Pubblicato in: Senza categoria

Come si scrive un cv che non faccia saltare i nervi a un recruiter? + bonus colloqui

Per prima cosa dovete inserire i vostri dati. 
Corretti
Chi cazzo è “Antoonio Ross”? Io come compilo il vostro file di assunzione? Perché poi quando arrivate lì il nome è “Antonio Rossi” e dobbiamo tutti aspettare che io corregga, stampi nuovamente i documenti, vi dia uno schiaffo e ve li faccia ricompilare ed è una rottura per me e per voi, che intanto vi innervosite e rompete le balle.

E poi, per gentil cortesia… il numero di cellulare.
METTETELO.
IL NUMERO DI CELLULARE E’ LA SOTTILE LINEA CHE VI SEPARA DALL’ESSERE DISOCCUPATI AL TROVARE UN IMPIEGO, OKAY?! IO CHI CAZZO CHIAMO SE NON C’E’ UN RECAPITO? 

E SE CAMBIATE NUMERO, PER L’AMOR DI DIO, AGGIORNATELOOOOOOOOO 
“Il numero da lei chiamato è inesistente” 
MA INESISTENTE E’ LA MIA PAZIENZA IN QUESTI CASI, VI DEVO MANDARE UN PICCIONE VIAGGIATORE? UN MESSAGGIO DI FUMO!? 

Poi, per favore. inserite le vostre esperienze dalla più recente alla più vecchia.
Anche io ho fatto questo errore, ovvero inserire le esperienze tipo conto alla rovescia, e non so come abbiano fatto a non picchiarmi.
Perché io passo i primi minuti a leggere “barista da mio zio” in cui mi spiegate come eravate bravi a preparare i caffè E POI DOPO TRE PAGINE LEGGO CHE SIETE A CAPO DEL CERN! MA A ME COSA ME NE FREGA CHE FACEVATE I CAFFE’ VENT’ANNI FA, SE CERCATE NELL’INGEGNERIA AEROSPAZIALE PARTITE DA QUELLOOOOOO!
Righe su righe di “babysitter, aiuto compiti, promoter, clown alle feste, accarezzatore di pony” e poi SBAM, CEO DEL MONDO! Date un ordine alle cose. 
La prima che leggo deve essere la più recente.
E se avete fatto lavorini tappabuchi, non è necessario scriverli tutti. Basta che facciate capire che non siete stati cinque anni con le mani in mano tra un lavoro e l’altro. 

Altra cosa che può sembrare un paradosso ma state calmi, cazzo: se non avete un cv particolarmente ricco e tra un lavoro e l’altro avete fatto dei tappabuchi, scrivetelo in mezza riga.
Perché, dico sul serio, di solito se tra un’esperienza e l’altra passano dieci anni è perché i candidati sono stati in carcere e io mi ritrovo sempre molto a disagio.
“Bene già, che stiamo parlando, posso chiederle che cosa ha fatto tra un 2001 e il 2015?”
“Eh, ero dentro.”
“Dentro cosa?”
“Sa, la gattabuia. Galera. Al gabbio.”
“…Ah.” 
“Ma ora ho la condizionale, posso lavorare qualche ora al giorno entro venti chilometri da qui.”
HO CAPITO MA TI SEI CANDIDATO PER UN FULL TIME A CONTATTO COI BAMBINI E QUARANTA MINUTI DI DISTANZA, CI FINISCO IO IN CARCERE MI SA!

E poi, se proprio vuoi mettere una foto nel cv, potresti cortesemente metterla realistica?
Io vedo cose che voi umani non potete immaginare.
Gente filtrata come una camomilla, non si riconoscono i connotati. Ma chi sei, Micheal Jackson? 
Fatevi una foto curata ma senza stravolgimenti.
Io penso di chiamare Tina Cipollari, poi al colloquio si presenta Enrico Papi e dal cliente va Topo Gigio. 

Cosa importantissima:
NON BESTEMMIATE MENTRE FATE UN COLLOQUIOOOOOOO!
Spelacchiati, io so che siete più intelligenti di così, ma non potete immaginare la quantità di gente di una volgarità assurda che ho colloquiato.
No perché quel figlio di pulcinella del mio capo era uno stronzo! Porcogerbillo mi ha ridotto le ore e lo stipendio senza motivo, quel bastardo! E quella trota di sua moglie mi odiava, per quello mi ha mandato via, era invidiosa!
OOOOH MA TI CALMI, CAZZO!? CON CHI CREDI DI STAR PARLANDO!? NON SONO IL TUO AMICHETTO DEL BAR, IO MI DEVO FARE UN’OPINIONE SU DI TE IN QUINDICI MINUTI! Ma dove dovrei mandarti, se non a quel paese?

Quindi regà, per favore, usate un po’ di cervello. Non tanto, eh, quel che basta a non sembrare dei cafoni arroganti che farebbero a botte con tutti nei primi trenta secondi di lavoro. E cercate di vendervi un pochino meglio di quello che siete, per favore. 
Perché un’altra cosa molto fastidiosa che succede sempre è questa, vi faccio un esempio successo pochi giorni fa.

Ragazzotto bello prestante fisicamente, con patentino del muletto, con esperienza in magazzini tosti. Insomma, perfetto.
“Buongiorno, benvenuto. Allora, mi racconti un po’ che tipo di lavoro cerca ora.”
“Mah, sì, cioè… Boh. Non mi interessa il tipo di lavoro, basta che paghino tanto.”
“…Okay, mi faccia capire un po’ cosa intende per ‘tanto’?”
“Eh, boh, cioè, non una miseria come all’ultimo lavoro, cioè mi dovevo pure fare venti minuti di macchina… che sbatti.”
“…Che sbatti?”
“Sì, cioè, che fatica. Venti minuti è tantissimo, poi altri venti a tornare, è un’ora.”
“Beh no, sono quaranta minuti ma capisco cosa intende, cerca più vicino a casa.”
“Eh, sì.”
“Okay. Disponibilità oraria? Weekend, notte..?”
“No, beh, no. Weekend magari il sabato… La domenica no, che il sabato sera esco. E la notte… Mah… No, notte no, io esco.”
“Capisco, però lasci che le spieghi, se lavora la domenica e nel turno notturno ogni ora è maggiorata.”
“Eheheh cioè ha le tette grosse?”
“… abbiamo finito, può andare grazie.”

Insomma, regà, per favore. Le basi. 
Se volete potremo approfondire un pochino alcuni aspetti in modo che non facciate le figure barbine che stanno facendo decine di persone con me e i miei colleghi.

Ora scusate ma devo andare a correggere l’anagrafica di Marceelle Bianchinù.

Pubblicato in: Senza categoria

Ciance sparse- Il villain del giorno: un sacchetto di plastica alle 7:30.

Questa mattina quando mi sono svegliata e ho alzato la palpebra destra per capire come fosse la situazione mi sembrava tutto normale, allora ho alzato anche la palpebra sinistra e ho dato inizio alla mia mattinata andando a tostarmi il pane da col miele; solo che io non è che spalmo il miele sul pane come le persone normali, io sono praticamente Winnie The Pooh: infilo la mano fino all’avambraccio nel vasetto di miele e poi lo lecco. 

Insomma, ho fatto colazione guardando Grey’s Anatomy, mi sono truccata guardando Grey’s Anatomy, ho imprecato perché non volevo andare a lavorare mentre guardavo Grey’s Anatomy… Sembrava una mattina normale. Tranquilla addirittura.

Non sapevo che da lì a poco avrei incontrato un nuovo villain del mio arco temporale. Un malvagio che minaccia di distruggere la città… Beh no, non la città, ma il mio labile stato mentale sì.

Mi sono appropinquiata alla fermata del bus sapendo cosa mi aspettava: una tratta di 15 minuti seduta su un sedile un po’ scomodo e con macchie non meglio identificate -e meglio cercare di non identificarle- con un libro e i miei auricolari scassati nelle orecchie, di solito un viaggetto piacevole e tranquillo.

Ero del tutto ignara che era proprio su quel bus che avrei incontrato la mia nemesi del giorno.

Mi sono seduta contromano con la testa china sul libro quando…
FRUSH-FRUSH-FRUSH
SCIAAAAAFFFFFF
CRRRRSSSHHHH 

Mi immobilizzo, fiutando il pericolo. O meglio, il fastidio:
FRUSH-FRUSH-FRUSH
SCIAAAAAFFFFFF
CRRRRSSSHHHH

Mi volto lentamente verso la fonte di cotanto frastuono alle sette e mezza di mattina.

Età media: seicento anni.
Aspetto: molto simile a uno stegosauro.

FRUSH-FRUSH-FRUSH
SCIAAAAAFFFFFF
CRRRRSSSHHHH
SCROSH SCROOOOSHHHHHHHH
STRAAAASCCCCC

Lei ravanava in un sacchetto di plastica. 

Senza estrarre niente, lei non faceva altro che frugare lì dentro. Credo muovesse solo la mano all’interno del sacchetto senza alcuna motivazione perché non ha tirato fuori niente per quindici minuti, ma quello è stato il sottofondo del mio viaggio.

Certo, ci sono cose peggiori al mondo tipo un tumore al cervello e l’epilessia, le tasse, e la pipì che ti scappa appena ti metti in viaggio, però regà quel suono io ancora lo sento. Mi ha mangiato il cervello per venti minuti.
Se appoggio un orecchio a una conchiglia non sento il mare, sento FRUSH-FRUSH-FRUSH
SCIAAAAAFFFFFF
CRRRRSSSHHHH

*
Ebbene miei cari spelacchiati, come state? Questi sono i fastidi di una persona che è epilettica in senso metaforico, letterale e pure un po’ scemo. Narratemi cose che vi danno fastidio la mattina (a me infastidisce pure il rumore del mio cucchiaino mentre mescolo il tè), sfogatevi liberamente qua, rendiamo i commenti un luogo di scoperta di cose irritanti!
Ora torno a guardare Grey’s Anatomy ma se qualcuno regge un sacchetto potrei colpire lo schermo.
Hasta la pastaaaaa!

Pubblicato in: chiacchiere, Senza categoria

Ciance sparse: “Colloqui di lavoro assurdi: candidati indecisi, CV da bruciare e altre perle da recruiter

Buongiorno miei cari spelacchiati, come state? Come va questo sabato?
Oggi vi racconto un po’ delle simpatiche telefonate che devo fare ogni giorno in uffici, così che possiate capire che non è che io odio tutti di default, è che la gente mi ci porta. A forza.

“Buongiorno sono Sara, la chiamo in quanto ho visto che si è registrata sul nostro sito quindi vorrei sapere se è alla ricerca di un lavoro e che tipo di impiego cerca.” 
“Non lo so.”
“… Non sa cosa? Se si è registrata, se cerca lavoro o che tipo di lavoro?” 
“Tutto.” 
A posto così.

 Poi ci sono quelli pacati:

“ALLORAAAA IO MI SONO CANDIDATO TRE GIORNI FA E NON MI AVETE PIù FATTO SAPERE NIENTE, SIETE DEI BUGIARDI, DEGLI INFAMI!”
Io faccio così tante inspirazioni ed espirazioni che quasi spiro sulla scrivania “Capisco la frustrazione, ma le tempistiche dipendono dai clienti, appena ci comunicano—”
“DEVO PARTIREEEEEEEEE! MI SERVONO I SOLDI, IL DANARO, IL GRANO!”
“Se deve andare in ferie forse possiamo riparlarne al rientro, con calma—”
“NO, MI SERVONO I SOLDI PRIMA DI PARTIRE PER LA VACANZA!”
“Ah mi scusi non avevo capito l’urgenza, ora telefono subito al cliente aspetti ‘scusi signor lestofante può assumere immediatamente questo candidato? così tra una settimana si dimette per andare a Sharm el-Sheikh. Perfetto, grazie, cordiali saluti.”

“Buongiorno, agenzia Taldeitali, sono Sara. Come posso aiutarla?” 
“Cercavo il suo collega CINCISHIO.” 
“… Okay, al momento è in riunione quindi mi può dire cortesemente per cosa lo sta cercando?”
 “Devo parlare con lui.” 

“Sì, ho capito, ma è momentaneamente impegnato. Può spiegarmi a che riguardo lo cerca così posso informarmi e darle una risposta esaustiva?” 
“Eh gli devo parlare di lavoro.”
 “Ah cazzo pensavo chiamasse un’agenzia di lavoro per parlare di giaguari albini, ora è tutto chiaro, ora irrompo in sala riunioni dove sta parlando col boss del mondo e glielo passo!” 

Un’altra cosa che fa incazzare un recruiter regà sono i CV a caso. 
Regà, per l’amor di Dio, non scrivete cv che sembrano liste della spesa perché io sono a tanto così dal bruciarli tutti e il mio collega ha lanciato via il monitor l’ultima volta.
“Magazziniere, pizzaiolo, cartomante, addestratore di lucertole”
NO
VOGLIAMO LE AZIENDE
LE MANSIONI
I PERIODI
COSA CAZZO FACEVI
PER QUANTO TEMPO L’HAI FATTO?!
Eri assunto in ducati per fare le pulizie o per creare prototipi automobilistici di alta ingegneria?
Perchè poi li chiami e le cose vanno così: “Ho letto dal cv che ha fatto il saldatore, posso chiederle dove e per quanto tempo?” 
“Sì, beh, ho fatto tre giorni di prova all’officina di mio zio Pasqualotto, però non faceva per me come lavoro.” 
E il monitor lo ribalti davvero.
Un po’ di precisione, ragazzi. Per favore. 

Ora scusate ma vado a irrompere in sala riunioni spaccando il vetro con una sedia non perché debba passare il telefono a qualcuno ma solo per sfogare la rabbia.

*
Sì, Insomma, tornare a in ufficio dopo qualche giorno di chiusura è stato bello e gratificante come potete notare, non ho per niente sviluppato tre nuovi tic e non c’è assolutamente nessuna luce omicida nel mio sguardo. Davvero.
E voi come state? Come va il lavoro durante questa estate torrida e noiosa? Raccontatemi un po’ di aneddoti per farmi compagnia vi prego, narratemi di clienti che fanno saltare i nervi!
Se volete poi ci sarà un post dedicato ai colloqui, altro mondo alieno popolato da una fauna sconvolta e sconvolgente.
E se volete qualche consiglio più serio per scrivere un CV chiedetemelo pure, Spelacchiati!
Hasta la pastaaaaaaa

Pubblicato in: Senza categoria

Pronto soccorso, vomito e blatte.

“Buonasera, mi dica.” mi dice il medico all’ingresso.
Io mi lascio cadere sulla sedia marrone “Buonasera, guardi…non per essere melodrammatica ma credo di stare morendo.”
Eh, che fantasia. E’ la dodicesima a dirmelo stasera. Che cos’ha?”
“Ha presente quella sensazione da luce bianca e violini celestiali? Ecco, quella. L’ho già vista, non è mai finita bene.”

Lui sbadiglia “Non li segua che poi devo fare la pratica di decesso, un sacco di scartoffie. Mi racconti un po’, possibilmente in fretta, che diamine ci fa qui?”
Io entro in ansia da prestazione “Avevo Anselmo, tumore al cervello. Operato un anno fa. Anselmo aveva un’amichetta isterica: Epy, epilessia. Oggi ha deciso di farmi visita quattro volte. Niente convulsioni, solo l’esperienza deluxe senza il lato spettacolare. Sensazioni strane, nausea, svenimenti… solite cose, ma per 4. Mai avute così tante.”
“Mmh, deluxe è dir poco. Altro?”
“Emorragia cerebrale passata, due cicatrici nel cervello più quella da intervento. E’ un tris interessante, non crede?”

Lui mi ignora “Vomito?”
“Beh, se deve farlo chi sono io per impedirglielo?”

Mi fulmina “Ha avuto vomito?”
“Sì, dopo due crisi. A proposito, se conosce qualcuno per rifare il bagno…”
“Segni vitali?” 
“Mah, l’unico segno che faccio ormai è quello della croce.”
“Mmmh. Le macchine per la risonanza sono già occupate, e lei non sembra necessitarne con urgenza. Facciamo che stasera rimane qua, d’accordo? Qui dietro, così se dovesse succedere qualcosa interverremo rapidamente. Ecco, le do un telo e una barella. Si sdrai lì.”
Guardo il telo. Guardo lui. Guardo il telo come se fosse contaminato da Chernobyl.
“Cosa ci dovrei fare?
” chiedo con un certo orrore misto a raccapriccio.
“Vomitarci sopra.”
“…Lei è serio?”
“Più serio di un infarto. È igienico.”
“Igienico? Il prossimo passo sono le sanguisughe? Senta, se qualcuno mi vede vomitare su un telo per favore mi uccida. Non posso avere un sacchetto, come le persone normali?”
“Su, non faccia la difficile. Dopo tutto quello che ha passato, un po’ di vomito non la ucciderà.”
“Quindi il concetto è: se non sono a un passo dalla bara, va bene qualsiasi schifo? Perfetto. Allora adotto le blatte di casa e gli insegno a fare i pancake.”
“Ecco, brava. Vada a sdraiarsi, se ha un’altra crisi ci chiami, se incontra Dio gli dica di farmi alzare lo stipendio.”
“Okay ma non veda questa promessa come un buon motivo per lasciarmi andare lassù, va bene? Preferirei restare su questa terra ancora un po’. Devo dare fastidio ancora a molte persone.”

“Oh, non ne dubito. Se deve vomitare chiami l’infermiera, d’accordo? Se lei se la sente la accompagnerà in bagno.”
Alla fine ci sorridiamo entrambi, perché è una giornata di merda per tutti e due. 

Per lui perché mi vedrà vomitare.

Per me perché ho solo un telo per farlo. 

*

Buongiorno Spelacchiati, come state? Questo è ciò che è successo qualche giorno fa, devo dire che andare in pronto soccorso è sempre un’esperienza quantomeno interessante.

Io ora sto meglio, anche se per i miei standard “meglio” non è esattamente rassicurante. Diciamo che “sto”. Per fortuna ora ho una settimana di ferie perché l’ufficio fa una meravigliosa chiusura estiva (anche perché non c’è nessuno dei nostri clienti) quindi vedrò di far calmare il mio cervello a suon di schiaffi.

Voi come state? Siete finalmente in ferie?! Dove siete, cosa fate, ditemi che mentre mi leggete siete sdraiati su una spiaggia o vi state arrampicando sul cucuzzolo di una montagna!

Hasta la pastaaaa

Pubblicato in: Senza categoria

30 cose che mi rendono felice…o che almeno non mi fanno incazzare.

Ho visto un post simile sul blog Serendipity ho voluto riproporlo qui! Cose che mi rendono felice, edizione spelacchiata:

1) Staccare lo scotch da un pacco trovando il punto giusto al primo colpo. Sono Dio

2) Trovare il bagno del locale vuoto, così posso scegliere con un’attenta analisi quale trono usare. Nuova serie HBO: il trono di merda.

3) Infilarti le ciabatte e centrarle senza dover strisciare i piedi un millimetro dopo l’altro. Roba da Olimpiadi.

4) Strappare la carta stagnola senza che si sbraghi alla fine. Senti in lontananza un angelo che applaude.

5) Svuotare le briciole dal tostapane pensando “sono proprio una persona adulta, ordinata e pulita.” Poi ci sono i piatti nel lavandino dal venerdì precedente e le balle di polvere che rotolano qua e là.

6) Entrare in cucina proprio mentre squilla il timer del forno.

7) Entrare in doccia e trovare l’acqua già calda.

8) Prendere al volo qualcosa che stava cadendo. E guardarti intorno per vedere se qualcuno ha visto il tuo momento da supereroe.

9) Aprire un barattolo ostinato senza aiuto. “Non ho bisogno di nessuno”, sussurri al tappo.

10) Centrare un bidone da lontano.

11) Far cadere il telefono sul letto e non a terra. Dio esiste, ed è un materasso Ikea.

12) Strappare un cerotto di colpo riducendo l’agonia.

13) La penna nuova che scrive subito senza che tu debba forare il foglio a furia di grattare. A quel punto vuoi scrivere la Divina Commedia per intero.

14) Girarti nella coperta senza fare un casino: di solito a ogni giro ti scopri i piedi, la capoccia, le braccia, le chiappe. Alla fine sei nudo, non si sa come, a casa di tua madre.

15) Digitare tutti i tasti giusti mentre scrivi una mail al pc.

16) Indovinare una parola del cruciverba con una sola lettera.

17) Staccare un’etichetta senza che rimangano residui di colla. Un momento di pace interiore mai più replicabile.

18) Beccare il semaforo verde due volte di fila.

19) Infilare il filo nell’ago al primo colpo. Poi lo appoggi e non cuci niente.

20) Cercare una cosa in borsa, non trovarla, avere un attacco di panico e solo allora trovarla. Un sollievo impossibile da descrivere.

21) Cercare una cosa in borsa e trovarla prima di avere un attacco di panico.

22) Prendere un carrello della spesa silenzioso. E spingere fiero come un re, finché non ti rendi conto che hai preso quello rotto davanti.

23) Pensare di aver perso il cellulare e poi rendersi conto che ce l’hai in mano.

24) Staccare la pellicola del budino tutta intera. E leccarla senza dignità.

25) Stappare una bottiglia di vino e non far finire il tappo in ammollo nel vino. Chiamatemi Bacca.

26) Acchiappare un insetto e buttarlo fuori: perchè io non ti uccido, ma col cazzo che vivi con me.

27) Scrollare un flacone e sentirlo piena. Lì capisci che la felicità è nelle piccole cose. E nei solventi.

28) Trovare un biscotto extra nel pacco. Subito diffidi: chi l’ha messo? Cosa vuole in cambio? Poi lo ingolli.

29) Lavarsi i denti senza mai far cadere il dentifricio nel lavandino.

30) Camminare a tempo con la tua canzone preferita e sentirti protagonista del videoclip.

31) Vincere una discussione con calma e pacatezza. O comunque prima di arrivare alle mani o agli oggetti contundenti.

32) Far cadere la pizza o una fetta di pane e marmellata dal lato giusto. Non succede mai, quindi non so davvero cosa si provi.

33) Aprire il pacco di pasta pregustando la cena, gioia infinita. Peró poi dimenticare di salare l’acqua.

34) Premere l’interruttore della luce esatto.

35) Chiudere il frigo con una spinta di anca. Gioia che si interrompe quando cade una calamita portata da tua sorella quando era stata su Marte nel ’93.

Continuate voi questa lista spelacchiata con cose che vi rendono felici! Cose serie, cose sceme, non c’è limite al peggio!

Hasta la pastaaaa

Pubblicato in: Senza categoria

Sfoghi di una persona epilettica: dietro a “sto bene”

“Tranquilli: sto bene.”
Lo dico spesso. Lo dico anche quando non è vero.
Lo dico soprattutto quando non è vero.

Vivere con una disabilità invisibile è una grande, costante rottura di palle.
Non c’è niente di poetico, niente di istruttivo. Non si impara un cazzo, però dopo un po’ sai distinguere un’aura da crisi da quella di un’emicrania. Se c’è una tempesta elettromagnetica hai più crisi. Superpoteri forniti in dotazione.

Diventi più forte? Non credo. Però hai le occhiaie.

Se rido: “Ma dai, allora stai bene!
Se piango: “Dai su, devi reagire.
Se parlo: “È che vuoi attenzioni.”
Se sto zitta: “Poverina, non ha superato il trauma.

A un certo punto non sai più nemmeno tu chi sei.
Una persona malata? Una persona che finge? Una che esagera?
Una guerriera, una debole, una noiosa, un errore di valutazione? Meriti davvero l’invalidità? A lavoro sei la mascotte o sei utile? Dov’è il tuo valore, come si calcola?

Hai una crisi — ma niente convulsioni, quindi niente spettacolo.
Allora non è grave. Allora “pensa a chi sta peggio, tu sei già fortunata.”.
Allora devi distrarti.
Ma se ti distrai, stavi esagerando.
Se non ti distrai, sei troppo fragile.

Se stai in silenzio sei strana.
Se parli troppo sei pesante.

Ogni gesto è una performance sbagliata, ogni risposta è fuori tono.
Ti adatti? Sei un esempio.
Cedi? Sei un peso.

E allora impari a dire la frase magica:
“Tranquilli, sto bene.”
Così tutti possono proseguire la loro vita, traumatica sotto altri punti di vista.

Alla fine non sei mai la versione giusta di te stessa.
Cerchi di essere quella che infastidisce meno.

*
Non vi preoccupate, Spelacchiati, sto bene. Più o meno.
Sono giornate intense per il mio cervello, e mi sembra giusto mettervi al corrente dell’altra faccia della medaglia; sempre spelacchiata, ma non divertente.
I post scemi torneranno presto, appena la mia corteccia cerebrale si sarà stabilizzata.

Voi ragazzi come state? Cosa pensate davvero quando dite “sto bene”?

Pubblicato in: chiacchiere, Senza categoria

Ciance sparse: sono sotto assedio.

Trigger warning: presenza di creature demoniache munite di zampette e ali.

Sono sotto attacco.
Avete presente Pearl Harbor? Ecco.
Non è un’esercitazione, ripeto, non è un’esercitazione.
Houston, abbiamo un problema.
Ho finito le citazioni.

L’altro giorno ero a casa del Batterino, il mio compagno, e la scena è stata questa:
Ci appropinquiamo alla cucina per prenderci da bere e io noto un bislacco esserino appoggiato sul bancone, come se stesse aspettando un cocktail. Marrone, con le ali, delle movenze un po’ sghimbesce… insomma sì un mostro.

“Aspetta, prima di procedere col Defenestrazione di Praga fammi fare una foto! Non ho mai visto un insetto così!” esclamo sentendomi già pronta ad accudirlo e volergli bene come un figlio, avevo già in mente di fargli una stanza decorata con stencil di larve sul muro.

Quindi acciuffiamo il fuggiasco, lo scortiamo educatamente al balcone e io agguanto il cellulare tranquilla come una Pasqua; cerco un po’ e faccio la tremenda scoperta.

Mi si è gelato il sangue, è ancora in microonde a scaldarsi.
Era un’Idra a centocinquanta teste? No. Peggio.
Era un basilisco come quello di Harry Potter? Ma magari.
“Batterino” esalo con un filo di voce mentre l’anima abbandona il mio corpo.
“Cos’ho fatto stavolta?” ha chiesto lui già sulla difensiva, pronto a schivare una ciabattata.
Io ho solo scosso la testa e ho mormorato il nome della putrida creatura.
“Cosa?”
Ho alzato gli occhi e l’ho guardato senza vedere nulla “Blatta.”
“Eh?”
Blattaaaa ho detto che era una blatta! mi ha toccataaaaa prendi un coltello staccami immediatamente la falange, la mano, il braccio! dammi il frullatore, mi devo frullare un arto!”

Ho cominciato a cercare freneticamente cose fondamentali su internet: “le blatte possono infestare un corpo umano?” “Come abbandonare tutto e farsi una nuova vita in Nuova Zelanda” “se ho trovato una blatta quanto rischio di morire da uno a dieci?”.

Ora, la mia domanda è solo una: come si da fuoco a un appartamento?
Lo cospargo di benzina e lancio un fiammifero?
Uso la dinamite?
Dirotto un velivolo contro la finestra?
Mi immolo in una pira, portando con me tutte le oscure presenze zampettanti?

Io posso capire il cavernoma al cervello, posso convivere con l’epilessia, posso accettare i farmaci giornalieri ma… con una blatta sul bancone no. Non sono forte fino a questo punto.

Ho cominciato a fare scoperte sempre più raccapriccianti, mi sembrava di essere in un film horror: ho appreso che possono infilarsi in fessure minuscole, questo significa pure nei cassetti delle posate. Delle tovaglie. Della vita.
Leggo le malattie che portano. 
Leggo che possono vivere per settimane senza testa. Prima di tutto perché cazzo non abbiamo ancora studiato un modo per avere un po’ di dna di blatta? E poi cosa cazzo significa che vivono senza testa, ma di cosa stiamo parlando, siamo pazzi? Che mostruosità è, proviene direttamente dall’inferno!? In caso di attacco nucleare indovinate un po’ qual è l’unico essere vivente che sopravviverebbe senza manco avere un fremito delle antenne? esatto, le blatte! ma cosa sono, ma perchè sono, com’è possibile che esistano esseri così indistruttibili? persino berlusconi a un certo punto si è dovuto piegare alle leggi naturali, loro no! loro non si piegano, loro le creano le leggi dell’universo!

Poi penso a tutte le volte in cui ho cenato dal Batterino, a tutte le volte in cui ho usato gli utensili (per fortuna poche, mica so cucinare), e per poco non schiatto lì secca secca sul pavimento.

E poi un altro pensiero mi attraversa: e il Batterino? Cosa faccio con lui? Lo disinfetto? Avrà toccato una blatta? E’ contagioso? Lo abbatto per porre fine alle sue sofferenze prima ancora che inizino? 

Lo lascio, non vedo alternative. 

Lui intanto cercava di mantenere calma e sangue freddo ma col cazzo che mantengo calma e sangue freddo, mica sono Luca Dirisio. Qua c’è blatta e sangue freddo.
Ho cominciato a spruzzare all’impazzata ventidue prodotti diversi, incluso il mio termoprotettore dei capelli e la schiuma da barba del Batterino.

Ora non dormo da notti e notti. Passo le ore costruendo barricate, sigillando cassetti, svuotando il frigo e poi rimettendo le cose a posto senza alcuna ragione logica. Ogni scricchiolio potrebbe essere una zampetta, ogni sogno finisce con me e una blatta a cena insieme: il signor Blatta in smoking a raccontarmi con accento veneto di come una volta abbia vissuto per un mese nella casa di George Clooney nascosto sotto al mobile della sala. 

Ah, ovviamente il Batterino è stato subito rinominato Blatterino. 

Ora se penso all’inferno me lo immagino popolato da blatte, ma penso che anche Satana avrebbe paura di loro per questo sono immortali. Non le vuole manco lui laggiù.

E niente ragazzi, questa è la situazione. 

Ora mi sono finalmente data una calmata, ho addirittura dormito mezz’ora ieri notte, e vedremo come risolvere questo problema.

Che poi stavo pensando… Infestante, orrido, pieno di malattie: non è che la blatta sono io?

Spelacchiati miei questa volta non vi chiedo consigli perché voglio sperare che nessuno di voi abbia avuto un problema simile. Al massimo potete farmi una donazione, perché a breve non avrò più una dimora. 
Però vi chiedo: quali sono le vostre blatte, ovvero cose che vi hanno traumatizzati o che vi spaventano? Clown? Ragni? Zucchine alla parmigiana, che digerisci dopo circa tre mesi?

Hasta la pastaaaaa!

Pubblicato in: Senza categoria

Ciance sparse: qualcuno mi spieghi cos’è uno skibidipoppi o chiami un esorcista.

Ragazzi, fermi tutti, sono traumatizzata. Inizio in medias res questo post, come le persone serie.
Ho provato a usare Tiktok. O meglio, a imparare ad usarlo.
Mi sono detta “dai Sara, sei ancora vagamente giovane, hai un blog, forse dovresti avere una vita social ogni tanto.
É da tre giorni che sono seduta in un angolo della mia stanza a dondolarmi avanti e indietro tenendomi le ginocchia mentre fisso il vuoto.

Volevo fare un’oculata analisi di mercato, capire i meccanismi che si celano dietro gli algoritmi, avevo addirittura indossato gli occhiali per sembrare più intelligente al mio telefono… Poi ho aperto i tiktok.
Che cazzo significa “skibidipoppi”?! perchè la gente lo urla dopo aver fatto cose strane per poi gridare “forza napoliiiii”?!
Cosa sono le strawberry nails!?!
Perchè vedo gente mettersi dello scotch in faccia tipo maschera di hannibal lecter promettendo che questo scolpirà i loro connotati come se fosse passato Michelangelo buonarroti?

Ma non è solo questo. Io li vedo, nella vita vera. 
Maledetto chiunque abbia inventato i brainrot, che io ancora non capisco cosa siano e perché sono.
Vogliamo spingere i bambini all’uso precoce di droghe? Capisco, però c’erano metodi meno fastidiosi credo.
Frappuccina trottolina? Schiribizzo ballerino? E perché non c’è coglioncello imbecillino?

Ma non è finita qui. Io scorrevo video a caso e c’erano persone che si passavano patate crude sulla faccia dicendo di star facendo skincare, ragazzi che, dopo aver creato un’aspettativa che manco per l’uscita dell’ultimo film del Signore Degli Anelli, aprivano pacchi vuoti, altri che indossano fieramente le scarpe senza calzini, gente che ammiccava alla telecamera mentre in sottofondo c’era una tizia che con accento spagnoleggiante dice “dame un grrrr! Un che? un grrrr”… 

Ma guarda, se vuoi ti dò il numero della neuropsichiatria, piuttosto.

Non so regà, qualcuno mi illumini d’immenso: cosa non riesco a cogliere di tutto questo? Qual è il fascino intrinseco che mi sfugge?
E poi questo nuovo linguaggio. Questi fonemi che usano i ragazzi di oggi
Io mi reputo una persona mediamente scolarizzata ma a volte dò ripetizioni ai marmocchi e loro mi sciorinano parole mai sentite prima.
Cosa diamine significa “rizz”? Cos’è, il suono che fa un’ape sotto acidi?
No cap”? Eh? Ma sei deficiente?  A quanto pare vuol dire “lo giuro”. ma allora dì lo giuro, no!?
E “delulu”? Cos’è, una tribù africana? No, significa “delusional”, cioè che ti stai illudendo tu di qualcosa che non succede davvero. Ma cosa cazzo significa?

Boh io chiedo l’aiuto da casa, ma non del pubblico: di un esorcista. Qualcuno vada da queste genti agitandogli un dizionario della Crusca davanti: cominceranno a dimenarsi e sbavare. 

A un certo punto, imperterrita e testarda come un’iguanodonte del deserto, mi sono detta “dai Sara, prova a usare queste nuove conoscenze.
E allora sono andata da uno dei miei marmocchi e gli ho detto “Yo, bro, questa roba è slay, no cap.” E per non far mancare niente l’ho guardato e ho aggiunto “Grrrrr!”
Mi ha fissata come se fossi un escremento di cane sul marciapiede.
Non contenta ho cercato “gyatt” su Google.
Ho letto.
Ho chiuso il computer.
Mi sono arrotolata in un plaid di lana nonostante i centosette gradi.
Ho pianto.

Alla fine ragazzi sono giunta alla triste verità: sono diventata quello che odiavo.

Sono passata da persona cretina ad adulta, una trasformazione che pensavo non sarebbe mai avvenuta.

Ormai ho trent’anni, il mio ruolo sociale non è stare al passo coi tempi ma mettermi in un bar, nella penombra, con un bianchino costantemente in mano e parlare di come si stava meglio quando si stava su MSN e si mandavano i trilli col suono della chitarra elettrica, o quando pagavi per avere Virgola Il Gattino come suoneria del cellulare. Quando abbreviavi le parole non perché eri decerebrato ma per pagare meno i messaggi che se no sarebbero stati divisi in due. 
Sono entrata in quella fase della vita.
Quella in cui vengo chiamata “signora” dai ragazzini e poi attacco loro i pipponi su quanto siano fortunati ad essere giovini ed avere il mondo in mano. Dico cose come “il mondo è la tua ostrica”. 

Spero che qualcuno di loro prima o poi mi schiaffeggi.
Sono diventata quello che odiavo.
Scusate, persone che ho detestato o compatito: ora vi capisco. Faccio parte del club anche io, noi che i giovini non li capiamo ma un po’ li schifiamo e un po’… li invidiamo.


Dai, vi prego, raccontatemi qual è stato il momento esatto in cui vi siete accorti che non capivate più niente dei giovani.
Anche voi siete stati travolti da uno slang assurdo, avete temuto di essere boomer a 28 anni, o avete detto “yo bro” a un bambino e lui vi ha guardato come se foste un sacco della differenziata?
Raccontatemelo nei commenti. Così piangiamo insieme. Con i fazzoletti di stoffa, da anziani.

Pubblicato in: chiacchiere, Senza categoria

Ciance sparse: Scarpe a forma di trota e altre idee discutibili per la mia migliore amica.

ALLORA SPELACCHIATI ALLARME ROSSO, TUTTI IN COPERTA, NON SO QUALE COPERTA PRENDETE LA PRIMA TRAPUNTA CHE VI CAPITI, ALLARME ROSSO, GIALLO, VIOLA, NON SO AIUTOOOO

Cosa sta accadendo? Accade che la persona che sta scrivendo questo post è deficiente, ma non deficiente normale, deficiente deficiente, come i personaggi dei film horror che sentono un rumore e vanno uno alla volta a controllare nel seminterrato cosa sia stato.
MA COSA VUOI CHE SIA STATO, STANNO PER FARTI A BRANDELLI, CRETINO!

Respiro, scusate.
Domani è il compleanno della mia migliore amica, e io non ho il regalo.
Zero.
Nada.
Nadal.

La situazione è questa da quasi due settimane ormai: centoventotto schede aperte sul pc, pagine su pagine aperte: alcune con vestiti, altre con scarpe, per non parlare di videogames, profumi, trucchi, un cero da chiesa con sopra Jared Leto, gli insulti da colorare, una maglietta autografata da DiCaprio, una capra tibetana da compagnia, un formicaio verticale… Tutto. Ho pensato di tutto.

“Troppo caro” “Troppo banale” “Troppo impersonale” “Troppo troppo” 

E sto andando avanti così da giorni e giorni pensando baldanzosamente tra me e me “massì, ho tempo per schiarirmi le idee” 

NO NON E’ VERO IL TEMPO NON C’E’ NON ESISTE E’ UN’ILLUSIONEEE! TRA MENO DI VENTIQUATTR’ORE SARò A CASA SUA A MANI VUOTE COME UN INVERTEBRATOOOO! SONO UN GAMBERETTO SENZA SPINA DORSALEEEE

Le prendo un asino del Guatemala? Un’iguana barbuta? Una gift card da qualunque parte basta che gifti
Boh.
Chissà.
Chi può dirlo.
Assistere a una mia crisi non è già un regalo abbastanza importante? Mi sa di no, considerando che succede una volta al mese da dieci anni a questa parte.

Delle scarpe a forma di trota? Secondo me sarebbero carine.🐟
Un calendario di sexy polli? Solo galli. Sexy. Io lo vorrei.
Un DVD rimasterizzato con l’etichetta “i tuoi momenti migliori!” ma in realtà appare soltanto una gallina che scivola sul ghiaccio in loop per un’ora? 🐔
Un ramarro autografato? (Da me, sulla coda?)

Come biglietto domani le porto uno screen del mio conto in banca con sotto scritto “ecco perché non hai ancora un regalo. Ti voglio poveramente bene.
Cosa le porterò domani quando arriverò a casa sua per cena?
Me stessa impacchettata? Un regalo raccapricciante.
Un guanto con cui schiaffeggiarmi? Possibile.
Una platessa. Morta. Che mi rappresenti: viscida, inutile e fuori contesto.

Oppure arrivo lì e comincio a contare. Alla fine le dico “Scusa, è il pensiero che conta. Io sono il pensiero. E sto contando.”

Se avete dei consigli spelacchiati ragazzi vi mando una platessa a casa. 

Voi come ve la cavate con i regali? Li prendete con mille anni di anticipo? Arrivate all’ultimo? Date buca perché non avete preso niente? Narratemi aneddoti su doni finiti male (o bene, così mi torna un po’ di speranza).

Hasta la pastaaaaa, vado a capire se posso ordinare un capibara da combattimento con consegna super veloce.

(Ps: immagini create dall’AI con medio-basso livello di impegno: bocciate o promosse?)

Pubblicato in: Senza categoria

Ciance sparse: Decespugliamento estivo: diario tragicomico di una pelosa in piscina

Avete presente quando c’è un bambino piccolo e tutti cominciano a chiedere “oooh va che begli occhi, da chi li ha presi? Dalla mamma o dal papà?”

Allora, prima di tutto ti calmi perché è una domanda raccapricciante che mi fa pensare a ‘sto infante che colleziona bulbi oculari e ci gioca palleggiando, ma poi chettenefrega? Ha due occhi? Ci vede bene? A posto.

Nel mio caso specifico invece posso dire di aver ereditato solo una cosa, e no, non è la bellezza magnetica o l’intelligenza sopraffina…

Sono i peli.
Ho i peli di mio padre.

Il mio bisnonno era un grizzly. Non in senso metaforico, era proprio un orso, un quadrupede del parco nazionale, un mammifero che andava a pesca con le zampe nei torrenti.
E io ho ereditato questa folta peluria che mi sovrasta, ho peli lunghi come capelli, capelli lunghi come peli, a volte inciampo mentre cammino perché mi attorciglio nei peli delle ascelle.

Tutto questo preambolo per dire cosa?

Che domani devo andare in piscina, dunque sono armata fino ai denti da sei ore circa: un rasoio tra i denti, uno in mano, un altro in mezzo alle dita dei piedi, e sto cercando di decespugliare il decespugliabile.

Credo mi serva un tagliaerba, di quelli che usano per i campi da golf.
Mi sono anche tagliuzzata tutta, ho pezzettini di carta igienica attaccati qua e là per tamponare le ferite.

Andare in piscina…ma che stolta idea è mai questa. Pazzia totale proprio.

Perché diciamocelo, la piscina è il male assoluto.
Io l’Inferno me lo immagino esattamente come una piscina d’estate: bambini urlanti dappertutto, marmocchi che fanno i tuffi mentre tu ormai sei così abbrustolito che appena una goccia d’acqua ti tocca fa “sfffff” e sfrigoli come quando si mette dell’olio in padella, genitori che chiaramente ormai detestano i loro pargoli e li lasciano fare quello che vogliono urlando ogni tanto un “GIANGIACOMOOOO TI SPACCO LA FACCIAAAAA SCENDI DA Lì ENTRO TRE SECONDI! UNOOOOO… DUEEEEEE…. VIENI QUAAAAA TREEEEEEE!” e tu che al “tre” ti aspettavi si scatenasse l’inferno guardi ‘sta donna che conta e poi si ritrae sul suo asciugamano come se suo figlio non avesse appena scalato il tetto del bar per tuffarsi in acqua con un doppio salto carpiato, finendo sul cemento e probabilmente restandoci secco lì.

Poi ci sono loro: gli uomini che fumano. 
E basta.
Non è che fanno una nuotata, mangiano un gelato, e di tanto in tanto fumano una sigaretta. No, la loro attività primaria è fumare, poi capita che durante la giornata facciano delle piccole pause per fare altro.

Poi ci sono quelle ragazze bellissime, la cui unica occupazione nella vita chiaramente è essere bella. 
Non fanno altro. 
Non credo neanche sappiano parlare, io le guardo solo sorridere e il mondo sembra un posto migliore. 

Ma tu, maledetta figlia di madre influencer, come ti permetti di venire alla piscina comunale a due euro e mezzo per fare il bagno nel piscio, e farlo mentre hai quel ventre piatto, quella terza soda di tette, quel sedere che se fosse un po’ più alto e sodo di così farebbe il giro del tuo corpo in altezza? Un po’ più alto e te lo trovi dall’altra parte. Oplà, su una spalla. Un altro squat e olèpà, su una tetta. E niente, questa parentesi era solo per dire che comunque sono una vecchia bisbetica invidiosa.

Infine ci sono i fichi da spiaggia, ovvero i baldi giovani estremamente fighi che ogni tanto bazzicano in questi luoghi tra i comuni mortali. Sono come i pokémon leggendari, compaiono una volta ogni tanto in luoghi diversi: una volta alla piscina del centro, poi quando ti sei ormai dimenticata di loro appaiono alla piscina dell’università e così via finché pur di beccarli vai a fare un giro delle piscine di Roma. 

E invece in un angolino oscuro tra le siepi ci sono io, mimetizzata con l’ambiente circostante come un camaleonte: chiazze bianche di protezione solare qua e là perché non so sparpagliarmela decentemente, peli superstiti che sbucano in anfratti non meglio identificati -e va bene così, non identifichiamoli-, il gelato che mi si scioglie praticamente addosso fino a rendermi tutta appiccicosa e per di più… Non so nuotare.

Credo che nessuno sia sorpreso perché ormai mi conoscete, vi pare che io possa saper nuotare? Ma va. Al massimo annaspo. 

Non tocco? Bon, è finita, mi lascio andare aspettando di finire al Creatore. Nessuno nasce imparato e io è già tanto che sia nata.

E voi come state affrontando l’estate? Come me con più peli che forza d’animo o siete agguerriti e pronti ad abbronzarvi fino a raggiungere quella bella sfumatura color Carlo Conti? Raccontatemi tutto, anettodi,incubi, deliri da piscina. E soprattutto se anche voi avete zone da decespugliare non meglio identificate perché ho bisogno di validazione e sapere che va bene avere più peluria del mio cane, che è incrociato con un maremmano. 

Hasta la pastaaaaaaa