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Alla ricerca del PUK perduto.

Prima mi si è spento il cellulare.

“Esticazzi” direte voi, e avreste pure ragione, a chi non si spegne ogni tanto; l’ho riacceso ed è comparsa la solita schermata: inserisci il pin.

Ho inserito il pin.

Errore. Ancora due tentativi.

Qui cominciavo a sentirmi un po’ come Tom Cruise in qualunque film in cui salva il mondo, ma ho inserito di nuovo quel merda di pin, che è una delle poche cose che mi ricordo nella vita oltre al nome di mia mamma -o almeno l’iniziale del suo nome, perché ho un ciondolo con una “C” incisa che mi impedisce di dimenticarla- e mi ha dato nuovamente errore.
Ero perplessa.
Io nella vita ho tre certezze: Vannacci fa schifo, i mirtilli sono costosi e il mio pin.

Terzo tentativo, game over, compare una richiesta che non vedevo dal 2008: sim bloccata, inserire il puk. 

Avete presente quando per errore cliccate “like” a un profilo di qualcuno che state spiando e per un attimo non vedete più niente perché il vostro cuore è esploso? Ecco. Io poco fa. 
Cosa cazzo significa che devo inserire il puk? E soprattutto, dove diamine lo dovrei trovare il puk!?

Alla fine, dopo mezz’ora di puro delirio in cui ho imprecato così tanto che per poco mia madre non mi ha sciaquato la bocca col sapone, il puk l’ho trovato. Non so come, non so come, però ce l’ho fatto. L’antico puk che andava tratto in salvo è stato tratto.

Però ci sono stati attimi di terrore in cui mi sono chiesta: ma cazzo, questo telefono riconosce le mie impronte, la mia mimica facciale, sa quando mi deve venire il ciclo, probabilmente conosce il mio stato emotivo minuto per minuto… Ma io devo andare a ripescare un codice di dieci cifre altrimenti devo tornare a mandare i messaggi coi piccioni!?

Insomma, ragazzi, morale della favola: tatuatevi pin e puk da qualche parte. 

Non si sa mai. 


E voi avete mai perso le credenziali di qualcosa di fondamentale?!
Hasta la pasta, Spelacchiati!

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Depressione&Dintorni: dannato o benedetto tempo per riflettere

Buondì miei cari Spelacchiati, come state?
Dopo tanti post cretini oggi vorrei farne uno un pochito più serio, spero non me ne vogliate a male.

Temevo che avere così tanto tempo da passare con me stessa senza grandi distrazioni potesse portarmi ad un picco di depressione notevole, invece mi sto scoprendo molto più rilassata lontana dalla vita “normale”. Allo stesso tempo però mi sto rendendo conto di tante cose, e che tante cose ho sempre cercato di nasconderle, incapace di esprimerle.

E’ quindi il momento di fare un bagno di onestà.

Ho preso un’agenda e sto scrivemdo.
Scrivo tutto quello che non sono ancora mai riuscita a dire alla mia psicologa, cose di cui mi vergogno enormemente, cose che mi hanno fatta soffrire, cose che cerco costantemente di ricacciare indietro in qualche anfratto buio del mio cervello sperando che si dissolvano e spariscano per sempre. Queste cose però sono come la muffa, ovvero fanno schifo e prolificano se non le tratti; sono come delle blatte che scorrazzano qua e là, e io mi sono sempre limitata a sperare che se ne stessero rintanate sotto un mobile,che non facessero rumore e non si facessero vedere.
Ma sono sempre lì e sono sempre più grandi, si autoalimentano, si trasformano, si distorcono nella mia mente diventano pensieri torbidi e quasi ossessivi, come se cercassero in tutti i modi di venire fuori, di essere liberati e ascoltati, anche se liberarli ed ascoltarli mi terrorizza.

Sto parlando di ricordi di molto tempo fa, cose che sono rimaste immagazzinate da qualche parte del mio cervello che ha rielaborato il tutto e continua a farlo in maniera a volte palese a volte subdola. Ah, che pazienza con questo cervelletto che mi ritrovo.

Tutte le cose che sto scrivendo mi fanno sentire a disagio. Mi sento fondamentalmente stupida, in imbarazzo, e non so se avrò mai davvero il coraggio di far leggere alla mia Psycho le parole che sto scrivendo in questi giorni; sono cose che non ho mai detto a nessuno, parole che non ho mai e poi mai pronunciato ad alta voce.

Perché vi dico tutte queste cose strambe e probabilmente noiose? Perché sono pazza e perché spero che possiate trarre qualcosa da questo post e che possiate cercare di fare un po’ della più sincera autoanalisi delle vostre ombre, di quelle cose che vorreste nascondere sotto la sabbia e poi prendere quella zolla di sabbia e spedirla su Marte e poi far esplodere il pianeta.
So quanto sia difficile ma mi sto rendendo conto che a volte fare quello che ci spaventa è di aiuto.

Insomma ragazzi, scusate per questo post un po’ strano, un po’ inutile, un po’ fumoso, ma avevo io in primis bisogno di scrivere queste cose e di condividerle con voi, che ormai siete i miei confidenti di fiducia. Poveri voi!

Spero che i miei Spelacchiati se la stiano passando bene, fatemi sapere come butta da voi e se questa quarantena vi sta facendo riflettere o accorgere di cose che prima non avevate il tempo di notare.
Hasta la vista, a presto con nuovi post più leggeri di questo!