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Credo ci sia qualcosa nel mio DNA che mi impedisce di essere costante nel fare qualunque cosa, tenere un blog compreso. 

Mamma mia che sfaso, che sfaso… Per fare un breve riassunto degli ultimi tempi:
Ansia
Sessione estiva
Brutte notizie
Sessione estiva, studia Sara, studia
Altre brutte notizie 
Palestra
Imbarazzo in palestra
ESAMI ESAMI ESAMI
Brutte notizie
ESAMISSIMI

Claro, no? 

 

Ora, le brutte notizie diciamo che sono bruttine ma a lungo raggio, quindi per ora sto solo in ansia senza poter fare nulla. Poi forse si parlerà di chirurgia e cose varie, ma non creerò allarmismi. Basto io ad essere allarmata. Voi state scialli e leggete.

La palestra procede. Procede, ma non va bene. 
Diffidate dalle offerte, regà. 
Vi spiego: non c’è un professionista in sala a dirmi cosa fare. Sono così ignorante in materia di sport e allenamento che non so quale sia il nome scientifico del tizio che dovrebbe crearmi un programma di allenamento: allenatore? Istruttore? Trainer, all’inglese, che fa più figo? Boh. Comunque LUI non c’è, non esiste.
Questa figura mitologica resterà solo nella mia testa.
Insomma, mi devo arrangiare in palestra e io non so assolutamente da che parte cominciare per mettermi in forma senza fare sforzi eccessivi o gli esercizi in modo sbagliato rischiando di distruggermi la schiena o le ginocchia, quindi per ora, che sono alla mia quarta volta in palestra, mi limito a fare tapis roulant-cyclette-tapis roulant senza alcuna idea di quale sia il livello che dovrei impostare alle macchine. 

Che vita di melma, almeno in questo volevo un piccolo aiutino da un esperto.

Sto ancora leggendo IT, che mi sta piacendo sempre di più anche se non mi sta spaventando mai. La trama comunque è una figata, Mr King è meraviglioso nel suo modo di descrivere il mondo visto dai bambini e ora che ci avviciniamo al clou dell’azione si fa sempre più intrigante, e ho anche scoperto in ritardo rispetto al resto del mondo che c’è in ballo un remake di IT che uscirà nel 2017, quindi sono molto soddisfatta di aver deciso di leggere il romanzo.

Ho dato per l’ennesima volta Linguistica Inglese, ora sono nella fase “aggiorna senza sosta la pagina dell’università in attesa dei risultati”, ma temo di dover attendere ancora una settimana per averli. 

Poi…

MERMAID COLLECTION DI NABLA, POSSIAMO PARLARNE? 

Mamma mia datemi tutti i soldi del mondo, voglio comprare solo trucchi per il resto della mia vita. Se fossi ricca credo che sono due le cose che mi comprerei di sicuro al cento per cento: la laurea e quesa collezione.

Ho deciso che se ho passato linguistica inglese mi compro almeno almeno quattro ombretti, cioè: under pressure, cleo, juno moon e nereide. 

Nel caso non si fosse capito io sono la tipica polla con la quale i bisogni indotti diventano bisogni primari e ora non penserò ad altro fino all’anno nuovo.

 

Va beh, post un po’ delirante, perdonatemi. Sono un po’ alterata. Se qualcuno volesse donarmi dei soldi o direttamente tutto ciò che produce Nabla io non mi offendo, sono in un periodo così melmoso della mia vita che accetterei qualunque cosa senza un briciolo di dignità. Se qualcuno volesse anche regalarmi una mandibola normale e non necessitante di alcun tipo di operazione per essere rimessa in sesto vi sarei grata.

Hasta Luego, spelacchiati.

 

 

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Grandi news non poi così grandi.

Ebbene sì, è successo. Quel giorno che credevo non sarebbe mai arrivato è giunto.

Mi sono iscritta in palestra.

Smettete di rotolarvi dal ridere, grazie.

Avrei dovuto fotografare le facce degli amici a cui l’ho detto: a metà tra il morto dal ridere e il terrorizzato, perché se io faccio dell’attività fisica vuol dire che l’Apocalisse è in avvicinamento rapido.

io per tutta la mia vita

Già mi ci vedo a sudare come una larva umana su un tapis rulant.
Dovete sapere che io detengo un record: sono la persona meno allenata del mondo, mi stavo preparando per battere il record dell’unverso. Poi mi sono resa conto che la mia autostima in caduta rapida è dovuta anche alla mia consistenza gelatinosa, che le mie braccia traballano come budini e che urgeva correre ai ripari.

Ora, non sono propriamente grassa, solo che sono molto poco tonica. Cioè, per niente tonica. L’unica cosa soda che conosco è l’uovo sodo.

Quindi da venerdì comincerà una nuova sfida per me, e ho pensato di parlarne un po’ anche qui così se qualcuno messo come me deciderà mai di prendere il toro per le corna e cominciare un percorso verso uno stile di vita più sano… beh, sarà in buona compagnia.

Al momento le mie preoccupazioni principali sono due, di cui una molto superficiale:

  1. Il mio fiato inesistente. Ho l’ansia che la gente mi giudichi perché dopo dieci secondi di qualunque esercizio io mi ritroverò senza fiato ad annaspare e probabilmente avrò assunto un orrido color melanzana.
    Oppure perché dopo cinque minuti di corsa dovrò fermarmi e farmi riattivare il cuore con il defibrillatore.
    O perché mi servirà un respiratore dopo due secondi di addominali.
    Insomma, ci siamo capiti…
  2. Sarò orribile. Lo so, sono preoccupazioni da quindicenne cretina ma lasciatemi nella mia infantilità. Se già di solito mi sento a disagio con la mia faccia e il mio corpo quando sono vestita e truccata come piace a me, figuriamoci quando sarò in tuta, struccata e completamente sudata.Intanto sto andando avanti con la lettura di IT di Stephen King; mi sta piacendo un sacco, adoro il fatto che King si prenda tutto il tempo necessario (e forse anche di più) per arrivare dove deve arrivare. Probabilmente ne avrò per almeno un mese visto che il tempo che ho da dedicargli è pochino…

    Voi cosa state leggendo? Siete iscritti in palestra? Quanto scommettete che dopo i primi due giorni di palestra io molli tutto urlando “fuck this shit I wanna be fat”? 

Vedremo, vedremo.

 

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Penny Dreadful: piangnisteo per una serie perfetta

*prende un respiro profondo*

Cercherò di non inondare il Mac di lacrime mentre scrivo questo post, ma se ci saranno più errori di battitura del solito sappiate che, con ogni probabilità, saranno dovuti agli occhi appannati e alla tastiera annacquata.

Se seguite il blog da abbastanza tempo saprete che una delle mie serie tv preferite è Penny Dreadful, che è finita sabato scorso.

Con una maratona incredibile in due giorni di malattia ho recuperato le nove puntate della terza stagione e ora ho un senso di vuoto alla bocca dello stomaco: cosa ne sarà di me ora che Vanessa Ives e tutta la combriccola sono usciti dalla mia vita?

Ma smettiamo di fare i melodrammatici e parliamo di questa stagione. Gli spoiler ci saranno, eccome se ci saranno, ma nella seconda parte del post, ben avvisati.

La terza stagione si apre con Vanessa Ives che si sta lasciando andare alla disperazione più cupa; non mangia, non esce di casa, quasi non esiste. Distrutta dalla partenza di Ethan e abbandonata anche dal signor Malcolm, la donna si sta chiudendo sempre più in sè stessa. Sarà il signor Lyle a farla tornare alla vita consigliandole una specialista, che effettivamente la aiuterà nel suo percorso di ricerca della felicità. O qualcosa di simile. Sappiamo che per Vanessa la felicità è un’utopia.

Nel frattempo seguiamo anche Ethan, in viaggio con l’ispettore verso il Messico dove verrà giudicato. O dove si ricongiungerà con il padre, a seconda degli eventi. Non sa che seguirlo a distanza ravvicinata c’è una vecchia conoscenza, la stregha Achathe, che ancora non si sa se gli sarà amica o nemica.

Il signor Malcolm, invece, è di ritorno dall’Africa dove ha finalmente seppellito suo figlio, e sulla nave incontra un vecchio Apache che molto elegantemente gli fa capire di aver bisogno di lui: puntandogli una pistola contro gli dice infatti di aver bisogno di aiuto per cercare Ethan.

Altro giro altro personagio ci spostiamo di nuovo a Londra, dove Victor ormai ha sviluppato una certa dipendenza dalla droga tanto che le sue occhiaie sono anche più evidenti che nelle precedenti stagioni. Chiede quindi aiuto al suo amico ed ex compagno di studi, il Dottor Jekyll. Zan zan.

Sotto lo stesso cielo ci sono anche Dorian e Lily, che palesemente hanno idee molte diverse per quanto riguarda il regnare sul mondo e bla bla bla.

Infine, uno dei personaggi migliori di sempre: John Clare. Non riesco a chiamarlo “La Creatura” perché è molto più umano di qualunque personaggio abbia mai visto. Un umano meraviglioso. Tornato dall’Antartide decide di cercare la sua famiglia: sua moglie, suo figlio Jack malato di tosse.

Queste sono le basi della stagione, da qui si districano le storyline di ogni personaggio che finiranno con l’intrecciarsi l’un l’altra in maniera sempre originale.

La terza stagione è senza dubbio la più cupa delle tre. I protagonisti ne hanno vissute abbastanza da essere disillusi riguardo la vita, l’amore, la morte, e questo si avverte ogni secondo. Sono infelici, sono soli e sono separati, sempre più vicini all’oscurità e lontani da Dio.

SPOILER SPOILER SPOILER COME SE PIOVESSERO

Smettete di leggere tra:

tre

due

uno

Addio.

Non posso dirmi effettivamente sorpresa perché, diciamocelo, da Penny Dreadful non ci si poteva aspettare un lieto fine, men che meno per Vanessa Ives, un personaggio tanto complesso quanto meraviglioso. In costante bilico tra bene e male, amata dai demoni e apparentemente ripudiata da Dio, è fin dall’inizio il personaggio più straordinario: non importa quanto sia infelice, lei è il collante che unisce tutti gli altri personaggi, che da gioia e speranza anche ai più disperati.

Non posso dirmi sorpresa, ma sono profondamente addolorata.

E la scena della sua morte, “with a kiss, with love” è perfetta.Immagine di penny dreadful, vanessa ives, and ethan chandler

Victor. Victor è stato uno dei miei personaggi preferiti, forse perché l’attore è quello che tra tutti i bei manzi presenti mi ha colpita di più: lo trovo perfetto come dottor Frankenstein.
Incapace di rassegnarsi all’idea di aver perso l’amore della sua vita, rende quell’amore la sua ossessione trasformando e distorcendo il sentimento più puro in qualcosa di sbagliato, di rotto come è rotto lui stesso. Solo alla fine si renderà conto che Lily è rotta quanto lui, e che sono tutte le crepe a renderli quello che sono, e non potrebbero rinunciare a nessuna di esse.
E farà la scelta giusta, la scelta umana, dimostrando di non essere un mostro.

Lily è un personaggio a tratti insopportabile a tratti da amare. Lei vuole iniziare una crociata contro il genere maschile arruolando tutte le donne picchiate, violentate, abusate da parte di uomini vili e senza cuore. Il perché però lo si scopre solamente alla fine, in quella che è una delle scene migliori di tutta la serie, con un’interpretazione di Billie Piper incredibile. Lily racconta di Sarah, la sua bambina. La sua bambina morta troppo piccola, troppo sola, troppo lontana dalla sua mamma.

E solo dopo averne parlato con Victor lei riesce ad andare avanti, abbandonare Dorian e cercare qualcosa di meglio per sè stessa.

Dorian… Nella sua ultima scena ho pianto. Perché il senso di solitudine che ha trasmesso è così forte che era veramente impossibile per me trattenersi.
Incapace di provare più alcun sentimento, Dorian è, come dice lui stesso, “atrofizzato”. Ha visto la sua famiglia e i suoi amanti invecchiare e morire, ha perso la concezione del tempo e ora che pensava di aver finalmente trovato qualcuno con cui condividere l’eternità, questa lo abbandona.

E ancora una volta è solo con i suoi ritratti. Per sempre.

Ethan e Malcolm mi hanno fatto tenerezza. Uno ha perso il padre e l’amore della sua vita, l’altro ha perso l’ultima figlia che gli era rimasta. In questi tre anni però uno ha guadagnato un nuovo padre, l’altro un figlio.
SIETE BELLINI ❤ E nella loro neonata famiglia credo proprio ci sarà spazio per Victor (l’abbraccio con Ethan quanto è stato carino?) e per tutti quelli che hanno avuto l’onore di incontrare Vanessa.

Di Mr Clare mi rifiuto di parlare perché la sua storia mi addolora troppo.
Che personaggio stupendo, che attore “mostruoso”.
Quello a cui va peggio è sicuramente lui, lui che ha perso tutto: la sua umanità, la sua famiglia e ora anche la sua unica vera amica, destinato a vivere per sempre nell’infelicità più sconfinata. L’ultima scena di questa serie gli spetta di diritto: solo e senza speranze si inginocchia davanti alla tomba di Vanessa regalandoci un’ultima meravigliosa poesia.

“Where are now, the glory and the dream?”

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Cinemando: Somnia.

Cinemando: Somnia

Quoque tu, Flanagan mio?

Finalmente dopo mille peripezie sono riuscita a vedere Somnia (Before I wake), il film di Mike Flanagan che aspettavo con ansia, uscito poche settimane fa nei cinema italiani.

Trama:

Jessie e Mark adottano il piccolo Cody, dopo la morte del loro figlio Sean. Appena arrivato nella nuova casa, Cody manifesta il terrore di addormentarsi. Inizialmente Jessie e Mark sottovalutano la cosa, ma presto scoprono che mentre Cody dorme i suoi sogni si materializzano nella realtà. Ma i suoi incubi si rivelano terrorizzanti e mortali.

Cody è un bambino che dopo la porte della madre passa di casa adottante in casa adottante, e ogni volta succede qualcosa di brutto alla famiglia che lo ha accolto.
Lui dice che sia colpa dell’UomoCancro.
La coppia che l’ho ha adottato invece è stata spezzata anni prima quando il loro bambino, Sean, è morto affogato nella vasca da bagno per un incidente.
Jesse e Mark presto scopriranno che i sogni del piccolo Cody si trasformano in realtà: se sogna farfalle, farfalle riempiranno il loro salotto, se sogna Sean, il ragazzino apparirà nella stanza. Ma non ci sono solo sogni belli: e se sogna l’UomoCancro?

Jessie, nonostante sia passato del tempo dall’incidente del figlio, non riesce a darsi pace: non dorme, non pensa ad altro che a Sean e si crogiola nel dolore e nel rimpianto. Quando capisce di avere l’opportunità di avere Sean ogni notte le sembra quasi una benedizione, quindi comincia a mettere foto della famiglia prima di Cody e gli fa vedere video di famiglia inducendo quindi il bambino a sognarlo.
Mark non approva, lo definisce un “abuso”, ma ‘sta stronza lei non sembra convincersene appieno e quando Cody non dorme per due notti di seguito arriva a dargli un sonnifero.
E stavolta l’UomoCancro arriva.

Mike Flanagan questa volta mi ha delusa.
Io per prima ho un rapporto molto controverso con il sonno, sono attualmente in cura per risolvere dei problemi che mi sta causando la mancanza di sonno quindi ci tenevo che questo film mi piacesse. Ahimè non è così. 

La protagonista è una persona orribile: condiziona il bambino durante il giorno per sfruttare il suo potere e gli da pure dei sonniferi, e poi passa per una “brava mamma”. 

Il bambino, interpretato dal meraviglioso Jacob Tremblay (che avevo già adorato in “Room”), è bravissimo ma causa doppiaggio italiano non sono riuscita ad apprezzarlo appieno: sono sicura che in lingua originale avrebbe fatto tutt’altro effetto.

Quello che non funziona in questo film sono fondamentalmente due cose:
il fatto che venga spacciato per un horror quando un horror non è, creando quindi false aspettative che verranno deluse al 100%. Non è un horror, non fa mai paura, non mette mai ansia. Non basta una sottospecie di mostro per entrare nel genere, e Flanagan dovrebbe saperlo!

L’altra cosa che non funziona e che rende il film sconclusionato è la gestione del tempo: si cerca di far succedere troppe cose in troppo poco tempo e in questo modo la parte di introspezione, che in un film di questo tipo è fondamentale, viene ridotta decisamente troppo per dare spazio a scene quasi inutili troppo lunghe. 

Sempre colpa del Tempo!!

La parte finale poteva essere molto bella se si fosse riusciti a ricreare l’atmosfera giusta per tutto il film, un vero peccato che un’idea tanto originale sia stata sprecata in questo modo.

In Somnia ho visto un tentativo fallimentare di riprendere il genere di Babadook, in cui il vero mostro è il lutto e la non-accettazione dello stesso. Solo che Babadook era diretto da una donna, e credo che la più grande differenza sia proprio questa. Il rapporto di una madre con il proprio figlio è qualcosa di così potente ed unico che solo una donna e una mamma può cercare di raccontare senza scadere nel banale, nel già visto, nel patetico.

Babadook ci è riuscito, Somnia no. 

A questo punto aspetterò di vedere The Conjuring 2, probabilmente non al cinema perché almeno quello voglio vederlo in lingua originale. E al cinema mi cacherei sotto.

Voi avete visto Somnia? Vi è piaciuto? Fatemi sapere!

Ai prossimi pensieri spelacchiati!

 

 

 

 

 

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TAG: Alfabeto Letterario

Tag Libresco: Alfabeto Letterario

Buongiorno, spelacchiati. Come state? Quanto fa caldo dalle vostre parti? Chiedo perché qui da me anche se sono a nord non c’è un alito di vento. Non c’è neppure l’aria, comincio a pensare.

Non avendo nulla di cui parlare e avendo visto questo post un po’ ovunque sul caro Facebook mi son detta “ohibò, facciamolo” quindi ve lo sorbite. E chiunque legga è pregato di farlo a sua volta, sappiatelo. Nei commenti, nei vostri blog, su youtube, dove vi pare.

A ⇨ Un autore con la A maiuscola (quello di cui hai letto più libri):
Mmh il primo autore che mi viene in mente è Jane Austen: Orgoglio e Pregiudizio, Persuasione, Emma, L’Abbazia

B ⇨ Bevo responsabilmente, mentre leggo:

Non è vero mai, mi è capitato di fare di tutto mentre leggo, in primis bere e mangiare (non contemporaneamente). Ho quasi sempre le cuffie con la musica abbastanza alta quando leggo in italiano mentre se leggo in lingua ahimè devo stare nel silenzio se no i miei pensieri si attorcigliano e vado in tilt.

C ⇨ Confesso di aver letto:

50 sfumature di grigio. Tutta la saga. Lo so, ma è stato per solo gusto dell’orrido e per vedere quanto può essere offensiva verso il genere umano una saga.

D ⇨ Dovrei smettere di:

Comprare libri finché non ne smaltisco un po’ di quelli che ho già. C’è uno scaffale intero che mi fissa con aria giudicatoria ogni volta che compro un libro.

E ⇨ E-reader o cartaceo:

Cartaceo forever, anche se ho il Kindle ed ammetto che è di un’utilità pazzesca. Credo di averci letto il 99% dei libri che mi servivano per l’università.

F ⇨ Fangirl impenitente di:

Fino a due ore fa avrei detto Harry Potter, ora che ho letto gli spoiler di The Cursed Child mi sento tradita e per ripicca rispondo Il signore degli anelli. Ma temo che tutti i gadget di HP che ho sparsi per la casa mi tradiscano.

Comunque non scherzo neanche con il Trono di Spade, ho già un bracciale Dothraki e una spada di Jon Snow che fa da segnalibro.

G ⇨ Genere preferito e che di solito non leggi:

Diciamo che sono una lettrice onnivora e in generale l’unico genere che evito come la peste è lo Young Adult, perché ormai sono tutti ad altissimo tasso di offensività nei confronti di tutto l’universo.

H ⇨ Ho atteso a lungo per:

Harry Potter e i Doni della Morte. Ah, aspettare la mezzanotte in centro per comprarlo…

I ⇨ In lettura al momento:

Il Ballo, di Irène Némirovsky, IT di Stephen King e credo che andrò avanti con Il Trono di Spade.

L ⇨ Luogo preferito per leggere:

Sicuramente il divano: quando mi piazzo lì con un libro e le cuffie il resto del mondo potrebbe anche implodere e io non me ne accorgerei neanche. Estasi.

M ⇨ Miglior prequel di sempre:

Mi sto arrovellando il cervello ma non mi viene in mente nessun prequel. Lo Hobbit vale?

N ⇨ Non vorrei mai leggere:

Romanzi di autori che non stimo come persone o che già so non incontrano il mio gusto personale. Ciao Fabio Volo, per esempio.

O ⇨ Once more (un libro che hai riletto tante volte, ma rileggeresti ancora):

Ancora una volta la mia risposta è Harry Potter. Alcuni libri della saga li ho letti almeno sette/otto volte, dico davvero. Ero malata. Ora ne sono uscita e ora sono più una che rilegge spesso piccole parti di libri, quelle che mi sono piaciute maggiormente. Per esempio tutte le parti di Enjolras ne I Miserabili.

P ⇨ Perla nascosta (un libro che non ti aspettavi fosse tanto bello):

GGGGN. Mi sto sforzando tantissimo ma non mi viene in mente nulla perché da qualche anno a questa parte sto cercando di essere molto oculata nelle mie letture ed evitare quelle che temo non possano piacermi, dunque non ho quasi mai sorprese…

Io prima di te mi è piaciucchiato ma non è un libro meraviglioso, anzi, ha molti limiti.

Q ⇨ Questioni irrisolte (un libro che non sei riuscita a finire):

Non picchiatemi ma la mia risposta è… I Pilastri della Terra. Davvero, c’ho provato e riprovato ma alla fine l’ho sempre chiuso con una certa insofferenza. Darò un’altra possibilità a Ken, lo giuro, ma non con questo romanzo. Almeno non per un bel po’.

R ⇨ Rimpianti letterari (libri interrotti o perduti che non potrete finire di leggere):

Ho interrotto a metà In una sola Persona di John Irving, non so neanche io perché visto che mi stava anche piacendo. Non era il momento, ecco.

S ⇨ Serie iniziate e mai finite:
Artemis Fowl di Eoin Colfer e Maximum Ride di Patterson. Mentre per Artemis Fowl non ho alcuna voglia di rimettermici visto che gli ultimi erano abbastanza pessimi, per quanto riguarda Max e lo stormo spero sempre di trovare i libri che mi mancano in superofferta… Prima o poi la finirò quella saga, non importa che sia per ragazzi.

T ⇨ Tre dei tuoi antagonisti preferiti:

Non mi viene in mente nessuno e la cosa mi turba. Mi vengono solo nomi di cattivi meravigliosi presenti nelle serie tv, help!

U ⇨ Un appuntamento con (personaggio di fantasia):

JON SNOW! ENJOLRAS! MR. DARCY! LEGOLAS SE INTERPRETATO DA ORLANDO BLOOM! potrei andare avanti con nomi in caps lock per sempre… Tra l’altro c’è anche stato un momento della mia vita in cui mi ero invaghita di Jasper Cullen, il vampiro che non si fila nessuno. Ma prima che uscisse il film, eh. Non è che “ah ma ti piace l’attore” no no mi piaceva proprio Jasper proprio come mi piace Enjolras e gli altri.

V ⇨ Vorrei non aver letto:

Veronika decide di morire di Coelho, mamma mia che fastidio. Banale, scontato, la scrittura di Paulo mi ha annoiata a morte… Vade retro. Pessimooooo.

Z ⇨ Quel finale che proprio non vi è mai andato giù:

Harry Potter doveva morire. Okay? MORIRE. SCHIATTARE. TIRARE LE CUOIA.

Bene, il tag è finito e io sono stata abbastanza banale nelle risposte… Fate anche voi questo tag e fatemelo sapere, verrò sicuramente a dare una sbirciata alle risposte!

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Alice attraverso lo specchio

Ogni scusa è buona per scrivere un post e, al momento, mi sto nascondendo dall’umanità che vuole augurarmi un buon compleanno. Quanto odio il mio compleanno, qualcuno elimini il quattro giugno dalla vita.

Comuuunque ieri sera sono andata ar cinema, detto alla romana perché sto ascoltando i Cool and the Game su youtube e mi sento un po’ romana anche io ora, e dopo un’accurata scelta fatta pescando i bigliettini perché non ci mettevamo d’accordo abbiamo optato per “Alice attraverso lo specchio”, giusto per guardare Johnny Depp imbruttito abbbestia.
Se ve lo stiate chiedendo sì, ho perso tutta la stima che provavo per lui visto gli ultimi avvenimenti.

Ma qui non si parla di persone che si credono Alì nella vita familiare, qui si parla di persone che entrano negli specchi e finiscono in paesi delle meraviglie. E non si tratta di Crozza.

Trama:

Alice Kingsleigh (Mia Wasikowska) ha trascorso gli ultimi anni seguendo le impronte paterne e navigando per il mare aperto. Al suo rientro a Londra, si ritrova ad attraversare uno specchio magico che la riporta nel Sottomondo dove incontra nuovamente i suoi amici il Bianconiglio, il Brucaliffo, lo Stregatto e il Cappellaio Matto (Johnny Depp) che sembra non essere più in sé. Il Cappellaio ha perso la sua Moltezza, così Mirana (Anne Hathaway) manda Alice alla ricerca della Chronosphere, un oggetto metallico dalla forma sferica custodito nella stanza del Grand Clock che regola il trascorrere del tempo. Tornando indietro nel tempo, incontra amici – e nemici – in diversi momenti della loro vita e inizia una pericolosa corsa per salvare il Cappellaio prima dello scadere del tempo.

 

Okay, la nostra Alice è una tipa tosta, lo abbiamo capito dal primo film. Qua fa la Jack Sparrow della situazione, la capitana super esperta che non si fa mettere i piedi in testa da nessuno.

Poi il Brucaliffo la fa tornare a Wonderland e lei scopre che il povero Cappellaio sta a morì, e comincia tutta l’avventura temporale.

Il problema è che questo film è un’accozzaglia di cose banali, trite e ritrite condite da effetti speciali esagerati. Sarà che a me la computer grafica usata in maniera così massiccia e presente per tutto il film disturba un po’ ma insomma… sarà fatta benissimo ma basta.

Alice, poi, è fastidiosa all’inverosimile. Lei va. Lei fa cose. Se ne sbatte le natiche dei danni incredibili che potrebbe fare, poi si giocano la solita carta del “è andata così perché lei aveva cercato di impedirlo” e a me giracchiano le balle perché di film e telefilm con viaggi nel tempo ne hanno fatti a bizzeffe, nel 2016 possiamo fare uno step successivo? Possiamo smetterla con le solite idee?

MAH.

Altro personaggio a me insopportabile è la Regina Bianca interpretata da Anne Hatahway, che di solito non mi dispiace come attrice ma qui veramente non la si regge. Con i suoi svolazzamenti inutili, gesti innaturalissimi, espressioni da pesce lesso, rossetto che cambia colore dopo ogni cambio scena (ma che cavolo), dialoghi che non stanno nè in cielo nè in terra… Bocciatissima.

Il Cappellaio. Nota dolentissima.
Ora farò la melodrammatica, preparatevi: mi hanno rovinato il personaggio.

Partiamo da lontano. Il Cappellaio Matto è uno di quei personaggi che tutti amano e che tutti stimano fin da piccoli, quando viene raccontata la storia del Paese delle Meraviglie per la prima volta. Il Cappellaio è completamente fuori di testa, divertente, buffo, ironico, pazzissimo e saggio allo stesso tempo, un personaggio tanto complesso da sembrare folle. Bellissimo.

E se mi si fosse chiesto di immaginare il passato del Cappellaio, non ci sarei riuscita. E non avrei voluto farlo: sono dell’idea che un personaggio del genere non possa essere spiegato. Non deve avere un passato, va bene così: il mistero fa parte del fascino.

E invece no. Diamogli una storia, una storia banale, che sa di già visto. La famiglia che non accetta la sua stravaganza, il padre deluso, lui che se ne va per la sua strada. Vi ricorda qualcosa? Magari La Fabbrica di Cioccolato?

BORING.

Se neanche per un personaggio del genere si riesce a inventare qualcosa di diverso dal solito allora siamo veramente alla frutta.

Stessa cosa per le due sorelle, la Regina Bianca e la Regina Rossa. Una storia di una banalità disarmante, non è veramente possibile continuare a vedere i soliti espedienti usati dappertutto. 

Insomma, non ci siamo su tutta la linea. L’unica luce in questo film è Tempo, che Sacha Baron Cohen ha interpretato benissimo, ed era pure molto figo. Orribili le battute “chi ha tempo non aspetti tempo” e tutte le altre.

Chi di voi l’ha visto? Sto esagerando? Alle mie amiche è piaciuto quindi potete unirvi ai loro insulti nei miei confronti.  La prossima volta costringerò a guardare Somnia, sappiatelo.

Ai prossimi pensieri spelacchiati!

 

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Filmando: Hush-Il terrore del silenzio

Grrrr.

Fumo di rabbia, schiumo come i cani. Adele in questo momento è a Verona a cantare e l’unica domanda ammissibile è “perché non sono lì?”.

Che pallissime.

Mentre mi sparo i suoi live su youtube (sempre sia lodato) ho deciso di chiacchierare di Hush-Il terrore del silenzio che ho guardato pochi giorni fa e che ho trovato a suo modo originale.

Dell’ormai famoso Mike Flanagan (Oculus, I guardiani della galassia) è un film palesemente a basso budget e basso contenuto di jump scares ma che fa comunque il suo sporco lavoro: mettere ansia.

Trama:

“La scrittrice Maddie Young vive una vita di isolamento dopo aver perso l’udito da adolescente, ritirandosi in un mondo fatto solo di silenzio. Quando però un killer psicopatico dal volto mascherato appare alla finestra della sua abitazione, Maddie deve spingersi oltre i propri limiti mentali e fisici al fine di sopravvivere alla lunga notte che l’attende.”

Sì, è un altro home-invasion film, sì, un’ora è mezza è anche troppo e sì, ci sono grossi difetti ma è comunque un film che si distingue dalla massa per due punti fondamentali: i protagonisti e il regista. Lei, sordomuta e incapace di sentire il suo assalitore, deve guardarlo costantemente per poter sopravvivere.
Perdilo di vista e sei morta. Distraiti e sei morta.

Per la prima volta guardando un film horror non ho sperato che la protagonista morisse di una morte atroce, perché la nostra Maggie si dimostra fin da subito una combattente che entra immediatamente in modalità “col cazzo che ti lascio vincere facile, venderò cara la pelle”.
E lui, il coglionazzo con la maschera, è un coglionazzo malvagio e inquietante. Non si sa chi sia, non si sa cosa voglia, ma la sua presenza basta a mettere angoscia perché, come dice lui stesso, “può entrare e ucciderla quando vuole”. Solo che prima preferisce giocare, il bastardello, metterle una pressione psicologica addosso che neanche Valentino Rossi con Biaggi. E la pressione bene o male la mette anche a noi, o almeno a me.

Di Flanagan si possono dire parecchie cose ma la sua bravura è incontestabile: con un budget ridottissimo è riuscito a tirare fuori un lavoro comunque superiore alla media trash alla quale ci siamo dovuti quasi arrendere. Non è l’originalità fatta a film, non è un horror d’autore, non è un film con chissà che pretese ma come ho già detto fa il suo lavoro nonostante ammetto che un’ora e mezza è fin troppo per questo film che non manca di momenti noiosi. La bravura dell’attrice sopperisce alla noia comunque e il tifo per lei tiene svegli e attivi. 

Anche se banale, sottolineo l’intelligenza del regista nel decidere di investire tutto sui personaggi piuttosto che su effetti speciali che avrebbero risucchiato i già scarsi fondi: con solo due persone, senza neanche troppo sangue finto nè altro, è riuscito a mettere su un’ora e mezza di pellicola.

Il film, poi, è coerente con sè stesso: niente eroina che fa cose inspiegabili, niente cattivone super pazzesco che vince contro tutti -anzi, in una certa scena se la cava per puro fattore C- e anche sceneggiatura -ridotta ovviamente all’osso- e regia riescono a offrire qualche spunto carino e distanziarsi da quella roba tipica dei nuovi film horror con telecamera a spalla tutto il tempo o, ancora peggio secondo me, quei film in cui, detto terra terra, sono i protagonisti a riprendere. Tipo Rec. Tipo Paranormal Activity.
Quelle boiate lì, insomma. 

Insomma, è un film carino, con difetti e pregi, che si lascia guardare senza pensare “what the fuck” ogni due secondi.

Ora continuerò a picchiare la testa contro al muro per non essermi aggiudicata un biglietto per Adele stasera, addio.

Saluti spelacchiati.

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Prossimi ordini libreschi: tristezza a palate

Quando la vita vera si fa dura, i non duri si rifugiano su internet.

Quindi eccomi qui, che cerco di non pensare. Non penso. Non sto pensando. Soprattutto non sto pensando a nessun ragazzo che lancia segnali contrastantissimi. Credo che presto rinuncerò al mondo maschile e mi riempirò la casa di cani.

Per tirarmi un po’ su di morale visto che sta rasentando il suolo sto ultimando il mio carrello su Libraccio.it e ho pensato di condividerlo con voi.

  1. La baracca dei tristi piaceri: “La violenza sulle donne è antica come il mondo, ma nel 2009 avremmo voluto sperare che una società avanzata, civile e democratica non nutrisse le cronache di abusi omicidi e stupri. Ma come si sarebbe potuta arginare questa deriva durante il nazismo, quando si raccomandava alla gioventù la brutalità come dimostrazione di forza e coraggio, e la prostituzione forzata, ovvero una micidiale forma di violenza, faceva addirittura parte delle strategie politiche del governo di Hitler?”
    Per ora sono intrigata dalla storia ma ho letto recensioni molto negative riguardo la profondità e la caratterizzazione, che dovrebbero essere secondo me il punto cruciale di un romanzo del genere. Non sono sicura di prenderlo.
  2. Una bambina e gli spettri: “Torey Hayden, psicopatologa infantile, dopo tanti anni di “casi difficili” credeva di essere pronta a tutto, ma non era preparata all’incontro con Jadie, una bambina colpita da mutismo elettivo e completamente chiusa nel suo dolore. Alle origini di tanta sofferenza si celava una realtà sconvolgente: violenze sessuali, abusi emotivi, culti satanici. Solo grazie a tutta la sua esperienza, unita all’amore e alla dolcezza, Torey Hayden ha saputo aiutare la piccola Jadie ad affrontare la sua tremenda realtà e a incamminarsi verso la salvezza.”

  3. Yellow Birds: “Una guerra che non è la loro e che ha la meglio su di loro. Partiti a diciott’anni. Talmente impreparati. Talmente ingenui. Da credere che insieme ce l’avrebbero fatta. Da credere nel potere delle promesse.
    Bartle è devastato dal senso di colpa. Per non avere impedito che Murphy morisse. Per non essere morto lui stesso. Per non essere riuscito ad attenuare la brutalità e l’orrore della guerra. Ora che è tornato a casa, vede Murphy ovunque. Insieme alle altre immagini dell’Iraq: i cadaveri che bruciano nell’aria pungente del mattino, i proiettili che si conficcano nella sabbia, le acque del fiume che ha inghiottito il loro sogno. E il tormento per la promessa che non ha saputo mantenere non cessa. La promessa di riportare Murphy a casa intero. Con uno stile che è come un colpo al cuore, Powers ci racconta una storia di perdita dell’innocenza tra il deserto ostile della guerra e i turbamenti del ritorno a casa.
    Di questo romanzo ha parlato la stupendissima Ilenia Zodiaco sul suo canale, e quasi tutto quello che lei consiglia io prendo senza rimanere delusa.
  4. Il condannato a morte Claude Geaux.
    Non trovo una trama scritta decentemente, vi dico solo che è di Victor Hugo, un Victor Hugo però meno prolisso, meno incline a voli pindarici da un argomento all’altro, con qualche similitudine con i miei amati Miserabili. 
  5. Come educare il tuo cane usando il suo linguaggio.
    I cani sono sempre stati una mia grande passione, l’educazione dei cani in particolare. Essendo ancora in grave crisi interiore riguardo al mio futuro ho deciso di dare una possibilità alla mia vita anche nel campo cinofilo visto che quello linguistico non sta sortendo i risultati che speravo. 

Dite che il mio umore grigetto influisce sulla mia scelta di lettura? Nooooo…

Per oggi è tutto, spelacchiati. Torno a leggere “I fiumi della guerra”, sesto libro de “Il trono di spade” cercando di prepararmi psicologicamente al Red Wedding che so mi attende tra non molte pagine. Piango già.

Fatemi sapere le vostre prossime letture o i vostri prossimi acquisti!

 

 

 

 

 

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Librando: #Una famiglia quasi perfetta. Ovvero una famiglia di dementi.

Mea culpa, a sto giro ho cannato. Ho sbagliato in pieno.
Non avendo voglia di stare lì a leggermi diecimila recensioni mi sono fidata del passaparola e ho comprato “Una famiglia quasi perfetta“, primo romanzo di Shemilt Jane.

Trama:
Jenny è un medico, sposata con un famoso neurochirurgo e madre di tre adolescenti. Ma quando la figlia quindicenne, Naomi, non fa ritorno a casa dopo scuola, la vita perfetta che Jenny credeva di essersi costruita va in pezzi. Le autorità lanciano l’allarme e parte una campagna nazionale per cercare la ragazza, ma senza successo. I mesi passano e le ipotesi peggiori diventano sempre più plausibili, ma in mancanza di indizi significativi l’attenzione sul caso si affievolisce. Jenny però non si arrende. A un anno dalla sparizione della figlia, sta ancora cercando la verità. Presto capisce che le persone di cui si fidava nascondono terribili segreti, Naomi per prima. Seguendo le flebili tracce che la ragazza ha lasciato dietro di sé, Jenny si accorgerà che sua figlia è molto diversa dalla ragazza che pensava di aver cresciuto…

*prende un respiro profondo*

Questo libro non mi è piaciuto. Non mi è piaciuto per niente.

Io ve lo dico, a un certo punto spoilererò senza pietà, alla Christian Grey, perché devo farvi capire la demenza che si raggiunge, ma non dirò nulla del finale. Quello dovete gustarvelo.

Jenny è una donna, una mamma, un medico. Carriera e famiglia possono coesistere? 
Forse.
In linea di massima sì a meno che non si è dei totali cretini come la protagonista di questo romanzo. Jenny infatti è astuta come una volpe e attenta come un falco, tanto che non ha la minimissima idea di cosa accada sotto al suo tetto ma vive nell’idea che sia tutto perfetto come piacerebbe a lei.

Non si accorge che il marito neurochirurgo non è mai dove dice di essere, che gli sbalzi d’umore del figlio non sono solo frutto “dell’adolescenza”, che dietro l’atteggiamento della figlia si nasconde un possibile addio.

Quello che mi ha reso insopportabilmente fastidioso il romanzo è la chiarezza con la quale viene mostrato che qualcosa non va, rendendo la nostra dottoressa una vera tonta.
Lei liquida comportamenti palesemente strani con frasi tipo “dev’essere la stanchezza per le prove, sicuramente” o “di questo dobbiamo parlare… ma aspetterò che lo faccia lei per prima, per non starle addosso“. Ma scherziamo? Hai dei figli adolescenti e tu “aspetti che siano loro” a parlarne? 

Naomi torna a casa puzzando di fumo e di alcol, mente a riguardo e lei “dobbiamo assolutamente parlarne”. E poi si distrae, segue una farfalla, guarda fuori e si lancia in pipponi amletici.

Il problema è che questo personaggio non è nè una mamma apprensiva e “mammesca” nè una che se ne strafrega perché è impegnata con il lavoro: è nella posizione più strana e più scomoda in cui un personaggio così può stare, cioè nel mezzo: un’idiota che fa finta di essere mamma e che fa pure male il suo lavoro.

Tra le varie recensioni che ho letto (dopo) molti dicono che questo romanzo è una vera istantanea della vita “moderna” in cui le donne si perdono il senso della vita cioè crescere i figli.

Cercherò di non essere volgare e non mandare tutti a fare in cielo.

No.
Il senso della vita non è sposarsi, non è fare figli, non è universale per tutti. Piazziamocelo in testa: persone diverse = ambizioni diverse.

Questa donna, poraccia, ha tutto il diritto di farsi una carriera. Quello che non ha il diritto di fare in quanto nel momento in cui metti al mondo una creatura diventa tuo obbligo assumerti responsabilità nei suoi confronti è scrollare le spalle davanti ad ogni cosa.

Poi volete dirmi che in un anno gli insegnanti non vedono mai i genitori di questi ragazzi? Che non vengono informati delle attività extrascolastiche? Che nessun docente si prende la briga di avvertire i docenti se uno chiede come si fa a mollare la scuola?
Ma per favore.

Altro personaggio altra demenza è il marito, Ted. Ted, un personaggio messo a caso. Lui è lì, c’è, parla pure eh, ma è inutile. Un inetto. Lui però almeno ha la scusa che viaggia: un giorno è a Hong Kong, un altro in Australia, se ne va per i suoi convegni e bye bye family. 

Per non parlare dell’investigatore-tutto-fare Michael, uno che dovrebbe avere un po’ di sale in zucca e che segue le regole ligio al dovere ma che poi manda tutto a prostitute raccontando ogni dettaglio a Jenny “così se per caso quelli della televisione riuscissero a scoprire qualcosa di super top secret delle indagini non rimani traumatizzata”.
Certo, funziona proprio così. Ah-ah. Dì tutto ad una madre che sta impazzendo per la scomparsa della figlia, complimentoni, poi prendi un sasso e colpisciti da solo finché non svieni magari.

E poi parliamo di ‘sta ragazza. ‘Sta tipella. Una capra.
Quindici anni, un atteggiamento da schiaffi a mano aperta. Quasi ero felice che fosse scomparsa. 
Se io alla sua età mi fossi comportata come lei i miei mi avrebbero appesa per i pollici. 

Per non parlare di quell’altro, Ed, il più poraccio di tutti che ancora un po’ che si droga ci muore e nessuno se ne accorge. 

Per farvi un esempio a caso, ad un certo punto c’è Jenny che si accorge che sul comodino di Ed c’è una mazzetta di soldi, tipo tre-quattrocento sterline e il suo primo pensiero da superpirla quale è è stato “oh che tenero, si sente in colpa per la sorella e vuole ripagarci”.
COSA STAI DICENDO, DONNA? Ma che bip di ragionamento è? Ma questa donna ci è o ci fa? 
E poi va dal marito dicendo “senti smettila di spillare soldi ai ragazzi come una banca, eh” e quando lui le dice che non gli ha dato un soldo bucato lei pensa “ah, avrà risparmiato”.

Hai capito tutto, Jenny, bravissima.

Se poi vi aspettate, come me, che almeno il finale sollevi un po’ la cosa… Non è affatto così. E’ uno dei finali più orrendi che abbia mai letto. Non vi spoilero il finale così ve lo godrete se mai decidere di lanciarvi in questo romanzo fintamente thriller, vi lascio tutta la gioia della scoperta. 

Vi prego consigliatemi un bel thriller per riprendermi da questo.

Ai prossimi pensieri spelacchiati!

 

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Librando: #La notte eterna del coniglio

C’è un che di catartico nel leggere Delitto e Castigo con Adele in sottofondo. Certo, continuo a mangiarmi le mani per non essere riuscita ad accaparrarmi un biglietto per Verona nonostante le tre ore al computer ad aggiornare freneticamente la pagina, ma questa è un’altra triste storia.

In questo periodo di scarse letture ho finito “La notte eterna del coniglio” di Giacomo Gardumi, libro che aveva consigliato la meravigliosa PennyOnTheTube e che mi aveva intrigato per la trama:

“Un’inaspettata apocalisse distrugge la razza umana e trasforma la terra in un pianeta morto. Sopravvivono quattro piccoli nuclei familiari, rinchiusi in minirifugi atomici nella città di San Francisco. I superstiti possono comunicare tra loro grazie a un trasmettitore satellitare. Improvvisamente gli occupanti di uno dei rifugi cominciano a sentire dei colpi battuti sulla porta, come se qualcuno volesse entrare, benché la telecamera che inquadra la superficie riveli chiaramente che nessuno si è avvicinato. Gli avvenimenti misteriosi si moltiplicano, finché un «coniglio» rosa penetra nel rifugio e compie un orrendo massacro. Gli altri memebri del gruppo si rendono presto conto che il «coniglio» è solo all’inizio della sua missione di morte…”

Trovare libri con una trama originale ultimamente è un’impresa, spesso gli autori ricorrono a stessi stratagemmi narrativi o idee che bene o male sono trite e ritrite; Gardumi invece è riuscito a scervellarsi tanto da trovare un’idea vincente: una guerra nucleare, neanche troppo difficile da credere. Che la Korea abbia il missile facile in effetti si sa, e poi con Trump alle porte…

La claustrofobicità dei bunker traspare in maniera incredibilmente forte dalle pagine, l’ansia per l’imminente attacco di questa assurda creatura -un coniglio rosa, con tanto di vaporosa coda a pallino- è sempre più forte, i pensieri della protagonista rendono perfettamente la sensazione di crescente panico e la voglia di capire cosa diavolo stia succedendo è tanta.

Il coniglio killer, poi, è semplicemente terrificante. Quell’infernale bussare è agghiacciante tanto che a volte mi sembrava di sentirlo veramente. 

Il romanzo però come ogni cosa non è perfetto e per me i punti a sfavor sono principalmente tre:

  1. La protagonista. Penso sia volutamente insopportabile ma gli schiaffi a mano aperte non glieli leva nessuno.
  2. La prolissità. Certi punti sono uno schiaffo a noi lettori, nel senso che sono dolorosamente inutili e lunghi da leggere. Nei romanzi horror-thriller penso che il punto dovrebbe essere con poche parole sprigionare tutta l’inquietudine possibile, che invece si perde un po’ in descrizioni e paturnie troppo, troppo lunghe.
  3. Il finale e lo spiegone per fessi. Avete presente i libri “inglese for dummies”? Ecco. Le ultime pagine sono per dummies, ci spiega tutto per filo e per segno come se noi fossimo dei deficienti e non sapessimo unire i puntini. Che poi, sinceramente, in questo tipo di romanzo io preferisco quando non mi viene effettivamente detto tutto e anzi mi si lasci un po’ di mistero. 

Detto questo, è un libro che fa il suo sporco lavoro e incute angoscia tutto il tempo. Si sa che l’anticipazione è quasi più spaventosa degli eventi stessi e infatti è proprio l’attesa dell’arrivo del coniglio a far saltare i nervi ai protagonisti e anche a noi. 
Il libro funziona, funziona molto bene e si resta incollati alle pagine per capire cosa sia questo maledetto coniglio: un’entità quasi divina giunta a completare l’opera di distruzione che la guerra nucleare non aveva portato a termine? Un malvagio superstite disperso?

Bello, intrigante, con qualche pagina in meno di sproloqui sarebbe perfetto.

Sono contenta che a scrivere un libro del genere sia finalmente stato un italiano e sicuramente leggerò l’altro suo romanzo, “L’eredità di Bric”, appena possibile.