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Librando: IT by Stephen King.

“E scusa se ti aaaaamooooo, e se ci conooooosciamooo, da due mesi o poco piùùùùùù” *canta e balla in giro per casa ingozzandosi di Nutella*

Da questa piccola intro avrete capito un po’ lo stato in cui giaccio da qualche tempo e nel quale giacerò ancora più profondamente tra un po’. Non so neanche come sono finita ad avere Tiziano Ferro come sottofondo ma che nostalgia ❤ 

“E scusa se non parlo pianoooooo
Ma se non urlo muoiooooooo
Non so se sai che ti amooooooo”

Va bene la smetto. Via i fazzoletti, via la Nutella, via Tizzi Tizzi (è così che chiamo Tiziano nell’intimità della mia testa), facciamo le persone serie. 

Di che si parla oggi? Di quanto voglio i brow pot di Nabla? Della Teoria delle Stringhe? Di quanto sia bello Sam Claflin? Ma no, ma no. Niente di tutto questo (anche se i brow pot li vorrei davvero, anche se non quanto vorrei Sam Claflin) oggi si parla finalmente di IT, il brevissimo romanzo di quel simpaticone per nulla inquietante di Stephen King

Non scappate, por favor! Lo so che ormai basta il titolo per far impallidire tutti quanti, ma sarà che io non ho visto il film in tenera età e quindi non sono rimasta traumatizzata… Ma durante la lettura non ho mai avuto terrore cieco, capite? E’ una leggenda metropolitana che IT faccia effettivamente così tanta paura. E’ un po’ inquietante, c’è qualche scena splatter, l’ansia di veder comparire un clown con un mazzo di palloncini ve la fa venire, ma non è quella cosa terrificante che mi aspettavo.
E’ comunque bellissimo.
C’ho messo un sacco a leggerlo nonostante mi avesse acchiappata un sacco perché sono veramente tante pagine, e per di più tutte importanti! Quindi, furbacchioni, se siete abituati (come me) a saltare qualche pagina qua e là per arrivare al sodo… Beh, qui non si può fare. Ve lo dico io che ci ho provato a fare la furbetta e poi sono dovuta tornare indietro dieci volte a leggere quello che avevo così scaltramente saltato.

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“Non saltate le pagine o vi mando IT a casa.E non parlo di una copia autografata”

Trama:

“In una ridente e sonnolenta cittadina americana, un gruppo di ragazzini, esplorando per gioco le fogne, risveglia da un sonno primordiale una creatura informe e mostruosa: It. E quando, molti anni dopo, It ricompare a chiedere il suo tributo di sangue, gli stessi ragazzini, ormai adulti, abbandonano la famiglia e il proprio lavoro per tornare a combatterlo. E l’incubo ricomincia. Un viaggio illuminante lungo l’oscuro corridoio che conduce dagli sconcertanti misteri dell’infanzia a quelli della maturità”

Opinione e pensieri a briglia sciolta:

Questo è il King che piace a me, quello dei “primi tempi”, che si prende il suo tempo, entra nella psicologia di ogni personaggio, te li caratterizza a fondo, ti ci fa affezionare. Soprattutto quando i protagonisti sono giovani, come nell’acerbo Carrie che io ho apprezzato molto. 

Qui è impossibile non affezionarsi a Ben, il cicciotto bambino tormentato in maniera orribile dal futuro pazzoide Henry Bowers, o a Bill Denbrough, il capo dei Perdenti, o ancora a Richie “Boccaccia” che è un asso nel dire cose fuori luogo. Risultati immagini per i perdenti it

Anche i cattivi poi sono praticamente perfetti, tutti si evolvono e nel corso del romanzo l’influenza che ha IT su tutti gli abitanti di Derry si palesa sempre di più, in maniera inquietante, subdola, malvagia. 

IT in sè, poi, è quanto di più orribile possa esistere. E’ il male, è Derry stessa, è tutte le paure e le nefandezze e ancora molto di più, e cosa se non un gruppo di bambini può sconfiggere il male assoluto? 

Uno dei personaggi che più mi ha turbata è un personaggio secondario, che si vede molto poco e c’entra poco con la storia. Quelle rare volte in cui King ce ne ha parlato, però, mi hanno sconcertata. Sto parlando di Patrick, membro della cricca di Henry Bowers, chiaramente sociopatico fin da piccolissimo. Leggere le sue pagine mi ha scossa, perché in un libro di mostri leggere di mostri umani è la cosa più agghiacciante. 

Il finale (che non vi spoilero, andate tranzolli) mi è piaciuto molto molto, il che è raro. Di solito i libri belli hanno finali brutti, è un po’ una verità assoluta. Come cielo a pecorelle pioggia a catinelle. 

Insomma, se non si fosse capito lo stra consiglio praticamente a chiunque perché non è così horror come tutti pensano, quindi non rimarrete traumatizzati a vita (e se lo dico io che sono fifona potete stare tranquilli), non è così lungo da far passare la voglia di leggerlo ed è semplicemente bellissimo, attanagliante e non riuscirete a staccarvene fino alla fine, parola di lupetto.

Io torno alla mia Nutella, alle mie canzoni deprimenti, ai miei fazzoletti e a leggere Nessun Dove di Neil Gaiman: in questo momento ho proprio bisogno di lui. 

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Neil salvaci tu

 

Ah, per la gioia di tutti quelli la cui infanzia è stata rovinata da IT, sappiate che uscirà un remake del film quindi aspettatevi un ritorno di clown ovunque, trailer inquietanti e chi più ne ha più ne metta.
HALOA.

* DI SEREEEEEEEEE… NEREEEEEEEE! EEEEE NON C’E’ TEMPOOOO NON C’E’ SPAZIOOOOOO E MAI NESSUUUNO CAPIRAAAAAA’*

 

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“Avevano spento anche la luna”

Tempi tristi, letture impegnative.

Come gran parte delle persone sono fondamentalmente ignorante riguardo la deportazione di Lituani, Estoni e Lettoni da parte di Stalin e del governo russo. So il minimo indispensabile, dei campi in Siberia.

Se vi interessa io l’ho comprato con la promozione “due libri a quindici euro”al Melbook Store, controllate nella vostra città!avevano-spento-anche-la-luna.jpg

Autrice: Ruta Sepetys

Editore: Garzanti

Pagine: 304
Prezzo: € 18,60 (cartaceo)

Sinossi: 
Lina ha appena compiuto quindici anni quando scopre che basta una notte, una sola, per cambiare il corso di tutta una vita. Quando arrivano quegli uomini e la costringono ad abbandonare tutto. E a ricordarle chi è, chi era, le rimangono soltanto una camicia da notte, qualche disegno e la sua innocenza. È il 14 giugno del 1941 quando la polizia sovietica irrompe con violenza in casa sua, in Lituania. Lina, figlia del rettore dell’università, è sulla lista nera, insieme alle famiglie di molti altri scrittori, professori, dottori. Sono colpevoli di un solo reato, quello di esistere. Verrà deportata. Insieme alla madre e al fratellino viene ammassata con centinaia di persone su un treno e inizia un viaggio senza ritorno tra le steppe russe. Settimane di fame e di sete. Fino all’arrivo in Siberia, in un campo di lavoro dove tutto è grigio, dove regna il buio, dove il freddo uccide, sussurrando. E dove non resta niente, se non la polvere della terra che i deportati sono costretti a scavare, giorno dopo giorno. Ma c’è qualcosa che non possono togliere a Lina. La sua dignità. La sua forza. La luce nei suoi occhi. E il suo coraggio. Quando non è costretta a lavorare, Lina disegna. Documenta tutto. Deve riuscire a far giungere i disegni al campo di prigionia del padre. E l’unico modo, se c’è, per salvarsi. Per gridare che sono ancora vivi.
 

Questo libro racconta della deportazione di Lina, appena quindicenne, che una notte viene svegliata di soprassalto. Qualcuno bussa alla porta tanto forte da sembrare intenzionato a buttarla giu.
La madre fa riempire a lei e a suo fratello le valigie, una ciascuno, e Lina, ancora in pigiama, sarà costretta a salire insieme alla famiglia e ai pochi averi sul camion che la porterà all’inferno in terra.

La vita diventerà una battaglia, sopravvivere una lotta. Il lavoro, massacrante, l’unico modo per ricevere una minuscola razione di cibo. Le malattie, in agguato, faranno fronte comune con i sovietici.

E Lina e tutti gli altri devono fare del loro meglio per farcela, per arrivare fino al giorno in cui il papà e tutti gli altri uomini, e tutti gli altri uomini del mondo arriveranno a salvarli. Quel giorno arriverà, no? No, Lina?

Trecento pagine di romanzo e un sacco di emozioni; ammetto che ad un certo punto potrei essermi commossa. Il modo che ha l’autrice di descrivere questo mondo fatto di soprusi, umiliazione e stenti è poetico, semplice e diretto, e arriva dritto dove deve arrivare: alla nostra coscienza.

Quando ho letto della morte di uno dei personaggi ero sul treno di ritorno da Torino dov’ero stata per una visita e ho dovuto chiudere un attimo il libro: avevo un nodo alla gola. Ero Lina, in quel momento, ed ero distrutta.

La semplicità con cui è scritto è però anche uno -forse l’unico- difetto del romanzo: i pensieri a volte erano fin troppo superficiali, anche per una ragazzina appena quindicenne. “Non ci conoscono neanche, perché ci fanno questo?”.
Ragionamenti troppo semplicistici per qualcuno che sta vivendo un orrore simile. A questa ragazza, al suo fratellino, a tutti quanti i sovietici hanno strappato la vita, la dignità, il futuro, e i personaggi rimangono sempre positivi. Sempre fiduciosi.

L’autrice per scrivere questo romanzo ha fatto ricerche e indagini per mesi e mesi, andando a visitare i luoghi di cui racconta, intervistando superstiti, famiglie di sopravvissuti, persone i cui cari sono stati strappati via dalle braccia. 

Bel libro su una storia troppo taciuta. Lo consiglio praticamente a tutti. 

 

Lagna delle undici meno cinque, perché è un blog e scrivo quello che mi passa per la testa bacata.

Con un esame domani mattina presto e diecimila cose da ripassare sto guardando voli, calcolando distanze, spezzandomi il cuore.
Certo, leggere libri come Avevano spento anche la Luna e poi ritrovarsi a brandelli per una cosa chiamata “ventiduemila chilometri di distanza” mi fa sentire una persona vagamente orrida…
Spero che la vostra serata sia meno appannata dalle lacrime della mia.
Che la lettura sia con voi, giovani padawan, a breve verrà a tenermi compagnia una signorina francese, una certa Emma Bovary. Non sono sicura diventeremo amiche. 

 

 

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Harry Potter and the Cursed Child e disperazioni varie

Se la mia vita fosse un libro questo capitolo si chiamerebbe “decisioni sbagliate”.

Maaaamma mia, il 2015 è stato un anno pessimo ma il 2016 porca loca sta battendo ogni record. Non bastavano le operazioni chirurgiche in vista, le mie scelte totalmente sbagliate in ogni campo della mia vita e il mio cuore sentimentalmente dolorante, ora si è aggiunta anche la Rowling a pugnalarmi alle spalle con il nuovo libro. 

Posso dire “che merda” o è offensivo?

No perché non ho ancora letto il libro ma da quello che ho letto e sentito in giro è una trama pessima che più pessima non si può. 

(Spoilerini e spoileroni vari ed eventuali sparsi, quindi addios, voi che non volete sapere nulla)

Scorpius e Albus Severus in combutta? Viaggi nel tempo per salvare CEDRIC?!

Non che non mi sia dispiaciuta la sua morte, per carità, ma CEDRIC? Tu torni indietro nel tempo e non salvi i genitori del tuo migliore amico che in questo romanzo non compare, alias Teddy Lupin? Non salvi Sirius Black? Severus Piton, di cui porti anche il nome cazzo? Albus Silente, che potrebbe mettere tutto a posto in uno schiocco di dita ossute?
I TUOI NONNI, PORCA PUTTANA?

No. Loro devono porre rimedio agli errori di Harry Potter e salvare Cedric Diggory.

CEDRIC DIGGORY!? MA SEI PIRLA NELL’ANIMA? 

Sorvolerò sul come cercano di salvarlo perché è una cosa così cretina che sto male a scriverlo, ma posso dire che quel poveraccio di Harry Potter non solo ha vissuto un’infanzia e un’adolescenza abbastanza di merda ma si ritrova un figlio che sarebbe da prendere a cinghiate tutti i giorni? Altro che Sansa Stark, Harry non ha mai una gioia. 

Aveva quattordici anni cazzo,errori de che? Ha salvato il mondo magico, più di cosi che doveva fare? E poi come poteva salvare Cedric? E in che modo sarebbe colpa sua la morte di quel Tassorosso da strapazzo? 
Ma por favor.

E poi l’altra bomba pazzesca, quella che mi ha fatto chiudere il pc e andare a picchiare la testa al muro dopo averla letta.

La figlia di Voldemort.

La. Figlia. Di. Voldemort. 

MA CHE CAZZO.

Voldemort e Bellatrix.

Certo.

Non ha il naso, ha l’anima spezzettata come uno stufato ma ha l’ambaradan che gli funziona così bene da concepire una figlia.

Con Bellatrix.


Scusate, vado a spararmi in bocca.

Gia io detesto quando tirano in ballo gravidanze e figliate in condizioni normali, questa per me è insopportabile.

Stiamo parlando di Voldemort che fa l’amore con Bellatrix Lestrange, la cosa mi nausea e turba quanto una dichiarazione di Donald Trump.

Okay, lo so che un libro non si giudica dalla copertina ma ammettiamo che questa trama fa acqua da tutte le parti e sia una vera schifezzuola? No perché a teatro ci sta uno spettacolo così, potrebbe essere figo. Teatralmente parlando funziona.
Ma nel momento in cui lo traduci in libro e lo fai diventare canon come sequel allora stai sbagliando tutto. TUTTO.

Se volete avere un’idea più precisa del disastro che è questo romanzo potete leggere direttamente la pagina di Wikipedia dello spettacolo teatrale oppure darvi direttamente al video della mitica Ilenia Zodiaco.

Non so se leggerò questa cosa, sinceramente non ho voglia di spendere soldi in una cosa che so già odierò. Harry Potter per me è finito anni fa, tra lacrime e dolore. Punto.

E voi l’avete letto? Avete letto tutta la trama? Che ne pensate? Solo io che penso sia una cosa terrificante??
Fatemi sapere!

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Ricordi letterari TAG!

Hola a todos, spelacchiati! 
Oggi, che fa un caldo torrido nonostante siano le dieci di sera, si va di tag letterari grazie alla cara The Real Sadness, che spero seguiate già tutti. E se non lo fate già, seguitela ora o tacete per sempre.

Il tag si chiama “Ricordi letterari”, si parla di libri e come ho già detto ringrazio Visioni dal basso che è stata così carina da pensare a me!

Le regole:

  • Taggare il blog che ha creato il Tag (Everpop)
  • Taggare i blog che ti hanno nominato (Visioni dal Basso)
  • Tagga 5 blogger
  • Usa il banner

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MOMENTO #1 : IL MIO PRIMO LIBRO
Io credo di sapere quale sia il mio primo libro. O almeno il primo libro di cui ho ricordo. E’ ovviamente un libro per bambinissimi, per lattanti, per marmocchietti, e si chiama “Il libro delle cose blu”.
Era uno di quei libri quadrati con le pagine di cartone, tipo quelli con i riassuntissimi delle favole Disney… Lo amavo e ce l’ho ancora in camera. 
Se invece si vuole fare le persone serie il primo “romanzo” è stato, forse (la mia memoria non arriva all’altro ieri, figuriamoci se mi ricordo anni e anni fa) “Storia di una Gabbianella e del Gatto che le insegnò a volare”, di Sepùlveda, che è un libro meraviglioso che consiglio a tutti i bambini/ragazzini… ma anche a tutti gli adulti che vogliono una storia dolce, carina, che lascia un sorriso e forse qualche lacrimuccia.

MOMENTO #2: LE SCUOLE ELEMENTARI
Maaaamma mia… La me stessa delle elementari era una bambina piagnosissima che non sopportava la scuola e veniva derisa dai compagni senza sosta, che brutti ricordi. Meno male che c’erano i libri, va’. 
Ai primi anni delle elementari leggevo tantissimi libri di Geronimo Stilton, adoravo i font pazzerelli che usavano e le parole inventate per rendere tutto più rattoso… Che ricordi, mi viene in mente anche che mia sorella mi chiamava sempre “pantegana babbea”, per restare in tema. Che simpa. 

MOMENTO #3: LE SCUOLE MEDIE
Le medie sono state il momento clou della mia vita da lettrice perché ho fatto due scoperte straordinarie (straordinarie per me, molto ordinarie e molto banali per il resto del mondo): Jane Austen e Harry Potter.
Harry Potter è stata la mia ossessione per anni, ero davvero un caso patologico e rasentavo la follia: leggevo e rileggevo i libri in continuazione, partendo dal primo fino all’ultimo uscito (che era il quinto credo, quando ho cominciato).
Non facevo altro, giuro.
Per un totale di otto riletture per libro, raggiungendo però le dieci per il quinto e il sesto.
Non commentate, please. Sono uscita dal giro, davvero. (non è vero mai ma non ho intenzione di essere internata.)

Jane Austen invece l’ho conosciuta con, ovviamente, “Orgoglio e Pregiudizio” e mi sono innamorata pazzamente e follemente di Mr Darcy, della personalità di Elizabeth Bennett e della penna di “zia Jane”. Grazie a lei sono entrata nel giro dei classici, un giro torbido e meraviglioso.

MOMENTO #4: IL LICEO
Il liceo… Il liceo è stata la mia prima esperienza con dei compagni non dico simpatici, ma che si limitavano ad ignorare me come io ignoravo loro. Le mie letture erano varie e senza limiti, passavo da un genere all’altro ma la passione per i classici rimaneva. 
Credevo sarebbe stato difficile scegliere un solo titolo invece non c’è romanzo più adatto per riassumere il periodo: “I Miserabili” di Hugo. Meraviglioso, l’avrò citato mille volte in questo blog.
Poi sì, ci sarebbe anche Peter Cameron con “Un giorno questo dolore ti sarà utile”, o “Il signore degli Anelli” o diecimila altri titoli, ma questi sono quelli che mi hanno segnata di più.

MOMENTO #5: UNIVERSITÀ’
Considerando che sono tutt’ora all’università… IL TRONO DI SPADE. 
DETTO QUESTO DETTO TUTTO.
#TEAMTARGARYEN #JONSNOWSPACCATUTTO #TYRIONISMYKING

MOMENTO #6: IL COMPLEANNO PIÙ’ BELLO
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Può bastare? EH? EHHH???????

 

MOMENTO #7: NATALE
Mmh, se dovessi essere sincera sceglierei l’anno in cui mi è stato regalato “I Miserabili” nell’edizione che mi piaceva tanto, quella della Mondadori che costa un sacco ed è divisa in tre libri:

Ma per non ripetermi dirò l’anno in cui mia sorella mi ha regalato “Shantharam” di Gregory Roberts, un romanzo meraviglioso scritto con una tale poesia e una tale delicatezza… Buffo, considerando che l’autore è un eroinomane rapinatore, no?

MOMENTO #8: ESTATE
Okay dai, lo dico.
Cinquanta sfumature di grigio.
Sto ridendo da sola davanti allo schermo, sappiatelo, perché non mi venivano in mente romanzi che mi riportino all’estate a parte questo, che ho letto proprio l’estate in cui uscì e lo odiai così tanto che ne parlavo male ogni volta che vedevo qualcuno leggerlo. 

MOMENTO #9: IN VIAGGIO
Certo che per essere una lettrice accanita faccio proprio pena, c’ho messo un sacco a trovare un libro per questa sezione. Sarà che non ho mai fatto caso alle stagioni, non in rapporto con le letture almeno… 
La saga di Hannibal Lecter di Thomas Harris. In montagna avevo trovato questo mercatino dell’usato con una sezione libri veramente incredibile e per pochissimi euro avevo preso Il silenzio degli innocenti, Hannibal, e Le origini del male. Bellissimi, il terzo un po’ meno.

MOMENTO #10: L’ANNO ATTUALE
Il 2016 è sicuramente l’anno di IT visto quanto ci sto mettendo a leggerlo (mi sta piacendo veramente tantissimo eh, sono solo lenta causa esami e vita di melma), ma è anche l’anno dei libri in lingua, o meglio dei libri in lingua che riesco a leggere dall’inizio alla fine senza problemi: Middlesex, The Land of Stories, Me before you…

Ora che il tag è concluso passiamo alla fase “ce la puoi fare, Sara” ovvero quella in cui devo taggare altri blog ma io non sono in grado di farlo. Io ci provo, spero che per volere divino le notifiche arrivino alle interessate!

Shiner Supernova

PennyLane on the Tube

Diario di una lettrice sognatrice

Start a free life

La donna che leggeva troppo

Bravissime ragazze, continuate così! ❤ vi leggo sempre con grande piacere!

Ovviamente chiunque abbia voglia di rispondere alle domande è liberissimo di farlo, anzi mi farebbe un sacco piacere leggere altri ricordi letterari ;D

Alla prossima!

 

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Serialmente parlando: #Stranger Things.

 

 

In questo momento sono a metà tra la commozione e l’estasi.
Ho appena finito di guardare l’ultima puntata di “Stranger Things”, serie tv approdata su Netflix il 15 luglio e che io ho guardato in una giornata sparandomi una puntata dopo l’altra, incapace di smettere.

Stranger Things is the new Black, altrochè. 

Questo dovrebbe farvi capire che quando una serie prende -e questa cavolo se prende- non ci si può staccare un attimo.

Trama:
“Il 6 novembre 1983 ad Hawkins, Indiana, il dodicenne Will Byers sparisce in circostanze misteriose. La polizia, la madre di Will e i suoi amici si mettono sulle sue tracce. Il giorno dopo una misteriosa bambina dotata di strani poteri arriva in città, dando il via a una serie di eventi che rischiano di mettere in pericolo l’intera città.”

Questa è la trama in via molto generale, le sottotrame si snodano e si intersecano tra loro per tutte le otto puntate incastrandosi così bene e in modi così inaspettati che non si può veramente smettere di guardarla; per fortuna, in più, ci sono continui colpi di scena che rendono la visione avvincente, non come alcune trame che, alla seconda puntata, hai già capito tutto e passi il resto del tempo ad annoiarti e a prendertela con l’incompetenza dei protagonisti.

Ci sono la madre ed il fratello di Will che una volta capito che qualcosa non va con la sparizione del bambino non si arrendono, muovendo mari e monti per trovarlo. Ci sono i bambini che avendo capito che Eleven è l’unica che può aiutarli a ritrovare Will continuano le ricerche per conto loro, stando ben attenti che “gli uomini cattivi” non li trovino.
La sorella di Mike, Nancy, si ritrova in un triangolo amoroso: da una parte il suo ragazzo, Steve, diversissimo da lei che però prova un sentimento sincero, e Jonathan, il ragazzo strano, il ragazzo emarginato, con il quale si ritroverà ad indagare arrivando ad andare con lui “a caccia di mostri”.
C’è poi lo sceriffo triste, che ha visto sua figlia morire di cancro e che è stato lasciato dalla moglie, ci sono i genitori assenti di Mike, ci sono “gli uomini cattivi” e il loro inquietante laboratorio…

Quello che rende così bella e nostalgica la serie è sicuramente l’atmosfera degli anni ’80 e, ovviamente, i continui richiami e citazioni che qui abbondano ma mai in modo pretenzioso o fastidioso: non fanno mai pensare ad una serie citazionistica che di suo non mette nulla. I gli ideatori, Matt e Ross Duffer, sono riusciti a fare un lavoro splendino mixando idee originali con momenti che, chi gli anni ’80 li ha vissuti e chi li ha soltanto amati, non può non apprezzare.

Tantissimi sono i riferimenti a Stephen King e alle sue opere. Sarà che sto leggendo IT proprio in questo periodo, ma i riferimenti ai clown all’interno di questa serie per me si riferivano tutti al caro Pennywise! La ragazzina con i super poteri invece mi sembra a metà tra Charlie (L’incendiaria) e Carrie (dell’omonimo romanzo): entrambe coraggiose, forti, che cercano una vita in un mondo che le ha sempre prese a schiaffi, e ovviamente tutte e tre hanno poteri incontrollati e incontrollabili.

Altri riferimenti sono a Stephen Spielberg e in particolare al film sull’extraterrestre più famoso e piu adorabile del mondo: E.T. Dalle corse in bicicletta alle parrucche bionde fatte indossare per i travestimenti, non si può non pensare all’alieno almeno una volta durante la visione.

I ragazzini protagonisti si riuniscono continuamente per dare vita a campagne epiche con il gioco da tavolo Dungeon’s and Dragons, e durante le loro partite vengono menzionati personaggi da “Il signore degli Anelli” e “Lo Hobbit”, mentre quando parlano di Eleven e dei suoi poteri fanno continui riferimenti agli X-Men.
I protagonisti, poi,  sono i tipici ragazzini da trama classica: c’è il grassottello saggio e tenerissimo, Dustin, chiamato odiosamente “sdentato” dai bulletti della scuola, c’è il ragazzino nero divertente e agitatissimo, Lucas, un po’ testa calda del gruppo, e c’è Mike, il il capo banda, un ragazzino normalissimo dal cuore buono. 

(Ci sarebbe anche Will, ma di lui non si sa una mazza!)

Ci sono delle menzioni d’onore da fare qui, okay? Okay.

Prima tra tutte Wynona Rider che è perfetta per questo ruolo di madre single un po’ hippie e un po’ pazzoide che dopo la scomparsa del figlio diventa -comprensibilmente- isterica. Personaggio bellissimo il suo, una madre che non si arrende, non cede a entità piu grandi di lei che cercano di ingannarla e di farla desistere dal cercare ulteriormente il suo bambino.

Altra menzione d’onore va a Millie Brown, la ragazzina che interpreta Eleven. All’inizio non mi aveva colpita particolarmente, anche perché nelle prime puntate dirà due parole in croce, (a parlare sono i suoi occhi, sempre), ma poi non può che esserci amore nei suoi confronti.

E poi mi piace molto il triangolo Nancy-Steve-Johnathan. Non sono assolutamente personaggi approfonditi per ora (spero nella seconda stagione) ma le loro scene sono comunque tra le mie preferite della serie. Perché sono una romantica inside. Tral’altro #teamJohnathan tutta la vita ma se Steve bussasse alla mia porta non ci resterei male. Tutt’altro. 

Se niente di tutto questo vi ha convinti sappiate che la colonna sonora è molto bella e molto curata, così come lo sono le luci, la fotografia, i cambi scene… Tutto, insomma. Tutto riporta agli anni ’80, resi splendidamente anche grazie a tutte le tecnologie che sono stati in grado di usare per rendere al meglio le atmosfere.

E poi vengono citati i Clash, e si sa che se vengono citati i Clash in una serie, quella serie è bella.
E’ una regola, una legge dell’universo.
C’è chi mette in discussione la sfericità della Terra, ma nessuno metterà mai in discussione il binomio Clash-Bella Serie. Mai. Nessuno.

Correte a guardare Stranger Things, prima che un Demagorgon esca dal muro di casa vostra e trascini in una dimensione parallela.

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Due entrate libresche

Ultimamente il mio mercatino dell’usato di fiducia mi sta un po’ diludendo (-cit Bastianich-), sono mesi che vado e torno a casa senza cataste di libri presi per pochi euri.

A sto giro mi sono presa due librini stra-famosi, di cui uno gia letto in ebook ma lo volevo in cartaceo perché mi piacque molto. (Il passato remoto fa sembrare che io l’abbia letto nell’89 ma vabbè.)

Allora, il libro in questione è “Castelli di Rabbia” di Baricco, mi ricordo di averlo letto durante la mia adolescenza, scegliendolo solamente per il titolo che mi dava l’idea di qualcosa di tosto e ribelle.
Avendo io la memoria di una capra non mi ricordo NIENTE di questo romanzo, solo che mi era piaciuto tanto.

“Il primo libro di narrativa di Baricco: il romanzo è ambientato nell’Ottocento, in una cittadina immaginaria, Quinnipak; è generoso nel presentare storie e personaggi, ciascuno con i suoi sogni e caratteri. E tra questi ci sono il signore e la signora Rail, che si amano di un amore tutto loro, e il bambino Penth con il suo amico Pekisch, e due bande che partono dagli estremi del paese per incontrarsi. La narrazione è costruita come un montaggio cinematografico e orchestrata come una partitura musicale.”

L’altro è un classicone che però ho sentito denigrare così tante volte per così tanto tempo che fino ad ora non ho mai letto. Poi è francese, e io ho un problema con la letteratura francese (ovviamente a parte Hugo, che è nella mia cerchia d’oro degli autori).

Sto parlando di quella simpaticona di “Madame Bovary“, che non ho mai neanche sfiorato.
Vedremo se mi piacerà o meno, credo sarà il libro che inizierò dopo IT,sento il bisogno di un classico.

“Emma Bovary, moglie insoddisfatta di un mite medico di campagna, cerca un senso alla sua monotona esistenza in una serie di sfortunate vicende sentimentali. Un romanzo dallo stile esemplare che costò a Flaubert (1821-80) un processo con l’accusa d’avere offeso la morale pubblica.”

Voi li avete letti? Pensate che potrebbe piacermi Madame Bovary o lo lancerò via urlando “che fastidiosa donna!” dopo tre pagine? Cosa state leggendo? 
Fatemi sapere tutto, spelacchiati!

 

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Credo ci sia qualcosa nel mio DNA che mi impedisce di essere costante nel fare qualunque cosa, tenere un blog compreso. 

Mamma mia che sfaso, che sfaso… Per fare un breve riassunto degli ultimi tempi:
Ansia
Sessione estiva
Brutte notizie
Sessione estiva, studia Sara, studia
Altre brutte notizie 
Palestra
Imbarazzo in palestra
ESAMI ESAMI ESAMI
Brutte notizie
ESAMISSIMI

Claro, no? 

 

Ora, le brutte notizie diciamo che sono bruttine ma a lungo raggio, quindi per ora sto solo in ansia senza poter fare nulla. Poi forse si parlerà di chirurgia e cose varie, ma non creerò allarmismi. Basto io ad essere allarmata. Voi state scialli e leggete.

La palestra procede. Procede, ma non va bene. 
Diffidate dalle offerte, regà. 
Vi spiego: non c’è un professionista in sala a dirmi cosa fare. Sono così ignorante in materia di sport e allenamento che non so quale sia il nome scientifico del tizio che dovrebbe crearmi un programma di allenamento: allenatore? Istruttore? Trainer, all’inglese, che fa più figo? Boh. Comunque LUI non c’è, non esiste.
Questa figura mitologica resterà solo nella mia testa.
Insomma, mi devo arrangiare in palestra e io non so assolutamente da che parte cominciare per mettermi in forma senza fare sforzi eccessivi o gli esercizi in modo sbagliato rischiando di distruggermi la schiena o le ginocchia, quindi per ora, che sono alla mia quarta volta in palestra, mi limito a fare tapis roulant-cyclette-tapis roulant senza alcuna idea di quale sia il livello che dovrei impostare alle macchine. 

Che vita di melma, almeno in questo volevo un piccolo aiutino da un esperto.

Sto ancora leggendo IT, che mi sta piacendo sempre di più anche se non mi sta spaventando mai. La trama comunque è una figata, Mr King è meraviglioso nel suo modo di descrivere il mondo visto dai bambini e ora che ci avviciniamo al clou dell’azione si fa sempre più intrigante, e ho anche scoperto in ritardo rispetto al resto del mondo che c’è in ballo un remake di IT che uscirà nel 2017, quindi sono molto soddisfatta di aver deciso di leggere il romanzo.

Ho dato per l’ennesima volta Linguistica Inglese, ora sono nella fase “aggiorna senza sosta la pagina dell’università in attesa dei risultati”, ma temo di dover attendere ancora una settimana per averli. 

Poi…

MERMAID COLLECTION DI NABLA, POSSIAMO PARLARNE? 

Mamma mia datemi tutti i soldi del mondo, voglio comprare solo trucchi per il resto della mia vita. Se fossi ricca credo che sono due le cose che mi comprerei di sicuro al cento per cento: la laurea e quesa collezione.

Ho deciso che se ho passato linguistica inglese mi compro almeno almeno quattro ombretti, cioè: under pressure, cleo, juno moon e nereide. 

Nel caso non si fosse capito io sono la tipica polla con la quale i bisogni indotti diventano bisogni primari e ora non penserò ad altro fino all’anno nuovo.

 

Va beh, post un po’ delirante, perdonatemi. Sono un po’ alterata. Se qualcuno volesse donarmi dei soldi o direttamente tutto ciò che produce Nabla io non mi offendo, sono in un periodo così melmoso della mia vita che accetterei qualunque cosa senza un briciolo di dignità. Se qualcuno volesse anche regalarmi una mandibola normale e non necessitante di alcun tipo di operazione per essere rimessa in sesto vi sarei grata.

Hasta Luego, spelacchiati.

 

 

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Grandi news non poi così grandi.

Ebbene sì, è successo. Quel giorno che credevo non sarebbe mai arrivato è giunto.

Mi sono iscritta in palestra.

Smettete di rotolarvi dal ridere, grazie.

Avrei dovuto fotografare le facce degli amici a cui l’ho detto: a metà tra il morto dal ridere e il terrorizzato, perché se io faccio dell’attività fisica vuol dire che l’Apocalisse è in avvicinamento rapido.

io per tutta la mia vita

Già mi ci vedo a sudare come una larva umana su un tapis rulant.
Dovete sapere che io detengo un record: sono la persona meno allenata del mondo, mi stavo preparando per battere il record dell’unverso. Poi mi sono resa conto che la mia autostima in caduta rapida è dovuta anche alla mia consistenza gelatinosa, che le mie braccia traballano come budini e che urgeva correre ai ripari.

Ora, non sono propriamente grassa, solo che sono molto poco tonica. Cioè, per niente tonica. L’unica cosa soda che conosco è l’uovo sodo.

Quindi da venerdì comincerà una nuova sfida per me, e ho pensato di parlarne un po’ anche qui così se qualcuno messo come me deciderà mai di prendere il toro per le corna e cominciare un percorso verso uno stile di vita più sano… beh, sarà in buona compagnia.

Al momento le mie preoccupazioni principali sono due, di cui una molto superficiale:

  1. Il mio fiato inesistente. Ho l’ansia che la gente mi giudichi perché dopo dieci secondi di qualunque esercizio io mi ritroverò senza fiato ad annaspare e probabilmente avrò assunto un orrido color melanzana.
    Oppure perché dopo cinque minuti di corsa dovrò fermarmi e farmi riattivare il cuore con il defibrillatore.
    O perché mi servirà un respiratore dopo due secondi di addominali.
    Insomma, ci siamo capiti…
  2. Sarò orribile. Lo so, sono preoccupazioni da quindicenne cretina ma lasciatemi nella mia infantilità. Se già di solito mi sento a disagio con la mia faccia e il mio corpo quando sono vestita e truccata come piace a me, figuriamoci quando sarò in tuta, struccata e completamente sudata.Intanto sto andando avanti con la lettura di IT di Stephen King; mi sta piacendo un sacco, adoro il fatto che King si prenda tutto il tempo necessario (e forse anche di più) per arrivare dove deve arrivare. Probabilmente ne avrò per almeno un mese visto che il tempo che ho da dedicargli è pochino…

    Voi cosa state leggendo? Siete iscritti in palestra? Quanto scommettete che dopo i primi due giorni di palestra io molli tutto urlando “fuck this shit I wanna be fat”? 

Vedremo, vedremo.

 

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Penny Dreadful: piangnisteo per una serie perfetta

*prende un respiro profondo*

Cercherò di non inondare il Mac di lacrime mentre scrivo questo post, ma se ci saranno più errori di battitura del solito sappiate che, con ogni probabilità, saranno dovuti agli occhi appannati e alla tastiera annacquata.

Se seguite il blog da abbastanza tempo saprete che una delle mie serie tv preferite è Penny Dreadful, che è finita sabato scorso.

Con una maratona incredibile in due giorni di malattia ho recuperato le nove puntate della terza stagione e ora ho un senso di vuoto alla bocca dello stomaco: cosa ne sarà di me ora che Vanessa Ives e tutta la combriccola sono usciti dalla mia vita?

Ma smettiamo di fare i melodrammatici e parliamo di questa stagione. Gli spoiler ci saranno, eccome se ci saranno, ma nella seconda parte del post, ben avvisati.

La terza stagione si apre con Vanessa Ives che si sta lasciando andare alla disperazione più cupa; non mangia, non esce di casa, quasi non esiste. Distrutta dalla partenza di Ethan e abbandonata anche dal signor Malcolm, la donna si sta chiudendo sempre più in sè stessa. Sarà il signor Lyle a farla tornare alla vita consigliandole una specialista, che effettivamente la aiuterà nel suo percorso di ricerca della felicità. O qualcosa di simile. Sappiamo che per Vanessa la felicità è un’utopia.

Nel frattempo seguiamo anche Ethan, in viaggio con l’ispettore verso il Messico dove verrà giudicato. O dove si ricongiungerà con il padre, a seconda degli eventi. Non sa che seguirlo a distanza ravvicinata c’è una vecchia conoscenza, la stregha Achathe, che ancora non si sa se gli sarà amica o nemica.

Il signor Malcolm, invece, è di ritorno dall’Africa dove ha finalmente seppellito suo figlio, e sulla nave incontra un vecchio Apache che molto elegantemente gli fa capire di aver bisogno di lui: puntandogli una pistola contro gli dice infatti di aver bisogno di aiuto per cercare Ethan.

Altro giro altro personagio ci spostiamo di nuovo a Londra, dove Victor ormai ha sviluppato una certa dipendenza dalla droga tanto che le sue occhiaie sono anche più evidenti che nelle precedenti stagioni. Chiede quindi aiuto al suo amico ed ex compagno di studi, il Dottor Jekyll. Zan zan.

Sotto lo stesso cielo ci sono anche Dorian e Lily, che palesemente hanno idee molte diverse per quanto riguarda il regnare sul mondo e bla bla bla.

Infine, uno dei personaggi migliori di sempre: John Clare. Non riesco a chiamarlo “La Creatura” perché è molto più umano di qualunque personaggio abbia mai visto. Un umano meraviglioso. Tornato dall’Antartide decide di cercare la sua famiglia: sua moglie, suo figlio Jack malato di tosse.

Queste sono le basi della stagione, da qui si districano le storyline di ogni personaggio che finiranno con l’intrecciarsi l’un l’altra in maniera sempre originale.

La terza stagione è senza dubbio la più cupa delle tre. I protagonisti ne hanno vissute abbastanza da essere disillusi riguardo la vita, l’amore, la morte, e questo si avverte ogni secondo. Sono infelici, sono soli e sono separati, sempre più vicini all’oscurità e lontani da Dio.

SPOILER SPOILER SPOILER COME SE PIOVESSERO

Smettete di leggere tra:

tre

due

uno

Addio.

Non posso dirmi effettivamente sorpresa perché, diciamocelo, da Penny Dreadful non ci si poteva aspettare un lieto fine, men che meno per Vanessa Ives, un personaggio tanto complesso quanto meraviglioso. In costante bilico tra bene e male, amata dai demoni e apparentemente ripudiata da Dio, è fin dall’inizio il personaggio più straordinario: non importa quanto sia infelice, lei è il collante che unisce tutti gli altri personaggi, che da gioia e speranza anche ai più disperati.

Non posso dirmi sorpresa, ma sono profondamente addolorata.

E la scena della sua morte, “with a kiss, with love” è perfetta.Immagine di penny dreadful, vanessa ives, and ethan chandler

Victor. Victor è stato uno dei miei personaggi preferiti, forse perché l’attore è quello che tra tutti i bei manzi presenti mi ha colpita di più: lo trovo perfetto come dottor Frankenstein.
Incapace di rassegnarsi all’idea di aver perso l’amore della sua vita, rende quell’amore la sua ossessione trasformando e distorcendo il sentimento più puro in qualcosa di sbagliato, di rotto come è rotto lui stesso. Solo alla fine si renderà conto che Lily è rotta quanto lui, e che sono tutte le crepe a renderli quello che sono, e non potrebbero rinunciare a nessuna di esse.
E farà la scelta giusta, la scelta umana, dimostrando di non essere un mostro.

Lily è un personaggio a tratti insopportabile a tratti da amare. Lei vuole iniziare una crociata contro il genere maschile arruolando tutte le donne picchiate, violentate, abusate da parte di uomini vili e senza cuore. Il perché però lo si scopre solamente alla fine, in quella che è una delle scene migliori di tutta la serie, con un’interpretazione di Billie Piper incredibile. Lily racconta di Sarah, la sua bambina. La sua bambina morta troppo piccola, troppo sola, troppo lontana dalla sua mamma.

E solo dopo averne parlato con Victor lei riesce ad andare avanti, abbandonare Dorian e cercare qualcosa di meglio per sè stessa.

Dorian… Nella sua ultima scena ho pianto. Perché il senso di solitudine che ha trasmesso è così forte che era veramente impossibile per me trattenersi.
Incapace di provare più alcun sentimento, Dorian è, come dice lui stesso, “atrofizzato”. Ha visto la sua famiglia e i suoi amanti invecchiare e morire, ha perso la concezione del tempo e ora che pensava di aver finalmente trovato qualcuno con cui condividere l’eternità, questa lo abbandona.

E ancora una volta è solo con i suoi ritratti. Per sempre.

Ethan e Malcolm mi hanno fatto tenerezza. Uno ha perso il padre e l’amore della sua vita, l’altro ha perso l’ultima figlia che gli era rimasta. In questi tre anni però uno ha guadagnato un nuovo padre, l’altro un figlio.
SIETE BELLINI ❤ E nella loro neonata famiglia credo proprio ci sarà spazio per Victor (l’abbraccio con Ethan quanto è stato carino?) e per tutti quelli che hanno avuto l’onore di incontrare Vanessa.

Di Mr Clare mi rifiuto di parlare perché la sua storia mi addolora troppo.
Che personaggio stupendo, che attore “mostruoso”.
Quello a cui va peggio è sicuramente lui, lui che ha perso tutto: la sua umanità, la sua famiglia e ora anche la sua unica vera amica, destinato a vivere per sempre nell’infelicità più sconfinata. L’ultima scena di questa serie gli spetta di diritto: solo e senza speranze si inginocchia davanti alla tomba di Vanessa regalandoci un’ultima meravigliosa poesia.

“Where are now, the glory and the dream?”

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Cinemando: Somnia.

Cinemando: Somnia

Quoque tu, Flanagan mio?

Finalmente dopo mille peripezie sono riuscita a vedere Somnia (Before I wake), il film di Mike Flanagan che aspettavo con ansia, uscito poche settimane fa nei cinema italiani.

Trama:

Jessie e Mark adottano il piccolo Cody, dopo la morte del loro figlio Sean. Appena arrivato nella nuova casa, Cody manifesta il terrore di addormentarsi. Inizialmente Jessie e Mark sottovalutano la cosa, ma presto scoprono che mentre Cody dorme i suoi sogni si materializzano nella realtà. Ma i suoi incubi si rivelano terrorizzanti e mortali.

Cody è un bambino che dopo la porte della madre passa di casa adottante in casa adottante, e ogni volta succede qualcosa di brutto alla famiglia che lo ha accolto.
Lui dice che sia colpa dell’UomoCancro.
La coppia che l’ho ha adottato invece è stata spezzata anni prima quando il loro bambino, Sean, è morto affogato nella vasca da bagno per un incidente.
Jesse e Mark presto scopriranno che i sogni del piccolo Cody si trasformano in realtà: se sogna farfalle, farfalle riempiranno il loro salotto, se sogna Sean, il ragazzino apparirà nella stanza. Ma non ci sono solo sogni belli: e se sogna l’UomoCancro?

Jessie, nonostante sia passato del tempo dall’incidente del figlio, non riesce a darsi pace: non dorme, non pensa ad altro che a Sean e si crogiola nel dolore e nel rimpianto. Quando capisce di avere l’opportunità di avere Sean ogni notte le sembra quasi una benedizione, quindi comincia a mettere foto della famiglia prima di Cody e gli fa vedere video di famiglia inducendo quindi il bambino a sognarlo.
Mark non approva, lo definisce un “abuso”, ma ‘sta stronza lei non sembra convincersene appieno e quando Cody non dorme per due notti di seguito arriva a dargli un sonnifero.
E stavolta l’UomoCancro arriva.

Mike Flanagan questa volta mi ha delusa.
Io per prima ho un rapporto molto controverso con il sonno, sono attualmente in cura per risolvere dei problemi che mi sta causando la mancanza di sonno quindi ci tenevo che questo film mi piacesse. Ahimè non è così. 

La protagonista è una persona orribile: condiziona il bambino durante il giorno per sfruttare il suo potere e gli da pure dei sonniferi, e poi passa per una “brava mamma”. 

Il bambino, interpretato dal meraviglioso Jacob Tremblay (che avevo già adorato in “Room”), è bravissimo ma causa doppiaggio italiano non sono riuscita ad apprezzarlo appieno: sono sicura che in lingua originale avrebbe fatto tutt’altro effetto.

Quello che non funziona in questo film sono fondamentalmente due cose:
il fatto che venga spacciato per un horror quando un horror non è, creando quindi false aspettative che verranno deluse al 100%. Non è un horror, non fa mai paura, non mette mai ansia. Non basta una sottospecie di mostro per entrare nel genere, e Flanagan dovrebbe saperlo!

L’altra cosa che non funziona e che rende il film sconclusionato è la gestione del tempo: si cerca di far succedere troppe cose in troppo poco tempo e in questo modo la parte di introspezione, che in un film di questo tipo è fondamentale, viene ridotta decisamente troppo per dare spazio a scene quasi inutili troppo lunghe. 

Sempre colpa del Tempo!!

La parte finale poteva essere molto bella se si fosse riusciti a ricreare l’atmosfera giusta per tutto il film, un vero peccato che un’idea tanto originale sia stata sprecata in questo modo.

In Somnia ho visto un tentativo fallimentare di riprendere il genere di Babadook, in cui il vero mostro è il lutto e la non-accettazione dello stesso. Solo che Babadook era diretto da una donna, e credo che la più grande differenza sia proprio questa. Il rapporto di una madre con il proprio figlio è qualcosa di così potente ed unico che solo una donna e una mamma può cercare di raccontare senza scadere nel banale, nel già visto, nel patetico.

Babadook ci è riuscito, Somnia no. 

A questo punto aspetterò di vedere The Conjuring 2, probabilmente non al cinema perché almeno quello voglio vederlo in lingua originale. E al cinema mi cacherei sotto.

Voi avete visto Somnia? Vi è piaciuto? Fatemi sapere!

Ai prossimi pensieri spelacchiati!