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Ciance sparse: sono sotto assedio.

Trigger warning: presenza di creature demoniache munite di zampette e ali.

Sono sotto attacco.
Avete presente Pearl Harbor? Ecco.
Non è un’esercitazione, ripeto, non è un’esercitazione.
Houston, abbiamo un problema.
Ho finito le citazioni.

L’altro giorno ero a casa del Batterino, il mio compagno, e la scena è stata questa:
Ci appropinquiamo alla cucina per prenderci da bere e io noto un bislacco esserino appoggiato sul bancone, come se stesse aspettando un cocktail. Marrone, con le ali, delle movenze un po’ sghimbesce… insomma sì un mostro.

“Aspetta, prima di procedere col Defenestrazione di Praga fammi fare una foto! Non ho mai visto un insetto così!” esclamo sentendomi già pronta ad accudirlo e volergli bene come un figlio, avevo già in mente di fargli una stanza decorata con stencil di larve sul muro.

Quindi acciuffiamo il fuggiasco, lo scortiamo educatamente al balcone e io agguanto il cellulare tranquilla come una Pasqua; cerco un po’ e faccio la tremenda scoperta.

Mi si è gelato il sangue, è ancora in microonde a scaldarsi.
Era un’Idra a centocinquanta teste? No. Peggio.
Era un basilisco come quello di Harry Potter? Ma magari.
“Batterino” esalo con un filo di voce mentre l’anima abbandona il mio corpo.
“Cos’ho fatto stavolta?” ha chiesto lui già sulla difensiva, pronto a schivare una ciabattata.
Io ho solo scosso la testa e ho mormorato il nome della putrida creatura.
“Cosa?”
Ho alzato gli occhi e l’ho guardato senza vedere nulla “Blatta.”
“Eh?”
Blattaaaa ho detto che era una blatta! mi ha toccataaaaa prendi un coltello staccami immediatamente la falange, la mano, il braccio! dammi il frullatore, mi devo frullare un arto!”

Ho cominciato a cercare freneticamente cose fondamentali su internet: “le blatte possono infestare un corpo umano?” “Come abbandonare tutto e farsi una nuova vita in Nuova Zelanda” “se ho trovato una blatta quanto rischio di morire da uno a dieci?”.

Ora, la mia domanda è solo una: come si da fuoco a un appartamento?
Lo cospargo di benzina e lancio un fiammifero?
Uso la dinamite?
Dirotto un velivolo contro la finestra?
Mi immolo in una pira, portando con me tutte le oscure presenze zampettanti?

Io posso capire il cavernoma al cervello, posso convivere con l’epilessia, posso accettare i farmaci giornalieri ma… con una blatta sul bancone no. Non sono forte fino a questo punto.

Ho cominciato a fare scoperte sempre più raccapriccianti, mi sembrava di essere in un film horror: ho appreso che possono infilarsi in fessure minuscole, questo significa pure nei cassetti delle posate. Delle tovaglie. Della vita.
Leggo le malattie che portano. 
Leggo che possono vivere per settimane senza testa. Prima di tutto perché cazzo non abbiamo ancora studiato un modo per avere un po’ di dna di blatta? E poi cosa cazzo significa che vivono senza testa, ma di cosa stiamo parlando, siamo pazzi? Che mostruosità è, proviene direttamente dall’inferno!? In caso di attacco nucleare indovinate un po’ qual è l’unico essere vivente che sopravviverebbe senza manco avere un fremito delle antenne? esatto, le blatte! ma cosa sono, ma perchè sono, com’è possibile che esistano esseri così indistruttibili? persino berlusconi a un certo punto si è dovuto piegare alle leggi naturali, loro no! loro non si piegano, loro le creano le leggi dell’universo!

Poi penso a tutte le volte in cui ho cenato dal Batterino, a tutte le volte in cui ho usato gli utensili (per fortuna poche, mica so cucinare), e per poco non schiatto lì secca secca sul pavimento.

E poi un altro pensiero mi attraversa: e il Batterino? Cosa faccio con lui? Lo disinfetto? Avrà toccato una blatta? E’ contagioso? Lo abbatto per porre fine alle sue sofferenze prima ancora che inizino? 

Lo lascio, non vedo alternative. 

Lui intanto cercava di mantenere calma e sangue freddo ma col cazzo che mantengo calma e sangue freddo, mica sono Luca Dirisio. Qua c’è blatta e sangue freddo.
Ho cominciato a spruzzare all’impazzata ventidue prodotti diversi, incluso il mio termoprotettore dei capelli e la schiuma da barba del Batterino.

Ora non dormo da notti e notti. Passo le ore costruendo barricate, sigillando cassetti, svuotando il frigo e poi rimettendo le cose a posto senza alcuna ragione logica. Ogni scricchiolio potrebbe essere una zampetta, ogni sogno finisce con me e una blatta a cena insieme: il signor Blatta in smoking a raccontarmi con accento veneto di come una volta abbia vissuto per un mese nella casa di George Clooney nascosto sotto al mobile della sala. 

Ah, ovviamente il Batterino è stato subito rinominato Blatterino. 

Ora se penso all’inferno me lo immagino popolato da blatte, ma penso che anche Satana avrebbe paura di loro per questo sono immortali. Non le vuole manco lui laggiù.

E niente ragazzi, questa è la situazione. 

Ora mi sono finalmente data una calmata, ho addirittura dormito mezz’ora ieri notte, e vedremo come risolvere questo problema.

Che poi stavo pensando… Infestante, orrido, pieno di malattie: non è che la blatta sono io?

Spelacchiati miei questa volta non vi chiedo consigli perché voglio sperare che nessuno di voi abbia avuto un problema simile. Al massimo potete farmi una donazione, perché a breve non avrò più una dimora. 
Però vi chiedo: quali sono le vostre blatte, ovvero cose che vi hanno traumatizzati o che vi spaventano? Clown? Ragni? Zucchine alla parmigiana, che digerisci dopo circa tre mesi?

Hasta la pastaaaaa!

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Ritorni strampalati: Ciance sparse, visita dal chiropratico. Spoiler, 800 euro per saltellare su un gomito…non ho capito un ca.

Buonasera miei cari Spelacchiati e Spelacchiate, se ce n’è ancora qualcuno all’ascolto 💜

Oggi vi racconto della mia mistica esperienza dal chiropratico, ovvero quell’essere mitologico metà fisioterapista e metà persona pazza che incontri in stazione intenta a urlare contro un piccione.
Le percentuali potrebbero essere variabili.
Allora.

(Disclarimer: abbiate pazienza, ma io che sono iper razionale in ogni cosa faccio fatica a credere in medicina non tradizionale. E’ un mio limite, ne prendo atto, ne sono conscia.
Sono pronta a provare e ricredermi su ogni cosa, ma questo incontro del terzo tipo non ha aiutato il mio vile scetticismo cronico. Non ce l’ho con chiropratici, pratici, non pratici, chiri, non chiri e non escludo l’idea di riprovare in futuro.)

Io non sapevo bene cosa aspettarmi quando sono andata dal chiropratico per la prima seduta, mi aspettavo di scricchiolare come le scale di mia nonna quando ci poggi sopra un mignolo, mi aspettavo di essere stritolata da un boa costrictor versione umana, di fare CRICK CRACK come un grissino che si spezza quando tocchi qualunque tonno che non sia Riomare.

Mi ci sono recata spinta dalla speranza di trovare sollievo per dei dolori cronici alla spalla destra, visto che sono millenni che vado a fare fisioterapia due volte al mese ma mi ritrovo comunque rannicchiata in un angolo a imprecare senza sosta per il dolore. E sempre più povera, tipo sul lastrico. Una scena deprecabile, credetemi. Divento anche di umore mesto e mefitico, avere a che fare con me quando ho male alla spalla credo sia un’esperienza mistica molto simile all’incontrare Satana. O Netanyahu.

Entro nello studio, mi accoglie con un sorriso rassicurante e uno sguardo da “tra poco ti allineo pure le reincarnazioni passate, ti sistemo pure le colpe karmike dei tuoi antenati”.
Comincia il check-up: “Metti la mano destra sulla gamba sinistra, ora alza il braccio sinistro, adesso la gamba destra, il piede sinistro, saltella su un gomito e portami un caffè. Ora spingi in su con il piede, intanto mano destra sullo sterno mentre con l’indice sinistro ti gratti il mento e con il medio- no, non fare quel gesto, mettilo sul gomito. L’altro gomito, così ti dislochi un’articolazione, cretina.”
Io obbedisco, anche se a metà visita ho iniziato a chiedermi che cosa stracazzo stessi facendo io, donna di trent’anni, a fare movimenti apparentemente inutili mentre lui mi parlava di flussi di forza ed energia. Cioè, in base a dove io mettessi gli arti sarebbe cambiato il mio flusso energetico e di conseguenza la mia forza muscolare.
… Meglio che no comment, perché, se comment, brutto comment.

E questa è stata la visita, signori e signore. Il tutto si è concluso con lui che dava del pazzo al mio neurochirurgo, mi ha detto che sono un po’ sghimbescia, mi ha prescritto delle RX e ha decretato che tutti i miei problemi partono dalla dura madre.

A parte che dura madre sarà tua madre, signor Chiropratico.

Ha promesso di rimettermi come nuova in sole dieci sedute. E guarda che fortuna, lui “vende” pacchetti di dieci sedute al modico prezzo di 800 euro, ma se le pago tutte in anticipo mi fa lo sconto del 10%.
… Mi sto sforzando molto di non essere maleducata, Spelacchiati, perché hanno eletto da poco il Papa e non voglio partire con il piede sbagliato.
Infine mi ha fatto un discorso su quanto sia importante allenare i due emisferi del cervello, soprattutto per me, e come si può fare secondo voi? Ascoltando musica jazz dall’orecchio sinistro e goth metal dal destro. Giuro. Se non era goth metal era tekno punk.

“Mi sembri un po’ scettica, devi credere in questo tipo di medicina se vuoi che faccia effetto.”
Ma scusami, quindi se io non credo negli antiepilettici posso evitare di prenderli? Funziona come per le fate? Se ci credi bene, se non ci credi muoiono?
Secondo me non è proprio così ma se vuole proviamo, io stasera non prendo i miei farmaci: scommetto ottocento euro che mi trova a terra con le convulsioni e la bava alla bocca come la bambina di L’Esorcista.

Sinceramente, mi sento un po’ presa per il… coccige.

E voi miei cari Spelacchiati come state?
Beh regà, mi sembra di essere tornata un po’ alla grande con le mie incredibili avventure. Ma vi prego, vi supplico, ditemi: c’è un chiropratico tra voi? Avete mai fatto sedute di questo tipo? Ma soprattutto, FUNZIONA?! Avete mai fatto visite per le quali inizialmente eravate scettici e poi vi siete ricreduti su tutta la linea? E soprattutto, che faccio, spendo ‘sti 800 euro e non mangio per tre settimane o vedo di spenderli in fisioterapia e borse in finta pelle che mi danno più soddisfazione del sentirmi insultare la dura madre?

Detto ciò ragazzi vi saluto, e se c’è ancora qualcuno disposto a leggere degli scleri ho qualche post pronto da pubblicare nei prossimi giorni. Mi piacerebbe tornare finalmente con costanza 💜
Hasta la pastaaaaaaaa

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Ciance sparse: Deliri di una recruiter pazza e senza esperienza.

Caro amico mio,

Ti scrivo perché ho bisogno di un testimone. Non oculare e non di nozze. Qualcuno che possa dire, quando inevitabilmente verrò ricoverata o assunta come soggetto di studio in un esperimento sulla follia umana, che ero abbastanza normale prima di iniziare questo lavoro.

Sì, perché ora sono una recruiter. Io. Recruiter. Cioè capisci? Io recruito la gente. Che cazzo vuol dire? Non ne ho idea. Pensavo fosse una frase che, se pronunciata al contrario tre volte al contrario stando davanti a uno specchio con una candela in mano con sufficiente convinzione, potesse aprire portali dimensionali verso universi paralleli in cui i petauri dello zucchero governano il mondo e gli stipendi sono decenti. Ma ahimè non è così. Mi tocca andare a lavorare tutti i giorni con uno stipendio piuttosto miserabile, con tre settimane di ferie all’anno e una crescente sensazione di morte nel cuore.

Immaginati la scena: primo giorno di lavoro, io entro baldanzosa (ovvero in preda al panico più totale) e con l’eleganza di un pinguino mentre cade sul ghiaccio, convinta che “sì dai, cosa sarà mai trovare persone per un lavoro? Basta leggere un CV e fare due domande, no?”. NO. SBAGLIATO. PRIMA BUGIA. IL COLLASSO DELLA REALTÀ.

Perché nel meraviglioso mondo del reclutamento, niente è come sembra. Alle domande piace cambiare, come alle scale di Hogwarts.

Ho ascoltato gli altri fare domande per giorni. Domande a chi entra, domande a chi esce, domande al telefono, domande ai colloqui di persona… Tutte diverse. Ognuno chiede cose diverse. Mi hanno detto che col tempo troverò il mio stile, e beh, penso che il mio stile sarà più o meno questo:

💬 “Se potesse reincarnarsi in un utensile da cucina, quale sceglierebbe e perché?”

 💬 “Mi elenchi i suoi difetti, ma in ordine alfabetico.” 

💬 “Se il suo capo fosse un dinosauro, quale specie sarebbe e come lo convincerebbe a darle un aumento?” 

💬 “Mi esplichi il suo stile lavorativo attraverso pittogrammi rupestri.”

Ora, potresti pensare: “Ma che azienda è questa?” Una normale. Sono io che sto facendo casino. 

Perché, capiamoci, io non so nulla di questo lavoro. ZERO. Io sono entrata credendo che il muletto fosse un piccolo asinello su cui i magazzinieri saltano e lo lanciano al galoppo per trasportare le merci qua e là.

Mi chiedono se so cosa sia un report e io penso alla trasmissione. I software alfanumerici? Gli ATS? Per me “ATS” è l’imprecazione che dico quando inciampo.

Ma il meglio arriva con i candidati.

📄 “Ci mandi il CV in formato cartolina natalizia musicale.” 

📄 “Allora, mi parli un po’ di lei. Come si chiama, dove vive, che squadra tifa… Sa giocare a scacchi? Vorrei ricominciare ma non ho nessuno con cui allenarmi.”

📄 “Va bene, allora mi racconti un po’ delle sue esperienze ma non troppo, ho ancora i neuroni addormentati.”

📄 “Bene, bene… Allora, lei si vede più come un leader o come una fotocopiatrice umana? Io mi sento un po’ un fermacarte, ora che ci penso, se può esserle d’aiuto.”

📄 “Ora mi racconti un po’ di un suo fallimento, e se riesce a farlo in rima darò dieci punti a Grifondoro.”

📄 “Preferisce i cani o i gatti? Non è rilevante per l’azienda ma solo per me, per giudicarla come persona.”

📄 “Sa usare Linkedin? Perfetto, perché io no: mi spiega come funziona?”

📄 “Se il suo capo anticipa la scadenza di domani a ieri, lei cosa fa?”

📄 “La posizione è per un ruolo d’ufficio, ma cerchiamo qualcuno che sappia guidare una nave da guerra. E che abbia fatto il marines.”

📄 “Sa usare Excel?”

“Sì, molto bene.”

“Capiamoci, con ‘molto bene’ intende come me che so scrivere nelle caselle di testo o come un hacker di Anonimous?”

“… Caselle di testo.”

“Capisco. Beh, dipendesse da me sarebbe assunto.”

📄 “Okay, ora le chiedo di mandarmi una mail e allegare il suo CV al suo CV.”

“… Come scusi?”

“Allegare il CV. Al suo CV.”

📄 “Facciamo un gioco, mio caro candidato. Per ottenere questo lavoro deve risolvere un enigma inventato adesso da me medesima. Allora: si sveglia in un ufficio vuoto. Davanti a lei c’è un telefono con un solo tasto e una cartelletta con scritto “non aprire”. Lei cosa fa?”

📄 “Sa cosa potrebbe servire? Una lettera di presentazione, scritta su pergamena e con penna d’oca, possibilmente usando sudore e fatica come inchiostro. Anche lacrime, ora che ci penso.”

📄 “Abbiamo quasi finito: mi può mandare il suo codice fiscale, la carta di identità, l’iban e la password del suo account Netflix?”

📄 “Lei è una persona puntuale? Se sì, mi spiega come diventarlo?”

📄 “Sa lavorare in team? Sì? Ah peccato, qua lavorerà da solo.”

📄 “Okay allora le chiedo cortesemente di mandarmi il suo CV in PDF. Anzi no, in Word. Possiamo fare in Powerpoint con le animazioni e la musica? Apprezzerei molto. Cerchi di essere accattivante e divertente.”

📄 “Scriva una lettera di presentazione in stile thriller psicologico.”

📄 “Mi può mandare il CV in formato cartolina natalizia musicale?”

📄 “Ci serve un candidato bravo con le lingue straniere. Mi può dire il suo livello di inglese, spagnolo e klingon?”

📄 “Se un collega le ruba il pranzo dal frigorifero aziendale, qual è la vendetta più creativa che ordisce ai suoi danni?”

📄 “Sì, sì, l’azienda ha un orario molto flessibile. Intendo che l’azienda ti detta l’orario cambiandolo quando vuole e tu ti fletti senza contestare.”

📄 “Mi servirebbe una foto, ma non di lei. Preferirei un cucciolo estremamente carino, ma stia attento: cani, gatti e animali domestici sono molto inflazionati. Mi sorprenda.”

E intanto i colleghi mi parlano di pitch, di pal, ti recall, di video conference about anything, di clienti pazzi, di ordini urgenti e io… Io li guardo. Ogni tanto annuisco. Faccio un piccolo cenno, come per dire “ma certo ho capito tutto, ci penso io” quando la verità è che non ho capito un cazzo e sto pensando alla cena.

Avrò tre settimane di ferie all’anno, questa cosa mi turba l’anima. Non che io sia mai andata da qualche parte negli ultimi quattro anni, ma l’idea di non poterlo fare mi strugge. E se io volessi farmi un coast to coast in America? E se volessi farmi tre mesi in Giappone per imparare l’arte del tè matcha? Niente, sogni infranti prima ancora di sognarli.

“Sara, mi sembri un po’ sclerata. Il tuo epilettologo ti darebbe una craniata, a vederti così. Sai che puoi sempre andartene, vero? Lo stress non fa bene al tuo piccolo cervello martoriato.”

“Ma ho appena cominciato, datemi tempo di carburare. O di morire. E poi… Il delirio mi diverte.

Vedere la faccia dei candidati quando chiedo “Come gestirebbe una rissa tra colleghi nel bagno aziendale?” non ha prezzo. Immaginarmi che da qualche parte ci sia qualcuno che sta davvero scrivendo una lettera di motivazione in stile Edgar Allan Poe solo per me mi scalda il cuore. E se non posso andarmene, almeno posso rendere questa esperienza un’esperienza mistica per tutti.

Quindi, caro amico mio, ti prego: se un giorno sparisco e trovi solo un biglietto con scritto ‘Colloquio finale, non tornerò’, sappi che è successo. Il reclutamento mi ha reclutata.

Ora vado, c’è un candidato che devo valutare in base alla sua capacità di sopravvivere a un attacco di gabbiani affamati. Ti aggiorno.

Con affetto,

La Recruiter Pazza e Senza Esperienza

*
Buonasera miei cari spelacchiati, dopo questa carrellata immane di stupidità che fluisce da me come se nulla fosse direi che passo la palla a voi: come state? Come procede la vostra vita lavorativa, sentimentale, vitale? Ragguagliatemi, che mi fate sempre tanta compagnia e mi date la forza e la voglia di continuare sparare cazzate e affrontare la vita senza fuggire innanzi a ogni minimo turbamento!
Hasta la pastaaaaaaa

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Ciance Sparse: SOS, sono una recruiter e non so cosa sto facendo!

Allora, miei cari Spelacchiati, come state?
Tenetevi forte perché ho una notizia shock: ho trovato lavoro come Recruiter per un’azienda piuttosto grande di selezione del personale, inizierò a metà marzo!
Sì, avete capito bene: io, a scegliere persone. Candidati per lavorare. Decidere chi merita di avere un posto di lavoro e chi no.

Molto figo, neh?
Peccato che io non abbia la minima idea di come si faccia.
Zero esperienza.

Devo lanciarti addosso un diamante urlandoti “compralo è bellissimooooo”? Posso farcela.
Dirti “ehi, ritira l’ancora, sei a bordo!” mai fatto nella mia miserabile esistenza.

Diciamo che la mia esperienza nel campo delle risorse umane è pari a quella di un criceto nel calcolo differenziale, un ramarro che deve risolvere un’equazione di secondo grado, Salvini che deve tenere un discorso serio su un qualsiasi argomento.
Ma ehi, tutti dobbiamo iniziare da qualche parte, no? Peccato che io sia lenta ad imparare, goffa come un T-Rex sui pattini e, diciamolo, scema come una biglia. 
Siamo onesti, suvvia, sono tarda come Internet Explorer.
Tu mi dici una cosa? Io la processo dopo sei mesi. E la imparo dopo tre anni.

Possibilissimi scenari che vedo dipanarsi innanzi a me:

  • Assumo un narco-trafficante internazionale e gli do un posto da farmacista.
  • Mando al colloquio come cassiere il mio stesso capo perché ho confuso i nomi.
  • Essere licenziata dopo tre giorni per aver chiesto al candidato “Ma… Sei proprio sicuro di voler lavorare qua? Va che è una merda.”
  • Invio erroneamente una mail assuntiva con contratto da 100mila euro annui a un candidato che era stato scartato, e quello comincia a chiamarmi tutti i giorni chiedendo “quando inizio??”
  • Scorro i CV e, senza accorgermene, seleziono il mio stesso profilo. Mi auto invito al colloquio.
    Vado.
    Mi faccio delle domande.
    Non so rispondere.
    Mi scarto.
    Ci rimango male.
  • Entro in crisi e non sapendo dire di no a nessuno assumo centocinquanta persone in un mese. Alla fine l’azienda avrà più dipendenti che clienti.
  • Il mio capo mi chiede una lista di candidati promettenti. Io, non avendo idea di cosa fare, consegno una lista di persone carine trovate su Tinder.

Insomma regà, se tra qualche mese vedrete aziende in rovina, candidati in lacrime, disperazione e sfacelo un po’ ovunque saprete chi è la responsabile (e ammettetelo, non sarete sorpresi.)
Se qualcuno volesse inviarmi dei neuroni, gliene sarei grato.

E voi invece come state, miei cari Spelacchiati? Vi va di narrarmi dei vostri primi giorni di lavoro? Errori che avete commesso, tremendi strafalcioni presi dai vostri colleghi, qualunque cosa!
Chi mi racconta le cose più disastrose vince qualcosa, devo ancora capire cosa. Vi prego, aiutatemi, narratemi cose che mi facciano pensare “dai Sara, peggio di così non puoi fare!” (sapendo che invece, ovviamente, lo farò.)

A presto per i nuovi risvolti della mia vita sentimentale e medica. Non so cosa sia più disastroso ormai, ma ehi, ho comprato i biglietti per il concerto di Achille Lauro quindi come vedete le mie priorità nella vita sono ancora ben salde! O in saldo?

Hasta la pastaaaaa

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Spelacchiati… ci siete ancora? 💕

*Sollevo in aria il mio cane di trentatrè chili* Ma se io tornassi a scribacchiare i miei sciocchi pensieri su questi lidi, quanti Spelacchiati ci sarebbero ancora a leggermi?
E quanti preferirebbero passare le giornate a guardare la vernice asciugarsi?

Per non smentirmi mai vi scrivo:

  • con il Covid (non sento i sapori, sto impazzendo, percepisco solo le consistenze che schifo ridatemi la gioia del cibooooooo odddddiooooooooo come si faaaaaaaaaaaa NON C’E’ PIU’ UN BRICIOLO DI FELICITA’ IN QUESTO MONDOOOOOO)
  • isterica perché il Caaf ha fatto un casino e di conseguenza l’INPS ha bocciato il mio assegno mensile di invalidità
  • con il conto così disperato che l’app della banca si disinstalla da sola ogni due giorni circa
  • dopo che mi è venuto il ciclo DUE VOLTE in questo mese
    … Insomma. E’ un periodino simpatico. Potrebbe essere il momento giusto per tornare a chiacchierare con voi… Se vi va!)
    E voi, Spelacchiatini miei… Come state? 👀💕

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Ciance sparse: Colloqui di lavoro e convivenza

“Bene, Sara… Ti sei mai occupata di contabilità?”
“Ehm… No.”
“Ti sei diplomata in un istituto di ragioneria?”
“No…”
“… Sai usare le tabelle di calcolo di Excel?”
“…Ehm… So scrivere le cose nei rettangolini…”
“… Sara… Quanto fa tre più due?”
“…Sette?”

“Raccontami di una volta in cui hai sbagliato qualcosa.”
“Beh circa ventinove anni fa, quando sono venuta al mondo. E’ stato un grave errore.”
“…”
“Ehm… Una volta ho ordinato un cappuccino normale invece che col latte di soia, Dio solo sa cosa ha visto il bagno quel giorno… Un errore madornale direi, mai più.”
“. . . “
“… Vuole sapere di quando anni fa mi sono distratta ed è scappato il cane?”

“Come gestisci le liti con i colleghi?”
“Beh prima di tutto cerco di mantenere la calma ed essere aperta al dialogo in modo da risolvere la questione come persone adulte, mature e responsabili.”
“Molto bene.”
“Poi se non basta e quello fa l’arrogante prendo la capoccia di quell’imbecille e gliela fracasso sulla scrivania urlando “SEI UNA CAPRA IGNORANTEEEEEE! TI ODIOOOOO! NON TI PERMETTERE MAI PIU’ DI TRATTARMI MALEEEEE” fino a che non sviene, dopodiché gli disegno dei peni sulla fronte con il pennarello indelebile.”
“…”

“Quanto vorresti guadagnare?”
“Ehm, è una domanda un po’ a trabocchetto questa, vero? Cioè io vorrei guadagnare più o meno quanto Bill Gates, diciamo che non vorrei scendere sotto i trecento milioni l’anno, ecco. Però va bene anche lo stipendio di Elon Musk, sono una che si accontenta.” 

“Come lavori sotto pressione?”
“Male. Malissimo. Al minimo inconveniente mi viene un attacco di panico e mi trovate raggomitolata sotto a uno scaffale in preda ai singhiozzi. Una volta ho provato a chiudermi dentro la cassaforte fino alla fine della settimana.”

“Dimmi come motivi il resto del team.”
“Beh gli dico “sentite teste di cazzo, qua c’è da raggiungere il target altrimenti andiamo tutti a casa e moriamo di stenti quindi vedete di vendere quelle cazzo di cose e se vi sento lamentarvi vi tiro una testata fortissima.”

“Come mai vorresti lavorare proprio con noi?”
“Mah guardi per me un posto vale l’altro, spero che voi paghiate un po’ più di Pinuccio che mi darebbe tre euro al giorno per lavorare in pizzeria.”
“… Non ti piace la nostra azienda?”
“Manco so cosa vendete, e comunque probabilmente non mi piacerebbe lo stesso. Non è una questione personale, io odio lavorare.”

“Allora Sara, dimmi un po’, se tu ti trasformassi all’improvviso in un rettile velenoso, con sei zampe, due ali giganti e tre teste, cosa faresti come prima cosa?”
“Beh, decollerei all’istante e andrei in volo fino alle Hawaii, mi farei un po’ di ore al sole come una lucertola, poi tornerei qua e andrei a da fuoco alla macchina del mio ex che mi ha lasciata dicendomi che non ero abbastanza per lui… Ma abbastanza cosa? EH? COSA? ANCORA ME LO CHIEDO DI NOTTE QUANDO MI SENTO SOLA E TRISTE INGLOBATA DALL’OSCURITA’, NON SONO ABBASTANZA COSA!?

“Benissimo Sara, raccontami qualcosa di te.”
“Ehm, beh, ho ventinove anni, ho avuto un’emorragia cerebrale, soffro di epilessia, mi hanno operata al cervello, non so cosa fare della mia vita e principalmente provo due emozioni: disperazione e voglia di piangere. Vado in terapia da sei anni ma evidentemente non sta funzionando visto che contemplo l’idea di lanciarmi da un ponte un giorno sì e l’altro anche, prendo circa duecento pastiglie al giorno per tenere sotto controllo tutti i miei problemi di salute, mi è venuta una contrattura alla spalla destra ma non ho i soldi per il fisioterapista.”
“… Le faremo sapere.”

Insomma ragazzi, questa è la mia miserabile esistenza in questo momento. Diciamo che dopo l’intervento alla cucuzza mi ero presa un periodo di pausa e non volevo neanche saperne di cercare lavoro, ero concentrata sul non farmi riaprire la capoccia, però ora temo sia giunto il momento di tornare in pista.

Sono contenta di farlo? No, neanche un po’, ho l’ansia, non mi sento capace a fare nulla, non ho alcuna abilità di nessun tipo e al massimo posso portare i caffè ma uno alla volta perché se no li rovescio e mi ustiono. 

Anche perché… Mr Batterino parla di convivenza. Con me.
Cioè io e lui.
In una casa.
Da soli.
Insieme.

Credo abbia picchiato un po’ troppo forte quelle bacchette, si dev’essere rincoglionito all’improvviso. 

Ma come gli viene in mente di andare a vivere con me? Con me proprio, che sono la persona più strampalata, bislacca, disordinata e incapace di fare alcunché di tutto il mondo? Temo per la sua salute psicologica, qualcosa dev’essere andato storto in lui. 
Eppure è così, mi parla di convivenza, di starcene da soli in un posticino tutto nostro… E sono contenta, sia chiaro, però mi caco addosso dall’ansia e dal terrore perché non mi sento in grado. 

Prima di tutto il mio casino con il tumore avevamo praticamente vissuto insieme per un bel po’ di mesi, ma era stato tutto così facile e naturale in quel momento… Dopo l’intervento non mi sento più in grado di fare nulla, nemmeno vivere con lui, è come se si fosse creato un varco temporale: il “prima” e il “dopo”, e in questo “dopo” sono persa come un pinguino in un’astronave: fuori posto e non senza idea di come io sia arrivata qui!

Dunque mie piccoli spelacchiati, voi come state? Vi va di narrarmi un po’ del vostro lavoro o dei periodi in cui doveva trovare lavoro ed era tutto un marasma di cose? Avete consigli per una povera Spelacchiata come me?

E poi… CONVIVENZA SERIA, OMG COME SI FA RAGAZZI AIUTO DITEMI COSA SUCCEDEEE COME SI FAAAA COME SI GESTISCE UNA CASA, COSA DEVO FAREEEEE VADO A VIVERE DA LUI E POI?! Troppi cambiamenti, ora farò i bagagli e andrò a vivere da sola su un monte isolato dall’umanità e vivrò di bacche, perchè è così che risolvo le cose io che sono una persona seria e matura.
Bene ora mi calmo e vado a leggere tutti i vostri commentini allo scorso post, vi voglio sempre molto bene e in questi giorni mi metterò a rispondere a tutti voi perché vi voglio molto bene!
Hasta la pastaaaa

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Film Brutt: Fabbricante di Lacrime

Allora Spelacchiati, parlare di questo Film Brutt lo sento come un dovere civile, una missione. 
La premessa fondamentale è una: in questo film non si capisce un cazzo.
Niente. Mai.
E non perché sia confusionario eh. Il problema è che i personaggi parlano così piano, così strascicati, CHE NON SI RIESCE A SENTIRE NIENTE, HO DOVUTO METTERE I SOTTOTITOLI COME QUANDO GUARDAVO SQUID GAME IN COREANO CAZZO! MA QUESTO E’ UN FILM ITALIANOOOOO!
E poi i dialoghi non hanno assolutamente un senso logico, è un susseguirsi di frasi deficienti che ti colpiscono come una sequela di proiettili e tu rimani lì granolato dai colpi a soccombere senza la forza di fare niente, nemmeno spegnere e lanciare via lo schermo.

Il film inizia con una marmocchietta, Nica, che è in macchina con la sua famiglia; non si sa dove stiano andando ma stanno percorrendo praticamente la Route 66, una strada chilometrica tutta dritta in cui se anche un moscerino arriva dall’altra parte tu lo avvisti con venti minuti di anticipo (tenete a mente questo particolare).
Nica sta colorando un cerotto che passa alla madre, la quale le fa ripetere tipo mantra “con la delicatezza si cura ogni cosa.”
… Cazzo. A saperlo prima non mi sarei fatta aprire la cucuzza, mi sarei fatta baciare dal chirurgo fico. SIGNORA IO NON LE DICO COME CRESCERE SUA FIGLIA MA PUO’ INSEGNARLE COSE PIU’ UTILI ALLA SOPRAVVIVENZA? 

A un tratto sbuca un lupo e si comincia con le frasi cretine “i lupi fanno paura!”
Ma no Nica, è solo che qualcuno ha deciso che nelle favole sono i cattivi.”
… Mah, quindi vuoi dirle di andare ad accarezzarlo? Poi se la squarta tu con la delicatezza risolvi tutto, giusto? Cretina.

Comunque, stanno percorrendo ‘sto rettilineo infinito con il lupo che corre accanto all’auto -comportamento molto lupesco, a chi non capita di continuo?- e il padre fa “Dov’è sto cazzo di lupo? Non lo vedo…” MA CHIARAMENTE HA MENO SEI DECIMI DA OGNI OCCHIO, FORSE HA ADDIRITTURA UN OCCHIO DI VETRO E UNO DI LEGNO PERCHE’ NON VEDE NEANCHE IL TIR CHE ARRIVA VERSO DI LORO! IN UNA STRADA DRITTA!!! Ma io dico, una cosa dovevi fare, una sola: guidare. Che poi, comunque, almeno ti scansi no? Sterzi. Muovi il volante un cicinin. E invece no, finisce pancake insieme alla moglie. Io basita già da subito.
Nica dunque rimane senza genitori e finisce in orfanotrofio, dove la preside cattivona la accoglie con garbo e gentilezza “Nica, il nome di una farfalla che muore dopo pochi giorni.. strana scelta.” beh anche traumatizzare una bambina già disintegrata dalla vita è una strana scelta, ma faccia un po’ lei.
Qui in orfanotrofio a quanto pare è tutto molto illegale: torturano i bambini, li legano ai letti con le cinghie, li picchiano, fanno torture psicologiche di ogni tipo, li costringono ad ascoltare i comizi della Meloni… Neanche Oliver Twist nel 1800, capite?

Qua al Grave (orfanotrofio chiamato dai bambini “la tomba dell’anima”… ma andate a cagare dai) Nica sente una storia assolutamente inutile: la favola del Fabbricante di Lacrime, una storia che non ha senso alcuno e racconta di un posto in cui la gente non riesce a piangere e provare emozioni quindi vanno tutti da questo artigiano bislacco per farsi iniettare negli occhi delle lacrime… Così possono piangere e sfogare emozioni varie.
… Eh? Ma qual è il senso di questa storia? Poi i bambini hanno paura che il Fabbricante di Lacrime vada a prenderli se non fanno i bravi, insomma non si capisce un cazzo di ‘sta storia.

Nica cresce, diventa adolescente e all’alba dei suoi diciassette anni una coppia di mentecatti decide di adottarla; già questo è molto credibile, no? Chi non smania dalla voglia di mettersi in casa una ragazza che in un anno diventa maggiorenne e può fare quello che le pare, anche farli a pezzetti e intascarsi l’eredità?

Ma non solo, mentre sono lì a prendere Nica succede qualcosa di straordinario, sconvolgente, inaudito: qualcuno comincia a suonare un pianoforte. 
Sarà Allevi? Sarà Einaudi? Beethoven risorto? No, è solo Rigel -pronunciato esattamente “Rigel”, che cazzo di nome è- un orfano pazzo/problematico/bad guy che si è messo a suonicchiare e tutti impazziscono al punto che la coppia decide di adottare pure lui insieme a Nica.
“E’ a questo che serve il periodo di prova no?” fa Norman, il padre, quando la direttrice cattivona gli fa presente che sono un po’ idioti ad approfittare del 2×1 sui marmocchi “a vedere come va.”
Mah, non so come dirglielo signor Norman, ma lei mi sembra un po’ poco serio su questa cosa dell’adozione; nemmeno io quando vado a prendermi dei vestiti faccio così, di solito parto carica a pallettoni e mi sento strafiga in camerino poi torno a casa e urlo di orrore guardandomi allo specchio: paro un insaccato. E corro a cambiare tutto.

Fabbricante di lacrime è il film italiano di Netflix più visto nel mondo:  cosa ha visto l'estero che non abbiamo visto noi | Vanity Fair Italia

Va beh, Rigel e Nica vanno a casa e non si sa perché ma hanno un rapporto strano, non si capisce mai se questi si odiano o vogliono solo limonare duro. Quella roba lì, fanno finta di detestarsi, lui “le fa paura”, le parla sempre a un millimetro dalla faccia, la minaccia, però chiaramente vogliono saltarsi sulle piume e slinguazzarsi.
Lui sempre simpatico comincia “se vuoi che le cose funzionino stammi alla larga, non avvicinarti nè ora nè mai, bla bla bla” tutto sussurrato che non si capisce NIENTE.
A cena Rigel stringe a caso la coscia di Nica sotto al tavolo -io ti pianto una forchetta nel braccio, lo sai vero?-,vanno in bagno e lei parte tutta melodrammatica:
“un giorno capiranno chi sei veramente.”
“Perchè, chi sono?”
MAH COSI’ A NASO MI SEMBRI UNO STRONZO, NICA DIGLIELOOOO DIGLI CHE E’ UN FARABUTTOOOOO, UN MICROCEFALO, UN MAGIKARP CHE NON DIVENTERA’ MAI UN GYRADOS, DIGLI QUALCOSA CHE LO OFFENDA NELL’ANIMAAAAAA!
E lei “Tu sei il fabbricante di lacrime.”

Regà io vi giuro che sono scoppiata a ridere perché non me l’aspettavo una frase così cretina, COSA VUOL DIRE, COSA SIGNIFICA, COSAAAA QUALCUNO MI SPIEGHIIIII COSA FABBRICA QUESTOOOO, COSA CAZZO DITEEEEEEEE!?! MA POI NELLA FAVOLA IL FABBRICANTE DI STOCAZZETTO ERA UNA FIGURA POSITIVA NO!? PERCHE’ ORA SEMBRA UN INSULTO?! MA NON POTETE DIRE “SEI UN RINCOGLIONITO” COME FACCIAMO TUTTI?

Genovesi, 'un Fabbricante di Lacrime gotico e fantasy' - Notizie - Ansa.it

Basta andiamo oltre a ‘sta cazzata che ce ne sono molte altre; questi due inetti cominciano ad andare a scuola, Nica fa amicizia con una tizia -Billie-,che vorrei solo prendere a sprangate perché è completamente pazza, parla a machinetta, è una sciroccata insomma, e la sua amichetta Miky, una darkettona stramboide pure lei.

Rigel dopo quattro secondi netti fa a botte, ovviamente; la sera a casa Nica lo raggiunge mentre lui si sta medicando le ferite e per aiutarlo prende un panno umido e fa per metterglielo sul mento sanguinante ma lui sbotta “NON TOCCARMI CON QUESTA CASUALITA’!”
AHAHAHAHAHAHAH
MA COSA CAZZO SIGNIFICA RAGAZZI VI PREGO ILLUMINATEMI COSA C’E’ DI CASUALEEEEE!? STA CERCANDO DI TAMPONARTI UNA FERITA! Ma quindi se gli passi accanto e lo sfiori inavvertitamente cosa fa questo, ti uccide? Boh.
“Perché, altrimenti?”
“Altrimenti non mi fermo.”
… Senti, Godzilla, vedi di stare calmo e prenderti del Valium o dell’eroina come fanno le persone problematiche come te, okay? Comunque non so, a me sembra che lui parli una lingua sconosciuta agli esseri umani, non capisco cosa dice né il significato di quello che dice. ET l’Extraterrestre era più comprensibile. Parole in libertà.
Vorrei provare anche io a fare come lui: cipiglio incazzoso e poi parto con cose a caso “Tastiera dito cane letto cielo!!! TASMANIAAAAA! BANDIERA VALIGIAAAAA!”

E infatti lui prosegue: “Io sono il lupo della storia, sono il fabbricante di lacrime, hai paura di me ti spaventa pure la mia voce…” ma sei normale? E poi le parla a mezzo centimetro dalla faccia, ma io dico una ginocchiata dritta dritta tra le zampe? 

Nica intanto fa amicizia con un figo incredibile, Lionel; al loro primo incontro Lionel ha una lumaca sulla spalla -sorvoliamo ‘sta cazzata per favore- e parte il momento National Geo Nica: “lei è una creatura piccola, indifesa, il guscio è la sua casa ma se si scheggia lei muore…” 
Cioè capite che Rigel sarà psicopatico ma lei è deficiente, ma puoi non fare Piero Angela e parlargli come si fa tra persone adulte e normali?
Poi Nica va dalla madre adottiva,Anna, che sta mettendo a posto i fiori “tutti tolgono le spine ma io le lascio sempre, mi ricordano che anche le cose belle possono fare male” 

MA ALLORA DITELO CHE E’ UNA CONGIURA, CHE SIETE TUTTI STRANI, MA COSA STRACAZZO DICI PURE TU?!

Comunque mentre Rigel le regala rose nere -boh- Lionel il figo si comporta finalmente come una persona normale e le chiede di uscire, di andare a prendere un gelato. Lei torna, c’è Rigel che ha un attacco di non si sa cosa -mal di testa?-, lei si avvicina e lui salta su urlando “NON TOCCARMIIIIII!” e poi va a pestare Lionel perché ha osato uscire con Nica e trattarla bene.

Ma io non capisco una cosa, un passaggio logico mi sfugge: ma perché questi non si limonano? Perché continuano così, ma cosa vuol dire? Si avvicinano, si quasi baciano, sono tutti trepidanti però non fanno niente. Ma allora siete dei buffoni, vi detesto.
Flashback del Vietnam dove Rigel in orfanotrofio letteralmente si accoltella da solo, si infilza una mano a mensa per distogliere l’attenzione della preside cattivona da Nica che si era alzata a prendere il sale senza permesso (…vi odio tutti) perché lui è innamorato di lei da sempre. Bel modo di dimostrarlo, BRAVO.
Frasi a caso:
“Non esistono favole in cui il lupo prende per mano la bambina” 
“Forse ci siamo rotti in mille pezzi per incastrarci meglio”
“Sei abbastanza coraggiosa da immaginarti una storia senza il lupo?” mah onestamente sì, Rigel.
“Non puoi entrare nella tana del lupo e pretendere che non ti mangi” ma se tu al massimo sei Lupo Lucio della Melevisione, cosa minchia diciiiii perché mi devi dare così fastidio!?
Vanno alla festa della scuola e c’è l’amichetta Billie che ha scoperto che a lasciarle le rose nell’armadietto da duemila anni è la sua amica dark Miky, quindi è sconvolta e fa “voglio solo bere e perdere la conoscenzaaaa

La conoscenza? Tu vuoi perdere LA conoscenza? Ma come cazzo parli pure tu?

(Tra l’altro questa cosa dell’amore saffico non verrà mai più menzionata, non si saprà più niente per dare spazio alle minchiate)
A questa festa comunque succede la solita cosa orribile cioè Lionel completamente impazzito cerca di violentare Nica ma arriva Rigel a salvarla. Queste scene mi disgustano sempre molto, c’è poco da dire, prima o poi smetteranno di usare la violenza sessuale come pretesto per far avvicinare dei personaggi spero.
“Se tu sei il lupo io non posso immaginare una favola senza di te”
“Io sono pieno di spine” ehllamadonna ma sei un lupo o un’istrice?
“Non ho mai avuto paura di farmi male.” e finalmente si slinguazzano, fanno l’amore su un banco, si ribaltano come ricci. Tra l’altro avete aspettato seicento anni per poi farlo nel posto più scomodo del mondo, bravi.

Se ne vanno dalla festa e mentre sono su un ponte arriva Lionel che sclera male e qua parte la scena più stupida che io abbia mai visto: Lionel comincia a seguirli in auto ma va tipo a passo d’uomo, non sembra voglia investirli, ma loro cominciano a scappare come dei deficienti, tutti terrorizzati senza alcun motivo, e poi all’improvviso di botto si prendono per mano e si lanciano giù dal ponte, nell’acqua.
Così. A caso.

MA COSA CAZZO FATE?! MA PERCHE? MA NON POTEVATE METTERVI SUL CIGLIO DELLA STRADA COME LE PERSONE DOTATE DI UN QUOZIENTE INTELLETTIVO NELLA NORMA? NO LORO NON SAPENDO COSA FARE SI LANCIANO DAL PONTE! MA IO SPERO MORIATEEEEE!
Bon, basta cerchiamo di arrivare alla fine di questa cosa che non è un film ma una merda: Nica si risveglia in ospedale, sta bene ma… RIGEL E’ IN COMA AHAHAHAH PERCHE’ NEL LANCIARSI DAL PONTE LUI HA FATTO IN MODO DI FARLE DA SCUDO COL SUO CORPO AHAHAHAHAHAH COSA CAZZO SIGNIFICAAAAA NON HA SENSOOOOO!!! COSA VUOL DIRE CHE LE HA FATTO SCUDO?! MA POI NON E’ VERO NELLA SCENA NON E’ COSI’! MA OOOHH MI PRENDETE PURE PER IL CULO!?

Mentre Rigel è lì tra la vita e la muerte Nica, disperata, sporge denuncia contro la preside cattivona dell’orfanotrofio insieme a tutti gli altri orfanelli maltrattati e vanno al processo; dopo domande incalzanti dall’avvocato tipo “lei è innamorata di Riger Wilde?” (laurea in giurisprudenza trovato nell’uovo di Pasqua, suppongo) vincono la causa, Rigel si sveglia dal coma e zack, salto temporale: anni dopo Nica, Rigel e loro figlia sono tranquilli beati a farsi gli affari loro.
Ma io mi chiedo… Se la figlia lo tocca con casualità cosa succede?

… Posso dire “che schifo”, “che disagio”, “non ho capito niente” e “PARLATE A VOCE ALTAAA SCANDITE LE PAROLE PER L’AMOR DI DIO!”? No perché qua abbiamo raggiunto nuovi livelli di disagio, non so che altro dire.
Vi prego, se l’avete guardato fatemi sapere cosa ne pensate e se avete avuto i miei stessi momenti di risate isteriche e nervosismo acutissimo!
Hasta la pastaaaaa

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Ciance sparse: uno sfogo serio e sincero.

Buonasera miei cari Spelacchiatini, come state?
Io devo essere onesta e mettere un avvertimento per questo post: sarà molto diverso dai soliti. Non fa ridere, si tratta di violenza sugli animali e di ospedale, e racconto un aneddoto che mi ha turbata molto. Se avete voglia di leggere uno sfogo personale mi farebbe piacere leggere le vostre idee!

Allooooora… Non so bene come raccontare questa storia, lo ammetto, perché per qualcuno potrebbe risultare esagerata ma cercate di avere pazienza.

Parto con una premessa: io amo gli animali. 
Tutti, indistintamente.
Casa mia è in periferia, fino a pochi anni fa c’era un bellissimo boschetto proprio di fronte a casa e amavo andarci con il mio cane.
Insomma, ho sempre avuto a che fare con animali; una gatta randagia a cui abbiamo dato da mangiare la sera per anni ci ha partorito per ben due volte in garage riempendoci il giardino di gattini meravigliosi a cui abbiamo trovato casa -alcuni la madre se li era portati via con enorme pazienza, altri li aveva lasciati da noi; un’altra volta un riccio aveva partorito in un sacchetto di terriccio! Dei mostriciattoli straordinari, una nidiata di piccolissimi ricci a cui -sotto consiglio di veterinari- abbiamo dato latte con contagocce per settimane e poi una sera sono andati via con la madre.
Abbiamo aiutato una caterva di animaletti vari: topini feriti, leprotti (loro sono completamente pazzi, una volta messi in sesto cominciano a saltar fuori appena possono, dei cretini totali), pennuti di ogni tipo -il mio preferito era Piccio, un piccione strampalato che non si sa cosa diamine avesse ma era fuori come un balcone, tutto spennacchiato, che dopo settimane di cure è svolazzato via-.
Abbiamo tenuto un riccio infestato di parassiti, curato una cinciallegra con un’ala rotta, abbiamo allattato una mini lepre trovata sull’asfalto.

Una volta mi sono bardata fino al collo perché c’era un serpente in giardino e io che non so veramente un cazzo di serpenti mi ero messa due strati di guanti, stivaloni al ginocchio ed ero pronta a cercare di prenderlo a mani guantate. Alla fine è stato più facile del previsto, è bastata una scopa e uno scatolone per prenderlo e portarlo nel bosco.

Insomma, che vi devo dire, amo gli animaletti.

Però odio gli insetti, mi fanno proprio ribrezzo, ma con loro uso l’ormai affinata tecnica del “TI PIAZZO UN BICCHIERE SOPRA E PASSO UN FOGLIO DI CARTA SOTTO E POI TI PORTO IL PIU’ LONTANO POSSIBILE DA CASA MIA E NON TORNARE MAI PIU’ TI PREGO ADDIO”.
Nonostante ciò ho fatto svernare una locusta più di là che di qua, e proprio qualche giorno fa ha deciso di andarsene.

Questa era una premessa necessaria, perché qualche giorno fa è successo un episodio molto spiacevole con degli amici del mio Batterino.
Prima che vi facciate idee sbagliate: mi rendo conto che la mia reazione è stata -forse- esagerata, e non voglio che giudichiate troppo male gli amici del Batterino; in generale sono persone normali, mi ci trovo anche molto bene.

L’altro giorno eravamo a pranzo ed è venuto fuori un discorso molto brutto: violenza sugli animali. Hanno raccontato un aneddoto terrificante, un atto compiuto da un loro conoscente. Non entrerò nei dettagli, ma questa persona ha fatto delle cose terrificanti ad un topo, cose di una crudeltà e sadicità che mi hanno lasciata senza fiato.
Il problema è sorto perché ne parlavano ridendo -come poi mi ha spiegato la psicologa può essere che usassero la leggerezza per porre distanza dal fatto, come a volte si fa con le notizie del telegiornale- e nonostante io abbia chiesto più volte di cambiare argomento non solo non mi hanno ascoltata ma hanno addirittura telefonato a questo individuo per farsi raccontare in vivavoce le azioni compiute.
Io ero gelata, ragazzi. Non sapevo cosa fare. Non volevo sentire, non volevo avere altri dettagli, non volevo ascoltare altro. Mi sono tappata le orecchie per non sentire e sarò sembrata una rincoglionita probabilmente, ma non è servito; hanno continuato a parlarne, a descrivere ogni cosa.

Alla fine mi sono alzata all’improvviso e sono uscita dal locale. Sono andata fuori, da sola, e ho cominciato a piangere e tremare; stavo malissimo.
Per qualcuno può sembrare una reazione esagerata, in quel momento stavo così male che mi veniva da vomitare.
Non so se fosse esagerata o meno, so solo che sono stata male tutto il giorno; alla fine, tornata a casa, ho capito che il racconto mi aveva smosso anche altre cose.

Era come se si fosse aperto un varco spazio-temporale: all’improvviso non ero più lì ma ero in ospedale.

Ero in ospedale e sentivo le persone urlare di dolore, piangere, gemere, avere paura.

L’idea che qualcuno possa fare del male volontariamente ad un essere vivente per puro divertimento aveva riaperto delle ferite che non sapevo neanche di avere.
Ho continuato a stare male per tutto il giorno successivo, con immagini dell’ospedale che mi piombavano addosso all’improvviso, senza motivo; ho sentito persone con cui avevo legato in ospedale perché avevo bisogno di sapere che stavano bene, che erano ancora in piedi.
Non penso di averne mai parlato qui sul blog, non ho raccontato molto nemmeno ai miei amici “della vita vera”, ma in ospedale tra i vari ricoveri ho visto e sentito cose che non so descrivere… Cose che evidentemente mi hanno segnata molto più di quanto pensassi.

Da qui sono poi nate due riflessioni, due consapevolezze.

Una è che devo ancora guarire. Forse la cicatrice sulla mia cucuzza si è rimarginata, ma ci sono altre cose che devono guarire e tornare a posto; e ci sono cose che non torneranno più a posto, incrinate per sempre, con cui devo imparare a convivere. E va bene così: ho affrontato delle cose importanti, è normale che mi abbiano lasciato dei segni. Devo però imparare ad affrontarle, a capirle, ad accettarle, per poter trovare pace e superarle.

La seconda riflessione è che evidentemente non so farmi valere, e devo cambiare.
Non voglio più essere la persona che esce a piangere da sola.
Voglio essere la ragazza che piuttosto fa tacaere un’intera tavolata.

Non dico di dover saltare sul tavolo all’urlo di “siete tutti degli stronziiiiii” però ho capito che i miei sentimenti valgono di più, le mie emozioni hanno un valore, quello che provo merita più rispetto di così. In primis da parte mia, perché se non sono io a battermi chi dovrebbe farlo?
Io devo imparare a farmi ascoltare, ad alzare la voce se serve, ad esigere rispetto. 
Tutti pensano a me come Sara quella simpatica, Sara quella divertente, Sara quella accomodante, che si fa andare bene tutto, che non crea mai problemi… Ma se ci fosse altro? Se invece io ogni tanto mettessi qualcuno a disagio, invece di chiudermi come un armadillo in me stessa e aspettare che le cose passino? 
Insomma, ho deciso che d’ora in poi mi rispetterò di più, perché valgo qualcosa anche io. E se per stare bene io devo far sentire a disagio qualcuno per cinque minuti allora lo farò, perché non voglio più sentirmi in quel modo.
Non voglio più tornare mentalmente in ospedale a piangere da sola per il dolore post-operatorio, o per la paura di quello che sta succedendo.

Questo post è moooolto diverso dal solito, miei cari Spelacchiati, me ne rendo conto; avevo bisogno di esternare queste cose, nella speranza di poter attivare qualcosa anche in voi. Il vostro tempo è prezioso, la vostra sanità mentale va tutelata, i vostri sentimenti vanno rispettati. 
Spero di non avervi delusi o annoiati con questo sfogo notturno, presto tornerò con altre cazzatine (se dico “Fabbricante di Lacrime” sapete cosa aspettarvi?) e argomenti molto meno pesanti di questo!

Ancora una volta grazie a chi avrà voglia di commentare facendomi sapere la propria opinione su tutti questi temi così importanti, mi piacerebbe sentire le vostre idee su queste cose. 

Hasta la Pastaaaaa!

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Ciance sparse: reminescenze di una commessa perplessa

Buonasera miei piccoli, bislacchi Spelacchiati, come state? Come butta? Yo!
…Sembro giovane e giovanile? No perché qua ormai sono tutta incartapecorita, mi sembra di avere duecentotrentadue anni. Sarà che nella mia fetida città sono tornati ad esserci quattro gradi, piove, c’è umidità e vorrei solo andare in letargo, non so.
Oggi stavo guardando per la seicentesima volta il telefono in attesa del messaggio dall’Inps in cui mi dicono che mi è arrivata la Naspi, e invece niente. Neanche mia madre che mi manda un messaggio così, per salutarmi. Nada. Il vuoto cosmico. Un cellulare di una tristezza agghiacciante.
E mentre aspetto la Naspi ormai da mesi mi è venuto da ripensare a quando io ero una persona normale e lavoravo, ero una cittadina produttiva e utile alla società.

Perché io me le ricordo, quelle clienti.
Quelle che trasudavano ricchezza. 
Un’aurea di riccaggine, la emanavano proprio dai pori della pelle. 
Io emanavo esaurimento nervoso e psicosi invece.
Arrivavano lì e cominciavano a stendere il collo all’insù, ma tantissimo, reclinando anche un po’ la testa all’indietro per far vedere benissimo orecchini e collana. 
Una posa completamente innaturale che ti veniva da chiedere “signora, ma sta bene? Ha una paralisi? Vuole un massaggio?” perché stendevano sto cazzo di collo fino all’inverosimile, su, sempre più su, fin dove osano le acquile.

Chissà se qualche uccello si è mai posato loro sul naso.

Ma cosa dovrà mai vedere da lì?
Beh loro erano le clienti-brontosauro. 

I Colli Lunghi. 

Dall’alto della loro stesura, che ancora un po’ e cadevano all’indietro, si aggiravano imperiosamente per il negozio guardando solo i cartellini dei prezzi. Sotto i duecentomiliardi di euro non andava bene niente.
“Io voglio solo il meglio.”
“Ahh caspita, noi vendiamo solo il peggio del peggio, pensi un po’, dovrà andare altrove. Ci impegnamo proprio per vendere la merda.”

Però sono anche quelle che dopo aver provato le cose più costose, quelle che tiri fuori dalla vetrina una volta all’anno e preghi che un granello di polvere non si posi proprio lì sopra, allora dicevano “non mi piace, ma già che ci sono compro una cosina per mia figlia” e si pigliavano la bassa bigiotteria. Neanche l’acciaio o l’argento, proprio quelle tre robe orride che avevamo in negozio.

Poi c’erano i Raptor.
Signore che non si capisce bene quali tesori dovesse contenere la loro borsetta a mano ma se la stringevano al petto con così tanta forza che sembrava che avessero delle piccole ali ripiegate al posto delle braccia.
Signora, giuro che non le ruberò la crema idratante per le mani.
Poi cominciavano a correre qua e là per il negozio e saltare sui banconi per cercare noi che ci eravamo raggomitolate lì sotto al riparo…

Poi va beh, loro.

Gli infaticabili simpaticoni.
Ma lei è in vendita?” e giù di grasse risate.
Guardi, io sorrido gentilmente perché non è legale staccarle una falange a morsi, ma se potessi… Se solo potessi….
COGLIONE

I mariti sono una categoria a sé.
Non importa se debbano fare un regalo alla fidanzata per l’anniversario o alla moglie per il centocinquantesimo compleanno, loro non sanno niente.
Non sanno chi sia la loro compagna. Penso non ne conoscano nemmeno il nome, a sto punto.
Benissimo mi dica, cosa stiamo cercando come regalo?”
“Eh, non so… Non saprei mica…”
“Beh ma sua moglie di solito indossa oro giallo? Oro bianco? Possono piacerle delle pietre preziose?”
E ti guardano, spauriti, come se tu avessi parlato in un’antica lingua del diavolo.
Non so proprio…
Okay andiamo per gradi, indossa di più le collane, gli anelli o gli orecchini?”

Occhi vuoti, vacui, stanno rivivendo il Vietnam che non hanno manco vissuto.
“… Andiamo sul sicuro e prendiamo una collanina d’oro con un ciondolo che piace a lei? Sicuramente apprezzerà. Oppure possiamo stare su un sempreverde punto luce, magari una parure collana e orecchini.”
Ormai sono persi, non sanno più cosa stai dicendo, cos’è l’oro? Cosa sono le pietre preziose? Cos’è questo negozio, come ci sono finito?

Categoria a sé la fanno gli anziani
“Signorinaaaaahhh!”
“Un secondo e sono da lei!”
“Signorinaaaaaaaaaaaaaahhhh!”
“Arrivo subito, faccio pagare la signor-“
SIGNORINAAAAAAAAAAAAAAHHHHH

Al che molli l’intera cassa al cliente precedente perché ne hai già pieni i maroni e ti dirigi da ‘sto anziano signore che “devo fare un pensierino per mio nipote, avete qualcosa sotto i sei euro e venti?”
E vorresti solo picchiarlo. Solo quello chiedi alla vita. Ma non potendo farlo ti dai all’autolesionismo.
Regà come credete mi sia venuto tutto quel casino al cervello? Così, cercando di uccidermi dopo una conversazione del genere sbattendo la capoccia contro un bancone.

Ma poi “signorina” cosa, cosa cazzo vuoi, COSA C’EEEEEEE? Oppure, peggio ancora, quelli che per chiamarti fischiano. Io non ho mai avuto l’ardore di farlo ma mi sono sempre ripromessa “al prossimo che fischia io canto e vediamo che bel duetto viene fuori.”

Va beh non terrò conto dei genitori con prole al seguito che se ne sbattono altamente le natiche di cercare di dare un’educazione ai marmocchi quindi lasciano che quelli spiaccichino completamente la faccia sui vetri, li lecchino, tocchino ogni vetrina possibile -tanto mica deve pulire lei DOVE HO PULITO TRENTA SECONDI FA– e ficchino pure le mani nelle vetrine appena le apro.

Ma piccoli lestofanti, volete vedere come si rimane monchi? Così, fallo di nuovo, metti quella tua manina qua dentro e prova a prendere un anello mentre servo la signora, PROVACI DI NUOVO. P R O V A C I. 
“Eh sono un po’ vivaci!”
Eh lei è un po’ una testa di cazzo, chissà da chi hanno preso! Ma tranquilla che ci penso io, un solo gesto secco e via un po’ di ossa del metatarso, lasci fare.

Insomma, questi meravigliosi ricordi me li porterò con me nella tomba, penso che non potrei mai dimenticarmi il nervoso che la clientela riusciva a farmi salire; e infatti ho avuto una crisi epilettica a lavoro, chissà come mai. CHISSA’.
E voi invece? Nuovi avvincenti racconti su clienti deficienti o altamente bislacchi ne avete? Narratemi tutto che mi fate schiattare con i vostri commenti, mi ribalto ogni volta; se sono con Mr Batterino mi guarda un po’ stranito e ormai mi chiede “è il blog?” e io annuisco solamente. Tra l’altro Mr Batterino sa dell’esistenza di questo blog ma nient’altro, non ha accesso a questo luogo di perdizione in cui mi sento libera come un fringuello di dire scemenze. Nessuno saprà mai di questo posto meraviglioso, è il mio luogo segreto di benessere.
Bene ragazzi, lascio la palla a voi e come sempre
HASTA LA PASTAAAAAAAA

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Ciance sparse: compleanni e paturnie!

Buonasera miei piccoli, cari Spelacchiati, come state? Non so se voi potete vederlo ma io pubblico sempre a orari bizzarri, stanotte sono le due e zero quattro.

Sono un po’ una capra insonne, che vi devo dire.

Regà, sono stressata.

Madonna regà, si avvicina il compleanno del Batterino e io sto andando il sbatterino
In ansia.
In modalità “follia estrema oddio corro da tutte le parti sbattendo la testa qua e là”.
Non so bene perché ma quando arriva il compleanno del Batterino sento di dover dare il mille per cento di me, perché sono un essere microcefalo che il signor Batterino (detto anche Mr Batterio, proprio come i batteri) deve sopportare e supportare soprattutto negli ultimi anni perché diciamo che tra il venirmi a trovare in ospedale ogni volta che ero ricoverata, stare con il patema dell’intervento, viversi le mie angosce e tutto quanto non so come abbia fatto a non mollarmi o sganciarmi un pugno fortissimo in faccia.

Quindi regà, acqua in bocca eh perché ve lo dico in confidenza: gli sto organizzando una festa a sorpresa.
Il che può anche essere una cosa carina, direte voi.
BEH NON LO E’ LA MIA ANSIA SOCIALE MI STA UCCIDENDO DATEMI DEL VALIUM ORA BERRO’ DELLA CANDEGGINA ADDIO
…Volevo dire, con calma e pacatezza, che scrivere a cinquanta persone che conosco solo di vista per invitarle a una festa che sto organizzando mi mette un filino di disagio addosso. 
Cioè, capite, io sono un piccolo essere che fa come i paguri, cerco la mia conchiglietta in cui raggomitolarmi e me ne sto tranquilla tranquilla senza dare fastidio a nessuno.

Soffro un pochino di ansia sociale, quando ero più piccola molto di più: per me era un’impresa titanica anche solo alzare la mano per chiedere di andare in bagno, diventavo viola alle interrogazioni, ero abbastanza imbarazzante; per fortuna col tempo sono migliorata molto ma ci sono ancora rimasugli di ‘sta roba qua che ogni tanto fanno capolino. Soprattutto se devo scrivere a persone che non conosco.
Ho inviato i primi messaggi e stavo lì col telefono in mano ad aspettare che qualcuno rispondesse per assicurarmi che non mi mandassero a cagher in gruppo, tutti quanti.

Ora sto anche cercando di decidere cosa regalargli, e sarebbe più facile dar un antibiotico al mio gatto. 
Per chi non lo sapesse, dare le medicine ai gatti è praticamente andare incontro alla morte correndo, più che altro diventa una rissa in cui il gatto ti conficca le unghie ovunque riesce e tu pur di tenerlo fermo e infilargli al siringa in bocca vorresti dargli una padellata sulla capoccia pelosa.
La mia gatta poi diventa un’arpia, fa dei versi mostruosi, si contorce come se fosse posseduta dal Maligno, una roba agghiacciante. ‘Sta cretina. 
La dovrei lasciare senza medicine, poi vede lei se schiattare o lasciarsi sparare in gola l’antibiotico, le lascio libero arbitrio.

Comunque, dicevo, fare un regalo al Batterio è come muovere un orecchio solo alla volta (ditemi che ci state provando, dai, mi ribalto. Tanto non ci riuscite), è come vedere me votare Lega, è come… Non so, non mi viene altro, penso di aver reso l’idea ma continuate voi nei commenti a fare paragoni impossibili.

Perché lui è una rottura di balle, non capisce.
Non capisce che l’essenza del regalo è “una cosa bella che da solo non ti compreresti ma ti fa piacere ricevere”.
No, per lui i regali sono solo “cose utili”. MA ASSOLUTAMENTE NO, COSA CAZZO DICI BATTERINO! I REGALI DEVONO ESSERE BELLI, LE COSE UTILI ME LE COMPRO DA SOLA DURANTE L’ANNO! Qualcuno glielo dica, vi prego.
Io lo so già che diventerò una di quelle donne a cui il fidanzato/marito regala cose come la scopa elettrica per il pavimento o un forno nuovo, o porta la macchina a lavare come regalo di anniversario.

Io in cambio gli regalerò tanti di quei pugni che col cazzo che suonerà mai più la batteria, gli spezzetto le dita così le bacchette potrà solo infilarsele nel naso e imitare i trichechi.

E quindi sono qua, con centoquarantadue schede di google aperte, che navigo da una all’altra all’impazzata guardando set Lego che costano quanto un mio rene rinsecchito, piatti per la batteria (che poi che cazzo vuol dire, per me i piatti si dividono in “fondi” e “piani” a seconda di quello che devi mangiare, qua si dividono per dimensioni! Ma io che ne so cosa cambia da un piatto da 19 a uno di 18, quale abnorme differenza potrà mai esserci?), microfoni, biglietti per concerti.
Regà, sono stremata.

A breve mi accascerò al suolo, oppure mollo il Batterino per lo stress.

Mi ci rimetto insieme dopo il suo compleanno.

Per ora comunque le adesioni al compleanno sono tantissime, più di quelle che mi aspettavo! Lo organizzerò al pub dove andiamo di solito, il mio malefico piano è portarlo a una cena romantica e poi andare lì dove ci saranno circa quaranta persone nascoste che salteranno fuori e gli faranno venire un infarto.
Nel mio caso mi verrebbe davvero, un infarto, ma conto che a lui non succeda.

Stavo anche pensando con un po’ di tristezza che se qualcuno dovesse organizzare una festa a sorpresa a me ci sarebbero tipo quattro persone più il mio cane e il porcellino d’india (il gatto no perché è troppo altezzoso per queste cose e la nostra massima dimostrazione d’affetto è quando ogni tanto mi si avvicina e mi annusa il naso, figuratevi se viene a una festa per me). Però se qualcuno vuole organizzarmi una festa e noleggiarmi anche degli spogliarellisti a me va benissimo, non mi offendo mica neh!

Detto questo regà, voi come siete messi a feste a sorpresa? Vi piacciono? Vi fanno schifo? Siete dei draghi nell’organizzarle? Perché io più che un drago mi sento una lucertola, se avete consigli da dispensare dispensate pure. 
Narratemi le vostre esperienze sicuramente illuminanti o quantomeno divertenti (siete troppo cretini, adoro i vostri commenti regà) così prendo spunti!

Hasta la pastaaaaaaaaaaaa!