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Serialmente parlando: Chiamatemi Anna. Ovvero Anna dai capelli rossi secondo Netflix

Mentre scrivo sono in treno con un signore uguale spiaccicato a Ghedini. L’avvocato, non quello di Masterchef. Che faccio, gli dico di salutarmi il Berlu? Gli consiglio un parrucchino?

Lasciamoci alle spalle film horror molto brutti e torniamo un attimo indietro nel tempo di circa dieci anni, quando io ero una giovane adolescente orribile e nerdeggiante e al mattino, prima di andare a scuola, mi piazzavo in cucina con una mega tazza di latte e nesquick, accendevo la tele e…

Anna dai capelli rossi va
vola e va come una rondine
però un nido non ce l’ha
non ha una mamma né un papà!

Eh. Che vi devo dire, questo passava il convento alle sette di mattina.
Parliamoci chiaro chiaro papale papale... Gli anime giapponesi di solito sono belli. Ma belli belli. Anna dai capelli rossi però era brutto, una vera e propria lagna: un cartone lento, con principi bigotti (volontariamente perche poi cambiano durante le puntate eh ma… chi ci arriva a quelle puntate, uno si taglia le vene molto prima), personaggi insopportabili e melodrammatici oltre l’inverosimile e senza alcuna ragione.
Sinceramente mi dava sui nervi.
Ora su internet abbondano i meme di Hannah Baker di 13 che incide cassette per chiunque, ma la regina degli psicodrammi è lei: Anne Shirley del cartone, colei che per un nonnulla andava a sfracellarsi sul letto piangendo tutte le sue lacrime, oppure Diana Berry, una ragazzina con l’encefalo di un gamberetto, e infatti erano migliori amiche. 

Sto rievocando questi ricordi per farvi capire con che stato mentale ho iniziato la nuovissima serie tv di Netflix proprio su questa sbarbatella coi capelli rossi, ovvero “Chiamatemi Anna“.

Rullo di tamburi… Mi è piaciuta, e anche parecchio. Ho binge-watchato le sette puntate, guardandole in due giorni mangiando una dose spropositata di yogurt al cocco. Shh.

La trama è quella che tutti noi già conosciamo:
Dopo aver trascorso la propria infanzia in diversi orfanotrofi, la giovane Anna viene mandata per errore a vivere con gli anziani fratelli Marilla e Matthew Cuthbert. Dopo un’iniziale diffidenza nei confronti di Anna, i due fratelli cominceranno a conoscerla meglio, e la bambina cambierà per sempre le loro vite.

La ragazzina che interpreta Anne Shirley è Amybeth McNulty che oltre ad essere perfetta per il ruolo è anche bravissima; ha due occhioni blu super espressivi e sembra nata per il personaggio super melodrammatico ed enfatico di Anne. I suoi lunghissimi monologhi sparati a velocità stellare sono divertenti, drammatici, esilaranti o strazianti a seconda dei casi, l’enfasi che ci mette è straordinaria: sembra che le parole le sgorghino direttamente fuori dal cuore.ANNE_101_Day5_0452.nef

I fratelli Cuthberth, coprotagonisti, mi hanno invece lasciata un po’ freddina.
Carino e apprezzabile Lucas Jade Zumann, che interpreta il giovane quasi inter344e8abc6aa5ebd10db95a64c13c87faesse amoroso di Anna: Gilbert Blythe. L’unico che riesce a tenerle testa a scuola in fatto di spelling e di risposte esatte è carino, gentile ed evidentemente stracotto dalla prima volta che vede Anne, in più anche lui si trova in una situazione difficile.
Posso dire che è anche il mio interesse amoroso? No perchè lo so che è piccolino eh, ma l’attore ha superato i diciottanni quindi è tutto lecito e legale, quindi qualcuno mi porti Lucas e nessuno si farà male.

La cosa che mi è piaciuta di più in assoluto di questa serie è il fatto che mostra il passato di violenze, abusi e soprusi di Anne dando finalmente una spiegazione alla sua personalità e alla sua fervida immaginazione; si sa che chi è vittima di violenza (di qualsiasi tipo) cerca una via di uscita in una dimensione lontana dalla sua, e così Anna chiude gli occhi e diventa la bellissima principessa Cordelia, da un nome a qualunque cosa bella, inventa storie su oggetti inanimati. E tira avanti, cercando di essere ottimista anche nei momenti più bui.
Durante il suo primo viaggio a Green Gable infatti dice “preferisco immaginare che ricordare”, e presto si scopre il perché.

Altra cosa secondo me perfettamente riuscita è la sceneggiatura: dialoghi fatti di monologhi spesso assurdi non risultano mai noiosi o banali o esagerati, le interazioni tra i personaggi sono realistiche e spesso commoventi; la fotografia, i paesaggi, le inquadrature, tutto è pensato e studiato… Insomma, è proprio targato Netflix. 

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Per chi l’avesse già visto… A me è piaciuta tanto la scena della goccia d’acqua sulla mano di Gilbert.

Passando a quello che non mi è piaciuto… Direi la seconda puntata. Quasi in toto. Noiosa e fondamentalmente inutile se non per qualche flashback del passato di Anne. 
Per il resto a parte un paio di scene con Diana che mi hanno effettivamente fatto roteare gli occhi direi che non ho altro da dire.

Bella, bella e ancora una volta bella. La storia di partenza è quella (ahimè) ma questa versione merita una possibilità, tenendo conto del genere di telefilm che si sta per guardare.

E voi l’avete vista? Vi è piaciuta? Quanto era brutto il cartone?? 
Fatemi sapere tutto quello che volete, vado a pensare a Gilbert ancora un po’.

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Cinemando: Lavender. Un film brutto.

Che giornate di melma, mamma mia.
Umore ai minimi storici, ciclo, tante cose da fare e poco tempo -e ancora meno voglia- di farle.

Stasera mi serviva uno scossone quindi ho aperto Netflix e ho scelto un film horror tra i suggeriti; qui avevo già guardato Il terrore del silenzio (bello!), The Orphanage (bello!) Insidious 2 e 3 (bellini), quindi mi sono fidata e ho aperto “Lavender“, film canadese horror-drama-supernatural del 2016 con un cast abbastanza caruccio: c’è quello che io chiamo Mr Prezzemolo perchè lo ritroviamo in qualunque serie tv e in qualunque film, totalmente a caso: Dermot Mulroney (l’uomo col cognome più facile da scrivere del mondo) c’è Justin Long (che io conosco per Drag me to hell e New Girl)e c’è  Abbie Cornish, che è la protagonista e in questo film mi è piaciuta proprio poco.

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Trama:
Jane è una fotografa costretta a fare i conti con il suo passato misterioso e tragico, dopo un terribile incidente stradale che le causa la perdita della memoria. Insieme al marito (Klattenhoff) e alla figlia, ritorna alla casa dove ha trascorso l’infanzia e si rincontra con lo zio, a lei del tutto estraneo (Mulroney). Per riprendere il controllo della sua vita, Jane dovrà affrontare una misteriosa entità in agguato e relazionarsi a un passato che continua a tormentarla. Strani indizi tra le sue foto suggeriscono che potrebbe essere la responsabile della morte dei membri della famiglia.

Il film si apre con una scena abbastanza faiga: entriamo in una casa in cui i personaggi sono bloccati, immobili nel tempo; è una terribile scena del crimine e l’unica che si muove, sbattendo gli occhi, è Jane da piccola, insanguinata, rannicchiata in un angolo e con un coltello in mano.
Venticinque anni dopo Jane è sposata e ha una figlia, non si ricorda nulla della sua famiglia nè del crimine -che forse ha commesso lei stessa-. I ricordi cominciano a riaffiorare quando Jane ha un rocambolesco incidente d’auto, tutto cerca di riportarla alla casa in cui si è svolto il massacro e in più inizia a ricevere strani regalini che rimandano alla sua infanzia.

La trama potrebbe anche sembrare faiga e avvincente ma fate così: immaginate il tipico suono da scena da film horror, quel suono forte, strascicato, che mette ansia solo a sentirlo e che scandisce i momenti inquietanti.
Ce l’avete presente? Ecco. 
Ora immaginate di sentirlo per tutto il film completamente a sproposito, in scene a caso che non fanno nè paura nè niente. Vi giuro che era fastidiosissimo, roba da togliere l’audio dopo dieci minuti. 

Parliamo un attimo del cast:
Abbie Cornish… è la prima volta che la vedo ma ne avevo sentito parlare bene, è stata anche definita la nuova Nicole Kidman. Immagino che chi lo pensa non abbia mai visto Lavender, perché okay che la sceneggiatura lascia parecchio a desiderare, ma la sua interpretazione è fredda, monoespressiva, a tratti fastidiosa. moviesla_mv5bmza4yzy2mgytngfinc00mgvmlwiyyzatyzi3zgjjmja5ntzixkeyxkfqcgdeqxvymtk3mjk5nji40-_v1_sy1000_sx1500_al_
Poi c’è Mr Prezzemolo, alias Dlavender_d11_0954_iw-copy-3-copy-700x350ermot Mulroney. Non so voi ma io lo trovo ovunque: film, telefilm, lo incontrerò pure al supermercato prima o poi. Per me rimane Sean di Shameless, ma anche qui fa il suo mestiere.
Marito e figlia di Jane si limitano a scorrazzare qua e là dicendo battute a caso, assolutamente trascurabili.

Altra cosa fondamentale da dire è che, appunto…non fa paura. Mai. Neanche per un secondo. Ma neanche una leggera ansia, neanche un tremolio allo stomaco. 
Il problema credo si celi nel fatto che volendo evitare un po’ di clichè ma non avendo abbastanza inventiva per sopperire alla loro mancanza il film manca di qualcosa di fondamentale: il coraggio. 
In più ci sono scene inutili che durano veramente troppo, per esempio quella dell’incidente d’auto: bella, per carità, ma troppo lunga. In un film del genere non si può apprezzare. Altro esempio quello del labirinto di fieno: sedici ore della bambina che corre, novantasei anni di lei che sgambetta impaurita, OOOOH MA ANDIAMO AVANTI???
Voglio azione, brividi, sangue e angoscia. E invece minuti interminabili di nulla cosmico.

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Infine, la cosa forse peggiore dopo la mancanza di emozioni: è prevedibile. Ora, io non sono un genio. Non sono neanche più sveglia e intelligente della norma. Diciamo pure che ho quattro neuroni e sono sempre ubriachi, quindi se io ho capito in tempo record chi è stato a massacrare la famiglia e perché credo che ci sia un problema molto grande di sceneggiatura.

Ultima cosa: questo film non ha senso. Okay, i film con amnesie spesso si prendono libertà e giocano sui buchi di memoria e sulla confusione del personaggio, ma qui non si capisce cosa c’entrano certi elementi, non si capisce se Abbie Cornish non sa recitare o si è solo resa conto di che film sta aggiungendo al suo curriculum e si è scazzata… Boh! 

Potrei essere stata un po’ acidina, me ne rendo conto. Magari non ero dell’umore perfetto mentre lo guardavo quindi non ho apprezzato l’apprezzabile, ma sono sicura che anche in altre condizioni non mi sarebbe piaciuto. 
Se qualcuno di voi l’ha guardato per favore ditemelo: è così brutto o sono io che non c’ho capito un’acca?!

Fatemi sapere. 
E consigliatemi qualche film horror-thriller di quelli fichi fichissimi, confido nella vostra conoscenza. Hasta la vista! 

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Consigli libreschi: Jim Carroll, Jonathan Carroll e Thomas Ligotti.

Sto combattendo contro una gran voglia di chiamare JustEat e farmi portare una vagonata di arancini da un posto in centro che fa solo arancini di tutte le dimensioni e di tutti i gusti + 1. 

L’unica cosa che mi ferma è la mia panza che sta lievitando. Ho pure preso un chilo nonostante la palestra, misteri della (non) fede. Voglio illudermi che sia un chilo di massa muscolare, ma la verità è un’altra: la parte più sincera e profonda di me lo sa. E’ tutta nutella. 

Parlando di cose che potrebbero forse interessarvi, oggi mi sono messa a chiacchierare con il bibliotecario -un uomo che è un’antologia umana e che è un appassionato sfegatato di letteratura gotica e di musica scream metal- che mi ha consigliato un po’ di robina che potrebbe essere interessante. 

Io ero andata lì a cercare qualcos’altro di Neil Gaiman e appena gliel’ho detto mi ha suggerito un autore a me sconosciuto, Jonathan Carroll, statunitense, scrittore principalmente horror e fantasy e dall’aria un po’ inquietante.

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Tra i vari titoli ne ho scelti due, il primo è “Gli artigli degli angeli“:
Una notte Ian McGann incontra in sogno la Morte e la sua vita cambia per sempre. La Morte risponderà a qualsiasi domanda vorrà porgli, ma ogni volta che lui non comprende il significato nascosto delle sue risposte, sarà punito con crudeltà efferata. La celebre e bellissima attrice Arlen Ford, malgrado lo straordinario successo conquistato a Hollywood, comprende che il mondo del cinema ha svuotato la sua vita di ogni significato e abbandona tutto per scappare in Austria, dove si ritira in un’incantevole villa sul Danubio e incontra l’uomo che aspetta da tutta la vita, un misterioso corrispondente di guerra slavo, di cui si innamora perdutamente. Wyatt Leonard, ex conduttore di un famoso programma televisivo per bambini, è malato di leucemia e sa di dover morire presto, ma accetta di seguire l’amica Sophie a Vienna in cerca del fratello Jesse, scomparso senza lasciare traccia. Anche Wyatt, malgrado voglia dimenticarsene, ha un conto aperto con la Morte.

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Altro autore dal nome assai simile è Jim Carroll (non ho idea se siano parenti) che è stato non solo uno scrittore ma anche un musicista: ha fondato la Jim Carroll Band, famosetta.
Il suo romanzo più celebre è “Jim entra nel campo da basket“, romanzo autobiografico da cui hanno pure tratto un film con il mio amato DiCaprio e che è stata la mia scelta.

Dalla quarta di copertina: 
“A soli tredici anni, Jim Carroll scrive meglio dell’89 per cento degli autori di romanzi attualmente in attività”. Questo il parere che Jack Kerouac espresse alla prima lettura delle pagine di diario da cui nasce “Jim entra nel campo di basket”: un memoir che all’epoca della sua pubblicazione, nel 1978, fece immediatamente scalpore e che da allora è sempre rimasto un libro di culto per gli amanti delle figure letterarie più “irregolari” e ribelli. Nel 1995 ne è stato tratto un film (Ritorno dal nulla), in cui Carroll era interpretato da Leonardo DiCaprio. È il racconto di un’adolescenza newyorkese fra l’autunno del 1963 e l’estate del 1966, fatta in parte della normalità delle aule scolastiche e dei campetti di basket, ma nutrita soprattutto di scorribande per le strade, sperimentazioni con l’eroina e l’LSD, scoperta del sesso, contatti di volta in volta illuminanti o violenti con l’umanità più varia: preti, spacciatori, poliziotti, tossici, pervertiti, attivisti marxisti e piccoli campioni di pallacanestro, il tutto raccontato con la vitalità trascinante e l’ironia sferzante del miglior punk.”

Questo mi incuriosisce molto, sembra proprio il tipo di romanzo “da me”. A leggere opinioni in giro è delirante, assurdo, folgorante. 
Vedremo.

Infine, chiacchierando di autori che ci piacciono, ho fatto il nome dell’intramontabile Lovecraft e il bibliotecario ha annuito saggiamente, poi su un foglietto mi ha scritto un nome: Thomas Ligotti. A sua detta è un Lovecraft contemporaneo dalla penna straordinaria. E io ci credo: è lui ad aver scritto i dialoghi del personaggio interpretato Matthew McConaughey in True Detective, facendomelo quasi apprezzare. E credetemi, a me mr McConaughey sta proprio antipatico. 

E voi come state? Come butta? Cosa state leggendo? Conoscete qualcuno dei titoli o degli autori di questo post? 
Fatemi sapere!

 

 

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Ciciarando: anziani al supermercato 

Alloooora dopo il post melodrammatico torno alle mie solite scemenze.
Mi sono presa una piccola pausa da qualunque cosa, per questo ho risposto così tardi ai commenti (bellissimi, vi ringrazio davvero di cuore) che ho letto e che già quella sera mi hanno tirata su. THANKS.
Che ci siano le mie amiche a (mal)sopportarmi è un conto, che ci siano anche persone che non mi conoscono a farlo è un altro. Ed è incredibilmente piacevole.

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Avevo promesso un post su un libro… Ma ho mentito, perché sto ancora finendo Pastorale Americana.
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Quindi oggi voglio lamentarmi della gente al supermercato, perchè mi stanno sulle balle come poche altre categorie di persone.

Breve aneddoto: entro al Carrefour, l’idea di prendere il cestino non mi sfiora neanche l’anticamera del cervelletto di dimensioni ridotte che mi ritrovo, e dopo dieci minuti ho in braccio circa seicento prodotti. Prima che mi escano dodici erne mi avvio alle casse a prendere un cestino e… dissemino il panico. Tutti quelli in fila serrano i ranghi, pancia in dentro e petto in fuori, chiaramente convinti che io voglia saltare la fila.
Occhiate piene di odio e rancore mi raggiungono mentre ignara di tutto proseguo verso la cassa, una signora dà di gomito al marito, parte un vociare concitato.
Un’anziana si è gonfiata così tanto che credevo esplodesse, era pronta a lanciarmi contro chissà quale epiteto o maledizione.

Irritata oltre ogni modo ho preso un cestino e ci ho infilato dentro la roba per poi guardarli uno per uno, quei gallinacei in fila. Ma siete pirli? C’è bisogno di fare ‘ste scene? Ma anche se avessi voluto tagliare la fila per essere super trasgry, cosa vi gonfiate come tacchini al Ringraziamento? Si dice semplicemente “no guardi, tutti abbiamo fretta ma c’è la fila da rispettare”. E finisce lì. Non che mi fissate con aria minacciosa, cosa siete, i buttafuori del supermercato? Mah. Come se non aspettassero altro. Grr.

E poi le comari che si mettono a ciciarare in mezzo a una corsia con i carrelli in orizzontale, giusto per bloccare tutta la viabilità? Ne vogliamo parlare? Che cosa devo fare per passare il loro posto di blocco, prendere un’asta e darmi al salto in alto e in lungo in contemporanea o basta prendervi a schiaffi con un mocio?
Poi se cerchi di aprirti un varco in maniera civile chiedendo “scusate, permesso…” ti ignorano. Parlano più forte tra di loro. Gesticolano, e anche a me la voglia di gesticolare sale. Un solo gesto, per lo più. Con un dito solo.

Poi va beh gli adolescenti cretini che avranno dodici anni e ridacchiano come dementi per prendere una birra in sette sono il male minore.

So che è brutto scagliarsi contro una categoria ma gli anziani per me sono da abolire. Quelli che si mettono a chiacchierare con la cassiera pensando che lei ci stia provando quando palesemente è solo educazione e “se lo mando a fare in chiul mi licenziano” e fanno gli splendidi, con tant di moglie affranta che ritira la spesa nei sacchetti. Signora, sono tutti scemi. Che ci si può fare?

E poi ci sono quelli che devono essere presi a calci dalla mattina alla sera: quelli di un’età compresa tra i cinquanta e mille anni che in barba allo scontrino da cinquanta euro mettono una banconota da venti, ammiccano, e se ne escono con qualcosa tipo “dai per stavolta siamo a posto così”.
… 
Io quando vedo queste cose mi incazzo il doppio, un’incazzatura è la mia e l’altra è quella della cassiera che non può mandarlo a cagare come merita. Ma ti do una lattina di lenticchie in testa, tu e i tuoi venti euro.
PORACCIIIII!

Mamma mia. La legittima difesa andrebbe data alle cassiere, e non dopo le ventidue.Arriva un cliente rompipalle? BANG BANG, freddato. Una donna che chiede se i fagiolini reggeranno fino a Pasqua chiedendo dove sono stati coltivati? SBANG, gambizzata. 

Insomma, per concludere… non andrò mai più al supermercato.

Disarmata.

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Ciciarando. Allarme: pateticume a livelli altissimi.

Eeeee niente. Post nato da una serata triste e dal fatto che non ho altro di cui parlare. Potete chiudere il post direttamente qui, prometto che il prossimo sarà su un libro. Ora si tratta solo di pensieri, pensieri spelacchiati.

A questo punto pensavo che sarei stata meglio, non dico bene ma almeno meglio.

Io ce la sto mettendo tutta. Mi tengo impegnata, esco, conosco gente. Rido, chiacchiero, faccio shopping. Se sono proprio disperata studio pure.

Però ancora non riesco a mettere i vestiti che ho messo con lui, non riesco ad andare nei posti dove andavo con lui. E se proprio capita il mio stomaco si annoda, un nodo così stretto che ci mette giorni a sciogliersi.

Non ascolto le canzoni che mi ha fatto conoscere e a dirla tutta non ascolto più musica. Parlano tutte di amore, e che siano allegre o tristi non le voglio sentire in ogni caso.

Le persone felici mi danno fastidio, le coppie che si sbaciucchiano le prenderei a fucilate, la mia migliore amica che si fidanza mi fa sentire tradita. Mi abbandona così nell’oceano dei single e della solitudine, ‘sta stronza.

Quindi compro vestiti nuovi, guardo film horror, leggo libri pesanti. Studio.
Sto andando avanti, o almeno ci sto provando. E’ un po’ come se avessi una palla da cento chili legata alla caviglia: non cammino, mi trascino. Arranco.

Inciampo spesso, incespico, è come se mi muovessi a una velocità diversa rispetto al resto del mondo.

E poi ci sono serate come questa in cui nonostante io sappia perfettamente che lui è stato cattivo con me, che io gli ho dato tutto quando lui non mi ha dato niente, darei qualunque cosa per sentire le sue braccia stringermi e il suo corpo contro il mio, qui nel mio letto.

E immaginare che stia stringendo un’altra è atroce.

E allora esco. Bevo. Vado in palestra, mi chiudo in biblioteca. Studio. Piango spesso, per questo ringrazio l’esistenza degli occhiali da sole.

E’ faticoso divertirsi quando non si ha voglia di divertirsi, ma ci provo lo stesso.

Ogni tanto, quando non riesco più a fingere di stare bene, qualcuno mi chiede cos’ho.

Niente.

Mi hanno solo spezzato il cuore.
Ora cerco di riattaccare i pezzi con la colla, ma avete presente quando un piatto si rompe e piccolissime schegge schizzano ovunque diventando impossibili da recuperare? Ecco. Stessa cosa. Ci sono schegge del mio cuore che sono irrecuperabili, sparite, quindi sarà per sempre incompleto. Più forte forse, chissà. Così dicono. Io non credo.

Per come sono io le cose non mi rendono più forte, solo più insicura: mi rialzo -ci provo, almeno- barcollo, ricomincio da capo. Ma non sono più forte. Sono più sola.

 

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Dischetti leva-smalto di Kiko, la scoperta della mia vita.

 

Io vi avverto, potrei essere ancora un po’ brilla. Ho passato le ultime quagiphy3ranta ore a bere vino come se fossi Cersei Lannister e mangiare salumi come se non ci fosse un domani. Ho pure mangiato dei formaggi, cosa che mi rifiuto di fare da quando avevo quattro anni.
Posso dire una cosa? Di qualunque paese voi siate… ANDATE ALLA FESTA DEL VINO DI GHEMME. 
Bon, partiamo con il post scemo.

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Voglio rendervi partecipi della mia personale scoperta di venerdì. Cioè, magari voi donzelle lo sapete già, però per me è stato colpo di fulmine.
Venerdì sono uscita di casa pimpante come la vispa teresa avea tra l’erbetta, ero tutta allegra e zompettavo qua e là come Dora l’Esploratrice quando mi sono resa conto di una cosa agghiacciante: avevo lo smalto tutto smangiucchiato. Dovete sapere che io sono una persona molto ansiosa, “ansia” è proprio il mio secondo nome, quindi ogni volta che metto lo smalto poi sto lì a togliermelo a mano grattandolo via (perché sono cretina), ordunque spesso me lo ritrovo in condizioni pietose.
Fatto sta che non potevo tornare indietro per levarlo in modo decente e non potevo andare avanti e raggiungere l’uni perché era davvero orribile a vedersi e avevo un colloquio con una professoressa un’ora dopo, quindi mi sono rifugiata da Kiko pronta a comprare un solvente e i dischetti quando la commessa mi ha detto che c’era la cosa che faceva al caso mio.

Le luci si sono spente, uno scaffale si è illuminato, un coro gospel ha cominciato a cantare e una piccola confezione rotonda si è librata nell’aria ed è arrivata fino a me: dei dischetti già imbevuti di solvente da tenere sempre in borsetta.

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In quel momento ho capito che Dio esiste.

E niente, questa scoperta mi ha cambiato la vita.
Altro che 1492 e la scoperta delle Americhe.

Che dire, funzionano. Ero scettica, credo che nel giro di un paio di giorni si asciugheranno e diventeranno inutili, ma mi han salvato la vita. Va beh, mi han salvato le dita, cambia solo una lettera…

Da grandi dischetti derivano grandi responsabilità, vi farò sapere se diventano pezzetti di carta rinsecchiti nei prossimi giorni.

Il prezzo è di 3,95 euro, che è tantissimo considerando che sono solo 15 dischetti imbevuti di solvente, ma la loro utilità è indubbia.

E niente, buona domenica notte, io a breve uscirò e andrò a bere ancora un po’.

Hasta Luego, spelacchiati!

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Serialmente parlando: 13. E riflessioni varie

Esorcizzo il non saper come scrivere questo post dicendovi chiaramente e apertamente che non so come scrivere questo post.

Non so nemmeno da dove partire, quindi vado random.

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Alllllooooora, tutti stanno parlando di 13, la serie tv tratta dal romanzo di Jay Usher “13 reasons why”, del 2007, edito in italia dalla Mondadori.

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Al ritorno dalla scuola, Clay Jensen trova davanti alla porta di casa un pacchetto indirizzato a suo nome, senza mittente. Dentro al pacchetto ci sono sette audiocassette numerate con dello smalto blu e una piantina della città. Durante l’ascolto Clay scopre che a registrarle è stata Hannah Baker, la ragazza di cui lui è stato sempre innamorato, ma che si è suicidata due settimane prima della consegna. Hannah aveva registrato tredici vicende della propria vita, una per ogni lato, raccontate dal suo punto di vista e ognuna dedicata ad una singola persona con la quale aveva avuto a che fare. Le tredici vicende rappresentano i tredici motivi per cui la ragazza ha deciso di suicidarsi. Clay comprende di essere anche lui uno dei tredici motivi e ascolta uno ad uno i racconti per capire quale ruolo ha svolto.

Qualche anno fa ho letto il libro e non mi era piaciuto. Hannak Baker mi stava quasi antipatica, i tredici “motivi” mi erano sembrati deboli, la scrittura di Usher non mi aveva accattivata, in generale mi sembrava troppo infantile rispetto al tema trattato.
Ora c’è abbiamo Netflix, un nome una garanzia, e anche stavolta hanno fatto un lavoro molto molto buono nella creazione di questa serie, nella gestione del tempo, degli episodi, dei personaggi. Ottima scelta del casting, tra l’altro: Dylan Minnette che interpreta Clay Jensen (che, tra parentesi in ogni senso, è del ’96 e la cosa mi turba assai) è sicuramente una giovane promessa del teatro recitativo attuale, e il migliore in questa serie. Bravissimo.

Io direi che la parte tecnica della serie è, come tutte quelle netflixiane, buonerrima; però anche un filo banalotta. Nel senso… I flashback con la luce calda e il presente con la luce fredda credo di averli visti tipo duecentomila e il modo di narrare le tredici storie dopo un po’ diventa noioso, ma c’è un non so che che acchiappa quindi le puntate volano, il fastidio verso alcuni personaggi schizza alle stelle e l’amore per Justin sale.c8xq8bjxkae2ifz
… no? Sono l’unica a cui piace Justin? Ma a parte che l’attore è tanto carino, è il personaggio più complesso tra tutti, su cui mi sarebbe piaciuto avere un approfondimento.

Bella l’idea di mostrare i genitori di Hannah annaspare e cercare di rimanere a galla nel mondo di dolore in cui sono precipitati, bravissima Kate Welsh (che per me rimarrà sempre Addison Montgomery di Grey’s Anatomy) e Brian D’arcy James, che mostrano due modi diversi di sopravvivere a un dolore così grande.

Un dieci va alla colonna sonora! Tutte belle canzoni appropriate ad ogni momento, non oso immaginare il lavoro dietro a queste scelte. Good job!

Riflessioni sparse 

Partiamo dalla petizione per far vedere questo film in tutte le scuole. Secondo me è una pessima idea, davvero pessima. Perchè? Perché il messaggio che manda questo telefilm non è abbastanza chiaro e netto: il suicidio non è la soluzione. Per capirlo bisogna avere una certa maturità, maturità che sicuramente ragazzini delle medie o dei primi anni delle superiori non hanno. In più pensate se a vedere la serie fosse un ragazzino bullizzato, traumatizzato, depresso. Questo ragazzino vede una serie in cui ci si concentra sugli “aguzzini” e non sulla vittima; in più una volta morta Hannah, che non ha trovato altra via di uscita (quindi non esiste?) tutti le hanno dato importanza. E’ davvero questo che volete far vedere a dei ragazzini?
Io no. Altri film sul suicidio? Sì, ma che trattino l’argomento con più competenza.

E ora la parte difficile. Diciamo che ci sono momenti in cui io personalmente finisco in luoghi molto oscuri di me; passo momenti in cui l’unica cosa che vorrei è sparire, mi sento lontana da tutto e da tutti, mi siedo nella doccia e piango sotto l’acqua calda. 
Questa cosa si chiama depressione, ed è anche causa di numerosissimi suicidi.
Quindi qualcosa lo so, per esperienza personale.
Hannah però non viene dipinta come una ragazza depressa, “solo” una ragazza a cui capitano cose brutte… Ed è qui che la cosa si fa strana. Perché la depressione non è l’unica causa di suicidio, ma nel caso di Hannah è quella più probabile; solo che non viene dipinta come una ragazza con un disturbo da poter curare, e quindi un modo di uscirne.
In più, se sei depresso non fai una lista di motivi per cui sei depresso: non sai perché ti senti così male, non sai perché il mondo sembra pallido, in bianco e nero, e tutto appare sfocato, come se la vita ti sfiorasse appena invece di investirti con la sua potenza.

Altra cosa è che il tentativo di suicidio di Alex è abbastanza prevedibile: i suoi continui riferimenti a farla finita e alla morte sono molto espliciti.
Eppure, nonostante ‘sti dodici cretini protagonisti dovrebbero aver imparato qualcosa, non fanno nulla. E lo stesso vale per qualunque altro studente/docente: i poster alle pareti, le lezioni sulla prevenzione eccetera si sono rivelati inutili.
Anche Justin ha detto di essere arrivato a un soffio dal buttarsi in un precipizio (o qualcosa del genere, non ricordo). E allora? Cosa può mandare a un ragazzino? 
A me sembra molto brutto, sinceramente.

Sono giunta alla conclusione che il problema fondamentale di questa serie è che non ha ben chiaro il suo target. E’ a metà tra un teen drama e qualcosa di più serio, il che è pericolosissimo: se non hai chiaro il pubblico a cui vuoi rivolgerti non sai quanto puoi spingere e quanto puoi osare, e il risultato in questo caso è un ibrido che non funziona.

Le scene migliori sono infatti quelle più violente: hanno ritratto in maniera incredibilmente vivida, seria e realistica la violenza sessuale e il suicidio, il che mi fa pensare che se avessero tenuto questo tenore per tutte e tredici le puntate sarebbe stata una serie coi fiocchi.

E voi cosa ne pensate? So di essere una delle poche a cui questa serie non ha convinto, quindi sono curiosa di sentire le vostre opinioni e argomentazioni.
A presto, spelacchiati, con argomenti meno impegnativi!

 

 

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Liebster Award! Che emozione!

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Uh Diu che emozione, per la prima volta sono stata nominata al Liebster Award, un riconoscimento che altri blogger conferiscono ad altri blogger con un numero di followers inferiore a 200, da ben due persone! La prima è Mariquitty che ha un blog piacevolissimissimo (insomma, andate e iscrivetevi tutti), la seconda è Baylee, il cui blog è super carino e molto più serio&professionale del mio!

Per poter partecipare è necessario seguire queste poche regole:

  • Pubblicare il logo del Liebster Award sul proprio blog;
  • Ringraziare il blog che ti ha nominato e seguirlo;
  • Rispondere alle sue 11 domande;
  • Nominare a tua volta altri 11 blogger con meno di 200 followers;
  • Formulare altre 11 domande per i blogger nominati;
  • Informare i blogger della nomination;
  1. Titolo del libro che useresti per descriverti:
    L’idiota“, del vecchio Fedor Doestocoso.
    Ma anche “Sola Come un Gambo di Sedano” mi descrive bene.
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  2. Il libro più brutto di sempre:
    Lo dico? Non lo dico? Mi picchiate?
    I pilastri della terra.
    *me la squaglio*
  3. La ricetta (dolce o salata) che ti riesce meglio;
    Mah, con i dolci in generale me la cavicchio… escono fuori cose sghimbesce e stortignoccole eh, ma dal sapore buono. Cosa mi riesce meglio? Forse i muffin.
  4. Citazione preferita:
    Sono una persona orribile, al momento non mi viene in mente nessuna citazione. Sarà che la citazione preferita devo ancora leggerla?
  5. L’estate si avvicina: quale libro non mancherà sotto l’ombrellone?
    “The catcher in the rye”, ovvero “Il Giovane Holden”. Ho deciso che quest’estate me lo rileggerò, magari in inglese giusto per rendermi conto di aver passato mille anni a studiarlo e sono ancora al livello “the cat is on the table”.
  6. Il viaggio che ti è rimasto nel cuore;
    Scozia. Scozia forever.
    Nebbia incredibile, pioggia a manetta, fango in ogni poro, una lingua che non si capisce una mazza… L’ho amata.
  7. Di quale libro vorresti che fosse fatto il film?
    Non essendo fan dei film tratti dai libri se proprio devo fare un titolo dico qualcosa di Neil Gaiman, con Stardust hanno fatto un lavoro apprezzabile in fondo.
  8. Quale scrittore/scrittrice vorresti intervistare?
    Mah, al momento direi uno qualunque degli autori di young adult palesemente offensivi verso il genere umano, i cui personaggi sono sessisti/razzisti/violenti e chi più ne ha più ne metta. 
    Seriamente parlando… Adorerei intervistare Shakespeare, credo farei un miliardo di domande su Henry V.
    Se invece si parla di persone tutt’ora viventi… R.R. Martin. Anche solo per dirgli “when you write the game of thrones, you write or you die”. Quindi muoviti, uomo malvagio.
  9. Mare o montagna?
    MONTAGNA FOR PRESIDENT. Se mi vergogno ad andare in palestra secondo voi come mi sento in costume in mezzo alla gente? Ecco. 
    In più odio il caldo, mi innervosisce proprio. Divento isterica. Il massimo che posso fare è stare letteralmente tutto il tempo all’ombra a leggere e ascoltare la musica lanciando occhiate astiose allo scellerato che mi ha convinta ad andare in spiaggia.
  10. Canzone preferita di sempre?
    Non credo esista, mi fisso con una canzone e la ascolto senza sosta ventiquattr’ore su ventiquattro ma dopo un paio di settimane ne ho le balle così piene che la bandisco dalla mia vita per un po’.
    Come quando vi mangiate un barattolo di nutella in un giorno e poi alla sola vista vi vien la nausea… Come? Non avete mai mangiato un barattolo di nutella in un giorno?!
    Addio.
  11. La foto per te più significativa pubblicata su instagram
    Devo dire che sto cominciando adesso a prenderci la mano con Instagram, smanettare con le impostazioni del cellulare e poi modificare le foto mi piace veramente tanto… Ma di foto significative per ora non ne ho messe. Cioè, per me vogliono tutte dire ed esprimere qualcosa di me e di mio, ma per ora nessuna è “la foto”.
    Se volete seguirmi su instagram cercatemi pure come la_saramandra e vedrete tante foto della mia musona Wendy e qualche altra foto più o meno seria.

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Le domande di Bailee

  1. Qual è la cosa che ami di più del tuo blog?
    Ma i miei lettori, ovviameeente! *sparge ruffianaggine a destra e a manca*
    No beh, seriamente. Quando l’ho aperto pensavo che nessuno l’avrebbe mai letto nè tantomeno commentato, è sempre un’emozione vedere il pallino arancione delle notifiche. 
  2. Hai un mezzo di trasporto (auto, moto…) preferito da un libro/film/serie tv?
    IL TARDIIIIIIIS!

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    Giusto per farvi capire, io non dico più “non è mai troppo tardi” ma “non è mai troppo TARDIS”. O “meglio TARDIS che mai”.
    Sono scema, che ci devo fare.

  3. Ascolti musica mentre leggi?
    Spesso sì, se non devo essere super iper mega concentratissima (tipo se leggo in inglese. Se leggo in lingua e intanto ascolto la musica il mio cervello va in mind blown ed esplode.) 
  4. Ti appunti informazioni (citazioni, osservazioni…) mentre leggi?
    Nope. Ho provato a tenere un quaderno delle citazioni, che sembrava una cosa hipster e artistica, ma dopo due frasi copiate mi sono rotta il mazzo. 
  5. È primavera: fiore preferito?
    Fiori di zucca, possibilmente fritti. 
  6. Che colore assoceresti alla lettura?
    Di primo acchito avrei detto blu, perché è il colore della calma ed è il mio colore preferito… Se ci penso però la calma è l’ultima cosa che provo mentre leggo (o almeno mentre leggo un libro bello!) quindi… ARCOBALENO!
    Banalità mode: on.
     
  7. Hai fatto qualcosa di scemo che ti va di raccontare durante l’adolescenza?
    Dipende, quanto tempo avete?
    Mah, di cose sceme ne ho fatte tante. Ne faccio tutt’ora, non oso immaginare quante ne farò… In adolescenza credo che la cosa più stupida e umilante sia stata diventare una groupie a tutti gli effetti di una band locale per il semplice fatto che il chitarrista piaceva alla mia migliore amica. Detto così può sembrare quasi interessante, ma io e lei eravamo due sfigatine e loro pure, e ci prendevano pure in giro ‘sti stronzi.
  8. Preferisci i personaggi realisti o quelli sognatori?
    Realisti come me. I sognatori mi piacevano quando ero una giovinetta adolescente, ora voglio realisti cinici e incattiviti, che non mi diano false speranze. 
  9. Ti sei mai sentit* tradit* da un* autore/autrice o da un personaggio?
    MAMMA MIA SI’. Che bella questa domanda. Gli schiaffi che andrebbero dati agli autori, a mano aperta e con un guanto orticante.
    J.K Rowling mi ha tradita non facendo morire quell’ameba ambulante di Harry Potter, prima di tutto. Era chiaro che doveva morì. Poi che cazzo, J.K… CON GINNY? CON GINNY LO FAI FINIRE?! Okay che tra esseri inutili si intendono ma è comunque inaccettabile.
  10. C’è un argomento che vorresti vedere maggiormente trattato nei romanzi?
    Forse la depressione e in generale i disturbi psichiatrici come il bipolarismo. Mi piacerebbe trovare personaggi affetti da questi disturbi, e ovviamente l’argomento deve essere trattato con competenza.
  11. Hai un’app preferita o davvero tanto utile?
    Mah, al momento l’app che uso di più è Tinder ahahah. ( <– da questa parte potete ammirare un esempio di risata finta.)

 

E le domande che io pongo (e Peggy) sperando di non essere troppo banale sono:

  1. Per la serie “non giudicare un libro dalla copertina”… Qual è il libro che avete comprato perchè aveva una copertina super figa ma siete rimasti iper delusi? (Perché succede a tutti, lettori belli e lettori brutti, quindi cacciate il titolo)
  2. Il libro e il film più brutti che vi siano mai capitati!
  3. Quale libro hai in lettura? (okay, questa è di una banalità imbarazzante, ma ho bisogno di qualche spunto per le nuove letture >.>)
  4. Puoi portare in vita un personaggio letterario: chi, perché, dove e cosa fareste? (potete sbizzarrirvi, il disclaimer “vietato ai minori” esiste per questo. Mr Darcy, sto parlando con te. E anche tu, Enjolras. La camera da letto è di là.)
  5. E se tu potessi entrare in uno dei mondi letterari dove andresti? (Narnia, Hogwarts, La Contea…)
  6. E già che siamo in tema, elenca la top 3 (o anche più, a vostra discrezione) dei personaggi più affascinanti o per i quali avete sviluppato una super cotta
  7. Il vostro suono o rumore preferito.
  8. Foto: a colori o in bianco e nero?
  9. L’acquisto più folle mai fatto
  10. C’è qualcosa che vorresti imparare a fare nel prossimo futuro?

No va beh regà mi sono accorta adesso di essere una totale incapace, sto spulciando i miei blog preferiti ma non so quanti seguaci abbiano! Visto che questo premio va dato a chi ne ha meno di 200 mi sento persa, quindi citerò totalmente a caso quelli che leggo più spesso. Insomma, se ne hanno più di 200… Amen. Giusto? Plis? In più spero che arrivi la notifica ai proprietari dei blog ora che metterò il link ai vari blog… Sono imbranata, in ogni caso chiunque abbia voglia di rispondere a qualunque di queste domande si senta invitato calorosamente a farlo. Come l’amica che ti trascina a ballare anche se tu vuoi stare appoggiata alla colonna della discoteca tutta la sera.
Ah, cito un po’ quelli che sono i miei preferiti in generale, non tutti tutti trattano di libri…voi date un’occhiata, che ne vale la pena 😉 
Librivolant
BloodyIvy
Visioni dal basso
Wwayne
Milioni di particelle
The imbranation girl
Cronache di una vita annunciata
Canti delle balene
Erigibbi
La stanza 101
Vondernebel

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Prossime letture: Neil Gaiman e Philip Roth!

Ahh le belle giornate. E le belle serate. Il sole, il cibo, gli alcolici, i giochi da tavolo, le amicizie finite perché hai comprato Parco della Vittoria, il reggere la testa della tua migliore amica che ha bevuto decisamente troppo…

A parte questo credo ci sia un qualche movimento astrale in atto perché non so spiegare il miracolo per il quale io ho passato due esami su due. Pa-pam! Non tedesco, quello non lo passerò mai, ma almeno mi sono levata altri due esami dal groppone.

Visto che ho comunque passato un’altra giornata in biblioteca perché voglio lanciarmi in un’impresa titanica a giugno e dare dieci miliardi di esami ne ho approfittato per prendere due libri:

  • “Pastorale Americana” -Philip Roth- : “Seymour Levov è un ricco americano di pastorale-americana1-665x1024successo: al liceo lo chiamano “lo Svedese”. Ciò che pare attenderlo negli anni Cinquanta è una vita di successi professionali e gioie familiari. Finché le contraddizioni del conflitto in Vietnam non coinvolgono anche lui e l’adorata figlia
    Merry, decisa a portare la guerra in casa, letteralmente. Un libro sull’amore e sull’odio per l’America, sul desiderio di appartenere a un sogno di pace, prosperità e ordine, sul rifiuto dell’ipocrisia e della falsità celate in quello stesso sogno.”
    Non l’ho ancora letto ma ne ho sentito parlare, anche perché ne hanno fatto un film di recente. Un padre che cerca di tenere uniti i cocci di una famiglia in frantumi quando la figlia compie un attentato terroristico per poi fuggire.

    La storia mi piace tantissimo, è il mio primo approccio a Roth… Vediamo se saprà conquistarmi. Voi l’avete già letto o avete letto qualcos’altro di suo?
  • “Cose Fragili” -Neil Gaiman-: Un circo misterioso terrorizza il pubblico con una performance straordi5577606_290739naria prima di svanire nella notte, portando con sé uno spettatore… Due anni dopo American Gods, Shadow va a visitare una vecchia villa scozzese e si trova intrappolato in un gioco pericoloso di mostri e omicidi… In un’Inghilterra vittoriana appena un po’ alterata, Sherlock Holmes si trova alle prese con il più inquietante delitto della corona mai registrato dalla storia… Due ragazzini si intrufolano in una festa e incontrano le ragazze dei loro sogni e dei loro incubi… I membri di un esclusivo club epicureo si lamentano perché hanno ingerito qualsiasi cosa gli fosse possibile ingerire, tranne il leggendario, rarissimo ed eccezionalmente pericoloso uccello d’Egitto… Un incalzante succedersi di invenzioni – compresa un’avventura ambientata nel mondo di Matrix – affolla questa raccolta che contiene esattamente il tipo di storie che ci si aspetta da Neil Gaiman: brillanti, originali, fantasiose, capaci di fare un salto dall’horror al gotico, di mettere un piede tra i fantasmi e le paure dell’infanzia.”
    Sarò sincera, l’ho preso quasi a occhi chiusi questo. Neil Gaiman è un autore che semplicemente adoro. E’ bravissimo nello scrivere romanzi per ragazzi e ancora di più a scrivere sceneggiature. I suoi romanzi in generale hanno un’ironia e una profondità… E soprattutto Sandman, il fumetto scritto da lui che è qualcosa di meraviglioso. Non sono molto ferrata in materia fumetti, ma davvero… Leggetelo. Non ve ne pentirete.

    Tornando a “Cose Fragili” mi sono bastate due cose per prenderlo: l’autore -un nome una garanzia- e il titolo. Perché mi sento una cosa fragile anche io al momento.

Io torno ad aspettare con impazienza il pacchetto di Mulac, perché non ho resistito e mi sono comprata un po’ di rossetti: Hocus Pocus (viola metallizzato), Satisfaction (che credo sia un amaranto-ciliegia) e Vintage (rosa-marroncino metallizzato). Sono in fibrillazione, se non mi arriva domani credo mi impegnerò a intercettare il pacchetto ovunque esso sia e accaparrarmelo. 

Fatemi sapere voi che letture state facendo, come sta andando la vostra vituzza, aggiornatemi come una pagina di google. 

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Librando: Io e Mabel, e chiacchiere varie

Ommmmmioddio, sono tornata in palestra dopo due settimane di inattività (lo so, faccio schifo e merito i risvoltini forzati) e stavo per morire, collassare lì con i miei due pesetti da dieci grammi.
Ho visto la luce e ho sentito proprio cori di angeli risuonare qua e là, credo di essere stata ad un soffio dal raggiungere il Creatore. Avete presente in The Sims quando arriva il Tristo Mietitore e ci si gioca la vita a scacchi? Ecco, chiunque abbia giocato per me ha vinto ma c’è mancato poco.
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Puttanate a parte, finito l’allenamento ero distrutta. Disintegrata nel corpo e nella mente. MAMMA MIA CHE FLACCIDUME UNICO, credo di non avere dei polmoni ma delle minuscole sacche d’aria come i passerotti. Non ho fiato. Se soffio per fare le bolle di sapone finisco in rianimazione.

A parte che l’allenatore (ancora  non ho capito come chiamarlo, se ne sta lì a chiacchiere con tutti e ogni tanto mi lancia occhiate di disprezzo) mi ha cazziata come se non ci fosse un domani. E’ stato inutile pigolare “ma…gli esami… sessione primaverile…”, mi ha fatta sentire una cacchetta di chiuaua.

In ogni caso è una questione di priorità e personalmente vorrei laurearmi entro i quarant’anni; se questo significa saltare sessioni in palestra e diventare un metro e settantatrè di altezza per due di larghezza va bene così, vuol dire che rotolerò in giro risparmiando sulla benzina.

Ho intanto finito Io e Mabel, e devo dire che mi è piaciucchiato. Si parte da un lutto e si arriva molto lontano tra battiti d’ali, beccate dolorose, cadute e risalite. La protagonista 6720950_1265978si aggrappa alle ali di Mabel nel tentativo di uscire dalla depressione in cui è caduta, arrivando ad avere un rapporto quasi morboso con l’animale, chiudendosi in un microuniverso in cui esistono solo lei il suo astore. Impara ad essere meno umana e racconta di T.H White (autore delle storie di Merlino narrate ne “La spada nella roccia”) e della sua omosessualità repressa, racconta di come si è chiusa sempre di più allontanando il mondo intero che non capiva il suo dolore. E poi parlra di come è riuscita a riaprirsi alla vita e a donarla anche a Mabel.
Un po’ pesantino, un po’ lentino (e non un polentino, fate attenzione), le parti su White mi sono interessanti ma di una pesantezza disumana, i pesi che sollevo in palestra non sono nulla in confronto, ma in generale è stata una bella lettura.
Sto evitando accuratamente di fare battute sugli uccelli, dico solo che me ne sono venute in mente dodici fin’ora.

A me le storie con gli animali turbano sempre emotivamente, sono un’animo sensibile, quindi ora il mio unico desiderio è darmi alla falconeria; già mi ci vedo a farmi fare a fettine le braccia dagli artigli di un astore.

Non riesco proprio a scrivere un post serio oggi, scusatemi. Sarà l’esame di didattica che mi ha risucchiato i neuroni e li tiene in ostaggio, non so. L’idea di essermelo tolta per sempre mi riempie di gioia.

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io dopo l’esame

Perché di cose da dire su questo libro ce ne sarebbero, e anche parecchie: la grande metafora dell’accettazione e del superamento del lutto, il legame unico che si può instaurare con un animale, l’accettare l’ineluttabilità della vita… Come vedete anche io so parole difficili come “ineluttabilità”, siete sorpresi eh? Conosco anche parole di tante sillabe, checchè voi pensiate. Tsk.

Ora ho lì sul comodino a fissarmi “Generazione Perduta”, credo lo comincerò a breve anche se mi spaventa un po’ e mi irrita molto l’impaginazione. Okay, sarò pazza, me ne rendo conto, ma hanno lasciato tipo mille centimetri di margine da ogni parte come nei libri per ragazzini e la cosa mi altera molto.

E voi cosa state leggendo? Ditemi, che ora che ho di nuovo la tessera della biblioteca mi sembra di avere le chiavi del mondo. 

Alla prossima, spelacchiati!

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