
Ero a cena con mia sorella e le mie amiche per l’addio al nubilato di quella pazza persona con cui condivido la genetica, stavamo mangiando e bevendo allegramente (io mica tanto, sono sotto antibiotici per quel cazzo di orecchino di merda quindi non posso manco bere), mi ero appena infilata un meraviglioso ravioletto in bocca quando… sono sparita.
La sedia sotto le mie regali chiappette ha ceduto e io sono stata risucchiata. 

I presenti possono giurare che non ho smesso un secondo di ridere come una deficiente mentre sparivo sotto al tavolo, non so se sia un bene o un male. Sicuramente è prova della mia ignoranza.

Ma passiamo alle cose positive, miei prodi! Padre Spelacchiato è finalmente negativo al Covid, quindi è potuto venire al matrimonio in pompa magna di mia sorella.
E’ stato tutto incredibile, il posto era meraviglioso, il cibo da leccarsi i baffi (nel mio caso letteralmente), gli sposi erano stupendi… e io e Mr Batterista ci siamo divertiti come due matti, ridendo e ballando tutto il tempo.
L’unica pecca è che sono quasi morta quando è toccato a me fare il discorso agli sposi durante il rito, pensavo davvero che sarei svenuta e avrei rovinato la festa a tutti. Mia sorella mi avrebbe sgozzata con un coltello.
Invece sorprendentemente sono riuscita a mettere insieme un po’ di decenza e ho letto il mio discorso piangendo poco, sono riuscita a trattenermi perché il mio terrore più grande era scoppiare a piangere a metà discorso e non riuscire ad andare avanti creando un impasse di disagio piagnucoloso; ho pianto tutte le mie lacrime quando si sono scambiati le promesse però, sono ancora disidratata.  


E poi ho preso il bouquet.
Mia sorella ha fatto un lancio impeccabile completamente a caso e mi è praticamente volato in mano.

Hanno dovuto acciuffare Mr Batterista e trascinarlo da me perché stava già prenotando un volo sola andata per il Messico, ‘sto cretino. Continua dire che io ho preso il bouquet ma lui se l’è preso nel bouquet (del sederin).

Che pirlitudine.

Ora sono in viaggio, su un comodo sedile di Italo con Mr Batterista a fianco che scrive partiture. Direzione Rimini, penso che mi ucciderò dopo un paio d’ore a meno che non mi possa strafogare di cibo e alcol.

E voi miei prodi come state? Com’è possibile che siamo gia a settembre?! Raccontatemi qualcosa, ciciariamo un po’ che in questi giorni voglio solo rilassarmi ❣️

Vi allego foto del mio vestito meraviglioso perché lo amo e voglio indossarlo anche per fare la spesa e portare fuori il cane.