Pubblicato in: Senza categoria

Ciance sparse: isteria capodannesca.

Bene, siamo a quel momento dell’anno. 

Quel momento in cui la domanda aleggia nell’aria, è sulla bocca di tutti, è un sussurro trasportato dal vento: “Che diamine fai a Capodanno?”
Niente, non faccio niente, mi dovete lasciare in pace, me ne starò a casa a fare il massaggio cardiaco al mio cane che rischierà la vita almeno sette volte, okay?!

“Mah, guarda, non so ancora, devo vagliare alternative, valutare, scegliere…” 
MA NON E’ VERO NIENTE, E’ UNA MENZOGNA, IL PIANO E’ STARE A CASA A BERE UN BICCHIERE DI VINO ALLE NOVE E ANDARE A DORMIRE ALLE DIECI, OKAY!? MAGARI A UN CERTO PUNTO DELLA SERATA MI SCHIARIRO’ ADDIRITTURA I BAFFETTI CON LA CREMA, NON SO ANCORAAAA

Anche se un po’ mi scoccia stare a casa perché ogni anno durante i saldi compro un vestito succinto giustificandomi con me stessa dicendo “questo lo metto sicuramente a Capodanno!”.
Poi arriva Capodanno, lo provo, e mi esce una tetta da una parte, perdo tutte le paillettes e mi accorgo che mi arriva più o meno all’ombelico dando a tutti una visione piuttosto raccapricciante della mia zona pubica, probabilmente non depilata. Perché chi cazzo c’ha voglia di depilarsi, fa freddo, la pelliccia mi tiene al caldo.

E poi mi è capitato di andare a quelle maledette cene in cui “ognuno porta qualcosa, ihihihih”
NOOOO IO NON PORTO UN CAZZOOOOO NON SO CUCINARE, NON CUCINO MAI, SU TRECENTOSESSANTACINQUE GIORNI IO CUCINO SOLO TRE VOLTE, QUANDO MI FACCIO I NUGGETS DELL’ESSELUNGA! NON VI PORTO UN CAZZOOOOO PIUTTOSTO VI DO’ TUTTI I MIEI SOLDI MA PER L’AMOR DI DIO NON COSTRINGETEMI A METTERMI AI FORNELLI CHE MI VIENE PURE L’ANSIA DA PRESTAZIONE E RISCHIO DI DAR FUOCO PURE AL GATTOOOOO!

“Massì, Sara tranquilla, basta una torta salata!”

MA CHE CAZZO E’ UNA TORTA SALATAAAAA STAI ZITTOOOOO! FALLA TU UNA TORTA SALATA, E’ UN OSSIMORO, COSA STRACAZZO DICI

“Un’insalata di pasta?”

MA LO FAI APPOSTA O COSA, TI SPACCO IL MUSO, O E’ UN’INSALATA O E’ UNA PASTA!CHE CAZZO CI METTO, LE FOGLIE DI ICEBERG?! SEI UN RUMINANTE PER CASO? HAI DUE STOMACI COME LE PECORE?!

“…Vuoi portare quattro salatini?”

Dipende. Posso andare a comprarli già pronti?

“… Sarebbe più carino se li facessi tu… basta poco, una sfoglia e del prosciutto, li arrotoli-“

MA NON HAI CAPITO, IO NON ARROTOLO NIENTEEEE COSA STAI DICENDO, TU SEI UN PAZZO, UN FOLLE VISIONARIO!

“E se ti occupassi del beveraggio? Sai, qualche bottiglia di analcolici e qualche birra…”
Mmh. Questo forse posso farlo. Devo andare a qualche fonte a prendere l’acqua? Devo ammostare io il luppolo?
“No, no, vai e compri le bottiglie.”
“Eh, va bene.”

MA NON VA BENE UN CAZZOOOO PERCHE’ POI MI RITROVO Lì COME UNA TROTTOLA IMPAZZITA E NON SO COSA COMPRARE! IL THE’, IL THE’, VA BENE QUELLO DELLA COOP O FACCIO LA FIGURA DELLA PEZZENTONA!? DEVO PRENDERE IL SAN BENEDETTO? VOLETE I BRICCHI DI ESTATHE’?! CHE CAZZO DI SPUMANTE PIGLIO, QUELLO DA DUE EURO CHE SARA’ SPUTO E ACQUA O QUELLO DA TRENTOTTO EURO E MI GIOCO LA TREDICESIMA!?
E POI, QUALCUNO BEVE IL CHINOTTO? E SOPRATTUTTO, COSA CAZZO E’ IL CHINOTTO?!

Poi si arriva lì alla festa, ci si guarda nelle palle degli occhi per tre ore, c’è chi si appisola sul pavimento, chi sulla poltrona, si cerca di fare qualche gioco da tavolo ma ovviamente nessuno ci capisce un cazzo delle regole -anche perché poi le legge le regole, “si capisce giocando!”- arrivano le undici e mezza, le undici e quarantacinque, le undici e cinquantotto e poi nessuno si rende conto che scatta la mezzanotte quindi brindiamo alle 00.11 perdendo il senso della serata e mi ritrovo il telefono che vibra ininterrottamente perché c’è chi è così pazzo da stare lì attaccato al cellulare a mandarmi gli auguri, ma cosa fai ma perché, ma sei scemo? cosa mi mandi gli auguri a mezzanotte, cioè tu il 31 di dicembre alle 00:00 pensi a me?! ma cosa è andato storto nella tua esistenza!? 

E poi basta, non si sa come si fanno le quattro del pomeriggio dopo, la gente si accorge di non essere andata a lavoro, non aver ripreso i figli dai nonni, scatta il panico, fuggi fuggi generale e il padrone di casa si ritrova miserabilmente a dover pulire tutto.

Bello il Capodanno, mi piace tanto.

Vado a cercare su Google come si fa una torta salata, ciao.

Buon anno, Spelacchiati.

Pubblicato in: Senza categoria

Ciance sparse: Cronache di una commessa un po’ fessa

Allora.
Io non so se qualcuno aspettasse questa cosa oppure no, se qualcuno ci avesse sperato oppure no, ma… ho ricominciato a lavorare in gioielleria.
Ebbene sì.
Mi hanno richiamata loro, ma placate gli animi, è solo per il mese di dicembre.
Questo cosa significa?

SIGNIFICA CHE SONO NERVOSA COME UN GABBIANO CHE HA VISTO CADERE IN ACQUA UN PANINO, IRRITATA COME UN CRICETO CHE HA SCOPERTO LA SUA RUOTA DA CORSA ESSERE ROTTA, ISTERICA COME UN RICCIO CHE HA PERSO UN ACULEO!

Ma io posso essere rientrata in un mondo di “signorina con undici euro di budget che bracciale di diamanti posso comprare?”, “allora io sto cercando un orologio con il quadrante undecagonale, le lancette in amianto e la chiusura a incastro tipo tetris”, “vorrei fare un regalo per il battesimo di mia figlia, qualcosa in oro ma sa vorrei stare entro gli otto euro e ventidue centesimi”, “signorina ma…ma com’è bella lei, è in vendita?”.

Allora.
Io lo dico.
Prima o poi metto le mani addosso a qualcuno, ma andiamo per gradi.

Ore nove: apertura del negozio. Non fa in tempo ad asciugarsi il Vetril che arrivano signore che si appiccicano alla vetrina con entrambe le mani, si incollano lì con la fronte, guardano dentro come se fosse un telescopio, il naso ormai è come quello di Voldemort per quanto sono spiaccicate sul vetro. Avete presente le mosche sul parabrezza in autostrada? Ecco, è quello che vedono i gioielli dalla loro prospettiva.
“Signorina posso vedere quell’anello?
“Sì certo, quale?” mi accingo prontamente a prendere le chiavi.
“Quello lì accanto a quell’altro! No non quello, QUELLOOOO! QUELLO LAAAAA! PIU’ IN LIIIII!!!”

ALLORA SIGNORA LEI SI DEVE CALMARE PERCHE’ SONO LE NOVE E MANCA TANTO COSI’ CHE IO TIRI GIU LA SERRANDA E ME NE TORNI A CASA, OKAY?!

i will kill you jim GIF

Poi manco faccio in tempo ad aprire ‘sta cazzo di vetrina che vedi delle trasformazioni incredibili. Mani che spuntano ovunque. Dita che si moltiplicano. Falangini e falangette in ogni dove, anche dal soffitto. 
Io chiamo a me tutta la forza interiore e la pazienza che guardare video di yoga mi hanno insegnato “Signora, per cortesia infinita, aspetti un attimo che le mostro io– ” MA NIENTE, QUELLA LESTOFANTE RAPIDA COME UN’ANGUILLA NEL CANALE MI HA GIA’ TIRATO FUORI DALLA VETRINA TRE ANELLI, DUE COLLANE, SEI BRACCIALI E PURE UNA PENNA CHE AVEVO DIMENTICATO LI’ DENTRO LA SERA PRIMA NON SO COME.
E si incolla pure a loro.
Sembra stia facendo una perizia del RIS, guarda ‘sti gioielli, li esamina, li annusa, li lecca, tira fuori una lente di ingrandimento x 50 dai capelli, prende la pietra di diaspro nero e l’acido cloridrico per fare i test di autenticità…
Io faccio esercizi di respirazione “Allora… Uno di questi l’ha colpita al cuore? (come vorrei fare io con un arpione?)”
“Mmh no, poi hanno dei prezzi… Ma non è che mi fa lo sconto?”
“…No, non mi è permesso fare scontistica.”
“Ma come niente sconti? Guardi che io ho la tessera.”
“Brava, così accumula punti.”
“E poi due mesi fa era il mio compleanno.”
“Eh, auguri, ha ricevuto qualcosa di bello?”
“Ma uno sconto me lo merito dai, vengo qua una volta ogni due anni!”
“Io vado al bagno tre volte al giorno, cosa dovrei chiedere? Un premio?”
“Senta, dai, lo sappiamo che quell’anello non vale trecento euro.”
“Anche secondo me il mio tempo non vale solo sette euro l’ora eppure eccoci qua.”
“E’ proprio maleducata, sa?” 
“So.”

Achille Lauro Musica GIF by X Factor Italia

Uomo. Mezza età. Specie: rompipalle.
“Ma se pago in contanti? eheh Togliamo l’IVA suvvia, ci accordiamo così, tra noi.”
“Ma guardi, lei può accordarsi come uno Stradivari, il prezzo rimane quello.”
“E se pagassi in natura?Eheheh”
“E se chiamassi la sicurezza?”
“E’ proprio irresistibile signorina, mi passi il POS, dai. Per questa volta la lascio vincere perchè con quelle labbra non posso dirle di no.”
…Bleh.

Season 6 Nbc GIF by The Office

“Benissimo sono sessantanove euro, preferisce pagare con carta o contanti?”
“Ma signorina, non erano trentanove?”

“No, le ho fatto vedere anche il cartellino, ricorda?”
“eheh sì sì stavo cercando di fare il furbetto, signorina.”
“AHAHAHAHA LEI SI CHE E’ PROPRIO DIVERTENTE, CHE RIDERE MI DIA I SOLDI PRIMA CHE IO DECIDA DI FARLA A PEZZETTINI E CHIUDERLA IN CASSAFORTE AHAHAHAH”

Perry Cox Laughing GIF by HULU

Poi ragazzi a volte invece sono io ad andare in corticircuito. Giuro. A volte mi si blocca il cervello, error 404.
L’altro giorno arriva una coppia.
“Buongiorno, stiamo cercando una catenina per ciucci.”
Io sconvolta.
Basita.
Cosa cazzo stanno cercando questi!?
“Una catenina per…?”
“Per ciucci.”
Per ciucci.
Ma che cazzo vuol dire.
Asini?
Cosa?!
Che cazzo di catena gli serve?
“Ma… Allora, ecco, sì, insomma… Io…” sudo freddo, divento color ametista bruciata “Ehm… Le nostre catenine in argento sono tutte lì, vede? In quella vetrina…”
Al che giunge una mia collega scema come un’oca che ride come una iena “SARA, VUOLE UNA CATENINA PER IL CIUCCIOTTO DI SUO FIGLIOOOOO!”
Vi giuro che non l’avrei mai capito, non sapevo neanche esistessero, che vi devo dire sono pazza pure io.
MA COMUNQUE NON VENDIAMO CATENINE PER CIUCCIOTTI, MA CHE CAZZO VIENI IN GIOIELLERIA A CERCARE ‘STE ROBE?!

E poi boh fanno richieste bizzarre.
“Mi scusi avete anelli per il dito mignolo?”
“Mi scusi avete anelli per il dito medio del piede?”
“Mi scusi avete anelli per l’alluce?”
“Mi scusi avete anelli per il ginocchio?”

OOOOHHH MA COSA CAZZO VOLETE DA ME, CHE COS’E’ UN ANELLO PER MIGNOLO? MA PERCHE’ VUOI UN ANELLO PER POLLICE? MA CE LA FATE A CAPIRE CHE VI SERVE UN NORMALISSIMO ANELLO MA DI UNA MISURA ADATTA A DOVE CAZZO VOLETE METTERLO!?

amazonvideouk giphyupload happy smile smiling GIF

Regà l’altro giorno…
Stavo facendo il pacchettino, tutta trionfante per la vendita. Prendo la scatolina, la chiudo, compilo la garanzia, la infilo nel sacchettino, faccio il fiocchetto e consegno tutto alla signora che prende, saluta e se ne va.
Io soddisfatta mi giro per mettere via la pinzatrice e cosa vedo sul bancone?
Gli orecchini da trecento euro.
Della signora.
Quelli che aveva appena comprato, e che dovevano essere nel suo sacchettino.
OMMIODDIOOOOOOOO SIGNORAAAA TORNI QUA ODDIOOOO LE HO DATO LA SCATOLETTA VUOTAAAAAA SONO IMBECILLE MI PERDONI MI HANNO OPERATA AL CERVELLO MI SCUSIIIIIIII AIUTOOOOOO SIGNORAAAAAA TORNI QUAAAAAA
E io comincio a correre per tutto il centro commerciale come una trottola impazzita finché con una menzogna incredibile e una manovra degna di nota non riesco a rendere tutto molto meno drammatico di quel che era in verità e le infilo gli orecchini nella scatoletta.
Le mie colleghe sono ancora piegate in due dal ridere.

Però a volte succedono anche cose belle, e quelle scaldano un po’ il mio cuoricino impietrito e indurito.
Signora molto elegante che passa davanti e incrociamo lo sguardo, dopo un attimo torna indietro ed entra “Signorina sa che ho deciso di entrare solo perché l’ho vista e mi ha sorriso? Mi ha infuso così tanta gioia che non ho potuto evitare di entrare, la ringrazio.”
Clienti che portano il caffè per pura gentilezza.
“Signorina sono tornata qui solo perché ho visto che c’era lei, l’altro giorno mi sono trovata così bene! E’ un piacere comprare quando la commessa ti trasmette qualcosa di positivo, complimenti.”
E poi ragazzi oggi sono quasi morta di commozione perché un ragazzo dopo aver girato in lungo e in largo ha trovato e scelto l’anello di fidanzamento e vederlo così emozionato e commosso mi ha sciolta come un gelato al mare. 
Meno male che si fanno anche esperienze così carine, a volte!

Insomma questo è quello che riguarda la mia vita lavorativa in questo momento molto bizzarro, sto continuando a cercare lavoro da categoria protetta ma è molto più difficile di quanto pensassi. Domani avrò una visita psichiatrica dalla quale non so cosa aspettarmi, voluta dopo i miei test cognitivi andati nuovamente molto male… Mah! Vedremo. Non sapendo cosa aspettarmi parto già delusa. 

E voi come state? Vi state preparando a questo Natale 2024? Siete pronti a mangiare come se non ci fosse un domani? Avete già preparato il menu di cene e cenoni? Ma cosa più importante… Regà, come siete messi a regali!?!? Vi prego ditemi che non sono l’unica che deve ancora finire, non credo di essere mai arrivata al 23 Dicembre a cercare ancora doni da fare!

Raccontatemi un po’ tutto, a presto!

Hasta la pasta 

Pubblicato in: Senza categoria

Spelacchiati… ci siete ancora? 💕

*Sollevo in aria il mio cane di trentatrè chili* Ma se io tornassi a scribacchiare i miei sciocchi pensieri su questi lidi, quanti Spelacchiati ci sarebbero ancora a leggermi?
E quanti preferirebbero passare le giornate a guardare la vernice asciugarsi?

Per non smentirmi mai vi scrivo:

  • con il Covid (non sento i sapori, sto impazzendo, percepisco solo le consistenze che schifo ridatemi la gioia del cibooooooo odddddiooooooooo come si faaaaaaaaaaaa NON C’E’ PIU’ UN BRICIOLO DI FELICITA’ IN QUESTO MONDOOOOOO)
  • isterica perché il Caaf ha fatto un casino e di conseguenza l’INPS ha bocciato il mio assegno mensile di invalidità
  • con il conto così disperato che l’app della banca si disinstalla da sola ogni due giorni circa
  • dopo che mi è venuto il ciclo DUE VOLTE in questo mese
    … Insomma. E’ un periodino simpatico. Potrebbe essere il momento giusto per tornare a chiacchierare con voi… Se vi va!)
    E voi, Spelacchiatini miei… Come state? 👀💕

Pubblicato in: Senza categoria

Ciance sparse: Colloqui di lavoro e convivenza

“Bene, Sara… Ti sei mai occupata di contabilità?”
“Ehm… No.”
“Ti sei diplomata in un istituto di ragioneria?”
“No…”
“… Sai usare le tabelle di calcolo di Excel?”
“…Ehm… So scrivere le cose nei rettangolini…”
“… Sara… Quanto fa tre più due?”
“…Sette?”

“Raccontami di una volta in cui hai sbagliato qualcosa.”
“Beh circa ventinove anni fa, quando sono venuta al mondo. E’ stato un grave errore.”
“…”
“Ehm… Una volta ho ordinato un cappuccino normale invece che col latte di soia, Dio solo sa cosa ha visto il bagno quel giorno… Un errore madornale direi, mai più.”
“. . . “
“… Vuole sapere di quando anni fa mi sono distratta ed è scappato il cane?”

“Come gestisci le liti con i colleghi?”
“Beh prima di tutto cerco di mantenere la calma ed essere aperta al dialogo in modo da risolvere la questione come persone adulte, mature e responsabili.”
“Molto bene.”
“Poi se non basta e quello fa l’arrogante prendo la capoccia di quell’imbecille e gliela fracasso sulla scrivania urlando “SEI UNA CAPRA IGNORANTEEEEEE! TI ODIOOOOO! NON TI PERMETTERE MAI PIU’ DI TRATTARMI MALEEEEE” fino a che non sviene, dopodiché gli disegno dei peni sulla fronte con il pennarello indelebile.”
“…”

“Quanto vorresti guadagnare?”
“Ehm, è una domanda un po’ a trabocchetto questa, vero? Cioè io vorrei guadagnare più o meno quanto Bill Gates, diciamo che non vorrei scendere sotto i trecento milioni l’anno, ecco. Però va bene anche lo stipendio di Elon Musk, sono una che si accontenta.” 

“Come lavori sotto pressione?”
“Male. Malissimo. Al minimo inconveniente mi viene un attacco di panico e mi trovate raggomitolata sotto a uno scaffale in preda ai singhiozzi. Una volta ho provato a chiudermi dentro la cassaforte fino alla fine della settimana.”

“Dimmi come motivi il resto del team.”
“Beh gli dico “sentite teste di cazzo, qua c’è da raggiungere il target altrimenti andiamo tutti a casa e moriamo di stenti quindi vedete di vendere quelle cazzo di cose e se vi sento lamentarvi vi tiro una testata fortissima.”

“Come mai vorresti lavorare proprio con noi?”
“Mah guardi per me un posto vale l’altro, spero che voi paghiate un po’ più di Pinuccio che mi darebbe tre euro al giorno per lavorare in pizzeria.”
“… Non ti piace la nostra azienda?”
“Manco so cosa vendete, e comunque probabilmente non mi piacerebbe lo stesso. Non è una questione personale, io odio lavorare.”

“Allora Sara, dimmi un po’, se tu ti trasformassi all’improvviso in un rettile velenoso, con sei zampe, due ali giganti e tre teste, cosa faresti come prima cosa?”
“Beh, decollerei all’istante e andrei in volo fino alle Hawaii, mi farei un po’ di ore al sole come una lucertola, poi tornerei qua e andrei a da fuoco alla macchina del mio ex che mi ha lasciata dicendomi che non ero abbastanza per lui… Ma abbastanza cosa? EH? COSA? ANCORA ME LO CHIEDO DI NOTTE QUANDO MI SENTO SOLA E TRISTE INGLOBATA DALL’OSCURITA’, NON SONO ABBASTANZA COSA!?

“Benissimo Sara, raccontami qualcosa di te.”
“Ehm, beh, ho ventinove anni, ho avuto un’emorragia cerebrale, soffro di epilessia, mi hanno operata al cervello, non so cosa fare della mia vita e principalmente provo due emozioni: disperazione e voglia di piangere. Vado in terapia da sei anni ma evidentemente non sta funzionando visto che contemplo l’idea di lanciarmi da un ponte un giorno sì e l’altro anche, prendo circa duecento pastiglie al giorno per tenere sotto controllo tutti i miei problemi di salute, mi è venuta una contrattura alla spalla destra ma non ho i soldi per il fisioterapista.”
“… Le faremo sapere.”

Insomma ragazzi, questa è la mia miserabile esistenza in questo momento. Diciamo che dopo l’intervento alla cucuzza mi ero presa un periodo di pausa e non volevo neanche saperne di cercare lavoro, ero concentrata sul non farmi riaprire la capoccia, però ora temo sia giunto il momento di tornare in pista.

Sono contenta di farlo? No, neanche un po’, ho l’ansia, non mi sento capace a fare nulla, non ho alcuna abilità di nessun tipo e al massimo posso portare i caffè ma uno alla volta perché se no li rovescio e mi ustiono. 

Anche perché… Mr Batterino parla di convivenza. Con me.
Cioè io e lui.
In una casa.
Da soli.
Insieme.

Credo abbia picchiato un po’ troppo forte quelle bacchette, si dev’essere rincoglionito all’improvviso. 

Ma come gli viene in mente di andare a vivere con me? Con me proprio, che sono la persona più strampalata, bislacca, disordinata e incapace di fare alcunché di tutto il mondo? Temo per la sua salute psicologica, qualcosa dev’essere andato storto in lui. 
Eppure è così, mi parla di convivenza, di starcene da soli in un posticino tutto nostro… E sono contenta, sia chiaro, però mi caco addosso dall’ansia e dal terrore perché non mi sento in grado. 

Prima di tutto il mio casino con il tumore avevamo praticamente vissuto insieme per un bel po’ di mesi, ma era stato tutto così facile e naturale in quel momento… Dopo l’intervento non mi sento più in grado di fare nulla, nemmeno vivere con lui, è come se si fosse creato un varco temporale: il “prima” e il “dopo”, e in questo “dopo” sono persa come un pinguino in un’astronave: fuori posto e non senza idea di come io sia arrivata qui!

Dunque mie piccoli spelacchiati, voi come state? Vi va di narrarmi un po’ del vostro lavoro o dei periodi in cui doveva trovare lavoro ed era tutto un marasma di cose? Avete consigli per una povera Spelacchiata come me?

E poi… CONVIVENZA SERIA, OMG COME SI FA RAGAZZI AIUTO DITEMI COSA SUCCEDEEE COME SI FAAAA COME SI GESTISCE UNA CASA, COSA DEVO FAREEEEE VADO A VIVERE DA LUI E POI?! Troppi cambiamenti, ora farò i bagagli e andrò a vivere da sola su un monte isolato dall’umanità e vivrò di bacche, perchè è così che risolvo le cose io che sono una persona seria e matura.
Bene ora mi calmo e vado a leggere tutti i vostri commentini allo scorso post, vi voglio sempre molto bene e in questi giorni mi metterò a rispondere a tutti voi perché vi voglio molto bene!
Hasta la pastaaaa

Pubblicato in: Senza categoria

Ciance sparse: reminescenze di una commessa perplessa

Buonasera miei piccoli, bislacchi Spelacchiati, come state? Come butta? Yo!
…Sembro giovane e giovanile? No perché qua ormai sono tutta incartapecorita, mi sembra di avere duecentotrentadue anni. Sarà che nella mia fetida città sono tornati ad esserci quattro gradi, piove, c’è umidità e vorrei solo andare in letargo, non so.
Oggi stavo guardando per la seicentesima volta il telefono in attesa del messaggio dall’Inps in cui mi dicono che mi è arrivata la Naspi, e invece niente. Neanche mia madre che mi manda un messaggio così, per salutarmi. Nada. Il vuoto cosmico. Un cellulare di una tristezza agghiacciante.
E mentre aspetto la Naspi ormai da mesi mi è venuto da ripensare a quando io ero una persona normale e lavoravo, ero una cittadina produttiva e utile alla società.

Perché io me le ricordo, quelle clienti.
Quelle che trasudavano ricchezza. 
Un’aurea di riccaggine, la emanavano proprio dai pori della pelle. 
Io emanavo esaurimento nervoso e psicosi invece.
Arrivavano lì e cominciavano a stendere il collo all’insù, ma tantissimo, reclinando anche un po’ la testa all’indietro per far vedere benissimo orecchini e collana. 
Una posa completamente innaturale che ti veniva da chiedere “signora, ma sta bene? Ha una paralisi? Vuole un massaggio?” perché stendevano sto cazzo di collo fino all’inverosimile, su, sempre più su, fin dove osano le acquile.

Chissà se qualche uccello si è mai posato loro sul naso.

Ma cosa dovrà mai vedere da lì?
Beh loro erano le clienti-brontosauro. 

I Colli Lunghi. 

Dall’alto della loro stesura, che ancora un po’ e cadevano all’indietro, si aggiravano imperiosamente per il negozio guardando solo i cartellini dei prezzi. Sotto i duecentomiliardi di euro non andava bene niente.
“Io voglio solo il meglio.”
“Ahh caspita, noi vendiamo solo il peggio del peggio, pensi un po’, dovrà andare altrove. Ci impegnamo proprio per vendere la merda.”

Però sono anche quelle che dopo aver provato le cose più costose, quelle che tiri fuori dalla vetrina una volta all’anno e preghi che un granello di polvere non si posi proprio lì sopra, allora dicevano “non mi piace, ma già che ci sono compro una cosina per mia figlia” e si pigliavano la bassa bigiotteria. Neanche l’acciaio o l’argento, proprio quelle tre robe orride che avevamo in negozio.

Poi c’erano i Raptor.
Signore che non si capisce bene quali tesori dovesse contenere la loro borsetta a mano ma se la stringevano al petto con così tanta forza che sembrava che avessero delle piccole ali ripiegate al posto delle braccia.
Signora, giuro che non le ruberò la crema idratante per le mani.
Poi cominciavano a correre qua e là per il negozio e saltare sui banconi per cercare noi che ci eravamo raggomitolate lì sotto al riparo…

Poi va beh, loro.

Gli infaticabili simpaticoni.
Ma lei è in vendita?” e giù di grasse risate.
Guardi, io sorrido gentilmente perché non è legale staccarle una falange a morsi, ma se potessi… Se solo potessi….
COGLIONE

I mariti sono una categoria a sé.
Non importa se debbano fare un regalo alla fidanzata per l’anniversario o alla moglie per il centocinquantesimo compleanno, loro non sanno niente.
Non sanno chi sia la loro compagna. Penso non ne conoscano nemmeno il nome, a sto punto.
Benissimo mi dica, cosa stiamo cercando come regalo?”
“Eh, non so… Non saprei mica…”
“Beh ma sua moglie di solito indossa oro giallo? Oro bianco? Possono piacerle delle pietre preziose?”
E ti guardano, spauriti, come se tu avessi parlato in un’antica lingua del diavolo.
Non so proprio…
Okay andiamo per gradi, indossa di più le collane, gli anelli o gli orecchini?”

Occhi vuoti, vacui, stanno rivivendo il Vietnam che non hanno manco vissuto.
“… Andiamo sul sicuro e prendiamo una collanina d’oro con un ciondolo che piace a lei? Sicuramente apprezzerà. Oppure possiamo stare su un sempreverde punto luce, magari una parure collana e orecchini.”
Ormai sono persi, non sanno più cosa stai dicendo, cos’è l’oro? Cosa sono le pietre preziose? Cos’è questo negozio, come ci sono finito?

Categoria a sé la fanno gli anziani
“Signorinaaaaahhh!”
“Un secondo e sono da lei!”
“Signorinaaaaaaaaaaaaaahhhh!”
“Arrivo subito, faccio pagare la signor-“
SIGNORINAAAAAAAAAAAAAAHHHHH

Al che molli l’intera cassa al cliente precedente perché ne hai già pieni i maroni e ti dirigi da ‘sto anziano signore che “devo fare un pensierino per mio nipote, avete qualcosa sotto i sei euro e venti?”
E vorresti solo picchiarlo. Solo quello chiedi alla vita. Ma non potendo farlo ti dai all’autolesionismo.
Regà come credete mi sia venuto tutto quel casino al cervello? Così, cercando di uccidermi dopo una conversazione del genere sbattendo la capoccia contro un bancone.

Ma poi “signorina” cosa, cosa cazzo vuoi, COSA C’EEEEEEE? Oppure, peggio ancora, quelli che per chiamarti fischiano. Io non ho mai avuto l’ardore di farlo ma mi sono sempre ripromessa “al prossimo che fischia io canto e vediamo che bel duetto viene fuori.”

Va beh non terrò conto dei genitori con prole al seguito che se ne sbattono altamente le natiche di cercare di dare un’educazione ai marmocchi quindi lasciano che quelli spiaccichino completamente la faccia sui vetri, li lecchino, tocchino ogni vetrina possibile -tanto mica deve pulire lei DOVE HO PULITO TRENTA SECONDI FA– e ficchino pure le mani nelle vetrine appena le apro.

Ma piccoli lestofanti, volete vedere come si rimane monchi? Così, fallo di nuovo, metti quella tua manina qua dentro e prova a prendere un anello mentre servo la signora, PROVACI DI NUOVO. P R O V A C I. 
“Eh sono un po’ vivaci!”
Eh lei è un po’ una testa di cazzo, chissà da chi hanno preso! Ma tranquilla che ci penso io, un solo gesto secco e via un po’ di ossa del metatarso, lasci fare.

Insomma, questi meravigliosi ricordi me li porterò con me nella tomba, penso che non potrei mai dimenticarmi il nervoso che la clientela riusciva a farmi salire; e infatti ho avuto una crisi epilettica a lavoro, chissà come mai. CHISSA’.
E voi invece? Nuovi avvincenti racconti su clienti deficienti o altamente bislacchi ne avete? Narratemi tutto che mi fate schiattare con i vostri commenti, mi ribalto ogni volta; se sono con Mr Batterino mi guarda un po’ stranito e ormai mi chiede “è il blog?” e io annuisco solamente. Tra l’altro Mr Batterino sa dell’esistenza di questo blog ma nient’altro, non ha accesso a questo luogo di perdizione in cui mi sento libera come un fringuello di dire scemenze. Nessuno saprà mai di questo posto meraviglioso, è il mio luogo segreto di benessere.
Bene ragazzi, lascio la palla a voi e come sempre
HASTA LA PASTAAAAAAAA

Pubblicato in: Senza categoria

Ciance sparse: compleanni e paturnie!

Buonasera miei piccoli, cari Spelacchiati, come state? Non so se voi potete vederlo ma io pubblico sempre a orari bizzarri, stanotte sono le due e zero quattro.

Sono un po’ una capra insonne, che vi devo dire.

Regà, sono stressata.

Madonna regà, si avvicina il compleanno del Batterino e io sto andando il sbatterino
In ansia.
In modalità “follia estrema oddio corro da tutte le parti sbattendo la testa qua e là”.
Non so bene perché ma quando arriva il compleanno del Batterino sento di dover dare il mille per cento di me, perché sono un essere microcefalo che il signor Batterino (detto anche Mr Batterio, proprio come i batteri) deve sopportare e supportare soprattutto negli ultimi anni perché diciamo che tra il venirmi a trovare in ospedale ogni volta che ero ricoverata, stare con il patema dell’intervento, viversi le mie angosce e tutto quanto non so come abbia fatto a non mollarmi o sganciarmi un pugno fortissimo in faccia.

Quindi regà, acqua in bocca eh perché ve lo dico in confidenza: gli sto organizzando una festa a sorpresa.
Il che può anche essere una cosa carina, direte voi.
BEH NON LO E’ LA MIA ANSIA SOCIALE MI STA UCCIDENDO DATEMI DEL VALIUM ORA BERRO’ DELLA CANDEGGINA ADDIO
…Volevo dire, con calma e pacatezza, che scrivere a cinquanta persone che conosco solo di vista per invitarle a una festa che sto organizzando mi mette un filino di disagio addosso. 
Cioè, capite, io sono un piccolo essere che fa come i paguri, cerco la mia conchiglietta in cui raggomitolarmi e me ne sto tranquilla tranquilla senza dare fastidio a nessuno.

Soffro un pochino di ansia sociale, quando ero più piccola molto di più: per me era un’impresa titanica anche solo alzare la mano per chiedere di andare in bagno, diventavo viola alle interrogazioni, ero abbastanza imbarazzante; per fortuna col tempo sono migliorata molto ma ci sono ancora rimasugli di ‘sta roba qua che ogni tanto fanno capolino. Soprattutto se devo scrivere a persone che non conosco.
Ho inviato i primi messaggi e stavo lì col telefono in mano ad aspettare che qualcuno rispondesse per assicurarmi che non mi mandassero a cagher in gruppo, tutti quanti.

Ora sto anche cercando di decidere cosa regalargli, e sarebbe più facile dar un antibiotico al mio gatto. 
Per chi non lo sapesse, dare le medicine ai gatti è praticamente andare incontro alla morte correndo, più che altro diventa una rissa in cui il gatto ti conficca le unghie ovunque riesce e tu pur di tenerlo fermo e infilargli al siringa in bocca vorresti dargli una padellata sulla capoccia pelosa.
La mia gatta poi diventa un’arpia, fa dei versi mostruosi, si contorce come se fosse posseduta dal Maligno, una roba agghiacciante. ‘Sta cretina. 
La dovrei lasciare senza medicine, poi vede lei se schiattare o lasciarsi sparare in gola l’antibiotico, le lascio libero arbitrio.

Comunque, dicevo, fare un regalo al Batterio è come muovere un orecchio solo alla volta (ditemi che ci state provando, dai, mi ribalto. Tanto non ci riuscite), è come vedere me votare Lega, è come… Non so, non mi viene altro, penso di aver reso l’idea ma continuate voi nei commenti a fare paragoni impossibili.

Perché lui è una rottura di balle, non capisce.
Non capisce che l’essenza del regalo è “una cosa bella che da solo non ti compreresti ma ti fa piacere ricevere”.
No, per lui i regali sono solo “cose utili”. MA ASSOLUTAMENTE NO, COSA CAZZO DICI BATTERINO! I REGALI DEVONO ESSERE BELLI, LE COSE UTILI ME LE COMPRO DA SOLA DURANTE L’ANNO! Qualcuno glielo dica, vi prego.
Io lo so già che diventerò una di quelle donne a cui il fidanzato/marito regala cose come la scopa elettrica per il pavimento o un forno nuovo, o porta la macchina a lavare come regalo di anniversario.

Io in cambio gli regalerò tanti di quei pugni che col cazzo che suonerà mai più la batteria, gli spezzetto le dita così le bacchette potrà solo infilarsele nel naso e imitare i trichechi.

E quindi sono qua, con centoquarantadue schede di google aperte, che navigo da una all’altra all’impazzata guardando set Lego che costano quanto un mio rene rinsecchito, piatti per la batteria (che poi che cazzo vuol dire, per me i piatti si dividono in “fondi” e “piani” a seconda di quello che devi mangiare, qua si dividono per dimensioni! Ma io che ne so cosa cambia da un piatto da 19 a uno di 18, quale abnorme differenza potrà mai esserci?), microfoni, biglietti per concerti.
Regà, sono stremata.

A breve mi accascerò al suolo, oppure mollo il Batterino per lo stress.

Mi ci rimetto insieme dopo il suo compleanno.

Per ora comunque le adesioni al compleanno sono tantissime, più di quelle che mi aspettavo! Lo organizzerò al pub dove andiamo di solito, il mio malefico piano è portarlo a una cena romantica e poi andare lì dove ci saranno circa quaranta persone nascoste che salteranno fuori e gli faranno venire un infarto.
Nel mio caso mi verrebbe davvero, un infarto, ma conto che a lui non succeda.

Stavo anche pensando con un po’ di tristezza che se qualcuno dovesse organizzare una festa a sorpresa a me ci sarebbero tipo quattro persone più il mio cane e il porcellino d’india (il gatto no perché è troppo altezzoso per queste cose e la nostra massima dimostrazione d’affetto è quando ogni tanto mi si avvicina e mi annusa il naso, figuratevi se viene a una festa per me). Però se qualcuno vuole organizzarmi una festa e noleggiarmi anche degli spogliarellisti a me va benissimo, non mi offendo mica neh!

Detto questo regà, voi come siete messi a feste a sorpresa? Vi piacciono? Vi fanno schifo? Siete dei draghi nell’organizzarle? Perché io più che un drago mi sento una lucertola, se avete consigli da dispensare dispensate pure. 
Narratemi le vostre esperienze sicuramente illuminanti o quantomeno divertenti (siete troppo cretini, adoro i vostri commenti regà) così prendo spunti!

Hasta la pastaaaaaaaaaaaa! 

Pubblicato in: Senza categoria

Ciance sparse: intervento al cervello, non sono diventata più intelligente tranquilli!

Buonasera miei cari, piccoli Spelacchiati! Come state?
Io ho un dubbio, devo sottoporvi un quesito di fondamentale importanza.
Ma anche voi in questo periodo state trovando cimici decedute ovunque? Alzo un libro e c’è un insetto morto. Sposto un vestito abbandonato sulla sedia in camera mia da tempo immemore e cade una cimice. Apro una finestra e mi piombano addosso cimici a vagonate, una cascata di cimici rinsecchite, giuro è uno spettacolo aberrante io prima o poi esco dalla mia stessa pelle e me ne vado alle Bahamas perché così non si può continuare.
Non so se fosse peggio prima, quando ogni trenta secondi cominciavi a sentire un ronzio in lontananza che poi diventava praticamente assordante fino a che STOOOOCK! Una cimice ti piombava addosso.
Sullo schermo del pc. In testa, per terra, nel piatto.
Non so come io abbia fatto a sopravvivere fino ad ora.

Ma parliamo di cose vagamente più serie, che voi siete degli Spelacchiati adorabili e vi interessate alla mia salute.
Beh, sono viva! Habemus ancorus una Spelacchiata Suprema -cioè io-.
Cercherò di andare con ordine partendo da un martedì di fine novembre quando sono andata all’Istituto Besta per fare il pre-ricovero. Devo dire che quel giorno l’ho vissuto bene, girovagavo per l’ospedale, andavo alle macchinette a prendermi i Kinder Bueno, chiacchieravo allegramente con persone a caso… Me la spassavo.
Mercoledì ho cominciato a subodorare che stesse davvero per succedere qualcosa di orribile al mio piccolo cranio, ma una parte di me era ancora in modalità “non è vero, tu stai tranquilla mica ti aprono come una scatoletta di tonno”.
La consapevolezza mi è piombata addosso quando alla sera l’infermiera mi ha sganciato un po’ di bustine con dentro shampoo e bagno doccia bizzarri dicendomi “cara, devi farti la doccia anti-batterica”.

Prima di tutto stiamo calmi, che mi sembra una roba da apocalisse.
E poi che cazzo devo fare?
Niente di che regà, in realtà ho dovuto soltanto cercare di non allagare troppo il bagno mentre mi lavavo con quella roba molto specifica che ammazza qualsiasi tipo di germe o batterio nel raggio di chilometri.
Ecco, quello è stato il momento della consapevolezza, il momento in cui ho cominciato a valutare le mie opzioni: “allora, calarmi dalla finestra non posso perché siamo troppo in alto, infilarmi nel cesto dei panni sporchi no perché mi fa schifo, potrei cercare di saltare sul vassoio gigante della colazione domattina…

E niente ragazzi miei, alla fine dopo lungo pensare e un breve piantino sono entrata in trans-agonistica: facciamolo.
Leviamo Anselmo.
Pensavo che non sarei riuscita a chiudere occhio invece ho dormito come una citrulla, perché ormai era fatta: non era più solo una possibilità che aleggiava su di me, mi stavano davvero per operare. Ed ero… sollevata.
Anche perché il mio neurochirurgo regà era un figo di dimensioni astronomiche, emanava Sindrome di Dio da ogni poro eh, però quella sicurezza, quell’atteggiamento da “io posso fare qualunque cazzo di cosa” mi ha dato una notevole dose di calma. Penso che ogni tanto si metta a fare cose tipo fermare i treni a mani nude e lottare con le tigri, così, giusto perché sente di poterlo fare.
Io invece mi sento un verme verminoso e verminante, ma questa è un’altra miserabile storia.
La mattina dell’intervento ho mandato qualche selfie stupido alla mia famiglia perché la cosa che più mi preoccupava non era il mio intervento ma l’idea che i miei genitori potessero farsi venire un infarto dall’ansia o che mia sorella in preda ad un attacco isterico si mangiasse cose con il lattosio o che il Batterino si ingoiasse una bacchetta per la disperazione.
Sono sopravvissuti pure loro, meno male.

Mi hanno messo il camice, mi hanno portata giù, mi hanno detto “ora arriva il cocktail di farmaci…” e io non ho capito niente da lì fino a tre/quattro giorni dopo.

L’intervento è andato bene, Anselmo non ha opposto resistenza, io ho avuto un po’ di crisi epilettiche a ripetizione quando mi hanno svegliata ma di quello ho dei vaghi ricordi. So che la mia famiglia era lì, ma non mi ricordo nulla. So che sono venuti a trovarmi anche i giorni seguenti, ma non ricordo nulla.
Comincio ad avere dei ricordi dal terzo giorno dopo l’intervento, e i miei ricordi sono: DOLORE, DOLORE, DOLORE CAZZO CHE DOLORE.
Quando i miei mi chiedevano come stessi dicevo che stavo alla grande, la verità è che il dolore che ho provato in certi momenti non me lo dimenticherò mai; non riesco neanche a descriverlo, era solo estenuante e spaventoso. Una mattina hanno ritardato a darmi la morfina e pensavo che sarei schiattata lì così, un modo veramente stupido di schiattare dopo un intervento.
Poi l’infermiera è arrivata con luci angeliche intorno e cori di angeli che la precedevano e quando mi ha iniettato la morfina avrei voluto farle un bonifico a sei zeri.

Ora sono a casa, in convalescenza. Ho avuto due crisi epilettiche da quando sono a casa, il che non è esattamente un buon segno ma attendo il parere della dottoressa prima di cominciare a disperarmi e prendere a testate il muro -anche questa non sembra un’ottima idea, lo so, però cercate di capirmi- perché potrebbe voler dire un altro intervento molto più invasivo -CIOE’ ANCORA PIU’ DI QUESTO, CAPITE?!- ma non voglio neanche pensarci al momento.

Devo dire che adesso ragazzi mi sento come se un enorme peso che non sapevo neanche bene di portare addosso mi sia stato tolto.
Mi hanno tolto Anselmo, il mio tumore al cervello. Non rischio più di avere un’emorragia cerebrale da un momento all’altro. Mi viene da piangere, non sembra possibile.
Ora mi viene da piangere anche per un altro motivo: come si torna alla vita dopo quasi due anni? Cosa devo fare? QUALCUNO MI DIA UN LIBRETTO DI ISTRUZIONI PER FAVORE, non so cosa devo fare! Visto che ho ancora crisi la patente ovviamente me la sogno, devo capire se posso cominciare a cercarmi un lavoro, se posso finalmente tornare in università e cercare di dare gli ultimi cinque esami che mi mancano per laurearmi in lingue, se posso uscire da sola a fare una passeggiata. E’ tutto un po’ strano, come se fossi in un mondo che non conosco bene. 
Fa un po’ paura.

Ma qua andiamo a pipo durissimo incontro alle cose quindi forza ragazzi, narratemi, voi come state? Ditemi qualcosa di bello che avete fatto in questo periodo, qualcosa di cui siete orgogliosi. Può anche essere “ho trovato un bar che fa un cornetto al pistacchio che al mattino mi regala della gioia di vivere“, e poi ditemi che bar è perché i cornetti al pistacchio sono la mia passione.
Potete anche sfogarvi raccontando qualcosa di brutto o stressante che dovete affrontare, mi piacerebbe che nei commenti vi supportaste un po’ a vicenda perchè è di fondamentale importanza trovare qualcuno che dia un po’ di supporto. Avrete sempre il mio.
Insomma, hasta la pasta ragazzi, grazie di esserci sempre per me.

Pubblicato in: Senza categoria

Ciance sparse: cambiare lampadine e aggiustare tubi

Buongiorno miei cari Spelacchiatini, come state?
Oggi ho voglia di lamentarmi di una cosa che secondo me non ha abbastanza risonanza mediatica ma la meriterebbe tutta.
Una cosa tipicamente maschile, per quanto riguarda la mia esperienza. Ce l’hanno mio padre, il Batterino, i miei amici. So che mi capirete o che vi ritroverete in questa fastidiosa cosa, fatemi sapere le vostre esperienze a riguardo vi prego!
Non credo abbia un nome, quindi glielo do io: ILSOFARETUTTISMO.

C’è una lampadina da cambiare? “Ci penso io!” disse il batterino.
C’è da aggiustare il lavandino del bagno, che perde? “Ci penso iooooo” disse nuovamente il Batterino, col risultato finale di fare un disastro, incazzarsi e poi chiamare l’idraulico.
C’è da smontare la serratura e rimontarla perché non si sa per quale ragione si è sminchiata? “CI PENSO IOOOOOOOOOOO” urlò agguerrito il Batterino armato fino ai denti, non sapendo neanche cosa fosse una serratura. Non so cosa sia successo, so solo che ha bestemmiato in quindici lingue diverse per parecchie ore, poi esausto e sudato si è arreso e mi fa “chiama il fabbro, io vado in saletta.”

E pensare che non viviamo nemmeno insieme, figuratevi.

Giuro, l’altro giorno lo tenevo per i pantaloni mentre si è arrampicato sul davanzale della finestra aperta per cercare di rimettere a posto le tapparelle che si erano incagliate.

Ora.
Io dico.
Batterino mio, luce dei miei occhi, sola e unica gioia in un mondo di tristezza, MA SEI DEFICIENTE?
Ma perché ti devi appendere come uno scimpanzè rischiando di sfracellarti dal terzo piano, per fare qualcosa di cui non hai la minima competenza? Ma ti chiami Tarzan per caso? Sei Re Luigi de Il Libro della Giungla?
Io la prossima volta gli do una spintarella. Un colpetto piccolo piccolo, poi vado a raccattarlo con il cucchiaino dalla strada.
Anche perché non so voi come siate messi coi vostri compagni tuttofare ma mentre si improvvisano carpentieri, elettricisti, idraulici e quant’altro il mio Batterino si incazza come un orso, non si sa bene con chi, e comincia a sbraitare qua e là senza alcun motivo.
Batterino mio, posso dirti una cosa? Ti metto le mani al collo.
Ma ci sarà un motivo se non mandano me a suonare, no? Se chiamano te, che hai anni e anni di esperienza e studio alle spalle. 

E ALLORA PERCHE’ PER FARE UNA CAZZO DI CANALINA CHE NON SO NEANCHE COSA SIA TU NON VUOI CHIAMARE UNO CHE FA ‘STE COSE NELLA VITA DA TRENT’ANNI E CI METTEREBBE MEZZO SECONDO, PER DI PIU SENZA IMPRECARE?
Ma questa totale mancanza di senso critico e di umiltà è solo degli uomini della mia vita? No perché io lo so che sono anche tra di voi questi qui, questi esseri che pensano -non si sa per quale motivo- di saper fare tutto. ‘Sti artigiani della qualità, sti guru della manualità, ‘sti cosi che provano a fare del loro meglio, solo che il loro meglio fa cagare e poi bisogna risolvere un problema più grande di quello di partenza.
Io prima o poi gli prendo quella capoccia e gliela sbatto contro qualcosa, così mentre lui è tramortito chiamo l’elettricista a metterci tutto a posto e al suo risveglio è tutto sistemato.

Lui, dal canto suo, dice che sono una capra.
Ed è assolutamente vero, come dargli torto, a volte belo pure.
Non so neanche mettere un chiodo alla parete o avvitare una vite per unire due assi di legno, quindi spendo il mio miserabile patrimonio (un numero a tre cifre con una virgola in mezzo) in persone che aggiustano cose.

Per non parlare di quando ci sono problemi all’auto.
Lì è finita.
Non c’è ritorno.
“Amore mio unico della vita, MA VUOI ANDARE A FAR CAMBIARE STE CAZZO DI VENTOLE CHE CI SONO SEICENTOVENTI GRADI ALL’OMBRA?” chiedo io dopo aver fritto due uova sul cofano.
Non dire sciocchezze, piccola, ci penso io.” dice lui mangiando le uova miste a tetano.
Sono passati due anni.
Va beh non mi chiama “piccola” e non comunichiamo così, però era per rendere l’idea. Che poi io un po’ comunico così, ora che ci penso.
Insomma, la sua auto non vede un meccanico dal Millenovecentoventi se non per fare le cose principali, poi che non funzioni l’aria condizionata, ci siano ventotto spie accese e faccia un rumore bizzarro quando mette la retro è un problema secondario. No?
Io giuro che prima o poi gli metto le mani addosso.

Quando sto per farlo però mi ricordo che lui è il Batterino che ogni volta che mi hanno ricoverata in ospedale veniva sotto la finestra della mia camera e mi telefonava perché voleva sentirmi più vicina, e allora chissenefrega della ventola, della serratura, dei tubi e della casa allagata.
Va bene così.

Hasta la pasta (un po’ annacquata e scotta ma quella è colpa mia che non so cucinare). 

Pubblicato in: Senza categoria

Estate 2023, bellammerda: aggiornamenti vari

Buonasera miei Spelacchiati amici, come state?
Io… sto. Il che è già qualcosa. Giungo da un ennesimo ricovero ospedaliero, comincio ad essere un pochino frustrata, e con “un pochino” intendo parecchio ma cerchiamo di tenere alto almeno il morale.

Daje GIFs - Get the best GIF on GIPHY



Negli ultimi mesi di latitanza dal blog ho più che altro lavorato e avuto crisi epilettiche, quindi niente di entusiasmante fino a settimana scorsa in cui sono arrivata in negozio, mi sono messa a smagliare un orologio e ho fatto appena in tempo a dire “ohibò, schiatto” che ho perso i sensi; a quanto pare ho avuto una crisi epilettica di quelle vere e potenti, con convulsioni, schiuma alla bocca e tutto quello che ne succede. Per fortuna c’erano le mie colleghe meravigliose che mi hanno soccorsa, io ho ripreso i sensi solo quando c’era un paramedico inginocchiato accanto a me che mi chiedeva domande difficilissime tipo “come ti chiami?”.


Mi hanno ricoverata per cinque giorni per capire cosa diamine stesse succedendo nel mio piccolo cervellino, perché ovviamente il pensiero di tutti quel giorno era “okay, Sara sta avendo un’altra emorragia cerebrale, ce la siamo giocata”.
Ma come si suol dire l’erba cattiva non muore mai quindi sono ancora qua, non era un’emorragia cerebrale solo il mio cervello mezzo rotto che mi ricorda di non essere in gran forma. Non si è ancora capito cosa fare a riguardo, stanno rivalutando l’idea dell’intervento, mi hanno aggiunto dei farmaci, io intanto sospiro e annuisco.

Cerchiamo di vedere il lato positivo, cioè che il neurologo era un figo imperiale, aveva un sorriso che Patrick Dempsey in Grey’s Anatomy levati; il lato negativo è che io ero in condizioni pietose, piena di elettrodi ovunque e la faccia da triglia lessa, quindi non penso di aver fatto colpo.

Durante le convulsioni mi ero pure morsa la lingua così forte che non sono riuscita a mangiare per due giorni. Ora. Io posso accettare tutto, però non toglietemi il cibo perché ribalto qualcosa. Mi hanno nutrita a caffè latte e crostatina, come quando andavo a scuola. Sempre meglio del pranzo comunque, credo che gli gnocchi col tonno che mi hanno proposto in ospedale invaderanno i miei incubi per molte notti.

Insomma ragazzuoli mi sembrava giusto aggiornarvi, e visto che per un po’ non lavorerò -non aprirò una parentesi sulla collega infame che ha raccontato tutto alla capo area nella speranza di farmi licenziare e far assumere una sua amica al mio posto- avrò un bel po’ di tempo libero per scrivere le mie cazzatine.

Questa estate 2023 se la sta giocando bene per aggiudicarsi il primato di “estate più demmerda de tutte”, è in lizza con quella in cui ho avuto l’emorragia e l’estate del Coviddimmerda.

Ora che ho finito di lamentarmi come gli anziani che elencano i propri malanni passo la palla a voi: come state? Ditemi che la vostra estate sta andando alla grande, fatemi sognare un po’! Io mi sono fatta un paio di giorni a Firenze col Batterino prima di questo tracollo fisico, mi sa che per i prossimi vent’anni ho finito di andare in giro.

Hasta la pasta!