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La gente ai prelievi: storie di ordinaria pazzia.

Oggi sclero con una categoria di persone in cui quasi sicuramente rientrate, quindi preparatevi.
La gente ai prelievi.
Per l’amor di Dio.

Io vorrei solamente capire perché, ai prelievi, si presentino tre categorie di persone. Tre. Non quattro. Non cinque. Tre e basta.

I rabbiosi.
Loro non hanno alcun apparente motivo di essere nervosi eppure, dal loro arrivo, litigano con almeno ventidue persone.
Iniziano guardando male le guardie all’ingresso, calciano i totem dei numerini, sfondano la porta girevole non trovando la maniglia, insultano senza alcuna ragione logica gli addetti agli sportelli e concludono picchiando qualcuno in sala d’attesa.
Loro sono rabbiosi.

Quelli che non capiscono un cazzo.
Per carità divina, io rientro in questa categoria eh. Però porca miseria…
Non sanno dov’è l’entrata. Chiedono. La trovano.
Poi non sanno dove devono andare, allora viene loro indicato. Sbagliano strada tre volte ma poi arrivano.
Non sanno come si prende il numerino. Qualcuno lo prende per loro, lo accettano.
Successivamente non sanno a quale sportello andare. Ci arrivano con fatica dopo essere finiti all’Asl di un’altra regione.
E una volta allo sportello… non trovano il codice fiscale. Non trovano le impegnative. Non trovano niente.
Quando finalmente, per grazia divina, hanno finito la parte burocratica gli serve un respiratore, poi iniziano:
“Dove vado a sedermi?”
“Come so quando tocca a me?”
“Ma viene fuori il dottore a chiamarmi o devo infilarmi io dentro a caso urlando “Banzaiiii”?”
“Ma mi siedo?”
“Ma per sedermi devo piegare le ginocchia?”

Risultato: non capiscono quando è il loro cazzo di turno, incasinano tutta la fila e fanno sclerare il team dei rabbiosi che prendono il primo anziano che capita a tiro e glielo lanciano addosso con furia.

Quelli che rovesciano il contenitore dell’urina.
Io non so perché, ma succede sempre.
MA CAZZO.
TU UNA COSA DEVI FARE QUELLA MATTINA, PER UN’ORA: FAR ARRIVARE L’URINA A DESTINAZIONE.
TENERE DRITTA LA PROVETTA.
L’ANTICA URINA ANDAVA PORTATA IN SALVO.

In caso non si fosse capito, stamattina sono andata a rifare gli esami del sangue perché ho il sodio così basso che potrei schiattare. Cioè, letteralmente.
E io che pensavo che il sodio dovesse essere basso.
Cosa cazzo fanno le pubblicità dell’acqua povera di sodio come se fosse una cosa positiva, se poi io devo averne una quantità ragguardevole per restare in vita?

A breve mi verranno prescritte pastiglie di sale come le capre, io non so come commentare questa cosa. La gente mangia le mentine, io pastiglie di sale. Ma poi cosa saranno, tipo zollette? Zollette di sale? Tic Tac di sale? Vado a bermi l’acqua del mare? Boh. Non mi è chiaro. Se c’è un medico spelacchiato tra noi… Non mi dica niente, che forse preferisco l’ignoranza.
La mia vita è una continua barzelletta brutta, di quelle che fanno ridere solo chi la racconta.

E COMUNQUE, PORCA DI QUELLA MISERIA, DIVENTO RABBIOSA PURE IO ORA:
QUANDO SI VA A FARE IL PRELIEVO CI SI TOGLIE IL GIUBBOTTO PRIMA DI ENTRARE, CAZZOOOOOO
COSA ANDATE BARDATI COME SE STESSE ANDANDO A COMBATTERE LE CROCIATE CON LA MAGLIA DI COTTO E VENTI SOPRABITI SOPRA PER POI STARE LÌ VENTI MINUTI A TOGLIERVI STRATO PER STRATOOOOOO.
VI ODIO.

Ehm.
Forse in effetti sono un pochino rabbiosa anche io oggi.

E voi miei cari Spelacchiati come state? Ditemi, sono tutta orecchie: quali sono le cose che vi fanno impazzire completamente quando siete in fila per i prelievi? Tirate fuori episodi, fateci innervosire tutti nei commenti ricordando gente insopportabile!

Ora vado a bermi acqua e sale, Hasta la Pastaaaaaa!


Se volete leggere qualche altro sclero:
Qua ero stata toccata da una blatta
https://pensierispelacchiati.org/2025/07/31/ciance-sparse-sono-sotto-assedio/

Scleri in piscina:
https://pensierispelacchiati.org/2025/06/28/ciance-sparse-decespugliamento-estivo-diario-tragicomico-di-una-pelosa-in-piscina/

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Taylor Swift metal, personal trainer e povertà imminente.

Mmh. 
Qualcuno mi spiega perché sto ascoltando da mezz’ora una cover metal di una canzone di Taylor Swift?
Forse meglio non porsi domande e accettare il caos, come faccio da trentun anni.
Per evitare ulteriori traumi emotivi e danni psicologici infatti chiudo il file di Excel nel quale segno le spese mensili. Perché sì, regà, sto per avere una crisi.
E non epilettica: economica.
Sono sull’orlo del baratro.
Sul lastrico.
E’ la fine. Qualcuno mi porga del cianuro, ve ne prego!

Ebbene sì, è il dieci gennaio ed ho speso metà del mio stipendio. Oddio, chiamarlo “stipendio” è un po’ come chiamare “iceberg” un cubetto di ghiaccio del mojito…

Guardo i numeri e penso: ma cosa stracazzo ho fatto? Sono deficiente?
Non è che per una settimana ho avuto il sogno di andare a vivere sotto a un ponte? Mmh, non credo, perché qua ci sono -6 gradi e ho le stalattiti al posto dei globuli rossi…

Il principale colpevole è palese: è stata Miss Peacock nello studio, con la rivoltella.

Oh, se non avete mai giocato a Cluedo scrivetelo nei commenti così posso insultarvi per favore. O organizzare un mega torneo, perché io amo Cluedoooooooo!

Comunque sì, dicevo, la colpevole è stata la palestra.
Vi ricordate la lista di buoni propositi che avevo scritto l’altra volta? Ecco, mi sono poi iscritta a questa palestrina in cui si fa ginnastica posturale con un personal trainer, ma avevo sottovalutato di molto l’entità economica della cosa.

Dicembre però è stato bellissimo: fare attività fisica mi è addirittura piaciuto, cosa che non succedeva dal ’93 (e io sono nata nel ’94, figuratevi) e ho scoperto di avere muscoli che non pensavo di avere in dotazione! Non solo addominali, ma gli obliqui, addirittura!! Capite?! Io ho gli obliqui! Incredibile. 

Lezione tipo con il mio personal trainer, che è un carinissimo e gentilissimo giovane uomo che non so quale colpa debba espiare avendo me come cliente:

“Dai ora facciamo un minuto di plank.”
Io lo guardo sconvolta.
Lui mi guarda sorridente.
I miei addominali si nascondono dietro al pancreas.
“Dai che ce la fai!”
Secondo 1: divento violacea.
Secondo 2: perdo l’uso del ventricolo destro.
Secondo 3: vedo angeli e sento campane non poi così lontane.
“Bravissima, ancora venti secondi!” 
MA VENTI COSA, CHE STO PER MORIRE QUI DAVANTI A TE! MA POI COME STRACAZZO CONTI, CHE SONO PASSATI ALMENO QUARANTA MINUTI! E POI CHI CAZZO HA INVENTATO QUESTA POSIZIONE, MA QUA SIETE TUTTI PAZZI, IO VI FACCIO CAUSA!
“E…Finito! Bravissima, visto!?”
Io rantolo e rotolo a terra, accasciandomi inerme.

“Ora facciamo la cyclette.”
Io spavalda mi appropinquo a cyclettare. Cosa vuoi che sia, no?
No. Perché dopo venti secondi ho i quadricipiti in fiamme, c’è proprio Canavacciuolo che me li fa flambè.
Odio tutto.

L’altro giorno il trainer, cioè quello che mi traina in palestra, si è presentato con una specie di palla davanti a me e un sorriso smagliante.
“Sali qui sopra.”
A quel punto ho capito tutto.
L’ho guardato con compassione, poggiandogli una mano sulla spalla “Tu sei clinicamente pazzo?”
Lui è scoppiato a ridere “Reagirai così a ogni cosa che ti farò fare, per sempre?”
“Sì, credo di sì.”
“Dai, sali e tieniti qui. Vedrai che dopo un po’ non avrai più bisogno di tenerti.”

Mannaggia.
Aveva ragione.
E io dopo l’intervento avevo avuto grandi problemi di equilibrio, tanto che le mie ginocchia sono tutte sbucciate come quando da ragazzino andavi in bici o a giocare al parco.

E quindi niente, miei cari Spelacchiati, devo dire che fare palestra mi sta piacendo tantissimo. Cazzo. Non è giusto. Non è giusto perché è da tutta la vita che rinnego lo sport, e non è giusto perché non posso permettermi di andarci. Ora dovrò dire al mio trainer che ci vedremo una volta al mese, e questo mi intristisce molto.

Per la prima volta in quattro anni, da quando il mio cervello ha sclerato, mi sono sentita… funzionante
Mi sentivo di nuovo un essere umano, per un’ora alla settimana.
Allenavo muscoli, sentivo la fatica, scoprivo di riuscire a fare cose che non pensavo di riuscire a fare.
Ora la dura realtà è giunta e non posso fare così tante lezioni, dovrò ridurre e cercare di fare un percorso a casa, immagino, ma le sensazioni che ho provato lo scorso mese e mezzo mi danno molta carica e un po’ di dispiacere.

Però vi dò qualche altro aggiornamento visto che intanto ho:

  • smesso di fumare (non so che schiribizzo mi sia preso ma sono quattro mesi che non tocco una sigaretta)
  • fissato con la psicologa il percorso che viste le premesse si chiamerà “lacrime e sangue”
  • Ehm… faccio ancora 4000 passi al giorno, che non sono niente ma ammetterlo pubblicamente almeno mi fa vergognare e magari domani potrei addirittura fare il giro dell’isolato
  • …Bevo un bicchiere d’acqua al giorno, infatti sono praticamente una prugna secca. Schiaffeggiatemi vi prego.

E a lavoro… Faccio cose.
Le faccio bene? No.
Incrocio le dita dei piedi per febbraio, quando si scoprirà il mio destino: indeterminato o sotto un ponte?

E voi, miei carissimi Spelacchiati, come state? Come sono andate le feste (anche se di queste parleremo probabilmente nelle prossime puntate)? Ma soprattutto, come sta andando tutto il resto? Voi fate sport? Bevete acqua o siete come me, cioè dei cretini che devono assolutamente idratare le proprie sinapsi?

Fatemi sapere tutto, raccontatemi cose, spiegatemi come superare la soglia di povertà, organizziamoci per giocare a Cluedo!

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Ciance sparse: Prenotare le vacanze: il grande incubo. Parte 1

Ragazzi, ho un quesito che sto sottopendo a chiunque incontri: ma il problema sono io o prenotare le vacanze è effettivamente più stressante di fare il 730 in armeno antico, bendati?
Quattro giorni in Sardegna, facile no? NO. Ho già scolato una boccetta di Valium.
Prima di tutto il volo: io so volare? No.
Posso teletrasportarmi? No.
Dunque serve un aereo. 

Ma a che ora partiamo? Presto? Prestissimo? Torno indietro nel tempo e partiamo ieri? 
Mentre io sono lì che mi pongo questi quesiti il Batterino mi guarda, perplesso. Mi guarda come un macaco guarderebbe un cubo di Rubik, o forse solamente come una persona normodotata guarda una pazza isterica.
“Ehm, tesoro, ti stai surriscaldando, ti esce fumo dalle orecchie.”
“Shh. Taci, anello mancante tra l’uomo e la scimmia. Dobbiamo partire subito!”
Lui è atterrito “…Ma, luce dei miei ciechi occhi, andremo tra tre mesi”
“Non importa, sto andando in aeroporto.”
Seleziono una compagnia aerea completamente a caso in base al logo che mi sembra più carino, poi con un singulto mi accorgo che il bagaglio a mano si paga.

Mi immobilizzo come un cerbiattino davanti ai fari di un’auto.

Il Batterino interviene prontamente “Ma che problema c’è, andiamo con due zaini!”

Con un unico, fluido movimento che sorprende anche me stessa per la rapidità gli agguanto il bavero della maglietta e lo trascino a un millimetro dal mio viso paonazzo “Senti, amore mio, io con lo zaino non andavo manco a scuola. Non ci metterò i solari, i costumi, gli asciugamani, la biancheria, i vestiti e il tuo cazzo di set da snorkeling di due chili in nylon, okay!? Lo zaino lo dovrai usare tu per portare me in giro, chiaro? Ora compra quel maledetto bagaglio a mano o giuro che vado in saletta e ti buco tutte le pelli della batteria.”
“…bastava dirlo, mia cara, non era necessario farsi possedere da un demone.”
Ha comprato il bagaglio.
Ho fatto un esorcismo.

Con un rantolo mi ricordo che non possiamo materializzarci direttamente in aeroporto, ma spendere il budget della vacanza nel parcheggio è una di quelle cose che potrebbe farmi partire leggermente incazzata nera; non vorrei salire sull’aereo urlando come una scimmia e lanciando i miei escrementi qua e là, quindi ho dato inizio alle telefonate patetiche:

“Mamma? Madre, donna straordinaria, creatura dalle mille peculiarità e priva di difetti… Potresti accompagnarci a Malpensa alle quattro e mezza di mattina? Ah no? Come no? Dai, mammifero…”

Merdino, mi ricevi? Ehiii grandissimoooo come va? Sì lo so che non ci sentiamo dall’82 ma abbiamo ancora quell’aperitivo in centro in sospeso, vecchia volpe! Eh sì organizziamo eh mi raccomando! Come sta la tartaruga? Senti ma… non è che tra qualche mese mi accompagneresti in aeroporto col mio fidanzato cretino? …Pronto? Merdino?!”

Più o meno risolto il passaggio mi accascio a terra con uno spasmo quando guardo i prezzi di un’auto a noleggio: costa come adottare un panda. Optiamo per una Subaru Baracca di un colore inverecondo, tenuta insieme con sputo e preghiere.
Il Batterino dice che gli ricorda me.
Il Batterino le prende. 

 Ci porterà a destinazione o ci lascerà in mezzo a una strada popolata solo di pecore? Mi toccherà saltare in groppa ad un caprone e cavalcare verso nuovi lidi?
Lo scopriremo solo sclerando.

La ricerca dell’alloggio mi è stata quasi fatale; ore ed ore con centocinquanta schede aperte sul pc, giornate passate a leggere recensioni su camere, hotel, tuguri, anfratti.
Uno diceva “vista mare”, poi ho scoperto che per vedere il mare dovevi arrampicarti sull’antenna parabolica come King Kong e usare il binocolo mentre gli aerei ti sparano addosso.
Beh, i peli li hai.” commenta il Batterino sghignazzando. Lo guardo male ma è troppo impegnato a ridere della sua battuta.

Ho letto recensioni contrastanti: “posto straordinario, camere meravigliose, pazzesco” e subito dopo l’altra diceva “Ho trovato un pipistrello nel bidet”.
Il Batterino annuisce solidale “Beh io trovo sempre un bacarozzo nel letto ogni mattina.
Il Batterino le prende nuovamente.

Infine mi era venuto il panico per il meteo.
Ho guardato tutte le previsioni a lungo termine possibili e immaginabili: meteo.it dice nuvoloso. Google dice sole. Il Meteo mi manda a cagare. Mia zia prevede una tempesta di sabbia, perché lei queste cose “le sente nelle ossa”. Mia nonna dice che ho il malocchio. 
“Sai che c’è un sito per prenotare il sole?” mi fa il Batterino.
“Davvero!?” chiedo saltando su, trepidante, prota a spendere i miei stipendi passati e futuri in quello.
“No.”
Indovinate chi le ha prese?

Beh, ragazzi… Questo post avevo cominciato a scriverlo a giugno.
Parto lunedì. 
Non abbiamo prenotato manco un hotel.
L’auto? Non pervenuta.
Penso dormirò nel bidet con il pipistrello.

*

Quindi se avete qualche consiglio su cose da vedere, fare, o posti in cui mangiare che si trovino nella zona nord della Sardegna ditemi pure! Se dovessimo essere nei dintorni ci andremo!

Grazie ragazziiiii e ora raccontatemi come vivete voi le vacanze: siete quelle persone che organizzano minuziosamente ogni secondo della vacanza e se succede un’imprevisto impazzite? O siete come me che non fate niente e vi lasciate trascinare dalla corrente, pregando vada tutto bene?

Hasta la pastaaaaa

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Storia della mia emorragia: quando ho capito di essere uno gnu.

Quella mattina era iniziata come tutte le altre, l’unica differenza è che a un certo punto la gatta, che notoriamente mi detesta come io detesto i carciofi, mi è saltata in braccio. 
Così, dal nulla, mi si è appollaiata in grembo e non voleva più muoversi. Mai successo in cinque anni.

Col senno del poi posso dire… ‘Sta infame, poteva darmi qualche segnale d’allarme un po’ più comprensibile. 

D’ora in poi se un gatto mi chiede coccole farò il segno della croce.

Sono giunta in università dove lavoravo all’epoca, ero un po’ un’addetta alla sicurezza e un po’ una tuttofare: informazioni, aiutare i professori nelle cose tecnologiche complesse tipo accendere i pc, controllare che gli studenti non si sfracellassero la capoccia correndo qua e là, controllavo i green pass perché c’erano molti allievi e insegnanti malati di Covid.

Quel giorno era una giornata di lauree, quindi io e le mie colleghe eravamo in prima linea a difenderci da genitori armati fino ai denti di coriandoli e fumogeni (sì, fumogeni, la gente è sciroccata).
Sembrava una giornata normalissima.
Poi a un certo punto qualcosa è cambiato.
Ho cominciato ad avere caldo, poi freddo, poi sudare. Avevo la nausea, mi sentivo debole.

Sono andata in bagno pensando di dover vomitare, ho dato la colpa al caffè preso poche ore prima; “chissà che miscela hanno usato, sarà stato concime?”.
E poi mi sono accasciata per terra. Mi tenevo alla tazza del water ma non riuscivo a fare niente.
Non vomitavo, non svenivo, non mi muovevo.
Non so dopo quanto tempo siano venuti a cercarmi, ma a un certo punto una collega bussa e mi urla “Sara? Stai bene?!”
“No.”

Mi fanno sedere su una sedia con le rotelle, quelle da ufficio, e mi spingono in corridoio. Sembravo normale. Rispondevo, ero piuttosto lucida, ridevo e sdrammatizzavo pure, ma non stavo bene. Stavo incomprensibilmente male.
“Vuoi andare a casa?”
“Non c’è nessuno a casa, ma non ho la forza di prendere il bus. Posso restare qui? Se mi riprendo ricomincio a lavorare. Magari passa in fretta.”

Che stakanovista, eh? Quanto ottimismo. 
Ma qualcosa non li convinceva.
“Dammi il cellulare. Chi posso chiamare?”

Ci penso. Chi disturbare per una cosa così stupida? Ero solo debole. Ero solo stanca. Forse avevo dormito peggio del solito, una cosa da niente.
“Il Batterino… Non so se è libero, potete provare a chiamarlo?”
Non so cosa gli abbiano detto, ma poco dopo era lì.
Mi ha guardata in faccia per un lunghissimo istante.
“Ha la faccia storta, cazzo! Avete chiamato l’ambulanza? Chiamate subito l’ambulanza!”

E così sono arrivata in pronto soccorso.

Si dice “se senti rumore di zoccoli pensa ai cavalli, non alle zebre”.

Io ero giovane, 27 anni, con insonnia cronica, episodi di attacchi di panico, in cura psicologica; sì, insomma, ero un cavallo.
Mi hanno messa su una barella con una bacinella “stia tranquilla signorina”. Codice verde.
Di recente ho parlato con una persona che era lì quella sera, si ricorda di me perché ci conoscevamo di vista; “Sara, tu ti alzavi, andavi in bagno a vomitare, tornavi sulla barella e svenivi. In continuazione.”
Non vi dico per quante ore ho continuato così perché se ci penso la fiducia immensa che ho negli ospedali vacilla un pochino; ma ero solo un cavallo, dopotutto, o forse addirittura un mulo. Non ero prioritaria.
Diciamo che ho passato lì così tanto tempo che avrei fatto in tempo a laurearmi in medicina e autodiagnosticarmi qualcosa.

Alla fine, dopo ore, vengo visitata.
Non mi ricordo molto della visita, diciamo che non mi ricordo quasi niente; ma mi ricordo che a un certo punto qualcosa è cambiato. L’atmosfera è cambiata.
Erano arrivati i risultati della mia tac.
In men che non si dica sfrecciavo sulla barella verso una stanza, la stanza libera più vicina, e mi attaccavano un enorme flacone di mannitolo alla flebo.

Il mannitolo serve per ridurre il gonfiore intracranico. Serve per non far gonfiare il cervello quando c’è troppa pressione. Insomma, serve a non farti fare la fine degli alieni di Mars Attacks.

Ancora mi chiedo come l’abbiano detto ai miei familiari.

Come abbiano reagito loro. 
“Vostra figlia sta avendo un’emorragia cerebrale, se peggiora dovremo portarla in sala operatoria. Dovete cercare di stare calmi, vi daremo notizie appena avremo aggiornamenti.”

Così ho capito di non essere un cavallo.

Ero uno gnu.

*


E questa, miei cari Spelacchiati, è la storia di come questo gnu ha iniziato la sua epopea; se vi interessa posso fare anche le parti successive, e pure i prequel, visto che è una storia contorta quanto un film di Nolan.

Ma vorrei chiudere il post con qualche consiglio serio: non abbiate paura di andare in pronto soccorso. Io ora mi sento al sicuro solo quando sono lì o in ospedale, praticamente!

E non sottovalutate i vostri sintomi.

Se all’improvviso avete problemi a formulare parole, sorridere, alzare le braccia o la vostra faccia diventa “storta”… Chiamate l’ambulanza. Non fate come questo gnu, che sarebbe rimasto a lavoro tutto il giorno. 

Imparate dai miei errori. 

E voi, che animali siete? I vostri animali vi hanno mai avvisati di qualcosa?

E se vi va di raccontare qualcosa di più personale qui nei commenti… vi chiedo di raccontare aneddoti positivi, spelacchiati! Non voglio che questo post diventi un luogo in cui farsi venire l’ansia leggendo bollettini di guerra, ma in cui ci raccontiamo e supportiamo a vicenda… Magari anche sorridendo nel raccontare qualcosa di orrendo. Insomma, siate più spelacchiati che potete!

Hasta la pasta, miei cari!

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La gente al bar: tutte le cose più fastidiose (e spelacchiate) del mattino

La gente al bar

Ora che la mia vita sta lentamente tornando simile a quella di un essere umano dopo la malattia e l’intervento al cervello mi sto rendendo conto di quante cose incredibilmente fastidiose ci siano nel mondo.

La gente al bar, per esempio.

Io arrivo lì, già irritata di per sé prima di tutto perché è mattina, in secondo luogo perché reduce dai viaggi in bus, e infine perché le persone sono insopportabili in ogni contesto.

Io mi siedo tranquilla al mio tavolino, col mio libro, mi sgranocchio la brioche e intorno a me… il caos. 

Giovani che piazzate il cellulare al centro del tavolo e mettono la musica a palla, mi rivolgo a voi: VE LO INZUPPO NEL CAPPUCCINO, OKAY? E’ CHIARO IL CONCETTO? ABBASSA QUEL VOLUME O TI ABBASSO LA STATURA A PUGNI, OKAY? 
Ma poi ascoltassero cose carine uno chiuderebbe pure un occhio, ma ascoltano queste cose strane che ascoltano i giovani, questa musica trap che a questo punto “trap” penso stia per “trappola”: se lo ascolti muori.

E io muoio un po’ ogni volta, infatti.

Un’altra cosa che non sopporto, ma forse è un problema mio, è lo sbatacchiare dei cucchiaini nelle tazzine. Metallo contro i bordi. In continuazione.
HO CAPITO CHE STAI MESCOLANDO MA COSA CAZZO SEI, UNA STREGA COL CALDERONE? VA CHE DOPO DUE GIRETTI LO ZUCCHERO SI E’ SCIOLTO, EH! MA POI COSA CAZZO DEVI MESCOLARE CON QUELLA FOGAAAAA MA RILASSATIIIIIIII NON PUOI SFOGARE TUTTA LA TUA RABBIA IN QUEL MODO PERCHE’ POI IO VORRO’ SFOGARE LA MIA SU DI TE E QUEL CUCCHIAINO TE LO FICCO IN UN AVAMBRACCIO!
Ma no, è tutto un cling cling cling cling.
Incessante.

E quando finalmente l’anziano accanto la smette col cling cling è il turno del tipo che legge il giornale leccandosi il dito ogni volta che deve girare pagina, con quel suono a metà tra un risucchio, un rantolo e uno sputacchio.
Ma posso dire “che schifo”?
Signore, si rende conto di quanti germi sta letteralmente leccando? Secondo me il prossimo passo è leccare i pali delle metro o direttamente i marciapiedi, veda lei.

Poi qualcuno mi deve spiegare com’è possibile che a ogni ora del giorno e della notte, in qualunque bar del mondo, ci sia un gruppo di uomini che parlano di calcio e donne. E basta. Non conoscono altri argomenti, non hanno mai parlato d’altro, non credo nemmeno sappiano i nomi l’uno dell’altro.

Si incontrano, parlano della formazione scadente della squadra all’ultima partitta e di come “hanno giocato da soli” “non c’era partita” “a un certo punto ho spento” alternando con commenti sulle gnocche, che no, non sono le mogli degli gnocchi.
Ma se siete così bravi com’è che siete qua a bere un bianchino ogni giorno prima del lavoro e non a bordo campo con Buffon? (Scusate, la mia conoscenza calcistica si ferma a quegli anni lì) o a fare spot pubblicitari di infimo gusto sulle patatine in accappatoio?
No così, io chiedo.

E in tutto ciò la mia colazione si rovina, perché mentre vorrei solo stare tranquilla e leggere prima di andare a lavoro mi ritrovo infastidita da tutto e mentre fisso con astio i ragazzini con la trap a palla la mia brioche mi sbrodola tutta la marmellata sui pantaloni. Allora corro in bagno per salvare il salvabile ma il lavandino appena lo apri spruzza come un gyser e mi ritrovo sempre con la camicia a macchie e quando vado a pagare sono così nervosa che prima o poi ruberò il barattolo delle mance perché sento di meritarmi una mancia per non aver elargito neanche uno schiaffo.

Domattina porterò i tappi e una pistola, sono aperte le scommesse su cosa userò per primo. 

Spoiler, userò i tappi perché conoscendimi sparerei alla mia tazzina di decaffeinato per errore, e questo mi innervosirebbe ancora di più.

*
E voi, miei cari spelacchiati, narratemi: cosa vi da fastidio al bar?
Cosa ne pensate di questa rubrichina di situazioni banali che mi fanno saltare i nervi? Sembro solo una pazza squinternata o potete capire la mia frustrazione?

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Come si scrive un cv che non faccia saltare i nervi a un recruiter? + bonus colloqui

Per prima cosa dovete inserire i vostri dati. 
Corretti
Chi cazzo è “Antoonio Ross”? Io come compilo il vostro file di assunzione? Perché poi quando arrivate lì il nome è “Antonio Rossi” e dobbiamo tutti aspettare che io corregga, stampi nuovamente i documenti, vi dia uno schiaffo e ve li faccia ricompilare ed è una rottura per me e per voi, che intanto vi innervosite e rompete le balle.

E poi, per gentil cortesia… il numero di cellulare.
METTETELO.
IL NUMERO DI CELLULARE E’ LA SOTTILE LINEA CHE VI SEPARA DALL’ESSERE DISOCCUPATI AL TROVARE UN IMPIEGO, OKAY?! IO CHI CAZZO CHIAMO SE NON C’E’ UN RECAPITO? 

E SE CAMBIATE NUMERO, PER L’AMOR DI DIO, AGGIORNATELOOOOOOOOO 
“Il numero da lei chiamato è inesistente” 
MA INESISTENTE E’ LA MIA PAZIENZA IN QUESTI CASI, VI DEVO MANDARE UN PICCIONE VIAGGIATORE? UN MESSAGGIO DI FUMO!? 

Poi, per favore. inserite le vostre esperienze dalla più recente alla più vecchia.
Anche io ho fatto questo errore, ovvero inserire le esperienze tipo conto alla rovescia, e non so come abbiano fatto a non picchiarmi.
Perché io passo i primi minuti a leggere “barista da mio zio” in cui mi spiegate come eravate bravi a preparare i caffè E POI DOPO TRE PAGINE LEGGO CHE SIETE A CAPO DEL CERN! MA A ME COSA ME NE FREGA CHE FACEVATE I CAFFE’ VENT’ANNI FA, SE CERCATE NELL’INGEGNERIA AEROSPAZIALE PARTITE DA QUELLOOOOOO!
Righe su righe di “babysitter, aiuto compiti, promoter, clown alle feste, accarezzatore di pony” e poi SBAM, CEO DEL MONDO! Date un ordine alle cose. 
La prima che leggo deve essere la più recente.
E se avete fatto lavorini tappabuchi, non è necessario scriverli tutti. Basta che facciate capire che non siete stati cinque anni con le mani in mano tra un lavoro e l’altro. 

Altra cosa che può sembrare un paradosso ma state calmi, cazzo: se non avete un cv particolarmente ricco e tra un lavoro e l’altro avete fatto dei tappabuchi, scrivetelo in mezza riga.
Perché, dico sul serio, di solito se tra un’esperienza e l’altra passano dieci anni è perché i candidati sono stati in carcere e io mi ritrovo sempre molto a disagio.
“Bene già, che stiamo parlando, posso chiederle che cosa ha fatto tra un 2001 e il 2015?”
“Eh, ero dentro.”
“Dentro cosa?”
“Sa, la gattabuia. Galera. Al gabbio.”
“…Ah.” 
“Ma ora ho la condizionale, posso lavorare qualche ora al giorno entro venti chilometri da qui.”
HO CAPITO MA TI SEI CANDIDATO PER UN FULL TIME A CONTATTO COI BAMBINI E QUARANTA MINUTI DI DISTANZA, CI FINISCO IO IN CARCERE MI SA!

E poi, se proprio vuoi mettere una foto nel cv, potresti cortesemente metterla realistica?
Io vedo cose che voi umani non potete immaginare.
Gente filtrata come una camomilla, non si riconoscono i connotati. Ma chi sei, Micheal Jackson? 
Fatevi una foto curata ma senza stravolgimenti.
Io penso di chiamare Tina Cipollari, poi al colloquio si presenta Enrico Papi e dal cliente va Topo Gigio. 

Cosa importantissima:
NON BESTEMMIATE MENTRE FATE UN COLLOQUIOOOOOOO!
Spelacchiati, io so che siete più intelligenti di così, ma non potete immaginare la quantità di gente di una volgarità assurda che ho colloquiato.
No perché quel figlio di pulcinella del mio capo era uno stronzo! Porcogerbillo mi ha ridotto le ore e lo stipendio senza motivo, quel bastardo! E quella trota di sua moglie mi odiava, per quello mi ha mandato via, era invidiosa!
OOOOH MA TI CALMI, CAZZO!? CON CHI CREDI DI STAR PARLANDO!? NON SONO IL TUO AMICHETTO DEL BAR, IO MI DEVO FARE UN’OPINIONE SU DI TE IN QUINDICI MINUTI! Ma dove dovrei mandarti, se non a quel paese?

Quindi regà, per favore, usate un po’ di cervello. Non tanto, eh, quel che basta a non sembrare dei cafoni arroganti che farebbero a botte con tutti nei primi trenta secondi di lavoro. E cercate di vendervi un pochino meglio di quello che siete, per favore. 
Perché un’altra cosa molto fastidiosa che succede sempre è questa, vi faccio un esempio successo pochi giorni fa.

Ragazzotto bello prestante fisicamente, con patentino del muletto, con esperienza in magazzini tosti. Insomma, perfetto.
“Buongiorno, benvenuto. Allora, mi racconti un po’ che tipo di lavoro cerca ora.”
“Mah, sì, cioè… Boh. Non mi interessa il tipo di lavoro, basta che paghino tanto.”
“…Okay, mi faccia capire un po’ cosa intende per ‘tanto’?”
“Eh, boh, cioè, non una miseria come all’ultimo lavoro, cioè mi dovevo pure fare venti minuti di macchina… che sbatti.”
“…Che sbatti?”
“Sì, cioè, che fatica. Venti minuti è tantissimo, poi altri venti a tornare, è un’ora.”
“Beh no, sono quaranta minuti ma capisco cosa intende, cerca più vicino a casa.”
“Eh, sì.”
“Okay. Disponibilità oraria? Weekend, notte..?”
“No, beh, no. Weekend magari il sabato… La domenica no, che il sabato sera esco. E la notte… Mah… No, notte no, io esco.”
“Capisco, però lasci che le spieghi, se lavora la domenica e nel turno notturno ogni ora è maggiorata.”
“Eheheh cioè ha le tette grosse?”
“… abbiamo finito, può andare grazie.”

Insomma, regà, per favore. Le basi. 
Se volete potremo approfondire un pochino alcuni aspetti in modo che non facciate le figure barbine che stanno facendo decine di persone con me e i miei colleghi.

Ora scusate ma devo andare a correggere l’anagrafica di Marceelle Bianchinù.

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Ciance sparse: “Colloqui di lavoro assurdi: candidati indecisi, CV da bruciare e altre perle da recruiter

Buongiorno miei cari spelacchiati, come state? Come va questo sabato?
Oggi vi racconto un po’ delle simpatiche telefonate che devo fare ogni giorno in uffici, così che possiate capire che non è che io odio tutti di default, è che la gente mi ci porta. A forza.

“Buongiorno sono Sara, la chiamo in quanto ho visto che si è registrata sul nostro sito quindi vorrei sapere se è alla ricerca di un lavoro e che tipo di impiego cerca.” 
“Non lo so.”
“… Non sa cosa? Se si è registrata, se cerca lavoro o che tipo di lavoro?” 
“Tutto.” 
A posto così.

 Poi ci sono quelli pacati:

“ALLORAAAA IO MI SONO CANDIDATO TRE GIORNI FA E NON MI AVETE PIù FATTO SAPERE NIENTE, SIETE DEI BUGIARDI, DEGLI INFAMI!”
Io faccio così tante inspirazioni ed espirazioni che quasi spiro sulla scrivania “Capisco la frustrazione, ma le tempistiche dipendono dai clienti, appena ci comunicano—”
“DEVO PARTIREEEEEEEEE! MI SERVONO I SOLDI, IL DANARO, IL GRANO!”
“Se deve andare in ferie forse possiamo riparlarne al rientro, con calma—”
“NO, MI SERVONO I SOLDI PRIMA DI PARTIRE PER LA VACANZA!”
“Ah mi scusi non avevo capito l’urgenza, ora telefono subito al cliente aspetti ‘scusi signor lestofante può assumere immediatamente questo candidato? così tra una settimana si dimette per andare a Sharm el-Sheikh. Perfetto, grazie, cordiali saluti.”

“Buongiorno, agenzia Taldeitali, sono Sara. Come posso aiutarla?” 
“Cercavo il suo collega CINCISHIO.” 
“… Okay, al momento è in riunione quindi mi può dire cortesemente per cosa lo sta cercando?”
 “Devo parlare con lui.” 

“Sì, ho capito, ma è momentaneamente impegnato. Può spiegarmi a che riguardo lo cerca così posso informarmi e darle una risposta esaustiva?” 
“Eh gli devo parlare di lavoro.”
 “Ah cazzo pensavo chiamasse un’agenzia di lavoro per parlare di giaguari albini, ora è tutto chiaro, ora irrompo in sala riunioni dove sta parlando col boss del mondo e glielo passo!” 

Un’altra cosa che fa incazzare un recruiter regà sono i CV a caso. 
Regà, per l’amor di Dio, non scrivete cv che sembrano liste della spesa perché io sono a tanto così dal bruciarli tutti e il mio collega ha lanciato via il monitor l’ultima volta.
“Magazziniere, pizzaiolo, cartomante, addestratore di lucertole”
NO
VOGLIAMO LE AZIENDE
LE MANSIONI
I PERIODI
COSA CAZZO FACEVI
PER QUANTO TEMPO L’HAI FATTO?!
Eri assunto in ducati per fare le pulizie o per creare prototipi automobilistici di alta ingegneria?
Perchè poi li chiami e le cose vanno così: “Ho letto dal cv che ha fatto il saldatore, posso chiederle dove e per quanto tempo?” 
“Sì, beh, ho fatto tre giorni di prova all’officina di mio zio Pasqualotto, però non faceva per me come lavoro.” 
E il monitor lo ribalti davvero.
Un po’ di precisione, ragazzi. Per favore. 

Ora scusate ma vado a irrompere in sala riunioni spaccando il vetro con una sedia non perché debba passare il telefono a qualcuno ma solo per sfogare la rabbia.

*
Sì, Insomma, tornare a in ufficio dopo qualche giorno di chiusura è stato bello e gratificante come potete notare, non ho per niente sviluppato tre nuovi tic e non c’è assolutamente nessuna luce omicida nel mio sguardo. Davvero.
E voi come state? Come va il lavoro durante questa estate torrida e noiosa? Raccontatemi un po’ di aneddoti per farmi compagnia vi prego, narratemi di clienti che fanno saltare i nervi!
Se volete poi ci sarà un post dedicato ai colloqui, altro mondo alieno popolato da una fauna sconvolta e sconvolgente.
E se volete qualche consiglio più serio per scrivere un CV chiedetemelo pure, Spelacchiati!
Hasta la pastaaaaaaa

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Pronto soccorso, vomito e blatte.

“Buonasera, mi dica.” mi dice il medico all’ingresso.
Io mi lascio cadere sulla sedia marrone “Buonasera, guardi…non per essere melodrammatica ma credo di stare morendo.”
Eh, che fantasia. E’ la dodicesima a dirmelo stasera. Che cos’ha?”
“Ha presente quella sensazione da luce bianca e violini celestiali? Ecco, quella. L’ho già vista, non è mai finita bene.”

Lui sbadiglia “Non li segua che poi devo fare la pratica di decesso, un sacco di scartoffie. Mi racconti un po’, possibilmente in fretta, che diamine ci fa qui?”
Io entro in ansia da prestazione “Avevo Anselmo, tumore al cervello. Operato un anno fa. Anselmo aveva un’amichetta isterica: Epy, epilessia. Oggi ha deciso di farmi visita quattro volte. Niente convulsioni, solo l’esperienza deluxe senza il lato spettacolare. Sensazioni strane, nausea, svenimenti… solite cose, ma per 4. Mai avute così tante.”
“Mmh, deluxe è dir poco. Altro?”
“Emorragia cerebrale passata, due cicatrici nel cervello più quella da intervento. E’ un tris interessante, non crede?”

Lui mi ignora “Vomito?”
“Beh, se deve farlo chi sono io per impedirglielo?”

Mi fulmina “Ha avuto vomito?”
“Sì, dopo due crisi. A proposito, se conosce qualcuno per rifare il bagno…”
“Segni vitali?” 
“Mah, l’unico segno che faccio ormai è quello della croce.”
“Mmmh. Le macchine per la risonanza sono già occupate, e lei non sembra necessitarne con urgenza. Facciamo che stasera rimane qua, d’accordo? Qui dietro, così se dovesse succedere qualcosa interverremo rapidamente. Ecco, le do un telo e una barella. Si sdrai lì.”
Guardo il telo. Guardo lui. Guardo il telo come se fosse contaminato da Chernobyl.
“Cosa ci dovrei fare?
” chiedo con un certo orrore misto a raccapriccio.
“Vomitarci sopra.”
“…Lei è serio?”
“Più serio di un infarto. È igienico.”
“Igienico? Il prossimo passo sono le sanguisughe? Senta, se qualcuno mi vede vomitare su un telo per favore mi uccida. Non posso avere un sacchetto, come le persone normali?”
“Su, non faccia la difficile. Dopo tutto quello che ha passato, un po’ di vomito non la ucciderà.”
“Quindi il concetto è: se non sono a un passo dalla bara, va bene qualsiasi schifo? Perfetto. Allora adotto le blatte di casa e gli insegno a fare i pancake.”
“Ecco, brava. Vada a sdraiarsi, se ha un’altra crisi ci chiami, se incontra Dio gli dica di farmi alzare lo stipendio.”
“Okay ma non veda questa promessa come un buon motivo per lasciarmi andare lassù, va bene? Preferirei restare su questa terra ancora un po’. Devo dare fastidio ancora a molte persone.”

“Oh, non ne dubito. Se deve vomitare chiami l’infermiera, d’accordo? Se lei se la sente la accompagnerà in bagno.”
Alla fine ci sorridiamo entrambi, perché è una giornata di merda per tutti e due. 

Per lui perché mi vedrà vomitare.

Per me perché ho solo un telo per farlo. 

*

Buongiorno Spelacchiati, come state? Questo è ciò che è successo qualche giorno fa, devo dire che andare in pronto soccorso è sempre un’esperienza quantomeno interessante.

Io ora sto meglio, anche se per i miei standard “meglio” non è esattamente rassicurante. Diciamo che “sto”. Per fortuna ora ho una settimana di ferie perché l’ufficio fa una meravigliosa chiusura estiva (anche perché non c’è nessuno dei nostri clienti) quindi vedrò di far calmare il mio cervello a suon di schiaffi.

Voi come state? Siete finalmente in ferie?! Dove siete, cosa fate, ditemi che mentre mi leggete siete sdraiati su una spiaggia o vi state arrampicando sul cucuzzolo di una montagna!

Hasta la pastaaaa

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30 cose che mi rendono felice…o che almeno non mi fanno incazzare.

Ho visto un post simile sul blog Serendipity ho voluto riproporlo qui! Cose che mi rendono felice, edizione spelacchiata:

1) Staccare lo scotch da un pacco trovando il punto giusto al primo colpo. Sono Dio

2) Trovare il bagno del locale vuoto, così posso scegliere con un’attenta analisi quale trono usare. Nuova serie HBO: il trono di merda.

3) Infilarti le ciabatte e centrarle senza dover strisciare i piedi un millimetro dopo l’altro. Roba da Olimpiadi.

4) Strappare la carta stagnola senza che si sbraghi alla fine. Senti in lontananza un angelo che applaude.

5) Svuotare le briciole dal tostapane pensando “sono proprio una persona adulta, ordinata e pulita.” Poi ci sono i piatti nel lavandino dal venerdì precedente e le balle di polvere che rotolano qua e là.

6) Entrare in cucina proprio mentre squilla il timer del forno.

7) Entrare in doccia e trovare l’acqua già calda.

8) Prendere al volo qualcosa che stava cadendo. E guardarti intorno per vedere se qualcuno ha visto il tuo momento da supereroe.

9) Aprire un barattolo ostinato senza aiuto. “Non ho bisogno di nessuno”, sussurri al tappo.

10) Centrare un bidone da lontano.

11) Far cadere il telefono sul letto e non a terra. Dio esiste, ed è un materasso Ikea.

12) Strappare un cerotto di colpo riducendo l’agonia.

13) La penna nuova che scrive subito senza che tu debba forare il foglio a furia di grattare. A quel punto vuoi scrivere la Divina Commedia per intero.

14) Girarti nella coperta senza fare un casino: di solito a ogni giro ti scopri i piedi, la capoccia, le braccia, le chiappe. Alla fine sei nudo, non si sa come, a casa di tua madre.

15) Digitare tutti i tasti giusti mentre scrivi una mail al pc.

16) Indovinare una parola del cruciverba con una sola lettera.

17) Staccare un’etichetta senza che rimangano residui di colla. Un momento di pace interiore mai più replicabile.

18) Beccare il semaforo verde due volte di fila.

19) Infilare il filo nell’ago al primo colpo. Poi lo appoggi e non cuci niente.

20) Cercare una cosa in borsa, non trovarla, avere un attacco di panico e solo allora trovarla. Un sollievo impossibile da descrivere.

21) Cercare una cosa in borsa e trovarla prima di avere un attacco di panico.

22) Prendere un carrello della spesa silenzioso. E spingere fiero come un re, finché non ti rendi conto che hai preso quello rotto davanti.

23) Pensare di aver perso il cellulare e poi rendersi conto che ce l’hai in mano.

24) Staccare la pellicola del budino tutta intera. E leccarla senza dignità.

25) Stappare una bottiglia di vino e non far finire il tappo in ammollo nel vino. Chiamatemi Bacca.

26) Acchiappare un insetto e buttarlo fuori: perchè io non ti uccido, ma col cazzo che vivi con me.

27) Scrollare un flacone e sentirlo piena. Lì capisci che la felicità è nelle piccole cose. E nei solventi.

28) Trovare un biscotto extra nel pacco. Subito diffidi: chi l’ha messo? Cosa vuole in cambio? Poi lo ingolli.

29) Lavarsi i denti senza mai far cadere il dentifricio nel lavandino.

30) Camminare a tempo con la tua canzone preferita e sentirti protagonista del videoclip.

31) Vincere una discussione con calma e pacatezza. O comunque prima di arrivare alle mani o agli oggetti contundenti.

32) Far cadere la pizza o una fetta di pane e marmellata dal lato giusto. Non succede mai, quindi non so davvero cosa si provi.

33) Aprire il pacco di pasta pregustando la cena, gioia infinita. Peró poi dimenticare di salare l’acqua.

34) Premere l’interruttore della luce esatto.

35) Chiudere il frigo con una spinta di anca. Gioia che si interrompe quando cade una calamita portata da tua sorella quando era stata su Marte nel ’93.

Continuate voi questa lista spelacchiata con cose che vi rendono felici! Cose serie, cose sceme, non c’è limite al peggio!

Hasta la pastaaaa

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Sfoghi di una persona epilettica: dietro a “sto bene”

“Tranquilli: sto bene.”
Lo dico spesso. Lo dico anche quando non è vero.
Lo dico soprattutto quando non è vero.

Vivere con una disabilità invisibile è una grande, costante rottura di palle.
Non c’è niente di poetico, niente di istruttivo. Non si impara un cazzo, però dopo un po’ sai distinguere un’aura da crisi da quella di un’emicrania. Se c’è una tempesta elettromagnetica hai più crisi. Superpoteri forniti in dotazione.

Diventi più forte? Non credo. Però hai le occhiaie.

Se rido: “Ma dai, allora stai bene!
Se piango: “Dai su, devi reagire.
Se parlo: “È che vuoi attenzioni.”
Se sto zitta: “Poverina, non ha superato il trauma.

A un certo punto non sai più nemmeno tu chi sei.
Una persona malata? Una persona che finge? Una che esagera?
Una guerriera, una debole, una noiosa, un errore di valutazione? Meriti davvero l’invalidità? A lavoro sei la mascotte o sei utile? Dov’è il tuo valore, come si calcola?

Hai una crisi — ma niente convulsioni, quindi niente spettacolo.
Allora non è grave. Allora “pensa a chi sta peggio, tu sei già fortunata.”.
Allora devi distrarti.
Ma se ti distrai, stavi esagerando.
Se non ti distrai, sei troppo fragile.

Se stai in silenzio sei strana.
Se parli troppo sei pesante.

Ogni gesto è una performance sbagliata, ogni risposta è fuori tono.
Ti adatti? Sei un esempio.
Cedi? Sei un peso.

E allora impari a dire la frase magica:
“Tranquilli, sto bene.”
Così tutti possono proseguire la loro vita, traumatica sotto altri punti di vista.

Alla fine non sei mai la versione giusta di te stessa.
Cerchi di essere quella che infastidisce meno.

*
Non vi preoccupate, Spelacchiati, sto bene. Più o meno.
Sono giornate intense per il mio cervello, e mi sembra giusto mettervi al corrente dell’altra faccia della medaglia; sempre spelacchiata, ma non divertente.
I post scemi torneranno presto, appena la mia corteccia cerebrale si sarà stabilizzata.

Voi ragazzi come state? Cosa pensate davvero quando dite “sto bene”?