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Tipi di persone all’ospedale:

  • Quello che sta male solo lui.
    Il più delle volte la cosa peggiore che abbia è un’unghia incarnita, possibilmente del dito medio del piede che quindi non fa neanche così male quanto quella dell’alluce o del mignolo, eppure rompe er cazzo dalla mattina alla sera. Lo senti sbuffare per tutto il corridoio. Lo senti trattare male gli infermieri. Lo senti suonare quello stracazzo di campanello ogni quattro secondi per dire cose come “ho sete, mi porti l’acqua” “ma quando arriva il pranzo, ho fame” “ma qui il personale lo hanno preso dai rifiuti?” “il telecomando non funziona” OOOHHH MA TI RIBALTO DI BOTTE VECCHIOOOOO!
  • Quella sofferente. Qua è un’agonia, c’è una signora di duemila anni che passa tutto il suo tempo a gridare come se fosse in preda a dolori atroci, in realtà però sta benissimo quindi è un grande mistero.
  • Quelli che tengono la musica a palla in camera.
    Ma scusami, siamo a un rave party di persone malconce e nessuno me l’ha detto? Almeno avrei messo le calze a rete.
  • I medici che cercano di stemperare la tensione facendo battute splatter che mi portano alla gran voglia di lanciarmi dalla finestra

Per ora passo le mie giornate mangiando o in attesa di mangiare, sembro un pesce rosso. Continuo ad aprire e chiudere la bocca sperando che particelle di cibo ci finiscano dentro.
Ovviamente se fossi un pesce sarei un pesce palla, al posto degli aculei ho i peli.

Come se non bastasse ho pagato le tasse universitarie e ora il mio conto mostra la mirabolante cifra di cento euro tondi tondi. Se qualcuno volesse donarmi mezzo centesimo per pura pietà io vi lascio il mio Kofi, se mi donate anche solo un tallero bucato però dovete scrivermi una mail e ciciariamo un po’!
http://ko-fi.com/pensierispelacchiati60745

Anche perché mi sto annoiando come una piattola, quindi chiunque abbia voglia di fare due chiacchiere questa è la mail: pensierispelacchiati@gmail.com

Bon, per stasera ho finito, HASTA LA PASTAAAAAAAAA da me e dalla mia emorragia cerebrale

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Conversazioni reali o immaginare tra me e un Pirla decisamente non qualunque.

Siamo nel cortile di un locale, nel retro, all’aria aperta. Stiamo parlando di David Foster Wallace e del suo suicidio.

Stiamo seduti vicini su una panca circolare intorno ad un grosso albero; se non fossimo io e il Pirla i soggetti della scena sarebbe tutto quasi romantico; c’è anche una lucciola che lampeggia vicino alla siepe, solo per noi, ma nessuno dei due commenta.

Non parliamo molto e lui non mi guarda. Non mi guarda quasi mai, in realtà, evita sempre i miei occhi.
Io invece i suoi li guarderei per ore.

“Credo di aver capito che animale sono, comunque” esordisco a un certo punto, rievocando una conversazione che avevamo avuto in compagnia qualche sera prima.

Mi lancia un’occhiata.

“Sono abbastanza sicura di essere una falena. Sai, di quelle grigette e marroncine, bruttine, che continuano a sbattere contro una lampada finché non stecchiscono.”
Non credo sappia di essere lui la lampada, al momento.
Lui sbuffa fuori il fumo dalla bocca “Sicuramente una somiglianza c’è: avete la stessa peluria.” 

Cretino.
Anzi, Pirla.
Gli do una sonora pacca sul braccio e lui ride.
Chissà se lo sente il mio cuore quanto si agita quando lui ride.

“Forse hai ragione, però” considera dopo un po’ “il problema è che tu… non so come o perché, ma tu vedi solo la luce, e ti sembra anche molto più accecante di quello che è in realtà. Non vedi i fili di tungsteno tutti sfilacciati, la ceramica sporca, la lampadina che sta per fulminarsi… “

“Qui l’unica che sta per fulminarsi sono io, mi sa.”
“No, tranquilla, su questo non ci sono dubbi: tu sei già più che fulminata.”

Stiamo un po’ lì.
Fumiamo, non parliamo molto; ci basta stare soli insieme per essere più tranquilli. O almeno, per me è così.
Vorrei appoggiare la testa alla sua spalla e respirare forte il suo profumo, ma credo che questo lo farebbe scappare alla velocità di Speedy Gonzales; si lascerebbe dietro solo una scia di polvere;
Mi devo ripetere sempre la stessa frase come un mantra: non mi vuole.

Allora incasso la testa tra le spalle e penso che anche se non è molto potrebbe bastarmi per sempre.