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Cinemando: Somnia.

Cinemando: Somnia

Quoque tu, Flanagan mio?

Finalmente dopo mille peripezie sono riuscita a vedere Somnia (Before I wake), il film di Mike Flanagan che aspettavo con ansia, uscito poche settimane fa nei cinema italiani.

Trama:

Jessie e Mark adottano il piccolo Cody, dopo la morte del loro figlio Sean. Appena arrivato nella nuova casa, Cody manifesta il terrore di addormentarsi. Inizialmente Jessie e Mark sottovalutano la cosa, ma presto scoprono che mentre Cody dorme i suoi sogni si materializzano nella realtà. Ma i suoi incubi si rivelano terrorizzanti e mortali.

Cody è un bambino che dopo la porte della madre passa di casa adottante in casa adottante, e ogni volta succede qualcosa di brutto alla famiglia che lo ha accolto.
Lui dice che sia colpa dell’UomoCancro.
La coppia che l’ho ha adottato invece è stata spezzata anni prima quando il loro bambino, Sean, è morto affogato nella vasca da bagno per un incidente.
Jesse e Mark presto scopriranno che i sogni del piccolo Cody si trasformano in realtà: se sogna farfalle, farfalle riempiranno il loro salotto, se sogna Sean, il ragazzino apparirà nella stanza. Ma non ci sono solo sogni belli: e se sogna l’UomoCancro?

Jessie, nonostante sia passato del tempo dall’incidente del figlio, non riesce a darsi pace: non dorme, non pensa ad altro che a Sean e si crogiola nel dolore e nel rimpianto. Quando capisce di avere l’opportunità di avere Sean ogni notte le sembra quasi una benedizione, quindi comincia a mettere foto della famiglia prima di Cody e gli fa vedere video di famiglia inducendo quindi il bambino a sognarlo.
Mark non approva, lo definisce un “abuso”, ma ‘sta stronza lei non sembra convincersene appieno e quando Cody non dorme per due notti di seguito arriva a dargli un sonnifero.
E stavolta l’UomoCancro arriva.

Mike Flanagan questa volta mi ha delusa.
Io per prima ho un rapporto molto controverso con il sonno, sono attualmente in cura per risolvere dei problemi che mi sta causando la mancanza di sonno quindi ci tenevo che questo film mi piacesse. Ahimè non è così. 

La protagonista è una persona orribile: condiziona il bambino durante il giorno per sfruttare il suo potere e gli da pure dei sonniferi, e poi passa per una “brava mamma”. 

Il bambino, interpretato dal meraviglioso Jacob Tremblay (che avevo già adorato in “Room”), è bravissimo ma causa doppiaggio italiano non sono riuscita ad apprezzarlo appieno: sono sicura che in lingua originale avrebbe fatto tutt’altro effetto.

Quello che non funziona in questo film sono fondamentalmente due cose:
il fatto che venga spacciato per un horror quando un horror non è, creando quindi false aspettative che verranno deluse al 100%. Non è un horror, non fa mai paura, non mette mai ansia. Non basta una sottospecie di mostro per entrare nel genere, e Flanagan dovrebbe saperlo!

L’altra cosa che non funziona e che rende il film sconclusionato è la gestione del tempo: si cerca di far succedere troppe cose in troppo poco tempo e in questo modo la parte di introspezione, che in un film di questo tipo è fondamentale, viene ridotta decisamente troppo per dare spazio a scene quasi inutili troppo lunghe. 

Sempre colpa del Tempo!!

La parte finale poteva essere molto bella se si fosse riusciti a ricreare l’atmosfera giusta per tutto il film, un vero peccato che un’idea tanto originale sia stata sprecata in questo modo.

In Somnia ho visto un tentativo fallimentare di riprendere il genere di Babadook, in cui il vero mostro è il lutto e la non-accettazione dello stesso. Solo che Babadook era diretto da una donna, e credo che la più grande differenza sia proprio questa. Il rapporto di una madre con il proprio figlio è qualcosa di così potente ed unico che solo una donna e una mamma può cercare di raccontare senza scadere nel banale, nel già visto, nel patetico.

Babadook ci è riuscito, Somnia no. 

A questo punto aspetterò di vedere The Conjuring 2, probabilmente non al cinema perché almeno quello voglio vederlo in lingua originale. E al cinema mi cacherei sotto.

Voi avete visto Somnia? Vi è piaciuto? Fatemi sapere!

Ai prossimi pensieri spelacchiati!

 

 

 

 

 

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Cinemando: Oculus

Per la peppa e la peppina, comincio a latitare pure qua… sono Miss Incostanza 2016.



In questo periodo ho voglia di horror in qualunque formato: film, libri, pizza quindi sono partita con il classicissimo The Ring (muy fico) ho fatto una scelta sbagliatissima guardando Drag Me To Hell (che, perdonate il francesismo, è una puttanata colossale) ed infine sono approdata su Oculus, film del 2013 che per quanto ne so era passato un po’ in sordina.

Film Oculus: il riflesso del male

Anno 2013

Durata 104 min.

Regia: Mike Flanagan

Trama:
Il ventunenne Tim viene dimesso dall’ospedale psichiatrico in cui era stato internato 11 anni prima, dopo essere stato considerato responsabile dell’omicidio del padre, improvvisamente impazzito. Viene a prenderlo la sorella Kaylie, che, al contrario del fratello, ha passato tutto il tempo ad informarsi sugli eventi soprannaturali attorno al misterioso e antico specchio che il loro padre aveva comprato quando si erano stabiliti nella nuova casa.

Oculus è uno di quei film horror non horror, in cui non succede quasi nulla di veramente spaventoso ma per tutto il film c’è questo sottofondo angosciante e il tempo passa in fretta con la crescente sensazione che quello specchio bastardissimo l’avrà vinta.

Kaylie vuole far capire a tutti i costi a suo fratello che i suoi genitori non eran impazziti, che loro padre non era un pazzo furioso e che la loro famiglia non è stata distrutta da lui ma da quel malefico specchio in grado di influenzare azioni, decisioni e visioni di chi gli sta intorno e già solo la veemenza con la quale lei cerca di fargli capire come siano andati effettivamente le cose ricordando gli avvenimenti del passato dà intensità.

Karen Gillan, che io adoro dopo averla vista in Doctor Who, è brava come mi aspettavo e bella come sempre, ma il suo co-protagonista non tiene botta (che giovine che sono) e ha l’espressività di un sasso; ho apprezzato di più l’attrice bambina nellescene in cui c’era da proteggere il fratello minore.

La trama però diciamocelo, è un po’ poverina. L’idea è buona e tirarci fuori un film di due ore dev’essere stato difficilotto perché dai, dopo mezz’ora poteva chiudersi. La cosa che mi ha colpita e fatta rimanere attaccata allo schermo sono state regia e montaggio: ho amato molto il modo in cui Flanagan è riuscito a intrecciare passato e presente in maniera quasi destabilizzante.

Nulla da obiettare sul finale, anzi, ma devo ammettere però una cosa… non mi sarebbe dispiaciuto alla fine scoprire che era stato uno dei due fratelli -o entrambi- a compiere il massacro anni prima, ma darò la colpa al fatto che preferisco i film in cui il male sono le persone piuttosto che oggetti/spiriti/mostri vari.

So che questo film a molti non è piaciuto affato e vorrebbero cancellarlo dalla loro memoria, probablmente si tratta di persone moooolto più abituate di me al genere horror e che avranno visto decine di film, trovando questo banale e con poco mordente. Io, da assoluta ignorantona di questa branca di filmazzi, sono riuscita invece ad apprezzarlo molto  trovarlo addirittura originale, perché di film horror splatter con la trama di una tristezza e povertà incredibili ne ho visti anche io a decine, questo mi è risultato ben diverso.

Poi sì, forse la mia crush per Karen Gillan c’entra pure qualcosina eh.

Hasta la vista.