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Serialmente parlando: #Stranger Things.

 

 

In questo momento sono a metà tra la commozione e l’estasi.
Ho appena finito di guardare l’ultima puntata di “Stranger Things”, serie tv approdata su Netflix il 15 luglio e che io ho guardato in una giornata sparandomi una puntata dopo l’altra, incapace di smettere.

Stranger Things is the new Black, altrochè. 

Questo dovrebbe farvi capire che quando una serie prende -e questa cavolo se prende- non ci si può staccare un attimo.

Trama:
“Il 6 novembre 1983 ad Hawkins, Indiana, il dodicenne Will Byers sparisce in circostanze misteriose. La polizia, la madre di Will e i suoi amici si mettono sulle sue tracce. Il giorno dopo una misteriosa bambina dotata di strani poteri arriva in città, dando il via a una serie di eventi che rischiano di mettere in pericolo l’intera città.”

Questa è la trama in via molto generale, le sottotrame si snodano e si intersecano tra loro per tutte le otto puntate incastrandosi così bene e in modi così inaspettati che non si può veramente smettere di guardarla; per fortuna, in più, ci sono continui colpi di scena che rendono la visione avvincente, non come alcune trame che, alla seconda puntata, hai già capito tutto e passi il resto del tempo ad annoiarti e a prendertela con l’incompetenza dei protagonisti.

Ci sono la madre ed il fratello di Will che una volta capito che qualcosa non va con la sparizione del bambino non si arrendono, muovendo mari e monti per trovarlo. Ci sono i bambini che avendo capito che Eleven è l’unica che può aiutarli a ritrovare Will continuano le ricerche per conto loro, stando ben attenti che “gli uomini cattivi” non li trovino.
La sorella di Mike, Nancy, si ritrova in un triangolo amoroso: da una parte il suo ragazzo, Steve, diversissimo da lei che però prova un sentimento sincero, e Jonathan, il ragazzo strano, il ragazzo emarginato, con il quale si ritroverà ad indagare arrivando ad andare con lui “a caccia di mostri”.
C’è poi lo sceriffo triste, che ha visto sua figlia morire di cancro e che è stato lasciato dalla moglie, ci sono i genitori assenti di Mike, ci sono “gli uomini cattivi” e il loro inquietante laboratorio…

Quello che rende così bella e nostalgica la serie è sicuramente l’atmosfera degli anni ’80 e, ovviamente, i continui richiami e citazioni che qui abbondano ma mai in modo pretenzioso o fastidioso: non fanno mai pensare ad una serie citazionistica che di suo non mette nulla. I gli ideatori, Matt e Ross Duffer, sono riusciti a fare un lavoro splendino mixando idee originali con momenti che, chi gli anni ’80 li ha vissuti e chi li ha soltanto amati, non può non apprezzare.

Tantissimi sono i riferimenti a Stephen King e alle sue opere. Sarà che sto leggendo IT proprio in questo periodo, ma i riferimenti ai clown all’interno di questa serie per me si riferivano tutti al caro Pennywise! La ragazzina con i super poteri invece mi sembra a metà tra Charlie (L’incendiaria) e Carrie (dell’omonimo romanzo): entrambe coraggiose, forti, che cercano una vita in un mondo che le ha sempre prese a schiaffi, e ovviamente tutte e tre hanno poteri incontrollati e incontrollabili.

Altri riferimenti sono a Stephen Spielberg e in particolare al film sull’extraterrestre più famoso e piu adorabile del mondo: E.T. Dalle corse in bicicletta alle parrucche bionde fatte indossare per i travestimenti, non si può non pensare all’alieno almeno una volta durante la visione.

I ragazzini protagonisti si riuniscono continuamente per dare vita a campagne epiche con il gioco da tavolo Dungeon’s and Dragons, e durante le loro partite vengono menzionati personaggi da “Il signore degli Anelli” e “Lo Hobbit”, mentre quando parlano di Eleven e dei suoi poteri fanno continui riferimenti agli X-Men.
I protagonisti, poi,  sono i tipici ragazzini da trama classica: c’è il grassottello saggio e tenerissimo, Dustin, chiamato odiosamente “sdentato” dai bulletti della scuola, c’è il ragazzino nero divertente e agitatissimo, Lucas, un po’ testa calda del gruppo, e c’è Mike, il il capo banda, un ragazzino normalissimo dal cuore buono. 

(Ci sarebbe anche Will, ma di lui non si sa una mazza!)

Ci sono delle menzioni d’onore da fare qui, okay? Okay.

Prima tra tutte Wynona Rider che è perfetta per questo ruolo di madre single un po’ hippie e un po’ pazzoide che dopo la scomparsa del figlio diventa -comprensibilmente- isterica. Personaggio bellissimo il suo, una madre che non si arrende, non cede a entità piu grandi di lei che cercano di ingannarla e di farla desistere dal cercare ulteriormente il suo bambino.

Altra menzione d’onore va a Millie Brown, la ragazzina che interpreta Eleven. All’inizio non mi aveva colpita particolarmente, anche perché nelle prime puntate dirà due parole in croce, (a parlare sono i suoi occhi, sempre), ma poi non può che esserci amore nei suoi confronti.

E poi mi piace molto il triangolo Nancy-Steve-Johnathan. Non sono assolutamente personaggi approfonditi per ora (spero nella seconda stagione) ma le loro scene sono comunque tra le mie preferite della serie. Perché sono una romantica inside. Tral’altro #teamJohnathan tutta la vita ma se Steve bussasse alla mia porta non ci resterei male. Tutt’altro. 

Se niente di tutto questo vi ha convinti sappiate che la colonna sonora è molto bella e molto curata, così come lo sono le luci, la fotografia, i cambi scene… Tutto, insomma. Tutto riporta agli anni ’80, resi splendidamente anche grazie a tutte le tecnologie che sono stati in grado di usare per rendere al meglio le atmosfere.

E poi vengono citati i Clash, e si sa che se vengono citati i Clash in una serie, quella serie è bella.
E’ una regola, una legge dell’universo.
C’è chi mette in discussione la sfericità della Terra, ma nessuno metterà mai in discussione il binomio Clash-Bella Serie. Mai. Nessuno.

Correte a guardare Stranger Things, prima che un Demagorgon esca dal muro di casa vostra e trascini in una dimensione parallela.

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Due entrate libresche

Ultimamente il mio mercatino dell’usato di fiducia mi sta un po’ diludendo (-cit Bastianich-), sono mesi che vado e torno a casa senza cataste di libri presi per pochi euri.

A sto giro mi sono presa due librini stra-famosi, di cui uno gia letto in ebook ma lo volevo in cartaceo perché mi piacque molto. (Il passato remoto fa sembrare che io l’abbia letto nell’89 ma vabbè.)

Allora, il libro in questione è “Castelli di Rabbia” di Baricco, mi ricordo di averlo letto durante la mia adolescenza, scegliendolo solamente per il titolo che mi dava l’idea di qualcosa di tosto e ribelle.
Avendo io la memoria di una capra non mi ricordo NIENTE di questo romanzo, solo che mi era piaciuto tanto.

“Il primo libro di narrativa di Baricco: il romanzo è ambientato nell’Ottocento, in una cittadina immaginaria, Quinnipak; è generoso nel presentare storie e personaggi, ciascuno con i suoi sogni e caratteri. E tra questi ci sono il signore e la signora Rail, che si amano di un amore tutto loro, e il bambino Penth con il suo amico Pekisch, e due bande che partono dagli estremi del paese per incontrarsi. La narrazione è costruita come un montaggio cinematografico e orchestrata come una partitura musicale.”

L’altro è un classicone che però ho sentito denigrare così tante volte per così tanto tempo che fino ad ora non ho mai letto. Poi è francese, e io ho un problema con la letteratura francese (ovviamente a parte Hugo, che è nella mia cerchia d’oro degli autori).

Sto parlando di quella simpaticona di “Madame Bovary“, che non ho mai neanche sfiorato.
Vedremo se mi piacerà o meno, credo sarà il libro che inizierò dopo IT,sento il bisogno di un classico.

“Emma Bovary, moglie insoddisfatta di un mite medico di campagna, cerca un senso alla sua monotona esistenza in una serie di sfortunate vicende sentimentali. Un romanzo dallo stile esemplare che costò a Flaubert (1821-80) un processo con l’accusa d’avere offeso la morale pubblica.”

Voi li avete letti? Pensate che potrebbe piacermi Madame Bovary o lo lancerò via urlando “che fastidiosa donna!” dopo tre pagine? Cosa state leggendo? 
Fatemi sapere tutto, spelacchiati!

 

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Credo ci sia qualcosa nel mio DNA che mi impedisce di essere costante nel fare qualunque cosa, tenere un blog compreso. 

Mamma mia che sfaso, che sfaso… Per fare un breve riassunto degli ultimi tempi:
Ansia
Sessione estiva
Brutte notizie
Sessione estiva, studia Sara, studia
Altre brutte notizie 
Palestra
Imbarazzo in palestra
ESAMI ESAMI ESAMI
Brutte notizie
ESAMISSIMI

Claro, no? 

 

Ora, le brutte notizie diciamo che sono bruttine ma a lungo raggio, quindi per ora sto solo in ansia senza poter fare nulla. Poi forse si parlerà di chirurgia e cose varie, ma non creerò allarmismi. Basto io ad essere allarmata. Voi state scialli e leggete.

La palestra procede. Procede, ma non va bene. 
Diffidate dalle offerte, regà. 
Vi spiego: non c’è un professionista in sala a dirmi cosa fare. Sono così ignorante in materia di sport e allenamento che non so quale sia il nome scientifico del tizio che dovrebbe crearmi un programma di allenamento: allenatore? Istruttore? Trainer, all’inglese, che fa più figo? Boh. Comunque LUI non c’è, non esiste.
Questa figura mitologica resterà solo nella mia testa.
Insomma, mi devo arrangiare in palestra e io non so assolutamente da che parte cominciare per mettermi in forma senza fare sforzi eccessivi o gli esercizi in modo sbagliato rischiando di distruggermi la schiena o le ginocchia, quindi per ora, che sono alla mia quarta volta in palestra, mi limito a fare tapis roulant-cyclette-tapis roulant senza alcuna idea di quale sia il livello che dovrei impostare alle macchine. 

Che vita di melma, almeno in questo volevo un piccolo aiutino da un esperto.

Sto ancora leggendo IT, che mi sta piacendo sempre di più anche se non mi sta spaventando mai. La trama comunque è una figata, Mr King è meraviglioso nel suo modo di descrivere il mondo visto dai bambini e ora che ci avviciniamo al clou dell’azione si fa sempre più intrigante, e ho anche scoperto in ritardo rispetto al resto del mondo che c’è in ballo un remake di IT che uscirà nel 2017, quindi sono molto soddisfatta di aver deciso di leggere il romanzo.

Ho dato per l’ennesima volta Linguistica Inglese, ora sono nella fase “aggiorna senza sosta la pagina dell’università in attesa dei risultati”, ma temo di dover attendere ancora una settimana per averli. 

Poi…

MERMAID COLLECTION DI NABLA, POSSIAMO PARLARNE? 

Mamma mia datemi tutti i soldi del mondo, voglio comprare solo trucchi per il resto della mia vita. Se fossi ricca credo che sono due le cose che mi comprerei di sicuro al cento per cento: la laurea e quesa collezione.

Ho deciso che se ho passato linguistica inglese mi compro almeno almeno quattro ombretti, cioè: under pressure, cleo, juno moon e nereide. 

Nel caso non si fosse capito io sono la tipica polla con la quale i bisogni indotti diventano bisogni primari e ora non penserò ad altro fino all’anno nuovo.

 

Va beh, post un po’ delirante, perdonatemi. Sono un po’ alterata. Se qualcuno volesse donarmi dei soldi o direttamente tutto ciò che produce Nabla io non mi offendo, sono in un periodo così melmoso della mia vita che accetterei qualunque cosa senza un briciolo di dignità. Se qualcuno volesse anche regalarmi una mandibola normale e non necessitante di alcun tipo di operazione per essere rimessa in sesto vi sarei grata.

Hasta Luego, spelacchiati.

 

 

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Grandi news non poi così grandi.

Ebbene sì, è successo. Quel giorno che credevo non sarebbe mai arrivato è giunto.

Mi sono iscritta in palestra.

Smettete di rotolarvi dal ridere, grazie.

Avrei dovuto fotografare le facce degli amici a cui l’ho detto: a metà tra il morto dal ridere e il terrorizzato, perché se io faccio dell’attività fisica vuol dire che l’Apocalisse è in avvicinamento rapido.

io per tutta la mia vita

Già mi ci vedo a sudare come una larva umana su un tapis rulant.
Dovete sapere che io detengo un record: sono la persona meno allenata del mondo, mi stavo preparando per battere il record dell’unverso. Poi mi sono resa conto che la mia autostima in caduta rapida è dovuta anche alla mia consistenza gelatinosa, che le mie braccia traballano come budini e che urgeva correre ai ripari.

Ora, non sono propriamente grassa, solo che sono molto poco tonica. Cioè, per niente tonica. L’unica cosa soda che conosco è l’uovo sodo.

Quindi da venerdì comincerà una nuova sfida per me, e ho pensato di parlarne un po’ anche qui così se qualcuno messo come me deciderà mai di prendere il toro per le corna e cominciare un percorso verso uno stile di vita più sano… beh, sarà in buona compagnia.

Al momento le mie preoccupazioni principali sono due, di cui una molto superficiale:

  1. Il mio fiato inesistente. Ho l’ansia che la gente mi giudichi perché dopo dieci secondi di qualunque esercizio io mi ritroverò senza fiato ad annaspare e probabilmente avrò assunto un orrido color melanzana.
    Oppure perché dopo cinque minuti di corsa dovrò fermarmi e farmi riattivare il cuore con il defibrillatore.
    O perché mi servirà un respiratore dopo due secondi di addominali.
    Insomma, ci siamo capiti…
  2. Sarò orribile. Lo so, sono preoccupazioni da quindicenne cretina ma lasciatemi nella mia infantilità. Se già di solito mi sento a disagio con la mia faccia e il mio corpo quando sono vestita e truccata come piace a me, figuriamoci quando sarò in tuta, struccata e completamente sudata.Intanto sto andando avanti con la lettura di IT di Stephen King; mi sta piacendo un sacco, adoro il fatto che King si prenda tutto il tempo necessario (e forse anche di più) per arrivare dove deve arrivare. Probabilmente ne avrò per almeno un mese visto che il tempo che ho da dedicargli è pochino…

    Voi cosa state leggendo? Siete iscritti in palestra? Quanto scommettete che dopo i primi due giorni di palestra io molli tutto urlando “fuck this shit I wanna be fat”? 

Vedremo, vedremo.

 

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Penny Dreadful: piangnisteo per una serie perfetta

*prende un respiro profondo*

Cercherò di non inondare il Mac di lacrime mentre scrivo questo post, ma se ci saranno più errori di battitura del solito sappiate che, con ogni probabilità, saranno dovuti agli occhi appannati e alla tastiera annacquata.

Se seguite il blog da abbastanza tempo saprete che una delle mie serie tv preferite è Penny Dreadful, che è finita sabato scorso.

Con una maratona incredibile in due giorni di malattia ho recuperato le nove puntate della terza stagione e ora ho un senso di vuoto alla bocca dello stomaco: cosa ne sarà di me ora che Vanessa Ives e tutta la combriccola sono usciti dalla mia vita?

Ma smettiamo di fare i melodrammatici e parliamo di questa stagione. Gli spoiler ci saranno, eccome se ci saranno, ma nella seconda parte del post, ben avvisati.

La terza stagione si apre con Vanessa Ives che si sta lasciando andare alla disperazione più cupa; non mangia, non esce di casa, quasi non esiste. Distrutta dalla partenza di Ethan e abbandonata anche dal signor Malcolm, la donna si sta chiudendo sempre più in sè stessa. Sarà il signor Lyle a farla tornare alla vita consigliandole una specialista, che effettivamente la aiuterà nel suo percorso di ricerca della felicità. O qualcosa di simile. Sappiamo che per Vanessa la felicità è un’utopia.

Nel frattempo seguiamo anche Ethan, in viaggio con l’ispettore verso il Messico dove verrà giudicato. O dove si ricongiungerà con il padre, a seconda degli eventi. Non sa che seguirlo a distanza ravvicinata c’è una vecchia conoscenza, la stregha Achathe, che ancora non si sa se gli sarà amica o nemica.

Il signor Malcolm, invece, è di ritorno dall’Africa dove ha finalmente seppellito suo figlio, e sulla nave incontra un vecchio Apache che molto elegantemente gli fa capire di aver bisogno di lui: puntandogli una pistola contro gli dice infatti di aver bisogno di aiuto per cercare Ethan.

Altro giro altro personagio ci spostiamo di nuovo a Londra, dove Victor ormai ha sviluppato una certa dipendenza dalla droga tanto che le sue occhiaie sono anche più evidenti che nelle precedenti stagioni. Chiede quindi aiuto al suo amico ed ex compagno di studi, il Dottor Jekyll. Zan zan.

Sotto lo stesso cielo ci sono anche Dorian e Lily, che palesemente hanno idee molte diverse per quanto riguarda il regnare sul mondo e bla bla bla.

Infine, uno dei personaggi migliori di sempre: John Clare. Non riesco a chiamarlo “La Creatura” perché è molto più umano di qualunque personaggio abbia mai visto. Un umano meraviglioso. Tornato dall’Antartide decide di cercare la sua famiglia: sua moglie, suo figlio Jack malato di tosse.

Queste sono le basi della stagione, da qui si districano le storyline di ogni personaggio che finiranno con l’intrecciarsi l’un l’altra in maniera sempre originale.

La terza stagione è senza dubbio la più cupa delle tre. I protagonisti ne hanno vissute abbastanza da essere disillusi riguardo la vita, l’amore, la morte, e questo si avverte ogni secondo. Sono infelici, sono soli e sono separati, sempre più vicini all’oscurità e lontani da Dio.

SPOILER SPOILER SPOILER COME SE PIOVESSERO

Smettete di leggere tra:

tre

due

uno

Addio.

Non posso dirmi effettivamente sorpresa perché, diciamocelo, da Penny Dreadful non ci si poteva aspettare un lieto fine, men che meno per Vanessa Ives, un personaggio tanto complesso quanto meraviglioso. In costante bilico tra bene e male, amata dai demoni e apparentemente ripudiata da Dio, è fin dall’inizio il personaggio più straordinario: non importa quanto sia infelice, lei è il collante che unisce tutti gli altri personaggi, che da gioia e speranza anche ai più disperati.

Non posso dirmi sorpresa, ma sono profondamente addolorata.

E la scena della sua morte, “with a kiss, with love” è perfetta.Immagine di penny dreadful, vanessa ives, and ethan chandler

Victor. Victor è stato uno dei miei personaggi preferiti, forse perché l’attore è quello che tra tutti i bei manzi presenti mi ha colpita di più: lo trovo perfetto come dottor Frankenstein.
Incapace di rassegnarsi all’idea di aver perso l’amore della sua vita, rende quell’amore la sua ossessione trasformando e distorcendo il sentimento più puro in qualcosa di sbagliato, di rotto come è rotto lui stesso. Solo alla fine si renderà conto che Lily è rotta quanto lui, e che sono tutte le crepe a renderli quello che sono, e non potrebbero rinunciare a nessuna di esse.
E farà la scelta giusta, la scelta umana, dimostrando di non essere un mostro.

Lily è un personaggio a tratti insopportabile a tratti da amare. Lei vuole iniziare una crociata contro il genere maschile arruolando tutte le donne picchiate, violentate, abusate da parte di uomini vili e senza cuore. Il perché però lo si scopre solamente alla fine, in quella che è una delle scene migliori di tutta la serie, con un’interpretazione di Billie Piper incredibile. Lily racconta di Sarah, la sua bambina. La sua bambina morta troppo piccola, troppo sola, troppo lontana dalla sua mamma.

E solo dopo averne parlato con Victor lei riesce ad andare avanti, abbandonare Dorian e cercare qualcosa di meglio per sè stessa.

Dorian… Nella sua ultima scena ho pianto. Perché il senso di solitudine che ha trasmesso è così forte che era veramente impossibile per me trattenersi.
Incapace di provare più alcun sentimento, Dorian è, come dice lui stesso, “atrofizzato”. Ha visto la sua famiglia e i suoi amanti invecchiare e morire, ha perso la concezione del tempo e ora che pensava di aver finalmente trovato qualcuno con cui condividere l’eternità, questa lo abbandona.

E ancora una volta è solo con i suoi ritratti. Per sempre.

Ethan e Malcolm mi hanno fatto tenerezza. Uno ha perso il padre e l’amore della sua vita, l’altro ha perso l’ultima figlia che gli era rimasta. In questi tre anni però uno ha guadagnato un nuovo padre, l’altro un figlio.
SIETE BELLINI ❤ E nella loro neonata famiglia credo proprio ci sarà spazio per Victor (l’abbraccio con Ethan quanto è stato carino?) e per tutti quelli che hanno avuto l’onore di incontrare Vanessa.

Di Mr Clare mi rifiuto di parlare perché la sua storia mi addolora troppo.
Che personaggio stupendo, che attore “mostruoso”.
Quello a cui va peggio è sicuramente lui, lui che ha perso tutto: la sua umanità, la sua famiglia e ora anche la sua unica vera amica, destinato a vivere per sempre nell’infelicità più sconfinata. L’ultima scena di questa serie gli spetta di diritto: solo e senza speranze si inginocchia davanti alla tomba di Vanessa regalandoci un’ultima meravigliosa poesia.

“Where are now, the glory and the dream?”

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Cinemando: Somnia.

Cinemando: Somnia

Quoque tu, Flanagan mio?

Finalmente dopo mille peripezie sono riuscita a vedere Somnia (Before I wake), il film di Mike Flanagan che aspettavo con ansia, uscito poche settimane fa nei cinema italiani.

Trama:

Jessie e Mark adottano il piccolo Cody, dopo la morte del loro figlio Sean. Appena arrivato nella nuova casa, Cody manifesta il terrore di addormentarsi. Inizialmente Jessie e Mark sottovalutano la cosa, ma presto scoprono che mentre Cody dorme i suoi sogni si materializzano nella realtà. Ma i suoi incubi si rivelano terrorizzanti e mortali.

Cody è un bambino che dopo la porte della madre passa di casa adottante in casa adottante, e ogni volta succede qualcosa di brutto alla famiglia che lo ha accolto.
Lui dice che sia colpa dell’UomoCancro.
La coppia che l’ho ha adottato invece è stata spezzata anni prima quando il loro bambino, Sean, è morto affogato nella vasca da bagno per un incidente.
Jesse e Mark presto scopriranno che i sogni del piccolo Cody si trasformano in realtà: se sogna farfalle, farfalle riempiranno il loro salotto, se sogna Sean, il ragazzino apparirà nella stanza. Ma non ci sono solo sogni belli: e se sogna l’UomoCancro?

Jessie, nonostante sia passato del tempo dall’incidente del figlio, non riesce a darsi pace: non dorme, non pensa ad altro che a Sean e si crogiola nel dolore e nel rimpianto. Quando capisce di avere l’opportunità di avere Sean ogni notte le sembra quasi una benedizione, quindi comincia a mettere foto della famiglia prima di Cody e gli fa vedere video di famiglia inducendo quindi il bambino a sognarlo.
Mark non approva, lo definisce un “abuso”, ma ‘sta stronza lei non sembra convincersene appieno e quando Cody non dorme per due notti di seguito arriva a dargli un sonnifero.
E stavolta l’UomoCancro arriva.

Mike Flanagan questa volta mi ha delusa.
Io per prima ho un rapporto molto controverso con il sonno, sono attualmente in cura per risolvere dei problemi che mi sta causando la mancanza di sonno quindi ci tenevo che questo film mi piacesse. Ahimè non è così. 

La protagonista è una persona orribile: condiziona il bambino durante il giorno per sfruttare il suo potere e gli da pure dei sonniferi, e poi passa per una “brava mamma”. 

Il bambino, interpretato dal meraviglioso Jacob Tremblay (che avevo già adorato in “Room”), è bravissimo ma causa doppiaggio italiano non sono riuscita ad apprezzarlo appieno: sono sicura che in lingua originale avrebbe fatto tutt’altro effetto.

Quello che non funziona in questo film sono fondamentalmente due cose:
il fatto che venga spacciato per un horror quando un horror non è, creando quindi false aspettative che verranno deluse al 100%. Non è un horror, non fa mai paura, non mette mai ansia. Non basta una sottospecie di mostro per entrare nel genere, e Flanagan dovrebbe saperlo!

L’altra cosa che non funziona e che rende il film sconclusionato è la gestione del tempo: si cerca di far succedere troppe cose in troppo poco tempo e in questo modo la parte di introspezione, che in un film di questo tipo è fondamentale, viene ridotta decisamente troppo per dare spazio a scene quasi inutili troppo lunghe. 

Sempre colpa del Tempo!!

La parte finale poteva essere molto bella se si fosse riusciti a ricreare l’atmosfera giusta per tutto il film, un vero peccato che un’idea tanto originale sia stata sprecata in questo modo.

In Somnia ho visto un tentativo fallimentare di riprendere il genere di Babadook, in cui il vero mostro è il lutto e la non-accettazione dello stesso. Solo che Babadook era diretto da una donna, e credo che la più grande differenza sia proprio questa. Il rapporto di una madre con il proprio figlio è qualcosa di così potente ed unico che solo una donna e una mamma può cercare di raccontare senza scadere nel banale, nel già visto, nel patetico.

Babadook ci è riuscito, Somnia no. 

A questo punto aspetterò di vedere The Conjuring 2, probabilmente non al cinema perché almeno quello voglio vederlo in lingua originale. E al cinema mi cacherei sotto.

Voi avete visto Somnia? Vi è piaciuto? Fatemi sapere!

Ai prossimi pensieri spelacchiati!

 

 

 

 

 

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TAG: Alfabeto Letterario

Tag Libresco: Alfabeto Letterario

Buongiorno, spelacchiati. Come state? Quanto fa caldo dalle vostre parti? Chiedo perché qui da me anche se sono a nord non c’è un alito di vento. Non c’è neppure l’aria, comincio a pensare.

Non avendo nulla di cui parlare e avendo visto questo post un po’ ovunque sul caro Facebook mi son detta “ohibò, facciamolo” quindi ve lo sorbite. E chiunque legga è pregato di farlo a sua volta, sappiatelo. Nei commenti, nei vostri blog, su youtube, dove vi pare.

A ⇨ Un autore con la A maiuscola (quello di cui hai letto più libri):
Mmh il primo autore che mi viene in mente è Jane Austen: Orgoglio e Pregiudizio, Persuasione, Emma, L’Abbazia

B ⇨ Bevo responsabilmente, mentre leggo:

Non è vero mai, mi è capitato di fare di tutto mentre leggo, in primis bere e mangiare (non contemporaneamente). Ho quasi sempre le cuffie con la musica abbastanza alta quando leggo in italiano mentre se leggo in lingua ahimè devo stare nel silenzio se no i miei pensieri si attorcigliano e vado in tilt.

C ⇨ Confesso di aver letto:

50 sfumature di grigio. Tutta la saga. Lo so, ma è stato per solo gusto dell’orrido e per vedere quanto può essere offensiva verso il genere umano una saga.

D ⇨ Dovrei smettere di:

Comprare libri finché non ne smaltisco un po’ di quelli che ho già. C’è uno scaffale intero che mi fissa con aria giudicatoria ogni volta che compro un libro.

E ⇨ E-reader o cartaceo:

Cartaceo forever, anche se ho il Kindle ed ammetto che è di un’utilità pazzesca. Credo di averci letto il 99% dei libri che mi servivano per l’università.

F ⇨ Fangirl impenitente di:

Fino a due ore fa avrei detto Harry Potter, ora che ho letto gli spoiler di The Cursed Child mi sento tradita e per ripicca rispondo Il signore degli anelli. Ma temo che tutti i gadget di HP che ho sparsi per la casa mi tradiscano.

Comunque non scherzo neanche con il Trono di Spade, ho già un bracciale Dothraki e una spada di Jon Snow che fa da segnalibro.

G ⇨ Genere preferito e che di solito non leggi:

Diciamo che sono una lettrice onnivora e in generale l’unico genere che evito come la peste è lo Young Adult, perché ormai sono tutti ad altissimo tasso di offensività nei confronti di tutto l’universo.

H ⇨ Ho atteso a lungo per:

Harry Potter e i Doni della Morte. Ah, aspettare la mezzanotte in centro per comprarlo…

I ⇨ In lettura al momento:

Il Ballo, di Irène Némirovsky, IT di Stephen King e credo che andrò avanti con Il Trono di Spade.

L ⇨ Luogo preferito per leggere:

Sicuramente il divano: quando mi piazzo lì con un libro e le cuffie il resto del mondo potrebbe anche implodere e io non me ne accorgerei neanche. Estasi.

M ⇨ Miglior prequel di sempre:

Mi sto arrovellando il cervello ma non mi viene in mente nessun prequel. Lo Hobbit vale?

N ⇨ Non vorrei mai leggere:

Romanzi di autori che non stimo come persone o che già so non incontrano il mio gusto personale. Ciao Fabio Volo, per esempio.

O ⇨ Once more (un libro che hai riletto tante volte, ma rileggeresti ancora):

Ancora una volta la mia risposta è Harry Potter. Alcuni libri della saga li ho letti almeno sette/otto volte, dico davvero. Ero malata. Ora ne sono uscita e ora sono più una che rilegge spesso piccole parti di libri, quelle che mi sono piaciute maggiormente. Per esempio tutte le parti di Enjolras ne I Miserabili.

P ⇨ Perla nascosta (un libro che non ti aspettavi fosse tanto bello):

GGGGN. Mi sto sforzando tantissimo ma non mi viene in mente nulla perché da qualche anno a questa parte sto cercando di essere molto oculata nelle mie letture ed evitare quelle che temo non possano piacermi, dunque non ho quasi mai sorprese…

Io prima di te mi è piaciucchiato ma non è un libro meraviglioso, anzi, ha molti limiti.

Q ⇨ Questioni irrisolte (un libro che non sei riuscita a finire):

Non picchiatemi ma la mia risposta è… I Pilastri della Terra. Davvero, c’ho provato e riprovato ma alla fine l’ho sempre chiuso con una certa insofferenza. Darò un’altra possibilità a Ken, lo giuro, ma non con questo romanzo. Almeno non per un bel po’.

R ⇨ Rimpianti letterari (libri interrotti o perduti che non potrete finire di leggere):

Ho interrotto a metà In una sola Persona di John Irving, non so neanche io perché visto che mi stava anche piacendo. Non era il momento, ecco.

S ⇨ Serie iniziate e mai finite:
Artemis Fowl di Eoin Colfer e Maximum Ride di Patterson. Mentre per Artemis Fowl non ho alcuna voglia di rimettermici visto che gli ultimi erano abbastanza pessimi, per quanto riguarda Max e lo stormo spero sempre di trovare i libri che mi mancano in superofferta… Prima o poi la finirò quella saga, non importa che sia per ragazzi.

T ⇨ Tre dei tuoi antagonisti preferiti:

Non mi viene in mente nessuno e la cosa mi turba. Mi vengono solo nomi di cattivi meravigliosi presenti nelle serie tv, help!

U ⇨ Un appuntamento con (personaggio di fantasia):

JON SNOW! ENJOLRAS! MR. DARCY! LEGOLAS SE INTERPRETATO DA ORLANDO BLOOM! potrei andare avanti con nomi in caps lock per sempre… Tra l’altro c’è anche stato un momento della mia vita in cui mi ero invaghita di Jasper Cullen, il vampiro che non si fila nessuno. Ma prima che uscisse il film, eh. Non è che “ah ma ti piace l’attore” no no mi piaceva proprio Jasper proprio come mi piace Enjolras e gli altri.

V ⇨ Vorrei non aver letto:

Veronika decide di morire di Coelho, mamma mia che fastidio. Banale, scontato, la scrittura di Paulo mi ha annoiata a morte… Vade retro. Pessimooooo.

Z ⇨ Quel finale che proprio non vi è mai andato giù:

Harry Potter doveva morire. Okay? MORIRE. SCHIATTARE. TIRARE LE CUOIA.

Bene, il tag è finito e io sono stata abbastanza banale nelle risposte… Fate anche voi questo tag e fatemelo sapere, verrò sicuramente a dare una sbirciata alle risposte!

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Alice attraverso lo specchio

Ogni scusa è buona per scrivere un post e, al momento, mi sto nascondendo dall’umanità che vuole augurarmi un buon compleanno. Quanto odio il mio compleanno, qualcuno elimini il quattro giugno dalla vita.

Comuuunque ieri sera sono andata ar cinema, detto alla romana perché sto ascoltando i Cool and the Game su youtube e mi sento un po’ romana anche io ora, e dopo un’accurata scelta fatta pescando i bigliettini perché non ci mettevamo d’accordo abbiamo optato per “Alice attraverso lo specchio”, giusto per guardare Johnny Depp imbruttito abbbestia.
Se ve lo stiate chiedendo sì, ho perso tutta la stima che provavo per lui visto gli ultimi avvenimenti.

Ma qui non si parla di persone che si credono Alì nella vita familiare, qui si parla di persone che entrano negli specchi e finiscono in paesi delle meraviglie. E non si tratta di Crozza.

Trama:

Alice Kingsleigh (Mia Wasikowska) ha trascorso gli ultimi anni seguendo le impronte paterne e navigando per il mare aperto. Al suo rientro a Londra, si ritrova ad attraversare uno specchio magico che la riporta nel Sottomondo dove incontra nuovamente i suoi amici il Bianconiglio, il Brucaliffo, lo Stregatto e il Cappellaio Matto (Johnny Depp) che sembra non essere più in sé. Il Cappellaio ha perso la sua Moltezza, così Mirana (Anne Hathaway) manda Alice alla ricerca della Chronosphere, un oggetto metallico dalla forma sferica custodito nella stanza del Grand Clock che regola il trascorrere del tempo. Tornando indietro nel tempo, incontra amici – e nemici – in diversi momenti della loro vita e inizia una pericolosa corsa per salvare il Cappellaio prima dello scadere del tempo.

 

Okay, la nostra Alice è una tipa tosta, lo abbiamo capito dal primo film. Qua fa la Jack Sparrow della situazione, la capitana super esperta che non si fa mettere i piedi in testa da nessuno.

Poi il Brucaliffo la fa tornare a Wonderland e lei scopre che il povero Cappellaio sta a morì, e comincia tutta l’avventura temporale.

Il problema è che questo film è un’accozzaglia di cose banali, trite e ritrite condite da effetti speciali esagerati. Sarà che a me la computer grafica usata in maniera così massiccia e presente per tutto il film disturba un po’ ma insomma… sarà fatta benissimo ma basta.

Alice, poi, è fastidiosa all’inverosimile. Lei va. Lei fa cose. Se ne sbatte le natiche dei danni incredibili che potrebbe fare, poi si giocano la solita carta del “è andata così perché lei aveva cercato di impedirlo” e a me giracchiano le balle perché di film e telefilm con viaggi nel tempo ne hanno fatti a bizzeffe, nel 2016 possiamo fare uno step successivo? Possiamo smetterla con le solite idee?

MAH.

Altro personaggio a me insopportabile è la Regina Bianca interpretata da Anne Hatahway, che di solito non mi dispiace come attrice ma qui veramente non la si regge. Con i suoi svolazzamenti inutili, gesti innaturalissimi, espressioni da pesce lesso, rossetto che cambia colore dopo ogni cambio scena (ma che cavolo), dialoghi che non stanno nè in cielo nè in terra… Bocciatissima.

Il Cappellaio. Nota dolentissima.
Ora farò la melodrammatica, preparatevi: mi hanno rovinato il personaggio.

Partiamo da lontano. Il Cappellaio Matto è uno di quei personaggi che tutti amano e che tutti stimano fin da piccoli, quando viene raccontata la storia del Paese delle Meraviglie per la prima volta. Il Cappellaio è completamente fuori di testa, divertente, buffo, ironico, pazzissimo e saggio allo stesso tempo, un personaggio tanto complesso da sembrare folle. Bellissimo.

E se mi si fosse chiesto di immaginare il passato del Cappellaio, non ci sarei riuscita. E non avrei voluto farlo: sono dell’idea che un personaggio del genere non possa essere spiegato. Non deve avere un passato, va bene così: il mistero fa parte del fascino.

E invece no. Diamogli una storia, una storia banale, che sa di già visto. La famiglia che non accetta la sua stravaganza, il padre deluso, lui che se ne va per la sua strada. Vi ricorda qualcosa? Magari La Fabbrica di Cioccolato?

BORING.

Se neanche per un personaggio del genere si riesce a inventare qualcosa di diverso dal solito allora siamo veramente alla frutta.

Stessa cosa per le due sorelle, la Regina Bianca e la Regina Rossa. Una storia di una banalità disarmante, non è veramente possibile continuare a vedere i soliti espedienti usati dappertutto. 

Insomma, non ci siamo su tutta la linea. L’unica luce in questo film è Tempo, che Sacha Baron Cohen ha interpretato benissimo, ed era pure molto figo. Orribili le battute “chi ha tempo non aspetti tempo” e tutte le altre.

Chi di voi l’ha visto? Sto esagerando? Alle mie amiche è piaciuto quindi potete unirvi ai loro insulti nei miei confronti.  La prossima volta costringerò a guardare Somnia, sappiatelo.

Ai prossimi pensieri spelacchiati!

 

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Filmando: Hush-Il terrore del silenzio

Grrrr.

Fumo di rabbia, schiumo come i cani. Adele in questo momento è a Verona a cantare e l’unica domanda ammissibile è “perché non sono lì?”.

Che pallissime.

Mentre mi sparo i suoi live su youtube (sempre sia lodato) ho deciso di chiacchierare di Hush-Il terrore del silenzio che ho guardato pochi giorni fa e che ho trovato a suo modo originale.

Dell’ormai famoso Mike Flanagan (Oculus, I guardiani della galassia) è un film palesemente a basso budget e basso contenuto di jump scares ma che fa comunque il suo sporco lavoro: mettere ansia.

Trama:

“La scrittrice Maddie Young vive una vita di isolamento dopo aver perso l’udito da adolescente, ritirandosi in un mondo fatto solo di silenzio. Quando però un killer psicopatico dal volto mascherato appare alla finestra della sua abitazione, Maddie deve spingersi oltre i propri limiti mentali e fisici al fine di sopravvivere alla lunga notte che l’attende.”

Sì, è un altro home-invasion film, sì, un’ora è mezza è anche troppo e sì, ci sono grossi difetti ma è comunque un film che si distingue dalla massa per due punti fondamentali: i protagonisti e il regista. Lei, sordomuta e incapace di sentire il suo assalitore, deve guardarlo costantemente per poter sopravvivere.
Perdilo di vista e sei morta. Distraiti e sei morta.

Per la prima volta guardando un film horror non ho sperato che la protagonista morisse di una morte atroce, perché la nostra Maggie si dimostra fin da subito una combattente che entra immediatamente in modalità “col cazzo che ti lascio vincere facile, venderò cara la pelle”.
E lui, il coglionazzo con la maschera, è un coglionazzo malvagio e inquietante. Non si sa chi sia, non si sa cosa voglia, ma la sua presenza basta a mettere angoscia perché, come dice lui stesso, “può entrare e ucciderla quando vuole”. Solo che prima preferisce giocare, il bastardello, metterle una pressione psicologica addosso che neanche Valentino Rossi con Biaggi. E la pressione bene o male la mette anche a noi, o almeno a me.

Di Flanagan si possono dire parecchie cose ma la sua bravura è incontestabile: con un budget ridottissimo è riuscito a tirare fuori un lavoro comunque superiore alla media trash alla quale ci siamo dovuti quasi arrendere. Non è l’originalità fatta a film, non è un horror d’autore, non è un film con chissà che pretese ma come ho già detto fa il suo lavoro nonostante ammetto che un’ora e mezza è fin troppo per questo film che non manca di momenti noiosi. La bravura dell’attrice sopperisce alla noia comunque e il tifo per lei tiene svegli e attivi. 

Anche se banale, sottolineo l’intelligenza del regista nel decidere di investire tutto sui personaggi piuttosto che su effetti speciali che avrebbero risucchiato i già scarsi fondi: con solo due persone, senza neanche troppo sangue finto nè altro, è riuscito a mettere su un’ora e mezza di pellicola.

Il film, poi, è coerente con sè stesso: niente eroina che fa cose inspiegabili, niente cattivone super pazzesco che vince contro tutti -anzi, in una certa scena se la cava per puro fattore C- e anche sceneggiatura -ridotta ovviamente all’osso- e regia riescono a offrire qualche spunto carino e distanziarsi da quella roba tipica dei nuovi film horror con telecamera a spalla tutto il tempo o, ancora peggio secondo me, quei film in cui, detto terra terra, sono i protagonisti a riprendere. Tipo Rec. Tipo Paranormal Activity.
Quelle boiate lì, insomma. 

Insomma, è un film carino, con difetti e pregi, che si lascia guardare senza pensare “what the fuck” ogni due secondi.

Ora continuerò a picchiare la testa contro al muro per non essermi aggiudicata un biglietto per Adele stasera, addio.

Saluti spelacchiati.

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Prossimi ordini libreschi: tristezza a palate

Quando la vita vera si fa dura, i non duri si rifugiano su internet.

Quindi eccomi qui, che cerco di non pensare. Non penso. Non sto pensando. Soprattutto non sto pensando a nessun ragazzo che lancia segnali contrastantissimi. Credo che presto rinuncerò al mondo maschile e mi riempirò la casa di cani.

Per tirarmi un po’ su di morale visto che sta rasentando il suolo sto ultimando il mio carrello su Libraccio.it e ho pensato di condividerlo con voi.

  1. La baracca dei tristi piaceri: “La violenza sulle donne è antica come il mondo, ma nel 2009 avremmo voluto sperare che una società avanzata, civile e democratica non nutrisse le cronache di abusi omicidi e stupri. Ma come si sarebbe potuta arginare questa deriva durante il nazismo, quando si raccomandava alla gioventù la brutalità come dimostrazione di forza e coraggio, e la prostituzione forzata, ovvero una micidiale forma di violenza, faceva addirittura parte delle strategie politiche del governo di Hitler?”
    Per ora sono intrigata dalla storia ma ho letto recensioni molto negative riguardo la profondità e la caratterizzazione, che dovrebbero essere secondo me il punto cruciale di un romanzo del genere. Non sono sicura di prenderlo.
  2. Una bambina e gli spettri: “Torey Hayden, psicopatologa infantile, dopo tanti anni di “casi difficili” credeva di essere pronta a tutto, ma non era preparata all’incontro con Jadie, una bambina colpita da mutismo elettivo e completamente chiusa nel suo dolore. Alle origini di tanta sofferenza si celava una realtà sconvolgente: violenze sessuali, abusi emotivi, culti satanici. Solo grazie a tutta la sua esperienza, unita all’amore e alla dolcezza, Torey Hayden ha saputo aiutare la piccola Jadie ad affrontare la sua tremenda realtà e a incamminarsi verso la salvezza.”

  3. Yellow Birds: “Una guerra che non è la loro e che ha la meglio su di loro. Partiti a diciott’anni. Talmente impreparati. Talmente ingenui. Da credere che insieme ce l’avrebbero fatta. Da credere nel potere delle promesse.
    Bartle è devastato dal senso di colpa. Per non avere impedito che Murphy morisse. Per non essere morto lui stesso. Per non essere riuscito ad attenuare la brutalità e l’orrore della guerra. Ora che è tornato a casa, vede Murphy ovunque. Insieme alle altre immagini dell’Iraq: i cadaveri che bruciano nell’aria pungente del mattino, i proiettili che si conficcano nella sabbia, le acque del fiume che ha inghiottito il loro sogno. E il tormento per la promessa che non ha saputo mantenere non cessa. La promessa di riportare Murphy a casa intero. Con uno stile che è come un colpo al cuore, Powers ci racconta una storia di perdita dell’innocenza tra il deserto ostile della guerra e i turbamenti del ritorno a casa.
    Di questo romanzo ha parlato la stupendissima Ilenia Zodiaco sul suo canale, e quasi tutto quello che lei consiglia io prendo senza rimanere delusa.
  4. Il condannato a morte Claude Geaux.
    Non trovo una trama scritta decentemente, vi dico solo che è di Victor Hugo, un Victor Hugo però meno prolisso, meno incline a voli pindarici da un argomento all’altro, con qualche similitudine con i miei amati Miserabili. 
  5. Come educare il tuo cane usando il suo linguaggio.
    I cani sono sempre stati una mia grande passione, l’educazione dei cani in particolare. Essendo ancora in grave crisi interiore riguardo al mio futuro ho deciso di dare una possibilità alla mia vita anche nel campo cinofilo visto che quello linguistico non sta sortendo i risultati che speravo. 

Dite che il mio umore grigetto influisce sulla mia scelta di lettura? Nooooo…

Per oggi è tutto, spelacchiati. Torno a leggere “I fiumi della guerra”, sesto libro de “Il trono di spade” cercando di prepararmi psicologicamente al Red Wedding che so mi attende tra non molte pagine. Piango già.

Fatemi sapere le vostre prossime letture o i vostri prossimi acquisti!