Ufffff… Esiste un manuale di istruzioni per la vita? Uno tipo “life for dummies“, con disegnetti e grafici esplicativi, possibilmente.
No perché io sto per dare forfait. Non capisco nulla. Non so come muovermi in questo pianeta, è evidente che vado nel verso contrario a quello del buon senso.
Okay che le vie del Signore sono infinite, ma qui stiamo un po’ esagerando. E poi a me sembra di stare in un labirinto, più che altro, con tanto di minotauro dentro.
Ehi Lei, lassù nell’alto dei cieli, non è che potrebbe darmi un segno? Una lettera con scritto specificatamente cosa devo fare passo passo andrebbe bene, tipo.
Che poi mi rendo conto che è anche un po’ colpa mia che mi infilo in situazioni da cui non so uscire, un po’ come da un parcheggio a S tra due macchine quasi appiccicate… solo che in quel caso me ne sbatterei le natiche e andrei a parcheggiare a seimila chilometri di distanza, in questo caso non posso far altro che stare ferma a fissare il riflesso del mio vuoto interiore.
Mi sa che alla fine della mia vita mi toccherà chiedere un rimborso.
Come avrete forse intuito sono di nuovo in uno di quei momenti, quei momenti davvero bui che mi danno una spallata e mi buttano giù; in questi momenti tutto sembra ostile e devo trovare la forza di armarmi e combattere contro me stessa, i miei demoni e il mondo là fuori. La depressione non è una battaglia, è una guerra. Una guerra a volte fredda, a volte combattuta corpo a corpo, in trincea, e in prima linea nelle varie battaglie ci sei sempre e solo tu. Puoi avere degli alleati, questo sì, amici, famiglia, persone che ti ripetono fino alla nausea che passerà.
Il problema è che durante questi momenti pensare che passerà sembra un’utopia, assolutamente irraggiungibile. Quando questi periodi passano poi ripensarci è quasi ridicolo: mi ritrovo a dire “ma veramente ho passato sei ore sdraiata sul pavimento del bagno a fissare il vuoto, con lo stomaco aggrovigliato, pensando che niente ha senso e il mondo non è un posto in cui voglio vivere?”
E poi ripiombo in quello stato, e poi ne esco, e poi ci vengo trascinata di nuovo.
E anche se ci sono alleati ci sono anche nemici, e oltre a loro ci sono le persone che semplicemente non capiscono.
Le persone più vicine sono quelle che possono fare più danni. Non so quante volte mi sono sentita dire “dai, ma su con la vita, sei giovane” “ma sei sempre triste tu? Mamma mia che palle” “sì vabbè, sei solo pigra, devi sforzarti un po’” “pensi di star male solo tu?tutti abbiamo problemi ma non facciamo così” e tantissime altre frasi che mi hanno semplicemente dilaniata, perché non c’è niente di peggio di star morendo dentro e non sentirsi presi sul serio. Quando poi si usa il nome di questa condizione la gente si spaventa.
Malattia mentale, disturbi dell’umore, depressione… Fanno paura eh? Lo so. Anche a me. Ho paura e faccio paura.
Questo post è per me, per cercare di tirare fuori una briciola dell’universo vuoto che sento dentro, e per chi ha un amico, un parente, un conoscente depresso, magari può aiutarvi a capire un po’ di più come si sta sentendo. Non è mai piacevole passare del tempo con una persona depressa, me ne rendo conto. Sono irritabile, silenziosa, disinteressata. Fingo di ascoltare, ma si capisce che sto facendo finta. Sono disfattista, pessimista, faccio humor nero e mi esprimo con frasi sarcastiche.
Perché mi stanno vicino? Non lo so. Forse perché nei momenti buoni, quando sto bene, sono tutto il contrario di così. Quindi se volete davvero aiutare una persona in difficoltà tenete a mente i momenti migliori e cercate di avere pazienza, tanta pazienza.
In tutto ciò sto centellinando le storie di Leo Ortolani, l’unica cosa che mi va di leggere perché è ironico e caustico, cattivo quando serve e fa anche riflettere. Stra-consigliata questa raccolta “Il libro delle meraviglie”.
Alla prossima, Spelacchiati, sperando di portare un po’ più di allegria


esse amoroso di Anna: Gilbert Blythe. L’unico che riesce a tenerle testa a scuola in fatto di spelling e di risposte esatte è carino, gentile ed evidentemente stracotto dalla prima volta che vede Anne, in più anche lui si trova in una situazione difficile.



ermot Mulroney. Non so voi ma io lo trovo ovunque: film, telefilm, lo incontrerò pure al supermercato prima o poi. Per me rimane Sean di Shameless, ma anche qui fa il suo mestiere.





ranta ore a bere vino come se fossi Cersei Lannister e mangiare salumi come se non ci fosse un domani. Ho pure mangiato dei formaggi, cosa che mi rifiuto di fare da quando avevo quattro anni.







